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Un lettore ci ha presentato la seguente questione.
Carissimo Nicola,
partendo dai link posti in un contributo di uno dei lettori del tuo sito, sono
arrivato su un sito evangelico (credo si chiami [***]). Con mio sommo stupore ho
potuto notare una marea di errori grammaticali, che sovrastavano la
totale mancanza di verità bibliche. Alcune volte, succede anche a me di fare
errori di tastiera, ma credimi quelli puzzavano d’ignoranza da molto
lontano.
Invece
d’insegnare dottrine fasulle, i vari «pastori» italiani non farebbero bene a
insegnare un po’ di grammatica italiana? Non dico tanto i congiuntivi quanto
proprio le cose elementari. Come si fa a tentare di evangelizzare un
«ateo» acculturato, quando si dimostra tanta ignoranza? Non c’è il pericolo di
diventare «poco credibili»? In effetti, la Parola di Dio, pur essendo
stata scritta da uomini, alcune volte non culturalmente elevati, presenta sempre
una correttezza grammaticale, oltre che di sapienza. Un abbraccio
fraterno. {Maurizio Marino; 03-08-2010}
Ad aspetti rilevanti di tale questione rispondiamo qui di seguito.
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Ha ragione questo
lettore. Se sapesse quante «prediche» faccio a vari fratelli, che gestiscono
blog, siti o social network, perché curino di più la forma: la struttura
degli articoli, l'ortografia, la grammatica, la sintassi e così via. Se sapesse anche quanto
mi costa correggere gli errori di vario genere negli articoli e
contributi che mi arrivano, prima di metterli in rete! Poi c’è chi, intento ad
argomentare, confonde «gnostico» e «agnostico» (proprio il contrario!),
«spiritualista» e «spiritista» (che offesa sentirsi dire quest’ultimo!), e cose
simili. Eppure aprono temi in rete e pretendono di gestirli. Quante volte ho
detto a questi credenti: «Le idee sono buone, ma fai correggere da
qualcuno i temi prima di metterli in rete! Altrimenti la gente non prenderà sul
serio ciò che scrivi o, addirittura, ti darà dello sprovveduto o cose del
genere».
Se ciò non
bastasse, mi trovo spesso a confrontarmi con gente che, pur essendo
sgrammaticata e illogica nel suo pensiero, vuol fare il dottore della legge
o lo «scriba ammaestrato per il regno dei cieli» (Mt 13,52). Inoltre,
persone, che necessitano di latte, la fanno da maestri (Eb 5,12ss). Così pure
individui, che pur scrivendo senza grammatica né logica, non sanno controllare
la loro logorrea né la loro condotta fuori le righe, si permettono
di dirne di tutti i colori, si vestono volentieri da maestri (Gcm 3,1ss) e usano
ogni occasione per parlare dei due o tre temi a loro cari, che ci stanno o meno
nel tema di discussione corrente.
Il loro
livello culturale si mostra dal linguaggio non letterario tipo SMS, a cui
si associano altri elementi come i tre puntini usati ogni tre parole, se non per
ogni altro segno d’interpunzione, le frasi oceaniche senza capo né coda, la
mancanza di maiuscole nei nomi propri o all’inizio di frase o, al contrario,
dall’uso esclusivo o prevalente di maiuscole; e così via. Leggere tali
contributi, temi o scritti diventa un supplizio per occhi e cervello.
Eppure tali provetti scrittori pretendono di trasmettere un messaggio
importante e di essere presi sul serio; cerco di capire, ma dopo un po’ il
cervello va in tilt. Se poi a ciò si accompagna un linguaggio paternalistico
(predichette moraleggianti) e di rimprovero per questo o quello o addirittura
impertinenza e arroganza, la misura della longanimità diventa presto piena… e
lascio il campo.
Gli
scrittori biblici, sia quelli eruditi ma con problemi di vista, sia quelli
con limiti culturali (non spirituali!), ebbero l’umiltà di servirsi di
segretari, a cui dettarono i loro libri e le loro lettere (Gr 36,4.6.18.27.32;
45.1 Baruc; Rm 16,22 Terzio; 1 Pt 5,12 Silvano).
Quando vengo
invitato a leggere un articolo altrui e lo trovo senza struttura o con
errori di vario genere, dopo un po’, il mio cervello si rifiuta di proseguire la
lettura. Spesso scrivo all’autore, mandandogli alcune regole del buono
scrivere, oltre a link per miei articoli di approfondimento. [►
Come analizzare uno scritto;
►
Introduzione allo scrivere un tema]
Alcuni le apprezzano e le usano, altri ringraziano (semmai lo fanno), ma
continuano come prima.
Non mi resta
da dire che chi ritiene di avere un grande messaggio da trasmettere, si
curi di saperlo trasmettere nei modi e nelle forme che lo rendano attraente,
leggibile, recepibile, comprensibile e, poi, trasmissibile. Chi non comprende
subito di che cosa si tratta in un qualsiasi scritto, passa subito oltre; o
addirittura prende fischi per fiaschi, facendosi una falsa immagine dei
credenti.
Un’ultima nota
va a quei cosiddetti «articoli», che consistono in stragrande maggioranza in
miscele assortiti di versetti biblici, spesso pure male organizzati. Eppure
tali autori pretendono di aver scritto un articolo! Eppure in tale indebita
versettologia non si capisce spesso dove sia il capo e la coda. La cosa
singolare è quando alcuni credono di rispondere a un articolo o al contributo di
qualcuno con una tale lista versettologica, che appaiono a volte pure fuori
tema, come i cavoli a merenda.
Ho dovuto
pensare ai sapienti d’Israele che formulavano massime precise e concise
per trasmettere la sapienza derivante dal timor di Dio e dalla meditazione sulla
Torà e sulla vita; non c’era nulla di improvvisato, di sgrammaticato o senza
forma appropriata. Ecco uno di loro come conclude il suo libro: «L’Ecclesiaste,
oltre a essere un sapiente, ha anche insegnato al popolo la conoscenza, e
ha ponderato,
scrutato e messo in
ordine un gran numero di sentenze.
L’Ecclesiaste s’è applicato a
trovare delle parole gradevoli; esse sono state
scritte con dirittura, e sono
parole di verità. Le parole dei sapienti sono come degli
stimoli, e le collezioni delle
sentenze sono come dei chiodi ben piantati;
esse sono date da un solo pastore» (Ec 12,11ss). Non c’è quindi spazio alle
goffe improvvisazioni…
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Sostanza e forma in Internet? Parliamone
{Nicola Martella} (T)
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_TP/A1-Sostanza_forma_Internet_UnV.htm
31-08-2010; Aggiornamento: 02-09-2010 |