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Qui di seguito
discutiamo l'articolo «Sostanza e forma in Internet».
Chiaramente anche su questo tema ho corretto i contributi che mi sono
arrivati; ma ciò fa parte del mio compito come gestore del sito. Infatti voglio
che i miei lettori esprimano il loro pensiero al meglio, senza essere attaccati
nelle forma da altri. Ho quindi trasformato «bibblico» o «Biblico» in «biblico»
(molto ricorrente), così pure ho corretto «Dottrinale», «Scritturale» e simili,
che essendo aggettivi, non vogliono la maiuscola. Non elenco il resto, poiché
non è questo il senso di questo tema di discussione.
È chiaro che
lo Spirito Santo può servirsi di ognuno, ma l’unica cosa che non potrà
usare è la nostra pigrizia e i talenti naturali, acquisiti o spirituali, che non
possediamo. Al riguardo bisogna distinguere il parlare e l’agire pubblico e
diretto da quello mediante i mass-media. Ciò che si scrive, rimane in rete per
lungo tempo, e qui la forma conta e come!
Inoltre, qui
non si intendono tanto i messaggini privati o brevi ping-pong sulle bacheche dei
social network, quanto articoli, contributi a temi di discussione e addirittura
interi blog e siti. Al riguardo, scrivendo in modo sgrammaticato e senza logica,
non si gettano solo ombre sulle proprie persone, ma sull’Evangelo stesso. Se lo
Spirito ha dato carismi come è piaciuto a Dio, ognuno fa bene a usare i
talenti che ha veramente, a dare in essi il massimo e a eccellere in ciò.
Benedetto il
ciabattino che sa fare le scarpe migliori e, così facendo, sa anche
trasmettere a voce l’Evangelo. Ma guai a quel ciabattino che si mette in testa
di scrivere un libro sull’evangelizzazione o addirittura di teologia con i soli
mezzi che ha e senza l’ausilio esterno di un «mediatore culturale» (scrittore,
correttore, adattatore, revisore). Sarà un disastro per lui e per l’Evangelo.
Allora dovremmo dirgli in coro: «Ciabattino, rimani alle tue suola!».
Io constato
l’abilità umana di certi fratelli semplici, ma saggi, di trasmettere
l’Evangelo a tu per tu, parlando al cuore di chi gli sta dinanzi; alcune
volte, potrei sentire al riguardo una «santa invidia». Chiaramente anch’io so
trasmettere l’Evangelo, ma essi ne hanno uno spiccato carisma, sono delle
«calamine» viventi. Nel passato, alcune chiese mi hanno invitato per parlare a
delle campagne di evangelizzazione, ho sempre rifiutato per alcuni motivi: non
ho uno spiccato dono di evangelista (ma di insegnante); se fossi andato, avrei
tolto il posto a un vero evangelista; i risultati sarebbero stati incerti. Mi
sono reso disponibile a tali chiese per dare insegnamenti biblici ai credenti e
per aiutare con la cura pastorale.
Quando sono
rientrato in Italia dopo i miei studi teologici in Germania, ho passato ogni
giorno del tempo a studiarmi nuovamente vari libri di grammatica italiana e
di sintassi, per recuperare la sensibilità linguistica e per evitare di
tradurre dal tedesco espressioni che in italiano neppure esistono. In caso di
dubbio, consulto ancora oggigiorno libri e specialmente dizionari online. Chi
vuole gestire un blog, un sito o un gruppo in internet, deve fare altrettanto e
lavorare al proprio italiano. Inoltre, usi un buon correttore elettronico
per i propri testi; col tempo acquisterà maggiore sensibilità linguistica. In
caso di difficoltà, ci si serva di persone competenti e capaci di correggere i
testi.
L’ortodossia e l’ortografia vanno insieme. Il messaggio biblico è troppo
importante per affidarlo alle improvvisazioni. Sarebbe come mettere un prezioso
gioiello da regalare in una scatola maciullata e maleodorante.
Che cosa ne pensate? Quali sono al riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
Partecipate alla discussione inviando i vostri contributi al Webmaster (E-mail)
Attenzione! Non si accettano contributi anonimi o con nickname, ma solo quelli firmati con nome e cognome! In casi particolari e delicati il gestore del sito può dare uno pseudonimo, se richiesto.
I contributi sul tema ▲
(I contributi rispecchiano le opinioni personali degli autori.
I contributi attivi hanno uno sfondo bianco)
Clicca sul lemma desiderato per raggiungere la rubrica sottostante
1. {Massimiliano Monti} ▲
Anche a me spesso
capita di leggere molti errori grammaticali o sintassi scorrette in rete. Io
stesso a causa della velocità nello scrivere al PC spesso ne faccio; ecco perché
spesso e volentieri torno indietro e cerco di correggere gli errori
prima di postare in internet qualsiasi cosa.
Spesso mi soffermo a pensare a come rendere
meglio ciò, che voglio comunicare, al fine di non risultare troppo
complesso, utilizzando magari una terminologia molto più semplice.
Spesso ci troviamo di fronte a persone che sanno
ben parlare ma, quando si tratta di mettere per iscritto i loro concetti,
fanno di quegli errori enormi, quando basterebbe sovente scrivere semplicemente
come quando si sta facendo un dialogo. {01-09-2010}
2. {Claudia Falzone} ▲
Ho letto con grande
interesse questo articolo, e devo dire, purtroppo, che comprendo benissimo le
questioni segnalate da Maurizio Marino e mi trovo perfettamente d’accordo
con le valutazioni di Nicola Martella. In internet ho visitato pochi siti
evangelici, e fino a ora, non ho trovato testi con errori grammaticali (mi
considero fortunata!). Tuttavia, nella vita di tutti i giorni mi è capitato
spesso, in chiesa o fuori dalla chiesa, di parlare con dei fratelli o delle
sorelle che, nonostante il loro limite culturale (e direi anche mentale!)
parlavano con fare da maestri, con un’arroganza tale che era proprio
difficile prenderli sul serio, se non impossibile, e altrettanto difficile era
non rimanere irritati o per lo meno imbarazzati da tale superbia.
Che ognuno
abbia i propri limiti è un dato di fatto, non c’è nulla di male in
questo, ma bisogna prendere coscienza di questi limiti; e, se ci si trova a
dialogare su argomenti delicati o troppo complicati, è bene intervenire con la
semplicità e l’umiltà che la nostra formazione (o mancanza di formazione) ci
permette di avere, senza usare toni paternalistici o arroganti che sono
insopportabili per tutti, credenti e non credenti.
Ricordo che
qualche mese fa ho visto, proprio pubblicato sul profilo di «Punto°A°Croce», il
video di uno pseudo pastore carismatico, che parlava in modo disconnesso
oltre che sgrammaticato; tale video era proprio l’apice dell’ignoranza e
dell’arroganza messi insieme, sembrava quasi una parodia, divertentissima, se
non fosse di una tristezza indicibile vedere il nome di Dio usato in quel modo!
Ecco, quella era un’esagerazione, il punto più basso di questo atteggiamento
negativo, però bisogna insegnare ai credenti a non fare altrettanto. Un
caro saluto a tutti i fratelli, shalom! {01-09-2010}
3. {Ruth LiveinJesus} ▲
Caro fratello, non posso che essere d’accordo sia
con il lettore che ti ha scritto che con ciò che scrivi tu. Troppe volte si
allontanano le persone perché le si colpiscono solo in negativo, sia per gli
errori grammaticali che per la mancanza di cura del proprio sito. È vero che non
si può passare tutto il tempo in queste cose, ma allora tanto vale non avere
nessun sito o blog, se poi ci si presenta come degli ignoranti.
Evangelizzare su internet non è facile, ma se si sceglie di farlo, allora ci si
deve dedicare a questo con tutto lo zelo possibile. Se non si ha tempo a
sufficienza per questo impegno, allora tanto vale non intraprenderlo per nulla,
non si può essere portavoce della Parola di Dio e poi non presentarla nel
migliore dei modi. Come hai scritto, non si può convincere un ateo erudito
con l’ignoranza e una presentazione inadeguata; le cose o si fanno bene o meglio
non farle e dedicarsi a Dio in un altro modo. Grazie delle note che m’invii,
caro Nicola, e scusa gli errori. :) {01-09-2010}
4. {Volto Di Gennaro} ▲
■ Contributo:
Cari fratelli, non è la grammatica che convince di peccato ma lo Spirito
Santo, di cui nessuno può vantare «l’esclusiva». Comunque «chi più ne ha più
ne metta». Non mi sembra che i discepoli fossero insegnanti universitari (con
tutto il rispetto per chi si è meritata la laurea!). {01-09-2010}
▬ Risposta (Nicola Martella): Gli apostoli di Cristo avevano almeno l’umiltà e il buon senso di usare dei
segretari per scrivere le loro lettere alle chiese, come ho scritto
nell’articolo. «Io, Terzio, che ho scritto l’epistola, vi saluto nel Signore»
(Rm 16, 22). Non ho trovato nelle loro epistole errori di ortografia, di
grammatica o di sintassi, neppure in quelle di Pietro e di Giovanni, che il
Sinedrio considerò «popolani senza istruzione» (At 4, 13).
Di Pietro troviamo diversi messaggi pubblici
nel libro degli Atti, che altri hanno messo per iscritto (per ultimo Luca). Si
tramanda che l’Evangelo di Marco derivi dalla proclamazione di Pietro. Le due
epistole di Pietro sono scritte in un greco che tale apostolo popolano non
avrebbe mai potuto formulare, essendo la sua madrelingua l’aramaico o l’ebraico
con accento particolare della Galilea (Mc 14, 70; Lc 22, 59). Lo Spirito
Santo si è servito egregiamente di Lui in parole e atti pubblici. Eppure
Pietro aveva il senso dei suoi limiti, non scrivendo di cose fuori della
sua portata, ma riconobbe che nelle epistole di Paolo ci «sono
alcune cose difficili a capire, che gli uomini
ignoranti e instabili torcono, come
anche le altre Scritture, a loro propria perdizione» (2 Pt 3, 15s).
5. {Giuseppe Sottile} ▲
■ Contributo: Caro Nicola, ho riflettuto sull’argomento e mi sono posto
delle domande. Anche la Bibbia, se non sbaglio, è stata ripulita di errori
grammaticali (non dottrinali) nelle varie copiature, essendo sottoposta a un
accurato lavoro di critica testuale, la quale ha prodotto un’edizione
critica dell’originale, che è la base di una versione moderna della Bibbia?
Da quando abbiamo avuto nuove versioni
bibliche, non più con linguaggi arcaici, quindi con un italiano a noi più
comprensibile, cosa ha cambiato e cambia il cuore dell’uomo, se non
l’ispirazione divina delle Scritture (o Parola di Dio)?
Sì è vero, una buona grammatica aiuta a evangelizzare
un ateo, però credo che Dio si possa usare di quel poco che abbiamo, se
lo mettiamo nelle sue mani, perché credo che non tutti hanno avuto la
possibilità, o forse la volontà di studiare prima di conoscere Cristo. Non mi
piace andare da un estremo all’altro, ma credo che bisogna essere moderati in
ogni cosa.
Leggendo mi è parso che solo persone, che hanno
studiato nella vita, posso evangelizzare. Forse ho capito male, e chiedo
scusa per questo!
Guardando i 12 discepoli, non dico che non
avessero degli studiosi o che fossero delle persone terra terra (perdonami,
fammi passare questo termine), anzi di alcuni di loro è detto che erano medici,
altri studiosi come Paolo, ecc., ecc.
Cito un passo biblico di una versione della
Diodati del 1980 (tradotta da Giovanni Diodati Lucchese, 1576-1649).
«Perciocché, chi parla in linguaggio strano non
parla agli uomini, ma a Dio; conciossiaché niuno l’intenda, ma egli ragioni
misteri in spirito. [19] Ma nella chiesa io amo meglio dir cinque parole per la
mia mente, accioché io ammaestri ancora gli altri, che diecimila in lingua
strana» (1 Corinzi 14,2.19).
Versione moderna: «Perché chi parla in altra lingua
non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno lo capisce, ma in spirito dice
cose misteriose. [19] Ma nella chiesa preferisco dire cinque parole
intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua»
(1 Corinzi 14,2.19).
Riguardo al fatto che ci sono molti che fanno i
dottori della legge sono d’accordo, ma credo che su Internet sia normale
trovare di queste cose, le quali credo vanno combattute, proclamando solo la
verità.
Dio ti benedica, Nicola. La mia è solo un opinione,
tratta da una mia riflessione. {01-09-2010}
▬ Risposta
(Nicola Martella): La ricopiatura dei manoscritti a mano portava a errori
ortografici tipici (p.es. raddoppio di consonanti, mancanza di una doppia,
raddoppio di un termine, termine omesso). Il confronto fra i manoscritti ha
potuto chiarire tali casi. Tuttavia, non è di questo che parliamo qui.
Gli originali non contenevano errori
ortografici, né grammaticali, né sintattici. Paolo da Giudeo della
diaspora (conosceva quindi bene il greco!) e da studioso scrisse in un ottimo
greco; nonostante ciò, a causa della vista calante, si servì verso la fine di
segretari, a cui dettò i testi, aggiungendo alla fine qualche nota di proprio
pugno come autenticazione (cfr. Gal 6,11; Flm 1,19). Come ho già mostrato, il
buon greco delle epistole di cristiani ebrei della Palestina come
Giacomo, Pietro e Giuda mostrano che essi si sono serviti di segretari nel
momento della dettatura o addirittura di traduttori, dopo la stesura in aramaico
o ebraico dei loro scritti. Probabilmente Giovanni, essendo relativamente
abbastanza giovane, riuscì a imparare il greco a Efeso, dove soggiornò; ma il
suo vocabolario è così semplice come quello di un bambino di circa dieci anni.
In ogni modo, le loro epistole contengono ebraismi vari, ma non errori.
Che Dio si possa usare di poco o di molto, è
vero; si è servito anche di un’asina per parlare a Balaam; ma essa non si mise
poi a insegnare teologia né avrebbe aperto un blog oggigiorno. Alcuni cristiani
riescono in modo eccellete a voce, ma sono un disastro, quando vogliono
fare interventi in Internet o addirittura si improvvisano gestore di un sito.
Tutti possono evangelizzare a tu per tu, a voce
e con la propria vita; al riguardo non c’è bisogno di lauree. Se, però, sono
sgrammaticati, è meglio che non aprano un blog, un social network o un sito;
oppure si facciano correggere ogni testo, che scrivono.
Tra i dodici apostoli non c’erano medici né
studiosi. Matteo era uno esattore di tasse, gli altri erano perlopiù pescatori,
quindi «popolani senza istruzione» (At 4,13). Luca non era un apostolo; e
Paolo non faceva parte dei Dodici, sebbene lui studioso lo era, avendo studiato
presso Gamaliele (At 22,3). Ai Dodici fu affidato primariamente un messaggio da
annunziare e da insegnare primariamente a voce (Mt 28,19s; At 5,42); la loro
produzione letteraria fu relativamente scarsa e in una lingua che non era la
loro (1-2 Pt; 1-3 Gv), visto che la maggior parte del NT uscì dalla penna di
Paolo.
Non ho capito che cosa abbia a che fare 1 Corinzi
14,2.19 nelle due versioni col nostro tema. Fatto sta che anche chi usa in
Internet un «linguaggio strano», cosicché «nessuno lo capisce»,
non sortirà il risultato sperato; farebbe allora meglio a usare «cinque
parole intelligibili… che dirne diecimila», che nessuno comprende o che
addirittura irritano la sensibilità linguistica altrui!
Quanto ai presunti e autonominati dottori della
legge, in Internet non danno solo fastidio i falsi maestri, ma anche
credenti sgrammaticati e poveri di linguaggio, che vogliono dare dotti
insegnamenti. Allora, più che saggi appaiono agli occhi degli altri come
saccenti (li chiamo «capiscenti»), ossia dotti ignoranti.
6. {Pietro Calenzo} ▲
Carissimo Nicola, shalom. Ho letto con molto interesse le
tue risposte alla domanda del carissimo lettore, e credo che oggettivamente
entrambi abbiate ragione. Premesso che, come tu rimarchi, l’importanza peculiare
è che un determinato argomento dichiari verità
scritturali, è altresì rilevante e di fondamentale importanza che ciò non ci
esima dal ricorrere ad aiuti che migliorino la sintattica e la grammatica
e una certa fluidità discorsiva e ragionata dell’intervento medesimo. Infatti,
spesso dimentichiamo che gli utenti che leggono i nostri interventi o
commenti su un forum, su un network, sono molto variegati, e spesso non
conoscono che pochi elementi della dottrina o delle verità scritturali, che noi
andiamo a proporre o commentare; una certa percentuale di essi sono non
credenti. Tale realtà deve essere tenuta nella giusta considerazione.
Molto a puntino cade
l’esortazione dell’Ecclesiaste (Ec 12,11-16), il quale ci esorta, come tu
saggiamente riporti nella tua introduzione, a essere ordinati, a trovare delle
parole gradevoli, scritte con dirittura che siano come dei chiodi ben piantati
(12,11). Anche Baruc, Terzio e Silvano furono gli scribi dei loro
committenti, e non per questo il messaggio biblico ne ha perduto in spiritualità
e ispirazione.
Altra valenza assume chi
si rende interprete o fautore di un nuovo dibattito o dettato, palesando
evidenti errori espressivi. Allora capita in molteplici realtà e occasioni
che, a un valida e spirituale argomentazione non segue una lineare,
consequenziale canonicità di linguaggio. Non pochi sono, infatti, i credenti che
postano interventi che, oltre a essere ripetitivi, spesso s’attorcigliano su se
stessi e sfociano, in taluni casi, in auto-recensioni, a prediche moraleggianti,
a espressi rimproveri, per impelagarsi (ringraziando il Signore solo in casi
isolati) nell’arroganza spirituale e nell’autocelebrazione.
L’apostolo Paolo
c’indica che tutto debba essere fatto con decoro e ordine; e nessuno più
del sottoscritto è grato a quei cari credenti che mi hanno aiutato con i loro
sapienti consigli (e ancora oggi ne ho bisogno) per meglio esporre il mio
pensiero a una moltitudine di amici o simpatizzanti, che molto spesso poco o
nulla conoscono dell’«evangelichese» o di costrutti o postulati biblici. «Chi
ama la correzione ama la conoscenza [di Dio]» (Proverbi 12,1). Benedizioni
in Gesù il Messia. {01-09-2010}
7. {Vincenzo Russillo} ▲
Quando si scrive un
qualsiasi articolo o scritto, bisogna considerare i seguenti criteri.
■
Competenza: Ognuno di noi con le proprie conoscenze può essere
d’arricchimento all’altro, sempre che ciò che scrive sia attinente al tema. Ho
constatato, leggendo i vari temi proposti da Nicola, che spesso non si perde
l’occasione per attaccare o per fuorviare. Non ho ancora capito: ▪ 1. Se si
legge fischi e si capisce fiaschi; ▪ 2. Se Facebook è diventata una zona franca
dove attaccarsi? (ma si rendono conto che c’è gente che legge?); ▪ 3. Se si
legge fino infondo ciò, che viene proposto? Io credo che siano da considerare
tutti e tre i punti. Bisogna intervenire in ciò, che si ha conoscenza e nel
quale possiamo articolare una discussione edificante per l’altro. Altrimenti,
diventa solo una passerella per mettersi in mostra e niente di più. Senza
considerare che molti scrivono un accozzaglia di versetti, senza giustificare le
loro motivazioni; inizierei a pensare che vi è una cattiva abitudine nello
studio biblico e che la vetrina può diventare un palcoscenico di dilettanti.
Ricordo che gli spettatori spesso sono non credenti, pensiamo dieci volte prima
di scrivere. Evitiamo moralismi e soprattutto impariamo a dialogare; anche se
non ci troviamo d’accordo, cerchiamo di controbattere scendendo nel merito della
questione.
■ Forma:
Uno scritto elegante e sobrio, colpisce meglio l’occhio del lettore. Sempre
tramite l’ormai famoso Facebook, mi è capitato di leggere dei veri e proprio
telegrammi: sullo stile SMS. Spesso ho interrotto la lettura, perché non
riuscivo più a seguire un filo logico: «Ma vogliamo farci capire o l’importante
è partecipare?». L’italiano non è un optional. Di certo non dobbiamo scrivere
degli articoli da professori universitari, ma quanto meno dobbiamo rispettare le
principali regole grammaticali, affinché sia tutto più scorrevole.
■ Lunghezza:
La lunghezza di un articolo è molto importante: se troppo lungo si rischia di
annoiare il lettore. Anche a me capita di esorbitare oltre il limite,
soprattutto se è un tema, di cui nutro interesse e su cui posso argomentare.
Bisogna mettersi nei panni di chi sta dall’altra parte dello schermo; al
riguardo vi sono due possibilità: ▪ 1. Vedendo la lunghezza del testo scapperà a
gambe levate senza nemmeno iniziare. ▪ 2. A metà lettura si addormenterà e
cambierà pagina. Non deve essere un messaggio telegrafico, ma un messaggio
chiaro e conciso, senza divagare in disquisizioni che vogliono toccare più temi
o in cui ci si vuole mettere in mostra; lo scopo è quello di far comprendere la
verità biblica su un determinato tema.
■
Preparazione: Un’ultima regola, che tengo sempre a mente da quando ho
iniziato a scrivere sul sito, è la seguente: se in una precisa discussione non
sono preparato, preferisco non «aprir bocca» o meglio «non cliccare tasto»;
meglio tacere che dire sciocchezze. {02-09-2010}
8. {} ▲
9. {} ▲
10. {} ▲
11. {} ▲
12. {} ▲
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_TP/T1-Sostanza_forma_Internet_Mds.htm
02-09-2010; Aggiornamento: 12-09-2010 |