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1. ASPETTI VETEROTESTAMENTARI
I termini
In Internet si
trova di tutto su questo controverso tema. C’è chi gli dà un alone di mistero,
chiamandolo «Angelo di Yahweh (di Jahwè, o simili)» o chi cerca una improbabile
italianizzazione con «l’Angelo di Geova». Se si vuole essere precisi, bisogna
parlare tutt’al più dell’«Inviato di Jahwè» o dell’«Inviato
dell’Eterno / del Signore». L’ebraico e il greco non hanno un termine specifico
per «angelo»; il termine ebraico male’ak significa
semplicemente «inviato, messaggero, ambasciatore» ed è usato sia per profeti,
sia per emissari di qualcuno, sia per esseri celesti inviati da Dio. Quindi,
parleremo correttamente dell’«Inviato» di Jahwè, dell’Eterno o del Signore.
Inoltre,
Jahwè non è «Geova», essendo quest’ultimo un termine medioevale nato da un
fraintendimento di qualche teologo cristiano, che non conoscendo a sufficienza
la cultura ebraica e il suo sviluppo nel millennio precedente, ha letto il
cosiddetto tetragramma (JHWH) come «Jehovah» (da cui «Geova»), trascurando il
fatto che a esso erano state aggiunte dai Masoreti (i cultori del sacro testo)
le vocali di ’adônāj «Signore», proprio per ricordare agli
Ebrei che il tetragramma era da leggere così. [►
Geova, Geovizzanti e affini]
Capire le
teofanie dell’AT
Molti di
coloro, che parlano dell’«Inviato del Signore», sono spesso a digiuno del
fenomeno della manifestazioni di Dio nella storia (teofanie) e della loro
valenza teologica, e lo stesso vale specialmente per questa manifestazione
particolare. Essendo a digiuno della teologia dell’AT, essi si servono o della
dogmatica moderna o della indebita versettologia per formulare le loro tesi, che
spesso consistono nella proiezione del NT sull’AT. Le maggiori teofanie
dell’AT vedono, a seconda dei casi, la manifestazione visibile di Dio nel suo
«Inviato» (ha la parvenza di un uomo), in quella invisibile mediante il suo
«spirito» (ossia la sua presenza spirituale) e in quella «coreografica» degli
eventi naturali accompagnatori. Per l’approfondimento si vedano nel libro
di Nicola Martella,
Manuale Teologico dell’Antico Testamento (Punto°A°Croce, Roma
2002), gli articoli: «Inviato di Jahwè [male’ak Jahwè]», pp. 194s;
«Jahwè [jahewëh; JHWH]», pp. 200ss; «Manifestazioni di Dio», pp.
224ss (4. Inviato di Jahwè); «Teofania», pp. 351s.
Alcune questioni
testuali
Seguendo il
procedimento storico-teologico, che dall’esilio babilonese (6° sec. a.C.) in poi
ha portato gli Ebrei a leggere l’antico tetragramma (JHWH = Jahwè) come ’adônāj
«Signore» (nel 3° secolo la Settanta l’ha tradotto in greco come Kyrios
«Signore»), parleremo qui di seguito semplicemente dell’«Inviato del Signore»;
in tal modo intendiamo togliere al tetragramma ogni alone di misticismo e
mistero, che spesso gli viene attribuito. Lo stesso valga per il termine
«inviato».
Alcuni
cominciano bene, affermando che tale «Inviato del Signore» (o come essi
altrimenti lo chiamano) non sia semplicemente un angelo. Viene mostrata
giustamente l’interazione diretta fra tale «Inviato del Signore» e il
Signore stesso, ossia come egli parli o agisca non solo in nome dell’Eterno, ma
come l’Eterno stesso (Gen 22,15s; Es 3,2ss). Viene anche mostrato come Giacobbe
avesse lottato con un «uomo» e non con un angelo (Gen 32,24-30), e come
egli si rese conto che era stata una teofania, avendo visto «Dio faccia a
faccia» (vv. 28ss).
Anche i
genitori di Sansone, sebbene abbiano visto solo un uomo, che credevano un
uomo di Dio (Gdc 13,6.8), ossia un profeta, dopo la particolare
manifestazione, si resero conto di aver visto Dio (v. 22).
In tutte
queste teofanie visibili di Dio, «l’Inviato del Signore» è, per così dire, solo
la punta dell’iceberg visibile del Dio invisibile, il suo ologramma
visibile. Per questo egli agisce in nome del Signore e come Egli stesso,
portando anche tutti i suoi attributi. In cielo non esiste, quindi, un essere
celeste a se stante, distinguibile oggettivamente come persona autonoma, ma
«l’Inviato del Signore» è solo la sua momentanea manifestazione storica,
«ridotta» e visibile nel mondo, per comunicarsi ad alcune persone particolari,
senza mettere la loro vita a rischio.
Ora, tale
«Inviato del Signore» non è un’apparizione evanescente, ma è una presenza reale
dell’Eterno nella storia. Egli viene sperimentato come concreto (cfr. Agar Gen
16,7ss; Abramo Gen 22,11ss), materiale e fisico (Giacobbe ci lottò insieme).
2. RISVOLTI NEOTESTAMENTARI
Nessuno vide mai
Dio?
In contrasto
con le teofanie, alcuni immaginano anche presunte contraddizioni con Giovanni
1,18, dove viene dichiarato che «nessuno vide mai Dio». Qui si dimentica
il resto del verso e il contesto, che afferma che nessuno ha mai visto Dio a tu
per tu, di per sé e nella sua intimità, per poterlo spiegare, ma solo il
Figlio ha queste prerogative, essendo intimo col Padre. Mosè parlò a tu
per tu con Dio, di cui ebbe anche una manifestazione (Nu 12,8), ad esempio nel
pruno ardente (Es 3) e in altre rappresentazioni. Anche altri hanno goduto di
una manifestazione temporanea e «ridotta» di Dio, ma solo il Figlio ha visto il
Padre, essendo a tu per tu con Lui.
Facili e
arbitrarie conclusioni
Qualcuno,
facendo qualche confusione, confonde il particolare «Inviato del Signore» con
altri inviati del Signore. È vero che in Esodo 23,21s Dio affermò: «Sii
guardingo in sua presenza e ubbidisci alla sua voce; non ti ribellare a lui,
perché egli non perdonerà le vostre trasgressioni; poiché il mio nome è in lui.
Ma se ubbidisci fedelmente alla sua voce e fai tutto quello che ti dirò…»;
tuttavia, si trascura un importante dettaglio, ossia che Dio parlò qui solo di
uno dei suoi inviati: «Ecco, io mando un inviato davanti a te
per proteggerti per via, e per introdurti nel luogo che ho preparato» (v.
21); egli lo chiamò pure «il mio inviato» (v. 23).
Basandosi su tale brano e ragionando con un
falso sillogismo, si afferma che tale inviato del Signore poteva perdonare i
peccati (sebbene viene minacciato il contrario: «egli non vi perdonerà
i vostri misfatti»), per poi concludere che, poiché Gesù può perdonare i
peccati (cfr. Mt 9,6; Mc 2,5; Lc 5,20), tale anonimo inviato doveva essere
Cristo prima della sua nascita. Queste sono conclusioni squilibrate, basate su
false premesse. E le cose non migliorano quanto a realismo e verità, quando si
proietta Cristo nell’«Inviato del Signore», evidenziando che anche in Gesù agiva
Dio (Gv 10,38; 14,10s; 17,21) e che Gesù è l’immagine di Dio (Col 1,15); queste
cose sono vere, ma non c’entrano con Esodo 23,21ss, dove si parla di un inviato
anonimo del Signore.
Retroproiezioni
e sviluppo della rivelazione
Senza vere e
concrete prove testuali e teologiche, si ragiona con un falso sillogismo,
traendo facili conclusioni, quando si afferma che «l’Inviato del Signore» (o
come lo chiamano altri) sarebbe una presunta «cristofania» (=
manifestazione di Cristo), avendo egli tutte le caratteristiche di Gesù Cristo,
e deducendo che egli fosse in realtà Gesù stesso all’interno della rivelazione
veterotestamentaria. Quando si chiede a coloro, che affermano tali cose, dove
siano le concrete prove testuali nel NT per tale tesi, citano in genere
brani, che non c’entrano nulla, e non portano nessuna prova concreta al
riguardo. Si tratta, quindi, solo di una romantica costruzione dogmatica e di
una interpretazione deduttiva senza alcuna vera base esegetica e teologica. Si
confonde ciò, che si vorrebbe vedere volentieri nella Scrittura, con ciò, che
veramente c’è; e si pensa che un consenso al riguardo possa rendere più vera
quella, che è solo un’ipotesi speculativa. Per l’approfondimento si veda
in Nicola Martella,
Manuale Teologico dell’Antico Testamento (Punto°A°Croce, Roma
2002), l’articolo: «Cristofania», pp. 126s; si veda qui anche «Interpretazione
deduttiva», p. 193.
La rivelazione
della Deità in tre persone è una verità del NT. Nell’AT dovunque si parla
di Dio, di Jahwè, del Signore, dell’Onnipotente, dell’Altissimo e così via, è
sempre l’intera Deità ad agire, senza distinzioni di persone. «L’Inviato del
Signore» non è una delle persone della Deità, ma la manifestazione visibile
dell’intera Deità. Una proiezione del NT sull’AT snatura la teologia
dell’AT, non fa capire le novità all’interno della rivelazione del nuovo patto e
falsifica la comprensione reale dei testi dell’AT. Il «Logos», il «Dio presso
Dio», che stava a tu per tu col Padre, divenne carne nella storia (Gv 1,1-18) e
fu Lui a spiegarci come il Dio unico e vero è formato in realtà di tre Persone:
Padre, Figlio e Spirito Santo; prima di ciò questa verità non era stata
rivelata, né concepita da qualcuno, né era comprensibile.
In nessun
brano del NT Gesù è stato mai chiamato anghelos (messaggero,
inviato), ma solo apostolos (ambasciatore che rappresenta e fa
autorevolmente le veci di chi lo manda; Eb 3,1); e i verbi, che indicano il suo
mandato, sono derivati da quest’ultima radice (Gv
5,23; 10,36; 1 Gv 4,9.14).
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Chi è l’Inviato del Signore? Parliamone {Nicola Martella} (T)
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Dot/A1-Inviato_del_Sign_OiG.htm
27-12-2011; Aggiornamento:
30-12-2011 |