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1. LE QUESTIONI: Ciao, fratello
Nicola, non so se ricordi, ti ho già scritto tempo fa per il dubbio
sull’eutanasia e il rapporto con la Parola. Questa volta i miei dubbi riguardano
principalmente questo versetto: «Poi vidi dei troni. A quelli che vi si
misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano
stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio...»
(Apocalisse 20,4). Ce n’è anche un altro: «…tu non lascerai l’anima
mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo santo subisca la decomposizione»
(Atti 2,27).
Io, leggendo
dalla Bibbia e facendo un mio studio sulla questione «spirito, anima e corpo»,
ho notato che «corpo» + «spirito» sia uguale ad «anima vivente» (appunto come in
Genesi 2,7). Ho trovato anche dalla versione ebraica e greca che spirito è
ruach nel VT e pneuma nel NT, mentre anima è nephesh e
psyché, rispettivamente nel VT e nel NT. Ricercando, quindi, ho trovato
molti versi a favore della tesi che vuole che lo spirito tornerà a Dio,
mentre il corpo tornerà alla polvere; mentre deduco che l’anima si
spegnerà. Diciamo che potrebbe starci bene un esempio: la lampadina è il
corpo, lo spirito è l’elettricità e l’anima è la luce. Senza elettricità la
lampadina non fa luce.
Però, in
questi due versetti sopracitati compare «psyché» nelle sue varie
declinazioni, mentre mi sarei aspettato comparisse «pneuma». Come spiegare,
quindi, la presenza delle anime nell’Ades? Non dovrebbe esserci lo spirito? Tu
come la vedi? Grazie per il tempo che mi concederai, Dio ti benedica. {Alessio
Guida; 29 settembre 2011}
2. LE RISPOSTE
2.1.
L’ANTROPOLOGIA BIBLICA: Per l’antropologia biblica si vedano in Nicola
Martella,
Manuale Teologico dell’Antico Testamento (Punto°A°Croce, Roma
2002), i seguenti articoli: «Antropologia 1: specie e genere», pp. 86s;
«Antropologia 2: globalità dell’essere», pp. 87s; «Antropologia 3: componenti
principali», pp. 89s; «Antropologia 4: funzioni principali», pp. 90ss.
Nei «brani
strutturali» «anima» è, giustamente, la persona; nei «brani funzionali» è un
aspetto dell’«animo» umano, specialmente legato alle emozioni. Alla morte la
persona si disgrega nei suoi componenti principali (il corpo e lo spirito), che
hanno due destini differenti. Nel «Manuale
Teologico dell’Antico Testamento» consiglio l’approfondimento
dell’articolo: «Anima [nëfëš]», p. 85.
2.2. ATTI
2,27: Un altro aspetto, che bisogna comprendere, è il significato del
termine še’ol, il quale significa di per sé il «luogo
dei morti» nel senso di tomba e, poi, in senso traslato il luogo trascendentale
dei morti. Ora, in Atti 2,27 hades traduce proprio il termine ebraico
še’ol nell’originale del Salmo 16,10:
«Tu non abbandonerai l’anima mia nella še’ol,
ne permetterai che il tuo devoto veda la fossa».
Questa
costruzione letteraria si chiama in ebraico «parallelismo dei membri» di
tipo sinonimico; ossia l’autore afferma due volte la stessa cosa con altre
parole. Allora, si noti che «anima» (ebr. nëfëš), ossia «persona, io, me»
corrisponde a «il tuo devoto»; e la še’ol corrisponde a «fossa».
Davide era malato e voleva essere preservato dalla morte (v. 1). La Settanta
ha reso «fossa» con «decomposizione» (cfr. At 2,27). Nel verso 9 affermò
letteralmente: «Il mio cuore si rallegra e il mio fegato [kabôd] festeggia;
anche la mia carne dimorerà al sicuro»; ossia si sentiva sano come un pesce,
ma temeva probabilmente una delle tanti epidemie, cha a quei tempi distruggevano
improvvisamente molte persone. Nel «Manuale
Teologico dell’Antico Testamento» consiglio l’approfondimento
articolo: «Sce’ôl [še’ôl]», pp. 323-326.
Quindi, Davide
parlava di sé come persona, che temeva di potersi ammalare, di poter morire e
finire nella tomba in una situazione specifica, in cui tale salmo è nato.
Chiaramente Davide non pretendeva di non morire mai. Infatti, anche un altro
Salmista anonimo affermava 100 salmi dopo di essere stato guarito: «Tu hai
liberata l’anima mia dalla morte» (Sal 116,7); così disse anche Davide (Sal
56,13). Tuttavia, tale Salmista era consapevole: «Cosa di gran momento è agli
occhi dell’Eterno la morte dei suoi diletti» (Sal 116,15).
In Atti 2,
Pietro fece un’applicazione cristologica del Salmo 16. Anche lui non parlò di un
luogo metafisico, ma della fossa: «Egli morì e fu sepolto; e la sua tomba…»
(At 2,29). Poi, parlò della «risurrezione di Cristo», confermando che,
come aveva antiveduto Davide, Egli «non sarebbe stato lasciato nell’Ades, e
che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione» (v. 31); poi aggiunse che
«questo Gesù, Dio l’ha risuscitato» (v. 32). Lo scopo di Pietro non era
di parlare di un luogo metafisico, ma del fatto che Gesù era veramente morto e
poi fu risuscitato.
2.3.
APOCALISSE 20,4: Dapprima facciamo una traduzione letterale del brano: «Poi
vidi dei troni, ed essi si sedettero sopra, e il giudizio fu affidato a loro.
E [vidi] le anime di quelli, che erano stati decollati per la testimonianza
di Gesù e per la parola di Dio, e quelli, che non avevano adorata la bestia né
la sua immagine e non avevano preso il marchio sulla loro fronte e sulla loro
mano; ed essi vissero e regnarono con Cristo mille anni. [5] Il rimanente
dei morti non visse prima che fossero compiti i mille anni».
Qui la
spiegazione è semplice. Coloro, che sedevano sopra i troni, erano già
risuscitati precedentemente (rapimento!), essendo arrivati con Cristo e la sua
sposa dal cielo (Ap 19,14); sarebbero da identificare con gli apostoli, a cui
Gesù promise quanto segue: «Io vi dico in verità: Voi, che mi avete seguito,
nella palingenesi [= rinnovamento] — quando il Figlio del l’uomo sederà sul
trono della sua gloria — anche voi sederete su dodici troni e giudicherete le
dodici tribù d’Israele» (Mt 19,28). Dopo l’autore si soffermò su coloro, che
vide risorgere all’inizio del regno millenniale: i martiri della
tribolazione. Egli distingue le «persone» che «vissero»
nuovamente, da una parte, e il «resto dei morti» che «non
visse» ancora, dall’altra. Ciò significa, che coloro, che Giovanni vide,
erano le persone viventi degli ex-martiri. Per cui, tutto sommato, tale brano è
abbastanza semplice da interpretare.
2.4.
APOCALISSE 6,9SS: Un brano ben più difficile è invece Apocalisse 6,9ss,
di cui facciamo dapprima una traduzione letterale: «E quando ebbe aperto il
quinto suggello, io vidi sotto l’altare le anime di quelli, che erano
stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza, che avevano resa. [10]
E gridarono con gran voce, dicendo: “Fino a quando, o santo e verace Sovrano,
non giudichi e non vendichi tu il nostro sangue su quelli, che abitano sopra la
terra?”. [11] E a ciascun di loro fu data una veste bianca; e fu detto loro che
aspettassero ancora un breve tempo, finché fossero completati anche i loro
conservi e loro fratelli, che devono essere uccisi come loro».
L’errore, che
si può fare qui, è probabilmente quello d’interpretare «le anime di
quelli, che erano stati uccisi» come i martiri della tribolazione, quindi di
coloro che dovevano ancora risuscitare all’inizio del Millennio (Ap 20,4). In
tal caso non si potrebbe parlare qui di «anime» (= persone), ma si dovrebbe
parlare di «spiriti». Ricordiamo che la gran tribolazione (secondi 3 ½
anni) sarà il crogiolo, mediante il quale il resto fedele d’Israele sarà
affinato; la chiesa sarà rapita già prima all’inizio o durante la prima fase
della tribolazione (primi 3 ½ anni) In effetti, in Apocalisse 6 si tratta con
molta probabilità dei martiri di tutta la storia della chiesa, i quali
erano già stati risuscitati col rapimento. Nella visione di Giovanni essi erano
impazienti che si compisse il giudizio di Dio sugli empi. A loro fu detto di
pazientarsi ancora, perché durante il periodo della gran tribolazione si
sarebbero aggiunti come martiri i «loro conservi e loro fratelli» ancora
viventi (v. 11).
Per essere
rivestiti con una particolare «veste bianca» (v. 11), dovevano
possedere quindi un corpo, che fosse in grado di sostenerla. Infatti, come disse
Gesù stesso ai discepoli: «Palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha
carne e ossa, come vedete che ho io» (Lc 24,39).
Una nota al margine: in tutta
l’Apocalisse non si parla mai di «spirito /i» in senso antropologico,
fatta eccezione di Apocalisse 22,16, dove di parla in modo sibillino dell’«Iddio
degli spiriti dei profeti». Al contrario si parla quattro volte di «anima
/e», tre volte nel senso strutturale di persone (Ap 6,9 anime dei
martiri della storia; 18,13 «i corpi [= schiavi destinati a lavori
manuali] e le anime d’uomini [= persone vendute come schiavi]» [cfr. Ez
27,13]; 20,4 anime dei martiri della «tribolazione») e una volta in senso
funzionale per il desiderio (Ap 18,14 «frutti, che l’anima tua
appetiva»).
2.5.
EXCURSUS: IL RAPIMENTO: Indirettamente abbiamo mostrato pure che il
rapimento è da distinguere dalla risurrezione dei martiri all’inizio del
regno. Se all’inizio del regno, Giovanni vide che risuscitarono solo i martiri
della tribolazione, quando erano mai risuscitati tutti gli altri credenti:
quelli da Adamo a Mosè, quelli dell’antico e quelli del nuovo patto? Sarebbe
stato veramente incredibile presupporre per lui che Cristo cominciasse a regnare
durante il Millennio solo con loro! Dalla prospettiva del regno messianico,
quando erano mai risuscitati i credenti antecedenti alla gran tribolazione,
visto che componevano la «sposa», erano uniti all’Agnello mediante le
«nozze» celesti e tornarono con Lui in terra quale suo esercito?
Il rapimento
nella visione di Giovanni è simboleggiato dal suo stesso rapimento all’inizio
della sua visione (Ap 1,10; 4,2). Dopo i primi tre capitoli, se si prescinde
dall’invocazione dello Spirito e della sposa alla fine del libro (Ap 22,17; cfr.
21,9), nell’Apocalisse non si parla più della chiesa in terra, ma solo
d’Israele e di ciò che soffrirà durante la grande tribolazione per mano del
dittatore finale. La grande e innumerevole folla, che egli vide in
cielo (Ap 7,9), era quindi quella dei risorti durante il rapimento.
Anch’essi erano «vestiti di vesti bianche» e stavano «in piè
davanti al trono e davanti all’Agnello» con le «palme in mano», ossia
pronti ad acclamare Dio e l’Agnello (v. 10; cfr. Ap 5,9ss; cfr. come durante
l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme; Gv 12,12ss). Come abbiamo visto, gli
spiriti umani non hanno carne e ossa, quindi non portano vesti.
Per
l’approfondimento si vedano in Nicola Martella (a cura di), Escatologia
biblica essenziale.
Escatologia 1 (Punto°A°Croce, Roma 2007), i seguenti articoli:
«La risurrezione», pp. 220ss;
«Il rapimento dei
redenti», pp. 224ss; «I redenti in cielo», pp. 234ss; «Il regno messianico», pp.
273ss; «Quando risorgeranno i santi dell’AT?», pp. 302ss.
►
Dubbi su brani di escatologia e antropologia? Parliamone
{Nicola Martella} (T)
►
L’uomo e i suoi componenti basilari
{Nicola Martella} (A)
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Dot/A1-Dubbi_escatolog_Esc.htm
03-10-2011; Aggiornamento: 14-10-2011 |