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Qui prosegue la
discussione iniziata col tema «Danzare per il Dio che danza? Parliamone 1».
Durante il confronto è venuto alla luce il fatto che non è chiara la differenza
fra una devozione personale accompagnata da elementi di movimento o danza (qui
gli animi si dividono sull'opportunità o meno di avere tali forme durante i
culti) e un presunto «ministero (di gruppi) di danza», come suggerito dalla
statunitense Ann Stevenson e ripreso dalla nostrana Alessandra Bedin
[►
Danzare per il Dio che danza?],
col sedicente obiettivo «biblico» di restaurare l'intera chiesa.
Che cosa ne pensate? Quali sono al
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1.
{Monica Tamagnini}
▲
Gentile fratello
Martella, francamente disquisire non si può su ciò che Dio ha già chiaramente
espresso nella sua Parola.
Che Egli danzi
o meno, un giorno sapremo anche questo, per ora ci basti sapere che il Dio che
di sé ci dice: «Io l’Eterno non cambio» (Malachia 3,6) e le sue parole «non
passeranno», ci chiama anche espressamente nella sua Parola a esprimere a
Lui la nostra lode tramite la danza.
Dio non ha
bisogno di darci lo stesso comando due volte. Ma lo fa. Ubbidiamo.
■ Salmi
149,1.3: «Alleluia. Cantate al SIGNORE un cantico nuovo, cantate la sua
lode nell’assemblea dei fedeli. […] 3Lodino il suo nome con danze,
salmeggino a lui con il tamburello e la cetra».
■ Salmi
150,1.4: «Alleluia. Lodate Dio nel suo santuario, lodatelo nella distesa
dove risplende la sua potenza. […] 4Lodatelo con il timpano e le
danze, lodatelo con gli strumenti a corda e con il flauto».
Sarebbe corretto
annotare anche questo nella sua analisi. Shalom… {31-07-2008}
2.
{Nicola Martella}
▲
Monica parla di «ciò che
Dio ha già chiaramente espresso nella sua Parola». Ora, le cose
chiaramente espresse (p.es. redenzione, fede, salvezza per grazia, patto,
unicità di Dio, ecc.) sono anche esplicitamente e costantemente ripetute
in tutta la Scrittura. Questo non si può proprio dire del presunto
«ministero (di gruppi) di danza» per la «restaurazione della chiesa», come
afferma Ann Stevenson e ripete Alessandra Bedin.
A quanto ella
scrive, rispondo dettagliatamente in un’analisi dell’articolo di
Ann Stevenson che Alessandra Bedin ha tradotto e
mandato in giro; al momento tale scritto devo ancora metterlo in rete. Qui
anticipo qualcosa in base a ciò che hai scritto.
Non si fa bene a prendere fuori
contesto Malachia 3,6 e assolutizzarlo, inchiodando Dio all’immobilismo
storico. Il contesto non parla dell’essenza di Dio
o del suo fare storico, ma del fatto che poiché Egli mantiene la sua Parola,
l’Israele disubbidiente e cinico del tempo di Malachia (3,5.7) non è stato
ancora del tutto distrutto. Punto e basta. Il verso 6 è da tradurre così
dall’ebraico: «No, io, l’Eterno, io non sono mutato; e voi, o figli di
Giacobbe, non siete cessati [oppure: «e voi non avete cessato d’essere
figli di Giacobbe» (= accalappiatore; cfr. v. 8: «voi mi derubate»)]».
Poi c’è da
prendere atto che Dio ha dato leggi in base al bisogno del tempo. La rivelazione
è progressiva. Gesù ha istituito il nuovo patto che ha sostituito quello
vecchio. Quando cambia la costituzione di un Paese o lo statuto di una qualsiasi
compagine sociale, quello vecchio non è più in vigore e non ha più forza
giuridica. Nel nuovo statuto vale solo ciò che è espressamente scritto. Nel
nuovo patto non c’è traccia di un comandamento sulla danza né di un precetto che
introduce un presunto «ministero di gruppi di danza».
Monica afferma
che «Dio non ha bisogno di darci lo stesso comando due volte. Ma lo fa.
Ubbidiamo». Ciò può essere alquanto ingenuo e pericoloso. Infatti la
rivelazione è progressiva e ora stiamo sotto la «legge di Cristo (o dello
Spirito)» (Rm 8,2; 1 Cor 9,21; Gal 6,2) e non sotto la legge mosaica. Nell’AT
c’era la teocrazia, in cui la legge religiosa era legge di Stato. Chi si
macchiava di un crimine religioso degno di morte, lo Stato doveva eseguire la
sentenza. Ad esempio, come comunità dovremmo oggigiorno andare in giro a lapidare
tutti i bestemmiatori, poiché ciò che Dio comanda una volta (Lv 24,14ss.23),
bisogna ubbidirlo senza discutere? Oppure per le stesse ragioni,
dovremmo andare ad appostarci come chiese dinanzi ai club per scambisti di
coppie e lapidare tutti quegli adulteri, secondo che è prescritto nella legge
teocratica? (Lv 20,10; Dt 22,22). Secondo la legge mosaica io dovrei sposarmi
anche mia cognata per procreare al defunto mio cognato una progenie, essendo
rimasti senza figli; avrei trasgredito al comandamento di Dio (Dt 25,5ss)
non facendo il mio «dovere di cognato»? Ha fatto male mia cognata a non
reclamare questo suo diritto, a non disonorarmi pubblicamene togliendomi una
scarpa e sputandomi in faccia (v. 9)? E dovremmo mettere un
cartello all’entrata della nostra sala di culto per avvisare le donne a non
entrare durante il ciclo mestruale (Lv 15,19ss), a causa di un ciclo abnorme (Lv
15,25ss) e per un certo periodo dopo aver partorito (Lv 12,4s), poiché ciò
renderebbe impura la comunità e l’adorazione? Se Dio non muta programma
nella storia e non ha bisogno di darci due volte lo stesso comando…
questa è la logica!
Quando al
Salmo 149, è curioso vedere come si possa prendere da esso solo ciò che si vuole,
tralasciando o spiritualizzando il resto. In esso si tratta di una danza di
guerra per soli maschi israeliti (così i pronomi ebraici) e per soli guerrieri,
con una «spada a due tagli in mano» (v. 6), prima della battaglia finale
(materiale, non spirituale) che porterà all’annientamento dei pagani (vv. 7ss).
E si vuole prendere questo brano come caso normale? Dove si trova una tale
ingiunzione nel NT? Non ha detto Gesù diversamente ai suoi discepoli riguardo
alla spada (Mt 26,52; Gv 18,11), ai nemici (Mt 5,44) e alla vendetta (Mt 5,39)?
Quando al
Salmo 150, esso ingiunge di lodarlo nel «suo santuario», ossia nel
tempio materiale di Gerusalemme. Come si sa, esso è stato distrutto nel 70 d.C.
e non è stato ancora ricostruito. Nel santuario, ossia il perimetro off
limits per il popolo d’Israele, potevano accedere solo i figli di Levi e
solo quelli maschi. Inutile spiritualizzare ora questo brano, poiché il salmo
parlava di cose concrete e non metaforiche. È fuori luogo dire che il tempio di Dio
sono ora i nostri corpi, altrimenti dovremmo danzare solo dentro i cuori e non
fuori con i corpi. Dovremo aspettare che il tempio venga ricostruito e che i
Leviti maschi entrino nel santuario (Ez 44,10s) e danzino in esso! Infatti il
santuario è materiale, tanto che si può costruire (Sal 78,69), usando per esso
oro e argento (1 Cr 29,3), o abbattere materialmente (Dn 8,11). Tale santuario
fu reso impuro con l’entrata in esso dei pagani (Lam 1,10; Ez 7,22 mio intimo
santuario) e degli abomini (Ez 5,11; 23,38s).
Quindi ee sedicenti prove
della lettrice su un presunto «ministero della
danza» si sono dissolte come rugiada al sole. Al resto ho risposto dettagliatamente nell’analisi critica dell’articolo di
Ann Stevenson.
Dove sono quindi le chiare e incontrovertibili
prove esegetiche nel nuovo patto «su ciò che Dio ha già
chiaramente espresso nella sua Parola» e sul fatto che «ci chiama
anche espressamente nella sua Parola a esprimere a Lui la nostra lode
tramite la danza»? Finora non ne ho trovata alcuna di convincente per la gente
del nuovo patto. Non è con i pressapochismi, misti a ingenuità interpretative,
che si dimostra una tesi.
La
lettrice
termina con «sarebbe corretto…». Sì, sarebbe corretto non andare «oltre
a ciò che è scritto»! (1 Cor 4,6). In tutta la letteratura del NT che parla
dell'era della chiesa, da Atti 1 ad Apocalisse 22, di danza non c'è neppure
l'ombra, né in terra, né in cielo. Se è «chiaramente espresso», come si afferma,
perché non c'è? Vogliamo aggiungercelo a nostro arbitrio e attirarci l'ira di
Dio? (Ap 22,18s). Vogliamo santificare un «ministero (di corpi) di danza», non
previsto nel NT, mondanizzando la chiesa e cristianizzando il mondo?
Ricordando la gnostica Corinto, la mondana
Laodicea insegna...! (Ap 3,14-22).
3.
{Emanuela Candoli}
▲
La Parola di Dio
è verace! (e Dio è lo stesso ieri, oggi e in eterno). E proprio nella Parola di
Dio è netta la distinzione tra la danza gioiosa ed esultante di Davide e del
popolo ebraico di fronte a Jahwè e quella dei popoli pagani che consacravano sé
stessi ai loro dèi (che nascondevano spiriti e demoni)!
Direi che
nei secoli è la danza che è stata usata a fini impropri per esprimere sensualità
e idolatria... è l’uomo che per effetto del libero arbitrio può decidere a chi e
come dare lode ! Tutto è puro per i puri, fermo restando il principio che il
nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo ed è necessario, per esprimere un
sacrificio di lode accettevole, vivere secondo la Parola di Dio! (Salmo 119).
La danza è
gioia... il popolo ebraico ha danzato sempre, ovunque, in ogni luogo e in ogni
circostanza e così dovremmo fare noi... Purtroppo il forte spirito religioso
porta a legare le persone... noi siamo fatti anche di corpo e non solo di
spirito e la danza, se sottomessa alla guida dello Spirito Santo, può essere una
fonte di benedizione e di risveglio perché è libertà nello spirito!
Non
possiamo essere più santi di Dio! Egli è Signore di tutto il nostro essere e non
solo d’una parte... {1 agosto 2008}
4.
{Nicola Martella}
▲
Di per sé ho già
risposto a quanto detto qui sopra già nel mio contributo precedente (oltre che
negli altri). Faccio solo qualche appunto.
Si veda
sopra la risposta al fatto che siccome Dio è lo stesso, nulla cambia
nelle sue richieste dall’antico al nuovo patto. A che pro ha detto allora Gesù:
«Voi avete udito che fu detto agli antichi… ma io vi dico…» (Mt 5,22-48).
Oltre agli esempio sopra citati, si veda ad esempio il seguente. Se, essendo Dio
lo stesso, aveva detto e fatto ripetere: «Occhio per occhio e dente per dente»
(Es 21,24; Lv 24,20; Dt 19,21), per intendere che non bisogna usare l’arbitrio
ma la giusta e misurata rappresaglia, perché Gesù ha messo fuori uso tale
principio come norma tra i suoi discepoli, affermando: «Ma io vi dico: “Non
contrastate al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli
anche l’altra…”»? (Mt 5,38ss). Di esempi del genere ce ne sono innumerevoli.
Cambiato il patto, è cambiata anche la legge (Eb 8,13; 10,9). «Infatti, se
quel primo patto fosse stato senza difetto, non si sarebbe cercato luogo per un
secondo» (Eb 8,7). Ora siamo sotto la «legge di Cristo (o dello Spirito)» e
non più sotto la legge mosaica (Rm 8,2; 1 Cor 9,21; Gal 6,2).
Riguardo al
popolo ebraico che avrebbe «danzato sempre, ovunque, in ogni luogo e in
ogni circostanza» e a cui dovremmo adeguarci noi, ricordo che ha danzato intorno
al vitello d’oro, ha partecipato ai riti di Baal-Peor, ha danzato spesso sugli
alti luoghi e ha «zoppicato da ambedue i lati», come richiedeva il rito di
fecondità di Baal e di Ascera. Quindi non dovremmo idealizzare e prendere a
modello un popolo, di cui Dio affermò che è stato sempre di collo duro e che ha
fatto peggio dei pagani.
Sull’uso di forme di spontanei movimenti e
oscillamenti nella devozione personale o all’interno dei culti, si
possono avere opinioni differenti; certo non bisogna trascurare gli aspetti
narcisistici di tali performance. Pur a voler concedere spontanei
dondolamenti e ondeggiamenti durante il canto, altra cosa è la
ritualizzazione di tali elementi. La sala di culto rischia così di
trasformarsi in una palestra, alla danza viene attribuito un carattere
«sacramentale» e la comunità rischia di trasformarsi in un gruppo di
psicoterapia religiosa per scaricare stress e frustrazioni.
Qui si tratta inoltre di un presunto «ministero (di gruppi) di
danza», sedicentemente presenti al tempo del NT, e che ora sarebbe stato
riscoperto per restaurare la chiesa di Cristo. Dove c’è qualcosa del genere,
espresso in modo chiaro e incontrovertibile nel NT? Nel NT qual è un unico caso
in cui una persona ha danzato in un culto? L’unico essere che ha «balzato»
perché ripieno di Spirito Santo, era Giovanni Battista, ma ciò non avvenne in un
culto, anzi ciò successe ancora prima della sua nascita! (Lc 1,41.44). Anche un
cieco «balzò», ma non per danzare, ma per andare a Gesù (Mc 10,50).
Paolo, pur
parlando del fatto che «tutto è puro per i puri» (Tt 1,15), che il nostro
corpo è il tempio dello Spirito (1 Cor 6,19), che dobbiamo presentare a Dio il
nostro corpo come sacrificio razionale (Rm 12,1), eccetera, non menzionò mai
tra le forme devozionali personali e comunitarie la danza (1 Cor 14,26; Ef 5,19;
Col 3,16; Gcm 5,13); parimenti non menzionò mai un presunto «ministero di danza»
tra gli altri ministeri (1 Cor 12,28; Ef 4,11).
Come ho già
avuto modo di dire, nel NT il reperto è scarso: si parla solo della danza
erotica di Erodiada (Mt 14,6) e di un gioco di ragazzi per strada come parabola
che Gesù usò per sé e Giovanni Battista (Lc 7,31ss). Da Luca 7,33 ad Apocalisse
22 non c’è ombra di balli o danze, né in terra né in cielo. Vogliamo mettercelo
noi, andando di là da ciò che è scritto nel nuovo patto? (1 Cor 4,6).
5.
{Daniela Miraldi}
▲
Nota redazionale: Il primo contributo si trova in «Danzare per il Dio che danza? Parliamone 1».
Consiglio di leggere prima quello per intendere questo secondo contributo di
Daniela e ala mia risposta.
Caro Nicola,
dopo aver letto tutti i contributi e le risposte che
dai, non condivido tutte le tue riflessioni o almeno non appoggio le tue
conclusioni.
Se il V.T. deve
trovare conferma nel N.T. per leggi e consuetudini, allora perché si
chiede la decima ai cristiani quando Gesù e gli apostoli non ne parlano? Infatti
nella prima grande riunione di Gerusalemme (libro degli Atti) si stabilisce che
gli ebrei convertiti si debbano soltanto astenere dalla fornicazione e dal
sangue senza portarsi dietro la circoncisione o altro (sulle offerte di cuore
Gesù e gli apostoli parlano ma non di decima; parlo di questo tema senza per
questo dire che non la do o contestare chi la chiede ai discepoli).
Il nuovo toglie il vecchio solo quando ci
pare? Allora lasciamo valido il danzare come è scritto, tra l’altro, nel
Salmo 150! E se diciamo che nel V.T. erano solo i Leviti a ballare (come i video
degli ortodossi mostrano) per dire che le donne non possono e tantomeno i gruppi
misti, allora perché non ci aspettiamo che le donne mestruate restino fuori dei
nostri culti (es. che tu stessi porti per altro ragionamento)?
Concludendo, se adottiamo severità in
certe cose ispirandoci agli antichi Ebrei, allora lo dobbiamo fare sempre,
ovvero se ci apriamo verso il tollerabile come Gesù ha ispirato (credibilità
delle donne quando parlano, cfr. il caso di Maddalena alla risurrezione di Gesù;
velo che non si porta più; uomini e donne seduti vicini nelle sale di culto o in
casa) perché poi vogliamo in altri casi tornare all’ortodossia?
Questa la mia
riflessione e puntualizzazione, senza voler parlare della libertà nello
Spirito che Dio mi dice d’avere (non tutte le cose lecite sono utili — è vero —
ma non per questo sono dannose o demonizzate). Inoltre, parlando del tempio di
Gerusalemme distrutto, unico luogo deputato per danze riservate a soli uomini,
chiedo: se noi siamo il tempio dello Spirito Santo allora perché ci facciamo
tutti questi problemi per dove balliamo? Che differenza fa se ballo di cuore
(cioè nel tempio) al Signore in casa mia, al parco, in teatro o in una sala più
grande (tale in fondo è quella che chiamiamo chiesa!!!)? Se «la chiesa siamo
noi», i cristiani, allora, se sinceri, qual è questa differenza? In ultimo,
penso d’aver compreso la differenza tra danza artistica, finalizzata semmai
all’evangelizzazione, anche se di complemento alla predicazione del Vangelo, e
la danza profetica... almeno in teoria. Poi se quest’ultima esista e in che
forme, sto cercando di capirlo. Certo è che posso esprimere anche una preghiera
a Dio col mio corpo, come con le labbra. Se fossi muta, per esempio, e mi
trovassi a piangere, pensi che non allungherei le mie braccia in alto, visto che
non posso gridare con le corde vocali? Se fossi invece allegra, muta o meno,
pensi che non potrei saltare di gioia? A meno che non fossi paraplegica!
Sono per la
verità biblica, ma il cuore non ce lo dimentichiamo! Se un bimbo, che Gesù
accoglie, balla spontaneamente in chiesa, prima che venga indottrinato a non
farlo, pensi che Gesù non lo gradisce? Un abbraccio fraterno… {04-08-2008}
6.
{Nicola Martella}
▲
Se non per altro bisogna ammirare il coraggio
di Daniela che non si sottrae al confronto, ma che cerca di argomentare.
La lettrice ha proprio capito bene che ciò che
deve valere del vecchio patto deve trovarsi espressamente nel nuovo patto. La
decima, non essendo comandata nel NT, non può essere richiesta da nessuno.
Nell’AT c’erano due tipi di offerte: ▪
1. La decima era la decima parte delle proprie entrate
di qualsiasi genere; ▪ 2. Inoltre c’erano le
offerte volontarie (Lv 27). Infatti il testo biblico dell’AT distingueva
chiaramente fra le «decime», da una parte, e le «offerte votive» e le «offerte
volontarie», dall’altra (Dt 12,6.11 «offerte scelte che avrete votate
all’Eterno»; v. 17).
Le due cose non sono da confondere. Il problema è
dato dal fatto che oggigiorno i cristiani chiamano spesso come «decima» ciò che
nella Bibbia è non chiamato tale, ossia la decima parte degli introiti reali di
una persona. In effetti si tratta solo di offerte o doni volontari, che sono
disciplinati diversamente nella Scrittura.
Quanto ad Atti 15 faccio presente che non si
trattava della «prima grande riunione di
Gerusalemme», ma del primo Concilio interecclesiale di Gerusalemme. Inoltre ciò
che fu stabilito non riguardò gli «ebrei convertiti», ma i «quelli dei
gentili che si convertono a Dio» (At 15,19, cfr. vv. 1.5.7.23). Giustamente
la lettrice afferma che non fu imposta qui la decima. Ha evidenziato giustamente
anche il fatto che nel NT si parli di «offerte di cuore».
La domanda che lei lancia provocatoriamente è
poi la seguente: «Il nuovo toglie il vecchio solo quando ci pare?».
Rispondo con un secco «no». Tutto ciò che nel nuovo patto non è chiaramente
ingiunto riguardo alle cose comandate nel vecchio patto, non può essere chiesto
come osservanza tassativa ai cristiani. «Dicendo: “Un nuovo patto”, Egli ha
dichiarato antico il primo. Ora, quel che diventa antico e invecchia è vicino a
sparire» (Eb 8,13); la distruzione del tempio fu il punto finale.
Ciò vale pure per tutti gli usi e costumi
dell’AT. Con la distruzione del santuario, viene meno anche la possibilità di
mettere in pratica il Salmo 150 e le danze rituali ivi praticate.
Perciò le donne mestruate, contrariamente
a quanto afferma la legge per il santuario d’Israele, non restano fuori dei
culti cristiani, per il semplice fatto che non sono sotto la legge mosaica, ma
sotto la «legge di Cristo». Per questo motivo i discepoli del Signore erano
radunati insieme di pari consentimento nella preghiera con le donne (At 1,14);
cosa per altro impensabile allora per i Giudei nelle sinagoghe, dove le donne
erano separate anche fisicamente dagli uomini.
Condivido la conclusione e affermo: l’AT
aveva la sua coerenza all’interno della teocrazia; il NT aveva (e ha) la sua
coerenza all’interno del Regno di Dio esteso ai credenti di tutte le razze, di
tutti i popoli e di tutte le nazioni. I credenti del nuovo patto non sono
assolutamente mai obbligati a osservare le ingiunzioni dell’antico patto, a
eccezione di quelle che sono chiaramente ed espressamente reiterate nel nuovo
patto. I comandamenti dell'AT non sono più per loro «lettera» (comando tassativo
pena le dure sanzioni previste), ma «spirito» (Rm 7,6, 2 Cor 3,6), ossia fonte
di ispirazione spirituale e morale e fonte di illustrazione dell’opera di Dio
(Rm 15,4, 1 Cor 10,11). L’unico appunto lo farei al «velo che non si porta più»;
proprio di questo comandamento del nuovo patto (1 Cor 11,1ss) mi si deve dire
dove esso sia mai stato abolito nel NT! (questo è chiaramente un altro tema).
Evidentemente dopo la conclusione c’è una nuova
ripresa del tema, ma è di natura speculativa, senza nessun vero aggancio
alla Scrittura, ma basato sul gusto personale. Ripeto che da Luca 7 a Apocalisse
22 non si parla mai di ballo né in terra né in cielo; qualcosa deve pur
significare. Nelle espressioni di devozione personale e comunitaria, la danza
rituale non viene mai proposta come uno strumento per esprimere adorazione,
lode, comunione ed edificazione. Provi la lettrice a portare una dimostrazione
scritturale in merito e a non ragionare sui gusti personali e sulle proprie
preferenze.
Quantunque gusti e preferenze personali possano
essere legittimi (se tali sono), non si può trarre da essi una norma valida
per tutto il popolo di Dio, se la Scrittura non lo afferma. Nella devozione
personale, se uno lo ritiene giusto, pianga, rida, allunghi le mani verso
l’alto, si prostri o s’inginocchi, danzi o si dondoli, recitando salmi. A parte
il fatto che Dio non è obbligato a tenere presente tale coreografia (Ec 5,1ss),
da ciò non si può trarre comunque una regola per la comunità, dove ogni cosa dev’essere
«fatta con decoro e con ordine» (1 Cor 14,40). Molte
performance che ho visto in rete di tali gruppi di «ministero di danza»,
in cui uomini e donne si producono in «acrobazie» fisiche varie, in chiese e
nelle piazze, non sono per nulla decorose. L’unica cosa che alimentano sono gli
ormoni sessuali e la libido.
Giacomo disse ai credenti giudeo-cristiani, a
cui scrisse: «C’è qualcuno di animo lieto? Salmeggi» (Gcm 5,14),
non «balli» o «danzi». Quanto al «cuore», no, non dimentichiamolo!
Ricordiamoci comunque che esso è ingannevole e insanabilmente maligno, caparbio
e può essere traviato! (Gr 17,9; cfr. Dt 29,19
caparbietà; Sal 78,8 cuore incostante; Gr
3,17; 11,8; 16,12 caparbietà e malvagio, 9,14; 23,17
caparbietà).
I sentimentalismi infantili,
quantunque belli, non sono
quelli che devono contare in prima istanza. Se a danzare lo fanno i bambini spontaneamente non lo
impediamo, ma neppure lo incoraggiamo. Da noi abbiamo bambini che spontaneamente
pregano durante il culto e sono un esempio anche per gli adulti. La sala di
culto è una casa di preghiera, non un
palco
di danza.
7.
{Claudio Zappalà}
▲
A proposito della
danza vorrei dire sinteticamente alcune cose. Sono 26 anni che seguo il tipo
d’esperienza, dai primi passi fatti in Inghilterra col figlio d’un pastore delle
Assemblee di Dio britanniche, con il quale avevo frequentato la scuola biblica.
Inizialmente ero molto dubbioso riguardo a quest’esperienza. Poi a questo modo
di lodare Dio, nel panorama evangelico italiano (e non solo), si sono aggiunte
altre esperienze «corporee», come la «moda delle cadute all’indietro», ecc.
Che dire?
Sorvolo le varie disquisizioni giuste e opportune, sia dalla posizione
favorevole che a quella contraria, per richiamare ad alcune riflessioni:
■ Cos’è
fondamentale e cosa è secondario nell’esperienza cristiana?
■ Qual è la
mèta e quali sono i percorsi che ci portano a essa?
■ Quali sono i
mezzi che usiamo e quali sono i contenuti della nostra vita cristiana?
Vedi, Nicola a
volte mi sembra, che passiamo (noi cosiddetti evangelici) il nostro tempo a
disquisire sul «sesso degli angeli» e «su quanti angeli riescono a ballare sulla
punta d’un ago», dimenticando cos’è fondamentale, qual è la mèta che dobbiamo
raggiungere e quali sono i contenuti che dobbiamo realizzare durante questo
tragitto.
La santità, la
sottomissione volontaria al Suo progetto per la nostra vita, la nostra
consacrazione al servizio dell’evangelo, credo che siano gli obiettivi
fondamentale che il Padre, Figlio e lo Spirito Santo vogliano realizzare nella
nostra vita.
A coloro che
mi pongono il problema se è «giusto cadere nello spirito», io rispondo che a me
interessa sapere come le persone di rialzano nei confronti delle cose sopra
scritte. Stessa cosa per la danza.
Oggi abbiamo
belle riunioni, vive, movimentate, ottimi concerti ecc., ma aumentano i divorzi
nelle chiese, aumentano i pastori che divorziano, i fedeli e pastori che
dichiarano con «orgoglio» d’essere omosessuali; le chiese continuano a
proliferare per di-visione e non per visione dell’Opera di Dio; i giovani che
vivono piacevolmente nella «fornicazione e convivenza». Allora? beh, c’è
qualcosa che non funziona!
Ti scrivo solo
alcune riflessioni.
■ Abbiamo
preso ciò che è marginale (cose buone naturalmente, in certi casi) e lo abbiamo
messo al primo posto.
■ Abbiamo
dimenticato che Dio è Santo, Santo, Santo, e non conosciamo il significato della
parola «santo».
■ Abbiamo
sostituito la volontà di Dio con i nostri bisogni e piaceri personali.
E potrei
ancora continuare a scrivere la confessione dei nostri peccati.
Oggi abbiamo
bisogno d’una «voce che gridi nel deserto delle chiese».
Concludo:
Catalogare e limitare le conseguenze corporee dell’Opera di Dio nella vita dei
credenti secondo forme e stereotipi antichi e moderni, mi sembra una riduzione
dell’Opera di Dio, ma prendere dei modelli sociali e sostituirli all’Opera dello
Spirito Santo nella nostra vita è altrettanto sbagliato.
Certo il tema
è molto più profondo e complesso, ma vi prego non perdiamo di vista ciò che è
importante. {05-08-2008}
8.
{Nicola Martella}
▲
La lettera contiene
certamente aspetti interessanti. Certamente esiste una differenza fra principale
e secondario, fra meta e percorsi e fra contenuti e mezzi. Il problema c’è
quando le cose secondarie vengono poste all’interno di una ideologia olistica
che ha come obiettivo la trasformazione del cristianesimo o la restaurazione
della chiesa. Anche Paolo ha detto che «l’idolo non è nulla» (1 Cor 8,4),
ma poi si è scagliato contro l’idolatria (1 Cor 6,9; Ef 5,5). Il Paolo che ha
affermato che «la circoncisione è nulla e la incirconcisione è nulla» (1
Cor 7,19; Gal 6,15), non si è tirato poi indietro a dichiarare seriamente ai
Galati: «Se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla» (Gal 5,2),
e a imprecare contro i giudaisti che facevano della circoncisione un punto
programmatico della loro ideologia (At 15,1.5): «Si facessero pur anche
evirare quelli che vi mettono sottosopra!» (Gal 5,12). Così è per tutto ciò
oggigiorno viene posto in modo ideologico, ad esempio: «restaurazione di
apostoli e profeti», introduzione di «scuole profetiche», il sistema ecclesiale
totalitario detto «Movimento G12» (governo dei 12), la restaurazione del
presunto «ministero (di gruppi) di danza». Sono tutti punti programmatici di
un’ideologia escatologica per trasformare il cristianesimo («in nome di Cristo»)
in uno spiritualismo mistico, gnostico ed esoterico.
Quindi qui non
si tratta del classico «sesso degli angeli» e simili, ma di questo: «Nessuno
a suo talento vi defraudi del vostro premio per via d’umiltà e di culto di
inviati, affidandosi alle proprie visioni, gonfiato di vanità dalla mente della
sua carne, e non attenendosi al Capo…»(Col 2,18s). La maggior parte delle
epistole sono nate sulla base dell’apologetica, che non è cosa di poco conto,
accanto ad altri ministeri: evangelizzazione, insegnamento, edificazione, ecc.
Gli
obiettivi di cui parli e che Dio vuole realizzare nella nostra vita sono
giusti e dobbiamo esercitarci a raggiungerli e a stimolare gli altri al
riguardo. Ciò non toglie che bisogna vegliare, guardare il gregge, combattere il
buon combattimento della fede (1 Tm 6,12), turare la bocca ai molti sediziosi,
ciarlatani e seduttori di menti (Tt 1,10), distruggere «i ragionamenti e ogni
altezza che si eleva contro alla conoscenza di Dio» e fare «prigioniero
ogni pensiero traendolo all’ubbidienza di Cristo» (2 Cor 10,5), e così via.
Altrimenti ingrassiamo agnelli destinandoli ai lupi rapaci di turno (Mt 7,15; At
20,29).
Diversamente
da te, io mi pongono il problema se il cosiddetto «cadere nello spirito»,
provenga da Dio o meno. Lo stesso vale delle nuova moda del «ministero (di
gruppi) di danza», chiaramente mutuato dal misticismo esoterico. Bisogna
chiedersi se i fatti della carne da te menzionati, non siano proprio i risultato
di una «contaminazione di carne e di spirito» (cfr. 2 Cor 6,14-7,1). La
mia esperienza di cura pastorale mi convince di sì. Gente spiritualmente
contaminata, si trasforma poi anche sul piano morale; così avviene pure a chi
comincia a frequentare ambienti spiritualistici di tipo esoterico, come mi
conferma pure chi dentro c’è stato. Lo stesso meccanismo funziona anche in campo
carismaticista e i «canali» di contaminazione sono proprio autonominati «unti»,
«apostoli», «profeti» e quant’altri che mischiano Cristo con Beliar, Dio e
mammona, carne e spirito.
Quindi non
bisogna sottovalutare ciò che non si comprende a pieno, solo perché non si
hanno al riguardo esperienze o solo perché si hanno altri interessi nel
ministero, dovuti probabilmente
anche ad altri carismi; in ogni modo, è meglio informarsi bene per
non rendersi colpevoli per sé e per gli altri. «Bada a te stesso e all’insegnamento;
persevera in queste cose, perché, facendo così, salvaguarderai te stesso e
quelli che ti ascoltano» (1 Tm 4,16).
9.
{Michele Loreto}
▲
■
Contributo:
Ho letto l’argomento sulla danza sul
sito... io credo che la danza è un modo d’esprimere la nostra lode a Dio. In
Genesi 1 e 2 Dio non dice d’aver creato la musica, eppure dopo la musica nel
tempio, e ancora oggi nelle chiese, è un santo mezzo che aiuta a entrare alla
presenza di Dio. Il rapporto di Davide con Dio è ricolmo di musica, ne sono
testimoni i salmi... e Davide era il primo che danzava con tutte le sue
forze davanti all’arca di Dio. Comunque so per certo che lei conoscerà
sicuramente meglio di me le Scritture e saprà rispondermi, ma questo è ciò che
io credo nel mio cuore, appoggiato dagli esempi biblici. Non si può fare
dottrina su questi argomenti, infatti credo che ogni singolo credente abbia un
modo d’esprimere l’adorazione a Dio con sfaccettature diverse. Credo che la
danza non debba essere una cosa ufficiale e «dottrinale» nella chiesa, ma un
modo genuino, autentico e spontaneo d’esprimere lode al nostro Dio, come faceva
Davide. È pure vero che i Salmi dicono spesso di gridare di gioia al nostro Dio
(difficile farlo stando fermi), d’entrare nei suoi cortili con ringraziamento,
di lodarlo con la danza, che Dio tramuta il lutto in danza (Salmo
149; 150)... La cosa che noi come cristiani dovremmo fare è mantenere un certo
pudore nella danza, nel modo di vestire, nelle coreografie, ma non eliminarla a
priori. […] {05-08-2008}
▬
Risposta:
Di per sé ho risposto sufficientemente a
ciò che il lettore afferma in questo suo contributo. Evidenzio solo alcune cose.
Ciò che avvenne in momenti circostanziati della storia d’Israele (Davide) o era
prescritto per il perimetro sacro del tempio di Gerusalemme (che non esiste
più), non è ingiuntivo per chi si trova non più sotto la legge mosaica, ma sotto
la «legge di Cristo» (Rm 8,1ss; 1 Cor 9,21; Gal 6,2). Come ho mostrato negli
altri miei contributi, chi vuole ubbidire a qualcosa dell’antico patto, deve
farlo in tutto, anche nelle leggi di purità (ad esempio stare lontano dal culto
in caso di mestruazioni, periodo post-parto, contaminazioni fisiche di diverso
genere, polluzioni notturne, ecc.). Nel nuovo patto vale solo ciò che è
comandato chiaramente ed espressamente in esso. Il canto e la musica (cfr.
salmeggiare) sono menzionati e raccomandati nel NT come espressioni devozionali
personali e collettive (Ef 5,19; Col 3,16), ma non la danza. Da Luca 7 fino alla
fine del NT non si menziona nessuna danza per l’assemblea di Cristo terrestre o
celeste. Ecco la raccomandazione di Giacomo: «C’è fra voi qualcuno che soffre?
Preghi. C’è qualcuno d’animo lieto? Salmeggi» (Gcm 5,12); non disse di
quest’ultimo: «Danzi!». {Nicola Martella}
10.
{Michele Loreto}
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Contributo:
È la prima volta che mi trovo a
considerare se danzare sia scritturale o no... cosa posso dirle. Non sono a
priori a favore della danza, e io e la danza siamo due cose separate. Tuttavia
ci sono momenti che trascorro in profonda intimità con Dio nei quali sento di
voler esprimere tutto me stesso a
Dio... Nei problemi vado davanti a Dio, mi sfogo e piango... Nelle sfide, vado
davanti a Dio e confido... Nelle vittorie, vado davanti a Dio e salto,
festeggio, esulto... danzo! E non mi chiedo se queste cose siano scritturali o
no, perché è la mia comunione intima con Dio, nella quale sento d’aver dato
tutto me stesso. Non considererei «danzare» un comandamento, ma un’espressione
della lode a Dio. Per me danzare non è la volontà d’obbedire a un punto della
legge, come lei ha detto, ma semplicemente il mio modo di mostrare a Dio la
gioia che Lui ha messo in me. E non credo di disubbidire a Dio solo perché non è
scritturale o perché nel Nuovo Testamento non è mai citato. La gioia è un frutto
dello spirito, e io posso esprimere la mia gioia col sorriso o anche saltando e
danzando. la mia coscienza non mi condanna in questo, perché questo mio modo
d’esprimere la lode è dettato dalla fede e faccio ciò in piena certezza (Romani
14,22-23). Comunque credo che l’apostolo Paolo abbia risposo a questi argomenti
cosi delicati e così poco «universalmente accettati» in Romani 14,14.
{06-08-2008}
▬
Risposta:
Michele continua a parlare di sé e della
propria devozione personale, il che è legittimo. È evidente che egli non ha
capito, però, che nella devozione esiste una distinzione fra il piano personale
(nella cameretta) e quello comunitario (nella sala di culto). Le espressioni di
devozione personale ognuno li gestisce secondo le proprie convinzioni,
certamente non andando fuori dei binari della sana dottrina (p.es. idolatria,
preghiere ripetitive). Qui ognuno dovrà rendere personalmente conto alla propria
coscienza e al Signore delle proprie convinzioni e del proprio fare (Rm
14,13-23).
Fra le espressioni di devozione
comunitaria, riportate nel NT (1 Cor 14,26; Ef 5,18ss; Col 3,16), la danza
non è prevista e neppure menzionata. Qui non si può procedere a proprio
arbitrio, ma bisogna usare decoro e ordine (1 Cor 14,40).
Inoltre qui parliamo particolarmente di un
presunto «ministero di danza», espresso da gruppi di professionisti o di
dilettanti, al fine di lodare Dio o di evangelizzare su un podio mediante le
performance fisiche dei ballerini. Una cosa del genere non esiste nel NT tra i
ministeri elencati. Che Dio sia stato così distratto? Non possiamo decidere noi,
nel nuovo patto, che cosa Dio desideri avere nel suo culto e come voglia essere
adorato e lodato. Altrimenti, come disse Salomone, rischiamo di «offrire il
sacrificio degli stolti, i quali non sanno neppure che fanno male» (Ec 5,1).
Quindi, contrariamente a quanto afferma il
lettore, si fa sempre bene a verificare «se queste cose siano scritturali
o no», poiché anche chi pratica un culto idolatra può sentire buoni sentimenti
verso Dio; non per questo Dio è obbligato ad accettare e ad ascoltare chi
pratica una devozione che Egli dichiara abominevole. «Il sacrificio degli
empi è in abominio all’Eterno, ma la preghiera degli uomini retti gli è gradita»
(Pr 15,8; 21,27; cfr. Os 13,2 idoli secondo la loro immaginazione). Il culto che
offriamo a Dio dev’essere gradito a Lui e dev’essere fatto con riverenza
e timore di Dio (Eb 12,28). Spero che questa volta ci siamo capiti. {Nicola
Martella}
11.
{Carlos Provenzano}
▲
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Contributo:
Caro Nicola, Alessandra la conosco molto bene e sa che non condivido il
suo modo di porre le cose agli altri... Le sfaccettature della vita del
cristiano sono infinite, abbiamo un Dio creativo non credi? Semplicemente non
condividevo il tuo rendere ridicolo il modo di parlare d’Alessandra (mia
moglie)... Ho sperimentato la potenza della danza cristiana in uno spettacolo...
Sai che un teatro con trecento persone è stato toccato da un passo a due su una
coreografia cristiana? Sai che una persona per mezzo d’uno stage di danza
cristiana ha accettato Gesù come personale salvatore e che adesso frequenta una
chiesa regolarmente? Ulteriore dettaglio... Una persona cresciuta in Russia,
nella Russia comunista...Tu mi parli di Bibbia e di quello che sta scritto... Io
invece ti racconto del Dio che vivo ogni giorno e sperimento... Sono cresciuto
senza un padre e una madre... Sia che proprio per mezzo d’una bandiera e una
Corona sono stato liberato dal trauma che ciò aveva comportato? Sai che proprio
per mezzo della danza il rapporto mio e di mia moglie è stato restaurato? Spesso
siamo troppo faciloni a escludere un qualcosa che va contro il nostro modo di
pensare... Sono decine di migliaia di persone che credono nel restauro delle
arti che Dio stesso ha creato... {21-08-2008}
▬
Risposta:
Caro Carlos, shalom. Ora è tutto chiaro: Alessandra Bedin è tua
moglie. Sono contento che finalmente lo hai detto, dopo varie volte che mi hai
scritto. [►
Evangelizzare sì, apologetica no? Parliamone]
Se lo dicevi immediatamente, avrei subito inquadrato la questione meglio,
tuttavia meglio tardi che mai. Rileggiti il nostro dialogo e fai attenzione alle
continue bordate da lei lanciatemi, tant’è che ho dovuto fargliele notare più
d’una volta. Capisco ora che come marito hai visto specialmente quanto da
me scrittole in risposta, ma come figlio di Dio dovresti valutare le cose in
modo imparziale. Il colloquio avuto insieme, è andato avanti fintantoché lei ha
deciso ed è stato interrotto da lei. Ho fatto delle richieste specifiche ma,
sebbene ella si sia ripromesso di rispondermi, le risposte non sono ancora
arrivate.
Non voglio
discutere ulteriormente sul tema della danza, visto che metterò fra non
molto in rete un articolo che analizza criticamente l’articolo che Alessandra mi
ha mandato del suo «nume tutelare» della danza rituale. Poi potremo riparlarne,
se necessario.
Che Dio scriva
diritto sulle riga storte della nostra vita, è fuori discussione. La via
biblica indicataci dal Signore nella sua Parola non è quella di risolvere i
problemi danzando con bandiere e corona (altrimenti ce lo avrebbe chiaramente
scritto), ma questa: «C’è fra voi qualcuno che
soffre?
Preghi.
C’è qualcuno d’animo lieto?
Salmeggi.
C’è qualcuno fra voi malfermo?
Chiami gli anziani
della chiesa, e preghino essi
su lui e lo ungano d’olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede
salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e s’egli ha commesso dei
peccati, gli saranno rimessi» (Gcm 5,13ss).
Alla «teologia
dell’esperienza» preferisco la «teologia dell’ubbidienza». Alla filosofia
del «Dio mi ha detto» preferisco la dottrina dello «sta scritto» e del «non
andare oltre ciò che è scritto». Anch’io vivo ogni giorno e sperimento Dio in un
rapporto personale, ma sulla base della sua Scrittura. Così fecero gli uomini
fedeli a Dio nell’AT e nel NT, Gesù stesso e gli apostoli. Ho visto tante
persone che sono state guarite dal Signore mediante la sacra Scrittura nella
cura pastorale, da me esercitata, senza corone e bandiere.
Ognuno può avere le convinzioni che vuole, un giorno dovrà però renderne conto a
Dio. Ogni riforma, restaurazione e risveglio sono sempre avvenuti con un
ritorno alla sacra Scrittura e alla sua ubbidienza (vedi quello al tempo del re
Giosia e di Lutero). La volontà di Dio sta scritta nella sua Parola ed è quella
che Dio userà nel suo giudizio, quando premierà o biasimerà i suoi servi (1 Cor
3). Possiamo imparare tanto da questa raccomandazione di Dio mediante Mosè: «Abbiate
dunque cura di fare ciò che l’Eterno, il Dio vostro, vi ha
comandato;
non ve ne sviate
né a destra né a sinistra; camminate in tutto e per tutto per la via che
l’Eterno, il vostro Dio, vi ha
prescritta,
affinché viviate e siate felici e prolunghiate i vostri giorni nel paese di cui
avrete il possesso» (Dt 5,32s; cfr. 17,11.20; 28,13s; Gs 1,7s). Il
principio vale anche nel nuovo patto: «Bada a te
stesso e all’insegnamento;
persevera
in queste cose, perché, facendo così, salvaguarderai te stesso e quelli che
t’ascoltano» (1 Tm 4,16). Così facendo, io vorrei sentirmi dire questo dal
Messia-Re: «Va bene, buono e
fedele servitore; sei stato
fedele in poca cosa, ti costituirò
sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore» (Mt 25,23). Si può
fare di testa propria, ma i risultati non sono scontati, anzi possono essere
alquanto imprevedibili (Mt 7,13-23). {Nicola Martella}
12.
{Francesco Sciarrabone}
▲
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Contributo:
Caro Nicola, spero che non t’offendi se
ti chiamo per nome, ho letto il tuo dibattito sulla danza dove, se ho capito
bene, dici che nella Bibbia non ci sono esempi in cui qualcuno danza per il
Signore, ma io mi sono ricordato di Davide che danzava dinanzi all’arca e così
ho deciso di cercarli. Te li riporto, anche se credo che tu li conosca e mi
meraviglia che non ne abbia parlato: «Davide
danzava con tutte le forze davanti
al Signore. Ora Davide era cinto d’un efod di lino. […]
Mentre l’arca del Signore entrava nella città
di David, Mikal, figlia di Saul, guardò dalla finestra; vedendo il re Davide che
saltava e danzava dinanzi al
Signore, lo disprezzò in cuor suo»
(2 Sm 6,14.16). Pace a te in Cristo Gesù {01-09-2008}.
▬
Risposta:
Questo specifico punto lo accenno
nell’articolo e nei temi sulla danza (si veda sopra la risposta al contributo
9). Sarà trattato nella una critica ragionata dello scritto programmatico di Ann
Stevenson, che prossimamente metterò in rete, e in altri articoli.
Quello che
Davide fece, sta in un testo descrittivo dell’AT, quindi neppure nella Legge
mosaica, che era la sola ingiuntiva all’interno della teocrazia (=
Stato-religione) d’Israele. Era un caso isolato che stava in rapporto col
santuario d’Israele e con l’arca del patto, che da circa due millenni non
esistono più. Ora comunque non siamo più sotto la «Legge di Mosè», ma sotto la
«Legge di Cristo» e per i cristiani vale solo quanto ingiunto espressamente nel
nuovo patto. Se leggi bene tutto quello che ho scritto, ho detto che nel NT da
Lc 7 a Ap 22 non c’è nessun esempio di persone che
nelle chiese danzano, né è prescritto fra le
cose richieste nella devozione comunitaria (Ef 5,18ss; Col 3,16), né risulta
come un presunto «ministero (di gruppi) di danza» fra funzioni e ministeri
previsti nel nuovo patto (1 Cor 12,28ss; Ef 4,11ss). Da Mt 1 a Lc 7 ci sono solo
due esempi: la danza erotica d’Erodiada (Mt 14,6) e un gioco di ragazzi fatto
per strada (da seduti!), che Gesù usò come illustrazione per sé e Giovanni
Battista (Mt 11,16ss). È tutta un’altra cosa vero? E sebbene non ci sia una base
scritturale, i fautori del sedicente «ministero (di gruppi) di danza» ne
vogliono fare uno strumento per restaurare nientemeno che l’intera chiesa!
Si rileggano meglio l’articolo e tutti i temi di discussione per capire dove sta
il punto focale della questione.
►
Danze giudaiche, ecclesiali e carismatiche
{Argentino Quintavalle - Nicola Martella} (T/A)
►
La danza è l’obiettivo santo di Dio? Parliamone
{Nicola Martella} (T)
*°*°*°*°*°*°
Per ulteriori
approfondimenti sulla danza si vedano i seguenti siti e blog collegati
alle persone impegnate nella cosiddetta «restaurazione del ministero di danza»:
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Sito ufficiale Scuola
Action
■
Danza Cristiana Restaurata in Italia
■
Action - la Vita in
movimento
■
Sito personale rappr. ICDF Italia giovani (quando sono
stato la prima volta sul sito di Gabriella Morabito si vedeva un filmato in flash con una carrellata di torsi nudi e di
nudi integrali maschili; stranamente un solo giorno dopo aver scritto a Lorenzo
Lippi, ciò è scomparso. Restano vari filmati con performance danzatorie e canore
che nella coreografia non si distinguono da quelle del «mondo»)
■
Sito International Christian Dance Fellowship
►
URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_TP/T1-Danza_Dio_parla2_R34.htm
01-08-2008; Aggiornamento: 21-01-2009
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