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In questo mio articolo dal titolo inquietante, intendo
rispondere ad un’ennesima obiezione mossa da Stefano
Ferrero, che si è fatto «paladino» del «Movimento della
Fede» e che in una delle sue tante e-mail, indirizzate alla
redazione di «Fede controcorrente», ha difeso a spada tratta
il Benny Hinn, cercando di scagionarlo dall’accusa di
divinazione e negromanzia, accusa che io gli avevo mosso nel
mio primo articolo «Benny Hinn:
un uomo di Dio?». In
quest’ultimo avevo infatti scritto: «Sì, perché Hinn si reca
spesso presso la tomba di questa signora defunta [N.d.R.:
Kathryn Kuhlman], pregandola, e presso la tomba di un’altra
grande predicatrice del passato, Aimee Semple McPherson,
entrambe donne di dubbia reputazione quanto alla vita
privata e al ministero pubblico». Seguì secca la
giustificazione «biblica» di Stefano: «È
perfettamente biblico che presso la tomba di un servo di Dio
ci possa essere ancora una potente unzione. Basti leggere 2
Re 13,21 dove un morto a contatto col corpo di Eliseo su cui
dimorava ancora una potente unzione sia risuscitato! Hinn
inoltre quando si reca presso queste tombe non prega le
serve di Dio morte ma il Signore Gesù stesso». Ma è
biblicamente sostenibile questa tesi, che battezzerò,
dell’«unzione sepolcrale»?
In questo articolo cercherò
di chiarire maggiormente che cosa intendevo parlando di
«divinazione» e «negromanzia» praticate da Hinn,
conducendovi in un nuovo viaggio nel suo fantasmagorico
mondo «occulto», questa volta fra tombe, sogni e
apparizioni.
Cominciamo con il rapporto fra Benny Hinn e Kathryn
Kuhlman, che potrebbe essere definito una vera love story
— di amore platonico e tutto spirituale, s’intende, visto
che i due non s’incontrarono mai personalmente (da vivi), e
a senso unico fra Benny e Kathryn, un po’ come fra Leopardi
e Silvia (sebbene il paragone ci porti a livelli ben più
alti di poeticità!) — la quale ebbe inizio, come racconta lo
stesso Hinn in «Buon giorno, Spirito Santo», durante una
crociata tenuta a Pittsburgh nel dicembre del 1973 dalla
celebre evangelista vestita di bianco. In quell’occasione,
Hinn sperimentò una serie di strane «vibrazioni» nelle due
ore prima che cominciasse la riunione, che lo scossero in
modo incontrollato. Poi, quando apparve la Kuhlman, Hinn
sperimentò una conversione sconvolgente e decise in cuor suo
di avere esattamente ciò che aveva quell’incredibile donna,
da cui rimase ammaliato. Quella stessa notte, dopo la
crociata, Hinn testimonia di aver incontrato la Persona
dello Spirito Santo in un’esperienza di otto ore in cui la
sua camera d’albergo fu ripiena della gloria di Dio.
Da allora, la vita e il ministero di Hinn furono non
solo scossi, ma letteralmente ossessionati dalla presenza
della Kuhlman, che divenne davvero la sua «guida spirituale»
o, se preferite, il suo «spirito guida», tanto che Hinn si
riterrà un discepolo della compianta predicatrice, avendone
ereditato l’unzione, anzi, la «doppia porzione» come Eliseo
con Elia. Chi ha conosciuto la magnetica predicatrice di
origini tedesche, l’ha vista ministrare o ascoltata
predicare, o semplicemente abbia visto dei filmati o
ascoltato delle registrazioni, non farà fatica a scorgere
nel modo di fare di Hinn incredibili somiglianze — per non
dire imitazioni — a cominciare dal colore degli abiti, dal
modo di scandire le parole e di muoversi sul palcoscenico,
sebbene la Kuhlman fosse meno «esuberante», ma sicuramente
non meno teatrale nelle sue performance di «prima
donna» cariche di pathos e di misticismo (credo,
invece, che per l’impostazione scenica da «musical»
delle sue crociate, Hinn si sia ispirato piuttosto alla
McPherson, che influenzò anche personaggi del mondo dello
spettacolo dei suoi tempi quali Charlie Chaplin).
Alla morte della Kuhlman, però, la love story si
trasformò in una dark story dalle fosche tinte
decisamente cimiteriali. Hinn vide in una visione onirica la
Kuhlman nella bara, vestita ovviamente di bianco, nel giorno
stesso della sua morte avvenuta il 20 febbraio 1976, essendo
così avvertito in sogno della sua morte ancor prima di
apprenderlo dai telegiornali. Venti anni più tardi, l’11
giugno 1997, durante una puntata del programma «This is
Your Day!», Hinn racconta di aver avuto un’altra
«visione notturna» in cui testimonia di aver incontrato la
Kuhlman (già deceduta da tempo), di aver sperimentato di
nuovo le scosse elettriche nel corpo e di averle sentito
dire: «Seguimi».
Hinn ha testimoniato spesso di aver avuto esperienze
extracorporee nel «mondo dello spirito», nonché apparizioni
del Signore Gesù, di angeli e di santi defunti, come quando
gli apparve un uomo nella stanza per due giorni di fila, per
la cui descrizione lascio la parola allo stesso Hinn: «Era
alto 1,90 circa. Anziano. Aveva la barba. […] Una bianca
barba scintillante. Il suo volto era alquanto scarno, ma
assai marcato! Gli occhi erano di un azzurro cristallino.
Aveva un abito bianco [anche lui!], più bianco di quanto
possa mai diventare la mia camicia. Sul suo capo c’era… una
specie di scialle… una specie… una specie… una specie di
copricapo. Sembrava un sacerdote. Ma ogni sua parte
luccicava come il cristallo. Ed io parlai ad alta voce e
dissi: “Signore, chi è quest’uomo che vedo?”. Ebbene, lo so
che forse state pensando che me ne sia andato di testa, ma
il Signore disse: “Elia, il profeta”» (Honolulu, 28 febbraio
1997).
In quella stessa occasione, Hinn parlò poi di un’altra
visione che ebbe come protagonista di nuovo la Kuhlman con
un gruppo di altre persone: «C’era almeno un gruppo di
cinquanta-settanta persone sedute e che mi stavano dicendo:
“Prega! Chiedi a Dio di darti un ministero di guarigione che
toccherà il mondo!”. E, improvvisamente, sentii la voce di
Kathryn [Hinn schiocca le dita] e, dal nulla,
improvvisamente, eccola lì: era lì, limpida come il
cristallo. E lei, con il suo bel sorriso, disse nel suo
solito modo di parlare: “Chiedi! Stiamo aspettando che tu
chieda! Stiamo pregando con te che tu chieda!”. E la visione
scomparve».
Però, oltre ai sogni e alle visioni, Hinn ha dichiarato
più volte di recarsi spesso presso le tombe tanto della
Kuhlman quanto della McPherson, l’altra «donna della sua
vita» (a parte la moglie, su cui è meglio stendere un velo
pietoso, viste le vicende di grottesca tragicomicità di cui
è protagonista) che furono delle vere «star hollywoodiane»
dei loro tempi, la cui gloria fu offuscata in vita per
alcuni fatti davvero poco edificanti. Riguardo alla Kuhlman,
sono celebri alcuni eventi come il matrimonio con
l’evangelista divorziato Burroughs A. Waltrip, che finì a
sua volta in un divorzio; alcune questioni finanziarie
abbastanza torbide relative a Oral Roberts; il suo
ecumenismo e l’amore per il cattolicesimo, che la portò l’11
ottobre 1972 a un’udienza privata in Vaticano con il papa
Paolo VI, il quale, dopo averle fatto i complimenti per il
suo «mirabile lavoro», le regalò una medaglia d’oro su cui
era incisa l’immagine di una colomba, simbolo dello Spirito
Santo. [N.d.R.: Paolo VI è stato definito il «papa massone»
da insigni studiosi.] Personalmente, ho trovato una celebre
biografia della Kuhlman intitolata «Daughter of Destiny»,
scritta da Jamie Buckingham, a dir poco raccapricciante per
il ritratto di una donna che mostrava, in privato, un
carattere troppo poco somigliante a quello di Cristo. Non
meno raccapriccianti sono i profili anche di altri «generali
di Dio», fra cui questa predicatrice di origini tedesche,
fatti dal predicatore e autore di successo Roberts Liardon —
omosessuale confesso, ma pentito (pare) — nel suo
best-seller «God’s Generals»).
Che dire, invece, della diva assoluta nell’America
della prima metà del Novecento, Aimee Semple McPherson
(fondatrice della «Chiesa del Vangelo Quadrangolare»), nota
come «sister Aimee», con due divorzi e un aborto alle spalle
e trovata morta il 27 settembre 1944, all’età di soli 54
anni non ancora compiuti, per un’overdose di barbiturici? Si
sospettò il suicidio (assai comune fra le stelle dello
spettacolo oramai al tramonto), mentre i suoi accaniti
sostenitori parlarono di «errore umano» e ne aspettavano la
probabile e imminente risurrezione, visto che la loro eroina
fu sepolta insieme a un telefono, nel caso si svegliasse,
risuscitando, e volesse uscire dalla sua sontuosa urna nel
Forest Lawn Memorial Park Cemetery di Glendale, in
California, dove giace anche la Kuhlman insieme a tante
altre stelle spente dello spettacolo come Humphery Bogart,
Spencer Tracy, Walt Disney e Clark Gable… Però, a distanza
di più di 60 anni, non mi risulta che sia giunta finora una
telefonata dall’altro mondo da parte di una certa «sister
Aimee»… A ogni modo, la star è risorta davvero per i
suoi fan, grazie proprio ai miracoli dello «spettacolo», in
questo caso della cinematografia, visto che sulla sua vita
sono stati realizzati vari film, di cui uno appena uscito.
Come dire: «The show must go on!».
Adesso, però, torniamo insieme a Hinn sulle tombe di
queste due «sante donne» taumaturghe per vedere che cosa
egli sia andato a cercarvi e cosa, forse, vi ha trovato.
Leggiamo la sua stessa testimonianza: «Una delle esperienze
più strane che ho avuto qualche anno fa [l’ho fatta]
visitando la tomba di Aimee in California. Questo giovedì
sono alla TBN. Venerdì andrò a visitare la tomba di Kathryn
Kuhlman. È vicina a quella di Aimee nel Forest Lawn
Cemetery. Ci sono già stato una volta e, di quando in
quando, mi piace andare a porgervi i miei omaggi, perché
questa grande donna di Dio ha toccato la mia vita. E quella
tomba, uh, dove lei è sepolta è chiusa, vi hanno costruito
dei muri tutt’intorno. Non potete accedervi senza una chiave
e io sono fra le pochissime persone che possono entrarvi.
Però non dimenticherò mai quando vidi la tomba di Aimee. È
incredibilmente teatrale. Costei fu una donna tale che la
sua tomba ha degli angeli di 2 metri in ginocchio su ogni
lato della sua tomba con una catena d’oro tutt’intorno. E
così — così com’è incredibile che qualcuno muoia con gli
angeli che si inginocchiano da ogni lato della sua tomba, io
sentii un’unzione tremenda quando fui lì. Davvero io, io…
io, sentite questo, tremai quando visitai la tomba di Aimee.
Stavo tremando dalla testa ai piedi. La potenza di Dio venne
su di me. […] Credo che l’unzione si sia fermata sul corpo
di Aimee. Credo che forse questo vi sciocchi. […] Voi… voi…
sentirete l’unzione alla tomba di Aimee. È incredibile. E a
quella di Kathryn. È meravigliosa. Ho saputo di persone
guarite quando hanno visitato quella tomba. Sono state
totalmente guarite dalla potenza di Dio […]» (7 aprile
1991).
Ammesso e non concesso che a essere seppelliti in
quelle tombe vi siano i cadaveri di due autentiche «donne di
Dio», che trasudavano in vita l’«unzione divina» (non mi
soffermo sulla liceità di questa definizione per indicare i
carismi di guarigione e di miracoli), è biblicamente
giustificato ricorrere alla storia narrata in 2 Re 13,21 per
affermare che ci possa essere un «trasferimento di unzione»
dai morti ai vivi, come fanno il nostro Stefano e lo stesso
Hinn, ma anche i nostri amici cattolici per giustificare il
«culto delle reliquie» degli uomini e delle donne defunti e
ritenuti santi? È possibile che vi sia qualche comunicazione
spirituale fra i morti e i vivi? È questo che accadde nel
caso del morto risuscitato a contatto con le ossa del
profeta Eliseo defunto? Inoltre, sarebbe sbagliato
intravedere in tutto questo il «culto dei santi» cattolico,
con la dottrina relativa dell’intercessione dei santi
(morti) in favore dei vivi, visto che non solo queste
signore, da morte, «comunicano» dei doni spirituali, ma
addirittura, in un’apparizione, la Kuhlman afferma di stare
pregando insieme con altri personaggi non ben definiti in
favore di Hinn? Qual è la giustificazione biblica di tutto
questo?
Io stesso, quando ero un fervente cattolico, ho
strofinato parecchi fazzoletti sulle tombe di grandi
«santi», sperando che s’impregnassero delle virtù
taumaturgiche contenute nei resti o sul cadavere incorrotto
del «santo» di turno. Non dice forse la Scrittura che Dio
operava così tanti prodigi mediante Paolo «che si
mettevano sopra i malati dei fazzoletti e dei grembiuli che
erano stati sul suo corpo, e le malattie scomparivano e gli
spiriti maligni uscivano» (Atti 19,12)? Certo, ma in
questo caso Paolo era ancora vivo! Tornando alla vita di
Eliseo, vorrei anche ricordare che Elia rilasciò la famosa «parte
doppia del [suo] spirito» al suo figlio-discepolo poco
prima di essere rapito in cielo, ma quand’era in vita, e che
Eliseo raccolse il mantello del suo padre-maestro non quando
questi era morto o toccandone il cadavere (cfr. 2 Re
2,8-13). Inoltre, parlando di defunti, vorrei rammentare
velocemente che, nella Bibbia, i cadaveri sono ritenuti
impuri, tanto che toccandoli ci si contamina ritualmente e
bisogna purificarsi (cfr. Numeri 19,10ss), al punto che i
cimiteri e le tombe sono visti come territori impuri, dove
spesso dimorano spiriti immondi: ecco perché l’indemoniato
geraseno «stava fra le tombe» (Luca 8,27) e «aveva
nei sepolcri la sua dimora» (Marco 5,3); e anche gli
indemoniati gadareni erano «usciti dai sepolcri»
(Matteo 8,28). In questi celebri avvenimenti evangelici, ci
fu eccome un «trasferimento di spirito» — o di «unzione», se
preferite — ma dall’indemoniato (o dagli indemoniati) fra le
tombe ai porci (animali sommamente impuri)!
Tornando, quindi, alla risurrezione del morto a
contatto con le ossa di Eliseo, voglio far notare qualche
altra cosa. Anzitutto, si tratta di un caso unico nella
Scrittura che non ci viene mai detto di imitare, anzi… In un
altro caso di cadavere di un grande uomo di Dio davvero
unto, Mosè (probabilmente il maggiore insieme a Elia e
secondo solo a Gesù Cristo), la lettera di Giuda al v. 9
accenna a una disputa fra l’arcangelo Michele e il diavolo
per il corpo di Mosè, il cui rimando è a un aneddoto narrato
nell’apocrifa Assunzione di Mosè (che riprende
un’antica tradizione giudaica, come affermano anche Clemente
Alessandrino e Origene), il cui scopo, a mio avviso, fu
appunto di sottrarre all’idolatria la salma di un uomo che
parlava con Dio «faccia a faccia» (Esodo 33,11) tanto
che, talvolta, dopo tali incontri, la sua pelle diventava «tutta
raggiante» (Esodo 34,35). Il diavolo avrebbe voluto far
cadere il popolo d’Israele nell’idolatria del suo cadavere,
che si sarebbe facilmente trasformata in negromanzia, assai
praticata a quei tempi in Egitto e da tutte le nazioni
pagane, dedite com’erano alle pratiche divinatorie e al
culto dei morti, cose continuamente biasimate nelle
Scritture, la cui condanna più celebre si trova in
Deuteronomio 18,9ss. Faccio anche notare che, rievocando
questo aneddoto, Giuda stava combattendo contro un’insidia
demoniaca dei suoi tempi, ossia quella dei falsi maestri che
s’infiltravano nella comunità cristiana, paragonandoli anche
a Balaam perché si erano traviati per «amor di lucro»
(v. 11: si ricordi tutto il discorso sulle false profezie di
Hinn e del suo amore per il denaro nei miei precedenti
articoli).
In secondo luogo, non si tratta del «trasferimento» di
doni soprannaturali, ma di un evento prodigioso a contatto
con i resti di un uomo che in vita aveva esercitato dei doni
soprannaturali, in cui alcuni intravedono tipologicamente il
sacrificio di Cristo, dalla cui morte scaturì la vita. A mio
parere, risuscitando quel morto, Dio intese approvare
pubblicamente la vita e il ministero di un suo servo, Eliseo
— che morì per malattia (cfr. 2 Re 13,14), checché ne dicano
Hinn e gli appartenenti al «Movimento della Fede», secondo
cui la malattia e la morte conseguente sono sempre di
origine diabolica e/o il segno del giudizio divino —,
suggellandone anche la predizione pronunciata in punto di
morte riguardante la vittoria di Ioas sul re della Siria
(cfr. 2 Re 13,14-19). Quando la Scrittura parla di
«comunicazione di doni spirituali», lo fa sempre riferendosi
a persone viventi (cfr. Atti 8,17; 1 Timoteo 4,14; Romani
1,11).
Riguardo poi alle apparizioni dei santi (veri o
presunti) morti, Hinn non si è fatto scrupolo di paragonare
le sue esperienze a quella del monte Tabor, dove di fatto
apparvero Elia e Mosè conversando con Gesù (cfr. Matteo
17,2ss; Luca 9,30ss): «Gesù vide Mosè ed Elia che andarono a
parlare con lui riguardo alla sua passione sulla croce!
Signore e signori, c’è molto di più di quello che conoscete
su Dio! E per quale motivo vi sto dicendo tutto questo?
Soltanto pochi giorni fa, il Signore mi ha detto… Egli ha
detto: “Tu stai… stai per entrare in un nuovo livello.
Preparati!” […]» (Honolulu, 28 febbraio 1997). Anche nel
caso della trasfigurazione, si tratta di un’eccezione, il
cui valore simbolico e teologico è troppo grande per essere
attribuito a un semplice uomo come Hinn, ossia che la Legge,
rappresentata da Mosè, e i profeti, rappresentati da Elia,
cioè tutte le Scritture veterotestamentarie rendevano
testimonianza di Cristo Gesù e del sacrificio che stava per
compiersi, riassunto mirabilmente da Luca (9,31) nel termine
«dipartita», (lett. in greco: «esodo»), con
gli ovvi rimandi alla redenzione d’Israele adombrata nella
Pasqua e realizzata nel sacrifico dell’Agnello di Dio. Con
tutto questo, Hinn non ha proprio nulla a che fare! A me
sembra, invece, che le sue esperienze ricadano nelle
pratiche esoteriche, avendo Hinn dato retta a «spiriti
seduttori» (1 Timoteo 4,1) e avendo ricavato alcune
conoscenze o certi poteri (la sua «unzione») mediante la
negromanzia, ossia praticando la divinazione mediante i
morti, e non essendosi accontentato della Parola scritta di
Dio: «Se vi si dice: “Consultate quelli che evocano gli
spiriti e gli indovini, quelli che sussurrano e
bisbigliano”, rispondete: “Un popolo non deve forse
consultare il suo Dio? Si rivolgerà forse ai morti in favore
dei vivi? Alla legge! Alla testimonianza!”» (Isaia
8,19s; per la condanna delle pratiche divinatorie e
negromantiche, cfr. anche Levitico 19,31; 20,6.27;
Deuteronomio 18,10s). Questo stesso messaggio riecheggia
anche nelle parole con cui Gesù concluse il racconto del
ricco nell’Ades e del giusto Lazzaro, quando Abraamo disse:
«Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli» (Luca
16:29), racconto in cui Gesù insegnò, fra le altre cose,
l’incomunicabilità fra il mondo dei morti e quello dei vivi.
Se qualcuno, poi, citerà il caso di Saul, in cui Dio
permise che lo spirito del profeta Samuele evocato dalla
negromante istigata da Saul risalisse dall’oltretomba per
un’ultima predizione contro il re, questa volta di giudizio
e di morte (cfr. 1 Samuele 28,8ss), ricordiamoci in che modo
la stessa Scrittura interpreta l’intera vicenda: «Allora
Saul prese la propria spada e vi si gettò sopra. […] Così
morì Saul [suicida], a causa dell’infedeltà che egli aveva
commessa contro il Signore per non aver osservato la parola
del Signore, e anche perché aveva interrogato e consultato
quelli che evocano gli spiriti, mentre non aveva consultato
il Signore. E il Signore lo fece morire, e trasferì il regno
a Davide, figlio d’Isai» (1 Cronache 10,4; 13s).
Dunque, se Stefano Ferraro sostiene che quando Hinn «si
reca presso queste tombe non prega le serve di Dio morte ma
il Signore Gesù stesso», proprio alla luce della vicenda di
Saul e della gloriosa risurrezione di Cristo vorrei porgli
la stessa domanda che, nel primo giorno della settimana, gli
angeli posero alle donne che cercavano il corpo del Signore
Gesù presso il sepolcro: «Perché cercate il vivente tra i
morti?» (Luca 24,5). Perché Hinn ricerca l’unzione «tra
i morti» invece di riceverla unicamente dall’Unto, il
Cristo vivente di Dio? E, soprattutto, che cosa trasmette
Hinn quando ministra? Che tipo di unzione? Quella
«sepolcrale» trasmessagli dai cadaveri della Kuhlman e della
McPherson? È un’unzione dello Spirito Santo o di spiriti
immondi, soliti abitare fra i sepolcri? Se fossi in voi, io
certamente non la vorrei!
Memori quindi delle false
profezie di Hinn e, adesso, delle sue comunicazioni con
l’oltretomba da cui egli ha dichiarato di ricevere i suoi
poteri, concludo con un ulteriore avvertimento della Parola,
cui faremmo bene a prestare seriamente attenzione: «Quei
profeti profetizzano menzogne nel mio nome; io non li ho
mandati, non ho dato loro nessun ordine, e non ho parlato
loro; le profezie che vi fanno sono visioni menzognere,
divinazione, vanità, imposture del proprio cuore»
(Geremia 14,14).
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Riguardo a Kathryn Kuhlman cfr. Nicola Martella,
Carismosofia
(Punto°A°Croce, Roma 1995), p. 67 (voce interna), 156
(ella sentiva come «Dio» predicava attraverso la sua
bocca, senza avere su quest’ultima alcuna influenza),
174 (escursione dell’anima della Kuhlman e di altri
carismatici), 243 (Hinn cita una sua profezia). |
►
Unzione
{Nicola
Martella} (Diz)
►
URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A2-BHinn_unzione_Oc.htm
06-04-2007; Aggiornamento: 07-06-2010
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