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Emilio Spedicato,
professore dell’università di Bergamo e misteriosofo, prende qui posizione
riguardo all’articolo «Deità,
pluralità e unità:
Risposta a un Testimone di Geova». Il seguente contributo avrebbe potuto
trovare posto all’interno del tema di discussione «Deità,
pluralità e unità? Parliamone», ma a causa della sua
problematicità, abbiamo preferito trattarlo
particolarmente e metterlo extra.
La sottile tesi che egli cerca di suggerire è che Gesù fosse sì assolutamente speciale,
ma semplicemente nel senso che era soltanto il primo degli «dèi», visto che tutti gli uomini sarebbero
potenzialmente degli dèi. È la tipica tesi della spiritualità esoterica basata
sul panteismo.
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1. Le tesi
{Emilio Spedicato}
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La Bibbia dei
Testimoni di Geova è così diversa da quella di Gerusalemme o dalla Settanta
(quando mai si discuteranno queste essenziali differenze, dove la Settanta
per quanto risulta a me — e lo stesso diceva Agostino rispetto alle altre a lui
note — è certamente più accurata; perché si dimentica che Manasse sterminò i
grandi sacerdoti della tribù di Giuda e quindi...).
Ora, nel
Vangelo:
— Prima che
Abramo fosse, io sono
— Questo è il
mio figlio diletto (o prediletto?)
— Dii estis
[«siete dèi», N.d.R.]
— Il Padre è
più di me
— Ci sono cose
che il Padre conosce e io no.
Ergo, nessun dubbio
che Gesù sia assolutamente speciale, ma visto che dèi siamo anche noi,
potenzialmente, perché non vederlo come il primo degli «dèi»? Che era l’opinione
di Ario? E quella di Newton che dopo essersi letto il corpus della patristica
concluse che Atanasio aveva falsificato i documenti dei padri?
Finché
qualcuno non spiegherà in termini comprensibili cosa sia consustanzialità, ben
difficile credere a un dogma imposto da Atanasio, che sarebbe caduto se Ario non
fosse stato ucciso, e che invoca la terza entità dello Spirito Santo, che
procede dal Padre e filioque [«e Figlio», N.d.R.] ... e qui Odifreddi,
con cui sono ben poco in accordo, nota che in un recente documento di Ratzinger
il filioque è scomparso, e con questo la prima causa di divisione con gli
ortodossi.
Nessun fisico
capisce la fisica quantistica, lo ha scritto Feynman, dovremmo capire i segreti
di Dio?
E intanto
Gesù
è stato sostituito dalla Madonna e soprattutto da Padre Pio. Basta andare a un
cimitero e vedere le immagini sacre. {06-10-2008}
2. Osservazioni e obiezioni
{Nicola Martella}
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Chi sia il lettore,
amante di misteriosofia e simili, lo abbiamo mostrato altrove:
►
Emilio Spedicato, matematico e misteriosofo.
Questo suo contributo non poteva essere quindi diverso. Da una parte bisogna
apprezzare la disponibilità al dialogo di questo professore dell’università di
Bergamo; dall’altra parte, è tipico il suo tipo di ragionamento: un
approccio filosofico alla questione; associare insieme elementi biblici che non
hanno direttamente a che fare col tema (Settanta, padri della chiesa);
versettologia indebita e imprecisione teologica; e così via. Il fine è
duplice: creare dubbi riguardo alla Scrittura (e alle sue palesi dottrine);
accreditare il pensiero esoterico.
Ricordo che in
questo sito ci interessa soprattutto una esegesi contestuale e non un
pressapochismo teologico usato per fini altri. In ogni modo, cercherò di
rispondere nel merito, sebbene ciò faccia distrarre dal tema, a cui comunque ho
risposto sopra.
■ Dire ch la
Settanta, ossia la traduzione greca dell’AT, sia «certamente più
accurata», è come affermare che la «(Divina) Commedia» di Dante sia migliore
nella traduzione francese che nell’originale fiorentino! Chiamare in soccorso
Agostino non è certo il massimo, visto che non era un traduttore né un vero
esegeta; certo sarebbe stato meglio riferirsi a Girolamo, che conosceva le
lingue bibliche e la Bibbia l’ha tradusse.
■ Nelle
reminiscenze dei versi tratti dagli Evangeli, il fine del lettore è di
accreditare l’idea gnostica o esoterica (amata dalla massoneria), secondo
questa loro massima «tutto è Dio e Dio è tutto» (panteismo, animismo), l’uomo
sarebbe «Dio» e Gesù Cristo sarebbe solo un eccellente esempio di ciò, ossia di
quello che tutti diventeranno (universalismo spiritualista esoterico). Il fine
dello spiritualismo gnostico ed esoterico è infatti la divinizzazione dell’uomo.
Per questo per loro l’incarnazione del Logos (Dio presso Dio) e la morte in
croce del Dio-Uomo Gesù è una «pazzia», ossia una dottrina da rifiutare e
combattere. Già l’apostolo Paolo si confrontò con la filosofia
ellenistica e con le dottrine gnostiche, combattendole. Non a caso egli affrontò
tali questioni proprio riguardo ai Corinzi, nella cui chiesa s’erano infiltrati
Giudei gnostici, che cercarono d’accreditarvi uno spiritualismo di stampo
esoterico. Egli affermò perciò: «La parola della
croce è pazzia per quelli che
periscono… i Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi
predichiamo Cristo crocifisso, che
per i Giudei è scandalo, e per i Gentili,
pazzia» (1 Cor 1,18.22s). E similmente affermò al riguardo
all’accesso alla realtà da parte di coloro che si basano solo sulla loro psiche,
ossia sul loro raziocinio: «Ora un uomo
psichico non riceve ciò che
è dello Spirito di Dio, perché gli è
pazzia; e non lo può riconoscere,
perché lo si distingue spiritualmente» (1 Cor 2,14; 3,19 «la sapienza di
questo mondo è pazzia presso Dio»).
■ Tali
versi citati dal lettore affermano quanto segue in realtà. Gesù esisteva
ancor prima d’Abramo (Gv 8,58); per i Giudei ciò era un’affermazione palese di
farsi come Dio, talché presero delle pietre per tirargliele (v. 59). Infatti
successivamente gli dissero: «Non ti lapidiamo per una buona opera, ma per
bestemmia; e perché tu, che sei uomo, ti
fai Dio» (Gv 10,33).
La citazione
di Gesù «Voi siete dèi» (vv. 34ss), segue a quest’ultima, ma nel
giudaismo non intendeva ciò che afferma lo gnosticismo e la spiritualità
esoterica. [vedi sotto]
Quando,
durante il battesimo di Gesù, Dio Padre affermò di lui: «Questo è il mio
diletto Figliuolo nel quale mi sono compiaciuto» (Mt 3,17), Egli lo
accreditò come Messia-Re, quindi come sua autorità in Israele. Similmente lo
fece durante la trasfigurazione (Mt 17,5). Pietro ne diede testimonianza così: «Siamo
stati testimoni oculari della sua maestà.
Poiché egli ricevette da Dio Padre onore e
gloria quando giunse a lui quella voce dalla magnifica gloria…» (2 Pt
1,16s).
Gesù disse
cose come «il Padre è maggiore di me» (Gv 14,28 per questo intendeva
ascendere a Lui) o «quant’è a quel giorno e a quell’ora nessuno li sa…
neppure il Figlio, ma solo il Padre» (Mt 24,36 tempo della fine; cfr. At
1,7). Ciò era dovuto al fatto che il Logos (Dio presso Dio), facendosi carne (Gv
1,1ss.14), da Creatore divenne anche creatura: «Essendo in forma di Dio non
riputò rapina l’essere uguale a Dio, ma annichilì se stesso, prendendo forma di
servo e divenendo simile agli uomini» (Fil 2,6s). Gesù menzionò in preghiera
al Padre «la gloria che avevo presso di te avanti che il mondo fosse» (Gv
17,5). L’incarnazione del Logos portò tale mutamento di rapporti all’interno
alla Deità.
■ «Voi
siete dèi» (Gv 10,34ss). I Giudei volevano lapidare Gesù, ritenendo che
egli avesse bestemmiato, e lo accusavano così: «Tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Gesù per sottrarsi a tale supplizio, argomentò con la sacra Scrittura il suo
essere Figlio di Dio: «Non è egli scritto nella vostra legge: “Io ho detto:
Voi siete dèi?”. Se chiama dèi coloro ai quali la parola di Dio è stata diretta
(e la Scrittura non può essere annullata), come mai dite voi a colui che il
Padre ha santificato e mandato nel mondo, che bestemmia, perché ho detto: “Sono
Figlio di Dio?”» (vv. 35s). Chiaramente Gesù non stava andando di là dal
monoteismo e non prospettava un politeismo diffuso di tutti gli uomini.
Altrimenti non poteva opporre alla tentazione di Satana questa parola
autorevole: «Va’, Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a
lui solo rendi il culto» (Mt 4,10). Neppure Paolo avrebbe mai potuto
affermare con biasimo che gli uomini «hanno mutato la verità di Dio in
menzogna, e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è
benedetto in eterno» (Rm 1,25).
Per capire che
cosa Gesù intendeva, bisogna andare all’ebraico, in cui ’ëlôach
(sg.) ed ’ëlohîm (pl.), termini comunemente tradotti con
«Dio», intendevano «tremendo», parola usata per esprimere l’autorità di una
persona su un’altra, specialmente di Dio sugli uomini; il plurale ’ëlohîm
con verbi al singolare indicava l’eccellenza di Dio come autorità. L’originale
sta nel Salmo 82 che all’inizio recita come segue in ebraico: «’ëlohîm
sta nella radunanza di ’el [= potente]; egli giudica in mezzo agli ’ëlohîm».
Che in questo verso Asaf non parlasse del politeismo, risulta da ciò che segue.
Tali ’ëlohîm erano in Israele le autorità civili e in
particolari i giudici; infatti il salmo prosegue così: «Fino a quando
giudicherete ingiustamente, e avrete riguardo alle persone degli empi? Fate
ragione al misero e all’orfano, rendete giustizia all’afflitto e al povero!
Liberate il misero ed il bisognoso, salvatelo dalla mano degli empi!» (vv.
2ss). Poi Dio arriva a caratterizzare tali autorità come segue: «Io ho detto:
“Voi siete ’ëlohîm, siete tutti figli di `ëljôn [= Altissimo]”»
(v. 6). Questo era l’onore e l’onere delle autorità: un’alta carica piena di
dignità e di responsabilità. Infatti, Dio dopo aver mostrato i limiti di tali
’ëlohîm terrestri («Nondimeno morrete come gli altri uomini, e
cadrete come qualunque altro dei principi»; v. 7), il salmista fa questa
invocazione a Dio: «Lèvati, o ’ëlohîm, giudica la terra, poiché
tutte le nazioni hanno da essere la tua eredità» (v. 8).
Per chi viveva
in Israele e conosceva la lingua ebraico, egli intendeva tale uso particolare di
’ëlohîm, trovandosi esso fin dalla Legge mosaica. Quando Dio
mandò Mosè dal Faraone, egli rappresentava da parte di Dio l’autorità sul
Faraone e su Aaronne, suo portavoce (ebr. «bocca»). Infatti è scritto: «Tu
gli parlerai [= ad Aaronne], e gli metterai le parole in bocca; io sarò con la
tua bocca e con la bocca sua, e v’insegnerò quello che dovrete fare. Egli
parlerà per te al popolo; e così ti servirà di bocca, e tu sarai
per lui come
’ëlohîm» (Es
4,15s). E ancora: «Vedi, io ti ho stabilito
come
’ëlohîm
per Faraone, e Aaronne
tuo fratello sarà il tuo profeta [= portavoce]. Tu dirai tutto quello che
t’ordinerò, e Aaronne tuo fratello parlerà a Faraone…» (Es 7,1s). [Per
l’approfondimento si veda Nicola Martella, «Tremendo»,
Manuale Teologico dell’Antico Testamento
(Punto°A°Croce, Roma 2002), pp. 365ss.]
Il termine
’ëlohîm esprimeva quindi il rapporto di autorità su qualcuno. Nel
Salmo 82 gli ’ëlohîm erano i giudici in Israele. Gesù si
appoggiò a questo particolare filone culturale e linguistico d’Israele per
aiutare gli Ebrei del suo tempo a capire il suo particolare status di
«Figlio di Dio». L’argomentazione era questa: se Dio ha chiamato ’ëlohîm
già i figli degli uomini in Israele, «come mai dite voi a colui che il Padre
ha santificato e mandato nel mondo, che bestemmia, perché ho detto: “Sono Figlio
di Dio?”» (Gv 10,36). Ciò non aveva nulla a che fare con una divinità
diffusa di tutti gli Israeliti né con un politeismo, ma era un ragionamento per
far capire la propria natura di «Figlio di Dio».
■ Voler quindi
vedere Gesù solo come «assolutamente speciale» o soltanto «come il primo
degli “dèi”», come fa il misteriosofo Emilio Spedicato, è un’idea malsana ed
estranea alla concezione biblica. Gesù era il Dio fatto carne (Gv 1,1ss.14) e
come tale non aveva (e non ha) paragoni. Se tutti sono «dèi», perché Paolo
affermava che «nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla
terra e sotto la terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore,
alla gloria di Dio Padre»? (Fil 2,10s); questa era solo una prerogativa di
Dio: «Ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ogni lingua mi presterà
giuramento» (Is 45,23; Rm 14,11; Ef 3,14). Perché ciò accadrà alla fine dei
tempi solo per Dio e l’Agnello? Biblicamente parlando ciò sarebbe un controsenso
se tutti sono «dèi»!
■
Interessandoci principalmente l’esegesi contestuale della sacra Scrittura, ci
importa solo secondariamente ciò che affermarono uomini e teologi come
Ario, Atanasio o Newton, o ciò che affermano oggigiorno Ratzinger od Odifreddi.
Quanto ai «segreti
di Dio», possiamo affermare che il «mistero di Cristo» è stato svelato nel
NT (Ef 3,4; Col 4,3). Questo ci basta per ora, in vista del compimento di tutte
le cose, per discernere ora il bene dal male e la verità dalla menzogna.
Che Gesù sia
«stato sostituito dalla Madonna e soprattutto da Padre Pio», è vero; è
vero anche l’uso di ciò nelle immagini sacre nei cimiteri e sui manifesti
funebri. Riteniamo uno scandalo tutto ciò che pretende di sostituire Gesù
Cristo, come pure l’uso di immagini sacre di qualunque tipo, essendo ciò pura
idolatria, che Dio punirà col giudizio e con l’esclusione dal regno di Dio (1
Cor 6,9; Ap 21,8).
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Per l'approfondimento della dottrina
occulto-esoterica di Gesù e per quella biblica si veda in
Nicola Martella, «La dottrina occulta e
la Bibbia»,
La lieve danza delle tenebre
(Veritas, Roma 1992), pp. 389-417 (particolarmente pp. 393-396 III. Gesù
Cristo). Per l'approfondimento dell'esoterismo si vedano vari articoli
in Nicola Martella, Dizionario
delle medicine alternative,
Malattia e guarigione 2
(Punto°A°Croce, Roma 2003):
«Esoterismo: natura e sviluppi», pp. 148-155; «Esoterismo
e guarigione», pp. 155ss;
«Esoterismo e Bibbia», pp. 157-164; «Medicina
olistica 3: medicina esoterica»,
pp. 321-324. |
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URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/_Dot/A1-Cristo_BB_esoter_MeG.htm
09-10-2008;
Aggiornamento:
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