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Qui di seguito proseguiamo la discussione, iniziata col
tema «Lo Spirito Santo è un’individualità personale? Parliamone 1»
e che si basa sull'articolo «Lo Spirito Santo è un’individualità personale?».
Come già ricordato nella prima parte, qui ci interessa esclusivamente verificare e discutere se, secondo un’analisi rigorosa
della Bibbia, lo Spirito Santo sia un’individualità personale o un’effusione
spirituale.
Vedo purtroppo con rammarico che alcuni
lettori non si attengano al preciso tema di discussione, ma divagano in altro e
addirittura usano questo spazio in modo strumentale.
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
Partecipate alla discussione inviando i vostri contributi al Webmaster
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I
contributi sul tema ▲
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1.
{Gianfilippo Lattanzi}
▲
Nota redazionale: Il seguente contributo è in massima parte fuori tema.
Le parti messe in parentesi quadre sono fuorvianti. Per la spiegazione si veda
la risposta.
Lo Spirito Santo è
una Persona diversa e distinta dal Padre e dal Figlio e altresì è unita, è uno,
una sola cosa col Padre e col Figlio. Ma secondo me il problema, posto in questi
termini, non è il dogma della santissima Trinità. Tutti infatti possiamo dire
che la Fede è un dono e c’è chi questo dono gli è stato fatto e chi no. Questa
posizione, ad esempio era cara a un illustre laico liberale come Indro
Montanelli.
A mio avviso,
cari fratelli, la risposta non sarà mai di tipo intellettuale o speculativo,
perderemmo solo tempo. La risposta è un incontro. Dio, Il Padre, il Creatore,
manda il Figlio a incontrare l’uomo e a salvarlo. Lo Spirito Santo è lo
strumento e la forza perché questo incontro sia riconosciuto dall’uomo.
Per cui ménte chi dice di possedere lo Spirito Santo, magari sparlando a
vanvera, senza aver incontrato personalmente il Figlio. È anche riduttivo il
fatto di chi dice di credere alla Parola, al Vangelo, senza riconoscere Cristo
nella Carne, cioè nella sua umanità.
[È un classico
delle sètte Protestanti, penso ai Mormoni, ai Quacqueri e altri simili, che
fanno un passaggio diretto dalla Parola del Vangelo al comportamento, riducendo
tutto il Cristianesimo a Morale e in ultimo la morale diventa uno strumento
perverso per i propri tornaconti personali quali l’economia e il profitto, non
occorre che citi Max Weber e l’origine del capitalismo. Quello che propone la
Chiesa Cattolica è invece un metodo diverso, il metodo di Dio: è
Dio che và incontro all’uomo e si fa incontrare in un punto del tempo e dello
spazio.]
È un Dio che
continua a entrare nella storia, come avvenimento, evidente, oggettivo,
attraente. Un Dio totalmente altro dall’io e dalle sue idee. Quello che sente un
cristiano è ciò che vede, e quello che nasce dentro di lui come vita interiore
non è altro che lo sviluppo della memoria di ciò che ha incontrato e che
continua a incontrare ogni giorno. Insomma l’uomo non è attratto dalla legge
morale, né dalle regole, né dalle grandi opere sociali o trattati politici,
nemmeno dai discorsi dei migliori predicatori. L’uomo è attratto dal volto di
Cristo, che si fa suo compagno di viaggio e suo Condottiero fino al destino.
[Questa
compagnia, la Chiesa Cattolica, è invincibile perché porta in sé il Mistero di
Dio fatto uomo. Quindi, carissimi, state tranquilli: se uno non capisce è perché
non Lo ha incontrato o perché è talmente superbo da non volerlo riconoscere.
«Chi mi segue avrà il centuplo quaggiù e la vita eterna». La mendicanza di Dio è
la posizione più umana.] {2 giugno 2009}
2.
{Nicola Martella}
▲
Le cose dette
dall’amico cattolico sullo Spirito Santo e sulle tre Persone della Deità
sono apprezzabili e condivisibili.
Altra cosa è
il resto, che è perlopiù fuori tema e contiene parti proprio estranee al merito
della discussione (l’ho messo tra parentesi quadre); infatti si tratta di un
singolare plaidoyer a favore della chiesa romana e contro il
protestantesimo. Tra quest’ultimo ascrive curiosamente anche i Mormoni (!),
oltre che giustamente i Quaccheri (non Quacqueri!); ciò mostra molta
approssimazione. Bisogna attenersi strettamente alla regole, non andando fuori
tema e non facendo campanilismo grossolano. Pur essendo io evangelico e non solo
protestante, penso che sia una semplificazione abbastanza superficiale
descrivere il protestantesimo solo come «morale» e citare le approssimazioni di
Max Weber per ridurlo a origine del capitalismo. Penso che non ci voglia molto
impegno per fare una lunga lista della «doppia morale» cattolico-romana e
della ricerca del suo profitto in due millenni, ma questo ci porterebbe fuori
tema. Ridurre il «Mistero di Dio fatto uomo» al sacramentalismo e fare della
chiesa romana l’unica depositaria invincibile, è proprio l’atteggiamento di
superbia che il lettore attribuisce ad altri. È proprio curioso fare del
sacramentalismo della chiesa di Roma «il metodo di Dio», visto che esso
trae origine dalle «religioni dei misteri». Perché Gianfilippo Lattanzi usa
pressoché ogni suo contributo per evidenziare tale sedicente superiorità della
sua denominazione? Possibile che non sappia discutere con fair-play nel
merito (qui del solo Spirito Santo), senza cercare di fare proselitismo
per altro?
Tornando alle
altre questioni, l’impressione è che egli faccia prevalere gli aspetti
mistici («incontro») su quelli esegetici della Parola, screditandoli come
mera attività intellettuale (sic!). Evidentemente sbagliava Paolo a raccomandare
a Timoteo di dedicarsi alla lettura pubblica della Parola e al suo insegnamento
(1 Tm 4,14), ingiungendogli di darsi premura a tagliare «rettamente la parola
della verità» (2 Tm 2,15).
L’altra
impressione, associata a tale approccio mistico, è che per tale «incontro» egli
intenda specialmente quello sacramentalista. Perciò afferma che sia
«riduttivo… credere alla Parola…, senza riconoscere Cristo nella Carne»; tale
asserto ha senso solo in senso sacramentalista. Che rispondergli? Gesù stesso ha
detto: «È lo Spirito quel che vivifica; la carne non giova nulla; le parole
che vi ho dette sono spirito e vita» (Gv 6,63). Lo Spirito Santo usa la
Parola di Dio per vivificare l’uomo credente dal suo interno (Sal
119,50.107.154); l’uso strumentale della «lettera» (antico patto) è cosa diversa
da ciò e dallo Spirito che vivifica (2 Cor 3,6ss). Diversamente è ciò che l’uomo
ingerisce, come disse Gesù: «Non capite voi che tutto quello che entra nella
bocca va nel ventre ed è gettato fuori nella latrina?» (Mt 15,17). Inoltre
quanto al «riconoscere Cristo nella Carne», Paolo la pensava diversamente,
essendo Cristo oramai asceso al cielo: «Se anche abbiamo conosciuto Cristo
secondo la carne, ora però non lo conosciamo più così» (2 Cor 5,16). Quindi
non c’è più alcuna possibilità di conoscere ancora Cristo «secondo la carne».
Il suo sacrificio è stato una volta per sempre ed è irripetibile (Rm 6,10; Eb
7,27; 9,12;10,10). Non sarà una misteriosofia mistica a mutare questo dato
incontrovertibile.
È un peccato
intendere tutto ciò in senso mistico e sacramentalista. Sarebbe apprezzabile,
invece, se ricondotto ad aspetti strettamente biblici: l’incontro
personale dell’uomo penitente col Dio vivente, il riconoscimento e
l’accettazione di Gesù quale Messia, ossia come personale Salvatore e Signore, e
la rigenerazione mediante lo Spirito Santo. Tale rinnovamento spirituale
permette poi al credente nato dall’Alto di incontrare continuamente il Dio
vivente, per avere comunione personale con Lui nel nome di Gesù Cristo e
mediante lo Spirito Santo. A un tale incontro non si può che dire: sì, amen!
3.
{Aldo Benincasa}
▲
Nota redazionale:
Si vedano i due precedenti contributi (nella prima parte) di questo amico
cattolico carismatico.
Carissimo la tua
replica è stata molto bella e ben articolata. È anche bello e simpatico che tu
sottolinei l’unicità del vicariato di Cristo. Tu volevi sapere da me se
c’è scritto almeno una volta nella Bibbia che lo Spirito veniva adorato,
e sappiamo bene io e te che non è così! Però ci sono dei passi sui quali
s’evince che lo Spirito ha pari dignità di culto, sia del Padre, che di
Gesù. Anzitutto convengo con te quando dici «Gesù servo del Padre», anche se
però dobbiamo stare attenti poiché Egli si è abbassato fino a quel punto, ma
solo per darci l’esempio (Giovanni 13,15) e ancor più precisamente
d’avere gli stessi sentimenti come dice Paolo in Filippesi 2,6-12.
Tornando allo
Spirito voglio mettere alla tua felpata attenzione delle mie considerazioni:
Lo Spirito crea come il Padre. Tale Affermazione la troviamo
Giobbe 33,4:
«Lo spirito di Dio mi ha creato
e il
soffio dell’Onnipotente mi dà vita».
Da
quest’espressione voglio richiamare il credo Niceno-Costantinopoliano, nel quale
è scritto: «Credo nello Spirito santo che è
Signore e dà la vita... e insieme al Padre e il Figlio è adorato e
glorificato...». Ora prima di discutere, sulla validità o meno di tale
affermazione, volevo dirti che, oltre alla chiesa Cattolica, questo credo è
accettato da quella Ortodossa, Luterana, Metodista-Valdese, Battista e molte
frange Pentecostali.
Tornando al
fatto che lo Spirito Santo crea, ci sono molti passi biblici nei quali gli
uomini adorano, pregano e lodano Dio perché loro creatore e ne sono tanti
che non sto qui a elencare. È vero le mie sono solo supposizioni, ma sono
anzitutto appurate e poi quando Israele adorava Dio scendeva sotto forma di
nube, cioè lo Spirito Santo, e gli Israeliti adoravano Dio… Dio ti benedica
sempre! {4 giugno 2009}
4.
{Nicola Martella}
▲
Vedo che ci stiamo
ripetendo. Il dato assodato è che non ci sono brani che mostrano un culto
rivolto allo Spirito Santo né ingiunzioni in merito.
La pari
dignità è un aspetto che attiene alla sostanza o all’essere di tutte e tre
le persone della Deità. Altra cosa è la loro funzione nell’attuale economia
salvifica. In quest’ultima Dio Padre è l’autorità (Ap: Colui che siede sul
trono), il Figlio è il Mediatore presso Dio e lo Spirito Santo è il «Vicario di
Cristo» in terra. Per questo preghiamo Dio Padre nel nome di Gesù Cristo
mediante lo Spirito Santo.
Il Logos, che
era Dio presso Dio (Gv 1,1ss.18), si è abbassato al punto da diventare «carne»
(v. 14) ed è stato ubbidiente fino alla morte di croce (Fil 2,8). E ciò non è
stato solo per darci un esempio, ma ha portato un cambiamento sostanziale
tale da rendere Gesù Cristo il Dio-uomo per sempre, perché rimanga Mediatore (1
Tm 2,5) e garante del nuovo patto e, quindi, della salvezza di chi crede in Lui
(Eb 7,22). Quindi, tutto ciò va di là dall’aspetto dell’essere un esempio per i
suoi seguaci.
Il resto del
contributo non aggiunge nulla di più. Infatti non si tratta qui di
elencare i meriti che ha lo Spirito Santo, ma di affermare il suo attuale
compito nella storia della salvezza.
Quanto al
credo niceno-costantinopoliano (Nicea 325 d.C.; Costantinopoli 381
ampliamenti sullo Spirito Santo), tale parte non compare nel simbolo niceno (o
«apostolico»), che recita semplicemente «E [credo] nel Santo Spirito». Inoltre
la chiesa di Roma aggiunse al simbolo costantinopolitano il cosiddetto
figlioque («procede dal Padre e dal Figlio»), creando così lo scisma
con la chiesa d’Oriente. Tale credo non fa testo in se stesso, essendo
specialmente in alcune sue parti espressione di convinzioni di uomini; nel NT
non si trova nulla del genere che confermi l’ultima parte. La verità per un
cristiano biblico non si evince dal numero di persone o corporazioni che
aderiscono a una cosa, ma per la totale aderenza di una questione con la
rivelazione biblica, accertata mediante un’esegesi corretta e rigorosa.
Tutti i brani
che il lettore potrebbe elencare riguardo all’adorazione del Creatore,
provengono specialmente dall’AT, dove la rivelazione sullo Spirito Santo era
parziale. Se chiedessimo a tali credenti veterotestamentari nel loro tempo
riguardo allo Spirito di Dio, essi risponderebbero che era solo una
manifestazione invisibile di Dio nel mondo. La rivelazione che lo Spirito Santo
sia una persona, è avvenuta nel nuovo patto.
Dov’è scritto
che Dio scendesse sotto forma di nube e che quest’ultima sarebbe
stata lo Spirito Santo? Mi meraviglierebbe che da studioso dell’AT non l’abbia
mai letto. Le approssimazioni non portano lontano. Sullo Spirito dell’Eterno
nell’AT quale manifestazione di Dio si veda nel «Manuale
Teologico dell’Antico Testamento» l’articolo «Spirito di Dio»,
pp. 336s; si veda qui anche l’articolo «Spirito Santo: collocazione», p. 340.
Per l’approfondimento si vedano qui anche gli articoli «Manifestazioni di Dio», pp. 224-227; «Teofania», pp. 351s.
In
conclusione, l’essenza divina, la potenza e i meriti dello Spirito Santo
sono una cosa, il suo ruolo nell’attuale economia della salvezza ne è un’altra.
Discernere questo è giusto e salutare. Lo Spirito Santo attualmente non vuole
preghiere o adorazione, ma il suo compito è di suscitarle verso Dio Padre nel
nome di Gesù Cristo e di intercedere per i credenti (Rm 8,26s).
5.
{Vincenzo Russillo}
▲
Bene, anzi direi
male; leggendo i commenti d’altri lettori dal professore al cattolico
carismatico, ci s’accorge che ci si muove secondo le proprie idee o
convinzioni. Ormai la Bibbia in certi posti è andata démodé o usata a
proprio arbitrio. Bisogna fare un’analisi rigorosa delle Sacre Scritture, in
modo corrispondente al principio: «Secondo quanto c’è scritto e non
oltre»; infatti c’è stato rivelato il piano di Dio per noi: «Io non vi chiamo
più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho
chiamati amici, perché vi ho fatto
conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio» (Gv15,15).
Dopo aver
precisato questo punto, per circostanziare il mio discorso in un ambito ben
preciso, vediamo cosa ci dicono appunto le sacre Scritture a proposito dello
Spirito Santo. Possiamo dire che è una Persona? Certamente come ce lo
dimostra Pietro: «Anania, perché Satana ha così riempito il tuo cuore da
farti mentire allo Spirito Santo e
trattenere parte del prezzo del podere? Se questo non si vendeva, non restava
tuo? E una volta venduto, il ricavato non era a tua disposizione? Perché ti sei
messo in cuore questa cosa? Tu non hai
mentito agli uomini ma a Dio»
(Atti 5,3-4).
Ora, oltre gli
altri riferimenti del NT, potremo vedere già che parte della rivelazione ci
viene presentata nei Salmi: «Dove potrei andarmene lontano dal tuo
Spirito, dove fuggirò dalla tua presenza? Se salgo in cielo tu vi sei; se scendo
nel soggiorno dei morti, eccoti là» (Salmo 139,7-8). Questo passo ci rivela
che Egli è onnipresente. Inoltre è onnisciente (1 Cor 2,10-11), onnipotente
(Luca 1,35, Rom. 8,11) ed eterno (Eb 2,4). Non mi soffermo oltre quanto è stato
già detto nell’articolo principale e negli altri interventi sulla personalità
dello Spirito Santo, onde evitare ripetizioni.
Andando avanti
in questa «indagine» vorrei soffermarmi,
su un preciso punto: Oggi che ruolo ha lo Spirito Santo? In quanto
soggetto attivo, principalmente nel credente rigenerato, vive in lui e ha come
risultato: «Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza,
benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo; contro queste cose non
c’è legge. Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue
passioni e i suoi desideri» (Gal 5,22-24). Quindi l’azione principale
è quella di guidare e perfezionare il credente e portarlo a un cammino
d’obbedienza a Dio. Lo Spirito Santo lotta contro la natura peccaminosa
dell’uomo: «Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione,
impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia,
ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose»
(Gal 5,19-21), facendoci conoscere l’amore di Cristo. In questo conflitto
dell’uomo contro la questa natura peccaminosa, solo questo potente Alleato,
che Gesù ci ha lasciato, ci potrà aiutare.
È ben chiaro
che lo Spirito Santo viene a dimorare nella chiesa per guidarla, a Lui
spetta il ruolo di Consolatore (Giovanni 14,16.26; 15,26). {5 giugno 2009}
6.
{Aldo Benincasa}
▲
Mio caro fratello,
è bello dialogare con te ci accresciamo dal punto di vista spirituale e
intellettuale (biblico ovviamente). Sì, probabilmente hai ragione, dal punto di
vista biblico un concetto di culto allo Spirito non è presente. Allora ti
domando: «Chi lo fa, sbaglia?». Ho letto anche i tuoi articoli su falsi
carismatici (che ovviamente non siamo noi) e concordo; ma quello che tu
elenchi in quegli articoli riguarda tali persone che appartengono ad ambienti
filo-misticisti. Io dico, se adoro lo Spirito sbaglio, poiché è anch’Egli Dio?
Cosa ne pensi del roveto ardente che Mosè incontrò, non è forse una
prefigurazione dello Spirito Santo (vi battezzo in Spirito e fuoco)?
Sulla
questione della nube mi dispiace che
non la pensiamo nello stesso modo, forse dal punto di vista evangelico (non amo
dire protestante) la nube non rappresenta lo Spirito, però per noi cattolici sì
e ti spiego. Il concetto di Spirito, nell’Antico Testamento è legato alla «Shekhinah»
cioè sciakhàn «dimorare», e può essere resa
letteralmente come «dimora», «abitazione». Ora come ben sai, tale dimora era la
famosa «arca dell’alleanza». Con Gesù il cosiddetto «luogo santissimo» è stato
abilito (vedi lo strappo del velo), ma la dimora non è stata tolta, ma siamo
diventati noi (Tempio dello Spirito santo). Ora quando la nube scendeva nella
tenda si manifestava Dio, e ciò è scritto (cioè Dio sottoforma di nube) in Esodo
19,9: «Il
Signore disse a Mosè: “Ecco, io t’apparirò attraverso una densa nube affinché il
popolo oda mentre ti parlo e in tal modo avranno piena fiducia in te anche per
l’avvenire”».
Volevo
concludere sulla questione del Filioque,
spero che convieni su questa dottrina, mi dispiace per i fratelli Ortodossi che
non l’accettano. Ho capito che mettevi in paragone il credo con una parte di
chiesa, la quale non la vedeva nello stesso modo cattolico e parte evangelico,
ma tale dottrina penso e credo che sia chiaro e sopratutto biblico, perché lo
Spirito precede dal Padre al Figlio (cosa non accettata dalla chiesa d’oriente),
e ci sono molti passi biblici nei quali Gesù dice: «Se chiedete nel mio Nome il
Padre ve lo darà...», sappiamo bene io e te che senza Cristo non possiamo
chiedere niente al Padre, quanto meno lo Spirito dono per eccellenza dopo la
resurrezione di Gesù.
Spero di
scriverci ancora su questioni dottrinali, rimando in questo clima amicale e
fraterno, spezzando insieme il pane della Parola per crescere sempre di più. A
Dio sia la gloria!! {5 giugno 2009}
7.
{Nicola Martella}
▲
Questo tema lo
abbiamo dibattuto abbastanza. Per altro ci si muove oramai in cerchio e si
ripetono le stesse cose. Quindi suggerisco a questo lettore
cattolico-carismatico di terminare qui questo confronto, dedicandoci ai nuovi
temi proposti. Certamente sono contento per tutti i progressi fatti
nell’accertamento della verità biblica: nella Bibbia un culto allo Spirito
Santo non è previsto.
La domanda:
«Chi lo fa, sbaglia?», essa si risponde da sola. Non basta sparare, ma bisogna
puntare la cosa giusta. Non basta dar di mani nell’aria, ma bisogna colpire nel
segno (1 Cor 9,26). Chi va oltre a ciò che sta scritto (1 Cor 4,6), non può
affermare di tagliare «rettamente la Parola della Verità», ma ciò è un
sintomo di confusione (2 Tm 2,15). Sapendo di dover comparire dinanzi al
tribunale celeste, ogni vero cristiano si guarda dall’aggiungere o togliere alla
rivelazione scritturale (Ap 22,18s).
Quello che il
lettore ha letto nei miei articoli su esponenti del carismaticismo, non
sono persone appartenenti a particolari gruppi di frangia, ma sono esponenti
riconosciuti del vasto mondo carismaticista, i quali hanno intensa comunione
anche col «Rinnovamento dello Spirito» e, quindi, con i carismatici cattolici.
La domanda: «Se
adoro lo Spirito, sbaglio, poiché è anch’Egli Dio?», l’abbiamo già risposta.
Abbiamo distinto fra «essenza» (e quindi dignità») e attuale compito nella
storia della salvezza. Fino alla fine dei tempi, Dio Padre è l’autorità suprema;
chi adora Lui, adora in tal modo tutta la Deità. Un’adorazione dello Spirito
Santo a sé non è prevista dalla Scrittura in questo tempo, essendo che lo
Spirito è colui che opera nel credente e suscita in lui l’adorazione, preghiere
e suppliche verso Dio Padre nel nome di Gesù. Inutile girare dialetticamente la
frittata, finché le facciamo dire ciò che ci aggrada.
Un’esegesi
contestuale del brano del roveto ardente (Es 3), mostra che Mosè non
sapeva nulla di una «prefigurazione dello Spirito Santo»; egli aveva a che fare
solo con Jahwè e una sua manifestazione. In tale brano non compare il termine
«spirito». Nel NT tale brano non viene mai applicato in senso pneumatologico e
non ha nulla a che vedere con l’osservazione di Giovanni Battista, secondo cui
il Messia avrebbe immerso i credenti in Spirito e fuoco (Mt 3,11s).
Riguardo alla
nube quale prefigurazione dello Spirito non si tratta essere cattolici o
evangelici, ma se si fa esegesi contestuale o interpretazione allegorica. La
prima accerta ciò che veramente c’è nel testo biblico; interpretazione
allegorica fa dire al testo ciò che si vuole, a proprio arbitrio e
soggettivismo.
Quanto alla
cosiddetta «Šekināh»
che ci vuole trovare nell’AT, faccio notare che tale termine non ricorre neppure
una sola volta nel testo biblico, essendo un termine post-biblico! Quindi, tutto
ciò che viene detto al riguardo, sono mere speculazioni cristianeggianti,
derivate da speculazioni giudaiche medioevali. A ciò si aggiunga che la dimora
dell’Eterno nell’AT non era la «famosa “arca dell’alleanza”», ma la
«tenda dell’incontro», ossia tutto il santuario. Che tutti i veri credenti
costituiscano nel NT il «tempio dello Spirito» (1 Cor 6,19), spiritualmente
parlano, è vero; tuttavia ciò non ha nulla a che fare con la nube, poiché
la nube appariva anche altrove, oltre che nel santuario. La nube comparve ancor
prima del Sinai e con essa Dio indicava al popolo la sua presenza e la sua guida
nel deserto (Es 13,21s; 14,19s.24), oltre al luogo in cui si manifestava la sua
gloria (Es 16,10). In ogni modo, da nessuna parte è scritto che tale nube aveva
a che fare con lo Spirito Santo, né nell’AT, né nel NT. L’unico luogo in cui
tale nuvola e lo Spirito sono menzionati nello stesso brano è questo: «E
l’Eterno scese nella nuvola e gli parlò; prese dello spirito che era su lui, e
lo mise sui settanta anziani; e avvenne che quando lo spirito si fu posato su
loro, quelli profetizzarono, ma non continuarono» (Nu 11,25). Si noti che lo
Spirito non era nella nuvola, ma su Mosè; tant’è che Dio lo prese da sopra a
Mosè per metterlo anche sugli anziani. Questi sono i fatti. Solo facendo salti
mortali dialettici, si crea un consenso di cose biblicamente inesistenti. Allora
però è probabile che le nebbie di tale nube ideologia abbia oramai offuscato la
ragione.
Lascio perdere
la questione del «Filioque» (e dal
Figlio), avendola già affrontata. Possiamo ipotizzare questo o quello, citando
questa o quella dichiarazione di fede, ma facciamo sempre bene ad affermare
soltanto ciò che la sacra Scrittura afferma espressamente.
Come già
detto, avendo sviscerato abbastanza questo argomento, facciamo bene ad
affrontare ora i nuovi temi di discussione.
8.
{Gianni Siena}
▲
Vorrei contribuire
alla discussione sulla personalità dello Spirito Santo. Nell’area di derivazione cristiana molti inciampano nella
personalità dello Spirito di Dio. Faccio notare che in
greco il termine «pneuma» è un sostantivo neutro, e questo non aiuta a
determinarne la natura personale. Gesù, però, parlando della venuta del
Consolatore lo definisce «lui» (greco: ekeinos; Gv 16,12) ch’è appunto un
pronome personale. A scuola m’hanno insegnato (come a tutti) che il pronome
personale s’usa solo nel riferirsi alle persone... più semplice di così? Inoltre la personalità dello Spirito Santo è attestata da Gesù...questo do-vrebbe bastare a ogni intelligente e devoto cristiano. Shalom
{11 giugno 2009}
9.
{Nicola Martella}
▲
Questo contributo
lo avevo già scritto giorni fa e si adatta ora a chiarire alcune cose in merito.
In italiano anche «esso» e suoi derivati sono pronomi personali; lo stesso vale
in greco dove esiste anche un genere neutro. È vero però che Gesù, pur parlando
dello Spirito (to pneuma,
neutro in greco), poi si riferisce a lui col pronome personale maschile:
ekeinos «questi».
In Giovanni 15,26
il testo greco recita come segue:
Ὅταν δὲ ἔλθῃ
ὁ παρὰκλητος, ὃν ἐγὼ πέμψω ὑμῖν παρά τοῦ πατρός, τὸ πνεῦμα τῆς ἀληθείας,
ὃ παρά τοῦ πατρὸς ἐκπορεύεται, ἐκεῖνος μαρτυρήσει περὶ ἐμοῦ·
Ecco la
traslitterazione: Hotan de elthêi ho paraklêtos, hon egô pempsô humin para
tou patros, to pneuma tês alêtheias, ho para tou patros ekporeuetai,
ekeinos marturêsei peri emou
Ecco la
traduzione letterale con i relativi generi dei termini importanti: «Ma
quando sarà venuto il Sostenitore (m), il quale (m) io vi manderò da parte del
Padre, lo Spirito (n) della verità, il quale (n) procede dal Padre,
questi (m) testimonierà di me».
Si noti come
per la stessa entità venga usato per sostantivi e pronomi relativi sia il
maschile (m; paráklētos), sia il neutro (n; pneuma). Nell’ultima
secondaria ci si poteva aspettare il neutro come nelle precedenti, ma l’autore
ha scritto ekeinos (m) «questi». Per lui lo Spirito era una persona.
Lo stesso avviene
precisamente anche in Giovanni 14,26.
10.
{}
▲
11.
{}
▲
12.
{}
▲
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Dot/T1-SSanto_persona_parla2_EdF.htm
04-06-2009; Aggiornamento: 11-06-2009
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