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Qui mettiamo a fuoco
i
fatti da Pentecoste in poi.
Chiaramente questo punto va ben oltre al nostro intento, ma si è reso necessario
a causa dei contributi dei lettori, che hanno posto tali questioni.
Che effetto ebbe sui
Dodici dopo la loro investitura dall’Alto? Abbiamo visto che si trattava di
un’investitura, una consacrazione e un potenziamento ufficiale di tali
dodici speciali rappresentanti del Signore. In tal modo, essi divennero
quanto segue:
■ Essi erano
le guide ufficiali della chiesa universale (At 8,14s; 11,1 menzionati al
primo posto; 15,2.4.6.22s; 16,4).
■ Essi erano
il punto di riferimento certo e autorevole (At 4,35.37; 5,2; 6,6
imposizione delle mani per consacrare i loro collaboratori; 8,1 rimasero al loro
posto; 9,27s Barnaba portò da loro Saulo, il quale ottenne il nullaosta);
■ Essi erano
coloro, che rappresentavano l’ortodossia dottrinale (At 2,42; 4,18;
5,21.28.42; 6,2).
■ Essi erano
coloro, attraverso cui il Signore agiva in modo speciale (At 2,43 prodigi
e segni; 4,33 potenza; 5,5.10 giudizio di Anania e Saffira; 5,12 segni e
prodigi; 8,18ss scomunica).
■ Essi erano
coloro, che non si piegavano alle minacce e vessazioni (At 4,17-21;
6,40).
■ Essi erano,
coloro che avrebbero messo le basi alla missione cristiana nel mondo (At
1,8; cfr. Mt 28,19s).
Che cosa successe ai
3.000 Giudei, che si convertirono quello stesso giorno? Che cosa accadde a
tutti gli altri credenti da lì in poi? C'era allora veramente qualcuno di
loro, di cui si possa dire oggi, dal punto di vista esegetico contestuale, che
avessero sperimentato una «seconda esperienza», in un momento differente
dalla conversione (aspetto umano) e dalla rigenerazione (aspetto divino)?
Che cosa ne pensate? Quali sono al riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
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I contributi sul tema ▲
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1. {Antonio Capasso} ▲
■
Contributo 1: Per adesso nell’articolo si
riconosce che i dodici ricevettero una seconda esperienza nello Spirito,
cosa che fino a poco tempo fa veniva negata e ancora viene negata da molti non
pentecostali. E un primo passo... Speriamo in meglio per il futuro. {27-08-2011}
▬
Osservazioni (Ciro Cerrato): Dai, Nicola
Martella, devi solo capire che quella seconda esperienza, differente dalla
salvezza, non fu fatta sola dai dodici, ma anche dai 120 e da tutti
quelli che crederono in Cristo; e finalmente sei arrivato anche tu alla
verità della seconda esperienza, che fino ad adesso si voleva negare.
{29-08-2011}
▬
Risposta 1 (Nicola Martella): Se si guarda
bene nell’articolo, io parlo dapprima di «coloro, che usano proprio tali versi
per avvalorare una presunta “seconda esperienza” nella chiesa». Poi affermo che
«per i 3.000 Giudei e per quelli a casa di Cornelio non ci fu una «seconda
esperienza», ma solo la conversione e la rigenerazione!». Infine, per
concessione affermo «solo gli apostoli a Pentecoste avevano fatto, per così
dire, una vera “seconda esperienza”, tanto per usare il linguaggio caro
ai pentecostal-carismatici». Quindi, si fa bene a non attribuirmi ciò, che non
ho inteso in senso confessionale. È sorprendente vedere che ogni concessione di
linguaggio vien presa subito come un riconoscimento all’esperienza
pentecostal-carismatica!
Pentecoste ha
a che fare con la storia biblica, non con una dottrina denominazionale.
Quando gli apostoli «furono ripieni dello Spirito Santo» (At 1,4), ciò fu
una consacrazione ministeriale dall’Alto, come avvenne in modo simile per
Gesù in Matteo 3,16. Per usare un altro termine tecnico pentecostal-carismatico,
essa fu una «unzione» speciale ed unica, riservata solo ai dodici
apostoli, essendo essi gli strumenti con i quali il Signore gettò le
fondamenta alla sua opera nella storia, siglata col sangue del nuovo patto.
I Dodici erano l’estensione stessa delle mani di Gesù Cristo. Perciò è scritto:
«... Essendo stati edificati sul fondamento dei mandati [apostoli =
incaricati, missionari] e proclamatori [profeti], essendo Cristo Gesù stesso la
pietra angolare» (Ef 2,20; un solo articolo). Per tale motivo, a tali dodici
speciali incaricati del Signore fu dato un onore speciale, che nessuno
mai avrà nella storia. Essi saranno i giudici supremi nel regno
messianico (Mt 19,28; Lc 22,30; Ap 20,4). Giovanni vide nella Nuova Gerusalemme
quanto segue: «E il muro della città aveva dodici fondamenti, e su quelli
stavano i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello» (Ap 21,14).
▬
Osservazioni (Salvatore Paone):
1. Antonio Capasso mi ha fatto
intendere che tu avresti in qualche modo sostenuto ciò, che afferma il
pentecostalismo. Puoi spiegare ad Antonio cosa intendevi dire? Te ne sarei
grado.
2. Nicola,
Antonio Capasso insiste che tu sostieni che i dodici avevano avuto una
seconda esperienza. Io non sono d’accordo con tale terminologia. Io direi
avevano completato l’adempimento della promessa di Gesù. Gesù disse: «V’è
utile che io me ne vada; perché, se non me ne vo, non verrà a voi il Consolatore»
[Gv 16,7]. Era necessario che Gesù ascendesse al cielo, prima che lo Spirito
scendesse. {27-08-2011}
■ Contributo 2
(Antonio Capasso): E Paolo? {27-08-2011}
▬ Risposta 2
(Nicola Martella): Faccio presente ad Antonio Capasso che gli apostoli
ricevettero lo Spirito dal Risorto: «Come il Padre mi ha mandato,
anch’io mando voi. E detto questo, soffiò su loro e disse: «Ricevete lo Spirito
Santo”» (Gv 20,21s). Poi, a Pentecoste, tali Galilei «furono
ripieni dello Spirito Santo» (At 2,4). Quindi, per
così dire, tanto per usare un termine tecnico dei pentecostal-carismatici,
essi (e solo loro) fecero una «seconda esperienza» — e cioè l’unica che
si possa chiamare «il compimento della promessa del Padre» (At 1,4),
secondo cui «voi sarete immersi nello Spirito Santo» (v. 5)
e «riceverete potenza, quando lo Spirito Santo verrà su voi» (v.
8).
Di nessuno
altro in tutto il NT (quindi neppure di Paolo) si può dire che avesse fatto
una tale «seconda esperienza», chiamata «battesimo nello Spirito» dai
pentecostal-carismatici. Tutti gli altri hanno fatto semplicemente una «prima
esperienza», tanto per restare al parallelo col linguaggio pentecostale;
ossia essi hanno ricevuto lo Spirito Santo come dono in connessione con
la loro conversione e rigenerazione. Ciò è conforme a 1 Corinzi 12,13: «Infatti,
noi tutti siamo stati immersi mediante un unico Spirito dentro un
unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo
stati abbeverati di un unico Spirito».
Questa spiegazione
vale anche per Salvatore Paone. Ho usato una analogia col linguaggio
pentecostal-carismatico, per farmi capire da loro. Come ho già detto, a
Pentecoste si trattava, in realtà, di una consacrazione sovrannaturale e
ministeriale unica e irripetibile per i soli dodici apostoli,
paragonabile alla consacrazione sovrannaturale di Gesù al suo ministero (Mt
3,16); fu ciò che li rese fondamenta della chiesa universale e dell’opera di Dio
(Ef 2,20). Nessuno si può paragonare a loro, neppure Paolo con tutti i
suoi meriti (Ap 21,14). Come ricordato, a giudicare le dodici tribù
d’Israele ci saranno solo i dodici apostoli seduti sui loro specifici troni (Mt
19,28; Lc 22,30), non tredici o di più.
2.
{Enzo D’Avanzo} ▲
■
Contributo: 1. Io non lo troverei
coerente, se Gesù affermasse che ciò sarebbe limitato, circoscritto solo ai
dodici. Se Cristo è venuto per formare la chiesa, aveva previsto che dopo i
dodici ci sarebbe altri, ecc. ecc. Poi vediamo che Paolo non era dei
dodici, eppure ha fatto tanti miracoli, vediamo che ci furono dei profeti
nel Nuovo Testamento, che non erano dei dodici, Filippo, pieno di Spirito
Santo, le figlie profetizzavano, Anania, Sila, Barnaba
ed altri; questi non erano dei dodici. Io però francamente non ho capito il
senso, quando tu dici quello che scrivi, caro Martella; non so se è per
sottolineare un dato di fatto circoscritto solo ai dodici. Se le opere nel
grande mandato alla fine dell’Evangelo di Matteo (andate, predicate, ecc.
ecc.) fossero limitate ai soli dodici, oppure è solo un dato letto, spiegato ed
esposto come una considerazione; è il senso che non colgo. Voglio anche
precisarti che ho letto per intero l’articolo due volte,ma non ne ho colto il
senso. Shalom.
2. Poi,
per il fatto che Gesù si sia sempre rivolto ai dodici, è anche normale;
erano loro i primi ed erano i capostipiti. Gesù li aveva scelti ammaestrati ed
era sempre ed esclusivamente con loro; essi erano amici, discepoli, compagni, e
vivevano assieme al Maestro. Era ovvio che Gesù si rivolgesse a loro; ma poi la
chiesa non finì con i dodici. Vedi cosa hanno procurato, quanti miliardi
di anime in 2.000 anni si sono convertite; ed era normale che Gesù parlasse
anche a chi doveva poi succedere agli apostoli; e quelle parole sono per
tutti i successori. Non lo trovo anormale che Gesù parlasse ai dodici; ma poi si
rivolgeva anche ai futuri credenti (Gv 17,20-21). «Non prego soltanto
per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola»
(v. 20).
3.
Anche l’ultima cena del Signore fu fatta con i dodici apostoli solamente;
ci sono cose che Gesù insegnava solo a loro. Vedi, li chiamava da parte e
spiegava loro le parabole e altro; i dodici accompagnavano Gesù ed erano loro i
destinatari dell’insegnamento.
4. «Beati
quelli che, pur non avendo visto, crederanno» (Gv 20,29). E qual è
l’insegnamento che Gesù vuol dare, Ci saranno altre persone che barrano
partecipi della salvezza e godranno quello, che voi godete, ma con la differenza
che loro non mi vedranno.
5. «V’è
un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti,
che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti. Ma a ciascuno di noi la
grazia è stata data secondo la misura del dono di Cristo» (Efesini
4,5ss). Tutti quelli che crederanno, avranno la misura del dono di Dio.
6.
Vale per tutti, non solo per i dodici, ma per coloro, che crederanno nel
nome di Gesù: «Ecco i segni che accompagneranno coloro che avranno
creduto: nel nome mio scacceranno i demoni; parleranno in lingue nuove;
prenderanno in mano dei serpenti; anche se berranno qualche veleno, non ne
avranno alcun male; imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno» (Mc
16,17-18). {22-08-2011}
▬
Risposta (Nicola Martella): Enzo
D’Avanzo, grazie del tuo sforzo, ma vedo che nuovamente non hai colto il
senso
dell’articolo e le cose, che scrivi, non hanno direttamente a che fare con esso.
Inoltre, sebbene abbia messo molto impegno nel cercare di dare ordine al tuo
pensiero, esso non è lineare, ma molto ingarbugliato.
■ La questione
di base è questa: Quali persone c’erano a Pentecoste e furono riempiti
dallo Spirito Santo in senso amministrativo, per essere investiti come guide
della chiesa? La risposta è questa: solo i dodici apostoli del Signore!
Le argomentazioni le ho date già sopra, rispondendo agli altri lettori.
■ Che cosa
hanno allora ricevuto gli altri, che si sono convertiti a Cristo? A
Pentecoste si convertirono 3.000 Ebrei e a essi fu elargito il «dono dello
Spirito» in connessione con la rigenerazione (non si parla di una
«seconda esperienza» né di glossolalia).
■ Tu parli di
Paolo e Barnaba; ma essi non c’erano al momento dell’ascensione né a
Pentecoste. Essi non erano parte dei dodici apostoli, ma erano apostoli delle
chiese (At 13,1ss). Anania era un credente di Damasco e Sila era
un collaboratore di Paolo; ma essi non hanno nulla a che vedere con questo tema.
In 2 Corinzi 8,23 in greco si parla di «apostoli delle chiese»; essi
differiscono dai dodici apostoli del Signore. Nella nuova Gerusalemme non c’è
menzione di nessuno di loro, neppure di Paolo, ma solo dei «dodici apostoli
dell’Agnello» (Ap 21,14).
■ Gesù affidò
effettivamente il grande mandato missionario solo ai suoi apostoli (Mt
28,18ss), visto che sul monte c’erano solo loro (v. 16). Essi erano le guide
della chiesa universale e furono loro a organizzare come titolari la missione
in tutto il mondo, andandovi di persona o mandandovi altri.
■ Atti 2
serviva solo per dare autorità ai dodici apostoli, in senso
amministrativo, come capi della chiesa universale, così come Gesù stesso fu
investito dallo Spirito Santo, nel momento in cui iniziò il suo ministero (Mt
3,16). È chiaro che poi da loro prese inizio la chiesa, tanto è vero che
subito il primo giorno si convertirono ben 3.000 Ebrei della Giudea e della
diaspora.
■ Che Gesù
avesse pregato «per quelli che credono in me per mezzo della loro parola»
(Gv 17,20s), corrobora proprio il fatto che Gesù diede ai dodici apostoli
l’investitura dall’Alto, e che poi essi avrebbero portato alla fede altre
persone mediante la loro predicazione. Essi furono i testimoni intimi di
Gesù e coloro che assistettero all’istituzione del nuovo patto. Che poi
altre persone vennero alla fede, senza vedere, ossia senza essere
testimoni oculari (Gv 20,29), è nella ragione delle cose, ma non aggiunge nulla
al tema.
■ Ricalcando
il brano citato di Efesini 4,5ss, si potrebbe proprio dire che «la misura
del dono di Cristo» dei dodici apostoli era diversa da quella degli
altri credenti, poiché il loro ruolo e ministero erano differenti. A loro
solo fu data tale particolare investitura dall’Alto, come fu data a Mosè, a
Giosuè e così via. Ciò non sminuisce gli altri, ma a che fare con l’economia del
ministero.
■ Quanto a
Marco 16,17s faccio notare che esso non aggiunge nulla al nostro tema. Il
verso 14 ci mostra che Gesù si era manifestato agli undici apostoli, dinanzi
ai quali anche ascese al cielo (v. 19).
3. {Antonino Cannatella} ▲
■
Contributo: Vorrei far notare ad alcuni fratelli, che Anania era un discepolo di Damasco, il quale pregò, impose le mani su Saulo, e
Saulo ricuperò la vista e fu ripieno di Spirito Santo (At 9,17). C’è da notare che Saulo non era ancora stato battezzato. {23-08-2011}
▬
Risposta (Nicola
Martella): Tale episodio non c’entra nulla col nostro tema. Per Paolo non
si trattò di una «seconda esperienza», ma della sua rigenerazione mediante il
riempimento dello Spirito Santo. Si parlò di guarigione fisica (At
9,18), ma non
di fenomeni mistici particolari. Quando Anania si rivolse a lui, egli doveva
ancora essere «lavato dei tuoi peccati, invocando il suo nome» (At
22,16).
4. {Enzo
D’Avanzo} ▲
■
Contributo: Io credo di aver
detto che i dodici erano con Gesù, e siamo d’accordo; per forza di cosa
Gesù rivesti costoro di autorità. Caro f.llo Martella, però è su quello, che
affermi sull’autorità di continuazione degli altri, che non ho ancora
chiaro cosa vorresti dirci. Noi siamo la continuazione dei dodici e per
conseguenza dobbiamo avere, per forza di cosa, autorità spirituale; e sennò in
nome di chi agiamo?
Nel 1900 ad
Asuza Street avvenne il grande risveglio mondiale. Tutti furono ripieni
di Spirito Santo, credo che conosci la storia; da lì nacque la stragrande
maggioranza delle odierne chiese nel mondo.
I
pentecostali (quelli moderati) sono tra gli evangelici i più numerosi e i
più fruttuosi, con segni tangibili e prove evidenti. Quelli seri parlano
in lingue e operano miracoli, cacciano i demoni; poi ci sono anche i fanatici,
quelli li lascio a Dio, essendo questo è un suo problema, io non li prendo in
considerazione. Ma parlo dei [pentecostali] buoni, quelli vagliati e
sperimentati, ministri saggi e autorevoli, oggi ci sono in mezzo a noi e
agiscano nello Spirito Santo con evidenti segni, come descritto in 1 Corinzi 12.
{22-08-2011}
▬
Risposta (Nicola Martella): Enzo
D’Avanzo, sebbene all’inizio fai delle concessioni, vedo che continui a non
capire.
■ Gesù elesse
i suoi apostoli, li istruì e li rivestì di autorità mediante lo Spirito
Santo a Pentecoste, poiché dovevano guidare la chiesa e l’opera di Dio in terra,
perché sussistesse e si espandesse. In seguito furono associati a loro sette
uomini (At 6), per liberarli dalle incombenze pratiche. Poi troviamo
associati a loro nella chiesa di Gerusalemme degli «anziani» (At
15,2.4.6.22s; 16,4), tra cui Giacomo, perché gli apostoli potessero occuparsi
della chiese e dell’opera in senso generale.
Quando, poi,
molti degli apostoli andarono in missione, a Gerusalemme rimasero «Giacomo e
Cefa (Pietro) e Giovanni», i quali godevano di «particolare
considerazione» nella chiesa di Gerusalemme (Gal 2,6-9); si noti come
Giacomo fu menzionato al primo posto, poiché era lui la guida effettiva
della chiesa di Gerusalemme, unitamente agli altri anziani, mentre Pietro e
Giovanni si occupavano dell’opera generale; tant’è che subito dopo Pietro
venne menzionato a Antiochia (vv. 11ss); già qui è mostrato che l’autorità si
basava sulla verità non su poltrone.
■ I dodici
apostoli erano impareggiabili per motivi storici e teologici, essendo
apostoli del Signore e avendo, come tali, un onore, che non spettava ad altri,
neppure a Paolo. Sopra ho menzionato l’onore che i nomi «dodici apostoli
dell’Agnello» avranno, e solo quelli, tanto da essere incisi nella nuova
Gerusalemme (Ap 21,14). A ciò si aggiunga che essi soltanto sederanno nel regno
messianico su dodici troni e giudicheranno le tribù d’Israele (Mt 19,28; Lc
22,30; Ap 20,4).
■ Quindi
nessuno può dire di essere la continuazione dei dodici apostoli in senso
amministrativo, poiché tale funzione ministeriale si è esaurita per sempre con
la morte dei Dodici; noi non crediamo alla sedicente successione apostolica.
Paolo, Barnaba e altri sono «apostoli delle chiese», ossia missionari
mandati dalle comunità locali (At 13,1; 2 Cor 8,23). Di tali apostoli delle
chiese si parla in Efesini 4 insieme alle altre funzioni ministeriali. La loro
autorità non si basa sul fatto che sono vissuti col Signore e che hanno
sperimentato la particolare investitura a Pentecoste, ma su una chiamata
personale (cfr. Paolo in At 9) e sul riconoscimento da parte della chiesa, che
lo invia come missionario. Similmente avviene per i conduttori (1 Tm 3; Tt 1).
L’autorità dei servitori del Signore si basa sulla «Parola della verità»,
che essi devono «tagliare rettamente» (2 Tm 2,15), non su esperienze mistiche.
■ Non entro
nel merito dei fatti di Asuza Street, sia perché non c’entrano in questo
tema, sia per evitare polemiche. Per il resto rimando per l'approfondimento in
Nicola Martella,
Carismosofia
(Punto°A°Croce, Roma 1995), gli articoli: «Il
battesimo dello Spirito»,
pp. 35-41;
«L’effusione
dello Spirito Santo»,
pp. 42-45;
«Glossolalia
allo specchio»,
pp. 69-83. Per gli stessi motivi, non entro nel
merito neppure sui pentecostali odierni nel variegato arcipelago
pentecostal-carismatico.
Qui non si
tratta di questo, ma solo di appurare chi abbia sperimentato a Pentecoste
l’indiscussa investitura o consacrazione ad apostoli del Signore e,
quindi, a guide della prima chiesa. Ho cercato di dimostrare che tale esperienza
specifica e speciale riguardava solo i dodici apostoli del Signore. Tutte le
altre esperienza descritte nel resto del libro degli Atti e nel resto del NT non
sono qui in discussione.
Penso che
abbiamo abbastanza sondato tutti questi aspetti. Per questo non prenderò in
considerazioni contributi tuoi e altrui, che similmente vanno fuori tema.
Altrimenti ogni tema del genere diventa un’occasione di diatriba per tutti i
temi pentecostal-carismatici. Qui ci interessa una verità storica,
specialmente quella legata a quella specifica Pentecoste di Atti 2.
5. {Pino
Molle} ▲
■
Contributo: Il giorno della Pentecoste
era particolarmente appropriato alla discesa dello Spirito santo, per vari
motivi. In primis, era chiamato il «giorno delle primizie» (Nu 28,26) e
le tremila persone, le primizie della chiesa, furono l’inizio di un più largo
raccolto che doveva essere mietuto per tutto il mondo, sino ai giorni nostri.
Inoltre, la Pentecoste era il giorno, in cui ogni Israelita doveva ricordare che
era stato schiavo in Egitto e Dio lo aveva liberato (Dt 16,12), quel giorno era
veramente adatto, perché lo Spirito Santo scendesse sui «centoventi apostoli»
e desse inizio alla diffusione del messaggio, che ha permesso anche a molti di
noi di essere seguaci di Cristo. Poi come ultimo motivo, i Giudei si
erano raccolti a Gerusalemme da ogni parte del mondo: il giorno era il più
indicato, perché dava inizio al ministero di portata mondiale che la chiesa
primitiva aveva appena ricevuto. Queste persone furono immerse nello
Spirito Santo, visto che battesimo è esattamente ciò, che la parola indica. Gesù
disse che avrebbe immerso i propri discepoli nello Spirito Santo (Matteo 3,11)
Questa esperienza era normale per i credenti dell’età apostolica, come lo
è anche ai giorni nostri. Nel giorno della Pentecoste è stata data la primizia
di un dono che tutti i credenti, nella presente chiesa, possono ricevere.
L’apostolo
Pietro si pronuncia sull’effusione dello Spirito Santo sopra i Gentili di
Cesarea; infatti dichiarò nel suo rapporto ai fratelli di Gerusalemme che il
battesimo nello Spirito Santo, dato come dono ai Gentili, era lo stesso
battesimo, che essi avevano ricevuto alla Pentecoste (At 11,15). Lo Spirito
Santo è una persona vivente che ci «afferra» e si serve di noi. Prima della sua
crocifissione, Gesù parlò molto esplicitamente del ministero che avrebbe avuto
lo Spirito Santo (Gv 14,15-16), usando un nome molto significativo per indicare
la terza persona della divina Trinità: «Paracleto», ossia Consolatore, Aiuto,
Consigliere, Avvocato, Intercessore, Fortificatore, Sostituto («allos
Parakletos»). {22-08-2011}
▬
Risposta (Nicola Martella): Devo convenire
che Pino Molle, l’articolo di base non l’ha letto né evidentemente quanto è
scritto sopra, visto che scrive cose, che non c’entrano direttamente con esso e
a cui ho già risposto; e per questo non fa nulla per confutare le mie tesi, ma
si è limitato al solito proclama pentecostal-carismatico.
Non esistono «centoventi
apostoli», ma solo dodici e solo loro furono consacrati a Pentecoste per il
loro ministero speciale e specifico dei «dodici apostoli del Signore Gesù
Cristo». Solo loro furono immersi nello Spirito Santo e nel fuoco,
secondo le promesse del Messia. Per nessun altro credente fu usata mai tale
espressione in tutto il NT, se non in 1 Corinzi 12,13, dove si parla della
rigenerazione. Tutti gli altri hanno ricevuto il «dono dello Spirito Santo» (At
2,39; 11,17), che è un’altra cosa: è lo Spirito rigenerante come dono. Quindi,
riguardo all’evento di Pentecoste è sbagliato affermare che si trattava di una «esperienza…
normale per i credenti dell’età apostolica» e che fosse un dono per tutti i
credenti fino a tutt’oggi.
L’evento a
casa di Cornelio era anch’esso un evento collettivo, che corrisponde alla
rigenerazione e non a una presunta «seconda esperienza», visto che tali
Gentili erano fino a quel momento non-rigenerati. Tale evento fu permesso da Dio
per motivi storico-teologici, per convincere i Giudei che anche i
credenti gentili sono nello stesso corpo (cfr. 1 Cor 12,13). Nella descrizione
di tale evento in Atti 10 non si parla per nulla, come fa invece
inopportunamente e frettolosamente Pino Molle, di «battesimo nello
Spirito» e dello «stesso battesimo». Pietro parlò della discesa
dello Spirito Santo (At 11,15), non di battesimo, attribuì solo agli apostoli la
parola di Gesù (v. 16: «voi sarete immersi nello Spirito Santo)
e parlò riguardo ai Gentili dello «stesso dono» (v. 17), che non era la
glossolalia, ma lo Spirito Santo stesso, ricevuto nel momento della
rigenerazione («abbiamo creduto nel Signor Gesù Cristo»; cfr. At 2,38). È
preoccupante tale modo avventuroso di mischiare i fatti e le asserzioni a
proprio piacimento, così come l’ideologia pentecostal-carismatica suggerisce.
Ripeto per
l’ennesima volta che in 1 Corinzi 12 il carisma della «varietà di lingue»
non ha nulla a che fare con un presunto «battesimo nello Spirito», che non
esiste mai come espressione in tutto il NT greco; inoltre la «varietà di lingue»
compare qui all’ultimo posto e non è praticato da tutti, come vale anche per gli
altri carismi.
Qui tuttavia,
come già detto, il tema è un altro: a Pentecoste furono investiti dall’Alto solo
i dodici apostoli del Signore!
6. {Enzo
D’Avanzo} ▲
■
Contributo
(Enzo D’Avanzo): Caro
Martella, se ci sono tutti i presupposti di onestà spirituale, di purezza, senza
andare a scoprire varie supposizione, per essere brevi, se ci sono tutti i
requisiti essenziali, è possibile oggi che avvengano i battesimi nello
Spirito Santo con il dono della glossolalia, i miracoli, le guarigioni e tutti i
carismi o i doni di 1 Corinzi 12? {22-08-2011}
▬
Risposta
(Nicola Martella): Tutto ciò ci fa andare fuori tema, quindi non
vorrei aggiungere altro, visto che qui m’interessa soprattutto la verità storica.
Fatto sta che l’espressione «immergere nello Spirito» («immersione nello
Spirito» non esiste mai nel NT) è circoscritta unicamente all’investitura
dall’Alto dei soli dodici apostoli e basta. Fuori degli Evangeli e di Atti 1,5;
11,16 (si riferisce sempre e solo all’esperienza dei dodici apostoli a
Pentecoste), essa non fu mai più usata in tal senso. Come ho già spiegato
tante volte, Paolo usò tale espressione solo una volta, ma in connessione con la
rigenerazione di Giudei e Gentili, eccetera: «Infatti, noi tutti siamo
stati immersi mediante un unico Spirito dentro un unico corpo, e Giudei e Greci,
e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito» (1
Cor 12,13).
In 1
Corinzi 12 (e solo qui in tutto l’AT) si parla non di quanto discusso
finora, ma di carismi e funzioni ministeriali, che Paolo chiamò «manifestazione
dello Spirito per l’utile comune» (v. 7), distinguendo «diversità di
doni… diversità di ministeri… varietà di operazioni», e aggiungendo che lo
Spirito distribuisce «i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole».
L’apostolo elencò tra di loro «diversità di lingue» e «traduzione delle
lingue», che vanno insieme (vv. 10.28). Tale carisma, come tutti gli altri,
non ha nulla a che fare con il «dono dello Spirito Santo», ossia con lo
Spirito Santo ricevuto al momento della conversione, né con «l’immergere nello
Spirito» vissuto a Pentecoste dai soli apostoli, né con l’essere immerso nel
corpo di Cristo mediante lo Spirito al momento della rigenerazione (1 Cor
12,13). La «diversità di lingue» come tutti i carismi elencati hanno a che fare
con il ministero; qui evitiamo di discutere sull’estensione temporale di tale
dono. Paolo fece capire che non tutti parlano in altre lingue e che non
tutti interpretano (v. 30), come del resto ciò vale per gli altri carismi e per
le altre funzioni ministeriali. La regolamentazione di lingue e
traduzioni si trova in 1 Corinzi 14. Altro qui non ho da aggiungere, poiché
tutto ciò va di là dal tema attuale. Evito anche di parlare qui dell’estensione
temporale di tale carisma in 1 Corinzi 13,8. Per chi vuole approfondire tali
temi, legga in Nicola Martella,
Carismosofia (Punto°A°Croce, Roma 1995), gli articoli specifici:
«Il battesimo dello Spirito», pp. 35-41; «L’effusione dello Spirito Santo», pp.
42-45; «Glossolalia allo specchio», pp. 69-83.
7.
{Carmelo
D’Amico} ▲
■
Contributo: Caro fratello Nicola, pace del
Signore. Da qualche tempo, seguo i tuoi interventi su Facebook perché li trovo
molto stimolanti all’attenta lettura della Parola di Dio. Frequento una chiesa
evangelica pentecostale da semplice credente e, come tale, studio la Bibbia,
aiutandomi anche con cari fratelli come te, che pubblicano il loro punto di
vista.
Vengo al
dunque: mi ha molto incuriosito il tuo articolo, perché non
avevo mai considerato il battesimo nello Spirito Santo secondo quanto esponi in
esso. Ovviamente da pentecostale qual sono, la prima reazione ha prodotto
in me la voglia di ricercare nelle Scritture quanto servisse per contrastare
l’articolo, ma poi considerando molto valido quanto hai esposto, ho
preferito abbandonare questo pensiero per avere invece un dialogo costruttivo
con te. Quindi, mentre studiavo i versi citati nell’articolo, me ne sono tornati
in mente altri, che vorrei chiederti di aiutarmi a posizionare
all’interno della tua riflessione. Questo perché mi pare di capire che hai una
conoscenza del greco neotestamentario sicuramente più ampia e valida della mia,
costruita in modo autodidatta.
Finisco il preambolo, assicurandoti di non scriverti perché voglio confutare
la tesi esposta (non ne sarei in grado), ma perché sono convintissimo che
ascoltare altri pareri — meglio ancora se discordi su quanto io possa pensare o
sostenere — permette una più ampia e corretta conoscenza delle verità
bibliche, per ampliare così la visione del piano di Dio.
Ecco i passi per i quali vorrei un tuo aiuto, tratti dalla versione Nuova
Riveduta.
■ 1. «Allora
Pietro disse: “C’è forse qualcuno che possa negare l’acqua e impedire che siano
battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi?”»
(Atti 10,47). In questo caso Pietro dicendo «come noi» si riferisce sempre agli
apostoli oppure a tutti i credenti circoncisi del verso precedente?
■ 2. «Paolo,
servo di Cristo Gesù, chiamato a essere apostolo,
messo a parte per il vangelo di Dio»
(Romani 1,1). «Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di
Dio, e il fratello Timoteo, alla chiesa di Dio che è in Corinto, con tutti i
santi che sono in tutta l’Acaia» (2
Corinzi 1,1). «Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il
fratello Timoteo» (Colossesi 1,1).
Da questi versetti (e da altri, che non riporto)
Paolo deve essere considerato il tredicesimo apostolo con beneficio del
battesimo dello Spirito Santo anche se non era presente il giorno di Pentecoste?
■ 3. «Vorrei
che tutti parlaste in altre lingue, ma molto più che profetaste; chi
profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno che egli
interpreti, perché la chiesa ne riceva edificazione»
(1 Corinzi 14,5). «Quando dunque tutta
la chiesa si riunisce, se tutti parlano in altre lingue ed entrano degli
estranei o dei non credenti, non diranno che siete pazzi?»
(1 Corinzi 14,23). Nell’articolo tu affermi: «Furono gli apostoli soltanto a
“parlare in altre lingue” e furono solo loro, che ciascuno dei Giudei
indigeni o della diaspora “udiva parlare nel suo proprio linguaggio” (v. 6),
ossia quello del luogo di provenienza (v. 8). Si noti, poi, che “Pietro,
alzatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa
maniera” (v. 14); nessun altro credente fu menzionato con loro, ma solo due
gruppi: gli apostoli e i Giudei non-convertiti. Perché quel giorno si
convertissero 3.000 Giudei d’ogni nazione menzionata (vv. 9-11), era
necessario che il messaggio di Pietro arrivasse fino a loro. Per questo è
scritto che Pietro si alzò in piedi «insieme con gli undici», poiché essi
tradussero a mano a mano il discorso di Pietro nelle lingue di provenienza
dei Giudei della diaspora». Perché Paolo si dilunga così tanto sulle
lingue in seno alla chiesa di Corinto, se esse erano state riservate
soltanto ai Dodici?
Grazie ancora per la tua disponibilità. Prima di chiudere vorrei ancora
una volta rassicurarti che non voglio essere polemico nei riguardi
dell’articolo, ma solo desideroso di ampliare la mia conoscenza della Parola di
Dio e di avere la possibilità di una tranquilla discussione biblica,
lasciando da parte ogni possibile acredine religiosa che porta soltanto a
«guerre sante», di cui sono francamente stufo. Maranathà. {23-08-2011}
▬
Risposta (Nicola
Martella): Sarebbe bello e benefico, se tutti avessero lo stesso
atteggiamento di Carmelo, cercando prima di capire come stavano veramente le
cose al tempo di Gesù e degli apostoli; allora dialogare sarebbe un vero
piacere! Purtroppo, con profonda sofferenza ammetto, che su temi del genere il
dialogo pacato è più l’eccezione che la regola. Numero le varie parti per
poterci fare un diretto riferimento.
■ 1. In
Atti 10,47 Pietro si riferisce al ricevimento dello Spirito Santo nel
momento della conversione e rigenerazione, e non a una presunta «seconda
esperienza». In Atti 11,46 non si parla di «immersione nello Spirito», ma di «dono
dello Spirito Santo» nel momento della conversione (cfr. At 2,38). Quindi il
«noi» si riferiva allo Spirito Santo, che venne donato ai credenti giudei nel
momento della loro rigenerazione. Cornelio e quelli si casa sua non erano ancora
rigenerati, nel momento in cui ricevettero «il lavaggio della rigenerazione e
il rinnovamento dello Spirito Santo» (Tt 3,5). Poi seguì il battesimo in
acqua. Per tale immersione nel corpo di Cristo mediante lo Spirito Santo si veda
1 Corinzi 12,13.
In tutto il
libro degli Atti gli unici che fecero, per così dire, una «seconda esperienza»
dopo la conversione, furono solo i dodici apostoli! Essi erano a cavallo
fra l’antico e il nuovo patto, perciò molte cose, che vissero, non erano proprio
quelle «normali», se paragonate a un cristiano odierno. Gesù li chiamò ed essi
lo seguirono; prima però che realizzassero che Gesù era veramente il Messia
promesso, il cammino fu lungo. Solo in Matteo 16,16 Pietro ebbe il coraggio di
confessare: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»; ma ciò avvenne
per rivelazione, non per sua deduzione (v. 17), visto che subito dopo venne
rimproverato pesantemente dal Signore (vv. 22s). Quand’è che gli apostoli
sperimentarono una rigenerazione in senso neotestamentario? Non lo
sappiamo con precisione, probabilmente ciò accadde solo dopo la risurrezione di
Gesù. È scritto che Gesù disse: «“Chi crede in me, come ha detto la
Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Ora disse questo dello
Spirito, che dovevano ricevere quelli, che crederebbero in lui; poiché lo
Spirito non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato»
(Gv 7,38s). Successivamente, appena prima della sua morte, Gesù disse dello
Spirito, riferendosi agli apostoli: «Voi lo conoscete, perché dimora con
voi, e sarà in voi» (Gv 14,17). Essi non avevano sperimentato,
quindi, ancora un riempimento di Spirito Santo in senso neotestamentario.
Sta di fatto che essi ricevettero lo Spirito Santo solo dopo la risurrezione e
già prima dell’ascensione di Gesù. «Allora Gesù disse loro di nuovo: “Pace a
voi! Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi”. E detto questo, soffiò
su loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”» (Gv 20,21s). Poi, a
Pentecoste, i dodici apostoli ricevettero il potenziamento ministeriale mediane
lo Spirito Santo (At 2,1ss). Essi furono quindi gli unici, che in tutto
il libro degli Atti fecero una «seconda esperienza».
■ 2.
Non esiste un «tredicesimo apostolo», ma solo due categorie.
● Sono
esistiti i dodici apostoli del Signore, a cui Cristo diede la potenza
necessaria a Pentecoste per gettare le basi alla chiesa universale e alla
missione; questa categoria speciale, i cui nomi sono scritti sul fondamenti
della nuova Gerusalemme, è terminata con la morte dei dodici apostoli.
● Sono
esistiti gli apostoli delle chiese, i quali appunto sono stati «mandati»
in qualità di «missionari» (= termine tratto dal lat. mittere «mandare,
inviare» e designa i «mandati»). I primi «apostoli delle chiese» o missionari
furono Paolo e Barnaba e furono mandati dalla chiesa di Antiochia. A tale
funzione ministeriale si riferisce Efesini 4. Tale categoria esiste ancora
oggi. Purtroppo, specialmente in campo carismaticista, alcuni si fregiano di
tale titolo, credendo che sia superiore ai conduttori (come i cardinali sopra i
vescovi), dandoselo da soli e sebbene non abbiano mai fondato una sola chiesa
nella loro vita. Ultimamente anche donne hanno tale vezzo. È una moda che viene
perlopiù dal Sudamerica e spesso mira all’arricchimento personale; bisogna
assolutamente rifiutarla e combatterla.
■ 3. In
questo tema non c’entra nulla 1 Corinzi 14,5.23, trattandosi qui di
quella che Paolo chiamò «diversità di lingue» (1 Cor 12,10.28) quale
carisma dato solo ad alcuni (v. 20), come per gli altri carismi (vv. 29s). Noi
parliamo qui solo dell’evento di Pentecoste, dove solo i dodici apostoli
furono coinvolti. In tale brano citato dal mio articolo non parlavo, quindi, del
fatto che nessun credente possedesse allora il carisma della «diversità di
lingue», ma del fatto che a Pentecoste furono soltanto gli apostoli a «parlare
in altre lingue».
In tutto il
libro degli Atti, non si parla di nessun Giudeo convertito a Gesù Messia,
tranne che i dodici apostoli appunto, che avesse sperimentato un evento simile
a loro come «seconda esperienza», parlando in altre lingue (neppure i 12
discepoli di Efeso erano Giudei, contrariamente ad Apollo; cfr. At 18,24 con
19,1ss; Paolo non li incontrò nella sinagoga; cfr. invece 18,26). Essi tutti
ricevettero il «dono dello Spirito», ossia lo Spirito Santo stesso nel
momento della loro conversione e rigenerazione, senza particolari
manifestazioni.
Tutti i
carismi, compreso quello della «diversità di lingue», non sono legati alla
conversione, ma al servizio: «A ciascuno è data la manifestazione dello
Spirito per l’utile comune» (1 Cor 12,7; v. 4ss.11 «diversità di
doni… diversità di ministeri… varietà di operazioni… distribuendo i suoi doni a
ciascuno in particolare come Egli vuole»).
8.
{Antonio Capasso} ▲
■
Contributo: E i Corinzi che avevano
fatta la stessa esperienza degli apostoli? Essi infatti parlavano tutti in
altre lingue come gli apostoli. Questi che unzione avevano avuto? E perché
parlavano in lingue? Sono solo gli apostoli, che fanno una seconda
esperienza? Dov’è scritto che fosse solo per gli apostoli? Dov’è detto che la
potevano fare solo gli apostoli? Questa seconda esperienza la fecero i
Corinzi, la fece Paolo, la fecero i Samaritani, la fece
Cornelio e i dodici discepoli di Efeso. {27-08-2011}
▬
Risposta (Nicola
Martella): Nessuno delle persone elencate ha fatto mai una «seconda
esperienza». Non la fecero i 3.000 a Pentecoste, né i Samaritani, né Paolo,
né Cornelio, né dodici discepoli di Efeso, tranne i dodici apostoli a
Pentecoste. Tutti gli altri hanno fatto, tanto per usare il linguaggio
pentecostale, una «prima esperienza» soltanto, cioè di conversione e
rigenerazione, conformemente a 1 Corinzi 12,13.
Nel caso dei i
3.000 a Pentecoste, dei Samaritani e di Paolo non si
parla di un’esperienza mistica con annesso esercizio di lingue estranee. Nel
caso dei discepoli di Efeso, essi non sapevano neppure chi fosse lo
Spirito Santo, ma erano stati battezzati solo con il battesimo di Giovanni.
Negli Evangeli e in Atti (all’infuori non viene mai più usato tale termine),
essere «discepolo» non significava per nulla essere automaticamente
rigenerato, ma solo essere un «seguace» e poteva designare dal semplice
simpatizzante al seguace stretto. «Da allora molti dei suoi discepoli si
ritrassero indietro e non andavano più con lui» (Gv 6,66). Gli stessi due
discepoli di Emmaus confessarono a colui, che ritenevano uno straniero: «Ora
noi speravamo che fosse lui che avrebbe riscattato Israele, invece...»
(Lc 24,21). In effetti i primi, che ricevettero lo Spirito Santo in senso
neotestamentario furono gli apostoli (Gv 20,22).
La «diversità
di lingue» (1 Cor 12,10.28 fanalino di coda!), come tutti gli altri carismi,
furono elencati qui in relazione alle «funzioni ministeriali» e non a una
presunta «seconda esperienza», visto che non tutti esercitano la stessa
«funzione ministeriale» (vv. 29s). Si tratta di «diversità di
doni... diversità di ministeri... varietà di operazioni... ma
tutte queste cose le opera quell’uno e medesimo Spirito, distribuendo i suoi
doni a ciascuno in particolare come Egli vuole» (vv. 4-11). In 1
Corinzi 12 non si parla, quindi, mai di una presunta «seconda esperienza», ma
solo di una «prima esperienza» (1 Cor 12,13) e dei possibili ministeri
dei rigenerati.
9.
{Vincenzo Russillo} ▲
Nel libro degli
Atti degli Apostoli i segni e i prodigi vengono presentati da Luca non
come un evento comune a tutti i cristiani, ma come il ministero speciale
del gruppo apostolico. Un parallelo si può evidenziare con il ministero Gesù;
infatti Luca ci ricorda che i miracoli furono importanti nel ministero del
Messia: «Uomini d’Israele, ascoltate queste parole! Gesù il Nazareno, uomo
che Dio ha accreditato fra di voi mediante opere potenti, prodigi e
segni, che Dio fece per mezzo di lui, tra di voi, come voi stessi ben sapete»
(Atti 2,22). Poi Luca ci mostra l’importanza dei segni e dei prodigi nel
ministero apostolico.
■ Atti 2,43:
«Ognuno era preso da timore; e molti prodigi e segni erano fatti dagli
apostoli». Si noti che segni e prodigi erano fatti solo dagli apostoli e non
da tutti i cristiani.
■ Atti 5,12:
«Molti segni e prodigi erano fatti tra il popolo per le mani
degli apostoli; e tutti di comune accordo si ritrovavano sotto il portico di
Salomone». È chiaro che Luca si riferisca al ruolo speciale degli apostoli;
i segni e i prodigi avevano il ruolo di dimostrare l’autorità degli apostoli
una volta per tutte.
Un altro elemento
probante, a mio parere, che dimostra la superiorità apostolica, lo abbiamo
riguardo alla situazione che si venne a creare in Samaria. In Atti 8,6
troviamo scritto: «E le folle unanimi prestavano attenzione alle cose dette
da Filippo, ascoltandolo e osservando i miracoli che faceva». Filippo
era uno dei sette collaboratori degli apostoli. Nonostante il suo interessante
ministero presso i Samaritani, vediamo che dopo fu necessario che gli
apostoli scendessero e imponessero loro le mani, dopo aver creduto (Atti
8,14-17). Ciò significa che Filippo non agì al posto di un apostolo, quando fece
segni e prodigi, ma egli aveva semplicemente accesso alla forza dello Spirito
nel suo ministero evangelistico. Gli apostoli avevano una funzione unica
nella costituzione delle prime chiese. Efesini 2,20 afferma: «Siete stati
edificati sul fondamento degli apostoli e profeti, essendo Cristo Gesù
stesso la pietra angolare».
Bisogna
distinguere questa «seconda esperienza» di «more power», che fu donata agli
apostoli, per affermare la loro posizione, da qualsiasi criterio di continuità.
Infatti, a dare un freno ai «super apostoli» di Corinto ci pensò Paolo (2
Cor 11,1-15). I segni e i prodigi non erano stati donati a tutti i credenti, ma
solo agli apostoli: «I segni dell’apostolo sono stati compiuti tra di
voi, in una pazienza a tutta prova, nei miracoli, nei prodigi e nelle opere
potenti» (2 Cor 12,12).
{25-08-2011}
10. {Antonio Capasso} ▲
■
Contributo: In Giovanni 20,22 non ci
sono solo gli apostoli (Luca 24,36-43), quindi gli apostoli con gli altri
discepoli erano già convertiti, poi ricevono il dono dello Spirito (Atti
2,4). Paolo prima di essere riempito di Spirito Santo (Atti 9,17-18), era
già un convertito (Atti 9,6). I Samaritani erano già convertiti (Atti
8,4-13), prima di ricevere lo Spirito Santo (8,15-17). I dodici di Efeso,
pur ammettendo che non fossero già convertiti, prima si convertono (Atti 19,5),
poi ricevono il dono dello Spirito Santo (19,6).
{27-08-2011}
▬
Risposta (Nicola Martella): Antonio Capasso
confonde la conversione (aspetto umano) con la rigenerazione
(aspetto divino). I Samaritani, i dodici uomini di Efeso e lo stesso Paolo
sperimentano la rigenerazione nel momento, in cui ricevettero lo Spirito Santo —
al pari dei 3.000 a Pentecoste e di Cornelio e quelli presenti a casa sua.
■ In
Giovanni 20,19-20 Giovanni parlò solo dei discepoli, ossia degli
apostoli. Per Luca 24,36-43 rimando a Marco 16,12s.14ss.19, dove si evince che
il Signore era da solo con gli unici apostoli. Già in Giovanni 20,18 Maria
Maddalena andò ad annunziare le cose ai discepoli, ossia agli apostoli. In
Giovanni 20,19 c’è una nuova scena: Gesù si presentò in mezzo a loro
discepoli, ossia agli apostoli (v. 20 discepoli = apostoli). Poi si parla di
Toma, uno dei dodici (v. 24) e degli altri discepoli (= apostoli; v. 25);
poi, quando Gesù venne nuovamente, c’erano i suoi discepoli e Toma (v. 26),
quindi gli undici apostoli (v. 30 discepoli = apostoli). Quindi, i versi 21s si
riferiscono solo ai discepoli, ossia agli apostoli. In Giovanni 21,1 Gesù si
fece vedere di nuovo dai discepoli, ossia dagli apostoli, chiamandone alcuni
per nome: «Simon Pietro, Toma detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea,
i figli di Zebedeo e due altri dei suoi discepoli» (v. 2).
■ Prima della
sua morte, Gesù disse a Pietro: «Simone, Simone, ecco, Satana ha
chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te affinché
la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, conferma i
tuoi fratelli» (Lc 22,31s). Pietro era, quindi, già convertito nel senso del
nuovo patto? E che dire degli altri apostoli, se doveva essere lui a
confermare i suoi fratelli? Queste sono domande interessanti, che bisogna
approfondire alla luce di Giovanni 20,22: «Soffiò su loro e disse:
“Ricevete lo Spirito Santo”».
Infatti, qui qualcosa di nuovo era accaduto!
■ In Atti 8
i Samaritani avevano sì creduto, ma non erano stati ancora rigenerati
(probabilmente erano ancora aggiogati da legami occulti a causa di Simone il
Mago; vv. 9ss). Anche Simone credette e fu battezzato (v. 13), ma rimase «in
fiele amaro e in legami d’iniquità» (v. 23). Questo fenomeno di persone che
desiderano credere, ma non vengono ancora rigenerate, perché legate, l’ho
incontrato spesse volte nella cura pastorale. Solo quando Pietro e Giovanni «pregarono
per loro», essi ricevettero lo Spirito Santo (v. 15), che li rigenerò. Luca
aggiunse che lo Spirito Santo «non era ancora disceso sopra
alcuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signor
Gesù» (v. 16). Quindi, si erano convertiti, ma non erano stati ancora
rigenerati, a causa di ciò, che lo impediva. Qui non
si parla di esperienze mistiche né di glossolalia.
■ In Atti
9,6 riguardo a Saulo non si parla esplicitamente che si era
convertito, nel momento che Gesù gli parlò sulla via di Damasco. In Atti 22,10s
egli chiese istruzioni sul daffare, e Luca aggiunse il fatto che era cieco. Dopo
aver recuperato la vista (At 22,13), Anania gli disse: «Lèvati, e fatti
battezzare; e fatti lavare dei tuoi peccati, invocando il suo nome»
(v. 16). Quindi, fino a quel momento, Saulo non era ancora rigenerato. Solo
quando lo Spirito Santo lo riempì, divenne una nuova creatura, e poi fu
battezzato (At 9,17s). Non si parla di «seconda esperienza» né di
glossolalia.
■ In Atti
19 si evince che tali dodici discepoli erano stati battezzati
soltanto col battesimo di Giovanni (v. 3), che era solo di ravvedimento in vista
dell’avvento di Gesù (v. 4). Essi non avevano neppure sentito parlare che
esistesse lo Spirito Santo (v. 2); ciò era alquanto singolare, se fossero
stati veramente in contatto con i cristiani. È importante ora tradurre
correttamente i versi 5-6, che letteralmente recitano: «Ora, udendo
[ciò], si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù; e, imponendo loro le mani
di Paolo, lo Spirito Santo scese su di loro, ed essi parlavano lingue e
profetizzavano». Si noti che l’imposizione delle mani non avvenne dopo il
battesimo in acqua, ma come un’azione unica, essendoci una congiunzione
coordinata, il cui senso era questo: essi si disposero a farsi battezzare
(conversione) e Paolo impose loro le mani. Anche qui si trattava dello
Spirito rigenerante, come a casa di Cornelio, quindi, se si vuole usare il
linguaggio pentecostale, si trattava di una
«prima esperienza».
11. {} ▲
12. {Autori vari} ▲
■
Diego Di Maria:
Cornelio, prima che ha ricevuto lo Spirito Santo, non era credente. Ha creduto all’evangelo e ha ricevuto lo Spirito Santo (non una seconda esperienza). Questo va in perfetta armonia con Efesini 1,13. Nel momento della fede si riceve lo Spirito Santo. {21-08-2011}
■
Diego Di Maria:
La storia della chiesa non riporta questa pratica [= glossolalia]. Ireneo, Ippolito ecc. parlano di questa cosa, e dicono che era scomparsa. {21-08-2011}
■
Francesco Ragazzi:
È un argomento delicato e richiede degli approfondimenti, la critica costruttiva è un bene, perché tende a farci acquisire una
consapevolezza maggiore. Che ci sia molta confusione in merito in molti ambienti evangelici, è una realtà e dovremmo ricercare maggiori chiarimenti al fratello Martella, se quanto riportato nel suo studio non dovesse bastare. Consideriamo che spesso
ci si confondono le idee, perché non si conoscono i significati dei termini originali, le traduzioni creano spesso queste divergenze di opinioni! {21-08-2011}
►
A Pentecoste, gli altri Ebrei come riconobbero i Galilei?
{Nicola Martella} (A)
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/T1-Pentecost_Spirit_12-3_UnV.htm
25-08-2011; Aggiornamento: 19-09-2011 |