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Il lettore prende qui posizione riguardo all’articolo «Tempo di raccolta con Carlos Annacondia».
Il seguente contributo avrebbe potuto trovare posto all’interno del tema di
discussione «Carlos Annacondia? Parliamone», ma a causa della sua
specificità,
ma a causa della sua lunghezza
e della trattazione di aspetti specifici, abbiamo preferito metterlo extra.
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1. Le tesi
{Gianni Fontanesi}
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Carissimo fratello,
in data 08.02.2009 ho ricevuto la tua e-mail con lo studio su Carlos Annacondia
e ti ringrazio. Non conosco questa persona se non per averne sentito parlare
vagamente da altre persone; con questa mia lettera non intendo pertanto
difendere il suo operato. Posso solamente dire che nella nostra chiesa c’è una
famiglia di italo-argentini, tornati in Italia dopo il disastro economico
avvenuto in quella nazione. Questa famiglia frequentava in Argentina una chiesa
metodista; il marito ha subito un incidente sul posto di lavoro ed è rimasto
paralizzato alle gambe per un danno alla spina dorsale. Partecipando a una
riunione di Carlos Annacondia, è guarito dalla sua infermità e ha ripreso il
lavoro.
Motivo di
questa mia lettera è di mostrare il mio rincrescimento per il fatto che in molte
chiese italiane s’eccede nel senso contrario.
Scusami se
mi sono dilungato troppo nel raccontarti alcuni episodi, ma sono importanti
per farti capire il seguito.
Fino a 30
anni, io ero un cattolico fervente, ma non avevo mai letto la Bibbia, dopo il
mio accostamento alle Sacre Scritture, ho cominciato a frequentare la locale
«Chiesa dei Fratelli», l’unica chiesa evangelica esistente in quel periodo a
Reggio Emilia.
Un giorno mi
sono messo a letto con la febbre oltre a 40° e quasi deliravo. Mia moglie
ha cercato il medico ma non era in servizio essendo giorno si sabato; ha quindi
telefonato alla «Guardia Medica» ma erano tutti fuori per servizio. Mia moglie,
che non era credente, voleva accompagnarmi al «Pronto Soccorso» dell’ospedale;
io, che ero fresco ed entusiasta nella lettura delle Sacre Scritture, avendo
letto nella lettera di Giacomo di chiamare gli anziani della chiesa, ho
preferito fare in tale modo. Ho fatto venire due anziani che, non del tutto
convinti, mi hanno unto con olio, mentre mia moglie scuoteva la testa e diceva
che è «roba da matti», e «neppure nell’Africa più nera si fanno tali cose». Mi
sono addormentato e al mio risveglio stavo benissimo come se nulla avessi avuto.
In un’altra
occasione sono stato ricoverato all’ospedale con una «spondosclerosi» per
la quale non riuscivo a camminare. Volevano operarmi, togliendomi una scheggia
d’osso nel bacino, per saldarmela fra tre anelli della spina dorsale in modo da
contenere al suo posto l’anello difettoso. Ho cercato d’opporre resistenza ai
medici, ma oltre due mesi dopo, visto che non potevo camminare, ho deciso
d’operarmi. Ho però «gridato al Signore», dicendogli in preghiera: «Il mio
datore di lavoro ha la mutua per i suoi dipendenti. Tu, Signore non hai la mutua
per i tuoi figlioli?». Ebbene, mi è passato il dolore e ora posso compiere
qualsiasi lavoro, anche pesante, e non sento nessun dolore. Il chirurgo è
rimasto fortemente stupito.
Mia moglie ha
sempre sofferto di «tachicardia». Un giorno sono tornato a casa e, come
ho aperto la porta, ho sentito mia moglie gridare forte che stava morendo. Sono
corso in camera, dove l’ho trovata stesa sul letto e il suo cuore batteva come
una mitragliatrice; mi sono inginocchiato e, abbracciandola forte, piangendo ho
gridato al Signore. Tu avresti dovuto sentito i battiti del suo cuore come
andavano rallentando progressivamente, fino a tornare normali. Da allora in poi
non ha più avuto disturbi di «tachicardia”
Nel 1987, in
un «convegno degli anziani» delle Chiese dei Fratelli, svoltosi a «Poggio
Ubertini», alla richiesta di proporre il tema per l’anno successivo, ho proposto
di trattare il tema riguardante ciò che fa Satana e ciò che può fare il
cristiano, considerando che i maghi di Faraone facevano gli stessi miracoli che
faceva Mosè.
Ebbene, al
convegno che ne è seguito, si è parlato solamente di ciò che fa Satana, mentre
si è trascurato ciò che possono fare i credenti.
Solamente nei
momenti da pausa, passeggiando nel cortile, molti fratelli mi si sono avvicinati
e, in privato e sottovoce, mi hanno parlato di molti episodi miracolosi,
accaduti nelle loro chiese.
Come vedi, gli
eccessi ci sono da una parte e dall’altra, ci si può aprire finalmente e, senza
pregiudizi e condanne reciproche, parlare e praticare le cose di Dio?
Fraternamente in Cristo. {10-02-2009}
2. Osservazioni e obiezioni (1)
{Nicola Martella}
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1. NAVIGARE FRA CORRENTI CONTRASTANTI:
Non entro in merito sull’esperienza vissuta dalla famiglia di italo-argentini,
che ora sono nella tua chiesa. Si possono portare narrazioni pro e contro. Si
può parlare di gente gravemente malata, che è stata attirata agli incontri di
Carlos Annacondia col suo particolare spot pubblicitario «Vieni a prenderti
la tua guarigione», e che ne è uscita delusa e bestemmiando Dio per essere stata
ingannata. Si può parlare di chiese in cui ha detto dal pulpito cose alquanto
spiacevoli sul piano del buon senso e della dottrina, tanto da irritare i
credenti presenti, e in cui non è successo nulla di tutto ciò che egli ascrive a
sé; in tali casi ha la scusa pronta: «Nella chiesa non c’è abbastanza fede». [►
Carlos Annacondia? Parliamone: specialmente i contributi 4 e 6-7]
Non entro
neppure in merito del «convegno degli anziani» delle Chiese dei Fratelli.
Anch’io una volta ho proposto il tema «etica», cosa che fu accettato; ma l’anno
dopo si parlò di santificazione soltanto. Tornando al tema dei miracoli, chi ha
paura di cadere da una parte del cavallo (sponda carismaticista), rischia di
cadere dall’altra (sponda negazionista). Il migliore antidoto contro le
esagerazioni di un segno o dell’altro è la pratica biblica, scevra da
ideologismi e conforme a un’esegesi contestuale.
Che dire del
resto? Dico che sono d’accordo col mio interlocutore quanto alle sue
esperienze personali. Egli ha citato la pratica di Giacomo 5, essa è quella
giusta! Poi sta a Dio nella sua sovranità a dire: «Sì, no, aspetta o la mia
grazia ti basta». Anche nella chiesa che abbiamo fondato la coppia
Oxenham e quella Martella a Roma abbiamo praticato la preghiera per gli ammalati
e l’unzione degli infermi. Nella mia cura pastorale (che faccio solo alla
presenza dei responsabili della persona che viene) ho avuto a che fare con
posseduti, ossessionati, demonizzati di vario genere e con patologie connesse
(depressione, abbattimenti vari, fastidi paranormali, ecc.). Ho visto la mano di
Dio all’opera. Anch’io ho invocato Dio in momenti particolari e ho visto la mano
del Signore agire a favore di coloro che lo temono e contro coloro che erano un
ostacolo all’opera di Dio. Quindi, non è questo il problema.
Non condivido
neppure l’atteggiamento di vari fratelli che, per opporsi alle esagerazioni
carismatiche, cadono nell’altro estremismo di non praticare neppure
personalmente e come comunità la preghiera della fede, lasciando a Dio ogni
decisione sovrana. Come già detto, il modo migliore per contrastare le
esagerazioni d’ogni specie (sia dei mistici entusiastici, sia degli
iper-razionalisti) è di praticare correttamente e legittimamente le cose
bibliche nella propria famiglia e nella propria assemblea. In tutto ciò bisogna
ricordarsi che la soluzione non ce l’hanno coloro che cercano sapienza
(razionalisti), né coloro che cercano miracoli (spiritualisti), ma ce l’ha Dio,
che ci comanda di predicare proprio quel «Cristo crocifisso», quello che
per i miracolisti è scandalo e per i razionalisti è pazzia, proprio quel Cristo
che è «potenza di Dio e sapienza di Dio» per chi crede (1 Cor 1,22ss).
Questa è la massima e centrale dottrina del nuovo patto; tutto il resto è
contorno. Chi è conscio della «simultaneità con Cristo» (io immerso in
Cristo due millenni fa e Lui immerso in me alla conversione; Gal 2,20), vive
nella «potenza della sua risurrezione» e nella «comunione delle sue
sofferenze, essendo reso conforme a lui nella sua morte», mirando alla
gloria che ci verrà elargita all’apparizione di Cristo (Fil 3,10ss). Allora,
stando così le cose, potrà accettare con fiducia che Dio dica: «Sì, no, aspetta
o la mia grazia ti basta». Qui guarirà dalla sofferenza, lì lo farà
nella sofferenza.
2. LE CHIESE E LA CASTA DEGLI UNTI:
Siamo grati al Signore per quanto Egli opera nella cura pastorale dei conduttori
di una chiesa locale (Gcm 5) o di consulenti, di cui essi si servono per casi
speciali sotto la loro supervisione. Siamo grati a Dio anche per ciò che Egli fa
nella sua misericordia, quando lo supplichiamo in famiglia o fra credenti,
elargendo guarigione dalla malattia o guarigione nella
malattia. Altra cosa è alimentare una
casta di santoni, guru, unti carismaticisti, sciamani cristianizzati e così
via. Essi si presentano alle chiese come «superapostoli» (cfr. 2 Cor 11,5;
12,11) e portano le persone nella loro dipendenza. I conduttori di chiesa
vengono trattati come loro dipendenti, gente impotente e senza autorità o come
persone che debbano stare sotto la loro tutela. Andando in giro, costruiscono la
loro immagine di «potenti uomini di Dio», di esperti e addetti ai lavori. I
membri di chiesa, quando hanno problemi particolari, non si rivolgono più ai
loro conduttori, ma li scavalcano e accorrono dietro al «guru cristiano» alla
moda o venuto da lontano; così hanno imparato nella religiosità popolare. Poi,
se non funziona, vanno a cercare il prossimo «unto carismatico». Tali credenti
imparano sempre più a dipendere dagli uomini, mentre il narcisismo dei
«santoni» cresce sempre più.
Allora vengono
invitati sempre di più tali «potenti uomini di Dio» da lontano. Sebbene alcuni
di loro insegnino cose alquanto discutibili e singolari o addirittura vistose
false dottrine, essi attribuiscono tutto ciò a particolari rivelazioni
divine; e la gente, oramai succube e dipendente, neppure si chiede più ciò che
il «guru cristiano» di turno creda e insegni, e dove lo comprende, lo accetta
come nuova rivelazione divina. Chi metterebbe mai in forse «l’unto dell’Eterno»?
Chi oserebbe mai contestare il fatto che le loro false predizioni non si
sono avverate? E che dire della falsa dottrina, secondo cui dei credenti
rigenerati possano essere posseduti e debbano essere liberati? Oggi per la
seconda volta mi ha telefonato una sorella finlandese di Milano, dicendo di aver
visto con i suoi propri occhi, durante un incontro con Carlos Annacondia, come
sorelle della sua propria chiesa, che lei conosce da tempo, siano state
liberate da demoni. Gli ho chiesto: «In quale Bibbia hai letto questo?».
Tale pseudo dottrina alimenta solo il potere e il narcisismo degli sciamani
cristianizzati. Gente giustificata da Dio (Rm 3,30; 5,1; 8,33), rigenerata da
seme incorruttibile (1 Pt 1,23), lavati e santificati nel nome del Signor Gesù
Cristo (1 Cor 6,11), tempio dello Spirito Santo (1 Cor 6,19) e suggellata per il
giorno della redenzione (Ef 1,13; 4,30) possono essere ancora possedute dal
demonio? Dalla stessa fonte può quindi uscire acqua dolce e amara? (Gcm
3,11s). C’è quindi «comunione fra la luce e le tenebre» e «armonia fra
Cristo e Beliar»? (2 Cor 6,14s).
Intanto tali
unti carismatici diventano come le trebbie. Più cresce il loro prestigio e più
si fanno pagare profumatamente, saccheggiando le chiese. Diversi di loro
si costruiscono
ingenti
ricchezze personali; Benny Hinn, ad esempio, arrivò negli USA
come un immigrato libanese, mentre ora le sue ricchezze non si possono contare.
È scritto che «il Signore ha ordinato che coloro i quali annunziano
l’Evangelo, vivano dell’Evangelo» (1 Cor 6,14), non che si arricchiscano
mediante il loro ministero e vivano negli agi a spese delle chiese. Tali santoni
cristiani hanno un alto e costoso standard di vita: viaggiano in aerei di
lusso (se non ne hanno uno personale, come Benny Hinn!), dove arrivano abitano
in alberghi (spesso di lusso), non nelle case dei credenti, e così via; tutto a
spese delle chiese. Per una semplice predicazione si fanno pagare secondo
tabelle; non è raro in America che tali «superapostoli» ricevano 3.000 o 5.000
dollari per predicazione! E per giustificare tutto ciò, si sono inventati la
dissennata «teologia della prosperità»; ma mentre depredano le chiese con
tale falsa dottrina, gli unici a prosperare sono solo tali «superapostoli».
Intanto il loro narcisismo cresce con la loro fama; con i soldi munti alle
chiese, se non tutto finisce nel loro personale patrimonio, costruiscono nella
loro città grandissime chiese che mostrino il loro successo. Così cresce altresì
la loro fama e il loro narcisismo. Al tempo del NT c’erano predicatori
itineranti, che erano necessari per istruire ed edificare i discepoli in
tante chiese; essi erano aiutati dalle chiese a raggiungere poi il prossimo
luogo, in cui c’era una chiesa. Oppure, se erano missionari fondatori,
quando si spostavano in una zona vergine, chiedevano alla chiesa locale più
vicina di poter fare sponda da loro, per essere poi aiutati a raggiungere la
loro destinazione (Rm 15,23s.28). L'apostolo Giovanni, scrivendo a Gaio, gli disse: «Diletto,
tu fai fedelmente quel che hai fatto a pro dei fratelli, e cioè dei forestieri —
essi hanno reso testimonianza del tuo amore dinanzi all’assemblea — e farai
bene, quando li equipaggerai per il viaggio così com’è degno di Dio. Infatti per
il Nome sono partiti e non prendono nulla dai Gentili. Noi dunque siamo in
dovere d’accogliere tali [uomini], affinché diventiamo cooperatori della verità»
(3 Gv 1,5-8). Com’è diverso tutto ciò dall’atteggiamento di coloro che credono
che la devozione sia una fonte di guadagno economico! (1 Tm 6,5);
costoro, volendo «arricchire, cadono in tentazione, in laccio, e in molte
insensate e funeste concupiscenze, che affondano gli uomini nella distruzione e
nella perdizione. Poiché l’amore del danaro è radice d’ogni sorta di mali; e
alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono trafitti di
molti dolori» (vv. 9s).
Infatti tre
sono le loro trappole: soldi, sesso, prestigio, e non di rado tutti e tre
insieme. Grandi moderni profeti, apostoli e guaritori sono sotto inchiesta del
fisco statunitense, alcuni di loro sono stati sorpresi chi con la prostituta di
lusso e chi in rapporti omosessuali (cfr. il profeta Paul Cain). Quando cadono
in uno scandalo, tali «sommi apostoli» rovinano in modo incredibile la
testimonianza dell’Evangelo; i seguaci succubi di loro s’allontanano dalla
fede, i simpatizzanti se ne vanno scandalizzati, il mondo chiacchiera con
sarcasmo e gli avversari dell’Evangelo soffiano sul fuoco. Oppure i seguaci
cercano per loro una giustificazione!
Le chiese
sono responsabili quando alimentano una tale casta clericale di «sommi
apostoli», di mirabili taumaturghi, di guru cristiani, di santoni entusiastici e
d’unti carismatici, a cui hanno dato una delega e da cui hanno cominciato a
dipendere. Nel NT il Signore non ha previsto una casta clericale al di sopra
delle chiese, ma solo chiese locali autonome rette da propri conduttori. I
«profeti» (proclamatori) agivano nelle singole chiese locali ed erano soggetti
al giudizio della comunità (1 Cor 14,29ss). Gli «apostoli» delle chiese erano i
missionari che andavano a fondare nuove chiese in zone vergini, dove il nome di
Cristo non era stato ancora annunziato, e che non sconfinavano nel campo altrui
(Rm 15,19s; 2 Cor 10,15s).
I
conduttori di chiesa non devono permettere che altri da fuori portino il
gregge locale, a loro affidato, sotto la loro dipendenza. Devono fermare la
transumanza da un guru a un altro santone per ricevere presunte «unzioni»,
grazie, liberazioni e quant’altro. Chi sta in sofferenza, deve rivolgersi ai
propri anziani (Gcm 5,14ss), non andare al prossimo megashow con il
superapostolo di turno. In molte di tali circostanze, invece di mettere a posto
le torbidi situazioni, in cui ci si trova, confessando i propri peccati a chi si
è offeso, si preferisce chi una «liberazione» (magari dallo spirito d’adulterio)
e chi una «guarigione» mediante le mani d’un «potente uomo di Dio».
Gesù
insegnò ai suoi discepoli. «Guardatevi dai
falsi profeti i quali vengono a voi
in vesti da pecore, ma dentro sono lupi
rapaci. Voi li riconoscerete dai loro
frutti. Si colgono forse delle uve
dalle spine, o dei fichi dai triboli? Così, ogni
albero buono fa frutti buoni; ma
l’albero cattivo fa frutti cattivi.
Un albero buono non può far frutti cattivi,
né un albero cattivo far frutti buoni.
Ogni albero che non fa buon frutto, è tagliato e gettato nel fuoco. Voi li
riconoscerete dunque dai loro frutti. Non chiunque mi dice: «Signore,
Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio
che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: «Signore, Signore, non abbiamo
noi profetizzato in nome tuo, e in
nome tuo cacciato demoni, e fatte
in nome tuo molte opere potenti?».
E allora dichiarerò loro: «Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me, voi tutti
operatori d’iniquità”» (Mt
7,15,23).
Paolo
disse agli anziani dell’assemblea d’Efeso, da cui si congedava: «Io non mi
son tratto indietro dall’annunziarvi tutto il
consiglio di Dio.
Badate a voi stessi e a tutto il
gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti
sorveglianti, per pascere la chiesa di Dio, la quale egli ha
acquistata col proprio sangue. Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi
dei lupi rapaci, i quali non
risparmieranno il gregge; e di mezzo a voi
stessi sorgeranno uomini che insegneranno
cose perverse per trarre i discepoli dietro a sé. Perciò
vegliate…» (At 20,27-31).
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Un pentecostale sui guaritori carismatici
{Gianni Siena} (A)
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URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Casta_superapostoli_MeG.htm
11-02-2009; Aggiornamento: 12-02-2009
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