Un taglio netto alle convenzioni anti-bibliche e pseudo-bibliche, all'ignoranza e alle speculazioni — Ein klarer Schnitt zu den anti-biblischen und pseudo-biblischen Konventionen, zur Unwissenheit und den Spekulationen — A clean cut to the anti-biblical and pseudo-biblical conventions, to the ignorance and the speculations — Une coupe nette aux conventions anti-bibliques et pseudo-bibliques, à l'ignorance et aux spéculations — Un corte neto a las convenciones anti-bíblicas y pseudo-bíblicas, a la ignorancia y a las especulaciones

La fede che pensa — Accettare la sfida nel nostro tempo

«Glaube gegen den Strom»: Für das biblische Unterscheidungsvermögen — «Faith countercurrent»: For the biblical discernment — «Foi contre-courant»: Pour le discernement biblique — «Fe contracorriente»: Por el discernimiento bíblico

Per il discernimento biblico

Prima pagina

Contattaci

Domande frequenti

Novità

Arte sana

Bibbia ed ermeneutica

Culture e ideologie

Confessioni cristiane

Dottrine

Religioni

Scienza e fede

Teologia pratica

▼ Vai a fine pagina

 

Il Levitico 1

 

Musica, danza e teatro

 

 

 

 

Il Levitico — Libretto di studio:

   Dopo le istruzioni d’uso e l’introduzione generale, seguono le domande sul testo, che rimarcano le parti principali del Levitico:
■ I sacrifici (Lv 1-7)
■ Il sacerdozio (Lv 8-10)
■ Purificazione del popolo (Lv 11-15)
■ Giorno della riconciliazione (Lv 16)
■ Ordinamenti per il popolo (Lv 17-20)
■ Ordinamenti per il sacerdozio (Lv 21-22)
■ Ordinamenti per le feste (Lv 23-24)
■ Ordinamenti per il paese (Lv 25-26)
■ Appendice: voti e decime (Lv 27).

 

Il Levitico — Libretto di testo

   Si tratta di una traduzione letterale che ricalca da vicino l’ebraico e che è strutturata secondo le parti evidenti del libro. Può risultare molto utile per chi vuole studiare il Levitico in modo profondo.

 

► Vedi al riguardo le recensioni.

 

Il Levitico 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Serviti della e-mail sottostante!

E-mail

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DANZE GIUDAICHE, ECCLESIALI E CARISMATICHE

 

 di Argentino Quintavalle - Nicola Martella

 

 

1.  ENTRIAMO IN TEMA (Nicola Martella): Visto che abbiamo affrontato il tema della danza rituale nelle chiese e il cosiddetto «ministero (di gruppi) di danza», Argentino mi ha mandato forse provocatoriamente un video, con le parole «Se non sai ballare fratello, impara con il video musicale che ti mando». Gli ho risposto come segue: «Certo sei andato a pescare proprio un caso di Giudei ultra-mega-ortodossi del movimento chasidico; forse per provocazione. Non so se volevi fare ironia o sarcasmo. Si tratta comunque d’un matrimonio e di danza rigorosamente maschile e fuori della cornice d’un culto sinagogale. Nel giudaismo non ci sono gruppi professionali con un “ministero di danza rituale” da praticare nelle sinagoghe e che pretendono d’essere uno strumento di restaurazione del giudaismo. Le danze popolari (anche giudaiche) a gruppi possono essere belle e spettacolari (qui ognuno ha i suoi gusti), ma ciò non significa che debbano essere fatte in un luogo di culto e debbano diventare un ministero religioso».

     Poi egli mi ha spiegato che si tratta di uno stralcio di vita ebraica, ossia del matrimonio del figlio di un famoso rabbino chasidico. Ha aggiunto: «È molto folkloristico, ma anche da studiare perché, a un certo punto, i due anziani fanno una danza circolare, e questa è una tradizione antichissima».

     Ho cercato tale video in rete, ed eccolo per chi lo vuol vedere. Suggerisco anche quest’altro qui e specialmente questo qui, che mostra una danza chassidica fino alla trance di massa. Si noti come sono esclusivamente danze collettive e maschili. Di danze chassidiche ce ne sono anche di «singolari», a dir poco, e di scurrili (si veda in questa nutrita raccolta in rete). Non mancano neppure scene di feste nuziali che sembrano una specie di terapia collettiva all’interno di una dinamica di gruppo tutta maschile; sembra che si cerchi lo «sballo» di natura psichica, tentando di arrivare a forme vicine alla trance personale o all’estasi di gruppo. Sembra proprio che i gruppi chassidici abbiano molte affinità con quelli carismaticisti del cristianesimo (cfr. similmente anche il sufismo islamico) e non solo riguardo alla danza, ma anche per quanto concerne «l’estasi profetica», il messianismo di alcuni leader o «unti», la spinta apocalittica incombente, il misticismo e così via.

     Successivamente un lettore mi ha scritto, chiedendomi di incoraggiare Argentino a esprimere quale sia il suo parere in merito alla danza. Così ho fatto. Ecco qui di seguito la sua risposta.

 

 

2.  AT, GIUDAISMO E DANZA (Argentino Quintavalle): «...e uscirai in mezzo alle danze di quei che si rallegrano» (Ger 31,4). La danza come espressione di lode a Dio è un argomento che possiamo definire «biblico».

     La danza nella Bibbia è una forma di lode e durante le feste di pellegrinaggio era considerata parte integrante delle cerimonie religiose. Si svolgevano danze alternate d’uomini e donne (cioè: uomini con uomini e donne con donne). Per esempio, il Talmud afferma che i pellegrini che si recavano al tempio per la festa delle Primizie, venivano incontrati all’ingresso della città da un sacerdote, il quale li conduceva in una sorta di processione gioiosa, con musica, canti di lode e danze, fino al monte del tempio.

     Nella Bibbia sono narrati vari episodi di danze che esprimono tale esperienza con una grande ricchezza di linguaggio. «Ḥôl» è la radice ebraica di «danza», da cui deriva «ḥālîl», flauto. C’è dunque una connessione molto stretta tra danza e musica, e da questo semplice raffronto di parole si rileva un ovvio legame tra danza e musica la quale veniva spesso impiegata per lodare Dio: «Lodatelo col timpano e le danze» (Sal 150,4). Sono molte le radici verbali che in ebraico si riferiscono alla danza: in 2 Sam 6,16 Davide «karkēr»: saltava roteando; «dallēg»: saltare balzellando (Cc 2,8); «pazzēz»: danzare in maniera flessuosa (Davide, in 2 Sam 6,16); «qappēṣ»: saltare a piedi nudi sulla terra (Cc 2,8); «ṣāla‛»: zoppicare, il popolo d’Israele a volte viene descritto come zoppicante; «pēsaḥ»: pasqua, ma anche saltare; «ṣāḥaq»: ridere di gioia, riferito alla danza come segno di festa; «ḥag»: festa.

     La danza che si svolgeva in cerchio era anticamente la danza sacra che veniva fatta intorno all’altare. Per esempio, nell’antica commemorazione della Festa delle Capanne, in ogni giorno della festa, la gente saliva al tempio con dei ramoscelli, li agitavano al cospetto del Signore facendo una processione di danza in cerchio intorno all’altare. Nei primi sei giorni essi giravano intorno all’altare una volta. Nel settimo giorno lo facevano sette volte, in un crescendo di danza e allegria. Tali danze ritmate avvenivano in modo circolare, ed è forse per questo motivo che nell’ebraismo, la danza in cerchio è chiamata ḥag: festa

     Ci sono vari esempi di danze nella Bibbia: in Es 15,20 c’è la danza di Miriam che esterna la sua esultanza e ringrazia Dio dopo il passaggio del Mar Rosso: «Miriam la profetessa, sorella d’Aaronne, prese in mano il timpano, e tutte le donne uscirono dietro a lei con dei timpani, e danzando».

     In 2 Sam 6,14.16 «Davide danzava a tutta forza davanti all’Eterno, e s’era cinto d’un efod di lino… Davide saltava e danzava dinanzi all’Eterno». Davide danzava davanti l’arca che veniva portata a Gerusalemme, indossando un indumento molto scarno, l’efod, che veniva usato dai sacerdoti per eseguire i sacrifici, e Mical si scandalizzò e lo rimproverò forse proprio perché danzava seminudo, ma verrà punita con la sterilità, senza capire che Davide stava compiendo un atto sacro di fronte a Dio, stava esprimendo la sua lode con tutto il suo essere, e la lode altro non era che la gioia incontenibile che provava per il singolare avvenimento. Più tardi il re chiarirà alla donna il senso rituale del suo gesto: «dinanzi all’Eterno ho fatto festa» (2 Sam 6,21). Per descrivere l’esultanza del re Davide di fronte all’arca dell’alleanza, l’autore sacro usa le parole: «gaudio» (2 Sam 2,12), «giubilo» (2 Sam 6,15) e «a tutta forza», rimarcando così il coinvolgimento totale della persona nel movimento ritmico della danza. Va detto che Davide indossava un costume sacerdotale succinto perché s’apprestava a offrire i sacrifici davanti al Signore (2 Sam 6,17).

     Un’altra danza famosa, ma di genere diverso, è quella del vitello d’oro.

     La danza, nella Bibbia, è intesa soprattutto come lode e manifestazione di gioia spirituale. Si danza per festeggiare una vittoria ottenuta con l’intervento divino; in occasione di feste religiose, e in occasione di nascite e matrimoni.

     Gli ebrei d’oggi, al termine della festa delle Capanne, celebrano nelle sinagoghe la Simchat Torah — o gioia della Legge — danzando, a saltelli ritmati, con i rotoli della Torah e cantando inni in onore di Dio. La danza è anche in questo caso un gesto che esprime il rapporto di tutto l’essere con Dio. È un’espressione di gioia e di «festa davanti al Signore», per il dono della Torah.

     Le fonti ebraiche che menzionano le funzioni della sinagoga, sottolineano principalmente la lettura e l’insegnamento della Torah. Ogni volta che la sinagoga è citata nei Vangeli o in Atti, è all’interno del contesto della lettura o dello studio della Torah. In Tosefta, Megillah 2,18 è scritto: «Le sinagoghe non devono essere trattate frivolmente. Non si deve entrare in esse quando il sole batte per ripararsi dal sole, né quando è freddo per ripararsi dal freddo, né quando piove per ripararsi dalla pioggia. Non si mangia in esse, né si beve, né ci s’adorna. Ma in esse si legge la Torah, si studia, si predica e si loda». La chiesa ha imparato dalla sinagoga, e dunque la funzione principale delle riunioni di chiesa è quella d’agevolare la lettura della Bibbia, lo studio e la predicazione. Insomma, non c’era nelle riunioni di sinagoga/chiesa un momento dove si diceva: adesso danziamo! Ma non ci si tirava indietro dal danzare in alcune occasioni particolari.

     A titolo di curiosità, ritroviamo il movimento circolare di danza nella celebrazione del matrimonio cristiano nel rito bizantino-ortodosso, la cui liturgia prevede una triplice danza in cerchio del sacerdote e degli sposi. Essi girano per tre volte intorno all’altare, mentre si fanno alcuni canti. È risaputo che la Chiesa d’Oriente ha tradizioni più antiche.

 

Considerazioni personali

     Purtroppo, la chiesa dei primi secoli ha perso il contatto con la comprensione ebraica della fede e di conseguenza anche la pratica della danza per lodare Dio (che si faceva in determinate occasioni). Perciò, i cristiani d’oggi hanno dimenticato il collegamento tra danza e lode. La danza che viene fatta in certi movimenti pentecostali non ha assolutamente niente a che vedere con la danza pudica dei tempi biblici. Come spesso accade si vuole imitare ciò che è scritto nella Bibbia senza la dovuta conoscenza e così si finisce per fare dei grossi pasticci.

     La tradizione della danza biblica è andata persa nelle chiese occidentali, ma nell’ambiente giudeo-cristiano si sta cercando di restaurare l’antica danza biblica (viene chiamata «danza davidica») ma non è per ora alla portata culturale delle nostre chiese. C’è ancora molto da studiare. Il mio consiglio alle chiese, specialmente a quelle pentecostali, è di non avventurarsi in un terreno pericoloso se si vogliono evitare guai. A Satana basta un semplice spiraglio per infiltrarsi dentro.

 

 

3.  ALCUNE OSSERVAZIONI (Nicola Martella): Al pregevole contributo di Argentino Quintavalle, aggiungo solo le seguenti osservazioni complementari, tralasciando altri aspetti secondari o basati su opinioni o gusti personali.

 

     ■ Il santuario d’Israele non c’è più. Non c’è più neppure lo Stato confessionale (o teocrazia) d’Israele fino al ritorno del Messia. Non si può quindi pretendere di applicare alla situazione dell’assemblea del nuovo patto, ciò che era possibile esercitare solo con la presenza del tempio in Gerusalemme.

     Inoltre nel perimetro sacro non era permesso l’accesso ad alcuno se non ai figli di Levi maschi (2 Cr 4,9 cortile dei sacerdoti; Ez 10,3s; 40,19; 44,17.19.21.27 cortile interno). Il resto del popolo stava nel cortile a esso destinato, chiamato anche «cortile della casa dell’Eterno» (Gr 19,14; 26,2; Ez 8,16) o «cortile esterno» (Ez 10,5; 40,17; cfr. vv. 17-47 per interno ed esterno; 46,20); si parla anche del «cortile che è fuori del tempio», destinato ai Gentili (Ap 11,2).

 

     ■ In Israele e nel giudaismo i due sessi erano separati nelle espressioni cultuali (addirittura in due cortili diversi nel tempio e in due luoghi diversi nelle sinagoghe); anche durante le danze profane (p.es. durante i matrimoni) uomini e donne mai danzavano insieme

 

     ■ Non si possono applicare convinzioni dei rabbini (talmudici o meno) sulla sinagoga alle chiese. Non si possono retroproiettare usi e costumi devozionali e sinagogali, nati a un certo punto della storia (p.es. Medioevo) e in un certo luogo (p.es. Spagna o Russia), ai tempi degli apostoli e addirittura alle chiese del primo secolo. Le prime comunità erano «chiese in casa» e non luoghi di culto a sé. È giusto comunque che al centro delle riunioni c’era la Parola di Dio, la sua lettura (1 Tm 4,13), la sua interpretazione profetica (1 Cor 14,29ss), l’edificazione reciproca per mezzo di essa (1 Cor 14,26). Tra tutte le espressioni devozionale delle chiese del NT la danza liturgica non compare, in nessun modo e in nessuna maniera.

 

     ■ Durante i primi secoli della storia della chiesa, ai matrimoni e durante le ricorrenze esistenziali, i cristiani avranno danzato in conformità delle diverse culture, in cui si vennero a trovare? Non lo sappiamo. Ricordiamo che anche nel campo profano le danze avvenivano nell’antichità come evento di gruppo, maschi con maschi e femmine con femmine, senza performance fisiche tra i due sessi e senza abbigliamenti e atteggiamenti scurrili. Durante il corso della storia della chiesa, i cristiani hanno mai usato la danza nelle chiese con la pretesa di evangelizzare o di adorare e lodare Dio? Ci è sconosciuto; ma nessuno scrittore ne parla come un mezzo legittimo. Quello attuale si tratta di un fenomeno nuovo.

 

     ■ Ciò che valeva per l’antico Israele, quando il tempio c’era, non doveva valere per i tempi successivi nel giudaismo; il tempio fu distrutto (586 a.C.), il popolo fu disperso, poi solo una minima parte tornò, i costumi in Giudea e nella diaspora si trasformarono col tempo, e così via.

 

     ■ Ciò che valeva per l’antico Israele e per il giudaismo del primo secolo, non doveva valere necessariamente per le chiese giudaiche prima e quelle gentili poi. Sta di fatto che da Atti 1 ad Apocalisse 22, i termini danza e danzare non compaiono mai.

 

     ■ Ciò che accade nelle chiese di rito bizantino-ortodosso ai matrimoni non può essere dichiarato come avente tradizioni più antiche, poiché usi e costumi religiosi nascono a un certo punto della storia (a volte anche per contaminazione esterna), come appunto tutti i cerimoniali della Chiesa d’Oriente (icone, candele, clero, riti). Non è certo un argomento solido.

 

     ■ Quantunque tutto ciò possa essere oggetto di ulteriori approfondimenti, usi e costumi giudaici nati negli ultimi due millenni — quantunque rispettabili come forme culturali — non possono essere una norma per il cristianesimo e la gente del nuovo patto. Anche tra i chasidim si trova di tutto come mostrano i video: dalle danze rituali composte, alle danze di massa fino all’estasi, alle danze di divertimento durante i matrimoni e fino a danze scurrili.

 

     ■ Inoltre negli attuali fenomeni di danza liturgica nelle chiese carismatiche, sia protestanti sia cattoliche, non si tratta solo di espressioni culturali e devozionali locali, ma della pretesa della restaurazione di un «ministero di danza» e di «gruppi di danza», che sedicentemente erano comuni nelle chiese del NT, col fine di restaurare così la chiesa di Cristo! È quindi un progetto ideologico, attinto da religioni e movimenti estranei al cristianesimo (cfr. sufismo, danze tribali). È chiaro che per renderlo appetibile ai cristiani e per accreditarlo, debbano creare un consenso «biblico»; e per fare ciò, non disdegnano di manipolare a proprio arbitrio la Bibbia.

 

     ■ Oltre alla danza idolatrica intorno al vitello d’oro (un pericolo sempre ricorrente; Es 32,18s), ricordo ciò che avvenne a Baal-Peor (Nu 25). Ricordo il sarcasmo di Elia verso Israele che serviva Baal. «Allora Elia s’accostò a tutto il popolo e disse: “Per quanto [tempo] salterete [ritualmente] voi dai due lati? Se Jahwè è Elohim, seguite lui; se poi lo è Baal, seguite lui”» (1 Re 18,21). Infatti i profeti di Baal «saltavano intorno all’altare che avevano fatto» (v. 26). Tale danza rituale era accompagnata anche da grandi grida e da forme di auto-flagellazione (v. 28), pratica che si trova anche nel cattolicesimo dei secoli passati e nell’islam odierno.

 

     ■ Il riscontro della danza nel NT è molto povero. Si parla della danza licenziosa di Erodiada, che fece girare la testa a Erode (Mt 14,6). Poi Gesù parlò della danza, citando un gioco di gruppo dei ragazzi — «Vi abbiamo sonato il flauto e non avete ballato; abbiamo cantato dei lamenti e non avete pianto» (Mt 11,17) — e applicando tale logica a sé e a Giovanni Battista (vv. 18s). Si noti comunque che si trattava di un gioco comunitario, in cui i ragazzi non danzavano, ma erano «seduti nelle piazze» e «gridano ai loro compagni» (v. 16). Si trattava comunque di un esempio per illustrare una verità.

 

     ■ Da quest’ultimo episodio in poi (Lc 7,32ss), in tutto il NT non si parla mai più di danza e di ballo, né in terra né in cielo. Non è un po’ scarso il riscontro per asserire che la danza rituale era comune nelle chiese del NT e per pretendere la restaurazione di un presunto «ministero di danza» e di sedicenti «gruppi di danza» con l’ambito fine di restaurare così addirittura l’intera chiesa? Per restaurare qualcosa come un presunto «ministero (di gruppi) di danza», bisogna prima dimostrarne l’esistenza nel nuovo patto, e cioè in modo chiaro e incontrovertibile.

 

Danzare per il Dio che danza? {di Alessandra Bedin - Nicola Martella} (T/A)

Danzare per il Dio che danza? Parliamone 1 {Nicola Martella} (T)

Danzare per il Dio che danza? Parliamone 2 {Nicola Martella} (T)

La danza è l’obiettivo santo di Dio? {Nicola Martella} (A)

La danza è l’obiettivo santo di Dio? Parliamone {Nicola Martella} (T)

 

*°*°*°*°*°*°

 

Per ulteriori approfondimenti sulla danza si vedano i seguenti siti e blog di persone impegnate nella cosiddetta «restaurazione del ministero di danza»:

     ■ Sito ufficiale Scuola Action

     ■ Danza Cristiana Restaurata in Italia

     ■ Action - la Vita in movimento

     ■ Sito personale rappr. ICDF Italia giovani (quando sono stato la prima volta sul sito di Gabriella Morabito si vedeva un filmato in flash con una carrellata di torsi nudi e di nudi integrali maschili; stranamente un solo giorno dopo aver scritto a Lorenzo Lippi, ciò è scomparso. Restano vari filmati con performance danzatorie e canore che nella coreografia non si distinguono da quelle del «mondo»)

     ■ Sito International Christian Dance Fellowship

 

► URL: http://puntoacroce.altervista.org/_TP/A1-Danze_giuda_eccles_carism_Lv.htm

01-07-2008; Aggiornamento: 18-08-2008

 

▲ Vai a inizio pagina ▲

Proprietà letteraria riservata

© Punto°A°Croce