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Qui
di seguito discutiamo l’articolo «Il
ministero musicale nella chiesa neotestamentaria»
di
Leigh Pennington. Nell’introduzione ho mostrato che alcuni evidenziano in
proposito la continuità fra AT e
NT, altri mettono l’enfasi sulla discontinuità fra antico e nuovo patto.
La tesi di base di
Leigh
Pennington è la seguente: ciò che è
stato già adombrato nella liturgia templare dell’antico patto, trova la sua
piena luce nel nuovo patto.
Certamente
esistono tante domande, a cui si vorrebbe dare una risposta, ad esempio le
seguenti: Perché tra le «funzioni ministeriali» non sono elencati i carismi
lirici e musicali? Perché nel NT non si parla mai di «cantori» e di un «capo dei
musici», come nell'AT? (in 56 versi). Avremmo voluto leggere anche nel NT che
«i cantori, con i loro strumenti musicali, dirigevano i canti di lode» (2
Cr 23,13; cfr. 1 Cr 15,16.22.27), ma mai si accenna a ciò nelle chiese e nelle
direttive, che gli apostoli hanno date loro. Nel NT sembra che ci sia una «democratizzazione»
della lode innologica: «Quando vi radunate, avendo ciascun di voi un
salmo...» (1 Cor 14,26; cfr. v. 15). «Siate ripieni dello Spirito,
parlandovi con salmi e inni e canzoni spirituali, cantando e salmeggiando con il
cuore vostro al Signore» (Ef 5,18s). «La parola di Cristo dimori tra voi
riccamente; con ogni sapienza ammaestratevi e ammonitevi gli uni gli altri; con
salmi, inni e cantici spirituali cantate a Dio nei vostri cuori in grazia»
(Col 3,16). Chiaramente, cantare in mezzo all'assemblea era possibile già al
tempo dell'AT (Eb 2,12; Sal 22,22). Ogni credente con l’animo lieto può
salmeggiare (Gcm 5,13).
Eppure certi
interrogativi restano. Visto che «salmeggiare» significa cantare
accompagnandosi con uno strumento (a corda), chi suonava nelle chiese (perlopiù
in casa) al tempo del NT? Chi componeva gli inni, a cui Paolo accenna nelle sue
epistole? Possibile che si sia passato dalla sinagoga alla chiesa, senza
portarsi dietro alcunché di cultura musicale? Nelle epistole del NT gli
scrittori affrontarono i problemi dottrinali e morali presenti nelle chiese e
non tanto l'organizzazione della vita devozionale del singolo e di gruppo.
Eppure, come abbiamo visto sopra, le occasioni non mancarono; essi però si
limitarono a enunciare che cosa fare, invece di descrivere anche come farlo.
Che sia
lecito avere un gruppo di servizio dedito alla musica nella chiesa locale,
per me è fuori discussione (cfr. Fil 4,8), sebbene rimanga la questione se tale
gruppo è al servizio della comunità, per edificarla, o se la domina e la rende
solo spettatrice di uno spettacolo di professionisti (1 Cor 6,12; 10,23).
Infatti, in certe comunità, nessuno può citare inni, figuriamoci poi a
salmeggiare nell'assemblea, contravvenendo alle direttive apostoliche.
Che cosa ne pensate? Quali sono al riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
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I contributi sul tema ▲
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1.
{Rosa Battista} ▲
■
Contributo: Come musicista e insegnante
di scuola biblica proprio di una disciplina sulla musica nella Bibbia da molti
anni, mi rendo conto sempre di più di quanta conoscenza superficiale
esiste a proposito in ambito evangelico. Io credo che basterebbe considerare la
musica nell’ultimo libro della Bibbia per capire l’importanza che essa
riveste per Dio da sempre e nell’eternità. Come mai noi vogliamo sminuirla?
Dio ha cominciato la creazione con «le stelle di Dio che cantavano» [N.d.R.: Gb
38,7], conclude la Rivelazione col canto e la musica nel cielo... mi sembra
chiaro, no?!
In cielo
non ci si servirà più dei carismi, in cielo non si predicherà, in cielo non
evangelizzeremo, ecc. In cielo, una delle attività privilegiate sarà
cantare le lodi al Signore. Allora, prepariamoci per il cielo e cantiamo al
Signore col cuore. {05-07-2011}
▬
Risposta (Nicola
Martella): In quello di Rosa vedo un intervento a prescindere da ciò, che
è scritto nell’articolo di riferimento; è come se si fosse finalmente tolta
dei sassolini dalle scarpe, ma non si comprende nei confronti di chi. Non si
può certo dire che Leigh Pennigton abbia una conoscenza superficiale
della musica sacra. Non so a chi siano rivolti i suoi interrogativi, se sono
retorici o se sono rivolti all’autore dell’articolo. Non sono neppure sicuro
che lei abbia letto l’intero articolo sul sito. Le suggerisco di leggerlo, poi
d’intervenire nel merito riguardo alle cose che Leigh Pennigton ha scritto. Può
essere molto proficuo anche per altri.
▬
Replica 1 (Rosa
Battista): Sono interrogativi retorici,
ovviamente!
▬
Risposta 2
(Nicola Martella): Bene, visto che Rosa Battista è riguardo alla musica «musicista
e insegnante», è la persona ideale per dare una valutazione
dell’articolo di Leigh Pennigton e per interloquire con lui. Che cosa
manca ancora? Quali aspetti evidenzierebbe lei? Com’era gestita nella pratica la
musica nelle chiese al tempo del NT? Aspetto, quindi, con una melodia nel cuore,
sperando nel suo arrangiamento e non in un suo «arrangiati!».
▬
Replica 2 (Rosa
Battista): Lo scopo per cui Dio ci ha fatti
fratelli e sorelle è per vivere questa relazione, incoraggiandoci a vicenda.
Quello che Leigh ha scritto è solo un articolo, e in un articolo non si
può dire tutto, quindi se c’è qualcosa che manca è dovuto a questo. Inoltre, il
desiderio di Leigh è di piacere a Dio e questo è evidente in tutto quello
che ha scritto. Non mi piace dare valutazioni e giudizi solo per il gusto
di farlo. Ogni cosa che facciamo deve partire dal desiderio di onorare
Dio, amare i fratelli e costruire per la sua gloria. Che Dio benedica Leigh nel
suo ministero!
Appena posso,
preparo uno scritto... un arrangiamento, come lo hai definito... per
rispondere ai tuoi interrogativi sull’argomento musica, perché in queste
settimane sono molto impegnata con dei lavori musicali per il corpo di Cristo,
che hanno delle scadenze. {05-07-2011}
▬
Risposta 2
(Nicola Martella): Condivido lo spirito devozionale del contributo di
Rosa e il suo proposito di scrivere
ancora qualcosa, sebbene avrei preferito che interloquisse subito su ciò, che ha
già scritto Leigh Pennigton. Lei afferma: «Non mi piace dare valutazioni e
giudizi solo per il gusto di farlo»; tuttavia il suo contributo d’ingresso è
ricco di tali ingredienti, che hanno lasciato un retrogusto indefinito. È vero
che «quello che Leigh ha scritto è solo un articolo», ma almeno questo
c'è; e se «in un articolo non si può dire tutto», che cosa manca di grazia? In
ogni modo, mi fa piacere Rosa che mi ha promesso un intervento sulla musica. Spero
che tale «arrangiamento» non finisca ad infinitum, come certe partiture;
nel Millennio forse non servirà più! ☺
2. {Antonio Capasso
1} ▲
■
Contributo: Interessante articolo. Solo
alcune perplessità, caro Nicola. Nell’articolo si parla di ministero
musicale, di dono musicale. Personalmente non trovo nella Bibbia (NT), che ci
sia una chiamata al ministero musicale né un dono del canto o
della musica. Il canto è una prerogativa di tutti i credenti. Quindi, non ci
sono dei credenti, che hanno il «dono» del canto, ma solo persone che, avendo
delle capacità innate sul piano canoro e musicale, le mettono al servizio
dell’opera di Dio nella chiesa e per la chiesa. {06-07-2011}
▬
Risposta 1 (Nicola
Martella): Le questioni, evidenziate da Antonio Capasso, sono
reali, e anch’io me le sono poste. Essendo l’articolo di Leigh Pennigton, sarà
lui a rispondere.
Intanto,
faccio notare quanto segue. Qualcuno deve pur scrivere inni e canti, sia
quanto a testo, sia quanto a musica, li deve aggiornare, arrangiare secondo il
bisogno, ecc. Non tutti sanno cantare, perciò qualcuno deve insegnarlo
loro. Non tutti sanno suonare, ma solo alcuni hanno talento e passione al
riguardo. Nell’AT certo c’erano i Leviti, che si dedicavano a tale
ministero. Nel NT non vengono menzionati ministeri particolari per gli autori
d’inni, i musicisti e i dirigenti. Tuttavia, non possiamo immaginarci che non ci
fossero talenti al riguardo. Visto che Paolo citò alcune parti
d’inni cristiani, qualcuno deve pur averli scritti.
Nel libro
delle Cronache è scritto in ebraico che i cantori levitici «profetavano»
(= proclamavano) inni, accompagnandosi con strumenti. [►
Questioni sui profeti del NT
(2.3. La trattazione del tema: Che significa nabî’?).
Cfr. Nicola Martella,
Radici 1-2 (Punto°A°Croce, Roma 1994), p. 92.] Non è sbagliato
vedere anche nel nuovo patto nell’attività dei cantautori un’attività
«profetica» (= proclamatrice). Anche in tale ambito ci sono quindi «profeti»
(= proclamatori) legittimi e «falsi profeti», come da un’analisi dei testi si
può evincere.
Efesini 4
riporta le «funzioni ministeriali» di base per l’edificazione e
l’equipaggiamento della chiesa, ma non il modo come impiegarli. Ad
esempio, si può insegnare sia dal pulpito, sia in un gruppo, sia
scrivendo libri e articoli; al riguardo non troveremo nel NT il carisma dello
scrittore di libri cristiani. Similmente si può «profetare» (=
proclamare in modo ispirato ed estemporaneo sulla base della Scrittura) sia a
voce, sia per iscritto, sia mediante l’ispirazione innologica, sia (oggigiorno)
mediante registrazione. Io personalmente assimilerei il ministero del cantautore
appunto a quello del ministero «profetico» (= proclamatorio).
Inoltre,
anche i talenti naturali o le capacità acquisite possono essere
messi al servizio di Dio. Ad esempio, chi ha imparato a gestire una ramo
lavorativo, sarà più capace d’essere come conduttore «irreprensibile, come
economo di Dio» (Tt 1,7). A dire il vero, nella gestione della chiesa sono
previsti solo due ministeri: il conduttore (episcopo o presbitero) e il
servitore (diacono). Ognuno di loro può avere una serie di carismi spirituali e
talenti naturali differenti, che generano un profilo ministeriale
specifico. Se si prescinde dalla «funzione ministeriale» del missionario
fondatore (apostolo), tutte le altre sono riconducibili al ministero dei
conduttori e dei servitori. Lo stesso vale per «funzione ministeriale» del «proclamatore
ispirato ed estemporaneo» (profeta); come detto, in tale funzione
ministeriale io ci vedrei anche chi scrive testi lirici e musica. Voglio
ricordare che il compito di chi proclama in modo ispirato (profetizza), è quello
di parlare agli uomini, usando «un linguaggio di edificazione, di esortazione
e di consolazione» (1 Cor 14,3). Una sana innologia può proprio fare questo.
Qui io non sto
pensando ai cantautori professionali e «menestrelli» vari, che pretendono
funzioni iper-ecclesiali, si affibbiano nomi singolari (p.es. «D.J. cristiano»,
«worship leader») e vivono facendo concerti in giro, ma a chi conduce il «gruppo
di servizio della musica» nella propria comunità.
▬
Osservazioni (Leigh Pennington): Caro
Antonio, colgo la tua domanda come opportunità di ringraziarti per il tuo
interessamento all’argomento così poco studiato e così tanto discusso.
Naturalmente apprezzo anche i commenti già fatti dal caro fratello Nicola, che
aiutano molto a inquadrare l’argomento nel giusto verso.
Parlare di «ministero»
oggi suona come una campana non tanto piacevole (soprattutto perché nella tua e
la mia cultura i «ministri» sono quasi sempre indegni di un tale titolo). Ma
nella Parola di Dio un «ministro» di Dio, sia nell’Antico che nel Nuovo
Testamento, è un titolo voluto e creato per un ruolo ben specifico da parte di
Dio. E mentre è vero che i cantanti e musicisti d’Israele ebbero la loro
«chiamata» come parte dell’appartenenza alla tribù di Levi per le cose del
tabernacolo e del tempio, è altrettanto vero che pure il credente del Nuovo
Testamento ha una «chiamata» da parte di Dio a essergli santo e a «ministrare»
per Lui in modo consimile a come fecero nel popolo d’Israele: col sacrificio,
col servizio e col canto. Ricordiamo anche che usare il termine «dono» non
significa limitare il suo uso alle liste di doni, che si trovano in
Romani 12, 1 Corinzi 12 ed Efesini 4. Giacomo c’insegna che «ogni donazione
buona e ogni dono buono vengono dall’alto» (Giacomo 1,27); e qui non si
tratta di doni, che si possono inquadrare fra quelli elencati nei precedenti
passi — ma anche se potessimo, magari dicendo che il «ministero» (Romani 12,7)
sia un termine generale per tanti vari doni non specificati — ciò non
cambierebbe la tendenza nella chiesa oggi di «compartimentalizzare» ogni cosa a
sé.
E per questo
c’è chi cerca sempre di conoscere i propri doni e di classificarli, non si sa
mai a che fine. Ma Pietro è molto più pratico: «Come buoni amministratori
della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto,
lo faccia valere al servizio degli altri» (1 Pietro 4,10). Amen! Gli
«amministratori» sono i «ministri», che usano i doni. La «svariata grazia di
Dio» si mostra nei doni, che comprendono anche la cura della sua musica.
Sono
completamente conscio delle difficoltà inerenti in questo discorso; ma non sono
arrivato nel campo della musica all’ultimo minuto, visto che dietro le mie
spalle ho più di 50 anni di esperienza come cantante, musicista,
direttore di cori, membro in varie bande di jazz, musica pop e classica, sono
stato per più di 35 anni un predicatore della Parola di Dio e sono stato per più
di 15 anni un missionario in Italia, dove ho avuto comunione con tante chiese
evangeliche. Ho detto questo, non per elevare me stesso, per carità, sono un
peccatore, indegno e colpevole davanti a un Dio tre volte santo, e se devo
vantare, mi glorio nel Signore Gesù Cristo. Ma volevo almeno che tu avessi un
miglior quadro di chi ti sta parlando e del fatto che apprezzo sempre
commenti, eventuali correzioni e suggerimenti, purché vengono da persone
ugualmente esperte del campo e che hanno l’obbiettivo di onorare e innalzare
solo Lui.
Sono molto
grato a Dio e a te per tutto quello che vorrai dire in merito e rimango in
attesa di una tua replica. {06-07-2011}
3.
{Antonio Capasso
2} ▲
■
Contributo: Quello che non condivido è che
oggi ci sono di quelli che pensano di essere chiamati a un «ministero» del canto
(p.es. Corrado Salmè), inteso come fare concerti ed esibizioni canore
varie (p.es. festival del canto cristiano).
In alcune
chiese ci sono persone che, durante il culto, stanno davanti a cantare e
pensano che loro hanno un ministero del canto. E, quindi, l’assemblea (e alle
volte anche il pastore) deve stare a quello che a loro sembra meglio; tant’è che
la bella pratica di chiamare i canti da parte dell’assemblea non c’è più.
Spesso il canto non è il canto dell’assemblea, ma il canto del gruppo,
che dirige. Quindi, non è la chiesa che canta, ma il gruppo musicale con
la chiesa, che cerca di aggregarsi (anche questo è un tradimento della Riforma).
Saper
cantare per me non è un dono spirituale, se no dovremmo credere che anche
Pavarotti aveva dei doni spirituali. Saper cantare è un talento naturale,
come saper scrivere poesie e testi, così come saper scrivere libri. Quando
qualcuno viene chiamato da Dio, le proprie capacità vengono messe al servizio
di Dio. Paolo mise la sua cultura al servizio del ministero, così come
anche Apollo mise la sua oratoria al servizio del ministero; così chi sa
scrivere inni e cantare, mette questo al servizio del ministero. Né la cultura
di Paolo né l’oratoria di Apollo, né il saper cantare, erano e sono doni
spirituali. {06-07-2011}
▬
Risposta (Nicola Martella): Certo, ci sono
i professionisti della musica, «menestrelli», cosiddetti D.J. cristiani e
«worship leader» e varie altre etichette varie, che hanno consacrato la loro
vita a continui spettacoli, concerti, festival e discoteche cristianizzate.
È vero che in
alcune chiese locali c’è un gruppo musicale, i cui membri si sentono degli
Asaf e dei Jedutun comunitari, che catalizzano la scena dell’adorazione su
di sé, relegando, dove più e dove meno, il resto dei credenti a degli
spettatori, che possono solo cantare a bacchetta, mentre si sentono solo coloro
che cantano davanti con i microfoni.
È però anche vero che in una chiesa locale ci può essere un «gruppo di
servizio della musica», che arrangia inni e canti, magari li scrive pure,
crea un innario di comunità, si esercita a studiare, cantare e suonare
correttamente inni e canti e poi li insegna alla chiesa. Tale gruppo non deve
per forza rubare la scena, ma serve il Signore e la chiesa, la quale rimane
protagonista nella libertà dello Spirito.
▬
Replica (Antonio Capasso): Condivido appieno
l'ultimo paragrafo! {07-07-2011}
4. {Ciro Cerrato
1} ▲
■
Contributo: Senza contese ovviamente, ma
parlare di chiamata al ministero musicale nel Nuovo Testamento, porta
inevitabilmente a una proiezione delle proprie idee nella Scrittura. Dovremmo
essere onesti e dire che questo tipo di «chiamata» non è mai trattata nel
nuovo patto da nessuno degli apostoli e qui dovremmo fermarci! Diventa un
campo minato ogni volta che un insegnamento non è stato mai trattato da
scrittori del nuovo patto, anche quando si parla di argomenti, dove si potrebbe
lasciare una certa liberta cristiana, che ha come unico fine quello di
piacere al Signore (Rom 14). Credo si possa parlare d’impegno in un settore
(che ovviamente richiede una cura, una propria consacrazione e oggi più che mai
un’attenta teologia, al fine di onorare Cristo, onorando la sua Parola). È
davvero giusto usare il termine «ministero» in senso largo di servizio?
Con gli estremismi attuali credo proprio di no. Dico questo al fine di riportare
al giusto ruolo l’adorazione, il salmeggiare, il «profetare», che ha poco a che
fare con il commercio attuale della musica! {07-07-2011}
▬
Risposta (Nicola Martella): Lasciando a
Leigh Pennington una risposta esaustiva al prossimo punto, mi limito a
un’analisi terminologica. I termini ripetuti in questo contributo, sono
«chiamata», «impegno» e «ministero». Mi sembra che il problema di base
sia in questo e negli altri lettori proprio il termine «ministero». La domanda
di base è la seguente: «È davvero giusto usare il termine “ministero” in
senso largo di servizio?».
È probabile
che al termine «ministero» si associ qualcosa di sacrale o lo si limiti
ad alcune «funzioni ministeriali» soltanto. Questo è un retaggio della religione
dominante e del cripto-clericalismo presente in alcune denominazioni, che
riveste alcuni uffici ecclesiali con una particolare aurea quasi trascendentale.
In certi ambienti si dà al ministero del conduttore monocratico una funzione
quasi di mediatore e di rivelatore della divina volontà. Per questo si
caratterizza come «ministero» solo «uffici» particolari.
Se si fa
un’analisi terminologica, ci si accorge che tale domanda sarebbe da ribaltare
del tutto così: «È davvero giusto usare il termine servizio solo nel
senso di un “ministero” particolare?». La risposta è: no! Perché diciamo
questo? Perché in pratica il termine «ministero» nel greco del NT non
esiste per nulla, né tanto meno il tanto incensato «ministro» (p.es. di
culto). Gli unici termini, che troviamo, sono diakonía «servizio» e
diákonos «servo, servitore». Essi si applicano per qualunque servizio
sia da parte di missionari (nella missione), sia da parte di conduttori e
diaconi (nella chiesa), sia da parte di ogni credente nel corpo di Cristo e
nell’opera del Signore. Stando così le cose, qualunque opera del credente
alla gloria di Dio all’interno e all’esterno della chiesa è un «servizio»,
quindi un «ministero» per il Signore.
Nutriamo un
concetto di servizio troppo con l’etichetta «ministeriale», nel senso di un
ministero ufficiale e consacrato di poche persone e per pochi ambiti. Paolo
affermò che chi ha il carisma di servizio, si dedichi al servizio (Rm
12,7); qui il termine indica il servizio pratico, diverso dalla «proclamazione
ispirata» (profezia), dall’insegnamento, dall’esortazione, dal donare, dal
presiedere e dall’esercizio della misericordia (vv. 6ss). Perciò, in tale
«servizio» rientra tutto ciò, che va oltre gli altri aspetti ministeriali qui
descritti; ad esempio, altrove Paolo parlò di assistenze. Perché non far
rientrare in tale «servizio» anche quello della musica? (comporre, suonare,
arrangiare, insegnare a cantare, ecc.).
Pietro divise
tutti i ministeri in due parti: ▪ 1. Chi annunzia la Parola;
▪ 2. Chi esercita un
servizio (1 Pt 4,11). Egli non specifica quali tipi di servizi si tratta, ma
aggiunge che bisogna farlo «come con la forza che Dio fornisce».
Quindi nel
campo del Signore c’è tanto posto per servire in antichi e nuovi compiti. Le
funzioni ministeriali di base (missionari fondatori, proclamatori ispirati ed
estemporanei, araldi dell’Evangelo, curatori d’anime e insegnanti) servono di
per sé «per l’equipaggiamento dei santi riguardo all’opera del servizio,
per la costruzione del corpo di Cristo» (Ef 4,11s).
5. {Leigh Pennington} ▲
Cari Antonio e
Ciro, grazie tante per i vostri interventi e per le parole di esortazione. Trovo
in entrambe le risposte un nesso riguardo a due aspetti: ▪ 1. Il problema con la
parola «ministero»; ▪ 2. Il problema con il concetto di una «chiamata»
al ministero musicale. Cercherò d’indirizzare qualche parola di aiuto e di
spiegare meglio le cose.
Il primo punto
è «ministro» e «ministero». Il loro uso nella Bibbia, sia
nell’Antico che nel Nuovo Testamento, aveva sempre l’idea di un servizio
e un servitore. Ai Leviti, a cui era stata assegnata la
responsabilità del canto, tutto quello che facevano, era un «ministero» sotto la
direzione dei loro capi, sotto il re Davide, e «chiamati» da Dio dalla tribù di
Levi in perpetuità (almeno doveva essere così).
Quando Gesù è
morto e ha compiuto i doveri della Legge e, perciò, ha portato a conclusione il
vecchio patto, Egli ha istituito un nuovo patto. In esso tutti quelli,
che entrano per la fede in Lui, diventano «sacerdoti» in un nuovo ordine
di sacerdozio regale (1 Pietro 2,9). Stando così le cose, noi completiamo
le cose adombrate dell’antico nel nuovo patto; tra le nostre responsabilità e
«vocazioni» ci sono quelle di offrire a Dio dei sacrifici (Romani 12,1;
Ebrei 13,15, ecc.) e siamo anche «chiamati» (anzi ordinati) a cantare per
Lui e gli uni dinanzi agli altri. In questa attività di cantare (Efesini
5,18-20; Colossesi 3,16-18) siamo «chiamati» da Dio stesso a farlo con lo scopo
di ammaestrare, ammonire ed edificare gli uni gli altri con
salmi, inni e canzoni spirituali, sotto la direzione (e perciò la potenza) dello
Spirito.
Certo, non c’è
una «chiamata» intesa come opera apparentemente soprannaturale. Ma lo stesso «corpo
di Cristo» è una realtà soprannaturale e dipende dai doni e dai
potenziamenti soprannaturali nella vita di ogni singolo credente e per l’intero
corpo. È strano come siamo così esigenti per un unico versetto, pur di dare
conforto a un argomento, quando c’è un intero Nuovo Testamento ripieno di esempi
di gente, che ha predicato, evangelizzato, cantato (Paolo e Sila a Filippi; Atti
16), il tutto con la stessa potenza dello Spirito Santo e con l’autorizzazione
da Dio.
Forse sarebbe
più appropriato dire che cantare e il servizio del canto nella chiesa locale è
affrontato come segue.
■ 1. Il canto
è tristemente relegato a un ruolo di spettacolo, fatto da persone, che
raccomandano se stesse e sono sostenute da forze estranee alla stessa chiesa
locale; esse agiscono senza una guida, un richiamo oppure un aiuto da parte dei
responsabili, se non quello di approvare tutto come «proveniente da Dio».
■ ▪ 2 Oppure
il canto è tristemente relegato a un ruolo
di stasi, intendendo che si fa quello che
si faceva 40 anni fa, sempre allo stesso modo e con la stessa pratica, senza che
ci sia vita o convinzione biblica, che lo porti avanti.
Mi è capitato
di vedere tutte e due queste realtà in Italia (e maggiormente in America), un
po’ ovunque, e sono rimasto molto triste riguardo all’educazione biblica quanto
alla musica e a chi se ne sta occupando. Si è sempre pronti a intervenire sulla
teoria (o sulle convinzioni), ma si è poco disposti a cercare di
rimediare al problema, prima che diventi una vera e propria tragedia. Cari
fratelli, non sono né giudice né un esperto, ma sono pienamente convinto dalle
Scritture che, se non torniamo non solo a parlare con parole bibliche, ma anche
a fare cose bibliche, perderemo questa generazione, e non solo
musicalmente.
Che tutti
siano concordi che ciò, che presento, non sia l’assoluto. Il fatto importante è
che abbiamo un gran bisogno di tornare a riflettere su quello, che si
chiama «musica» nelle nostre chiese, e di metterla davanti allo specchio della
Parola, per vedere se tutto questo piaccia veramente a Dio. {07-07-2011}
6. {Ciro Cerrato 2} ▲
■
Contributo: Nel commento precedente, ho
ritenuto opportuno sottolineare il pericolo che ognuno di noi può
incontrare nel momento in cui affronta un argomento, che non è insegnato
chiaramente nella Scrittura. Il pericolo in questione era quello di
proiettare le nostre idee o convinzioni sulla Scrittura, con il triste
risultato di farle dire quello, che non dice. Mi accorgo quanto tutto questo sia
vero (se mai ci fosse il caso) proprio nell’affrontare questo argomento!
Problema con la parola «ministero»? Non credo! Se intendiamo il
«ministero» semplicemente come un servizio, allora tutti siamo chiamati a
servire, uomini, donne, adolescenti, ecc. E questo coinvolge tutti, sia chi fa
parte di un governo di chiesa, sia chi è chiamato a svolgere mansioni
pratiche di ogni genere (comprese le pulizie nella comunità); ma è di questo
che stiamo parlando?
Se è cosi, da
parte mia è inutile continuare, perche credo che chi è coinvolto nel
«ministrare» la musica, renda un servizio importante, con maggiore
responsabilità sì, ma come tutti gli altri (anche se ovviamente, essendo
maggiormente un mezzo di comunicazione prima verso Dio e poi verso gli altri,
come dicevamo sopra, richiede oggi più che mai un vaglio scritturale, e per
questo condivido pienamente quanto detto da Martella e approvato da Antonio
Capasso).
Se, invece,
per «ministero della musica» intendiamo quel tipo di servizio che solo
alcuni sono chiamati da Dio a svolgere (come i Leviti nel vecchio
patto), possiamo affermare con molta tranquillità che questo tipo di chiamata
è sconosciuta al nuovo patto. Concordo pienamente con quanto detto da Leigh
Pennigton: «Quando Gesù è morto e ha compiuto i doveri della Legge e, perciò, ha
portato a conclusione il vecchio patto, Egli ha istituito un nuovo patto.
In esso tutti quelli, che entrano per la fede in Lui, diventano «sacerdoti»
in un nuovo ordine di sacerdozio regale (1 Pietro 2,9)». Questo, però,
si riferisce a tutti, e non si parla di una chiamata specifica, particolare
rivolta solo ad alcuni, ma ripeto a tutti.
Sicuramente,
quando si legge di Paolo e Sila, è chiaro che la motivazione del loro
canto non era a fini evangelistici, ma avevano come unico scopo quello di
glorificare Dio e chiedere il suo sostegno, il suo aiuto; infatti, la Scrittura
dichiara che cantavano, pregando: «Verso la mezzanotte, Paolo e Sila,
pregando, cantavano inni di lode a Dio» [At 16,25]. Il fatto che i carcerati
ascoltavano, fu la conseguenza delle loro preghiere e dei loro canti, non la
motivazione, per cui questi lo fecero.
Non credo che
i testi citati (Romani 12,1; Ebrei 13,15; Efesini 5,18-20; Colossesi
3,16-18) siano pertinenti alla questione posta, perche essi sono un invito, una
chiamata rivolta a tutti, e gli autori sicuramente non avevano in mente un
«ministero particolare della lode»; questa è proiezione ideologica sulle
Scritture. Dio ci benedica in ogni tempo! {07-07-2011}
▬
Risposta (Nicola Martella): Tralascio le
questioni affrontate da Leigh Pennigton, a cui darà lui chiarimento, se
necessario. Riguardo alla relazione fra «ministero» e «servizio» ho
risposto già sopra, mostrando che il primo termine non esiste nel NT greco, ma
diakonía e diákonos significano rispettivamente semplicemente
«servizio» e «servo, servitore».
L’insistenza sul «tutti» da parte del lettore nasce probabilmente dalla
necessità di combattere i «menestrelli» e cantautori professionisti, che
monopolizzano la scena musicale mediante i loro spettacoli e concerti. Se
applicassimo con coerenza tale principio ai due «uffici ecclesiali» del
NT, dovremmo concludere che tutti possono diventare conduttori (episcopi,
presbiteri) o servitori (diaconi); che ciò non sia così, è mostrato dalle
prerogative richieste in 1 Timoteo 3 e Tito 1. Non solo, ma anche in 1 Corinzi
12, riguardo ai carismi e alle risultanti «funzioni ministeriali», è
chiaramente scritto che vi è «diversità di carismi» (v. 4), «diversità di
servizi» (v. 5), «varietà di operazioni» (v. 6) e la «manifestazione
dello Spirito per l’utile comune» (v. 7), operando e distribuendo «quell’uno
e medesimo Spirito… i suoi carismi a ciascuno in particolare come Egli vuole»
(v. 11). Ognuno può servire solo con i carismi spirituali e i talenti naturali o
acquisiti, che possiede.
Ciò significa
che sebbene tutti possono cantare canti e inni, non tutti sono in grado
di scrivere testi e melodie, di arrangiarne di esistenti, di leggere e scrivere
note, di suonare strumenti, di eliminare inni e canti equivoci, di insegnare
alla chiesa locale come cantare correttamente un inno, ecc.
Abbiamo visto
che nell’AT si parla di «profetare», ossia di proclamare in modo ispirato
gli inni. Abbiamo anche visto che l’attività prevalente di un «profeta», ossia
di un proclamatore ispirato, è di parlare «agli uomini un linguaggio di
edificazione, di esortazione e di consolazione» (1 Cor 14,3). Ora, sebbene
sia scritto che teoricamente «tutti, uno ad uno, potete profetare; affinché
tutti imparino e tutti siano consolati» (v. 31), nella pratica Paolo chiese
retoricamente: «Sono forse tutti profeti?» (1 Cor 12,29). La risposta è
chiaramente: no!
Tutto ciò
significa che, sebbene siamo chiamati a combattere gli abusi e le
proiezioni indebite nella Scrittura, non pensiamo che il contrario di ciò sia
per forza la verità, ma può semplicemente essere un altro abuso. A volte, chi
combatte un pericolo (qui ministero musicale quale privilegio di una lite),
estremizza i suoi argomenti, andando oltre il lecito (ministero musicale
privilegio di tutti), ma ciò non renderà giustizia alla verità. Ciò significa
che, sebbene tutti possano cantare inni e cantici (chi più e chi meno), non
tutti possono poi servire Dio con la musica, poiché non tutti sanno comporre
testi innologici e melodie, sanno suonare strumenti, e così via. Quindi, se gli
uni abusano della Scrittura, proiettando in essa aggiunte, altri fanno un
simile errore, togliendo da essa anche ciò, che vi è di legittimo (Fil
4,8), e vedendo in ogni cosa una contaminazione (cfr. Tt 1,15). Quindi, uscendo
dalla logica del contrappasso (reagire a un abuso con un altro abuso), facciamo
bene a ricercare la verità di per sé mediante l’esegesi contestuale, il
buon senso e la moderazione.
7. {Ciro Cerrato 3} ▲
■
Contributo: Ovviamente farò un intervento
solo per chiarire alcune cose. Non appartengo sicuramente a quel gruppo di
persone che ritiene «il ministero del conduttore monocratico una funzione quasi
di mediatore e di rivelatore della divina volontà».
■ 1. Infatti,
credo che la «divina volontà» la possiamo trovare tranquillamente nella
Scrittura.
■ 2. Credendo
che ancora oggi la chiesa sia pneumo-carismatica, credo che Dio possa usarsi di
chiunque per darci ulteriori direttive per la sua volontà, attraverso una
profezia, una parola di rivelazione, ecc. (non nuove dottrine ovviamente, ma
solo indicazioni), anche attraverso un credente che non copre nessuna carica,
visto che i doni sono per tutti (anche se non tutti hanno gli stesi doni; 1 Cor
12).
■ 3. Infine,
per quanto riguarda il governo della chiesa, sono a favore della collegialità
pur non escludendo in certi casi il governo monocratico (Ap 2,1,13; 3,1,2;
ecc.).
È vero che in
certi ambienti per «ministro» e «ministero» s’intende solo «uffici
particolari», e questo non è corretto; ma, quando ho fatto la differenza tra
«ministero (servizio) in senso largo e stretto», era riferito a una chiamata
esplicita e particolare da parte di Dio, come nel vecchio patto, solo per
alcuni, che dovevano curare la musica (cosa che non trovo nel nuovo patto).
È stata posta
una domanda: «È davvero giusto usare il termine servizio solo nel senso
di un “ministero» particolare”?». La risposta è: no, se se ne fa una questione
terminologica. Infatti, questo già lo avevo sottolineato nel commento
precedente, dove avevo dichiarato: Se intendiamo il «ministero»
semplicemente come un servizio, allora tutti siamo chiamati a servire, uomini,
donne, adolescenti, ecc. E questo coinvolge tutti, sia chi fa parte di un
governo di chiesa, sia chi è chiamato a svolgere mansioni pratiche di ogni
genere (comprese le pulizie nella comunità). Se è cosi, da parte mia è inutile
continuare, perche credo che chi è coinvolto nel «ministrare» la musica, renda
un servizio importante, con maggiore responsabilità, sì, ma come tutti gli altri
(anche se ovviamente, essendo maggiormente un mezzo di comunicazione prima verso
Dio e poi verso gli altri, come dicevamo sopra, richiede oggi più che mai un
vaglio scritturale.
La risposta a
questa domanda è sì (come già ho detto in precedenza). Se, invece, per «ministero
della musica» intendiamo quel tipo di servizio che solo alcuni sono
chiamati da Dio a svolgere (come i Leviti nel vecchio patto), possiamo affermare
con molta tranquillità che questo tipo di chiamata è sconosciuta al nuovo patto.
Inutile commentare ciò, che è stato detto sul tutti da me precisato;
credo che si sia capita una cosa per un altra, perche il mio «tutti» era
rivolto alle Scritture citate da Leigh Pennington, non al fatto che tutti
possiamo avere gli stessi doni (questo lo sanno anche i bambini nella scuola
domenicale). Ho semplicemente detto che le Scritture citate da lui sono valide
per tutti i credenti, infatti ho detto: Non credo che i testi citati (Romani
12,1; Ebrei 13,15; Efesini 5,18-20; Colossesi 3,16-18) siano pertinenti alla
questione posta, perche essi sono un invito, una chiamata rivolta a tutti, e gli
autori sicuramente non avevano in mente un «ministero particolare della lode».
{08-07-2011}
▬
Risposta (Nicola Martella): Visto che il
lettore ribadisce nuovamente concetti già espressi, a cui è già stata
data ampia risposta, non c’è bisogno di ritornarci su da parte mia. Per altro,
non trovo una risposta alle mie asserzioni, ma solo un’ulteriore riferimento ai
brani citati da Leigh Pennington. In ogni modo, possiamo considerare il pensiero
del lettore su questo tema come oramai acclarato, come pure le risposte a esso.
Tralasciamo di
affrontare qui la questione che la «chiesa sia pneumo-carismatica» (che
accumulo di paroloni comprensibili solo a pochi!), ossia che sia guidata dallo
Spirito e possegga dei carismi. Tralasciamo pure di approfondire le «ulteriori
direttive» divine, specialmente quando diverse persone e gruppi,
appellandosi allo stesso Pneuma rivelatore, arrivano a decisioni del tutto
diverse sulla stessa questione, se non addirittura contrastanti tra loro (chi
decide allora chi si sbaglia o addirittura mente?). Tutto ciò ci porterebbe qui
solo fuori tema.
8. {} ▲
9. {} ▲
10. {} ▲
11. {Vari
e medi} ▲
■
Maurizio Sabidussi: La musica cristiana
non ha rivali... Questa musica è utile per entrare nei cortili della Lode...
perché ci prepara all’adorazione, da provarsi. Personalmente, non avendo
musicisti e coristi, ho fatto un nuovo innario, dove ho messo tante cose
diverse, e posso dire che in ogni riunione abbiamo sperimentato la presenza
di Dio. Certamente c’è una musica di adorazione e una musica di
lode, e una adatta a introdurre la preghiera... ma, se non si prova,
non si può sapere. {04-07-2011}
■
Salvatore Paone:
Bella realtà o triste realtà? In effetti è così: fuori si cerca di apparire con una buona testimonianza e in casa,
avvolte, ci lasciamo un tantino andare; responsabili un po’ sono i problemi
famigliari ed economici, i figli, la suocera, ecc., ecc. In ogni modo tale
comportamento non è conforme a quello, che insegna la Scrittura; dobbiamo
spogliarci completamente dall'abito vecchio, senza indugio. Ritornando al
discorso iniziale, penso che il frutto dello Spirito dovremmo prima
realizzarlo in casa nostra e poi fuori; e dovremmo essere coerenti prima
con coloro, che vivono con noi, e poi fuori. {06-07-2011}
■
Ivano Acunto: Carissimi Leigh (che hai scritto l’articolo) e Nicola (che l’hai redatto
e curato), ho letto abbastanza attentamente l’articolo per avere delle utili
direttive in quanto personalmente impegnato nella musica in chiesa. Avendo a
cuore di cantare e lodare Dio come Lui vuole, accoglierò sempre con gioia
vostri suggerimenti e aggiornamenti in merito. Farebbe piacere leggere la
storia di musicisti cristiani. Riguardo alle domande finali rispondo di
sì alle prime due e, riguardo alla terza, credo che desidero studiare più
approfonditamente e continuamente la Scrittura per trarne più profitto e
conoscenza e m’impegnerò in questo. Grazie comunque e spero sia sempre aperta la
conversazione sul tema. {06-07-2011}
12. {Vari
e brevi} ▲
■
Missionari Di Gesù: Forte, ma veramente forte. Nicola, grazie. Non me lo aspettavo. Dio ti benedica fratello. {akunakamawee@~; 04-07-2011}
▬
Risposta (Nicola Martella): Bisogna ringraziare specialmente Leigh Pennington, che ha messo a disposizione tale articolo.
■
Ivano Acunto: Carissimi, ribadisco che sono interessato all’argomento per comprendere bene come onorare il nostro Signore con la musica,
capire cioè come Egli desideri che cantiamo le sue lodi, con che tipo di parole e musica. Grazie. {07-07-2011}
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_TP/T1-Ministero_musica_NT_Sh.htm
06-07-2011; Aggiornamento: 10-07-2011 |