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Qui di seguito discutiamo l’articolo «Accuse
di calunnia: Quando
non si comprende l’apologetica biblica». Qui di seguito riporto un
contributo di un lettore, che mostra tutta la dinamica, descritta
nell’articolo e, rispondervi, è un buon esercizio di apologetica biblica
e di applicazione dei principi mostrati nell’articolo. Invito i lettori ad
applicarsi come «lezione». Esso è nato come contributo al tema «Testo e musica dello Spirito Santo 2» ma, essendo così generico, è classico
per questo scopo. Ecco, quindi, tale contributo (grassetto redazionale).
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Se avete una parola di edificazione ditela, se no
tacete, guadagnerete stima e rispetto, non state a giudicare il prossimo
come facevano i farisei, i quali credendosi insegnanti della legge, si credevano
giusti. Ma non vi dice nulla: «Prima di togliere la pagliuzza nell’occhio
del tuo fratello, togli la trave che si trova nel tuo occhio»? Siete così
puri da potere giudicare gli altri, non avete letto: «Tu che giudichi, non
sarai scusato»?
Credendo di rendere pubbliche le mancanze
altrui, fate un buon servizio all’Evangelo? Ma non capite che vanno letti da
fedeli e infedeli?
Se avete qualche giusta lamentela contro qualcuno,
fatela al diretto interessato, oppure nella adunanza dei santi, come la
Scrittura c’insegna, di ammonirci gli uni e gli altri e, se questo va fatto
pubblicamente, va fatto fra fedeli, i quali possono pregare, affinché il
trasgressore possa, se fosse possibile, ravvedersi. Questo è comportamento da
cristiani: pregate con digiuni e lacrime davanti a Dio e lo Spirito Santo farà
l’opera sua.
Perdonate questo sfogo, ma sono stanco di
leggere accuse contro altri fedeli, solo perché non agiscono in piena
sintonia con le sacre Scritture, tacciandoli, anche se non palesemente, di
eresia.
Non capite che, se non hanno peccato contro lo Spirito
Santo, sono recuperabili. Credetemi so di che cosa parlo, per esperienza
personale, così facendo se il fratello e sull’orlo di un precipizio, lo
aiuterete sì, ma a cadere nel baratro. […] {Mario Tuttobene; 14-07-2010}
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Rimando al primo contributo per la mia analisi.
Mi premette specificare che a me premeva trattare l'argomento in sé; gli
esempi riportati sono quelli più recenti, evitando di metterci quelli con un
linguaggio da bettola con indicibile cacofonia e violenza verbale. Lo scopo,
però, non è quello di favorire un sondaggio sulla mia persona, ma quello
di approfondire le questioni di base, quando si accusa un altro di calunnia,
sebbene egli abbia invece semplicemente analizzato criticamente lo scritto
(articolo, libro) o le parole (filmato) alla luce dell'esegesi contestuale del
nuovo patto. Qui ci interessa semplicemente l'apologetica biblica, il suo
diritto a esistere, la sua pratica scritturale e il suo valore.
Che cosa ne pensate? Quali sono al riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
Partecipate alla discussione inviando i vostri contributi al Webmaster (E-mail)
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I contributi sul tema ▲
(I contributi rispecchiano le opinioni personali degli autori.
I contributi attivi hanno uno sfondo bianco)
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1. {Nicola Martella} ▲
Qui di seguito
analizzo il contributo riportato sopra e vi do risposta. Di per sé ho
trattato tutti questi aspetti già nell’articolo di riferimento. Si noti l’accusa
nell’introduzione e l’accostamento con i Farisei. La questione viene riportata
dapprima al piano interpersonale e privato, al «non giudicare»
(pagliuzza; abbastanza puri; guarda che non sarai scusato).
Poi c’è il
classico leitmotiv: rendere pubbliche le mancanze altrui dinanzi a
fedeli e infedeli. Gli altri possono scrivere (libri, articoli) e
affermare (filmati) pubblicamente tutto ciò che vogliono, ai loro critici questo
non viene concesso! Singolare logica!
L’altra
peculiarità ricorrente è l’ingiunzione a esporre la critica al diretto
interessato. Anche qui non si è in grado di distinguere il piano personale e
privato da quello pubblico e dottrinale o morale. Faccio comunque notare la
mia delusione, quando ho mandato in esclusiva il link di un articolo ancora
blindato al diretto interessato, chiedendo di fare osservazioni e obiezioni
prima di pubblicarlo, cosicché lo potessi emendare. Ho ricevuto solo rifiuti e
scusanti (non ho tempo, sono indaffarato con altro, ecc.) o risposte ironiche.
Ciò è successo più volte proprio con Corrado Salmé, a cui questo lettore
fa riferimento nel resto della sua nota, ma ho
sempre
mietuto il suo rifiuto; poi, però, intervenne malamente suo padre; anche con
quest'ultimo cercai di dialogare, ma anche lui rifiutò. Ciò che
accade pubblicamente (libri, filmati,
ecc.), influenzando così le masse, può essere oggetto di analisi critica altresì
pubblicamente.
A questo
lettore pare poco che persone in vista nel cristianesimo scrivano e dicano cose
pubblicamente e, così facendo, «non agiscono in piena sintonia con le
sacre Scritture»; anche noi siamo stanchi, ma di leggere e sentire i loro
spropositi dottrinali.
Quando Paolo
vide in pericolo la sana dottrina, non si preoccupò tanto della
recuperabilità dei falsi maestri, ma di difendere l’Evangelo e i discepoli (Gal 1,6-9; 2
Cor 11,3s.13ss). Un serio avvertimento pubblico può impedire che una tale
persona cada nel baratro o cada ancora più in basso (1 Tm 5,19s; Gal
2,11; 1 Cor 5,1-5.12).
Il nostro
dovere è però di essere vigili e di avvertire seriamente (2 Tm 4,2.5) coloro
che «non sopporteranno la sana
dottrina; ma per prurito d’udire si
accumuleranno insegnanti secondo le loro
proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità e
si volgeranno ai miti» (vv.
3s). A noi interessa combattere «strenuamente per la fede, che
è stata trasmessa una volta per sempre
ai santi» (Giuda 1,3). Per il resto rimando all’articolo.
2. {Gianni Siena} ▲
Nicola ha un
atteggiamento che definirei «ideologicamente ostile» a pentecostali e
carismatici (= alle loro idee), ed è scontato. Chiaramente ognuno di noi può
sbagliarsi, almeno in qualche dettaglio. Ma quando si tratta della difesa
della dottrina, affermo che solo chi non va al mulino, non s’infarina!
Non mi piace
la sua «attività redazionale» (= censoria) sulle mie lettere, che ritengo
ingiusta, gliel’ho spesso detto e protestato.
Ch’egli abbia
calunniato (= forse, involontariamente) altri, è un rischio che è ben
presente sul suo sito: anch’io, credo, d’aver sbagliato ma, sia concesso, in
buona e sincera fede. Nessuno è perfetto e se qualcuno non ritiene di mangiare
il suo «cibo», può sempre cambiare ristorante!
Non lo sto
lodando e nemmeno demonizzando, cerco di essere obiettivo, dicendo la mia verità
sul suo conto: «opinioni» personali. Ma, per quanto indigeste e, talvolta,
inaccettabili biblicamente (a parer mio) le espressioni delle sue vedute, non
ritengo ancora di dovergli ritirare la mia stima.
Come cristiano
mi sono sempre confrontato con chi la pensa diversamente, analizzandone
le critiche e i suggerimenti, qualche volta v’ho riscontrato i miei stessi
dubbi: quale pentecostale (!) ne ho ricavato del bene. Il confronto con una
«testa di legno» (nel senso buono) del genere può essere stimolante e positiva.
Ciò non significa essere d’accordo con lui, accettare le sue affermazioni: le
amicizie vere nascono da posizioni distanti e opposte, talvolta. Non siamo
«amici», ma abbiamo fatto delle buone cose insieme. {17-07-2010}
▬ Risposta (Nicola Martella): Aggiungo soltanto qualche breve appunto. Non mi ritengo «ideologicamente
ostile» ai pentecostali della prima ondata, sebbene io non condivida tutto,
e ciò l’ho scritto (qui)
e Gianni Siena stesso li ha differenziati dai carismaticisti (o neopentecostali;
qui). Cerco di non buttare mai via il bimbo con tutta l’acqua sporca.
La mia
«attività redazionale» non è facile, ma necessaria. I contributi proprio di
Gianni Siena sono, in genere, estremamente lunghi, contengono elementi
discutibili e sono spesso per circa la metà fuori tema. Se non amputo tali
parti, lasciando intatto il suo pensiero nel merito del tema, le discussioni
scadono di qualità e si induce altri lettori a prendere posizione non sulla
pietanza principale, ma su contorni accessori.
Io mi
sforzo a non calunniare nessuno, ma a citare correttamente gli scritti o le
parole (nei filmati) delle persone, con cui mi confronto. Fin’ora, sebbene da me
richiesto, nessuno mi ha ancora convinto di averlo calunniato, ossia di aver
detto il falso nei suoi confronti. Gli equivoci possono sempre nascere,
ma si possono chiarire, se si ama la verità. Dopo attenta e soddisfacente
risposta da parte di coloro, che ho interpellato preventivamente, mandando loro
il link, ho tolto dal sito non pochi articoli, pur di non danneggiare la
reputazione loro o della loro opera. Un libro pubblicato in Italia o
addirittura in varie lingue o un filmato messo in rete sono di pubblico
dominio e accessibili a tutti; è ovvio che una recensione o un’analisi
critica sia pubblica in questi casi.
Io non
pretendo che i miei interlocutori la pensino come me, ma mi aspetto da
loro rigore e onestà intellettuali, lealtà e rispetto, di là se poi siamo amici
o meno; sulla verità biblica, evinta con l’esegesi contestuale, non bisogna fare
sconti a nessuno, neppure a se stessi. Su certi temi solo un vasto raggio di
opinioni possono illustrare più compiutamente la realtà. Sarebbe per me più
facile scrivere tanti articoli, ma impiego molto tempo per correggere e redigere
i contributi altrui e per rispondere loro. Al confronto non c’è alternativa fra
cristiani maturi.
3. {Jonathan De Felice} ▲
Pace fratello
Nicola, ho letto con interesse l’articolo. Certamente non stai cercando qualcuno
che ti compatisca o prenda le tue parti, ma che prenda posizione per la
verità. A mio rammarico, noto che molti non la prendono, perché non vedono o
non vogliono vedere. Per non offendere il fratello o per sentirsi sempre con la
coscienza pulita, evitano di esprimere giudizi o pareri personali.
Parlo così,
perché vorrei condividere la mia esperienza. Comincio ringraziando Dio,
perché fino a questo punto Egli mi ha preservato e mi ha custodito. Purtroppo,
per cause di forza maggiore, cioè non dipendenti da me, durante la mia crescita
personale e spirituale, non mi sono mai integrato nella mia comunità precedente;
non ho mai avuto un rapporto, se si può dire, di «co-dipendenza», di
quella fiducia che mi permetteva di crescere secondo gli insegnamenti e la
visione di quella comunità. Diciamo, che, per certi aspetti, non ne ho mai preso
lo stampo. Avevo e ho tuttora stima del pastore, ma, in qualche modo, il
distacco era sufficiente da evitare che certe falsità entrassero in me e
si trasformassero in convinzione; questo detto col senno di poi. Lascio
giudicare a voi, ma posso assicurarvi che, malgrado alcuni errori dottrinali, ho
sofferto la mancanza della famiglia di Dio nella mia vita e di sentirmi parte di
quella famiglia. Lo dico piangendo. Perciò, sono cresciuto da solo, io con la
mia Bibbia, sto imparando a prendere da essa e a dipendere da essa. Il
Signore mi sta insegnando il discernimento biblico in ogni situazione, in
ogni predicazione e in ogni servizio di culto, a prescindere dal predicatore.
Non me ne vanto, sarei uno stolto, come affermò anche Paolo, ma è solo ciò che
lo Spirito sta facendo in me, secondo la prescienza di Dio.
Durante la mia
adolescenza (ho 23 anni compiuti) ho fatto di tutto. Sono stato in campeggi,
sono stato per tre o quattro anni agli eventi «Infuocati per Dio» in
Sicilia, sono andato alle conferenze di Benny Hinn, anni fa ho
partecipato a un evento a Caserta con Carlos Annacondia. Ho persino
provato la famigerata «santa risata» importata dagli USA e, a tal
proposito, posso dire che è inutile soggettivamente e oggettivamente. La gioia
di Dio non si esprime in quel modo; è più educata, più sublime ed è spirituale.
E posso affermare con certezza che, se vedete qualcuno cadere sotto l’effetto
della «santa risata», è per iperventilazione, non per altro. Nella mia crescita
ho anche difeso alcuni predicatori, di cui ho pure fatto menzione prima,
su altri siti web che ne volevano «smascherare la vera identità».
Ora, però,
grazie a Dio, ultimamente il mio grido di battaglia è diventato Efesini 4,1-16.
Sto imparando che la santa Chiesa di Dio non deve essere contaminata da
false dottrine, falsi pensieri, visioni personali o pensieri carnali imputati
allo Spirito Santo. Ho visto anche le danze, i balletti e le
bandiere sventolate ai vari «Infuocati per Dio»... non voglio giudicare la
spiritualità dei singoli, ma del contesto e, credetemi, è mera coreografia,
non spiritualità. Non aggiunge nulla e non toglie nulla, è inutile e distrae
gli uditori, facendo porre gli occhi su qualcosa che è vano e materiale, invece
di concentrare la mente, il cuore e le forze su Cristo e sull’opera dello
Spirito Santo in noi e intorno a noi. Posso affermare che tante dottrine, che
hanno avuto l’inizio in Peter Wagner e simili, che trovano forza in
Carlos Annacondia e nei «grandi profeti» di questo ultimo periodo, tra i
quali Cindy Jacobs & company, sono umane e carnali; così è con Kenneth
Hagin, con il decretare nello Spirito, la confessione positiva, che trova
radici nella metafisica [esoterica, N.d.R.]... Anzi leggendo la descrizione
de «Il decreto», uno dei pilastri fondamentali della metafisica [paranormale,
N.d.R.], su uno di questi siti di questa corrente di pensiero, ho notato che
alcune cose scritte lì, le ho sentite in prima persona predicate dai
pulpiti! Della metafisica [esoterica,
N.d.R.] fanno parte i wiccan, i maghi e
altri simili. Queste sono dottrine di demoni!
Ma perché
allora, con un relativismo accecante e un falso buonismo, le facciamo
passare nelle chiese? Perché giustifichiamo questi insegnamenti, affermando che
queste persone «sono amate da tutto il mondo evangelico»? Ma credete che
basti? Ma stiamo scherzando? Perché stiamo qua a prendere paura, se uno cerca di
smantellare queste blasfemie? Perché questi personaggi possono scrivere
liberamente libri e promulgare la scempiaggine delle loro parole e noi
dobbiamo stare in silenzio e lasciare che infanghino la sana dottrina di Cristo
e la verità della Parola di Dio? Quando Gesù disse in Giovanni 17,17: «Santificali
nella tua verità; la tua parola è verità», scherzava? La verità è una, e in
questa verità dobbiamo essere santi, appartati, non contaminati perché, come
dice nel v.16, noi non siamo di questo mondo.
Il mondo dice
che «tutto è relativo», «tutto va bene», e così facciamo anche noi nelle
nostre chiese, la filosofia di questo mondo permea da ogni poro e da ogni
spiraglio. Sapete perché? Perché la Chiesa, la Sposa di Cristo, ha perso di
valore ai nostri occhi. Lasciamo che si sporchi con le menzogne del
maligno e noi ci sguazziamo dentro come bambini felici, a cui il papà ha
comprato la piscina nuova. Ricordate, che chi ha comprato la piscina è il padre
della menzogna. Ma noi no, queste cose sono tabù! Jonathan, non si parla così,
sei esagerato, vedi il male dappertutto. No, no e no. Il problema è che tutti,
cominciando da me, abbiamo annacquato il Vangelo di Dio e lo abbiamo
abbassato ai nostri standard, piuttosto che elevare i nostri standard al
Vangelo. Ormai la cecità è tale da non riuscire a vedere neanche la luce.
Svegliamoci, perché siamo negli ultimi tempi e, come Paolo disse a Timoteo, lo
dico anch’io a tutti noi: «Ti scongiuro, dunque, davanti a Dio e al Signore
Gesù Cristo, che ha da giudicare i vivi e i morti, nella sua apparizione e nel
suo regno: predica la Parola,
insisti a tempo e fuor di tempo,
riprendi, rimprovera, esorta con
ogni pazienza e dottrina. Verrà il tempo, infatti, in cui
non sopporteranno la sana dottrina
ma, per prurito di udire, si accumuleranno
maestri secondo le loro proprie voglie e
distoglieranno le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole. Ma tu
sii vigilante in ogni cosa,
sopporta le sofferenze, fa’ l’opera di evangelista e adempi interamente il tuo
ministero» (2 Tim 4,1-5).
Grazie a Dio,
quindi, per persone a cui Dio aperto gli occhi e combattono «strenuamente
per la fede, che è stata trasmessa una volta per sempre ai santi»
(Giuda 1,3). Nel passo l’autore esorta tutti i fedeli a farlo; lo farai tu?
Scusa la
prolissità dell’articolo, ma non ho potuto farne a meno. Tante benedizioni,
fratello Nicola, che Dio possa donarti sempre maggiore «conoscenza della
sua volontà, in ogni sapienza e intelligenza spirituale, perché
camminiate in modo degno del Signore,
per piacergli in ogni cosa,
portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio,
fortificati con ogni forza, secondo la sua gloriosa potenza, per ogni
perseveranza e pazienza, con gioia, rendendo grazie a Dio e Padre, che ci ha
fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce» (Col 1,9-12)
{17-07-2010}
4. {Salvatore Paone} ▲
Quante cose avrei
da dire, ma mi limiterò solo a considerare alcuni aspetti già elencati da Nicola
Martella nell’introduzione del suo articolo.
Qui ci
troviamo di fronte a una realtà che più o meno ogni giorno abbiamo da
affrontare. Il fr. Nicola ha elencato alcune accuse o calunnie nei suoi
confronti e di coloro che si prodigano a proclamare
delle verità bibliche, che purtroppo oggi vengono
accantonate o ignorate del tutto.
Molto spesso ci si ritrova a commentare dei
punti dottrinali molto importanti come la salvezza in Cristo (alcuni credono
che si possa perdere), i «doni dello Spirito» (ci si sofferma solo sulla
glossolalia), la doppia predestinazione (chi ne fa uso, fa capire che Dio sia
parziale).
Comunque non è di questo che voglio parlare, anche
per non uscire fuori tema. Ci rendiamo conto che, quando si trattano alcuni
argomenti con fratelli esegeti e biblisti, purtroppo alcuni «lattanti»,
invece di attingere insegnamenti e iniziare a cibarsi di cibo solido, cosa
fanno? Con un modo spiritistico e, se me lo permettete, a volte, anche senza
buona educazione, sparano a zero, calunniano, offendono e quant’altro.
Tuttavia miei cari fratelli, amanti della verità,
ricercatori, vi incoraggio nel nome del nostro Signore e Salvatore Gesù
Cristo a continuare nel vostro ministero e nel vostro carisma di «dottore»,
così da poter insegnare a coloro che hanno sete e fame spirituale, per
nutrirli, perché il Signore di voi si compiace. {17-07-2010}
5. {Raffaele Di Bari} ▲
La dinamica
in genere è questa: conosciamo dei fratelli o sorelle, nella nostra comunità,
o perché sono nostri parenti o amici, che per qualche motivo si «espongono»
attraverso video su YouTube o sui social network, rendendo così pubblico il loro
ministero, una loro predicazione o un canto, che hanno scritto per il loro
ultimo CD.
Magari noi li conosciamo bene e quindi il
nostro senso critico verso di loro è ovattato dal nostro sentimento verso di
loro o dall’innato «spirito di parte» che c’è in ognuno di noi.
Poi qualcuno, che non conosce né noi e né le
persone in questione, si trova a esprimere una opinione sul loro operato,
evidenziandone i punti controversi; e per noi, che vogliamo bene queste persone,
ci sembra che siano state calunniate senza motivo, da chi «nemmeno li conosce».
A volte conoscere una persona, in ambito di
discernimento del suo operato pubblico in una chiesa (cosa molto importante, che
non può andare da sé a ruota libera), risulta secondo me un limite,
perché non ci permette spesso di avere una panoramica super partes;
e questo capita soprattutto a chi è intorno a elementi carismatici (in senso
sociologico e non denominazionale) e ai cosiddetti «leader».
Dovremmo forse invece cogliere gli avvertimenti
proprio di chi viene da fuori, se è il caso, e se si tratta di fratelli o
sorelle che hanno un evidente dono di discernimento. {17-07-2010}
6. {Pietro Calenzo} ▲
Carissimo Nicola,
in primo luogo miriadi di benedizioni in Gesù Cristo. Ho letto con molta
attenzione, i tuoi pensieri su questo particolare tema. Personalmente sono
rimasto amareggiato del come credenti, penso pento-carismatici, abbiamo
potuto proferire tali pesanti inesattezze, direi con molta superficialità e
immaturità.
Al di là di
quelli che possano essere i limiti di tutti noi
credenti, la mitezza, la pacatezza, l’amore fraterno sono la cartina al
tornasole della bontà e della maturità del singolo credente. Evidentemente
ci sono credenti che, per la dimostrazione pratica e concreta, sono al loro
primo latte spirituale. A ciò si aggiunga l’apologia acritica
derivante dal fatto che sono seguaci del mondo carismaticista e di eventuali
santoni o unti di riferimento. Tutto ciò fa sì che essi facciano del loro dire,
non propriamente da galateo, il canone essenziale di una molteplicità di loro
contributi.
Personalmente ti ringrazio di aver trattato
questo argomento poiché, in tal modo, siamo stati arricchiti
scritturalmente ed esegeticamente, per così affrontare al meglio, e alla luce
della Bibbia, eventuali insorgenti problematiche che potessero manifestarsi in
qualsiasi assemblea. Quando, in molti casi, non si hanno modi, conoscenze,
crescita spirituale, per difendere, affermare, confermare ciò che pubblicamente
si annuncia, come nei casi che tu citi, e addirittura si arriva alla
ineducazione civica, e in qualche caso, a espressioni ancora più pesanti, è
bene non curarsi di loro, qualora tale comportamento si perpetui nel tempo.
Dio continui la sua preziosa opera nella tua
vita, e benedica sempre più i carismi che Egli ti ha donato, per il
perfezionamento dei santi in Italia e oltre. Shalom. Benedizioni.
{18-07-2010}
7. {Matteo Lanata} ▲
Caro Nicola, credo
che sia umanamente semplice tendere a dialettiche molto forti. In primo luogo,
ti trovi a commentare cose che ci toccano nell’intimo e sulle quali abbiamo
sudato tanto già all’epoca della conversione. Quindi, nessuno vuole «cedere» le
sue sudate convinzioni, perché qualcuno magari ne smonta una buona parte.
Infine, nessuno di noi è immune dall’errore, magari in piccolissima
parte. E a quel punto, ti ritrovi una valanga di commenti un po’ «acerbi».
Sicuramente, chi si scalda tanto, ha pure la
coscienza che gli sussulta dentro e lo può portare a riconsiderare quello
che crede.
Io credo di aver fatto un grosso cammino di
conversione, ma sono conscio del fatto che ho parecchie «aree cieche» e
ringrazio Dio quando, a costo magari di litigare con fratelli, essi mi aiutano a
vedere un aspetto «umano» di me e mi aiutano a sostituirlo con un principio
divino.
In poche parole: non ti scoraggiare! È
sempre duro accettare il confronto, dove metti in gioco la tua intimità
(a prescindere dal fatto che si possano condividere o meno le tesi che esponi).
{19-07-2010}
8. {Pietro Calenzo} ▲
Poniamo dei casi
concreti. Allorquando Pietro stava simulando e giudaizzando con dei cristiani
gentili, molti di essi erano appena convertiti, ma l’apostolo Paolo non
si fermò e resistette in faccia a Pietro,
ammonendolo pubblicamente davanti a tutti. Penso a ragione che molti degli
astanti potessero essere, per una deduzione logica, solo simpatizzanti dubbiosi,
ma Paolo non si fermò davanti a ciò, poiché era in gioco il punto cardine della
salvezza per sola grazia.
Ancora, quando Giovanni scrisse la sua
terza lettera, ben sapeva che la sua epistola sarebbe stata letta da moltissimi
cristiani o assemblee. Nemmeno l’apostolo Giovanni (noto come apostolo
dell’amore) si astenne dal condannare l’atteggiamento settario di Diotrefe,
anzi anticipò che avrebbe regolato questo problema successivamente. La lettera
di Giovanni fu letta o ascoltata anche da simpatizzanti o ospiti di altre
assemblee appena nate? Molto probabilmente sì.
E che dire delle legnate spirituali di
Paolo per la caotica chiesa di Corinto, come ad esempio per il caso
d’incesto o dei partiti (sette), nati nell’assemblea. Senza dubbio questa
lettera fu ascoltata da simpatizzanti e probabilmente da diversi non credenti.
Per concludere, l’amore (agape), non è un
sentimento sperimentale mieloso o di natura sentimentalista, ma è il vero
Amore che viene dall’alto, che gioisce con la Verità e sempre la
sposa. Paolo ordina di riprendere in presenza di tutti (lettere di Tito,
Timoteo) coloro che propugnano falsi insegnamenti. Amore, sì, ma che gioisce con
la Verità o che si coniuga con la sola Scrittura. {19-07-2010}
9. {} ▲
10. {} ▲
11. {} ▲
12. {Vari e brevi} ▲
■ Davide Incardona:
Caro Nicola, ho letto il tuo articolo sulle calunnie, che ho molto
apprezzato. {17-07-2010}
■ Germano Zannoni:
Caro Nicola, hai tutta la mia stima e la mia simpatia per il lavoro che stai facendo. Non so come
fai a sopportare certi atteggiamenti, mi correggo:
Lo so. Pregherò, anzi, pregheremo
per te. Che il nostro Signore Gesù il Cristo ti benedica. {17-07-2010}
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_TP/T1-Accuse_di_calunnia_EnB.htm
17-07-2010; Aggiornamento: 20-07-2010 |