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Qui di seguito
discutiamo l’articolo «Dottrina
antitrinitaria di Gianni Montefameglio». Il suo
antitrinitarismo è di stampo giudaico, anzi geovista, essendo stato per tanto
tempo un anziano dei Testimoni di Geova. Da
cripto-geovista
mira a giudaizzare i
presupposti dell’umanesimo mediante una sorta di erudizione lessicale,
filosofica e razionalistica; tale conoscenza viene presentata essa stessa come
una via di elevazione dello spirito e, quindi, di redenzione.
Anche ai tempi
del NT non mancavano nell’ellenismo coloro che presentavano la gnosis
(la conoscenza) e la paideia (l’istruzione), spesso intrisa di elementi
esoterici rivisitati in senso giudaico, come via di (auto-)redenzione. Non
meraviglia che a una tale visione della sofia (sapienza, filosofia) quale
strumento di elevazione eroica, la predicazione della croce appariva come
una pazzia (1 Cor 1,18-25).
Abbiamo
constatato che Gianni Montefameglio col suo sito «Biblistica»
è diventato la segreta fonte ispiratrice di Angelo Ficara e d’altri moderni Ebioniti. Un’attenta analisi ha mostrato
che Angelo Ficara ne importa interi articoli sul suo sito «Regno
Messianico», senza citarne neppure la fonte, il che è singolare; in
tal modo, chi legge pensa erroneamente che si tratti della «dotta» farina del
suo sacco, mentre egli è invece un semplice «replicante» del pensiero altrui.
Egli pensa di usare Gianni Montefameglio per i propri fini (divulgazione delle
dottrine ebionite) e non si accorge che, non capendone fino in fondo l’ideologia
dottrinaria
cripto-geovista
né le cose che riproduce (p.es. ebraico, greco), è diventato lui
stesso strumento e divulgatore di un colto umanesimo giudaizzante o
cripto-geovista
auto-redentivo.
Che cosa ne pensate? Quali sono al riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
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I contributi sul tema ▲
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1. {Giuseppe Vitale} ▲
Proprio ieri sera
riflettevo su come molti movimenti cristiani si siano secolarizzati e
abbiano lasciato la sana e semplice dottrina delle Scritture per introdurre
grandi nozioni teologiche o filosofiche. Questi grandi dottori della
dottrina, pur di far sembrare grande la loro istruzione, il loro intelletto,
rinunciano ad annunciare il semplice messaggio dell’Evangelo. Sia lodato
Dio che ha tratto più lode dalla bocca dei lattanti e dagli analfabeti che dai
sapienti (naturalmente non demonizzo la cultura, anzi!).
Il passo che
mi fece riflettere su questo è in Atti 4, dove Pietro e Giovanni guariscono uno
zoppo davanti al tempio e annunciano l’Evangelo ai Giudei. «Essi, vista la
franchezza di Pietro e di Giovanni, si meravigliavano, avendo capito che erano
popolani senza istruzione; riconoscevano che erano stati con Gesù
e, vedendo l’uomo che era stato guarito, lì presente con loro, non potevano dir
niente in contrario” (Atti 4,13-14). Erano dei popolani eppure riuscirono a
meravigliare gli istruiti sacerdoti. Cosa voglio dire con questo? Che una
fede vera è semplice pur nelle più approfondite conoscenze bibliche (chi più
degli apostoli conoscevano la Parola?). Non c’è bisogno di grandi maestri, che
fanno delle supposizioni dottrinali, basandosi sulle loro conoscenze
secolari o sulla loro prolissità o su vocaboli elaborati. Molte volte dietro a
questi grandi maestri si nascondono dei falsi dottori, che con parole
seducenti vogliono far di noi «sua preda con la filosofia e con vani
raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non
secondo Cristo» (Colossesi 2,8). Non corriamo appresso a queste persone,
piuttosto facciamoci istruire in primo luogo dalla Scrittura e dallo Spirito
Santo e poi anche da persone franche nel parlare, che il Signore mette a
nostra disposizione. {04-04-2011}
2. {Nicola Martella} ▲
Tale interessante
contributo non va nel merito del problema, che sta alla base del pensiero
di Gianni Montefameglio, ossia l’antitrinitarismo di stampo giudaico. Egli
preferisce affrontare aspetti concomitanti, ossia l’erudizione che
strumentalizza la Scrittura. Pur concordando con questo lettore, sono costretto
a precisare alcune cose.
Premettiamo
che la via apparentemente «pazza» di Dio nel mondo, poiché passa per il
patibolo della croce, non è il risultato delle nozioni acquisite dai «savi
secondo la carne», ma della scelta di rendere Cristo la «sapienza» di chi
crede (1 Cor 1,26-31).
Detto questo,
è evidente che la cultura, l’istruzione, le nozioni teologiche e lessicali e
quant’altro possono essere usate per spiegare il testo biblico in modo
legittimo e verace oppure possono essere usati dagli ideologi per
travisare la verità scritturale. È vero che Dio può trarre una lode dalla
bocca di fanciulli e lattanti (Sal 8,2; Mt 21,16); difficilmente però
essi sapranno spiegare correttamente un testo biblico. È vero che riguardo al
regno di Dio Gesù lodò il Padre, dicendo «…hai nascoste queste cose ai savi e
agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli» (Mt 11,25); ma
qui Egli si riferiva a coloro, che l’avevano rifiutato come Messia
all’interno del giudaismo in contrapposizione ai suoi seguaci.
Se Dio ha dato
alla chiesa alcuni come insegnanti della Parola (Ef 4,11), significa che
hanno la loro ragione d’essere «per il perfezionamento dei santi, per l’opera
del ministero, per la edificazione del corpo di Cristo» (v. 12). La
questione è se tagliano rettamente la «Parola della verità» (2 Tm 2,15) o
se vanno di là da ciò, che è scritto (1 Cor 4,6).
Lo stesso
Pietro non si nascose dietro la «santa ignoranza» o una «democrazia dello
Spirito», ma ammise i suoi limiti e fece l’encomio di Paolo: «…come anche il
nostro caro fratello Paolo ve l’ha scritto, secondo la sapienza, che gli è
stata data; e questo egli fa in tutte le sue epistole, parlando in esse di
questi argomenti; nelle quali epistole sono alcune cose difficili a capire»
(2 Pt 3,15s). Poi aggiunse il pericolo, parlando di cose «che gli uomini
ignoranti e instabili torcono, come anche le altre Scritture, a loro propria
perdizione»; tale specie di persone si trova, culturalmente parlando, sia
tra gli ignoranti, sia tra gli istruiti. Non è un caso che Dio si servì
dell’apostolo Paolo per scrivere la maggior parte del NT e per fornire alla
chiesa le dottrine fondamentali. Sul piano dell’istruzione teologica egli
era competente per comprendere la teologia e la filosofia del suo tempo (At
22,3). Chiaramente ciò non bastava, poiché egli necessitò di un incontro
personale di Cristo e di una rivelazione speciale (Gal 1,11s.15s), che lo
rendesse «insegnante dei Gentili in fede e in verità» (1 Tm 2,7; 2 Tm
1,11).
3. {Claudia Guiati } ▲
Condivido
pienamente. L’albero si conosce dai frutti che porta. Leggendo il sito «Biblistica»
fino in fondo, ho cercato di capire dove conducesse tanta erudizione. Ho
notato che l’aspetto centrale del Vangelo, cioè la croce di Cristo,
l’espiazione, la redenzione, il perdono dei peccati sono totalmente assenti.
Al contrario si parla di «lectio divina» come pratica spirituale per raggiungere
un cambiamento etico. E infatti il passo successivo è quello della «psicologia
biblica individuale», dove l’autore Gianni Montefameglio conduce l’incauto
lettore... un passo che non prevede ravvedimento, conversione e santificazione,
bensì «mettere mano alla nostra vita e trovare la serenità».
Ripeto che l’albero si conosce dai frutti che porta. E questo «albero» non ci
conduce ai piedi della croce di Cristo. «Noi predichiamo Cristo crocifisso,
che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia» (1 Corinzi 1,23).
Approfitto di questo messaggio per ringraziare Nicola per l’aiuto, che ci
fornisce nell’individuare le insidie dell’avversario!
{04-04-2011}
4. {Pietro Calenzo} ▲
Al pari dei
fratelli, che mi hanno preceduto, mi sorprende come tali falsi apostoli
trovino un certo seguito nel mondo evangelico. In primo luogo, voglio
ringraziare il fratello Nicola Martella, per la sua esegesi della morfologia del
nome di Gesù e per tutte le inedite e preziose informazioni su questi due
personaggi. Ciò che più preoccupa, è che il signor Montefameglio spande
l’allettante velenosa esca, che propina nei suo sito. Nega la divinità di
Gesù, utilizza versioni della Scrittura che fanno accapponare la pelle; pur
di avvalorare le proprie ipotetiche tesi, sposa le dottrine devianti degli
ebioniti, degli ariani e dei testimoni di Geova (in parte).
Che dire di più!?
Il signor
Montefameglio quale «messianico» (molto virgolettato) si propone dotato di una
vasta cultura biblica, ma che non porta i peccatori ai piedi della croce
e a ricercare la salvezza in Gesù; ciò non giova a nulla, anzi confonde
le anime dei casuali lettori. «Lectio divina», per ricercare una crescita
interiore per raggiungere il traguardo di una più o meno indistinta moralità.
Sembra di sentir parlare di filosofia e non di cristianesimo biblico. La
Parola di Dio nel Nuovo Testamento ci onora di poterci chiamare, per la grazia
dell’Eterno Padre, «cristiani» in virtù del sacrificio, dell’espiazione,
della glorificazione, della piena divinità di Gesù. Il mondo non ha bisogno di
una propedeutica elevazione morale, etica, concettuale, ma ha bisogno
della salvezza del nostro grande Dio e Salvatore Gesù, il Cristo vivente.
Per quanto
possa valere o essere letto il mio appello, coloro che propongono tali falsi
dottrine, sono dei falsi apostoli, e come tali vanno identificati.
Grazie, carissimo Nicola, poiché la tua veglia sul gregge di Dio è
continua e solerte, scritturalmente, storicamente dettagliata e precisa. Mi sia
consentito ringraziare anche la gentile sorella, che ha interrogato il caro
Nicola su tale argomento, in modo da appurare nuove informazioni, atte a
smascherare questi presunti esegeti della Scrittura.
{04-04-2011}
5. {Gianni Siena} ▲
Nota redazionale:
Il lettore si limita qui a fare obiezioni alla tesi di Gianni Montefameglio
relativa al termine «cristiano».
Sulla
legittimità del termine «cristiano», dato per la prima volta ai discepoli
in Antiochia, Gianni Montefameglio e i suoi accoliti stanno facendo solamente un
polverone. Il nome «cristiano» significa «appartenente a Cristo», vale a
dire un suo «seguace».
Tale nome è
un termine onorato; la chiesa di Antiochia aveva cominciato a «seguire»
il Maestro con una serietà degna della chiesa di Gerusalemme, al punto che
Barnaba, vista la grazia sparsa su questa chiesa, li esortò a continuare così,
seguendo Gesù o, se preferite, Yeshùah.
Questo nome
è diventato, ahimè, sinonimo negativo di altro. Se gli ebrei hanno respinto il
Messia, i pagani «convertiti» si sono fregiati della croce per fare cose che
diffamano il carattere mite e amorevole del Messia.
Il rimedio
consiste nel vivere in modo degno di questo Nome che si porta. La
ritrosia di alcuni giudeocristiani nel nominare Gesù «Cristo», è un sentimento
negativo da superare.
L’apostolo
Paolo (= Saulo da Tarso) mette, infine, in guardia dalle questioni / dispute
«stolte», intorno alle parole... temo che Gianni Montefameglio e i suoi
accoliti appartengano a questa categoria di «disputatori».
{05-04-2011}
6. {Maurizio Ruffino} ▲
■ Contributo:
Sono andato a vedere un sito dei TdG [=
Testimoni di Geova], dove affermano che Giovanni Montefameglio è
un loro ex anziano, distaccatosi per fondare un movimento proprio. Se è
così, molte sue interpretazioni si spiegano.
{06-04-2011}
▬
Osservazioni
(Nicola Martella): Gianni Montefameglio scrive ad esempio nel forum «Testimoni
di Geova: Storia, Sociologia, Teologia». La cosa curiosa per chi sa che la
traduzione dei Testimoni di Geova è poco letterale e molto manipolata,
meraviglia questa sua affermazione, che ho letto in tale
forum: «Di solito nelle mie citazioni utilizzo la Versione Nuova
Riveduta (NR). […] Per avere una traduzione più letterale utilizzo la
Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture (TNM)».
In un altro
forum simile, dove lui scrive e dove altri hanno scritto di lui, si legge:
«È un ex anziano dei TdG… ma ha cambiato parrocchia, o meglio, ne ha
fatta una propria». Poco più sotto qualcuno scrive: «La sua appartenenza ai
TdG è molto vecchia… divenne inattivo per molti anni, ma forse non è mai
stato disassociato formalmente come a volte succede con chi rimane inattivo per
molti anni, nei quali non si identificava più come TdG. Ma lo era ed era
anche un anziano, punto».
Ora, sappiamo
da dove Gianni Montefameglio trae la sua ispirazione, essendo rimasto un
cripto-geovista. Non è un caso che un ebionita come Angelo Ficara
abbia trovato in lui un’affinità elettiva, visto che ne riproduce varie pagine;
il cripto-geovismo di Gianni Montefameglio è forse il motivo, per cui Angelo
Ficara non cita il vero autore. Sembra che il «Regno Messianico» di Angelo
Ficara e la «Sala del Regno» di Gianni Montefameglio abbiano una porta
intercomunicabile.
Ricordo che un cripto-geovista è qualcuno che aderisce alla dottrina del
geovismo, in cui ha militato attivamente in passato e di cui ha mantenuto
l'impostazione dottrinaria di base. Oppure si tratta di chi milita tuttora nelle
file dei seguaci della Torre di Guardia, ma evita di dirlo apertamente per
motivi di opportunismo, sia perché teme il pregiudizio altrui, sia perché sotto
mentite spoglie riesce meglio nell'approccio con altri e nel loro
indottrinamento. Per questo si danno la parvenza di studiosi delle Scritture, di
esegeti o di apologeti, evitando di mettere allo scoperto il loro «segreto».
Tempo fa ci siamo occupati di un altro cripto-geovista nell'articolo «Un Dio a immagine di Carlo Siracusa: Apologetica antitrinitaria d'un cripto-geovista».
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► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/T1-Montefameglio_antitrinitar_Sh.htm
05-04-2011; Aggiornamento: 06-04-2011 |