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L’insegnamento generale della Bibbia riguardo alla preghiera
è il seguente: Gesù ha insegnato di indirizzare le preghiere
al Padre (Mt 6,6.9). Gesù è
il Mediatore tra Dio e l’uomo, non il destinatario ultimo
delle preghiere (1 Tm 2,5). Il libro degli Atti ci
mostra che i discepoli pregavano il Padre (At 12,5; 16,25;
27,35). La preghiera va fatta al Padre, nel nome di Gesù,
per mezzo dello Spirito Santo (Rm 8,26).
Questa linea di condotta generale significa però che è
proibito rivolgere preghiere a Gesù? O peggio, si commette
peccato di lesa maestà nei confronti del Padre, se ci
rivolgiamo a Gesù in preghiera?
Alcune frange del cristianesimo affermano che non
bisognerebbe pregare Gesù. Ma che cosa afferma la sacra
Scrittura su questo tema?
► È lecito pregare Gesù?
{Argentino Quintavalle; Nicola Martella}
►
Invocare il nome di Gesù
{Nicola Martella}
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1.
{Donato Trovarelli} ▲
■ Avete scritto: «L’insegnamento generale della
Bibbia». ● Io dico: Esso non esiste, perché nessuno lo ha
dato. Lo si evince dalla dottrina di Cristo e dalla sapienza
che lo Spirito Santo ci dà di volta in volta. Non esiste un
catechismo e un libro di dottrina generale.
■ Avete scritto: «L’insegnamento generale della Bibbia
riguardo alla preghiera è il seguente: Gesù ha insegnato di
indirizzare le preghiere al Padre (Mt 6,6.9)». ● Io dico: Ma
quale Padre? Suo Padre o il Padre Nostro? Dio-Padre ha
mandato Dio-Figlio, ma chi ci ha adottati non è Dio-Padre,
al quale comunque apparteniamo, ma Dio-Figlio.
■ Avete scritto: «Gesù è il Mediatore tra Dio e l’uomo,
non il destinatario ultimo delle preghiere (1 Tm 2,5)». ● Io
dico: Anche questo è falso ed è un abuso teologico, una
sovrastruttura, essendo Gesù il destinatario di tutte le
preghiere proprio perché è il Mediatore. È poi Lui
che le porta a Suo Padre.
■ Avete scritto: «Il libro degli Atti ci mostra che i
discepoli pregavano il Padre (At 12,5; 16,25; 27,35)». ● Io
dico: Anche questo è falso, perché proprio nei passi citati
si prega il Kyrios, che è Gesù Cristo, il Signore.
■ Avete scritto: «La preghiera va fatta al Padre». ● Io
dico: La preghiera va fatta al Padre, sapendo che il Padre è Gesù. Pregare il Signore,
pensando che sia il Padre di Gesù, significa stare nel
Vecchio Testamento senza mai entrare nel Nuovo Testamento,
dove scopriamo, se lo vogliamo e ci piace scoprirlo, che
esistono due Signori: il Signore Dio-Padre e il
nostro Signore Gesù Cristo.
■ Avete scritto: «La preghiera va fatta al Padre, nel
nome di Gesù, per mezzo dello Spirito Santo (Rm 8,26)». ● Io
dico: Ogni formula tranquillizzante o stereotipata tipo
«Pregare il Padre, nel nome di Gesù» è un azzeramento di
tutta la dottrina di Cristo. L’ultimo passo citato poi non
dice di pregare il Padre nel nome di Gesù, ma solo che lo
Spirito Santo porta le nostre preghiere al trono di Gesù con
sospiri ineffabili (Rm 8,26). Non facciamo dire alla Parola
ciò che la Parola non dice.
(Donato Trovarelli è gestore di Evangelitalia)
2.
{Nicola Martella} ▲
Caro Donato, leggendo quanto hai scritto (comunque grazie),
ho avuto l’impressione che tu non abbia letto l’intero
articolo presente sul sito [► È lecito pregare Gesù?],
ma che tu ti sia fermato alle questioni preliminari presenti
sull’e-mail che ho inviato (il tutto corrisponde all'introduzione a questo tema di
discussione), questioni che servivano appunto per introdurre il tema
e per attirare l’attenzione dei lettori. Ti consiglio quindi
di leggere prima l’intero articolo e poi di mandarmi le tue
considerazioni riflettute.
Nota editoriale: Certamente ci sarebbero tante cose
da dire sul contributo di Donato sia nel merito, sia sul
piano razionale e teologico. Delego ad Argentino Quintavalle una risposta.
3.
{Argentino Quintavalle} ▲
Avevo scritto l’articolo È lecito pregare Gesù?
con scopi apologetici: far vedere, senza fare polemiche ma
con un semplice esempio, che è lecito pregare Gesù. Semmai
avessi voluto trattare teologicamente dei rapporti tra il
Padre, il Figlio e lo Spirito Santo avrei scritto ben
diversamente. Qui di seguito affronto le obiezioni di Donato
Trovarelli.
■ Donato ha scritto:
«L’insegnamento generale della Bibbia non esiste, perché
nessuno lo ha dato». ● Rispondo: Basta mettersi d’accordo
sui termini da usare. Per spiegare cosa intendevo con
«generale» porto due esempi: 1) L’insegnamento generale del
Nuovo Testamento è che il cristiano è libero di mangiare
tutti i cibi, ma l’insegnamento particolare è che per motivi
di coscienza uno può decidere di mangiare solo i cibi
considerati puri dalla Legge. 2) L’insegnamento
generale del Nuovo Testamento è che la circoncisione non
serve, l’insegnamento particolare è che Paolo ha fatto
circoncidere Timoteo.
■ Donato ha scritto: «Lo si
evince dalla dottrina di Cristo e dalla sapienza che lo
Spirito Santo ci dà di volta in volta». ● Rispondo: La
sapienza va cercata e chiesta a Dio in preghiera, stando
sempre attenti a non spacciare le nostre convinzioni per
sapienza di Dio.
■ Donato ha scritto: «Non
esiste un catechismo e un libro di Dottrina Generale.
Riguardo alla preghiera è il seguente: Gesù ha insegnato di
indirizzare le preghiere al Padre (Mt 6,6.9). Ma quale
Padre? Suo Padre o il Padre Nostro?». ● Rispondo: Che
differenza c’è tra suo Padre e il Padre nostro? «Io salgo
al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio
e al Dio vostro» (Gv 20,17). Il Padre nostro è
anche il Padre di Gesù Cristo!
■ Donato ha scritto:
«Dio-Padre ha mandato Dio Figlio, ma chi ci ha adottati non
è Dio-Padre al quale comunque apparteniamo, ma Dio-Figlio».
● Rispondo: Non è esatta questa terminologia. Gesù Cristo
(Dio fatto carne, cioè uomo) è stato il mezzo di cui Dio
Padre si è servito per adottarci. «il Padre del nostro
Signore Gesù Cristo… ci ha predestinati a essere adottati,
per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figli» (Ef
1,4s). Se fossimo stati adottati da Gesù saremmo suoi figli,
ma Gesù non chiama mai i suoi discepoli figli, ma fratelli.
«Il Figlio è il primogenito fra molti fratelli»
(Rm 8,29); «Egli non si vergogna di chiamarli fratelli»
(Eb 2,11).
■ Donato ha scritto: «Voi
dite: “Gesù è il Mediatore tra Dio e l’uomo, non il
destinatario ultimo delle preghiere (1 Tm 2,5)”. Anche
questo è falso ed è un abuso teologico, una sovrastruttura,
essendo Gesù il destinatario di tutte le preghiere proprio
perché è il Mediatore. È poi Lui che le porta a Suo
Padre». ● Rispondo: È come dire che in un processo,
l’avvocato è il destinatario di tutti gli atti processuali
riguardanti l’imputato solo perché li deve trasmettere al
giudice.
■ Donato ha scritto: «Voi
dite: “Il libro degli Atti ci mostra che i discepoli
pregavano il Padre (At 12,5; 16,25; 27,35)”. Anche questo è
falso, perché proprio nei passi citati si prega il Kyrios,
che è Gesù Cristo, il Signore». ». ● Rispondo: Nei passi
citati la preghiera non è riferita al Kyrios, ma al Theòs,
che è Dio Padre. Prima di dire che è falso è bene
controllare!
■ Donato ha scritto: «La
preghiera dunque va fatta al Padre, sapendo che il Padre è
Gesù». ● Rispondo: Gesù dunque pregava se stesso ogni
qualvolta gli Evangeli riportano le sue preghiere? Questa
maniera di parlare è poco chiara e crea molta confusione.
■ Donato ha scritto:
«Pregare il Signore, pensando che sia il Padre di Gesù,
significa stare nel Vecchio Testamento senza mai entrare nel
Nuovo Testamento». ● Rispondo: È esattamente il contrario.
Pregare il Signore (inteso come Dio Padre), pensando che sia
il Padre di Gesù, significa stare nel Nuovo Testamento. Nel
Vecchio non c’è l’insegnamento di pregare Dio Padre nel nome
del Messia, ma nel Nuovo sì.
■ Donato ha scritto: «… nel
Nuovo Testamento, dove scopriamo, se lo vogliamo e ci piace
scoprirlo, che esistono due Signori: il Signore
Dio-Padre e il nostro Signore Gesù Cristo». ●
Rispondo: D’accordo che esistono due Signori, ma precisando
che uno dei quali è Padre e l’altro è Figlio. Che esistono
due Signori è scritto anche nel Vecchio Testamento, non è
una rivelazione del Nuovo: Gesù citò il Sal 110,1 quando
disse: «Il Signore ha detto al mio Signore: siedi alla
mia destra» (Mt 22,44).
■ Donato ha scritto: «Ogni
formula tranquillizzante o stereotipata tipo “Pregare il
Padre, nel nome di Gesù” è un azzeramento di tutta la
dottrina di Cristo». ● Rispondo: Allora anche l’apostolo
Paolo ha azzerato la dottrina di Cristo nei suoi scritti? «Rendendo
del continuo grazie d’ogni cosa a Dio e Padre, nel nome
del Signor nostro Gesù Cristo» (Ef 5,20). «Fate ogni
cosa nel nome del Signor Gesù, rendendo grazie a Dio
Padre per mezzo di lui» (Col.3,17).
■ Donato ha scritto:
«L’ultimo passo citato poi non dice di pregare il Padre nel
nome di Gesù, ma solo che lo Spirito Santo porta le nostre
preghiere al trono di Gesù con sospiri ineffabili (Rm
8,26)». ● Rispondo: Questo versetto non l’avevo citato per
dimostrare che le preghiere devono essere fatte al Padre nel
nome di Gesù, ma per far vedere che anche lo Spirito Santo
interviene nelle nostre preghiere.
■ Donato ha scritto: «Non
facciamo dire alla Parola ciò che la Parola non dice». Su
questo sono d’accordo. Il Nuovo Testamento non dice mai che
il Padre è Gesù
4.
{Donato Trovarelli} ▲
Rispondo a brandelli, a spizzico e bocconi, perché
Argentino ha messo troppa carne a cuocere ed ogni sua
affermazione merita una contro-risposta...
Insegnamento generale e particolare: grave distinzione
tipicamente gesuitica.
Il particolare è capace di andare contro il generale:
ma siamo pazzi?
Il fatto che l’insegnamento generale del Nuovo
Testamento è che il cristiano è libero di mangiare tutti i
cibi, non significa che noi siamo autorizzati, per motivi di
coscienza, a mangiare solo i cibi considerati puri dalla
Legge. In questo caso la legge è una «menomazione».
Il fatto che si possa pensare che ci sia un
insegnamento generale secondo la quale la circoncisione non
serva, perché serve quella del cuore, ciò non autorizza a
credere che ci possa essere un insegnamento particolare
secondo cui Paolo fece bene a far circoncidere Timoteo.
Paolo sbagliò perché la luce non era in lui, ma poi se ne
pentì e scrisse quello che scrisse contro la circoncisione e
il Concilio di Gerusalemme gli ha dato poi ragione.
La legge annulla la grazia.
5.
{Argentino Quintavalle} ▲
■
Premessa: 2 Tm 2,24 afferma che «il servitore
del Signore non deve contendere». Per litigare bisogna
essere almeno in due, ma anche per ragionare e confrontarsi
su un argomento bisogna essere almeno in due. Il brano sopra
citato continua dicendo che il servitore del Signore: «dev’essere
mite inverso tutti, atto ad insegnare, paziente, correggendo
con dolcezza quelli che contraddicono». Noi stiamo
parlando di cose scritte qualche millennio fa, in una lingua
diversa dalla nostra e da persone culturalmente diverse da
noi. Siamo quindi costretti a interpretare ciò che è
scritto, con tutte le nostre limitazioni. Una cosa però è
certa: colui che interpreta meglio non è chi strilla più
forte, né colui che per giustificare sé stesso denigra gli
altri. Il fratello Nicola non è cattolico e io non sono
gesuita. Quanto ai binari su cui si viaggia, ognuno è
convinto di ciò che crede. Ne è convinto il cattolico, ne è
convinto l’ortodosso, ne è convinto il luterano,
l’anglicano, il testimone di Geova, eccetera. Ne sono
convinti anche i vari movimenti evangelici di cui anch’io
faccio parte. Chi più chi meno, tutti dicono che «la via è
Cristo». Quando il treno si fermerà alla stazione vedremo
chi scenderà e chi lo avrà pronunciato soltanto con la bocca
che «la via è Cristo».
Non ho intenzione di cavillare, ma almeno due cose le
voglio chiarire.
■
Donato ha scritto:
«Non
significa che noi siamo autorizzati, per motivi di
coscienza, a mangiare solo cibi considerati puri dalla
Legge», ed ancora: «Paolo sbagliò perché la luce non era
in lui, ma poi se ne pentì e scrisse quello che scrisse
contro la circoncisione e il Concilio di Gerusalemme gli
ha dato poi ragione».
■
Rispondo: Mi spiace dirlo, ma è difficile
trovare tanti errori in poche righe.
■ 1) Noi siamo più che
autorizzati (liberi) di mangiare solo (se lo vogliamo) i
cibi considerati puri dalla Legge. Paolo lo spiega molto
bene sia nella lettera ai Romani che nella prima ai Corinzi.
Atti 15 ha autorizzato l’esonero parziale dell’osservanza
alla Legge per i credenti delle nazioni, ma nulla fu
cambiato per i credenti ebrei. Inoltre, i quattro divieti di
At 15,20 era il minimo richiesto per i credenti delle
nazioni (non il massimo). O forse c’è qualcuno che dall’alto
della sua sapienza è in grado di dimostrare che Gesù
mangiava panino e prosciutto o che Paolo faceva colazione
con pane e salsiccia?
■ 2) Dire che «Paolo
sbagliò perché la luce non era in lui » è un’affermazione di
cui l’autore se ne assume la responsabilità.
■ 3) Da nessuna parte
viene detto che Paolo si pentì di aver fatto circoncidere
Timoteo.
■ 4) La circoncisione
di Timoteo è avvenuta dopo il concilio di Gerusalemme
(At 16:1-3). Forse che neanche il concilio di Gerusalemme è
riuscito dare la luce a Paolo?
At 21,24 parla di Paolo a cui Giacomo chiese di pagare
i sacrifici di quattro nazirei «perché si possano radere
il capo» — atto questo che significava il completamento
del voto di nazireato. E Paolo lo fece! Era chiaramente un
voto di nazireato anche quello collegato con Paolo in At
18,18. Così bisogna prendere atto che i voti di nazireato
venivano ancora fatti dai membri della chiesa anni dopo la
risurrezione di Cristo e dopo il concilio di Gerusalemme. Se
per un cristiano giudeo era lecito il nazireato, era lecito
anche mangiare cibi puri.
6.
{Donato Trovarelli} ▲
■ Argentino
ha scritto:
«Gesù non chiama mai i suoi discepoli figli, ma
fratelli».
■
Rispondo: È falso. Gesù
chiama gli altri come «figli». Gesù ci adotta come
padre. Egli chiamò tante persone con l’appellativo di
figlio.
■ I discepoli,
in ben tre occasioni importanti: «E i discepoli
sbigottirono a queste sue parole. E Gesù da capo replicò
loro: Figli, quant’è malagevole a coloro che si
confidano nelle ricchezze entrare nel regno di Dio!»
(Marco 10,24).
«Se Dio è glorificato in lui, Dio lo glorificherà
anche in se stesso, e presto lo glorificherà. Figli,
è per poco che sono ancora con voi. Voi mi cercherete; e,
come ho detto ai Giudei: “Dove vado io, voi non potete
venire”, così lo dico ora a voi» (Giovanni 13,32-33).
«Allora Gesù disse loro: Figli, avete voi del
pesce? Essi gli risposero: No» (Giovanni 21,5).
■ Tutti i credenti,
santificati dal suo sangue: noi infatti siamo
figli
primogeniti
perché adottati singolarmente da Gesù! «...ma voi
siete venuti... alla chiesa dei primogeniti
che sono scritti nei cieli, e... a Gesù, il mediatore
del nuovo patto, e al sangue dell’aspersione che
parla meglio di quello di Abele» (Ebrei 12,22-24).
In Gesù abbiamo trovato una
famiglia!
«È venuto il Figlio dell’uomo mangiando e bevendo, e
voi dite: Ecco un mangiatore e un beone, un amico dei
pubblicani e dei peccatori! Ma alla sapienza è stata resa
giustizia da tutti i suoi figli» (Luca 7,34 -35).
■ Tutti i figli
della luce
(Gesù ha detto: io sono la
luce del mondo»
Giovanni 8,12; 9,5; 12,35).
«La moltitudine quindi gli rispose: Noi abbiamo
udito dalla legge che il Cristo dimora in eterno: come
dunque dici tu che bisogna che il Figlio dell’uomo sia
innalzato? Chi è questo Figlio dell’uomo? Gesù dunque disse
loro: Ancora per poco la luce è fra voi. Camminate mentre
avete la luce, affinché non vi colgano le tenebre; chi
cammina nelle tenebre non sa dove vada. Mentre avete la
luce, credete nella luce, affinché diventiate figli di
luce. Queste cose disse Gesù, poi se ne andò e si
nascose da loro» (Giovanni 12,34-36).
Si può essere figli della luce, senza avere la
luce per padre?
Gesù è lo stesso DIO che risplende nel nostro cuore: «Perché
l’Iddio che disse: Splenda la luce fra le tenebre,
è quello che risplendette nei nostri cuori affinché noi
facessimo brillare la luce della conoscenza della gloria di
Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo»
(2 Corinzi 4,6).
■ tutti i
figli
d’ubbidienza a Gesù.
«Perciò, avendo cinti i fianchi della vostra mente,
e stando sobri, abbiate piena speranza nella grazia che
vi sarà recata nella rivelazione di Gesù Cristo; e, come
figli d’ubbidienza, non vi conformate alle
concupiscenze del tempo passato quand’eravate nell’ignoranza»
(1 Pietro 1,13-14).
■ Un paralitico:
«Figlio i tuoi peccati ti sono rimessi. Or
alcuni degli scribi erano quivi seduti e così ragionavano in
cuor loro: Perché parla costui in questa maniera? Egli
bestemmia! Chi può rimettere i peccati, se non un solo,
cioè Dio?» (Marco 2,5-7).
«Ed ecco gli portarono un paralitico steso sopra un
letto. E Gesù, veduta la fede loro, disse al paralitico:
Figlio, sta’ di buon animo, i tuoi peccati ti sono
rimessi» (Matteo 9,2; Marco 2,5).
■ Una donna: «E
Gesù, voltatosi e vedutala, disse: Sta’ di buon animo,
figlia; la tua fede t’ha guarita. E da quell’ora la
donna fu guarita» (Matteo 9,22; Luca 8,48).
7.
{Argentino Quintavalle} ▲
Nota redazionale: Prescindiamo qui dal riportare i vari
termini greci e le relative nuance che compaiono
nel NT per differenziare tra i diversi usi (giuridico,
affettivo, ecc.).
È vero che Gesù, a volte, chiamò i suoi discepoli «figli».
Ma cosa voleva dire? Che gli era il Padre? No, il motivo è
un altro! Anche Paolo chiamò i Galati «figli» (Gal 4,19).
Timoteo era il «figlio diletto» di Paolo (1 Cor 4,17; 1 Tm
1,2). Lo stesso dicasi di Tito (Tt 1,4). Anche l’anziano
apostolo Giovanni chiamò i suoi fratelli «figli» (1 Gv 2,1;
3,7.18; 5,21).
Gesù usava la parola «figli» nello stesso senso in cui
fu usata da Paolo e Giovanni, e tutti e tre la usavano
secondo la cultura ebraica dei loro tempi. Il maestro
considerava il proprio discepolo come un figlio, e viceversa
il discepolo considerava il maestro come un padre.
Malgrado le molte privazioni, non c’era niente da
paragonare all’allegrezza di seguire e apprendere da un
grande maestro e far parte della cerchia dei suoi discepoli.
Si sviluppava un rapporto speciale tra maestro e discepolo,
nel quale il maestro diventava come un padre.
Infatti egli era più che un padre e doveva essere onorato
più che il proprio padre, come indica il seguente passo
della Mišnah: «Quando uno si mette alla ricerca di
qualcosa che è stato perso, sia di suo padre che del suo
maestro, la ricerca di ciò che ha perso il maestro ha la
precedenza sopra quella di suo padre perché suo padre lo ha
portato alla vita di questo mondo, mentre il suo maestro,
che gli insegna la sapienza (cioè la Torah), lo porta alla
vita del mondo a venire. Ma se suo padre non è meno studioso
del suo maestro, allora la cosa persa da suo padre ha la
precedenza… Se suo padre e il suo maestro sono schiavi, egli
deve prima riscattare il suo maestro, e dopo il padre, a
meno che il padre è egli stesso uno studioso e quindi deve
riscattare prima suo padre» (Baba Meṣi’a 2,11).
Se sembra sconvolgente che si poteva riscattare il
proprio insegnante prima del proprio padre, è solo perché
non si riesce a comprendere il grande amore e il rispetto
che i discepoli, e la comunità ebraica in generale, avevano
per i loro maestri. Gesù chiamava i suoi discepoli «figli»
perché era il loro rabbino (= maestro; Gv 20,16).
Colgo l’occasione, a scopo di correzione, far notare
che la frase citata da Donato, «ma alla sapienza è stata
fatta giustizia da tutti i suoi figli» (Lc
7,34s), non si riferisce ai «figli» di Gesù quale Padre.
Questo è un errore comune. Chi pensa di poter interpretare
il verso senza conoscere la cultura ebraica commette un atto
di presunzione (o di ignoranza, che è più scusabile) e quasi
sempre sbaglia. Infatti la frase è un idioma ebraico.
La parola «sapienza» ha sempre una connotazione
positiva in italiano, ma in ebraico può anche indicare
«accortezza», «astuzia», o anche «stupidità». Nel contesto
di Lc 7,35, citato sopra, la sapienza è utilizzata in un
senso negativo. Giovanni Battista, che era un asceta, è
stato accusato dai conduttori religiosi di avere un demone.
D’altro lato, Gesù, che non faceva una vita ascetica, è
stato da loro accusato di essere un mangione e un bevitore,
e di avere comunione con i pubblicani e i peccatori. Gesù ha
risposto: «alla sapienza è stata fatta giustizia da
tutti i suoi figli». Egli ha espresso un semplice e chiaro
idioma ebraico: «potete sapere se la sapienza è vera
sapienza, dalla consistenza o dalla inconsistenza dei suoi
argomenti. Se i vostri argomenti sono così inconsistenti e
contraddittori, ciò è una chiara indicazione della vostra
stupidità».
Riguardo le altre obiezioni versettologiche sollevate,
non entro nel merito. Dice un midrash: «Sovrano
dell’universo! Perché fornisci agli eretici un pretesto?»
«Scrivi!» gli rispose Dio: «Chiunque desideri errare,
errerà…». Nella risposta di Dio, «Chiunque desideri errare»,
si capisce che chi sinceramente cerca la verità la vedrà;
chi cerca una scusa per sbagliare, la troverà.
8.
{Nicola Martella} ▲
Il tema riguardava il fatto se sia biblicamente lecito pregare Gesù.
Ma in questo documento ha preso tutto un'altra piega,
mettendo a fuoco specialmente l'identità di Gesù (è lui il «Padre» o è
distinto dal «Padre nostro che sei nei cieli»?) e, di
riflesso, l'identità dei credenti (siamo «figli» di Dio
Padre o di Gesù?). In ogni modo, qualche chiarimento c'è
stato. Se non arrivano altri contributi
specifici al tema proposto. possiamo considerare chiuso
l'argomento.
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► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Dot/T1-Pregare_Gesu_OiG.htm
15-12-2006; Aggiornamento: 05-07-2010
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