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Qui di
seguito discutiamo l’articolo «Danilo
Valla e gli astri:
La bufala dell’Evangelo scritto nelle stelle».
Che cosa ha Danilo Valla in comune con l'antica gnosi giudaica (commistione fra
paganesimo e giudaismo), con E.W. Bullinger (ultradispensazionalismo,
numerologia), con C.T. Russel
(Torre di guardia), con
E.G. White
(«profetessa» degli Avventisti), con
Argentino Quintavalle (giudeo-cristianesimo speculativo), con i cosiddetti «sciamani astrali»
(esoteristi), con vari esponenti del carismaticismo, con
W.M. Branham (auto-nominato profeta Elia e antitrinitario) e altri fenomeni e
persone simili? Proprio così, ha in comune con loro la speculazione astrale
biblicizzata, basata sulla spiritualizzazione dello zodiaco (segni
dell'astrologia) e dei miti pagani a esso connessi. Per l'approfondimento
rimando, oltre a quanto già detto nell'articolo, al primo contributo.
Dopo
la pubblicazione del mio articolo, mi è arrivata la seguente domanda da parte di
Andrea Diprose: «L’interessato, Danilo Valla, come risponde alle tue
obiezioni in merito?» (11-01-2010). Gli risposi brevemente che
l’interessato non ha intenzione di rispondere; ecco qui di seguito i
fatti dettagliati.
Come
normalmente faccio, mandai il link dell’articolo in anteprima a Danilo
Valla, perché potesse leggere le mie riflessioni e suggerire delle
modifiche e approntare un’eventuale replica. Premisi pure che quanto da
me scritto, non riguardava la sua persona, le sue qualità morali o il
suo ministero, ma esclusivamente l’oggetto della disamina.
Peccato che si è elegantemente defilato con le seguenti parole:
«Purtroppo, come te del resto, ho 1.200 mail arretrate da considerare
(più le decine quotidiane), sono certo che mi capisci. Ti chiedo scusa,
ma non ho tempo per un confronto. Pubblica tutto quello che vuoi, sono i
lettori che alla fine valutano e decidono guidati dallo Spirito Santo.
Ti dico solo (per una tua confutazione più precisa) che il titolo non
dovrebbe essere “Danilo Valla e la bufala...”, ma “E.W. Bullinger e la
bufala...”, perché è al suo libro, tra i tanti, che faccio riferimento.
Un cordiale saluto…». {8 gennaio 2010}
Dopo la pubblicazione definitiva
dell’articolo, l’ho avvisato: «Danilo, šalôm. Sono dispiaciuto che tu ti
sia “elegantemente” sottratto al confronto, ma è tuo diritto e
devo rispettarlo. L’articolo, che ti riguarda, è ora definitivamente in
rete per tutti…». Lui mi ha risposto come segue: «Ciao, Nicola, grazie
per le tue mail. Ripeto che io preferisco costruire. Le sciocchezze si
distruggono da sole. Un caro saluto…». {11 gennaio 2010} Ammetto che tale
risposta
e l’uso dei termini «costruire» (con le speculazioni?) e «sciocchezze» (quali e
di chi?) abbiano solo aumentato
le mie perplessità.
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni? Partecipate alla discussione inviando
i vostri contributi al Webmaster (E-mail) Attenzione! Non si
accettano contributi anonimi o con nickname, ma solo quelli firmati con nome e cognome! In casi particolari e delicati il gestore del sito può dare uno pseudonimo, se richiesto.
1. {Nicola Martella} ▲
Per
l’approfondimento aggiungo i seguenti elementi che mostrano l’origine della
concezione del cosiddetto «Evangelo scritto nelle stelle». È interessante
constatare che l’origine di tale teoria è nella gnosi giudaica, che poi
venne cristianizzata. Essa è anche caldeggiata molto dall’esoterismo astrale
o dallo sciamanesimo astrale. I maggiori sostenitori di tale teorie si
trovano, ad esempio, tra i seguaci dell'avventismo, della Torre di guardia, del giudeo-cristianesimo
speculativo e del carismaticismo. Danilo Valla si trova quindi in buona
compagnia!
■
Giudeo-cristianesimo: Mi ha sorpreso, ma non meravigliato, il fatto di
trovare in rete l’annuncio
da parte di Argentino Quintavalle di aver tradotto in italiano l’opera di
Ethelbert William Bullinger (1837-1913)
«The Witness of the Stars». Per lui «La Testimonianza delle Stelle» (vedi
l’indice
) sarebbe «un’opera straordinaria ed originale nello stesso tempo». Egli
aggiunge: «L’argomento, nella nostra società, può prestarsi a facili
fraintendimenti, ma il lettore attento potrà apprezzare la bellezza e la
profondità di questo libro che l’autore ha scritto dopo serie ed accurate
ricerche, senza per questo rivendicare alcun crisma di infallibilità».
Anche
Argentino Quintavalle nutre come Danilo Valla l’interesse per i presunti «codici
nascosti» nel testo ebraico. [►
I codici segreti della Torà]
Il metodo
usato da Bullinger è la biblicizzazione della mitologia pagana, una commistione
fra mito pagano e interpretazione biblica, la spiritualizzazione dei miti legati
alle singole stelle, il supporto dato a tale concezione mediante lontane
analogie casuali presenti nella Bibbia e mediante un’indebita versettologia, e
molta fantasia speculativa ed eisegesi (proiezione nel testo biblico).
Finte analogie, costruite ad arte, vengono usate come prove certe.
Gli
sprovveduti se ne faranno ammaliare. Tuttavia tutto ciò non ha nulla a che fare
con una seria e rigorosa esegesi. Bullinger non taglia «rettamente la parola
della verità» (2 Tm 2,15). Chi si affida a tale gnosi speculativa come «Efraim
si pasce di vento e va dietro al vento d’oriente» (Os 12,2). Tali
concezioni, non basandosi direttamente su ciò che «sta scritto», ma servendosi
della Bibbia in modo strumentale per avvallare una gnosi astrale, producono «bambini,
sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli
uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore» (Ef 4,14).
Mi ha
sorpreso, quindi, ma non meravigliato, che Argentino Quintavalle si sia fatto
strumento di propagazione di una simile gnosi speculativa, basata sui miti dei
pagani. È solo una tappa coerente nel suo cammino all’interno della mistica
della Cabala giudaica e dello spiritualismo mistico-esoterico dello Zoar.
■ Testimoni
di Geova: Non è un caso che i seguaci della «Torre di guardia» facciano
buona pubblicità a libro di Bullinger. C.T. Russel era un cultore, oltre che di
piramidologia, anche della spiritualizzazione dei miti astrali. È interessante
come tutti gli argomenti, usati da Danilo Valla,
si trovino singolarmente nella seguente
presentazione: «Come avranno
fatto i re magi a trovare Gesù? 12 sono le costellazioni principali come dodici
sono i discepoli, sarà un caso? La costellazione della vergine è Maria, il Leone
è Gesù, altri casi? E ancora, la bilancia, con cui sono stati pesati i re
d'Israele e sono risultati mancanti (confronta levitico 19,35-37 e Isaia 40,5
con Daniele 5,25-28), sarà un caso che questa costellazione è posta proprio
prima della vergine e il Leone, cioè il re d’Israele in eterno? Il cielo diviso
in 88 costellazioni, per caso o significano qualcosa? Dal titolo del libro si
evince lo scopo dello scrittore di descrivere come le stelle rendano
testimonianza al proposito di Dio per il mondo attuale». A molte di queste cose
abbiamo risposto nell'articolo, da cui dipende questa discussione.
■ Sciamani
astrali e carismaticisti: Non è neppure un caso che a interessarsi di
«Evangelo nelle stelle» siano i cosiddetti «sciamani astrali», i quali
mostrano molte simpatie per i carismaticisti, che considerano sciamani
cristiani. Rimando a un interessante
articolo, da cui traggo la
seguente citazione: «Secondo la teoria del Vangelo nelle Stelle, prima
che i linguaggi scritti diventassero accessibili al genere umano, i Vangeli, e
il messaggio di Dio all’umanità, erano impressi nel cielo. Soltanto più tardi
furono tradotti in parole e presero forma attraverso le scritture. […] Questa
visione, sebbene apparentemente molto antica, fu ufficialmente formulata nel
1863 da Frances Rolleston in
Mazzaroth, ovvero la parola
ebraica che indica i 12 segni dello Zodiaco, e più tardi da E.W. Bullinger in
Witness of the Stars (La
Testimonianza delle Stelle) e Joseph Seiss, in
Gospel in the Stars (Il
Vangelo nelle Stelle). In tempi recenti la teoria è stata promossa
specialmente da
Dennis James Kennedy, uno dei più
popolari tele-evangelisti americani, con
The Real Meaning of the Zodiac
(Il vero significato dello Zodiaco), Thomas Horn in
The Gods That Walk Among Us (Gli
Dei che camminano tra noi), e altri ministri cristiani. Questi autori
riconoscono che, per quanto andiamo indietro nel tempo, tutte le culture hanno
gli stessi segni dello zodiaco e il cielo come riferimento principale per la
conoscenza. Il presupposto fondamentale è che la rivelazione perfetta di Dio era
già disponibile nelle stelle sin dalle origini e andò perduta solo dopo la
caduta dell’uomo, che è anche un evento descritto da tutte le culture. Come
risultato la rivelazione originale si distorse gradualmente man mano che si
affermava la separazione». Tra i carismaticisti abbiamo ricordato nell'articolo
W.M. Branham, l'auto-nominato «Elia» e
falso profeta antitrinitario.
■ Alcune
conclusioni: Chiaramente tutte queste sono solo supposizioni speculative,
per le quali non c’è alcuna vera base esegetica. Come si vede, la base
originaria di tale teoria proviene dalla gnosi giudaica, poi
cristianizzata. Oltre ai seguaci della Torre di guardia, i suoi maggiori
sostenitori sono da trovarsi fra l'avventismo, i carismaticisti e il giudeo-cristianesimo speculativo.
Alla fine faccio notare che E.W. Bullinger era sostenitore di una
visione estrema del dispensazionalismo chiamato «ultradispensazionalismo».
Avrà letto anche questo sistema speculativo nelle stelle? [Per l’approfondimento
si veda in Nicola Martella (a cura di), Escatologia biblica essenziale.
Escatologia 1 (Punto°A°Croce,
Roma 2007), gli articoli: «Il dispensazionalismo», pp. 45-49; «Lo schema dispensazionalista», pp. 50-63; «I pericoli dei sistemi teologici», pp. 71ss. Si veda in Nicola
Martella,
Manuale Teologico dell’Antico Testamento
(Punto°A°Croce, Roma 2002), gli articoli: «I patti e gli altri approcci»,
pp. 31-53; «Dispensazionalismo e l’AT», pp. 146-149; «Sistemi teologici», pp. 332ss.] E.W.
Bullinger aveva anche un forte interesse per la speculazione numerologica
(qui).
Non meraviglia che Danilo Valla, Argentino Quintavalle e altri suoi seguaci
nutrano la stessa passione per una numerologia spiritualizzata.
2.
{Gianni Siena} ▲
Rispondo a
Danilo Valla.
L’astrologia nacque in Sumer (Iraq). Le più antiche tavolette
astronomiche sono osservazioni astronomiche e non contraddicono Genesi
1,14-17, dove Mosè scrive che le stelle sono segni per giorni,
ricorrenze e stagioni.
Solo
dopo, gli astrologi iniziarono le prime predizioni e oroscopi,
che riguardavano popoli interi e sovrani. E non già l’ossessiva
predizione che caratterizza gli oroscopi attuali, indirizzati a
«pioggia» (tipo «’ndo kojo kojo»). È ridicolo, ma le coppie si
sfasciano, dopo anni di felice coabitazione... perché hanno «scoperto»
che astralmente non sono compatibili! Un ragazzo preparato in un
determinato lavoro se lo vede rifiutare per via d’una cretinata che si
chiama: «segno astrale». Sono talmente indignato che, quando me lo
chiedono, fingo di non capire o dico la data di nascita!
Voglio, tuttavia, affrontare il tema proposto da Danilo.
Se i magi «lessero»
nel cielo il momento della nascita del Messia, questa lettura dipese
sempre e comunque dalle precedenti profezie bibliche. Nel libro di
Daniele esiste una precisa profezia che riconduce all’anno della
crocifissione. Detto ciò, per misericordia di Dio e per i suoi benevoli
disegni, è sempre possibile che per una «via» tortuosa s’arrivi a
comprendere una data verità. Ma questa «via» rimane sempre un abominio
davanti a Dio!
I
miti degli antichi sono pure una «invenzione», essi sono espressi in
un linguaggio che dovrebbe essere decriptato, si tratta d’avvenimenti
astronomici o di fatti storici che riguardano appunto gli antichi dèi. I
più antichi miti hanno qualche fondamento storico e quelli successivi
sono le variazioni della volta celeste: le costellazioni si muovono e
cambiano posizione rispetto all’orizzonte.
Raccomanderei a Danilo di leggersi la Bibbia e anche un autore
ellenista: «La storia universale» di Diodoro Siculo. Leggendo
questo trattato (in italiano), ho capito una semplice verità: gli «dèi»
erano uomini deificati dai popoli devoti. Il procedimento ricorda da
vicino quella cosa che i cattolici chiamano beatificazione /
canonizzazione dei loro «santi». Il cattolicesimo è pieno di profeti,
oracoli e apparizioni di personaggi, ormai defunti, ma entrati
nell’immaginario religioso del popolino credente... si fa per dire.
Horus è il figlio d’Osiride, che Iside ebbe, secondo un procedimento
orrendo (semmai fu reale). È il mito a narrare ciò: la dèa (?) egiziana
s’unì al cognato per avere questo figlio. Seth era anche l’assassino del
fratello. Osiride e Set sono ricordati nella Bibbia come «Misraim» e,
insieme come se fossero uno solo, figurano aver generato una serie di
popolazioni dell’Egitto primitivo (Gen 10). Anche sotto questo profilo
la Bibbia è distante dalla mitologia, e le sue narrazioni sono più
attendibili storicamente. Non esiste nessun punto di contatto tra il
«mito» di Horus e la storia di Gesù Cristo. Ecco le differenze:
■ Il
mito è una forma letteraria consolidata mediante la quale gli
antichi preti idolatri raccontavano ai loro discepoli, gli «iniziati»,
le vicende o le nozioni relative. Il linguaggio è volutamente oscuro e
«arcano», un modo per stimolare la curiosità dei futuri preti.
■ Il
Vangelo è scritto in modo semplice e chiaro, con riferimenti alla
realtà giudaica del 1° secolo e tutte le scoperte confermano questo
chiarissimo dato.
Caro
Danilo, prova a toglierti qualche ragnatela dalla mente. Pace… {11
gennaio 2010}
3. {Pietro Calenzo} ▲
Ho letto
(direi) con molta difficoltà l’interpretazione, molto fantasiosa e poco
scritturale, della Parola di Dio scritta nei cieli. Anche altri
personaggi come C.T. Russel e la E.G. White amavano molto tale tipo
d’interpretazioni, collocando il corpo risorto del Signore in due
diverse costellazioni.
Non
conosco personalmente Danilo Valla e non so quale sia il suo approccio
bibliocentrico. Coloro che affermano d’onorare la Parola di Dio (non
parlo di Danilo Valla, che ribadisco, non conosco), mi sorprendono,
allorquando in antitesi con tutto il contesto biblico, si rivolgano
agli astri per leggere in anticipo gli eventi salvifici; questa è
una antitesi anomala, e non di poco conto. Tale prassi è vietata dalla
Scrittura; e coloro che lo facevano, erano un abominio agli occhi
dell’Eterno.
Altra
cosa è l’astronomia, che è una scienza che studia le bellezze
dell’immenso creato di Dio, che ci narrano la potenza e la mano perfetta
del sommo Creatore.
Per
altri versi, sta prendendo piede, negli ambienti carismatici,
l’uso di leggere in determinate
pagine della Bibbia, tutti gli eventi della storia, da epoche lontane
fino alla distruzione delle Torri Gemelle, e si specificano anche in
base a determinati calcoli pseudo-informatici, vita, morte, e
miracoli (si fa per dire) di personaggi politici, storici e cristiani.
(Devo avere qualche video sul tema, della tanto osannata, T.B.N.).
Personalmente, non ho alcuna fede in tali teorie, anche perché, e qui
concordo con te, mi sa tanto di divinazione e di cabala.
In conclusione, la Parola di Dio è perfetta, e quando le si vuol far
dire qualcosa che giustifichi una data convinzione personale, si è
soliti prendere forbici, ago e filo, per torcere, a proprio favore,
pseudo-verità, che spesso di bibliocentrico hanno solo l’intestazione.
Benedizioni, in Gesù il Messia. {12-01-2010}
Nota redazionale: C.T. Russel era il fondatore del gruppo di
frangia chiamato poi «Torre di guardia» o «Testimoni di Geova». Egli era
un appassionato di piramidologia, un metodo di divinazione basato
sull'interpretazione esoterica delle piramidi. La sua tomba a forma di
piramide si trova in un cimitero della massoneria. E.G. White era
la «profetessa» degli Avventisti. Per l'approfondimento si veda in
Nicola Martella (a
cura di), Escatologia fra legittimità e abuso.
Escatologia 2 (Punto°A°Croce, Roma 2007), gli articoli:
«Dall’avventismo al geovismo», pp.
108-113;
«Testimoni di Geova quali
compagni di via?»,
pp. 118-122;
«Panorama
dell’attività predizionale dei Testimoni di Geova»,
pp. 123s.
4. {Nicola Martella} ▲
Sul tema astrologia rimando ai seguenti scritti, che si trovano
sul sito:
►
Astrologia è una falsa congiunzione
{Nicola Martella} (D)
►
Superstizioni astrologiche d’inizio d’anno
{Vincenzo Russillo - Nicola Martella} (A)
Per una trattazione dettagliata
dell'astrologia rimando in
Nicola Martella,
La lieve danza delle tenebre
(Veritas, Roma 1992), agli articoli: «L'astrologia»,
pp. 123-141;
«Astrologia e Bibbia»,
pp. 355-362.
Faccio comunque notare che Danilo Valla non incoraggia la
divinazione astrologica. Lui è più interessato a una cristianizzazione dei miti
pagani
legati a certe costellazioni, particolarmente a quelle dello zodiaco. Faccio
notare che le costellazioni sono arbitrari raggruppamenti di corpi celesti, in
cui nell'antichità la fantasia umana ha proiettato i propri miti. Tali
raggruppamenti sono solo fittizi, visto che tra i singoli corpi celesti dello
stesso gruppo ci sono distanze incredibili. Inoltre, Tolomeo (2°
sec. d.C.) credeva che esistessero 48 costellazioni, mentre all'inizio del
20° secolo esse furono stabilite e delimitate a 88 dalla «International Astronomical Union».
Applicando tale logica di un «Evangelo scritto nelle stelle»,
dovremmo concludere che oggigiorno dovremmo poter leggere negli astri un «evangelo
più pieno» rispetto a quello del 2° secolo! L'interpretazione
spiritualistica cristianizzata dei miti astrali dei pagani è una «gnosi»
molto pericolosa per l'Evangelo e per i cristiani biblici. Essa sposta
l'attenzione da ciò che «sta scritto» nella sacra Scrittura a chimere astrali,
che sono arbitrarie, fantasiose e pericolose per la verità e la «sana dottrina».
5. {Vari
e brevi} ▲
■ Tonino Mele: A proposito dell'articolo su «Danilo Valla e gli
astri», ho trovato
interessante la tua disamina... peccato che Danilo non sia voluto
intervenire... {11 gennaio 2010}
■ Antonio Capasso: Ho letto l’articolo su Danilo Valla.
Avevo visto tempo fa questo video sul vangelo scritto negli astri ed ero rimasto
molto perplesso. Grazie a te i miei dubbi sono stati confermati. Rimane valido
per me il proponimento di Paolo di non evangelizzare con metodi umani, affinché
non sia resa vana la predicazione della croce di Cristo (1Cor 1.17). Dio ti
benedica... {11 gennaio 2010}
■ Luigi Fogli: Caro Nicola, la mia posizione, sulla tesi di Danilo
Valla, che ribadisce, come il Vangelo, fosse già scritto nelle stelle, credo la
si possa comprendere, dalle motivazioni, che mi hanno portato a iscrivermi, al
sito di «Fede Controcorrente». [...] Non m’intendo molto d’astronomia, quindi
che il Vangelo, fosse già scritto nelle stelle, mi sembra assai semplicistico,
nonché fantasioso, come il notiziario di «Voiager!». Cristo per me non è una
Costellazione e non è nemmeno un uomo venuto tra noi, per fondare una Religione,
ma per porsi, come strumento efficace, nel nostro incontro con il Trascendente!
[...] {11 gennaio 2010}
■ Enzo Corsini: Ho apprezzato molto i video del prof. Valla, ma quando ho visto questo mi sono sentito cascare le braccia. Possibile che non si riesca a rimanere saldi nella Parola di Dio senza cadere a destra o a sinistra, ma seguendo il centro: Gesù, il Messia?
{13 gennaio 2010}
6. {Gaetano Nunnari} ▲
■ Contributo:
Nicola, leggendo l’articolo su Valla mi è venuto in mente tale verso biblico: «e
anche affinché, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le
stelle, tutto l’esercito celeste, tu non
ti senta attratto a prostrarti davanti a quelle cose e a offrire loro un culto,
perché quelle sono le cose che il Signore, il tuo Dio, ha lasciato per tutti i
popoli che sono sotto tutti i cieli» (Deuteronomio 4,19).
Rimango
allibito di come un cristiano, possa riporre la sua fede nell’astrologia, sì
astrologia, perché alla fine di questo si tratta. Ho visto alcuni filmati su
Danilo Valla e m’aveva colpito il suo entusiasmo nello spiegare le sue teoria.
Purtroppo, quando si va poi alla ricerca dell’occulto come la numerologia ad
esempio, non si può far altro che prenderne decisamente le distanze. Abbiamo
degli esempi nella Bibbia d’uomini che hanno predicato il Vangelo e fatto
apologia, ma nessuno d’essi mi pare si sia mai appellato alle arti occulte. Il
professor Valla a mio avviso ha perso la bussola, oltretutto si fa passare per
un esperto d’ebraico e sulla sua teoria della costola c’è chi lo
contesta, screditandolo come
conoscitore d’ebraico. Io non ho le competenze per giudicare in merito, ma tu
Nicola puoi dare la tua opinione.
Sono molto deluso del fatto che
i cristiani odierni e moderni, non siano più soddisfatti e appagati dalle
Scritture. I Riformatori hanno combattuto affinché la Bibbia fosse divulgata e
tradotta per darne accesso anche ai semplici, e adesso sembra quasi che tutto
ciò, per essere attraente e capita, abbia bisogno di fonti parallele, come
sottotesti ebraici, cabala, numerologia, astrologia, rivelazioni mistiche e
altre ignominie del genere. Molto probabilmente ci ritroviamo, come disse Lutero
a suo tempo, in un periodo di cattività babilonese. Saluti e benedizioni…
{13-01-2010}
▬
Risposta:
Quanto
agli interrogativi e alle richieste del lettore riguardo alla numerologia
e alle speculazioni astrali di E.W. Bullinger e dei
suoi attuali seguaci, penso che ho risposto sufficientemente
già nel
primo
contributo di questo tema, prendendone le distanze.
Riguardo a ṣelā`, interpretato come «metà [dell'uomo]»
e «doppia elica del DNA», ho accennato alla questione nell’articolo «Danilo
Valla e gli astri» (cfr. nota 1). Una confutazione
particolareggiata si trova in questa mia opera: Nicola Martella, «Il fianco o il
DNA? (Gn 2,21-22)», Temi
delle origini.
Le Origini 1 (Punto°A°Croce, Roma 2006), pp. 262-265. Una risposta alla
portata di tutti si trova in questo articolo: «Costato di Adamo o metà del DNA?».
Altro potrà sempre seguire. {Nicola Martella}
7. {Alfredo Stradella} ▲
Buon giorno, signor
Nicola Martella, leggo ultimamente le sue contestazioni sul suo sito, i suoi
articoli presentano per la maggior parte delle volte
una opposizione a qualche cosa o qualcuno. Nell’articolo «Danilo
Valla e gli astri? Parliamone» [N.d.R.: è
l’attuale tema di discussione, l’articolo si trova qui:
Danilo Valla e gli astri]
ho potuto notare il livello culturale dei suoi lettori, che oltre magari una
buona dialettica, non sono in grado di distinguere la differenza fra
astronomia e astrologia.
Credo che il
motivo principale sia perché i suoi lettori amano la polemica e sulla falsa riga
dei suoi spunti di contestazione s’accaniscono, non essendo in grado d’ascoltare
un filmato in modo obiettivo. Per il bene dei suoi lettori dovrebbe stare
attento a ciò che scrive assicurandosi che costoro crescano da un punto di vista
conoscitivo e non polemico. Accusare gli altri usando un sito e una buona
dialettica farcita d’autoreferenzialità ai suoi libri forse, per i più semplici
di pensiero, può sembrare affascinante, ma l’immagine generale è poco piacevole,
forse le persone che lei accusa sbagliano a non dare i riferimenti ai libri ai
quali hanno attinto, ma non crede che sia grottesco che i suoi riferimenti
puntino sempre a libri scritti da lei? Peraltro da quanto vedo, la casa editrice
che pubblica libri solo scritti da lei, potrebbe essere la sua propria casa
editrice, come mai? Le darebbe più credibilità se i suoi libri fossero
pubblicati da altre case editrici.
Nell’articolo
«Costato
di Adamo o metà del DNA?» lei accusa Danilo Valla di
«inventarsi» un ebraico approssimativo, ho chiesto al signor Valla quale sia la
sua preparazione, ha confermato d’avere una laurea in ebraico, aramaico e greco,
voglio ben sperare che la sua arringa si basi su una preparazione almeno
paritaria.
Consiglio
inoltre di dimostrare onestà intellettuale pubblicando questa mail, così come ha
fatto per quelle che ha pubblicato, così che possa dimostrare che il suo sito è
davvero aperto al confronto. Saluti… {14-01-2010}
8. {Nicola Martella} ▲
Il mio sito non
solo è aperto al confronto, ma correggo e pubblico ciò che arriva,
rispondendovi pure.
È singolare
però prendere le difese di Danilo Valla, gettando subito fango sul
«livello culturale dei lettori» del sito e insinuando che non siano «in grado di
distinguere la differenza fra astronomia e astrologia». Vedo che neppure Alfredo
Stradella cerca di istruirci in merito.
All’inizio del
tema di discussione (l’articolo è altra cosa), spiego che Danilo Valla è stato
da me invitato a un confronto, ricevendo l’articolo in anteprima, ma si è
sottratto alla pubblica discussione. È strano che ora questo lettore voglia
fargli da avvocato, purtroppo senza portare argomenti. Leggendo il suo
contributo, mi sarei aspettato ragionamenti che mostrassero che le tesi di
Danilo Valla sono corrette e le mie obiezioni sbagliate. Purtroppo non ho
trovato nulla di nulla, se non illazioni e sospetti.
I temi da me
trattati partono in genere da specifiche richieste di lettori, che
chiedono risposte per questioni che ritengono problematiche per la dottrina o
l’etica biblica e per la loro vita personale. I miei lettori non amano la
polemica, ma cercano risposte che diano orientamento. Sospettare che essi non
siano «in grado d’ascoltare un filmato in modo obiettivo», è alquanto gratuito,
visto che in tale contributo di Alfredo Stradella non ho trovato nessun
argomento valido.
Certo non è un
buon argomento insinuare verso chi si scrive «una buona dialettica farcita
d’autoreferenzialità ai suoi libri»; ciò mostra che si usa un metodo che
tutto insinua e nulla dice. Il riferimento ai miei libri è motivato
dal fatto che, non potendo riprodurre tutti gli argomenti, i lettori possono
approfondire meglio le cose che interessano loro. Sospettare anche qui il male
non rende onore a tale lettore. Inoltre la casa editrice è chiusa da anni e i
miei libri e i miei articoli sono pubblicati (e pubblicabili) anche presso altre
case editrici. E poi, perché dovrei giustificare tutto ciò dinanzi ad Alfredo
Stradella?
Si può aver
studiato ebraico, aramaico e greco — cosa che anch’io ho fatto e continuo
a fare — e nonostante ciò presentare una tesi arbitraria in un punto specifico.
È falso affermare che io abbia accusato «Danilo Valla di “inventarsi” un ebraico
approssimativo». Ho solo affermato che il termine ebraico ṣelā` non
significa mai in tutto l’AT «metà [dell’uomo o del DNA]». Come mostrerò in un
prossimo articolo, in ebraico il concetto «metà» ha i suoi propri termini
specifici, provenienti dalla radice verbale ḥaṣah, ma mai da ṣelā`.
Non posso
farci nulla se Danilo Valla ha rifiutato il confronto. Se lo avesse
fatto, non avrebbe avuto bisogno di un «avvocato» nella veste di Alfredo
Stradella. Io non ho bisogno di «dimostrare onestà intellettuale», visto
che argomento sempre nel merito delle cose. Mi sarei aspettato lo stesso da
parte di questo lettore che, oltre a illazioni e sospetti, non ha portato un che
minimo argomento razionale, linguistico, esegetico e d’altro tipo per
fare osservazioni e obiezioni degne di una «onestà intellettuale». Io prendo i
lettori, che vogliono confrontarsi, così come sono, prendo sul serio ciò che
affermano e cerco di rispondere loro nel merito delle cose che affermano. Ciò
vale quindi anche verso Alfredo Stradella.
Poi saranno i
lettori a giudicare, e ciò nonostante gli apprezzamenti sul loro «livello
culturale» (il discernimento non si misura con i diplomi), sul fatto che non
siano «in grado di distinguere la differenza» delle cose, che amino «la
polemica», che «s’accaniscono» magari su inermi, che non siano «in grado
d’ascoltare un filmato in modo obiettivo». Certo se Alfredo Stradella avesse
portato un qualche vero argomento, un’osservazione tecnica o un’obiezione nel
merito, avremmo potuto evitare questa inutile e singolare polemica e dedicarci
all’accertamento delle verità su numerologia, Evangelo nelle
costellazioni, costole e DNA. Speriamo che nell’eventuale prossimo contributo
andrà nel merito delle questioni e che esso non sarà come quest’ultimo, ossia
«tutto fumo [di gratuita polemica] e niente arrosto».
Un ultima nota
al margine. Quando si scrive a chi non si conosce, oltre a informarsi prima, si
fa sempre bene a presentarsi. Questo fa parte della buona creanza.
9. {Salvatore Corcelli
jr.} ▲
Ciao Nicola, mi
chiamo Salvatore e sono un giovane battezzato e membro di una chiesa dei
fratelli. Ho letto il tuo articolo di risposta ad alcune osservazioni di Danilo
Valla. Faccio un piccolo preambolo: stimo e ammiro persone come voi due
(te e Danilo) per la vostra passione e dedizione allo studio della Parola;
v’invidio (in maniera costruttiva ovvio).
Però credo
che non sia positivo che vi rispondiate a suoni di «non è vero quello che
dici tu, ma è vero quello che dico io»! Io non sono nessuno per giudicare
(anche perché in relazione a voi sarei un poveraccio.
Ma ti
scrivo solo perché potrebbe sembrare anti-costruttivo un dialogo ti questo tipo,
in parole povere vi discreditate a vicenda, andando contro la natura di un
nato di nuovo, che dovrebbe contribuire alla crescita del fratello o
aiutarlo in caso di qualche mancanza dello stesso; e chi meglio di voi due messi
insieme, potrebbe contribuire alla vostra stessa crescita.
Data la mia
stima per voi, mi piacerebbe pensare a una vostra collaborazione per
aumentare in maniera esponenziale la qualità del servizio da voi offerto, e non
a una «pseudo guerra» all’ultima verità.
Spero di
non passare per quello, che in realtà non sono, e spero che questa mail venga
intesa nel giusto modo.
Colgo
l’occasione per porgerti i miei saluti nel Signore. {11-10-2010}
10. {Nicola Martella} ▲
Di per sé qui
dovrei ripetere cose già dette sopra. La stima e l’ammirazione fanno
bene, ma avrei voluto trovare qualcosa di più sostanziale nella lettera, oltre a
una predicazione morale. Se tale lettore si sente un «nessuno per giudicare»,
come fa a valutare in che cosa risieda il vero problema e ciò che sia positivo o
negativo? Come fa allora a credere che si tratti semplicemente di «una “pseudo
guerra” all’ultima verità»? Cercherò ancora una volta di spiegarmi…
Le cose che
Danilo Valla afferma nei suoi articoli e in filmati mi hanno meravigliato da
anni. I miei articoli nascono spesso da precise richieste di lettori, che
chiedono chiarezza. Ecco il procedimento adottato: prima di rendere
pubblico un articolo di confutazione sulle sue singolari idee, gli ho mandato
riservatamente il link del relativo articolo, chiedendogli di fare osservazioni
e obiezioni, cosicché rispondesse alle mie argomentazioni e il tutto risultasse
un dialogo di chiarimento. La sua risposta è stata disarmante: «Non ho tempo».
Insomma mi fece capire che non aveva nessuna intenzione di rispondere. Intanto
continua a recarsi di chiesa in chiesa, come mi viene detto, e ripete sempre
tali cose speculative (numerologia, codici segreti, astrologia teologizzata,
ecc.). Diverse cose del genere le ho confutate già da anni, ma lui le ignora e
continua a diffonderle. Si veda già il mio articolo «Il fianco o il DNA? (Gn
2,21-22)» in Nicola Martella, Temi delle origini.
Le Origini 1 (Punto°A°Croce, Roma 2006), pp. 262-265. [►
Costato di Adamo o metà del DNA?]
La
responsabilità è di chi mette speculazioni in articoli e in filmati,
spacciandoli per verità rivelata dalla sacra Scrittura. Confutarle è un
dovere di chi ama la verità. [►
Apologetica] La maggior parte delle persone non sono in grado di
verificare se in ebraico ci sia veramente scritto ciò, che Danilo Valla afferma,
e si fida di lui, ritenendolo uno studioso imparziale. Anzi, non pochi credenti
vanno in visibilio, quando apprendono tali cose, credendo che stiano veramente
così e siano rivelazione biblica. È stato quindi un mio dovere avvertirle,
partendo da ciò che è già pubblico da lungo tempo. La cosa singolare è
che Danilo Valla, invece di accettare di confrontarsi con me, che posso
controllare ciò, che lui afferma, ha deciso di fare il battitore libero. È
impossibile dialogare con chi non vuole, figuriamoci poi a collaborare!
Quando alla
«natura di un nato di nuovo», di cui parla il lettore, da una parte essa
si mostra tagliando «rettamente la parola della verità» (2 Tm 2,15) e non
andando «oltre a ciò che è scritto» (1 Cor 4,6); dall’altra si mostra
proprio difendendo la verità (2 Cor 10,5; Gd 1,3).
Se le
faccende, che uno fa, dice o scrive, sono cosa pubblica, è legittimo che
le confutazioni lo siano pure, tanto più se si tratta di persone che stanno
nell’opera del Signore (Gal 2,15; 1 Tm 5,19s).
11.
{Valeria Franchi} ▲
Caro Nicola, sono
Valeria Franchi-Piras da Verona. Da Facebook mi sono ritrovata sul sito «Fede
controcorrente» all’articolo «Danilo
Valla e gli astri:
La bufala dell’Evangelo scritto nelle stelle». [Poi segue citazione
dell’introduzione]
Ho letto tutto
l’articolo e non voglio entrare nel merito dei contenuti. Certo, da
studioso a studioso, è lecito dissentire e correggere. Ma una cosa non posso
fare a meno di notarla. Come fratello in Cristo di Danilo, hai un tono povero
di amore e ricco di sarcasmo. Mi hai rattristato, Nicola.
Penso che
dovremmo mettere più energia a raggiungere i perduti che non a sparare
sui salvati che — come sanno e possono — cercano di servire il Signore. Anche
Paolo ha ripreso Pietro pubblicamente, perché stava trascinando nell’errore
anche Barnaba, giudaizzando. Ma poi, Pietro, ha detto di Paolo che nelle sue
lettere c’erano delle cose difficili a capirsi — e comunque ha detto —
giustamente - che gli scritti di Paolo erano — almeno quelli che poi sono stati
inseriti nel canone — ispirati da Dio. Ed erano soggetti a essere distorti —
come anche le altre Scritture. Insomma, non c’è stata, fra i due, nessuna
forma di dissapore.
Come ho detto,
non entro nel merito della materia stessa. Ma mi rattrista il sottile
piacere, che si percepisce, che tu provi nel «prendere in castagna un
fratello». E non credo che tu riesca a «salvarti in corner» con il fatto
che dici che «il link del seguente articolo è stato da me mandato a Danilo Valla
in anteprima, perché potesse fare osservazioni e obiezioni ma lui, rispondendo
al mio invito, ha preferito sottrarsi elegantemente al confronto». La parola
«elegantemente», che hai usato per Danilo, io la condivido appieno. Sì, Danilo è
un credente «elegante», non è il tipo da discussioni per «torri d’avorio dei
teologi». E va bene così. Il Signore gliene chiederà conto.
Dio benedica
il tuo ministero, Nicola. E lo dico con tutta la sincerità, di cui sono
capace. Ci vedremo comunque tutti davanti al Signore, quando Dio giudicherà le
motivazioni dei cuori, le mie, le tue e quelle di Danilo. E anche questa mail
sarà messa in conto. Tua sorella in Cristo… Valeria Franchi-Piras (Verona).
{07-12-2010}
▬
Osservazioni
(Nicola Martella): Non posso che rispettare il punto di vista delle
lettrice, anche se non lo condivido. A cose del genere ho già risposto sopra e
altrove, visto che sono punti di vista, che ritornano. Si tratta di critiche
generiche e moraleggianti di animi sensibili, che evitano però di andare nel
dettaglio delle cose, che essi ti attribuiscono, né prendono posizione sui
contenuti. Riguardo a tali scritti mi viene di ricordare le parole di Gesù,
rivolte al soldato, che lo schiaffeggiò non per i contenuti, ma per il tono
usato: «Se ho parlato male, dimostra
il male, che ho detto; ma se ho parlato bene,
perché mi percuoti?» (Gv
18,22s).
Questa
lettrice ha tratteggiato un quadretto romantico fra Paolo e Pietro; ma le
cose non stavano così. Faccio notare che Paolo era così arrabbiato da chiamare
Simone «Cefa», il nome giudaico. Poi egli affermò che aveva affrontato Pietro
pubblicamente e con veemenza: «Io gli resistei in faccia, perché egli era da
condannare» (Gal 2,11). Quindi, tale quadretto romantico non c’è stato, ma
ci fu senz’altro un’accesa discussione, com’era ovvio in tali frangenti (cfr. At
15,1ss.39). Il cambiamento di Pietro verso Paolo non avvenne certo in breve
tempo; e se scrisse cose così buone su lui, significa che Pietro si era
ravveduto dal suo giudaizzare, Danilo Valla non solo non ha fatto stima delle
critiche altrui, ma continua a insegnare tali cose come prima e più di prima (ha
una vasta gamma di speculazioni che ripete, dovunque arriva), come mi viene
riferito; alcune di tali cose le ho confutate da molto tempo nei miei libri e
sul mio sito, ma a lui non interessa. Sottrarsi alla discussione, affermando di
non avere tempo, è legittimo, ma non accettabile per me e per altri, che leggono
tali cose e le vedono continuamente in vari filmati, condivisi da cristiani poco
informati.
Inoltre, Paolo
non solo evangelizzava i non-credenti, ma praticava continuamente
apologetica sia verso quelli di fuori, sia verso quelli di dentro (Gal
1,6-9; 2 Cor 11). Si veda in merito l’articolo
«Evangelizzare sì, apologetica no?».
Peccato che
Valeria affermi e ribadisca che non entra nel merito! È un po’ singolare
voler fare da arbitro o da insegnante di morale e poi sottrarsi alla
discussione. Fa sempre comodo fermarsi ai proclami, e ciò fa fare bella figura
come autonominata istanza morale. Ciò le dà il modo di usare una strategia
singolare: fa del sarcasmo sugli altri (p.es. «torri d’avorio dei teologi»),
sebbene lo contesti a questi ultimi, fa supposizioni maligne (attribuirmi un
«sottile piacere» sadico), dà lezioncine morali («tono povero di amore e ricco
di sarcasmo»; «non credo che tu riesca a “salvarti in corner”»; ci vedremo
dinanzi al sommo giudice, ecc.), disquisisce su termini («elegantemente»), pone
improbabili differenze con figure bibliche (Paolo e Cefa)… insomma la lettrice
ha preso l’occasione per farsi vento, ma nonostante ciò crede che possa sentirsi
a posto per non aver bisogno di entrare nel merito! Che dire? Usando le sue
parole, mi viene da dire: «Mi hai rattristato, Valeria»… oltre che deluso.
Mi fermo qui e
lascio tutto al giudizio dei lettori.
12. {Gianni Siena} ▲
La rivelazione perfetta di Dio era già disponibile
nelle stelle sin dalle origini e andò perduta solo dopo la caduta dell’uomo?
La tesi
secondo cui «Dio ha scritto il futuro nelle stelle», secondo me, non regge.
Argentino Quintavalle, da me sollecitato, m’ha scritto che non sostiene
questo punto di vista... mi «pare».
Lo zodiaco,
inteso come «sistema di classificazione» delle costellazioni, è un prodotto
dell’antica astronomia che, stando alle più sorprendenti scoperte, era molto più
informata sulla volta celeste di quanto una certa archeologia ammettesse sino a
pochi decenni fa.
Il libro di
Bullinger io non l’ho letto ma sono andato sul
sito di Quintavalle e ho letto qualche
pagina del «vangelo stellare». Le spiegazioni di Bullinger (tradotte da
Quintavalle) circa il significato delle costellazioni non mi sembrano opera
«divina» ma, forse, sono sorprendenti e ritengo si possano spiegare: «come»?
Secondo la Bibbia, la più antica civiltà della terra (= pre-diluviana e sumerica
dopo) era opera dei discendenti di Adamo e di Noè.
Possiamo
escludere che i primi astronomi fossero «credenti» e con l’aspettativa
rivelata delle cose, che poi furono profetizzate più tardi? L’attesa del Messia
redentore risale alla prima coppia umana... secondo questa supposizione (= da
confermare), uno sconosciuto astronomo (Enoc?) elaborò lo zodiaco, tenendo conto
della rivelazione profetica del futuro. La rivelazione profetica (per
consolare i cuori in attesa della redenzione) è anteriore allo zodiaco!
Questo, se si
riesce a provare quanto ho supposto (niente altro!), è il presupposto di tutto
ciò. Ecco, forse, perché le figure zodiacali si prestano alle spiegazioni di
Bullinger; poi, lo zodiaco è diventato lo strumento per rivelare il futuro
ai gonzi (oroscopo).
Questa
potrebbe esserne l’origine «nobile», poi deformata nella pratica
idolatrica dell’astrologia: un coacervo simbolico per rammentare il futuro, nel
guardare la volta celeste. La mia è un’ipotesi, e ogni critica fattale è
legittima. {12-12-2010}
13. {Nicola Martella} ▲
È proprio singolare che Argentino Quintavalle
non sostenga la tesi di Ethelbert William
Bullinger
(1837-1913), espresse nell’opera «The
Witness of the Stars», secondo cui Dio avrebbe
scritto, fin dall’inizio, l’Evangelo nelle stelle e quindi il futuro
dell’umanità. È stato lui a pubblicare tale equivoca opera di Bullinger! Non
credo che si possa gettare la pietra e ritirare la mano, faticare tanto per
tradurre tale vetusta opera, per poi non condividerne le idee basilari. Sta di
fatto che Argentino Quintavalle e Danilo Valla hanno diffuso fra le
chiese tale bizzarra concezione, che si basa su decisioni aprioristiche (Dio
avrebbe scritto nelle stelle l’Evangelo), senza una vera base biblica e senza
una vera dimostrazione esegetica. I pochi versi citati non sono una
dimostrazione di tale stravagante tesi, ma sono un uso strumentale di versi
biblici (versettologia indebita), piegati a una logica ideologica, ossia a una
scelta fatta a priori, a cui si vuol credere.
Quanto alle cose dette da Gianni Siena, stiamo
attenti ai salti mortali dialettici con doppio avvitamento ideologico,
che affermano ma non dicono, presuppongono ma non esplicano, suggeriscono ma non
avvallano del tutto! O c’è una sicura base esegetica per affermare certe cose,
oppure sono speculazioni spiritualeggianti, condite di spezie versettologiche.
Come si vede, si parte da un presunto «protoevangelo» (Gn 3,15), che già
Adamo ed Eva avrebbero capito in senso messianico (!), proiettando così il NT
sull’AT; poi, si presuppone «uno sconosciuto astronomo (Enoc?)», si
proiettano in lui doti predizionali, e il bizzarro gioco è fatto. Questo
ragionamento da falso sillogismo è un inganno di se stessi e per gli
altri. [Per l’approfondimento si veda: Nicola Martella, «Il
protoevangelo», Temi delle origini.
Le Origini 1 (Punto°A°Croce, Roma 2006), pp. 304ss. Sull’esegesi di Gn 3,15
nel suo contesto si veda qui: Nicola Martella, «Il verdetto sul serpente
3,14-15», Esegesi delle origini.
Le Origini 2 (Punto°A°Croce, Roma 2006), pp. 219-231, particolarmente pp.
227-231.]
Come fa la rivelazione profetica a essere
«anteriore allo zodiaco», visto che Babele è anteriore al primo dei
profeti, Mosè, e al movimento profetico in Israele, iniziato con Samuele e
terminato con Giovanni Battista? (cfr. Ger 15,1; Mt 11,13; Lc 16,16; At 2,24;
13,20). Con ragionamenti circolari e contorti si pensa di scoprire nella Bibbia
quanto si è posto come apriorismo iniziale.
Ripeto per l’ennesima volta ciò che è accaduto,
e ciò è documentato. Gli antichi avevano proiettato i loro miti nelle
costellazioni; ad esempio in Grecia ciò accadde con la storia dell’eroe
Ercole, e ciò diede luogo ai cosiddetti segni dello zodiaco, un adattamento
di tale storia mitologica a gruppi di corpi celesti. Visto che tale concezione
era alquanto diffusa, alcuni pagani convertiti all’Evangelo, ma con
un’anima ancora gnostica, credettero bene di reinterpretare tutto ciò in senso
cristiano. In tal modo, Ercole fu fatto diventare Cristo, una dèa madre divenne
Maria e il resto fu reinterpretato in senso cristiano. Visto che l’idea era
affascinante, il passo fu breve a retroproiettare tutto ciò in un piano
misterioso del Creatore, secondo cui Egli avrebbe voluto in tal modo comunicare
l’Evangelo alle popolazioni pagane di tutti i tempi! Poi, è bastato condire
tutta tale affascinante ma stravagante ideologia astrale cristianizzata con
versi biblici, piegati a tale logica! Bullinger non ha fatto altro che
raccogliere e sistematizzare tali speculazioni astrali, già esistenti prima di
lui e ai suoi tempi.
Se si fa una comparazione dei segni
zodiacali di tutte le civiltà del mondo (p.es. babilonesi, egiziani, cinesi,
aztechi), ci si accorgerà che i pagani hanno creduto di legger di tutto nelle
stelle, tranne che l’Evangelo.
Se Paolo e Pietro mettevano in guardia contro
i miti giudaici (1 Tm 1,4; 4,7; Tt 1,14; 2 Pt 1,16), quanto più vale questo
per i miti pagani cristianamente riverniciati? Uno dei segni del tempo della
fine sarà proprio questo: «Non sopporteranno la sana dottrina; ma per
prurito d’udire si accumuleranno
insegnanti secondo le loro proprie voglie
e distoglieranno le orecchie dalla verità e
si volgeranno ai miti» (2 Tm
4,3s).
14. {} ▲
15. {} ▲
16. {} ▲
►
URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_BB/T1-Danilo-Valla_astri_Oc.htm
12-01-2010; Aggiornamento: 14-12-2010 |