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1. LA FASE EROICA: Quando chi è
innamorato si trova nella «fase della trasfigurazione» dell’altro e mi
chiede che cosa io pensi della loro relazione, vede probabilmente come
fastidioso sentirsi dire da me di essere chiari sin dall’inizio sulle attese
riguardo alla vita, agli obiettivi, ai progetti e così via. E in tutto ciò
naturalmente non tralasciando soprattutto di accertarsi quale sia la volontà di
Dio. In tale «fase eroica» sembra loro tutto scontato e si è disposti a
tutto, visto che ci si sente i protagonisti di una romanzo d’amore.
In fondo
l’innamoramento è un «pregiudizio positivo», che si cristallizza in un
particolare aspetto dell’alto o nell’appagamento di un bisogno personale
particolare. In tale fase non si vede la realtà per quella che è, ma secondo i
filtri che si pongono. Spesso non ci si innamora neppure di tale persona
concreta, ma del suo «fantasma», ossia della sua immagine fantastica, che
la mente ricostruisce.
2. IL RISVEGLIO DAL SOGNO: Poi,
pian piano si esce da tale giardino incantato e si è quasi sorpresi che l’altro
ponga tante domande concrete sul futuro, chieda garanzie e impegni
concreti. In certi casi si è delusi che tale figura da sogno possa, in certi
casi, ferire con le sue domande e asserzioni; nelle favole d’amore ciò
non accade. Allora ci si chiede turbati: «Di chi mi ero innamorato veramente, di
un’altra persona? Volavamo insieme in alto, all’unisono; perché ora tali
mutamenti d’animo? Perché le tante domande, i dubbi, i cambiamenti d’idee, le
indecisioni?». La Bella Addormentata, svegliandosi dal sonno, si chiede quanti
sacrifici è disposta a fare per il Principe Azzurro, e viceversa. È
l’altro proprio così «virtuoso» come appariva nell’incanto? Conviene ingranare
la marcia ridotta della semplice amicizia o bisogna pigiare
sull’acceleratore?
Per dirla con
un confronto storico, tale fase eroica ricorda Israele, che uscito con
entusiasmo e attese dall’Egitto, si dovette confrontare presto con un mondo
reale e ostile e decidersi se dare credito a Dio, conquistando la terra
promessa, tornare indietro o rischiare di arenarsi nel deserto… Il popolo, dopo
lunghe crisi e tormenti, che ne rallentarono la marcia, arrivò in fine nella
terra promessa, conquistandola; tuttavia, le esperienze dolorose del deserto, lo
segnarono profondamente.
3. APPROFONDIMENTI: A volte, i
giovani, che escono dalla prima fase ed entrano nella seconda, mi scrivono
chiedendomi preoccupati, se ciò sia normale, visto che ci si vede cambiati,
sebbene ancora innamorati. Allora spiego loro che il loro problema è quello
tipico di chi si è innamorato e, dopo il periodo dell’euforia, entra nella
fase delle prospettive concrete. A questo punto, molti rapporti
«paradisiaci» si infrangono sugli scogli delle prospettive personali reali,
sull’inconscio o cosciente bilancio fra costi e ricavati, sulla verifica di
quanto si è disposti a rinunciare (a se stessi, alle proprie cose, alle proprie
attese, ecc.) per aderire all’altro, e così via.
Le «nebbie»
ormonali e l’aurea, che con l’innamoramento si pone intorno all’immagine
dell’altro, non fanno vedere l’altro per quello che è, ma per quello che si
desidera che sia o secondo il proprio bisogno. Quando poi al risveglio dalla
«sbornia dei sentimenti», il vento della realtà fa diradare le foschie e
diminuire l’abbaglio, si vede l’altro in una luce diversa. Allora si è presi fra
la «ricostruzione fantastica» e la persona concreta e si constata che esse non
coincidono; a quel punto bisogna decidersi, se rimanere delusi o «assumere»
l’altro per quello che è, dedicandogli la propria vita. Quando si è giunti a
tale fase di disincanto, che segue alla sbornia dei sentimenti, ci si
rende conto che il principe non era poi così azzurro e la principessa non era
poi così nobile come si credeva; ciò è necessario e positivo per costruire
insieme il futuro rapporto su basi solide, o per desistere a tempo.
Io rimprovero
spesso specialmente i giovani maschi, quando partono in quarta con i loro
sentimenti (e i loro ormoni), senza porsi tanto la questione della volontà di
Dio e delle responsabilità di credenti; certamente ciò vale anche per le giovani
donne. Infatti, ognuno di loro, dopo che la tempesta sentimentale si acqueta,
entra nella calma baia della riflessione esistenziale e delle concrete
prospettive. A questo punto, ci si accorge che la «proiezione fantastica»,
che aveva dell’altro, è in molti aspetti differente dalla persona concreta. A
ciò si deve il fatto che, in tale nuova fase, l’uno fa pressione sull’altro per
avere certezze e garanzie.
Il disincanto
porta con sé un ritrattamento rispetto all’immagine fantastica, che si
aveva dell’altro, e una trattativa con l’altro riguardo al presente e
alle prospettive future. La fase della disillusione è accompagnata, non di rado,
da una certa delusione che il «principe» o la «principessa» dei sogni non
corrisponda a ciò, che ci si immaginava.
L’innamoramento dà improvvisamente delle ali anche a chi è un tipo
melanconico e tende all’autocommiserazione e allo scoraggiamento, rendendolo
speranzoso e dinamico. Può succedere, però, che quando lo «sballo dei
sentimenti» (e degli ormoni) ritorna in fase calante, una tale persona si faccia
nuovamente vincere dalla depressione, dalla inedia, dall’inerzia, dallo stallo e
così via. Di là da tutte le attenuanti, che si possono trovare, è fuori dubbio
che ciò faccia suonare l’allarme nell’altro, presagendo una vita
matrimoniale triste, patogena e conflittuale, in cui l’altro non solo non sarà
il sostegno sperato, ma addirittura un freno alla realizzazione delle proprie
prospettive, delle proprie attese, dei proprie progetti di vita e del proprie
servizio per il Signore.
4. AVERE LE IDEE CHIARE: Due che
vogliono camminare insieme, devono mettersi d’accordo prima (Am 3,3). Di
là dal bene, che ci si possa volere all’altro, bisogna essere pronti ad
«assumere» l’altro in tutto e per tutto. Ad esempio, è un cattivo segno, quando
qualcuno afferma di aver «assunto» l’altro in toto, se poi nella scelta dipende
ancora da ciò, che affermano i propri genitori e dalle loro valutazioni.
Ad esempio, genitori che non pensano alla felicità del figlio (o della figlia),
ma lo scoraggiano dallo sposare qualcuno, solo per non «perderlo» dinanzi agli
occhi, preferendo soprattutto che rimanga con loro nel paese, sono cattivi
consiglieri. In una tale circostanza, la persona innamorata deve decidersi fra i
propri genitori e la persona amata, senza riserve; e ciò indipendentemente dal
fatto che si fa sempre bene a valutare con cura il consiglio dei propri cari.
Chi si
innamora, prima o poi si pone la questione della stabilità del rapporto e della
crescita. È chiaro, perciò, che non sopporterà a lungo i continui cambiamenti
d’idee dell’altro e le sue indecisioni. Nessuna casa può essere costruita su
deboli fondamenta; se il progetto non è chiaro fin dall’inizio, approvato da
entrambi e non ci si attiene strettamente a esso, essa rimarrà una rovina o uno
sgorbio, che mai verrà terminato veramente.
Una domanda,
che gli innamorati dovrebbero porsi, è la seguente: Quanti e quali sacrifici
sono disposto a fare per poter sposare la persona, che dico di amare?
Questo dipende da quanto valga veramente l’altro ai propri occhi. Se è la «perla
di valore», si sarà disposto a investire tutto (cfr. Mt 13,46). Se è solo uno
strumento per realizzare se stessi o per appagare certi bisogni personali, si
cercherà il migliore offerente.
A volte, in
tali circostanze mi viene chiesto che cosa si debba fare concretamente. In
genere rispondo così: Io non so che cosa tu debba fare nella
tua situazione concreta, ma certamente puoi diventare la versione migliore
di te stesso. Se si tratta di una donna, le consiglio di diventare non
una «finta virtuosa», ma una vera (Pr 12,4; 31,10), sostenendo l’uomo, che si
afferma d’amare, perché diventi un uomo responsabile e servitore di Dio. Se è un
uomo, gli consiglio di imparare a prendersi le proprie responsabilità,
come deve fare un servo di Dio, verso la donna, che si afferma di amare. Poi
aggiungo: Se questo non è nel tuo programma, penso che tu debba congedare
l’altro dalla tua vita, per permettere che viva i suoi alti ideali esistenziali
e spirituali, principalmente di essere un fedele servo (una fedele servitrice)
di Cristo. Meglio essere allora buoni amici che diventare pessimi fidanzati ed
eventualmente coniugi delusi e deludenti.
Per
l’approfondimento si vedano in Nicola Martella,
Sessualità e contesti, Sesso & Affini 1 (Punto°A°Croce, Roma
1998; indice e descrizione), gli articoli: «L’alchimia dell’amore», pp. 25-32;
«Amore, eros e Bibbia», pp. 33-42; «Prede di fantasie erotiche?», pp. 52-59;
«Sessualità fra egocentrismo e vero amore», pp. 203-210.
Inoltre si
vedano in Nicola Martella,
Tenerezza e fedeltà, Sesso & Affini 2 (Punto°A°Croce, Roma 1998),
gli articoli: «Innamoramento e scelta del futuro coniuge», pp. 24-34; «La
relazione sessuale durevole», pp. 100-108.
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_TP/A1-Innamora_fasi_S&A.htm
16-05-2011; Aggiornamento: |