Qui di seguito discutiamo
l’articolo di Tonino Mele dal titolo «Le ondate dello Spirito tra differenze e affinità:
Esiste un rapporto di causalità tra pentecostali e carismatici?».
Si premette che gli interventi siano preceduti dalla lettura dello
stesso e vadano nel merito delle questioni. Ringrazio, oltre che Tonino
Mele, anche Pietro Calenzo, per le sue analisi storiche, e Michele Altieri, per le sue analisi sociologiche e fenomenologiche del variegato
«arcipelago» del pentecostalismo, vecchio e nuovo. Giovanni Napolitano,
sentendosi stimolato dalle riflessioni di quest'ultimo, ha ben contribuito
nel merito. Per me sono stati un grande arricchimento.
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni? Partecipate alla discussione inviando
i vostri contributi al Webmaster (E-mail) Attenzione! Non si
accettano contributi anonimi o con nickname, ma solo quelli firmati con nome e cognome! In casi particolari e delicati il gestore del sito può dare uno pseudonimo, se richiesto. I contributi sul tema ▲ (I contributi rispecchiano le opinioni
personali degli autori. I contributi attivi hanno uno
sfondo bianco) Clicca sul lemma
desiderato per raggiungere la rubrica sottostante 1. {Francesco D’addato} ▲
Fratello Nicola, pace. Tu parli molto elaborato, io non ho
la cultura che hai tu, devo prendere il dizionario e
fermarmi un po’ per capirti. Ma da quando ho capito
(forse?) [mi viene da chiederti]: Tu credi allo
Spirito Santo? Hai doni? [Credi] alla guarigione divina??
[Credi] al rapimento? Se devi darmi la risposta, parlami
in modo semplice, cosi ci capiamo. Ok, fratello? Ti saluto
nel Signore, in attesa di risposta… {22 gennaio 2010}
2. {Pietro Cruccas} ▲
Secondo me, il gestore di «Fede Controcorrente» sta facendo
un ragionamento serio. C’è l’esigenza d’essere coerenti con
il Nuovo Testamento. Avere il dono dello studio è di
primaria importanza. {22 gennaio 2010}
3. {Nicola Martella} ▲
Rispondo a Francesco D’addato: Ti faccio presente che
l’articolo è stato scritto da
Tonino Mele. È quindi giusto che ti rivolgi a lui —
chiaramente soltanto dopo che avrai letto l’intero articolo
in rete. Le tue domande non hanno direttamente a che fare
col tema presente, nonostante ciò rispondo brevemente:
■ Spirito Santo: Certo che ci credo.
Ciò che credo, si trova qui: «Il
credo biblico».
L’approfondimento si trova qui: «Le
dottrine bibliche». Per un maggiore approfondimento
delle singole questioni, si veda nella mia opera «Elementi
della fede: Dottrine
fondamentali della fede cristiana».
■ Carismi: Certo che ce li ho, cioè solo quelli
che lo Spirito Santo mi ha elargito (come avrei potuto
insegnare più di 20 anni in una scuola biblica, senza avere
i «doni»?). Lo Spirito Santo li distribuisce come vuole, e
non tutti ricevono gli stessi carismi. O cosa intendi per
«doni»?
Spesso chi pone tale domanda,
intende particolari carismi. Paolo stesso, dopo aver
elencato le funzioni ministeriali (1 Cor 12,28; la
glossolalia è all’ultimo posto!), chiede: «Sono essi
tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti insegnanti? Hanno tutti
delle forze? Hanno tutti doni delle guarigioni? Parlano
tutti in lingue? Traducono tutti?» (vv. 29s). Visto che
le domande erano retoriche, si aspettava saltando una serie
di no. Secondo tale logica apostolica, non avendo tutti il
dono della glossolalia (fanalino di coda!), esso non può
essere segno del cosiddetto «battesimo di Spirito».
■ Guarigione divina: Certo che ci credo, visto
che Dio è sovrano; credo, però, molto più al Dio vivente che
nel suo arbitrio decide chi, come e quando guarire. Gesù
insegnò a pregare: «Sia
fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel
cielo» (Mt 6,10); Egli stesso pregò così il Padre (Mt
26,42; Lc 22,42). A Paolo rispose: «La mia grazia ti
basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella
debolezza» (2 Cor 12,9). Ciò significa che Dio o ci
libera dal problema o nel problema (ossia ci dà la forza di
sopportarlo con vigore). Il metodo scritturale è chiamare i
propri conduttori di chiesa (Gcm 5); anche qui Dio rimane
sovrano. Non credo ai mega-show mediante santoni
carismaticisti; al tempo del NT non c’era nulla del genere.
Come mostra il giudizio di Gesù, non tutto ciò che accade
per mano dei taumaturghi è genuino: «Molti mi diranno in
quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi
profetizzato in
nome tuo, e in nome tuo
cacciato demoni,
e fatte in nome tuo molte
opere potenti?”.
E allora dichiarerò loro: “Io non vi conobbi mai;
dipartitevi da me, voi tutti
operatori d’iniquità”»
(Mt 7,22s). Per i dettagli vedi in Nicola Martella,
Carismosofia (Punto°A°Croce, Roma 1995), gli
articoli: «Guarigioni», pp. 91-97; «Esercizio di potenza e
magia bianca», pp. 182-190.
■ Rapimento: Certo che ci credo. Vedi al
riguardo in Nicola Martella (a cura di), Escatologia
biblica essenziale.
Escatologia 1 (Punto°A°Croce, Roma 2007), gli articoli:
«La risurrezione», pp. 220-223; «Il rapimento dei redenti»,
pp. 224-233.
È abbastanza comprensibile? Mi rimane un dubbio: Che ha a
che fare, però, tutto ciò con il tema attuale?
4. {Roberto Castagnoli} ▲
Ciao Nicola, ho letto con interesse
l’articolo, anche se per la sua natura e complessità dovrò
rileggerlo ancora più attentamente. Credo che sia evidente
che il carismaticismo sia cresciuto su un terreno
prevalentemente pentecostale, ma non esclusivamente
pentecostale. Infatti c’è il «movimento dello spirito»
cattolico e movimenti nati nelle chiese storiche.
Comunque è bene che se ne parli
da ambo le parti, poiché ciò aiuta a capire e a capirsi
meglio. Io non sono fra quelli che crede che lo
Spirito Santo sia in
appannaggio solo di chi parla in lingue. Tuttavia credo
onestamente che non ci siano obbiettivi motivi biblici per
affermare che tali fenomeni non possano fare parte della
esperienza di fede del cristianesimo.
Io non amo fare citazioni
bibliche, perché se ne fa un uso pretestuoso, il più delle
volte i testi sono usati solo per essere di supporto alle
proprie aprioristiche convinzioni. Siccome parliamo tra
credenti, che conoscono la Bibbia, e anche perché molti
autori ne hanno parlato abbondantemente, lo ritengo
superfluo. Rispetto i cessazionisti, anche se non
sono d’accordo; tra di loro ci sono i neocalvinisti e
seguaci, che pensano che siamo 500-700 milioni di ossessi
— cosa che mi sembra inaccettabile né dalla ragione né
può essere sostenuto dalle Scritture. Preferisco il
confronto d’opinioni sincere sulla fede, e credo che nessuno
abbia il monopolio della verità, ma che tutti abbiano i loro
doni o talenti. Essi sono posseduti molte volte anche dai
movimenti ereticali che sono stati definiti così, a
torto o ragione, rispetto a una ortodossia, che a volte ha
stabilito le sue dottrine su concili convocati da autorità
temporali e che di cristiano non avevano nulla o molto poco.
Per tornare alla ragione come
t’avevo scritto, t’invio questa ricerca fatta con metodi
scientifici, la cui esatta metodologia è confermata anche
dal professor Alessandro Bertirotti della Università di
Firenze. T’invio il suo commento. Per adesso ti segnalo
questa ricerca fatta in Pensilvania da ricercatori sulla
«Glossolalia». {22 gennaio 2010}
5. {Nicola Martella} ▲
Non posso trattare qui la fine dell’ultimo contributo,
poiché snaturerebbe la discussione, che è di natura
specialmente storica e sociologica. Infatti innescherebbe
subito un’accesa discussione sulla glossolalia; devo
esercitare rigore, perché tutti i temi aperti non diventino
uguali: una macedonia indistinta Faccio solo una breve
annotazione: sono convinto che la stragrande maggioranza del
fenomeno glossolalico sia di natura psichica; ciò è mostrato
che avviene in tutto il mondo e in tutte le religioni.
È pertinente l’osservazione, secondo cui il
carismaticismo, sebbene nato sul ceppo pentecostale, sia
tracimato di là da tali confini, diventando un lievito
che ha lievitato anche il cattolicesimo e alcune chiese
locali e gruppi di chiese del protestantesimo storico. Per
tali motivi non bisogna ignorare gli aspetti né della
continuità né della discontinuità.
Non entro nel merito delle altre cose, poiché ci
porterebbero lontano. Mi limito a pochi aspetti, lasciando
il resto al giudizio degli altri lettori. Quando si parla di
cessazionisti, bisogna mettersi d’accordo che cosa
sia cessato veramente. Ad esempio, secondo me è cessata
l’era apostolica e le sue particolarità (lo era già per
l’autore della lettera agli Ebrei; Eb 2,3s verbi al
passato). È cessata lentamente anche la glossolalia, come
afferma Paolo in 1 Cor 13,8 in greco (genere verbale medio:
«cesseranno di per sé») e come mostra la storia. Per il
resto Dio è sovrano; a noi sta l’onere di provare gli
spiriti e di smascherare gli imbroglioni. Il problema sta
nel fatto che in ambito carismaticista si sia fatta
un’ideologia dei carismi particolari (e anche un business
dei santoni). Ciò che era contingente rispetto all’annuncio
della Parola (oltre che insindacabile), è diventato
preponderante e centrale, snaturando così il senso stesso
dell’Evangelo.
I 500-700 milioni di pentecostali e carismaticisti —
semmai qualcuno li abbia veramente contati — non sono in
prevalenza «ossessi» ma «entusiastici»; essere
«ossesso» è una categoria della demonizzazione, essere
«entusiastico» è una categoria psichica che descrive i
fenomeni mistici. Che poi una demonizzazione si possa
innestare nel fenomeno psichico, ad esempio in ambienti
carismaticisti con dottrina gnostica e spiritualità a
prevalenza esoterica, ciò è chiaramente possibile; ma chi
generalizza tali categorie, non potrà cogliere l’essenza dei
fenomeni differenti.
L’etichetta «movimenti ereticali» è troppo
generica per dire alcunché; bisogna scendere nei particolari
per poter dire alcunché; ma ciò ci porterebbe fuori tema.
6. {Pietro Calenzo} ▲
Ho letto e meditato con molta attenzione quanto scritto in
quest’ampio e documentato commento. La prima domanda che
viene alla mia mente, è la seguente: potrebbe esistere oggi
un movimento carismatico senza una comune, forte base
dottrinale essenziale con il movimento pentecostale
primigenio, quello di Azusa Strett (o del risveglio del
Galles), e del movimento neopentecostale (da Rita e Dennis
Bennet il forte movimento è trasversale, orizzontale del
neopentecostalismo, ahimè, ecumenico)? Evidentemente, no.
Senza la glossolalia penso che tutto il movimento
pento-carismatico perderebbe la sua ragione d’essere.
Andando ancora indietro negli anni, il seme del
pentecostalismo è storicamente individuabile nei
movimenti di Risveglio del 19° secolo e anche
anteriormente. I primi pionieri, quanto alla terminologia,
furono i figli spirituali di Charles e John Wesley,
che provenienti da una concezione metodista della
santificazione, compirono un ulteriore passo in avanti,
associando per la prima volta una forte e intensa
benedizione spirituale, specificandone la definizione «battesimo
dello Spirito Santo» (senza associarlo però al segno
tangibile delle lingue). Parlo di Finney, di Torrey, Breeze,
di Mahan e di D. Moody, i quali essendo figli, del metodismo
stesso, o meglio del suo avanzamento speculativo,
dottrinalmente innovativo, coniarono tale espressione.
Le argomentazioni del fratello Toppi
personalmente non mi convincono. È mai possibile che
credenti come Lutero, Calvino, Valdo, Edwuards, Crofhort,
Spurgeon e, se mi consentite, Zwingli, Rossetti, Darby,
Guicciardini, Farel e Vinet, siano stati esclusi da una
parte delle tanto importanti benedizioni, promesse da
Dio al suo popolo!? È importante notare e chiedersi: come
mai nella lettera ai Romani, dove si disegnano tutte le
verità basilari del cristianesimo, non si sia mai fatto
cenno a una esperienza così importante (se fosse stata una
benedizione nella vita normale d’ogni credente), così
necessaria per una ulteriore santificazione del credente?
E quando l’apostolo Paolo nella 2a Corinzi e
nella lettera ai Galati bacchetta due comunità, che stavano
affondando nella litigiosità, nei partiti, nella
indisciplina, nelle fazioni (intesa in senso scritturale) e
in turbamenti d’ogni genere, — perché Paolo non offre loro
la panacea o soluzione, (che qualsiasi pastore
pentecostale, neopentecostale o carismatico consiglierebbe
loro, a viva voce), ossia la ricerca del battesimo dello
Spirito Santo!? Non sarebbe stata, per l’apostolo Paolo, la
soluzione ideale e di conseguenza agognabile e più
immediata!? Eppure non ne fa alcun cenno. Perché?
Andando ancora un po’ più avanti nel nostro excursus
storico, notiamo che, dopo la nascita dei «movimenti di
risveglio» — Quaccheri, Avventisti (diverse correnti),
la Chiesa di Dio, la Chiesa del Nazzareno, l’Esercito della
Salvezza, le Chiese di Cristo, facendo proprie le istanze
dei «movimenti di risveglio» — videro la luce numerose
parachiese, come la Fire Baptized Holiness Church di
B.H. Irwing, il movimento di Keswink in ambiente anglofono.
Alcune di queste; giunsero a definire il battesimo dello
Spirito, la capacità per il credente di giungere a un
completo sradicamento del peccato (per me, personalmente
impossibile, da un punto di vista biblico, per periodi, più
o meno lunghi).
Un altro passo importante, che ci può aiutare a meglio
comprendere, la proto-genesi del pentecostalismo, furono le
sporadiche manifestazioni di glossolalia o
xenoglossia, che s’ebbero nelle evangelizzazioni dei
credenti sopracitati. In tale quadro generale, venne fuori
un humus spirituale che portò alla nascita del primo
pentecostalismo. Senza voler fare di tutta un’erba un
fascio — e lo sottolineo — le manifestazioni spirituali, che
s’ebbero ad Azusa Strett, furono o sono state molto
simili a quelle che s’odono oggi nelle moderne chiese
carismatiche, tant’è che uno dei maggiori entusiasti
collaboratori di Seymour (fondatore della missione),
Frank Bartleman, nel libro «Azusa Strett» (Publielim)
ravvisò successivamente nella gessatura del culto (dove non
regnava un pastorato gerarchico e dove lo spirito era libero
di muoversi come voleva) una delle più probabili cause del
suo stesso declino. Secondo l’Edizione del Centenario, di
Uomini Nuovi Edizioni, successivamente lo stesso Bartleman
diventò «unitariano,
only jesus».
Per concludere questi miei pensieri, è storicamente
vero che il movimento pentecostale di Los Angeles assunse
una linea denominazionale moderata — non subito, ma
dalla fondazione, delle Assemblee di Dio, della Chiesa di
Dio e della Chiesa Pentecostale di Clelevand. È tuttavia
altrettanto vero ed è storicamente accertato (anche dalla
cronaca locale) che i primi culti di Azusa Street
fossero particolarmente vicini, per ordine cultuale, alle
moderne chiese carismatiche o neopentecostali, senza però
cadere nella trappola dell’ecumenismo e di altre
preoccupanti «sofie» [= ideologie mistiche, N.d.R.] e gnosi
sperimentali profetiche, che ne distinguono oggidì le
rispettive peculiarità. {22 gennaio 2010}
7. {Michele Altieri} ▲
Vi sono certamente delle affinità tra i vari
pentecostalismi ma per la loro origine, teologia e
quant’altro si differenziano di molto. Un esempio d’affinità
potrebbe essere il comune bisogno di combattere il processo
della secolarizzazione e quindi la «proposta»
pentecostale comune andrebbe in questa direzione.
Se si considera quest’aspetto, accettando di stare «per
questa ragione» in una sorta di piattaforma comune, allora
possiamo fare tutte le statistiche che vogliamo,
includendo tutti, persino il pentecostalismo cattolico.
Quindi, pensando alle statistiche, non bisogna interpretarle
come spiegazione di un unico fenomeno. Infatti come è vero
che bisognerebbe parlare più di protestantesimi, anziché di
protestantesimo, così è per il pentecostalismo.
Altre affinità potrebbero ricercarsi in una
spiegazione socio-antropologica. Ad esempio, la
risposta cattolica al movimento pentecostale, che
tutt’oggi considera i pentecostali «settari» (non intendendo
minoranza). Poi ci sono distorsioni che si trasferiscono
anche in ambienti cosiddetti «sani», compresi quelli del
neopentecostalismo protestante.
Un solo esempio, per non annoiarti, Weber ha indagato a
fondo il concetto di «carisma» sopratutto nei
risvolti che esso ha con il potere politico, approfondendo
il concetto di «capo carismatico». Sotto l’influsso della
teoria weberiana, il termine «carisma e l’aggettivo
«carismatico» sono quasi sempre usati per indicare la
posizione di qualcuno che, a capo d’un gruppo, esercita un
indiscusso potere, autorità, aggregazione. Purtroppo,
confondendo la teologia con la sociologia, spesso anche in
ambito religioso, s’usa il termine «leader» per
indicare una persona che guida e «leadership» la sua
azione. Infatti si sente parlare (purtroppo, e questo è
grave, anche in comunità pentecostali classiche) e definire
i pastori come leader e il loro servizio come leadership. Il
fraintendimento, che ne deriva, è enorme.
Tuttavia, continuando a parlare di statistiche, adesso
m’avvicino anche al cuore del mio pensiero. Secondo tanti,
le chiese pentecostali crescono solo per ragioni legate a
questioni sociali, sostanzialmente non hanno nulla da
offrire sul piano teologico ed è solo alla emotività che
sono capaci di coinvolgere. Ora, fin quando a fare queste
osservazioni è un sociologo, ne ha tutto il diritto, quando
invece a ragionare così è un teologo, la cosa è
preoccupante; perché mai la crescita pentecostale si
dovrebbe spiegare solo in termini sociologici? La storia, la
Bibbia e la teologia impongono di trovare altre risposte.
Caro Nicola, tra «l’immancabile ottimismo» d’alcuni
personaggi pentecostali e «il contrappeso d’altri», credo
che ci vuole un equilibrio. Adesso parliamo dei
problemi del mondo pentecostale protestante. Io credo
che vi sono tre ragioni che hanno determinato e
continueranno a determinare anche in futuro la confusione
che regna nel mondo pentecostale, anche italiano. Si tratta
di una confusione dalla quale molti pentecostali prendono le
distanze: mancanza di coscienza storica, di coscienza
teologica e d’identità. Ciò è dimostrato dai continui
richiami a un risveglio (quello che vorrebbe Corrado Salmé),
ma che non si sa mai in che cosa consisterebbe; ciò che
rimane sono una terapia di concerti e tante altre
americanate delle nuove ondate, che usano persino linguaggi
militari come «campagna», «lotta», «strategia», «conquista»,
«guerra» e persino «crociate cristiane» (analizza le parole
d’alcuni canti di Corrado Salmé).
Per favore Nicola, non mi parlare di Francesco Toppi…
poiché vuole buttare l’acqua sporca con tutto il bambino! La
preoccupazione di Toppi, quando scriveva le cose, che sono
state riportate negli scritti del tuo sito, era solo quella
di giustificare la sua totale chiusura verso tutto e
verso tutti. Infatti è nota la sua politica e anche la sua
teologia: «extra A.D.I. non est veritas». Toppi non ha avuto
nemmeno un semplice dialogo con chicchessia (come
invece stai facendo tu e altri con te), neanche con i
migliori pentecostali classici; per lui, i pentecostali
classici sono soltanto quelli delle Assemblee di Dio in
Italia (leggi il libro scritto a 4 mani di Eugenio Stretti).
La storia insegna invece che i pentecostali classici non
hanno aderito tutti alle A.D.I., nate soltanto nel 1947 con
un modello ecclesiastico che, sinceramente, non rispecchiava
neanche il pentecostalismo classico delle origini...
{23-01-2010}
8. {Giovanni Napolitano} ▲
Quando parli del processo di secolarizzazione, sai
che esso è un termine ambivalente e che non ha portato
all’allontanamento dalla religione, dalla fede o dal sacro,
ma anzi paradossalmente questi sono stati perseguiti in
nuove forme di religiosità. Una riflessione che mi viene da
fare è la segunete: Non è forse che, dopo cento anni di
pentecostalismo, la secolarizzazione abbia avuto inizio
anche in queste chiese?
Riguardo alla crescita delle chiese pentecostali,
non mi sembra che riguardi tutte le chiese pentecostali;
allora se non vogliamo spiegarlo intermini sociologici,
forse dovremmo provarci con quelli socio-psico-antropologici?
Le risposte di cui parli e che sono imposte
dalla storia, dalla bibbia e dalla teologia quali sono? Una
costante teologica dei pentecostali è il richiamo alla
guida dello Spirito Santo. Su questo non c’è mai stata
una riflessione seria (oggi sta cominciando) su nessuna
sponda protestante. Nei cento anni di storia pentecostale,
questa bandiera ha prodotto, forse esagero, più divisioni
di chiese che di quante se ne siano prodotte nella
storia del protestantesimo. Ora è vero che si sta
cominciando a riflettere teologicamente in modo serio su
questo grande assente della teologia, ma solo oggi. La
storia in buona parte dà ragione ai sociologi.
Per quanto riguarda le A.D.I., riporto quello
che disse una persona a noi nota: Hanno esaurito il loro
ruolo storico. {23-01-2010}
9. {Michele Altieri} ▲
Ciao Giovanni
[…], circa la crescita dei movimenti pentecostali, oltre ai motivi
sociologici (rivendicazioni, sentimenti, ecc.), vi sono anche tante
persone che fanno esperienze «cristofoniche, ecc.» (quindi c’è una
partenza anche antropologica), che hanno soltanto bisogno d’assumere e di
consegnare alle loro esperienze, una valenza intellettiva - teologica, e
questo compreso tutti quelli che sono presenti in movimenti ambigui.
Ciò riguarda ad esempio, tanti seguaci di falsi miracolisti, predicatori
della teologia del benessere, che non rispondono neanche a un esame
obbiettivo, di predicatori che rubano soldi ai fedeli, che non sanno
d’essere vittime di false aspettative.
Ecco, non
si può buttare, ripeto, l’acqua sporca con tutti i bambini. Quindi al di là
degli aspetti psicologici, sociali, ecc., credo che vi sono una marea di
conversioni vere e profonde, provocate dallo Spirito Santo, dalla
predicazione della Bibbia (ecco la riposta teologica) e che, di conseguenza,
non si può buttare tutto.
È vero,
le A.D.I. hanno esaurito il loro ruolo storico, ma si spera nel futuro,
chissà... {23-01-2010}
10. {Pietro Calenzo} ▲
Un primo spunto
di riflessione d’una certa rilevanza, dal mio punto di vista, è il seguente.
Si dà per pacifico che il battesimo dello Spirito Santo
s’estrinsechi, sempre e in ogni caso, con la oralità o con la fonetizzazione
di linguaggi sconosciuti; questo è da valutarsi attentamente come
postulato (il che non lo è affatto, anzi personalmente son persuaso che tale
esegesi dei testi scritturali di riferimento non sia per nulla convincente).
Passiamo a
considerare quella che viene denominata seconda ondata dello Spirito
Santo, nata dalle esperienze carismatiche personali degli anglicani (che
oltreoceano sono denominati episcopali) Dennis & Rita Bennett, dalla
funambolica Kathryn Kuhlmann, dal luterano L. Cristenson. Come mai dagli anni 60
in poi, il battesimo dello Spirito Santo è diventato (anche in ragione del
forte slancio ecumenico caratterizzante la seconda ondata dello Spirito)
patrimonio spirituale comune di ben 55 milioni di cattolici, i quali
estrinsecano fattivamente la loro spiritualità carismatica o carismofila
esattamente come i carismatici evangelici?! Come spiegare da un punto di
vista bibliocentrico, dottrinale e storico che due culti, che
soteriologicamente sono agli antipodi, abbiamo avuto accesso alla stessa
benedizione spirituale, pur professando credi inconciliabili fra di
loro? Come spiegare che noti carismatici cattolici romani come il porporato
Cantalamessa (confessore personale di Wojtyla), F. Ladenius, C. Ghinelli,
Serafino Flavio, Kevin e Dorothy Ranaghan, il cardinale Leo Suenens, abbiano
avuto le stesse manifestazioni carismatiche degli evangelici, con
glossolalia, visioni e i cosiddetti abbattimenti nello Spirito? {24-01-2010}
11. {Pietro Calenzo} ▲
Ecco un’analisi sintetica della questione. La cosiddetta
prima ondata dello Spirito Santo, fu essenzialmente
prodotta dai movimenti di santificazione e dagli influssi
metodisti e quaccheri di C.F. Parham e successivamente dalla
teologia similare di Seymour e Dhuram (qui però furono
dismesse le dottrine precorritrici quacchere dell’anglo-israelismo e
la dottrina dell’annullamento dei reprobi).
La seconda ondata dello Spirito fu uno scoprire
dei cosiddetti doni carismatici nell’ambito o nel seno delle
grandi denominazioni protestanti. La cronaca di ciò fu ben
descritta dall’anglicano episcopale Dennis Bennet nella sua
opera (La terza ora), e successivamente da Shakarian,
Christensen e dai libri di K.
Kuhlmann (madre spirituale di Hinn). Questa apertura
coinvolse, però, anche il mondo cattolico romano,
dando inizio ad un ingannevole miscuglio teologico. Anche in
campo protestante ciò produsse pure un appiattimento
della sana dottrina biblica o riformata a vantaggio di una
sperimentalità o gnosi delle singole esperienze; ciò face sì
che a una teologia della Scrittura si affiancasse una
teologia introspettiva e dell’esperienza.
Con la terza ondata dello Spirito, si assiste ad
un’altra involuzione, a cominciare dall’ecumenismo mai
mascherato di P. Wagner, Du Plessis, B. Hinn, P. Crouch,
P.Y. Cho, per finire ad una fenomenologia pneumatica a volte
imbarazzante e non scritturale. Ai margini della terza
ondata, sono da collocarsi la «Toronto Blessing», il
«Risveglio di Pensacola»; nel primo caso, oltre ad
assistere a culti pubblici veramente imbarazzanti (con una
fortissima partecipazione di carismatici cattolici), sono
venute alla luce dottrine che rasentano la blasfemia, come
la cosiddetta dottrina dell’identificazione.
Aspettando il moto perpetuo della sperimentalità
carismatica, siamo pronti a vedere (con grande dolore)
fin dove potrà spingersi il movimento carismatico,
oramai interdenominazionale, ma in primo luogo
pericolosamente interconfessionale. {25-01-2010}
►
Le ondate dello Spirito tra differenze e affinità? Parliamone 2
{Nicola Martella} (T) ►
URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/T1-Ondate-SS_diff_affin_Mds.htm
23-01-2010; Aggiornamento: 10-02-2010 |