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Un lettore ci ha presentato le seguenti questioni.
Caro fratello,
quale è la traduzione letterale di Dt 32,8-9? Perché la TILC lo traduce così: «Quando
il Dio Altissimo assegnò ai popoli la terra, quando distribuì gli uomini nel
mondo, segnò i confini delle nazioni e diede a ognuna un dio protettore. Ma lui, il Signore, ha
riservato per sé il popolo d’Israele, i discendenti di Giacobbe li ha fatti sua
proprietà».
È una obiezione, che mi hanno fatto. Ho visto che in nessuna altra traduzione
riporta quello, ma vorrei risalire all’origine. Puoi aiutarmi? {Stefano Frascaro;
16-12-2010}
Ad aspetti rilevanti di tali questioni rispondiamo qui di seguito. |
Partiamo da una
traduzione il più possibile vicina all’originale: «Quando l’Altissimo
diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figli degli uomini, egli
fissò i confini dei popoli secondo il numero dei figli d’Israele. 9Poiché
la parte dell’Eterno è il suo popolo, Giacobbe è la misura della sua eredità».
Il problema del v.
8 è che la Settanta e le traduzioni latine riportano qui: «secondo il
numero degli inviati [gr. angheloi] di Dio». Qui gli «inviati» non sono
«angeli», ma gli Israeliti quali rappresentanti di Dio nell’umanità.
La TILC
(Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente)
ha interpretato impropriamente «inviati [gr. angheloi]» con «dio
protettore»; dietro c’è tutta una liberale filosofia di ecumenismo
interreligioso, che vuole riconoscere a ognuno il suo dio (i cristiani sono
salvati per mezzo di Cristo, i non-cristiani lo sono secondo i parametri delle
loro rispettive religioni). Non a caso, Hans Küng, dissidente cattolico e
militante in tale progetto ecumenico fra le religioni, afferma che l’idea di un
Dio universale unisce le religioni, l’idea di un Dio assoluto nel cristianesimo
e specialmente di Gesù Cristo quale unico Salvatore le divide.
Il brano
mostra invece che per Dio Israele è «la misura» (o il piombino)
nella storia. Come in tale brano, le sue intenzioni con Israele erano queste: «Ora,
dunque, se ubbidite davvero alla mia voce e osservate il mio patto, sarete fra
tutti i popoli il mio tesoro particolare;
poiché tutta la terra è mia; e mi sarete un
regno di sacerdoti e una nazione
santa» (Es 19,5s). Israele doveva essere come popolo un sacerdozio fra le
nazioni e come «nazione santa» doveva essere il metro di misura della giustizia
e dell’etica nel mondo.
Già riguardo
ai patriarchi d’Israele, l’Eterno fece dire: «Non toccate i miei unti,
e non fate alcun male ai miei profeti» (1 Cr 16,22; Sal 105,15). Essi erano
gli eletti e i portavoce del Dio altissimo; per questo «Egli non permise che
alcuno li opprimesse; anzi, castigò dei re a causa loro» (1 Cr 16,21; Sal
105,14; Gn 12,15-20 faraone; 20,3-18 Abimelek; Gn 31,29 Labano).
Il Dio, che «custodi
[Israele] come la pupilla dell’occhio suo» (Dt 32,10), fece dire per
mezzo del profeta Zaccaria: «È per rivendicare la sua gloria, che egli mi ha
mandato verso le nazioni che hanno fatto di voi la loro preda; perché chi tocca
voi, tocca la pupilla dell’occhio suo» (Zc 2,8); allora si realizzerà il
piano originale di Dio (vv. 10ss).
Tornando alla
singolare trasposizione della Tilc, faccio notare che il Dio che nel
Decalogo, la costituzione di Israele, gli proibì di farsi altri dèi e ingiunse
loro di non adottare gli dèi dei pagani (Es 20,3-6; Dt 20,18), non poteva aver
dato Lui dèi protettori ai popoli.
Un altro
brano, la cui cattiva traduzione potrebbe suscitare alcune perplessità, è
Deuteronomio 4,15-20 (cfr. v. 19). Ciò svanisce se si traduce letteralmente:
«Ora, dunque, siccome non vedeste alcuna figura, il giorno che l’Eterno vi parlò in
Horeb in mezzo al fuoco, vegliate diligentemente sulle anime vostre, 16affinché
non vi corrompiate e vi facciate
qualche immagine scolpita, la
rappresentazione di qualche idolo, la figura d’un uomo o d’una donna, 17la
figura di un animale tra quelli che sono sulla terra, la figura d’un uccello che
vola nei cieli, 18la figura d’una bestia che striscia sul suolo, la
figura d’un pesce che vive nelle acque sotto la terra; 19e anche
affinché, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle,
tutto l’esercito celeste, tu non sia tratto a prostrarti davanti a quelle cose e
a offrir loro un culto; le quali però l’Eterno, il Dio tuo,
ha assegnato a tutti i popoli, che
sono sotto tutti i cieli; 20ma
voi l’Eterno vi ha presi, v’ha tratti fuori dalla fornace di ferro,
dall’Egitto, perché foste un popolo che
gli appartenesse in proprio, come oggi difatti siete» (Dt 4,15-20).
Si noti che anche qui una traduzione non letterale del v. 19 potrebbe
portare fuori pista, quando si traduce: «Quelle cose sono il retaggio che
l’Eterno, il Dio tuo, ha assegnato a tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli»
(Riveduta). In effetti però, c’è soltanto un riferimento alla creazione e
al fatto che i corpi celesti («il sole, la luna, le stelle, tutto l’esercito
celeste»), che i pagani adoravano come dèi (Dt 17,3; 2 Re 23,4), erano
semplicemente dei luminari, dati da Dio per governare giorni, mesi, stagioni e
anni (Gn 1,14-18). L’unicità del Dio vivente era stata chiaramente insegnata a
Israele. I pagani, non avendo il sentimento del Dio unico e vero,
praticavano le loro superstizioni, le loro idolatrie e le loro abominazioni, ma
Israele doveva fare la differenza e, in tal modo, doveva essere una
testimonianza fra i popoli.
►
L’Altissimo ha dato a ogni popolo un dio protettore? Parliamone {Nicola
Martella} (T)
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Dot/A1-Altiss_dio-protett_MT_AT.htm
16-12-2010; Aggiornamento:
03-01-2011 |