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Un lettore ci ha presentato le seguenti questioni.
Caro Nicola, Ti
scrivo per chiedere un tuo aiuto. In una discussione circa la scuola, un
fratello, che ha frequentato le elementari in Belgio, mi scrisse di come fossero
state per lui formative. Con il mio solito pungiglione gli scrissi: «Sarà per
ciò che il Belgio sta per dividersi?».
La sua risposta mi ha lasciato senza
parole: «Il Belgio è sempre stato diviso e ti spiego il
perché: “Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché
abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro
assegnate, e i confini della loro abitazione” (Atti 17,26).
Dio è
colui, che distingue e separa; Satana è colui, che mischia il vero con il
falso, i popoli e le razze fra loro per creare confusione e tensioni e trova
terreno fertile nell’uomo peccatore. Le migrazioni di massa sono dovute
alle ingiustizie e agli squilibri economici e sono difficilmente gestibili.
Altra cosa sono gli spostamenti individuali per motivi commerciali e
culturali e di conseguenza i doveri dell’ospitalità sono non solo possibili ma
doverosi».
Mi dai delle spiegazioni in merito?
Grazie… {Sandro Bertone; 01-03-2011}
Ad aspetti rilevanti di tali questioni rispondiamo qui di seguito. |
Entriamo in tema
È sempre
difficile inserirsi nel flusso del discorso altrui, ricevendo solo
un’istantanea. E questo tanto più che non si conosce la controparte e che cosa
pensa veramente. Quando a un quadro manca la cornice giusta, si può prestare a
varie interpretazioni. Mi limiterò alle cose evidenti e che ho compreso.
Bisogna
guardarsi dallo strumentalizzare la Parola di Dio per questioni politiche
attuali, dando sempre la responsabilità (colpa, meriti) a Dio per ciò, che è
accaduto o potrebbe accadere. Così fecero i dittatori di tutti i tempi,
appellandosi all’esplicita volontà di Dio, così potrebbero fare i secessionisti
nostrani. In tutto ciò c’è una grande dose di fatalismo ideologico. Anche il
nazismo, che era anticristiano e antisemita, si fregiava con un «Gott mit
uns» (Dio con noi), incantando incauti cristiani.
Atti 17,16 nel
suo contesto
Tale testo di
Atti 17,16 è da leggere nel suo contesto, ossia all’interno dell’intero
discorso di Paolo; lo scopo non era quello di fissare una dottrina politica
su basi teologiche, ma di condurre le persone a Cristo, mostrando un Dio
clemente, paziente e provvidente. Paolo parlò degli inizi dell’umanità,
quando Dio da «uno» trasse le nazioni perché si spandessero in tutto il mondo;
la Torre di Babele mostrò il tentativo contrario. Fu allora che Dio agì in modo
coercitivo, disperdendo i popoli e determinando per loro i confini... ma
anche che lo cercassero (v. 18). A quel tempo il Belgio non esisteva
neppure come ricordo, figuriamoci come terra abitata e dai confini definiti. I
confini di popoli, nazioni e regni non sono mai stati stabili nella
storia, a causa di epidemie, invasioni e conquiste. Città come Hattuša (Hatti), Babilonia
e Ninive divennero grandi nazioni, poi furono sostituite da altre: Persia,
Greci, Romani... Sugli stessi territori si susseguirono imperi diversi a
geografia variabile. A volte regni e imperi furono limitati proprio dalla
geografia fisica e da limiti naturali (catene montuose, grandi fiumi,
estesi deserti, ecc.).
Ciò che Paolo
affermò in Atene, Mosè lo aveva insegnato già allora per la contingenza
storica del suo tempo, indicando un tempo antecedente oramai passato: «Quando
l’Altissimo diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figli degli
uomini, egli fissò i confini dei popoli secondo il numero dei figli d’Israele»
(Dt 32,8). Quando ciò avvenne, ce lo dice egli stesso nella Genesi: «E a Eber
nacquero due figli; il nome dell’uno fu Peleg, perché ai suoi giorni la terra
fu spartita» (Gn 10,25). Qui si tratta probabilmente del tempo, in cui
la Pangea (il mega-continente primordiale) fu percorso da fratture tettoniche e
si ebbe l’inizio della deriva dei continenti.
La logica del
nuovo patto
Si fa bene a
non strumentalizzare la Parola di Dio in senso ideologico. Ciò non ha mai
portato bene al cristianesimo. I figli di Dio non devono associarsi alle
spinte politiche secessionistiche di certi gruppi etnici o politici, né
fornire loro sedicenti basi teologiche, poiché così si renderebbero colpevoli
dei peccati altrui. Per loro vale questo principio tratto dalla legge del
Messia: «Beati quelli che s’adoperano alla pace, perché essi saranno
chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). Inoltre, il Signore ha dato il «grande
mandato missionario» per andare in tutto il mondo (Mt 28,18ss), quanto più i
cristiani dovrebbero usare le opportunità e le occasioni per l’Evangelo, quando
il mondo viene a casa nostra; tanto più che tali persone, una volta convertite,
saranno i migliori missionari, sia che restano qui, sia che tornino nella loro
patria.
Dio è colui che
distingue e separa?
A volte sì.
Abbiamo visto che Dio lo ha fatto in Babele, che mirava alla supremazia. Egli lo
ha fatto con Israele, sebbene fosse un popolo unico, a causa delle colpe di
Salomone. Altre volte ha unito, ad esempio al tempo di Davide ha unito
sotto di lui l’intera nazione; al tempo di Zerubabele, Ebrei di pressoché tutte
le tribù tornarono in patria per ricostruire insieme la propria terra.
Nel nuovo
patto è presentato un Dio che riconcilia in Cristo. «Ricordatevi che
un tempo voi, Gentili di nascita, chiamati i
non circoncisi da quelli che si
dicono i circoncisi, perché tali
sono nella carne per mano d’uomo, voi, dico, ricordatevi che in quel tempo
eravate senza Cristo, esclusi
dalla cittadinanza d’Israele ed estranei
ai patti della promessa, non avendo speranza, ed essendo senza Dio nel mondo. Ma
ora, in Cristo Gesù, voi che già eravate
lontani, siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo.
Poiché è lui ch’è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo
e ha abbattuto il muro di separazione con l’abolire nella sua
carne la causa dell’inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di
precetti, alfine di creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo, facendo
la pace; e alfine di riconciliarli ambedue in un corpo unico con Dio,
mediante la sua croce, sulla quale fece
morire l’inimicizia loro» (Ef 2,11-16; cfr. vv. 19ss).
Come si vede
nel nuovo patto il metodo di Dio è unire tutto sotto Cristo. A ciò si
aggiunga il piano di Dio di unire in Cristo tutto ciò che sta in cielo e in
terra, ora incompatibile (Col 1,20). In Lui già comincia la nuova creazione (2
Cor 5,17) e il ministero cristiano è proprio quello della riconciliazione
con Dio in Cristo (vv. 18ss).
Perciò, invece
di avventurarsi in singolari e spericolate analisi sociopolitiche, usando
ideologicamente la Bibbia al riguardo, si fa bene a riconoscere la signoria di
Cristo su ogni cosa, visto che «Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha
dato il nome che è al di sopra d’ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi
ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra, e ogni lingua
confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre» (cfr. Is
45,23; Rm 14,11).
Aspetti
conclusivi
Che Dio
agisca nella storia, è fuori dubbio, specialmente quando la malvagità di un
popolo è arrivata al colmo (Gn 15,16; Lv 18,27ss; Gr 34,18ss). È comunque da
disavveduti pensare di poter trovare nei fatti contingenti una logica
comprensibile a noi esseri umani (Ec 3,11). L’azione di Dio nella storia
non è sondabile dalla mente umana e rimane un mistero, di cui si può
intendere soltanto ciò che Lui ha rivelato, che è solo la punta dell’iceberg.
Dio nasconde (Pr 25,2) e si sottrae alle analisi umane (Is 45,15). Nessuno
può pretendere da Lui una risposta ai propri quesiti teologici, storici e
sociopolitici (Gb 9,12; Is 45,9; Dn 4,35). Nessuno si può fare suo interprete,
se Dio non l’ha chiaramente rivelato nella sua Parola. Si fa quindi bene
a non strumentalizzare la sacra Scrittura.
È superfluo
dire che la cura a ogni tipo di confusione dottrinale e morale debba
partire da una rigorosa esegesi contestuale (cfr. 1 Cor 4,6; 2 Tm 2,15).
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Dot/A1-Dio_sociopolitici_Ori.htm
10-03-2011; Aggiornamento:
11-03-2011 |