Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
Partecipate alla discussione inviando
i vostri contributi al Webmaster (E-mail)
Attenzione! Non si
accettano contributi anonimi o con nickname, ma solo quelli firmati con nome e cognome! In casi particolari e delicati il gestore del sito può dare uno pseudonimo, se richiesto.
I contributi sul tema ▲
(I contributi rispecchiano le opinioni
personali degli autori.
I contributi attivi hanno uno
sfondo bianco)
Clicca sul lemma
desiderato per raggiungere la rubrica sottostante
1. {Nicola Martella} ▲
Alcuni
cristiani, invece di essere portatori della Buona Novella, possono
trasformarsi facilmente in «uccelli di malaugurio». I peggiori sono
probabilmente i massimalisti che colano il moscerino
dell’etimologia, per prescrivere che cosa non si debba dire, a causa
degli antichi natali di certe parole; ma, controllando il loro
linguaggio e la loro condotta, si potrà constatare che probabilmente
inghiottono i cammelli dell’incoerenza in altri settori e
nell’etica.
Il
nostro linguaggio può diventare malauguratamente una trappola, se
si vuole risalire per ogni parola all’etimologia e non s’usa il buon
senso e l’uso comune delle parole. E ciò specialmente se si vuole
augurare un mondo di bene a qualcuno o dare gli auguri di
buon anno o di compleanno. Si rischia allora un verbale, una multa e la
sottrazione di tre punti dalla patente spirituale.
Si può
dire: «Auguri di buon anno» e «Ti auguro buon compleanno», oppure
bisogna dire: «Felicitazioni (congratulazioni) di buon anno» e «Mi
felicito (mi congratulo) con te per il tuo compleanno»? Si può dire
«malauguratamente», oppure bisogna usare «sfortunatamente,
disgraziatamente, sventuratamente»? Sfortuna, disgrazia e sventura?
Dalla padella alla brace! Ti diranno forse che è consentito dire solo
«purtroppo» e basta.
Secondo alcuni ci vorrebbe un «parolometro etimologico automatico»
o un chip che blocca la nostra bocca a ogni parola «non conforme» alle
regole di un’etimologia linda e netta. Temo che in breve il nostro
linguaggio s’impoverirebbe a poche «pure» locuzioni e tornerebbe di gran
moda il linguaggio dei gesti, nel quale noi italiani siamo esperti.
Anche lì però dovremo metterci d’accordo se un dato gesto in origine non
significasse altro…
2. {Guerino De Masi}
▲
Ciao
Nicola, ti saluto con il «ciao», perché dirti «buongiorno» equivale a
«augurarti» una buona giornata! E i credenti non fanno gli auguri!
Ho
sorriso quando ho letto che Paolo non fece cambiare nome a Fortunato!
(ha! ha! ha!).
Purtroppo, credevo che fosse capitato solo a me qualcuno che mi s’era
opposto agli auguri per un compleanno, un nuovo anno, o un lieto evento
oppure anche davanti a un malato... a chi gli s’augura una pronta e
piena guarigione. La mia risposta d’allora (e son passati almeno 35
anni!) è stata che non dovrebbe dire neanche «buongiorno», «buon pranzo»
o «buona notte», e neanche «fa’ buon viaggio»!
Tu hai
sviscerato bene il problema e te ne sono grato. Ma, non sarà il problema
di solo qualche «ignorante»? (senza voler offendere nessuno, nel senso
d’ignorare). Non sarà lo stesso problema della «giacca»? (giacché siamo
stati rivestiti...).
Nell’agosto del 1970, un semplice (molto semplice) fratello del sud si
rifiuta di posare per una foto di gruppo davanti alla chiesa evangelica
che visitavamo, la mia famiglia e io. Addusse la seguente motivazione:
«Gesù non si faceva fotografare!». Avevo solo 20 anni, e pochissimi anni
di conversione, ma mi rendevo conto di quale cantonata si stava
prendendo questo semplice anziano fratello!
Grazie
Nicola e nel salutarti, ti «auguro»
ogni bene dal Signore Gesù, nostro Redentore. {06
gennaio 2010}
3. {Pietro Calenzo} ▲
Fratello Nicola, ottima lezione
d’omiletica e d’esegetica testuale, per me veramente molto edificante e
costruttiva. Personalmente ti devo partecipare che ho sempre evitato
d’esprimermi con il termine «auguri», ma piuttosto usavo la terminologia
«auspicare» o «ti sia propizio». Ma risalendo alla genesi di tutta una
semantica arcana o arcaica, come tu giustamente comprovi, nella nostra
lingua corrente, dovremmo restare muti o quasi poiché, la gran parte del
lessico in materia del divino, è derivante da idee concettuali estranee
al cristianesimo o all’ebraismo biblico, e pur usate nel testo
scritturale. Ti ringrazio, personalmente, per gli approfondimenti che ci
hai dato su presunte terminologie pagane, ricordandoci la fede nella
Parola di Dio, che rende pura ogni cosa pura, per coloro che sono stati
santificati da Cristo, e quindi sono
puri per la grazia di Dio,
e nella preghiera che santifica ogni cosa. […] Benedizioni nel nome del
Messia Gesù, il Benedetto in eterno. {06
gennaio 2010}
4. {Graziella Prina} ▲
Super confortanti considerazioni per
chi, come me, desidera farsi capire dal prossimo suo. {08
gennaio 2010}
5. {} ▲
6. {} ▲
7. {} ▲
8. {} ▲
9. {} ▲
10. {} ▲
11. {} ▲
12. {} ▲