Un taglio netto alle convenzioni anti-bibliche e pseudo-bibliche, all'ignoranza e alle speculazioni — Ein klarer Schnitt zu den anti-biblischen und pseudo-biblischen Konventionen, zur Unwissenheit und den Spekulationen — A clean cut to the anti-biblical and pseudo-biblical conventions, to the ignorance and the speculations — Une coupe nette aux conventions anti-bibliques et pseudo-bibliques, à l'ignorance et aux spéculations — Un corte neto a las convenciones anti-bíblicas y pseudo-bíblicas, a la ignorancia y a las especulaciones

La fede che pensa — Accettare la sfida nel nostro tempo

«Glaube gegen den Strom»: Für das biblische Unterscheidungsvermögen — «Faith countercurrent»: For the biblical discernment — «Foi contre-courant»: Pour le discernement biblique — «Fe contracorriente»: Por el discernimiento bíblico

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Entrare nella breccia 1

 

Prassi di chiesa

 

 

 

 

In prima linea — Entrare nella breccia 1:

   Qui sono contenuti i principi di cura d’anime generale. Ecco le parti principali:
■ Gli aspetti generali
■ La consulenza
■ Gli aspetti dottrinali
■ I problemi della consulenza

 

Fare fronte — Entrare nella breccia 2:

   Si tratta della consulenza specifica al problema dell’occultismo. Eccole parti principali:
■ Consulenza specifica
■ Approfondimento delle problematiche
■ Aspetti critici
■ Fatti, casi ed eventi
■ Dizionarietto dei termini
■ Fogli d’analisi
■ Excursus: Rimostranze verso fratelli  

 

► Vedi al riguardo le recensioni.

Entrare nella breccia 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’IMPOSIZIONE DELLE MANI

Fra abuso e negazione

 

 di Nicola Martella

 

Alcuni lettori mi hanno presentato le seguenti questioni.

 

     ■ 1. Caro Nicola, non so se hai affrontato qualche volta quest’argomento, non ricordo di aver letto eventuali discussioni sul tuo sito riguardanti l’imposizione delle mani. Ti pongo questo quesito perché, un po’ di tempo fa, ne ho parlato con un fratello e mi ha risposto col documento allegato; egli ritiene che l’imposizione delle mani sia qualcosa relativa solo all’Antico Testamento, che si è andato a esaurire con gli apostoli. Però, leggendo i primi versetti di Ebrei 6, si evince, che l’imposizione delle mani viene posta come fondamento insieme a altri cinque pilastri della fede; in base a tutto ciò, l’imposizione delle mani non sembra qualcosa di superato. Aspetto delucidazione in merito. Come sempre, un caro, fraterno e affettuoso saluto. {Giampietro Nardella; 30 novembre 2009}

 

     ■ 2. In un articolo tu citi questa parola di Paolo rivolta Timoteo: «Per questa ragione ti ricordo di ravvivare il carisma di Dio, che è in te per limposizione delle mie mani» (2 Tm 1,6). Mi piacerebbe comprendere appieno perché prima s’imponevano le mani, ma ora non più, almeno nelle «assemblee dei Fratelli». {Adriano Carmelo Bartolomeo; 22-05-2012}

 

Ad aspetti rilevanti di tali questioni rispondiamo qui di seguito.

 

Parto dalle asserzioni del secondo lettore. Le «chiese dei Fratelli» sono abbastanza variegate per dire che in esse non si pratichi l’imposizione delle mani. Io pratico l’imposizione delle mani, specialmente nella cura d’anime (i dettagli si trovano nel mio libro «Entrare nella breccia»). Lo snaturamento dell’uso dell’imposizione delle mani nel mondo carismatico (p.es. inflazione e spettacolarizzazione) e l’uso sacramentale nel mondo cattolico (p.es. consacrazione clericale quale iniziazione) hanno fatto sì che altri cristiani diventassero, all’opposto, troppo prudenti nel praticarlo in modo corretto. Tutto ciò ha posto l’imposizione delle mani in secondo piano in alcune denominazioni. Alcuni cristiani, per fare muro alla deriva di altri cristiani nell’uso indebito di tale segno ecclesiale, hanno addirittura ipotizzato che esso si fosse esaurito al tempo degli apostoli.

 

Passo ora alla disamina di quanto affermato e mi ha inviato il primo lettore. Ho ricevuto, quindi, da tale lettore una composizione in PowerPoint dal titolo «L’imposizione delle mani», perché l’analizzassi. L’autore è sconosciuto (firma digitale nascosta: «Alpha Centauri»). Secondo me l’unico suo scopo è di combattere l’abuso odierno dell’imposizione di mani in ambienti entusiastici e in quelli clericali.

     Egli elenca e tratta i motivi ricorrenti nella Bibbia per l’imposizione delle mani:

     ■ Affidamento di un compito

     ■ Benedizione (spesso intercambiabile con la precedente motivazione)

     ■ Rito in alcuni sacrifici atto a simboleggiare una sorta di trasferimento di colpe sulle vittime

     ■ In occasione di miracoli di guarigione

     ■ Segno per il conferimento dello Spirito Santo

     ■ Conferimento di doni spirituali.

 

La trattazione, che segue in tale composizione in PowerPoint, è dotta. Subito all’inizio l’autore scrive: «Per questo lavoro volontariamente non è stato fatto uso di materiale extra-biblico né di fonti storiche, seppure avrebbero arricchito il lavoro». Direi che è un peccato, poiché non si può prescindere dalla storia delle chiese dei primi secoli. Non entro in tutti i particolari, ma evidenzio solo alcuni aspetti particolari.

     La sua disquisizione è dotta, ma non convince abbastanza. Infatti, se essa era usuale nel cristianesimo apostolico, tanto da non essere necessaria una nuova discussione in merito (Eb 6,1ss), non si capisce perché, dopo il tempo apostolico, debba essere venuta meno (dove sarebbe scritto questo in modo chiaro e incontrovertibile?).

     Faccio notare che essa fu usata sia nel cristianesimo giudaico (At 6,6 consacrazione dei collaboratori degli apostoli; At 9,12.17; 19,6), sia riguardo ai Samaritani (At 8,17 erano semi-giudei), sia nel cristianesimo gentile (At 13,3 Antiochia: Barnaba e Saulo inviati in missione), all’interno del quale operavano Paolo e i suoi collaboratori (p.es. Timoteo, Tito), sia anche verso i pagani (At 28,8). Faccio notare che in Atti 14,23, sebbene non si parli espressamente dell’imposizione di mani a proposito dell'insediamento dei nuovi anziani, ricorrono gli altri elementi come in At 13,3, che la suggeriscono: pregare, digiunare e raccomandare al Signore; tale ultima espressione può essere concomitante con l’imposizione delle mani o addirittura corrispondente ad essa (cfr. anche At 14,40 «Paolo... partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore»). Inoltre, se Gesù impose le mani ai bambini per benedirli (Mc 10,16), non si capisce perché oggi ciò dovrebbe essere una pratica oramai desueta.

     Inoltre, si afferma che riguardo all’imposizione delle mani non dovremmo attingere a brani descrittivi tratti dalle epistole personali (1-2 Tm; Tt, Flm); se così fosse, non si comprende perché dovremmo farlo per altre cose; questo potrebbe essere un pericoloso boomerang. Se Paolo ingiunse a Timoteo di non imporre le mani con troppa fretta (1 Tim 5,22), non significava che proibì questo uso, ma lo regolamentò, limitandolo ai casi legittimi. Si afferma al riguardo che non sarebbe un insegnamento per noi, ma solo un consiglio per il suo collaboratore in un momento storico preciso della vita della chiesa; se così fosse, allora tutto ciò, che sta nelle epistole personali di Paolo ai suoi collaboratori, può essere interpretato così; questa è una pericolosa lavina dagli effetti devastanti. Un verso prima Paolo affermò: «Io ti scongiuro, dinanzi a Dio, dinanzi a Cristo Gesù e agli angeli eletti, che tu osservi queste cose senza prevenzione, non facendo nulla con parzialità» (v. 22). Egli parlò prima del peccato degli anziani (v. 20), gli ingiunse di «non partecipare ai peccati altrui» (v. 22) e continuò a parlare di peccati palesi e nascosti (v. 24). Tali atti di malvagità di alcuni uomini erano evidentemente una causa di grande apprensione e tribolazione per Timoteo, cosa che gli causava le sue «frequenti infermità» (v. 23 è parentesi). Perciò, le ingiunzione: «Non imporre con precipitazione le mani ad alcuno e non partecipare ai peccati altrui», si inserivano ambedue perfettamente in tale contesto, nel quale l’apostolo ingiunse al suo collaboratore: «Conservati puro» (v. 22). Il riferimento agli anziani e la menzione dell’imposizione delle mani suggerivano il loro diretto collegamento, poiché gli uni erano introdotti nel loro ministero mediante l’imposizione delle mani da parte del missionario fondatore; Paolo suggeriva a Timoteo di non riconoscere come anziani persone prima del tempo e, quindi, non irreprensibili (1 Tm 3), poiché ciò avrebbe reso colpevole il missionario stesso. È poco serio e deleterio voler sminuire tali dati nel loro contesto.

     Inoltre i brani descrittivi nelle epistole parlano della prassi e dei costumi allora vigenti e attuali nella chiesa. Chi pensa che l’imposizione delle mani non era più attuale e necessaria dopo l’epoca apostolica, dovrebbe dimostrarlo in modo esegetico, non solo affermandolo.

     Quando si afferma che Ebrei 6,1s fosse solo per gli Ebrei e solo per quel tempo, non bastano i salti mortali relativistici, per risolvere la questione con un presunto colpo di spugna. Al contrario, si può ben dire che l’imposizione delle mani e le altre cose facevano parte dell’«insegnamento elementare», che non bisognava più discutere, ed esso riguardava non solo questo, ma anche il ravvedimento, la dottrina dei battesimi, la risurrezione dei morti e il giudizio eterno. Per ragion di logica, se una cosa non vale più, perché dovrebbero valere le altre come dottrina di base? Se all’«insegnamento elementare intorno a Cristo» e alle altre cose elencate segue l’insegnamento perfetto, che si intende realizzare (v. 3), ciò avviene proprio perché non bisogna più discutere le basi elementari, che sono assodate e d’uso comune.

     In questo come in altri casi, la via salutare è quella di combattere gli eccessi e di limitare l’uso dell’imposizione delle mani ai casi necessari, che il nuovo patto descrive (1 Tim 4,14; 2 Tim 1,6) e ordina, regolamentandone l’uso (1 Tim 5,22). Sterilizzare chiari brani biblici mediante un’avventurosa interpretazione, solo per combattere le esagerazioni e gli usi cattivi di una pratica, non è saggio, non è salutare e significa non tagliare «rettamente la Parola della verità» (2 Tm 2,15). Così si dà pure un cattivo esempio e si crea un precedente pericoloso: altri si sentiranno liberi di usare la stessa dialettica, applicando tale falso sillogismo ad altre questioni, e ciò avrà solo effetti devastanti.

     Se si nega l’imposizione delle mani per l’oggi, il contrario dell’abuso praticato da alcuni, non porta per forza a un uso corretto, ma rappresenta solo un altro abuso, un’altra prigione mentale. È la verità soltanto a rendere liberi. Ed essa non può e non dev’essere plasmata a propria immagine dottrinale. Nel ricercare esegeticamente tale verità e nel rappresentarla, ci vuole molta sobrietà, equilibrio, rigore e coerenza. Bisogna adeguarsi alla verità, non adeguarla ai propri convincimenti e alle proprie convenzioni.

 

Per l’approfondimento della prassi dell’imposizione delle mani nella cura pastorale, si vedano i seguenti aspetti in Nicola Martella, Entrare nella breccia (Punto°A°Croce, Roma 1996) e in Nicola Martella, Carismosofia (Punto°A°Croce, Roma 1995):

     ■ Aspetti negativi: Tale pratica ricorre nella prassi entusiastica e nella pastorale esorcistica, dove si attinge al pensiero magico, viene ministrata da particolari «unti» ed è lo strumento per comunicare particolari facoltà mistiche: Entrare nella breccia, pp. 10, 56, 287, 351; Carismosofia, pp. 44, 64, 67, 106, 110, 130s, 134, 160s, 165, 167, 188, 197 (inefficace per Simone il Mago), 233s, 237s, 241, 249, 256. A ciò s’aggiunga l’aspetto sacramentale dell’imposizione delle mani per conferire lo Spirito Santo durante la cresima: Carismosofia, pp. 195.

     ■ Aspetti positivi: Essi ricorrono come una parte importante della pastorale biblica: Entrare nella breccia, pp. 248ss, 281, 319.

 

► URL: http://puntoacroce.altervista.org/_TP/A1-Imposizione_mani_EnB.htm

29-01-2010; Aggiornamento: 26-05-2012

 

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