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Avevo ricevuto un paio di volte l’articolo «Danza! Il santo obiettivo di Dio» di
Ann Stevenson della «Restored to Glory Dance Ministry School of Worship» e che
Alessandra Bedin aveva tradotto in italiano e mi aveva mandato.
Consiglio vivamente la lettura di questo articolo a chiunque è
interessato a studiare un caso esemplare di come non bisogna trattare la
Bibbia (ossia come un libro da saccheggiare per la propria ideologia) e per
analizzare come si possa strumentalizzare e distorcere i fatti chiari per
assoggettarli a ipotesi fantasiose. Si mettono insieme tante falsi pulci e si
pretende che siano un vero elefante!
Scorrendo l’articolo mi ero meravigliato dei salti mortali fatti
dall’autrice per rendere biblicamente appetibile la danza cristiana. Oltre alla
consueta versettologia indebita (ammasso di versi biblici tolti dal loro
contesto naturale e associati a proprio arbitrio), nell’articolo ricorre una
vera e propria riprogrammazione ideologica: versetti vengono strappati
dal loro contesto, vengono svuotati del loro significato originario e riempiti
con nuovi significati che all’autore originario non sarebbero mai venuti in
mente. Concetti biblici vengono anch’essi semplicemente riprogrammati.
Ho cercato una dimostrazione storica ed esegetica riguardo alla
danza nelle chiese del primo secolo (erano tutte comunità domestiche; cfr. Rm
16), ma non ve n’è traccia. Si parte da presupposti che bisognerebbe prima
dimostrare; si cercherà inutilmente. La Bibbia viene usata per dimostrare una
tesi aprioristica, ossia fissata in origine: nelle chiese al tempo degli
apostoli si sarebbe adorato Dio danzando e la danza liturgica sarebbe stata uno
dei ministeri ecclesiali. Ci pensate nelle piccole e povere case a fare danze
sacre? Come mai tra i ministeri elencati non figurano tali maestri di danza? Si
vuole restaurare qualcosa, di cui prima bisognerebbe dimostrare l’esistenza
nella chiesa primordiale.
Ciò che l’autrice vide in sogno, ossia gente che conduceva danze
sacre, doveva veramente venire da Dio? Era questo l’autorizzazione poi a usare
la Parola di Dio a proprio arbitrio, per dimostrare che era una cosa «biblica»?
Per seguire le proprie intuizioni spirituale (chiamate erroneamente
«profezia»), bisogna poi mettere le briglie ideologiche alla sacra Scrittura pur
di adempiere un presunto «ministero nella danza». Basta l’interpretazione
mistica e spiritualista di alcune esperienze soggettive per chiarire ciò che
piaccia a Dio e come Egli voglia essere servito? Si parla continuamente di «unzione»,
sebbene nel NT la menzioni solo 1 Giovanni 2, ma con un significato del tutto
differente: basta rivestire il proprio misticismo con concetti biblici per
essere nel giusto?
L’autrice
sfodera i versetti più eroici della Bibbia e li adatta a tale presunto
ministero della danza (Mt 10,39; 1 Cor 3,11); ma il testo biblico parla proprio
di ciò? È giusto parlare di «restaurazione della danza», senza averne mai
dimostrata la presenza nelle chiese del primo secolo?
L’autrice
butta le mani avanti per non cadere e afferma (come fanno altri per altre cose
simili), che tutte le accuse contro la danza liturgica provengono da
«satana, l’accusatore dei fratelli». Se ciò non bastasse, si pretende la difesa
della danza sacra da parte della «Parola di Dio, fedele e vera». Si parla di
trabocchetti e inganni degli avversari, che vengono accostati a Satana. Chiaro
no? Tutto ciò è una terribile e colpevole ingenuità, oltre che una
strumentalizzazione della Parola di Dio.
Negli
argomenti di coloro, che sono contro la danza liturgica nelle chiese, l’autrice
vede dei «complotti del nemico», «mentre la rappresentazione fisica della
danza è presentata davanti a Dio in spirito e verità»! Bel modo di argomentare
biblicamente!
Si afferma che
«la danza è stata originariamente creata per la gloria, l’onore e la
potenza del Signore Dio Onnipotente», ma dov’è il brano chiaro che dimostra ciò?
Si afferma che la danza «fu creata legittimamente per il Suo piacere
e appartiene alla Chiesa per la sua funzione in battaglia, celebrazione e
comunicazione intima di adorazione», ma dov’è un solo brano del NT che parla di
un ministero di danza (cfr. 1 Cor 12,28; Ef 4,11ss) e dell’esecuzione di un solo
ballo liturgico in una chiesa del primo secolo? Possibile che i credenti abbiano
allora danzato liturgicamente senza neppure accorgersene? Bisogna bistrattare
anche qui «l’argomento del silenzio» usato da chi non ha veri e validi
argomenti?
Bisogna
proprio far violenza a Romani 12,2 (!?) per fargli affermare: «La danza è
buona, accettevole e perfetta, in accordo alla volontà di Dio»! È questo «il
processo che la Bibbia chiama “trasformare” o “rinnovare” la nostra mente»?
Basta citare Ecclesiaste 3,1-4 — c’è «un tempo per far cordoglio e un
tempo per danzare» — per quietare gli animi di menti semplici e perché si
accetti tutto ciò per un presunto ministero ecclesiale della danza? (infatti per
coerenza testuale, bisogna affermare che nei locali delle chiese anche si
«nasce» e si «muore», si «pianta» alberi e li si «sradica», eccetera).
Si scomoda
Atti 10,9-16, Pietro e la visione del lenzuolo e degli animali impuri, per
affermare che Dio avrebbe purificato la danza. Si citano le resistenze avute da
Pietro a Gerusalemme (At 11,2). Se si va al testo biblico, Pietro non disse in
casa di Cornelio: «Dio mi ha mostrato che non debbo chiamare alcuna danza
immonda o contaminata» (At 10,28). E quelli della circoncisione non lo
rimproverarono così: «Tu sei entrato da uomini incirconcisi, e hai danzato con
loro» (At 11,3). E dopo che Dio li convinse che il «dono» ricevuto dai Gentili
era pari a quello dei Giudei (ma esso non era la danza; At 11,17), non
affermarono: «Dio dunque ha dato la danza anche ai Gentili affinché abbiano
vita» (At 11,18). Questa è l’estrema conseguenza che segue la logica di chi
abusa dei testi biblici per far dire loro ciò che si vuole. Tale brano non
ha nulla a che vedere con una presunta «restaurazione della danza». Si afferma,
appellandosi alla Parola divina, che «non dobbiamo limitare Dio», ma «dobbiamo
considerare la danza dalla sua prospettiva», ma dov’è un unico brano biblico del
NT in cui Dio ha stabilito la danza nelle chiese e in cui si menziona una sola
occasione di danza liturgica nel nuovo patto?
La cosa
curiosa è che si scomoda addirittura Atti 15 e la Conferenza di
Gerusalemme. Se andiamo alle decisioni storiche della chiesa apostolica,
leggiamo: «È parso bene allo Spirito Santo e a noi di non
imporvi altro peso all’infuori di
queste cose, che sono necessarie»
(At 15,28); leggendo fra tali cose (v. 29), non troviamo la danza rituale!
Si scomoda
addirittura ciò che Gesù rinfacciò ai Farisei circa l’annullare della Parola
mediante la tradizione, pur di avere ragione (Mc 7,9; Mt 15,3.6.9).
Allora dov’è un chiaro comandamento, in cui è ingiunta la danza liturgica nel
nuovo patto? (a guardar bene non esiste neppure nella legge mosaica!). Questo
modo di trattare la sacra Scrittura è semplicemente avventuroso e disonesto.
Si cita Salmo 149,3, chiamandolo erroneamente «comandamento» (i Salmi
sono una raccolta di innari, non la Torà!): «Lodino il suo nome con
danze, salmeggino col tamburello e la cetra», poi lo si accosta ad Atti
10,15 («Le cose che Dio ha purificate…»). Questo è un’avventurosa
versettologia indebita. Quanto al Salmo 149, analizzandolo ci si renderà conto
che si tratta di un’esortazione a Israeliti chiamati «assemblea dei fedeli» (v.
1), Israele e «figli di Sion», ossia cittadini di Gerusalemme (v. 2), «suo
popolo» (v. 4) e «fedeli» (vv. 5.9). Dove viene mai detto qualcosa del genere
nel nuovo patto? Se si vuol essere coerenti con questo «salmo di vendetta
escatologica», bisogna osservare i seguenti aspetti.
■ Tutti i verbi e pronomi ebraici sono maschili; questo escludeva le
donne, che oggigiorno sono proprio quelle che introducono la danza nelle chiese
e la praticano; anche l’autrice dell’articolo è una donna.
■ L’atmosfera
era quella del tempio (v. 5 «adorni di gloria», ossia con abiti da
cerimonia), che oggigiorno non esiste. Non mi si venga a dire che oggigiorno
siamo noi col nostro corpo il tempio dello Spirito o di Dio (magari citando 1
Cor 3,16s; 6,19; 2 Cor 6,16), perché tali brani non parlano di danza; e se si
vuole essere coerenti, bisogna danzare allora nel corpo (il tempio) e non
col corpo!
■ Infine
bisogna non solo danzare, ma fare tutte le cose descritte in tale salmo (tutte
cose da maschio!), ossia bisogna essere pronti a una vera guerra, avendo
«una spada a due tagli in mano per far
vendetta delle nazioni e infliggere
castighi ai popoli; per legare i loro re con
catene e i loro nobili con
ceppi di ferro, per eseguire su
loro il giudizio scritto» (vv.
6-9). Chi non può fare tali cose per scrupolo cristiano, non può fare l’altra
(danzare). Tutto era inteso in senso materiale e reale, senza
spiritualizzazioni. Il Signore Gesù non ha comandato ai membri della sua
assemblea messianica qualcosa del genere come l’uso della spada (Mt 26,51s), la
vendetta (Mt 5,38s), l’imprigionamento di masse e governanti e l’esecuzione
della sentenza di giudizio. Questi sono tutti aspetti escatologici e riguardano
gli Israeliti.
Se si cita a
sproposito Ebrei 13,8, suggerendo che Dio sia lo stesso, allora ci si
armi come nel salmo o si lapidi chi bestemmia o non osserva il sabato, eccetera;
tale brano recita però correttamente così: «Gesù è lo stesso Cristo ieri,
oggi e in perpetuo», ossia dalla sua entrata nella storia come uomo in poi.
Gli ideologi danzanti non si tirano indietro a stravolgere la Parola di Dio, pur
di convincere che ciò che affermano sia «biblico», ma incanteranno solo i «bambini,
sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli
uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore» (Ef 4,14).
Si scomodano
arbitrariamente brani come Giovanni 1,3 e Romani 11,36 per affermare che la
danza l’avrebbe creata Dio, poiché il termine «tutte le cose»
includerebbe la danza. Strana logica! Allora Dio ha creato le uova al tegamino,
le epidemie, le pentole a pressione, le automobili, i computer, il ponte di
Brooklyn, i satelliti, la liposuzione e… (fermati, per favore!).
Si afferma che
«la danza e l’uomo sono stati specificamente creati l’uno per l’altra». Stano
che in Genesi 2 Dio abbia comandato ad Adamo di non mangiare dell’albero della
conoscenza, ma non di danzare!
Si cita
Apocalisse 4,11 («Degno sei, o Signore, di ricevere…»), si parla del
«piacere di Dio» (abbinando ciò con Sal 149,3s), ma si trascura di vedere che in
tutta l’Apocalisse non si parla mai di danza, ma di canti. Nel verso precedente,
appena prima di glorificare Dio con le labbra, «i ventiquattro anziani si
prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei
secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono»; è difficile
danzare gettandosi con la faccia a terra!
Si
compendia tutto il discorso fatto fin qui in questa frase: «L’inclinazione e
determinazione del cuore di Dio era di creare la danza. Sono stati la sua scelta
e il suo obiettivo a farne una cosa accettevole, divertente, preziosa,
dilettevole, realizzando il suo desiderio con il proposito di portargli piacere
in accordo alla sua volontà». Oppure: «Attraverso la Scrittura, la danza è
fondamentalmente legata alla vita, alla libertà, salvezza, restaurazione e
vittoria sul nemico». Eppure nel ragionamento dell’autrice non ho trovato nessun
brano esplicito e convincente che esprima proprio ciò. È solo una costruzione
ideologica che fa violenza alla Scrittura e ne abusa per farle dire, con abilità
e astuzia, ciò che si vuole.
Poi si cita
Giovanni 8,32
riguardo alla verità che rende liberi, intendendo qui la verità della danza; si
mischia ciò con Giovanni 14,6 (Io sono la… verità), con Salmo
118,22 (pietra angolare) e Romani 8,28s (proponimento divino); poi si
aggiunge Luca 19,10 («cercare e a salvare ciò che era perduto»),
si ritorna a Salmo 149,3s e, dopo tale percorso contorto si suggerisce che, se
Cristo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto, la danza aiuterebbe a
realizzare tale proposito salvifico! Che ragionamento luminoso e fulgido!
Se ciò non bastasse si cita 1 Giovanni 3,8
(«distruggere le opere del diavolo») e si conclude, anche
spiritualizzando Salmo 149,7-9: «Non solo la danza libera i prigionieri,
disfacendo, distruggendo e dissolvendo l’opera del nemico, ma lega anche il
nemico con catene e ostacoli di ferro, attuando su di lui il giudizio di Dio».
Ecco la solita spiritualizzazione arbitraria.
Poveri apostoli, missionari, riformatori di
tutti i tempi, se solo avessero saputo che la danza è una tale dinamite! A
essere potenza di Dio non è l’Evangelo (Rm 1,16) o la parola della croce
(1 Cor 1,18.24), ma «la Danza fu creata per essere un potente strumento di
comunicazione nel Regno di Dio alla sua gloria». Non è la Parola di Dio a essere
la spada dello Spirito (Ef 6,17; Eb 4,12), ma si afferma: «La Danza è una
spada a doppio taglio nelle mani del credente mentre amministra e rivela la
Parola di Dio; possiede la sua stessa potenza ed effetti, e convoglia la potenza
di quella Parola per portare salvezza all’afflitto e libertà a coloro che sono
limitati e costretti». Questa è pura eresia! Il proposito di Dio non è del tutto
compiuto in Cristo mediante l’annuncio dell’Evangelo, visto che si afferma che
la danza «fu creata per aiutare ad adempiere questo proposito di Dio sulla
terra».
Si cita il fatto
che nella Bibbia si parla dapprima di Miriam che guidò una danza di donne
dopo attraversamento del Mar Rosso (Es 15,20). Si cita pure che il fratello del
figliol prodigo, tornando dal lavoro, quando «giunse vicino a casa,
udì la musica e le danze» (Lc 15,25). Poi si conclude: «Perciò, vediamo che
la danza è fortemente connessa con la salvezza, la libertà, la vittoria, la vita
e la restaurazione». Mi verrebbe da domandare: Dove è comandata esplicitamente
la danza nel nuovo patto, ossia da Pentecoste in poi?
Si cita un
lungo brano di Geremia 30,3.8.16-19 sul ritorno d’Israele e Giuda dalla
cattività, sulla ricostruzione di Sion e nel popolo: «Usciranno da esso canti
di ringraziamento e voci di gente in festa». Si continua con Geremia
31,4.11-13, in cui si parla di Sion come «vergine d’Israele»: «Sarai
di nuovo adorna dei tuoi tamburelli e uscirai in mezzo alle danze di quelli che
fanno festa. […] Allora la vergine si rallegrerà nella danza e i giovani insieme
ai vecchi, perché muterò il loro lutto in gioia, li consolerò e li rallegrerò
dopo il loro dolore». E si conclude, facendo riferimento all’opera di Gesù
Cristo in croce: «Come adoratori neotestamentari, noi possiamo anche celebrare
appropriatamente la vittoria nella lode e ringraziamento attraverso la danza».
Mi verrebbe da domandare: E di grazia dove è scritto in modo chiaro e
inequivocabile nel NT? Come si vede con tante false pulci si costruisce un
elefante che non esiste.
Si cita poi
Efesini 6,13-14 a proposito dell’intera armatura di Dio, ma qui si parla di
stare saldi, non di danzare (cosa difficile con una tale armatura così
pesante!). Si fa una strana speculazione sui «lombi», attribuendoli anche agli
organi riproduttivi, per poi asserire in stile allegorico e speculativo:
«Satana ha attaccato i lombi spirituali della danza, sperando di annichilire il
potere procreativo che essa è stata creata per conferire». Che chiarezza
esegetica! La danza rituale che diventa quasi un amplesso mistico, sì erotico?
Infatti, proprio così veniva inteso nei riti sessuali di Baal e Ascera, dove non
era per nulla mistico.
Possibile che
«restaurazione di tutte le cose» nel discorso di Pietro, intendesse pure
la danza? (Atti 3,21). Ma da Atti ad Apocalisse non si parla di danza: non è
strano?
Si afferma che
«danza è stata creata per l’adorazione» e sarebbe parte integrante del
piano di Dio per l’adorazione. Perché allora la Legge mosaica non diede nessuna
disposizione in merito da Esodo 20 alla fine del Deuteronomio? Perché non viene
neppure menzionata da Atti ad Apocalisse, visto che le cose importanti ricorrono
spesso?
Tralascio le
speculazioni ridicole su Satana quale presunto «Lucifero» quale
«cherubino-guida» o «worship leader nei luoghi celesti», proiettato su
Ezechiele 28 (parla del re di Tiro) e Isaia 14 (parla del re di
Babilonia). Si afferma che «lucifero fu gettato fuori dai cieli», ma nel libro
di Giobbe compare dinanzi a Dio (non un presunto «Lucifero», ma Satana
«avversario») e fino ad Apocalisse 12,9s accuserà i fratelli giorno e
notte dinanzi a Dio e solo allora, durante la tribolazione finale, sarà
defenestrato dal cielo. Perché asserire tante falsità speculative? (Si noti che
nella lista dei nomi diabolici di Ap 12,9 il presunto «Lucifero» non compare!
(di per sé neppure in Is 14 in ebraico). In Is 14,11.15 si notino i vermi e la
fossa: uno spirito che inverminisce come un cadavere nella tomba? Si noti
in Ez 28,5.16.18 si parla di commerci materiali: uno spirito che
commercia con le nazioni con beni di consumo per arricchirsi? Pie assurdità
speculative di gente che non sa neppure dove stia di casa l’esegesi contestuale!
Si cita poi Luca 10,18, ma si dimentica di dire che Gesù faceva
riferimento ad Apocalisse Ap 12,9s. Vi risparmio le ulteriori speculazioni su
«Lucifero» e sulle spiritualizzazioni di «commercio»!
Poi segue una
macedonia di versi che non c’entrano nulla col tema: 1 Corinzi 3,16-17
(tempio di Dio); Giovanni 2,13-16 (Gesù che si scaglia contro i venditori
che avevano fatto del tempio una casa di mercato); Matteo 21,13 (il
tempio quale casa di orazione); Salmo 4,2 (andare dietro alla menzogna).
Poi tutto viene ricondotto a favore della danza rituale: «la danza è uno
strumento di gloria, un potente mezzo di comunicazione, che realizza il piacere
e il proposito di Dio»; si parla della «potenza divina della danza di comunicare
chiaramente», del «mio dono di danza», che è «cosa santa e che è stata creata
specificamente per l’adorazione, la gloria, l’onore e la potenza di Dio», di
«servire Dio con la danza». Come si vede tutto viene preso per scontato, si crea
lentamente un consenso e un’accettazione. Dov’è però il chiaro
comandamento al riguardo nel nuovo patto?
Riguardo alla
danza si parla del fatto che «il nemico ha disperatamente escogitato
strategie attraverso le epoche per mascherare alla chiesa persino il suo
proposito basilare». Dov’è detto chiaramente? Si cita nuovamente Ezechiele 28,
ma lì non si legge esplicitamente nulla del genere, a meno che non lo si
proietti dentro.
Come se non
bastasse si scomoda addirittura Daniele 12,4, dove Dio promise che negli
ultimi giorni la conoscenza aumenterà, cioè anche riguardo alla danza! Se si
comprendesse l’escatologia dell’AT, si saprebbe che per profeti e veggenti la
fine dei tempi doveva coincidere con l’avvento del Messia. [Nicola Martella (a
cura di), «Le grandi linee dell’escatologia dell’AT», Escatologia biblica
essenziale.
Escatologia 1 (Punto°A°Croce,
Roma 2007), pp. 122-128.] Tanto è vero che Gesù disse: «Ma beati gli occhi
vostri, perché vedono; e i vostri orecchi, perché odono! Poiché in verità io vi
dico che molti profeti e giusti desiderarono di vedere le cose che voi vedete, e
non le videro; e di udire le cose che voi udite, e non le udirono» (Mt
13,16s). Non è scritto da nessuna parte che Gesù abbia mai danzato con i
discepoli (cantato sì; Mt 26,30) e lo abbia insegnato quale pratica accanto al
grande mandato missionario. Neppure riguardo agli apostoli e al loro
insegnamento si parla di danza.
Sì, Gesù disse: «Chi
non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde» (Mt
12,30); ma che c’entra ciò con la danza? Lo stesso dicasi di Apocalisse
3,15s, in cui il conduttore di chiesa di Laodicea fu accusato da Gesù di
tiepidezza. I consigli di Gesù non riguardavano mica la danza (v. 18).
Marco
6,21-23 mostra come una danza possa agire eroticamente su un uomo da fargli
perdere il lume della ragione, tanto che quando Erodiade gli chiese la
testa di Giovanni Battista, Erode fu costretto a cedere. Giustamente si afferma:
«Con “piacque” si intende la parola greca aresko, ovvero “eccitare le
emozioni”». Vedendo certe danze «cristiane» e osservando abbigliamento e le
performance dei ballerini, perché esse dovrebbero eccitare meno emozioni e
stimoli erotici ed essere meno seducenti e suggestive?
Se «la danza è
un dono glorioso e misterioso, pieno di tesori spirituali», perché nel NT
non c’è un solo comandamento al riguardo? Se «la danza è una forza
spiritualmente piena di potenza, e fu creata per un proposito puro e santo»,
perché non c’è una parola chiara nella Bibbia che lo affermi?
Il colmo
arriva con la domanda se Dio danza. Si scomoda Sofonia 3,17 per
rispondere affermativamente. Riguardo all’espressione «Egli esulterà di gioia
per te» (v. 17) si afferma: «Questa parola, gioia, è la parola
ebraica gool, che significa “piroettare o girare vorticosamente sotto
l’influenza di una forte emozione”». Poi si conclude: «Il nostro Dio è potente
in mezzo a noi, poiché Egli non solo canta su di noi, ma volteggia, gira
vorticosamente agendo con forza fisica sotto l’influenza di una grande emozione
nel Suo amore per noi. Questo è l’esempio biblico della danza di Dio». Sono
andato a guardare nel testo ebraico, ma non ricorre nessuno dei termini per
«danza» o «danzare». Un termine gool (o go’ol o go`ol),
legato a gioire o a danzare, non esiste in Sf 3,17 né in ebraico. Esiste la
radice ghîl (ha una variante in gûl) «gioire, esultare,
trepidare», ma in ebraico non ha nulla a che vedere con «girare in tondo»;
tutt’al più ciò vale per l’arabico, ma questa è un’altra lingua e un altro
popolo. In nessun brano dell’AT ha questo significato, di cui ecco i riferimenti
(nei Salmi c’ una variazione di versi): ▪ persone: Sal 9,15; 13,5s; 14,7; 21,2;
89,17; Pr 21,2; 23,24; Is 29,19; Os 10,5 (trepidare); Hb 3,18; 65,19; Zc 9,9; ▪
cose inanimate: 1 Cr 16,31; Sal 96,11; 97,1; Is 35,1s; 49,13.
Nell’espressione «Egli esulterà di gioia per te», la cosa diventa
ridicola quanto si tiene presente che in ebraico è scritto al posto di «per» c’è
`al «su, sopra» e che quindi bisognerebbe tradurre secondo tale logica
arabica: «Egli danzerà di gioia su di te»! Che massacro! Costruire
una tale tesi di un «Dio che danza» su una base così sottile, è semplicemente
assurdo e poco serio. Tutta la tesi è assolutamente falsa.
L’autrice
parla di aver «frequentato seminari di danza che duravano sei settimane, sei
giorni a settimana, ogni estate» e della sua «occupazione passata di
insegnante di danza nel mondo». Ammette per quest’ultima: «La vita diventa
un sacrificio a un dio chiamato danza. Io sono stata risucchiata e sedotta dallo
spirito di tutto questo; esso è potente ed esigente». Se il balletto è per i
danzatori del mondo una specie di religione, come essi ammettono, perché non può
diventare la danza sacra un surrogato di religione?
Ora vorrebbe
sacralizzare la danza, purificandola per la chiesa, e vorrebbe
coinvolgere anche Dio in tale danza! Ha cambiato solo coreografo: «Come
danzatrice nel Regno di Dio, so che sto lavorando per il più grande Maestro
Coreografo di tutti i tempi». Mi piacerebbe sapere dove sta scritto
esplicitamente e chiaramente tutto ciò nella Bibbia. Se si parla del «il dono
prezioso della danza, che è stata creata per la gloria di Dio», perché Dio non
ne parla chiaramente nelle sua Parola?
Certamente bisogna
«glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che
appartengono a Dio» (1 Cor 6,19-20) e bisogna presentare i propri corpi a
Dio «quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio» (Rom 12,1). Il
contesto però non parla assolutamente di danza.
Si afferma:
«La danza ci abilita a entrare in un livello di adorazione che circonda
tutto ciò che è in noi mentre adoriamo, non solo in spirito e verità, ma anche
mentre rispondiamo in adorazione attraverso l’espressione dei nostri corpi
fisici». Dove si afferma però ciò nel NT? Tra le espressioni di devozione
comunitaria non si parla mai di danza, ad esempio: «Quando vi radunate,
avendo ciascun di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un
parlare in altra lingua, o una interpretazione, si faccia ogni cosa per
l’edificazione» (1 Cor 14,26). Qui sarebbe stato il luogo giusto per farlo
(vv. 26-40), ma non ve n’è traccia alcuna.
Si citano alla
rinfusa versi sulla gioia (Fil 4,4; Sal 89,16a; 1 Ts 5,16) e si chiede:
«Come potremmo esprimere emozioni forti come la gratitudine, l’amore e la gioia
senza usare il nostro corpo fisico?». Analizzando però il contesto di
tali versi, c’è zero danza. Ecco però la logica che si instilla: «Basta
ragionare: se dobbiamo glorificare Dio nei nostri corpi, allora dobbiamo
muoverci e usarli in qualche modo». No, basta ragionare: per glorificare Dio nei
nostri corpi, dobbiamo tenerli lontano dalle contaminazioni e usarli per servire
Dio moralmente e fisicamente!
Si citano
fuori contesto come Atti 24,14 («io servo così il Dio dei padri»),
si ritorna a Luca 15,24-25, spiritualizzando arbitrariamente un fatto di
cronaca (una parabola intendeva evidenziare una sola verità: qui il ritorno
d’Israele a Dio), per affermare: «Se il padre è un prototipo di Dio, allora la
casa del padre lo è della Casa di Dio. Nella Casa di Dio c’è danza». Questa sì
che è esegesi di alto livello!
Se non
bastasse, l’autrice cita anche Matteo 11,16s, in cui Gesù citò un gioco
infantile dei suoi («Noi vi abbiamo sonato il flauto e voi non avete ballato;
abbiamo intonato lamenti e voi non avete fatto cordoglio»), per chiudere il
cerchio e accreditare la danza nella chiesa! Si noti che qui i fanciulli erano «seduti
nelle piazze». Gesù intendeva parlare di sé e di Giovanni Battista non di
danza (vv. 18s).
Prima di
arrivare alla fine bisogna citare ancora 2 Samuele 6,14-23 (perché così
alla fine?), in cui durante il trasporto dell’arca a Gerusalemme «Davide
danzava con tutte le sue forze davanti all’Eterno, cinto di un efod di lino».
Lui diventa qui il cristiano buono, che danza, mentre Mikal diventa, il
cristiano cattivo che giudica chi danza. Anzi la sterilità fisica di
Mikal (v. 23) diventa minaccia della sterilità spirituale per gli oppositori
alla danza liturgica: «Esempi di sterilità spirituale includono: incapacità di
produrre frutto o figli spirituali; essere vuoti, mancanti, aridi; ottenere
raccolti inferiori; essere improduttivi in risultati o guadagno; noiosi,
intorpiditi, smorti, spenti e insensibili». Logico no? Si toglie un brano
dal suo contesto storico, culturale e letterario per farne ciò che si vuole.
Questo è un modo colpevole di trattare la Parola di Dio. Ecco la mia domanda:
Dove si narra una cosa del genere di Gesù, di Paolo o di Pietro? Dove viene
comandata nel NT la danza rituale ai cristiani? Se non si ha una chiara
risposta, si fa solo subdola ideologia!
Infine non
poteva mancare l’applicazione di Atti 5,29 alla danza: «Dobbiamo
obbedire a Dio piuttosto che agli uomini». La domanda è questa: dove parla
il contesto di danza? Per ubbidire a un comandamento, dove si trova esso
chiaramente ed esplicitamente nel NT?
Invece di dare
una prova chiara, si conclude dicendo: «La danza come Dio intese
originariamente sarà restaurata alla Chiesa. La sua restaurazione non può essere
abbattuta da scetticismo, giudizi, paura o tradizioni dell’uomo. Chiunque
ostacoli attivamente questa azione di Dio sarà trovato a lottare contro Dio
stesso. A quanti di voi che siete in prima linea nella restaurazione della
danza, non temete; perché Dio e la Sua Parola sono la vostra difesa mentre Lo
lodate nella danza e Lo glorificate nel vostro corpo. Non fatevi
scoraggiare dal sinedrio dei farisei. Affrettatevi in obbedienza a Dio, poiché
noi pure dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che all’uomo!».
Come si vede,
ci troviamo proprio dinanzi a un fenomeno dai contorni di una nuova religione.
Si minaccia che chi lotta contro la danza rituale, si trova a «lottare contro
Dio stesso»! I nuovi danzatori diventano come gli iniziati di un nuovo «mistero
religioso»: la restaurazione della danza quale nuova religione escatologica! Si
reclama Dio e la sua Parola per tale crociata e si stigmatizza gli avversari
come «sinedrio dei farisei». Ciò che Pietro disse dell’Evangelo, qui viene
spudoratamente applicato alla danza. Questa è mistificazione e seduzione.
Quindi, se
«dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che all’uomo», dove sta il
comandamento chiaro e inequivocabile di Dio nel NT? In 62 pagine (in formato A5
e carattere Arial a 10 punti; originale più di 80 pagine) che ho analizzato, non
l’ho trovato. È uno scritto che non mi ha assolutamente convinto, ma mi ha molto
deluso e turbato per l’uso arbitrario che si fa della Parola dell’Onnipotente.
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Ho ricevuto una newsletter della «Ad
Deum Dance Company», che Alessandra Bedin mi ha mandato con la
provocazione: «Giusto per informare dell’esistenza di credenti che non si
pongono neppure la domanda: “Ma Dio danza?”...». Riporto due immagini lì
presenti. Dovrebbero tali performance trasmettere veramente il messaggio
di Dio e trovare posto all’interno delle chiese? Il motto di tale compagnia è:
«A visual fusion of faith & artistry. Relevant and redemptive messengers for our
time», ossia «Una fusione visuale di fede & qualità artistica. Messaggeri
rilevanti e redentivi per il nostro tempo». Qui l’unica cosa che trasmettono
sono emozioni celebrali di tutt’altra natura. Per altre immagini rimando a tale
sito, specialmente alla «photo
gallery», alle acrobazie e alle contorsioni pubbliche fra uomini e
donne.
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Termino con la
parenesi paolina riguardo alle commistioni spirituali rese accettabili mediante
l’allegoria e il misticismo: «Non vi mettete con gli infedeli sotto un
giogo che non è per voi. Infatti
quale comunanza v’è egli fra la giustizia e
l’iniquità? O quale comunione fra
la luce e le tenebre? E quale
armonia fra Cristo e Beliar? O che
v’è di comune tra il fedele e l’infedele?
E quale accordo fra il tempio di Dio e gli
idoli? Poiché noi siamo il tempio del Dio vivente, come disse Dio: “Io
abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno
mio popolo. Perciò Uscite di mezzo
a loro e separatevene, dice il
Signore, e non toccate nulla d’immondo;
e io v’accoglierò, e vi sarò per Padre e voi mi sarete per figli e per figlie,
dice il Signore onnipotente”» (2 Cor 6,14-18).
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Danzare per il Dio che danza?
{di Alessandra Bedin - Nicola Martella} (T/A)
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Danzare per il Dio che danza? Parliamone 1
{Nicola Martella} (T)
►
Danzare per il Dio che danza? Parliamone 2
{Nicola Martella} (T)
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Danze giudaiche, ecclesiali e carismatiche
{Argentino Quintavalle - Nicola Martella} (T/A)
►
La danza è l’obiettivo santo di Dio? Parliamone
{Nicola Martella} (T)
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Per ulteriori
approfondimenti sulla danza si vedano i seguenti siti e blog collegati
alle persone impegnate nella cosiddetta «restaurazione del ministero di danza»:
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Sito ufficiale Scuola
Action
■
Danza Cristiana Restaurata in Italia
■
Action - la Vita in
movimento
■
Sito personale rappr. ICDF Italia giovani (quando sono
stato la prima volta sul sito di Gabriella Morabito si vedeva un filmato in flash con una carrellata di torsi nudi e di
nudi integrali maschili; stranamente un solo giorno dopo aver scritto a Lorenzo
Lippi, ciò è scomparso. Restano vari filmati con performance danzatorie e canore
che nella coreografia non si distinguono da quelle del «mondo»)
■
Sito International Christian Dance Fellowship
►
URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/_TP/A1-Danza_obiettivo_divino_Esc.htm
17-07-2008;
Aggiornamento: 20-10-2008
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