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Qui di seguito
discutiamo l’articolo «Dubbi
su brani di escatologia e antropologia», in cui abbiamo parlato dell’anima
quale persona nei brani strutturali della Bibbia. Infatti, se non si
distinguono i brani strutturali e funzionali, non si capirà bene la questione.
Nella sacra Scrittura i brani strutturali sono solo quelli, in cui viene
creato o disgregato l’essere. I brani funzionali sono quelli, in cui sono
descritti gli stati d’animo dell’uomo.
Ecco una
similitudine, che può aiutare a rendere l’idea. L’energia, che attraversa una
lampadina integra, produce attività (luce, calore). Così, fintantoché lo
spirito personale è presente in un corpo integro personale, la loro interazione
si manifesta come un «essere vivente» attivo e reattivo.
Per i dettagli
rimando in Nicola Martella,
Manuale Teologico dell’Antico Testamento (Punto°A°Croce, Roma
2002), ai seguenti articoli: «Anima
[nëfëš]»,
p. 85; «Antropologia 1: specie e genere», pp. 86s; «Antropologia 2: globalità
dell’essere», pp. 87s; «Antropologia 3: componenti principali», pp. 89s;
«Antropologia 4: funzioni principali», pp. 90ss.
Che cosa ne pensate? Quali sono al riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
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I contributi sul tema ▲
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1. {Fortuna Fico} ▲
■
Contributo: Io mi chiedo: se, come si dice,
alla morte del credente l’anima va a Dio, lo spirito che fine fa?
{04-10-2011}
▬
Risposta (Nicola
Martella): Alla morte «la polvere torna alla terra com’era
prima, e lo spirito torna a Dio che l’ha dato» (Ec 12,9). L’anima è,
in senso strutturale (ossia l’uomo viene creato o disgregato alla morte),
la persona, l’essere vivente, che smette di esistere come unità di corpo
personale e spirito personale. L’uomo, ridotto al suo spirito, è
cosciente, ma storicamente inattivo, e lo resterà così fino alla risurrezione
nel luogo trascendentale a lui destinato: Paradiso per i redenti, Ades per gli
empi.
2. {Antonio Capasso} ▲
■
Contributo: La spiegazione di Apocalisse
6,9, secondo questo articolo, presuppone che ci sia il rapimento prima
della grande tribolazione, quindi le anime sono coloro, che sono già
resuscitati. Se invece la chiesa passa per la grande tribolazione il passo di
Apocalisse 6,9 diventa difficile da spiegare, in quanto queste anime, che
gridano a Dio, non sono ancora resuscitate. Ecco che la domanda sorge spontanea:
l’anima è la parte immateriale dell’uomo? Può essere che la Bibbia (in
particolare il NT) usi il termine anima e spirito in modo intercambiabile,
per designare sempre la stessa essenza? {04-10-2011}
▬
Risposta (Nicola Martella): Come alcuni
sanno, ho curato l’edizione di un’opera in due volumi sull’escatologia.
Chiaramente ho dovuto analizzare centinaia e centinaia di brani biblici. Non ho
trovato nel NT nessun brano strutturale (ossia in cui l’uomo viene creato
o disgregato alla morte), in cui l’anima e lo spirito siano intercambiabili.
La problematicità dei pochi brani, che sembrano fare eccezione, dipende spesso
dagli interpreti, che vi proiettano dentro concezioni religiose odierne, non dal
testo stesso. No, in senso strutturale l’anima non «è la parte
immateriale dell’uomo» nell’antropologia biblica dell’AT e NT. L’anima
vivente è l’uomo stesso (Gn 2,7), formata da un corpo personale e uno spirito
personale. Alla morte «l’anima» (o persona) si scinde nei suoi componenti di
base e smette di essere «essere vivente», ossia persona, che può vivere
storicamente in terra. Durante il «periodo intermedio» tra morte e
risurrezione, lo spirito sta in uno dei due luoghi trascendentali (Paradiso,
Ades) in stato di coscienza e d’inattività storica, in attesa della
risurrezione dei corpi. Allora l’essere vivente verrà ricomposto e sarà
nuovamente storicamente attivo.
Quanto ad
Apocalisse 6,9 (e 7,9) rimando a quanto già detto nell’articolo. Gli spiriti
dei morti, non avendo carne né ossa, non hanno una consistenza materiale
visibile e palpabile, né possono quindi reggere una veste; solo un risorto può
farlo (Lc 24,37ss).
3. {Antonio Capasso} ▲
■
Contributo: Non sono dogmatico in merito ma
credo che qualche dato biblico ci sia. Faccio notare è che nel NT l’anima sembra
essere in stretta connessione con lo spirito. Confronta Giovanni 12,27 con
Giovanni 13,21; vedi anche Luca 1,46-47; viene anche detto che si può uccidere
il corpo ma non l’anima Matteo 10,28. Vedi pure Genesi 41,8; Salmo 42,6. Nel NT
Anima e spirito sembrano essere usati per esprimere la stessa essenza
immateriale, diversamente da quello che si evince invece nel VT, dove
l’anima non è altro che l’uomo nella sua interezza spirituale e materiale.
{07-10-2011}
▬
Risposta (Nicola Martella): Gesù era un
ebreo e aveva la cultura e la teologia (quindi anche l’antropologia) del
giudaismo. Egli rifiutò alcuni contenuti degli scribi e farisei, ma non si
contrappose mai alla loro antropologia.
Spesso il
problema d’interpretazione è rappresentato dalla versettologia indebita:
non si analizza un verso nel suo contesto letterario, culturale e teologico, ma
anzi si estrapolano da esso solo delle parole, che poi alcuni svuotano
addirittura del loro significato originario, per riempirle di nuovi significati.
Si fa quindi sempre bene a valutare caso per caso e nel dettaglio. Tuttavia, nei
versi menzionati il problema è specialmente un altro: la distanza dal mondo
culturale e religioso ebraico fa riempire i termini di quella cultura con
altre concettualità, quelle del mondo dei lettori odierni.
Quasi tutti
i brani menzionati sono di tipo funzionale, essendo espressa non una parte
strutturale dell’uomo, ma una funzione del suo animo (cuore, interiore, mente,
ecc.).
■ «Ora è
turbata l’anima mia; e che dirò? Padre, salvami da quest’ora!»
(Gv 12,27). Non è un passo strutturale, ma funzionale, ossia «anima» sta
per «io» o per «interiore» come a volte «cuore». Gesù poteva ben dire: «Ora,
io sono turbato...» (Sal 77,4); oppure: «Ora, il mio cuore
è turbato...» (2 Re 6,11; Lc 24,38; Gv 14,1.27). Si tratta di un ebraismo,
come in molti salmi. La locuzione «anima mia» ricorre in 96 versi dei
Salmi; spesso si tratta di un’ingiunzione a se stessi.
È perlopiù
solo un artificio stilistico, come nel Salmo 146,1s: «Anima mia, loda
l’Eterno. Io loderò l’Eterno…»; di per sé è la stessa cosa detta due volte
in modo differente. Si noti, ad esempio, l’espressione tipicamente ebraica del
dialogo con se stessi: «E dirò all’anima mia: “Anima, tu hai molti
beni riposti per molti anni…”»; nel linguaggio attuale potremmo renderla
così: «E dirò a me stesso: «Pasquale [o altro nome], tu…”». Si confronti
l’auto-ingiunzione: «Benedici, anima mia, l’Eterno; e tutto quello che è
in me…» (Sal 103s), con l’ingiunzione ad altri: «Benedite l’Eterno, voi…»
(vv. 20ss). Nella prima parte (tipico ebraismo) potrebbe starci benissimo: «Io
benedirò l’Eterno» (Sal 16,7; 26,12; 34,1; cfr. 63,4; 145,1).
■ «L’anima
mia è abbattuta in me; perciò io ripenso a te» (Sal 42,6).
«Anima» e «io» sono semplicemente sinonimi (così anche nel v. 2 io verrò,
comparirò; nei vv. 5.11 io lo celebrerò). Si tratta di un ebraismo. Per il resto
si veda il punto precedente.
■ «Gesù
fu turbato nello spirito» (Gv 13,21). Anche qui non è un brano
strutturale, ma funzionale. Mentre «anima» in senso funzionale esprime più
l’aspetto emozionale, il termine «spirito» è perlopiù legato alla mente, spesso
indicata dagli Ebrei col termine «cuore». «Il mio spirito fu turbato
dentro di me, e le visioni della mia mente mi spaventarono» (Dn
7,15).
■ «La
mattina, lo spirito di Faraone fu conturbato» (Gn 41,8). Il termine
«spirito» in ebraico sta per mente, come già detto (Dn 7,15); a volte sta anche
per «umore, atteggiamento» (Es 35,21 spirito rendeva volenterosi; Pr
17,22 cuore allegro, spirito abbattuto; Ec 7,9 irritarti nello spirito). Tale
frase si può semplicemente rendere così: «La mattina, il Faraone era conturbato
(o di pessimo umore)».
■ «E
Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio
mio Salvatore”…» (Lc 1,46s). Anche qui non è un brano
strutturale, ma funzionale. Nel versi 48s lei parla di sé come persona unica,
che viene considerata da Dio e dagli uomini come un individuo (serva, felice).
Qui si tratta letterariamente di un «parallelismo dei membri» sinonimico,
ossia ambedue le parti esprimono la stessa cosa con sfumature differenti; è un
ebraismo che si trova tante volte nella Bibbia (1 Sm 1,15; Gb 7,11; 12,10; Is
26,9). Esprime poeticamente due funzioni dello stesso essere (se si vuole
le emozioni e la riflessione); tuttavia, per ambedue potrebbe starci
semplicemente «io» e non cambierebbe nulla: «Io magnifico il Signore ed esulto
in Dio mio Salvatore»; oppure: «Con tutto me stesso magnifico il Signore ed
esulto in Dio mio Salvatore».
Quindi, tali
brani funzionali non esprimono nulla di nuovo rispetto all’AT. Fanno
parte di un modo di esprimersi di una cultura religiosa.
■ «E non
temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima;
temete piuttosto colui che può far perire e l’anima e il corpo nella
geenna» (Mt 10,28). Questo potrebbe essere
un brano strutturale, poiché qui l’uomo viene disfatto. Chiaramente, se
qui non si pensa all’ebraica, si potrebbe pensare a «corpo» e «anima» come due
componenti dell’essere, ma le cose non stanno così. Qui, Gesù pensò invece
secondo il principio rabbinico «dal minore al maggiore», ossia dalla
parte al tutto; lo stesso principio lo usò riguardo al tempio e all’oro del
tempio (Mt 23,16s), all’altare e all’offerta (vv. 18s). Il principio è il
seguente: il tutto (altare, tempio, cielo) e la parte che contiene (vv. 20ss;
cfr. vv. 23ss i Farisei si fissavano sul particolare e trascuravano la cosa
principale). Quindi, Gesù intendeva affermare quanto segue: «E non temete coloro
che uccidono solo il corpo, ma non possono uccidere l’intera persona;
temete piuttosto colui che può far perire e l’intera persona e il corpo
nella geenna».
4. {Giovanni Sarruso} ▲
■
Contributo: Non conosco l’ebraico, mi
difendo col greco. Orbene resurrezione nei Vangeli è anàstasis,
che dovrebbe letteralmente indicare il fatto che il morto torna su da
sottoterra. Secondo San Paolo a questo punto riceverebbe nuova vita dal
pneuma (diciamo spirito) e non più dalla psyché (diciamo,
anima). Il concetto di un’anima immortale pare sia stato accettato dai
cristiani solo dopo un po’ di tempo in quanto non incompatibile. Secondo te
questa ricostruzione va bene, perché non mi è tutto chiaro dall’articolo, che
hai invitato a leggere. {11-10-2011}
▬
Risposta (Nicola Martella): L’articolo non
affronta la questione della mortalità o immortalità dello spirito; nella
Bibbia «l’anima vivente» identifica in senso strutturale la persone vivente
(Genesi 2,7), che muore e il cui corpo torna alla terra, mentre il suo spirito
va nell’aldilà (i redenti nel Paradiso, gli empi nell’Ades). Poiché l’uomo
muore, non è immortale; neppure ha in sé la garanzia dell’immortalità
riguardo al suo spirito. L’unico immortale è e resta veramente solo Dio
(1 Tm 1,17), poiché solo Lui ha un’energia inesauribile. Come Dio ha creato ogni
cosa, potrebbe teoricamente distruggere ogni cosa. Anche dopo la risurrezione,
l’uomo potrà vivere in perpetuo, solo perché tale vita gli sarà garantita da
Dio e mediata da Cristo (aspetto spirituale) e dall’albero della vita
(aspetto materiale o biologico e fisiologico;
Ap 22,2.14.19).
Qui di seguito
affronto le altre questioni.
■ Il termine
anástasis significa semplicemente l’atto del rialzarsi, intendendo
dalla morte. A resuscitare è il corpo, non lo spirito (1 Cor 15,35.42.44).
■ I termini «pneumatico»
(spirituale) e «psichico», usati in connessione col corpo (così in greco
di 1 Cor 15,44 non «corpo naturale», ma «corpo psichico»), intendono la qualità
del corpo: ora è soggetto alla «psiche» (moti d’animo, carnalità,
concupiscenza), un giorno sarà soggetto al «pneuma» (spirito), ossia alla mente
sottomessa a Dio.
■ Per questo
attualmente si parla di un «uomo psichico» (1 Cor 2,14 così in greco),
descrivendo così colui, che è lontano da Dio e che ha lo «spirito del mondo» (v.
12). A questi è contrapposto «l’uomo spirituale» (v. 15), ossia che ha
ricevuto lo «Spirito, che viene da Dio» (1 Cor 2,12) e possiede la «mente
di Cristo» (v. 16).
■ Nella
risurrezione di Gesù, primogenito di tutti i risorti, fu il suo corpo
storico a ritornare in vita (con tutti i segni del martirio ancora evidenti)
e con esso si ricongiunse il suo spirito personale, per essere nuovamente un
«essere vivente», non solo consapevole di sé (lo spirito lo è anche senza il
corpo), ma anche storicamente attivo.
■ Quindi, alla
risurrezione, non si tratterà di un corpo differente da quello attuale, ma di
una gestione differente del corpo. Il corpo dei risorti non sarà dominato
più dal peccato e dalla concupiscenza, ma dallo spirito (o mente), sottoposto a
Dio. Ogni vero credente, rigenerato dallo Spirito di Dio, realizza questo fin
da ora: «Se qualcuno è in Cristo, egli è una nuova creazione» (2 Cor
5,17; cfr. Gal 6,15). Ciò significa che ogni figlio di Dio impara ad
anticipare nella santificazione ciò, che un giorno saranno le
caratteristiche usuali di ogni risorto.
5. {Pietro Calenzo} ▲
■
Contributo: Carissimo Nicola, shalom. Ti
ringrazio particolarmente per questo studio sull’essere funzionale ed
escatologico dell’umana specie creazionale. In effetti, come certamente sarai a
conoscenza, invale in cospicui settori del mondo evangelico o evangelicale, la
differenzazione tricotomica tra anima, spirito, corpo, e ciò fondandosi
scritturalmente su diversi versi biblici, come quello di Luca 1,47 (da te
citato), della pericope paolina 1 Tessalonicesi 5,23, e quello dell’autore
dell’epistola agli Ebrei 4,12.
Certamente,
avendo letto la tua analisi dettagliata e i commenti esegetici in
risposta ai contributi di altri credenti, le argomentazioni da te riportante
hanno una loro specificità esegetica, storica, morfologica, preziosa e di
grande rilevanza e spessore nello studio della Parola, che è accurato e
probante.
Così,
personalmente ti ringrazio per aver proiettato nuova luce su un argomento, ne
converrai, di non facile assimilazione, dovendosi conoscere generi
letterari e peculiarità morfologiche ante e post il Nuovo Testamento. Ancora
grazie, carissimo Nicola, per i tuoi insegnamenti come dottore del Signore, che
ancora una volta hai espresso per l’edificazione e per il perfezionamento dei
santi (...e aggiungo, mio personale), al fine di crescere in fede e in
conoscenza della eterna Parola di Dio. Egli continui a benedire i tuoi carismi e
la tua persona. Un fraterno abbraccio in Gesù Messia. {12-10-2011}
▬
Risposta (Nicola Martella): Certo, tale «spremuta
di elogi» mi imbarazza. Non nego però che
ciò solleva un po’ il morale, visto che ci sono in giro non poche persone
ingrate e senza creanza, che sono continuamente pronte a riversarmi addosso
l’immondezzaio della loro mente, solo perché hanno un’opinione differente su
questo o su quello. Tali persone, lungi dal confrontarsi con pacatezza nel
merito, preferiscono la via dell’ingiuria e della gogna. Quindi, grazie per
l’incoraggiamento, che serve solo a spronarmi a maggiore impegno.
Non mancherò
di dare una risposta extra su brani come 1 Tessalonicesi 5,23 ed Ebrei
4,12. [►
L’uomo e i suoi componenti basilari]
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L’uomo e i suoi componenti basilari
{Nicola Martella} (A)
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Dot/T1-Dubbi_escatolog_EnB.htm
11-10-2011; Aggiornamento: 14-10-2011 |