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L’espressione «battesimo
nello (o dello) Spirito», che è un termine tecnico nella dottrina
pentecostal-carismatica, non ricorre mai nel NT, neppure in 1 Corinzi 12,13 nel
testo greco, che recita letteralmente così: «Infatti, noi tutti siamo stati
immersi mediante un unico Spirito
dentro un unico corpo, e Giudei e Greci, e
schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito».
Nel NT
l’espressione verbale «immergere nello Spirito» si trova in appena pochi
versi ed è riferita unicamente all’esperienza, che solo i dodici apostoli
di Gesù Cristo vissero a Pentecoste.
Questo può
sembrare sorprendente, ma un’analisi attenta dei testi biblici mostrerà
che le cose stanno veramente così. Chiaramente bisognerà avere la pazienza di
seguire l’intero ragionamento e di arrivare fino alla fine dell’articolo.
Probabilmente alcuni non saranno d’accordo, tuttavia questo è quanto mi ha
convinto un’analisi attenta del testo biblico, che ho sondato con onestà e
dirittura di cuore. Chi ne ha altrettante, faccia lo stesso cammino e mostri
le sue capacità esegetiche e le sue fondate conclusioni.
1. GLI ANTECEDENTI
1.1. NEGLI
EVANGELI: Nei Sinottici (Mt-Lc) Giovanni Battista parlò del futuro
Messia, prima di incontrarlo. Nell’Evangelo di Matteo, Giovanni Battista,
per evidenziare il suo limite, contrappose l’espressione «io vi immergo in
acqua» con «egli vi immergerà nello Spirito Santo e nel fuoco» (Mt
3,11); ciò conteneva una minaccia di giudizio mediante il fuoco (vv.
10.12) specialmente per Farisei e Sadducei, che egli chiamò «razza di vipere» e
a cui annunciò «l’ira a venire» (v. 7). Perciò, tale evento messianico non era una buona notizia per loro e ricalcava minacciosamente quanto già annunciato da
Isaia (1,25.31) e da Malachia (3,2s).
Marco
(1,7s) fu qui più scarno e si limitò alle differenza fra Giovanni e il Messia.
Luca (3,16s) ricalcò Matteo, ma estese le parole a tutti i Giudei (v.
16), ossia al popolo (v. 18), non menzionando Farisei e Sadducei.
Giovanni,
come al solito, non ricalcò i Sinottici, ma evidenziò altri aspetti. Egli
riportò la testimonianza del Battista, dopo il battesimo di Gesù in acqua: «E
io non lo conoscevo; ma Colui che mi ha mandato a immergere in acqua, mi
ha detto: “Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che
immerge nello Spirito Santo”» (Gv 1,33).
Come si vede,
tali espressioni negli Evangeli si riferiscono tutte alla stessa circostanza. Fu
Giovanni Battista a parlarne in termini veterotestamentari. Si noti che
in essi Gesù non usò mai tale espressione.
Tutto ciò dovrebbe spingere a maggiore cautela coloro, che usano proprio
tali versi per avvalorare una presunta «seconda esperienza» nella chiesa,
attingendo da tali brano il sedicente «battesimo nello Spirito», locuzione che
non ricorre così e che non intendeva ciò, che oggi in ambienti
pentecostal-carismatici si intende. Giovanni Battista intendeva un'opera
escatologica di purificazione d'Israele da parte del Messia all'inizio del
suo regno terreno, in conformità con le predizioni profetiche (Is 1,25.31; Ger
9,7; Ez 22,18-22; Mal 3,2s). Gesù stesso parlò di una separazione fra pecore e
capri all'inizio del suo regno (Mt 25,32s). Si veda in merito anche
l'interpellanza ufficiale del Battista dal carcere a Gesù: «Sei tu colui, che
ha da venire, o ne aspetteremo noi un altro?» (Mt 11,3).
1.2. NEGLI
ATTI: L’unico luogo, dove Gesù usò l’espressione «immergere nello
Spirito», è nel libro degli Atti; e fu appena prima dell’ascensione e in vista
della Pentecoste, parlando solo ai suoi apostoli (At 1,2): «E
trovandosi con loro, ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di
aspettarvi il compimento della promessa del Padre, “la quale [egli disse] avete
udita da me. Infatti, quanto a Giovanni egli vi immerse mediante acqua,
ma voi sarete immersi nello Spirito Santo fra non molti giorni”» (vv.
4s; si notino i pronomi esclusivi). Quando lo Spirito Santo sarebbe venuto sugli apostoli, ciò avrebbe
comunicato loro la potenza necessaria per essere testimoni del Messia
dappertutto (v. 8). Tale speciale investitura per i suoi apostoli era una specie
di caparra specifica d'autorità per loro, che anticipava la sua azione
escatologica, prima della quale essi dovevano portare l'Evangelo del regno in
tutto il mondo e iniziare altri a farlo.
2. PENTECOSTE E I DODICI: Se si
analizza bene il testo biblico, la promessa di Gesù si realizzò a Pentecoste
solo per i dodici apostoli del Signore, per gli undici, che lui elesse in
vita, e per Mattia, che egli fece eleggere con la sorte al posto del decaduto
Giuda Iscariota.
2.1. LE DIVERSE SCENE:
In Atti 1-2 abbiamo almeno quattro scene differenti.
■ Nella prima scena (At 1,1-11) c'erano solo gli undici apostoli del
Signore (v. 2), che ricevettero da Lui la promessa del rivestimento di potenza,
appena prima dell'ascensione di Gesù. Con loro non c'era nessun altro, se non
questi «uomini galilei» (v. 11).
■ Nella seconda scena (At 1,12ss) gli apostoli tornarono a
Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto (v. 12) e salirono nella sala di
sopra (v. 13 elenco degli undici apostoli), dove abitualmente avevano comunione
di «preghiera con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui».
■ La terza scena (At 1,12-26) avvenne in un momento indistinto («in quei
giorni», v. 15) dei dieci giorni che separavano l'ascensione di Gesù da
Pentecoste. Fu indetta un'assemblea speciale e solenne (c'erano
circa 120 credenti maschi, vv. 15s), in cui bisognava eseguire un atto ufficiale della
neonata chiesa: l'elezione del dodicesimo apostolo, prima della loro investitura
speciale mediante lo Spirito Santo. Il Signore guidò la sorte, facendo associare
Mattia agli altri undici specifici «apostoli del Signore» (v. 26).
Faccio notare che per tale atto ufficiale erano ammessi solo uomini. Ciò
si evince da una traduzione letterale, che recita così: «E in questi giorni,
Pietro, alzatosi in mezzo ai fratelli (e c'era adunato una massa di circa
centoventi persone [lett. nomi]), disse: "Uomini, fratelli,..."» (vv. 15s).
Essi erano, quindi, un gruppo di delegati («nome» sta anche per autorità; cfr.
Ef 1,21), che si radunava sotto la supervisione degli apostoli. L'espressione «uomini,
fratelli» (v. 16), ricorre anche in Atti 2,29 (cfr. 2,14 uomini giudei; v.
22 uomini israeliti; 3,12).
■ La quarta scena (At 2,1ss) avvenne il giorno della Pentecoste, Qui si
realizzò quanto il Signore promise nella prima scena ai soli apostoli. Luca dapprima evidenziò che «Mattia… fu associato agli undici apostoli»
(At 1,26); poi, sebbene, gli eventi non avvennero lo stesso giorno, aggiunse
subito: «E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano
insieme nel medesimo luogo» (2,1); tale «tutti» si riferiva
all’elenco degli apostoli di At 1,13 e al nuovo nominato, Mattia (v. 26). Qui
non erano «tutti quelli, che credevano» a essere insieme (così At 2,44),
ma solo gli apostoli per una specie di riunione di consiglio. Che
gli apostoli fossero tutti nel medesimo luogo insieme, non era scontato, visto che
dovevano procurarsi quotidianamente il cibo, lavorando (cfr. già Gv 21,3; cfr.
anche 20,24); ciò fu possibile pure perché Pentecoste era una delle feste
comandate ai Giudei, in cui era proibito lavorare.
Si noti pure
che, mentre in At 1,14 al «tutti costoro», riferito agli apostoli
(v. 13), furono associati le donne (tra cui Maria) e i fratelli carnali di Gesù,
e in atti 1,15ss si parla di circa 120 credenti maschi, in Atti 2,1ss non si parla d’altre persone, e ciò vale per l’intero
capitolo, in cui si parla solo di Pietro e degli altri undici apostoli (At
2,14). Era, quindi, un incontro particolare, come Gesù aveva comandato
loro. Gesù per quaranta giorni diede «comandamenti agli apostoli, che
aveva scelto» (At 1,2), «ordinò loro di non dipartirsi da
Gerusalemme» (v. 4), promise loro che «voi sarete immersi
nello Spirito Santo» (v. 5) e che «voi riceverete potenza,
quando lo Spirito Santo verrà su voi» (v. 8). Ciò escludeva tutti gli
altri credenti.
2.2. ANALISI DI ATTI 2:
Oltre a quanto già detto, si osservino i seguenti aspetti.
■
I fatti:
Atti 2,1 recita letteralmente: «E
nell’adempiersi il giorno del cinquantesimo, erano tutti dappresso [homou]
l’uno con l’altro [epì tò autó]».Tutti chi? Le persone appena
menzionate nel verso precedente: gli undici apostoli e Mattia, che era stato
associato a loro (At 1,26). Tale verso intendeva esprimere l'unita tra i Dodici,
compreso il neo-eletto Mattia. Qui l’autore, dopo aver menzionato che essi «erano
tutti dappresso» (ossia presenti contemporaneamente nel medesimo luogo),
riferito ai soli apostoli per le ragioni appena esposte, parlò di «ciascuno
di loro» quanto alle «lingue come di fuoco» (v. 3) e al fatto
che essi «tutti furono ripieni dello Spirito Santo» (v. 4).
In tale modo, Luca voleva evidenziare la legittimazione di tutti e dodici gli
apostoli del Signore, nessuno escluso, compreso Mattia, il neo-eletto. Non si parlò di altri credenti
insieme a loro.
Furono gli
apostoli soltanto a «parlare in altre lingue» e furono solo loro,
che ciascuno dei Giudei indigeni o della diaspora «udiva parlare nel suo
proprio linguaggio» (v. 6), ossia quello del luogo di provenienza (v. 8). Si
noti, poi, che «Pietro, alzatosi in piedi con gli undici, alzò la voce e
parlò loro in questa maniera» (v. 14); nessun altro credente fu menzionato
con loro, ma solo due gruppi: gli apostoli e i Giudei non-convertiti. Perché
quel giorno si convertissero 3.000 Giudei d’ogni nazione menzionata (vv.
9-11), era necessario che il messaggio di Pietro arrivasse fino a loro. Per
questo è scritto che Pietro si alzò in piedi «insieme con gli undici»,
poiché essi tradussero a mano a mano il discorso di Pietro nelle lingue
di provenienza dei Giudei della diaspora. Questo dato di fatto è sorprendete
solo per chi non è informato sulle modalità di comunicazione in tempi, in cui
non c'erano amplificatori altoparlanti.
Bisogna far notare, in ogni modo, quanto segue. Luca scrisse di tali «circa
tremila anime»: «Ed erano perseveranti nell’attendere all’insegnamento
degli apostoli, nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere»
(At 2,41s). Perché ciò si realizzasse,
moltissimi di tali Ebrei della diaspora dovevano risiedere abbastanza
stabilmente a Gerusalemme. Infatti, lì c’erano vari raggruppamenti di Ebrei,
secondo criteri sociali e linguistici, che si radunavano in proprie sinagoghe.
Luca menzionò quelli «della sinagoga detta dei Liberti, e dei Cirenei, e
degli Alessandrini, e di quelli di Cilicia e d’Asia» (At 6,9). Ciò significa
che il numero di persone, che non capivano per nulla l'ebraico (o l'aramaico) o
solo in modo approssimativo e a cui gli undici apostoli dovevano tradurre il
discorso di Pietro, era relativamente contenuto; ciò facilitava il compito degli
apostoli, visto che in genere i gruppi etnici e linguistici differenti sono già
di per sé compatti fra loro, specialmente quando si muovono in un ambiente
diverso dal loro abituale.
■ Excursus:
La comunicazione di massa nell’antichità: La traduzione in seduta stante
dinanzi a masse linguisticamente eterogenee non era inusuale a quel tempo. Si
pensi ai comandi delle forze d’occupazione romana, che erano tradotti in seduta
stante nelle varie lingue parlate in Giudea e paesi limitrofi. I soldati
romani parlavano abitualmente latino e i loro comandanti parlavano tutt’al
più greco. Si pensi a Pilato, procuratore romano, che parlava con Gesù
(Mt 27,13) e ai Giudei (Mt 27,17-23), e alla condanna scritta sulla croce in tre
lingue (Gv 19,20). Si pensi a Gesù che parlò a vari gruppi etnici,
non solo ai vicini Samaritani (Gv 4,9.39s), che avevano una lingua simile, ma
anche ai Greci (Gv 12,20ss), ai Romani (Mt 8,5ss centurione; Pilato) e ai
Siro-fenici (Mc 7,26; v. 24 Tiro; v. 31 Sidone e Decapoli; Mt 4,24 Siria). È
scritto: «E grandi folle lo seguirono dalla Galilea e dalla Decapoli e da
Gerusalemme e dalla Giudea e da oltre il Giordano» (Mt 4,25). Poiché tra di
loro c’erano quelli, che parlavano lingue differenti (p.es. greco nella
Decapoli), ciò che diceva Gesù, doveva essere tradotto in seduta stante (Mt 5
«Sermone sul monte»; a ciò si deve il parlare in frasi brevi di Gesù in esso!).
Per tale
fenomeno ricorrente nell’antichità, si pensi al generale assiro Rabšake,
che parlò da parte del suo re dinanzi ai dignitari giudaici e al popolo (Is
36,2ss); egli parlò evidentemente in aramaico, ma ci fu chi lo tradusse in
seduta stante in ebraico. Ciò dava fastidio ai dignitari giudaici, i quali gli
dissero: «Deh! parla ai tuoi servi in lingua aramaica, poiché noi la
intendiamo; e non in lingua giudaica, cosicché il popolo che è sulle mura l’oda»
(v. 11). Rabšake non sapeva l’ebraico, visto che parlava la lingua franca
dell’intero regno assiro, l’aramaico, e visto che da soldato era intento a fare
guerra a tutti i popoli, che non si sottomettevano al re d’Assiria.
Si pensi anche
al popolo ritornato dall’esilio, che parlava aramaico, mentre gli scritti
sacri erano in ebraico. Perciò è scritto che i «Leviti spiegavano la legge al
popolo, e il popolo stava in piedi al suo posto. Essi leggevano nel libro
della legge di Dio distintamente; e ne davano il senso, per far capire al
popolo quello, che s’andava leggendo» (Ne 8,7s).
Nell'antichità, queste erano quindi le forme di comunicazione di massa.
Esse erano così scontate che in genere le si premetteva, senza neppure
menzionarle. Anche oggigiorno, ad esempio, all'ONU, nelle sedi dell'Unione
Europea, del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) e di altri organismi
internazionali la traduzione simultanea è semplicemente scontata e non
necessita ogni volta di essere ricordata.
3. APPROFONDIMENTI
■ Un evento
riservato: In fin dei conti, l’evento escatologico, che Giovanni
Battista annunciò, ricalcando i profeti, non si realizzò per Israele nel suo
complesso, ma avvenne come caparra solo per gli apostoli. Gli aspetti negativi
riguardo al giudizio purificatorio per mano del Messia (Is 1; Mal 3) furono
rimandati alla fine dei tempi, quando il Messia ritornerà glorioso. Di per sé
Pentecoste servì per manifestare storicamente lo Spirito Santo come
persona (e non solo più come teofania spirituale), a inaugurare il tempo
della grazia, a potenziare i dodici apostoli, che avrebbero portato
l’Evangelo in tutto il mondo, e a legittimarli come servi di Cristo e
guide della chiesa. Né per i 3.000 convertiti a Pentecoste (At 2,41), né per
quanti furono poi aggiunti alla chiesa (v. 47), né per le altre migliaia di
Giudei, appartenenti alla chiesa di Gerusalemme e «tutti sono zelanti per la
legge» (At 21,20), fu mai menzionata un’esperienza spirituale
paragonabile a quella vissuta dai dodici apostoli a Pentecoste.
■ E i
tremila?: Che cosa ricevettero a Pentecoste allora i Giudei, che si erano
convertiti? Non un sedicente «battesimo nello Spirito Santo», ma solo il «dono
dello Spirito Santo» nel momento della conversione, espressione che
significa «lo Spirito Santo come dono» (altrove si parla similmente dello
Spirito come caparra: 2 Cor 1,22; 2 Cor 5,5; come pegno: Ef 1,13s; come
suggello: Ef 1,13; 4,30). A Pentecoste Pietro disse ai Giudei: «Ravvedetevi,
e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, in vista della
remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito
Santo» (At 2,38); qui ricorre doreà e non chárisma e mostra
che lo Spirito Santo stesso era tale dono divino, e non una presunta esperienza
mistica. Si noti che Luca non menzionò per loro il suono del vento
impetuoso, le lingue di fuoco né il parlare in altre lingue! Per i 3.000 si
trattava di una «prima esperienza», quella del ravvedimento e della
rigenerazione.
■ I Dodici
e i Gentili: Quando Pietro fu chiamato a giustificarsi dinanzi alla
chiesa di Gerusalemme per essere entrato nella casa di Gentili, egli narrò, tra
altre cose: «E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su
loro, come era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della
parola del Signore, che diceva: “Giovanni ha immerso mediante acqua, ma voi
sarete immersi nello Spirito Santo”. Se dunque Dio ha dato a loro lo
stesso dono, che ha dato anche a noi, che abbiamo creduto nel
Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?» (At 11,15ss). Si
noti che Pietro riferendosi alla discesa dello Spirito, parlò di «loro» Gentili
e di «noi»; qui si riferiva ai dodici apostoli, cosa che era conosciuta e chiara
ai credenti di Gerusalemme; nessuno avrebbe ardito di paragonarsi a loro. Ciò fu ribadito anche dalla citazione della parola,
che Gesù aveva rivolto proprio e solo ai suoi apostoli, appena prima
dell’ascensione (At 1,2.5). Dopo, però, parlò subito di «dono» (doreà
e non chárisma), per equiparare l’esperienza di tutti i cristiani giudei
(«noi»), dai 3.000 convertiti a Pentecoste (At 2,41) in poi, con quella dei
gentili convertiti («loro», At 11,17); ciò convinse i cristiani giudei di
Gerusalemme che un evento epocale fosse avvenuto: l'accettazione dei Gentili
convertiti nella chiesa (v. 18). Si noti pure che per i 3.000 Giudei e per
quelli a casa di Cornelio non ci fu una «seconda esperienza», ma solo la
conversione e la rigenerazione!
Quindi, gli eventi a casa di Cornelio erano simili (discesa dello
Spirito), ma non uguali a quelli di Pentecoste (i dodici apostoli non
ricevettero lo Spirito Santo come dono, poiché lo avevano già ricevuto; Gv
20,22; cfr. invece At 2,38).
Per i Gentili a casa di Cornelio
si trattò di una «prima esperienza» (conversione e rigenerazione), mentre
solo gli apostoli a Pentecoste avevano fatto, per così dire, una vera «seconda esperienza»,
tanto per usare il linguaggio caro ai pentecostal-carismatici.
Quindi, il fenomeno è simile,
perché i dodici apostoli erano già credenti, mentre Cornelio e li altri, che si
convertirono, non lo
erano precedentemente. Inoltre, in Atti 10 mancano altri elementi
caratteristici per Pentecoste, ad esempio: il vento impetuoso (At 2,2), le
lingue come di fuoco (v. 3), l'uso pubblico di lingue reali nella città, che i
Giudei della diaspora capivano (v. 6ss) e che permise loro di intendere
l'Evangelo (vv. 14.37) e di accettarlo (v. 41; abbiamo parlato sopra del modo
come avveniva la comunicazione di massa nell'antichità). In Atti 10,46 i Gentili
convertiti magnificarono Dio, ma non comunicarono l'Evangelo in lingue estranee
nella loro città.
4. ASPETTI CONCLUSIVI: Abbiamo
visto che lo Spirito Santo scese a Pentecoste solo sui dodici apostoli di
Gesù, ma lo Spirito Santo fu elargito come dono a tutti i credenti, prima
solo a quelli giudei, poi anche a quelli gentili (Ef 2,11-20). Distinguere
questi due aspetti è importantissimo.
Lo Spirito
Santo è elargito come dono nel momento della conversione (aspetto umano)
e della rigenerazione (aspetto divino; cfr. At 2,38; 10,45). Paolo scrisse a
Timoteo: «Egli [Dio] ci ha salvati non per opere giuste, che noi avessimo
fatte, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavaggio della
rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, che Egli ha
copiosamente sparso su noi per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, affinché,
giustificati per la sua grazia, noi fossimo fatti eredi secondo la speranza
della vita eterna» (Tt 3,5ss). È evidente che «il lavaggio della
rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo» sono lo stesso evento
coincidente con lo spargimento dello Spirito sui credenti e con l’essere «giustificati
per la sua grazia».
Tutti i
rigenerati hanno ricevuto il suggello dello Spirito Santo, quale caparra, in
vista della redenzione finale (Ef 1,13; 4,30). E tale suggello non è la
glossolalia o un altro carisma, visto che non tutti parlano in lingue o hanno i
medesimi carismi (1 Cor 12,29s), ma è lo Spirito stesso. Tornando a 1 Corinzi
12,13, questo verso esprime la rigenerazione dei credenti, che sono
immersi in Cristo mediante lo Spirito Santo, per diventare membri del
«Corpo di Cristo». Il distintivo migliore di tale avvenuta immersione è il «frutto
dello Spirito». Da lì in poi, è compito del credente rigenerato di vivere
nella pienezza dello Spirito, ubbidendo a Dio, onorando Cristo nella propria
vita, sottomettendosi alla Parola e praticando la comunione dei santi.
5.
EXCURSUS: CHI C'ERA ALL'ASCENSIONE?: Coloro che non accettano che
la promessa prima dell'ascensione valeva solo per gli apostoli del Signore, si
basano su Luca 24, per affermare che lì ci fossero anche altri credenti.
Sebbene da Marco 16,9-20 non bisogna
trarre dottrine, mancando questo testo in alcuni dei più antichi manoscritti,
pure è interessante leggere da questo testo il seguente dato storico.
Infatti, tale nota finale di Marco 16 parla degli stessi episodi di Luca 24,
sebbene ognuno lo faccia a modo suo e con uno scopo differente. [►
La successione dei fatti in Luca 24]
■ 1. Dapprima
i due discepoli riferirono della manifestazione ricevuta di Gesù (Mc
16,12s = Lc 24,13-35). «Poi, dopo questo,
apparve in altra forma a due di loro, che stavano camminando, recandosi ai
campi. [13] E quelli, andati, [lo] annunziarono agli altri; ma neppure a
quelli credettero» (vv. 12s).
■ 2. Poi
disgiunto da tale scena, seguì l’incontro del Signore con i soli undici
apostoli (Mc 16,14ss = Lc 24,36-49). «In
seguito, apparve agli stessi undici, mentre erano a tavola, e rimproverò
la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che
l’avevano veduto risuscitato» (v. 14).
■ 3. Infine,
ci fu la scena finale, che si concluse con l’ascensione di Gesù, a cui
assistettero solo gli undici discepoli (Mc 16,19 = Lc 24,50-53). Dapprima ci fu
il grande mandato missionario (vv. 15s; cfr. Mt 28,18ss), poi seguì l’assunzione
al cielo di Gesù (v. 19) e l'adempimento del mandato missionario (v. 20).
Come si vede, i
due eventi (apparizione ai due discepoli e poi agli undici) non erano contigui,
e nel secondo si parlò solo degli apostoli. Come già ricordato, essi
erano gli «uomini galilei», a cui si rivolsero i due esseri celesti (At
1,11). Dopo l’aggiunta di Mattia al gruppo degli apostoli, furono solo loro a
radunarsi in un consiglio apostolico, quando venne lo Spirito Santo su di
loro e li abilità al ministero (At 1,26-2,1ss). Essi furono identificati
chiaramente come «Galilei» (At 2,7) e di loro Luca parlò, affermando: «Ma
Pietro, levatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò…»
(v. 14). Nello stesso capitolo egli ricordò pure «l’insegnamento
degli apostoli» (2,42) e che «molti prodigi e segni erano
fatti dagli apostoli» (v. 43).
►
A Pentecoste, gli altri Ebrei come riconobbero i Galilei?
{Nicola Martella} (A)
►
La successione dei fatti in Luca 24
{Nicola Martella} (A)
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Pentecost_Spirit_12_Avv.htm
20-08-2011; Aggiornamento: 19-09-2011 |