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Nell’articolo «Benedizione
dell’anno in pericolo?» prendevo posizione sulla designazione
«Chiesa Cristiana del Pieno Evangelo» e affermavo al riguardo quanto segue.
L’espressione «Pieno Evangelo» presume che ci sia anche un Evangelo meno pieno o
addirittura vuoto. Anche Paolo ha quindi sbagliato non dicendoci nulla in
merito!? Perché Gesù ha puntualizzato specialmente l’«Evangelo del regno» (Mt
4,23; 9,35; 24,14) e Paolo ha parlato solo dell’«Evangelo», del «mio
Evangelo» (Rm 2,16; 16,25; 2 Tm 2,8) e dell’«Evangelo di [Gesù] Cristo» (2 Cor
9,13; 10,14, Fil 1,27; 1 Ts 3,2; 2 Ts 1,8), senza rivelarci che ne esiste anche
uno «pieno»? Come faremo a sapere se il nostro «Evangelo» ha la pressione giusta
o se è un po’ sgonfio?
Alcuni lettori hanno preso posizione proprio su
questo aspetto e non ho voluto privarvi dei loro commenti.
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
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I
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1.
{Gianni Siena}
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Chiarisco un
equivoco ma non certo a beneficio di Nicola Martella che, con la sua conoscenza,
è certamente informato del significato di «pieno Vangelo». I primi predicatori
pentecostali usarono l’originale espressione inglese «full gospel», per indicare
l’annuncio dell’Evangelo di Cristo e per esortare a una conversione, che
portasse ogni credente a riscoprire nella sua vita spirituale e di preghiera la
manifestazione genuina e biblica (è il caso di riaffermarlo con forza) della
manifestazione dello Spirito Santo... insieme ai suoi doni e frutti.
Con la deriva
carismatica e la degenerazione di larghi settori del pentecostalismo
quest’espressione è diventata uno slogan o un distintivo per ogni genere
d’attività «mammoniche». Per esempio, un noto «pastorone» che dà il «buon
giorno» allo Spirito di Dio, poi e senza nessuna vergogna (!!!), raccomanda
l’acquisto d’olio «santo» (= prodotto in Israele) e di balsamo di «Galaad»
(esiste ancora?). Egli lo fa da una nota TV «cristiana», dove predica un
messaggio evangelistico che — fino a qualche tempo fa — avrei condiviso, anche
se solo parzialmente; ma i miei fratelli e loro conservi sono gente che vive del
Vangelo e non ha attività in cui s’approfitta della «pietà» per fare guadagno.
L’olio suddetto non ha nulla di speciale dal punto di vista organolettico e,
dato il costo già elevato del genere, si vende a peso d’oro (ma non vedranno mai
i miei quattrini!). Per il resto condivido la giustificata ironia di Nicola:
«Forza e vai avanti così»! {17-07-2008}
2.
{Gaetano Nunnari}
▲
Bella la
riflessione sul «pieno vangelo», non ci avevo mai pensato nemmeno io. Infatti
quello «vuoto» è quello che lascia a Dio l’ultima parola e si rimette alla sua
misericordia. Quello «pieno» invece è quello che riesce a manovrare Dio
attraverso la dianetica carismatica. {19-07-2008}
3.
{Tonino Mele}
▲
Caro Nicola, credo che fai bene a
continuare a parlare contro le varie forme d’arbitrio del mondo carismatico. Io
rimango sempre più stupito di come questo «spirito carismatico» riesca a
svuotare la fede e la comunione fraterna dei suoi più grandi contenuti, per
mettere al centro esperienze di dubbia provenienza e talvolta di dubbio gusto.
Altro che «pieno vangelo». Questo è un vangelo che di fatto è stato
spogliato delle dottrine cardine della fede cristiana per fare posto alle
cosiddette esperienze carismatiche. Dico di fatto, perché a parole si è
ben pronti a sottoscriverle, ma poi, nella realtà, la centralità di Cristo e
della salvezza per grazia mediante la fede passano in secondo piano. Anche la
comunione fraterna viene minacciata e svuotata di quel vero legame che Cristo ha
conquistato morendo sulla croce, per essere riempita d’espressioni e
manifestazioni entusiastiche, che hanno ben poco riscontro nella spiritualità
del Nuovo Testamento.
Questo è uno «spirito» che
divide: divide le famiglie e le chiese. In Sardegna, all’inizio dell’opera
missionaria, verso gli anni ‘70, i nostri missionari collaboravano con fratelli
Pentecostali, per portare il vangelo nell’isola. Questo è durato finché, tali
fratelli hanno iniziato ad aggiungere al comune vangelo, quelle dottrine che
secondo loro avrebbero dato un qualcosa in più al vangelo predicato e insegnato,
come se esso non fosse sufficiente. Lì, i nostri fratelli missionari hanno visto
bene di separarsi in pace, perché ognuno possa lavorare in un proprio
territorio, senza doversi continuamente pestare i piedi su come istruire i nuovi
credenti riguardo a questioni quali il battesimo dello Spirito Santo, i carismi,
ecc. Intanto, una delle prime chiese che nacquero da questo lavoro missionario
fu spaccata proprio da questi insegnamenti. Ma anche le famiglie vengono divise.
Proprio ieri, un fratello del Nord Italia mi raccontava di come la famiglia di
sua moglie è divisa tra credenti carismatici e non. Di lui e sua moglie, che non
sono carismatici, viene detto che «uccidono lo Spirito» e vengono chiamati «i
fratelli tristi» rispetto agli altri che si definiscono i «fratelli allegri».
Con rammarico mi parlava dei loro «incontri di famiglia».
Sempre più sono convinto che il
vero evangelo, crea un profonda unità fra i credenti che da esso sono toccati,
unità che non è uniformità, ma unità spirituale attorno a Cristo e alla sua
opera. Ogni spiritualità che pretende di andare oltre, e per questo «oltre» è
disposta a dividere e a dividersi, ho la netta sensazione che siamo già nella
sfera d’influenza d’un altro vangelo, pieno sicuramente di qualcosa, ma
vuoto della sostanza del vangelo di Cristo. Questo non è un giudizio, ma una
constatazione, visto che io stesso sto in questo periodo vivendo un’esperienza
di divisione spirituale da qualcuno che ho, in qualche modo contribuito a
portare alla fede. {21-07-2008}
4.
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► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/T1-Evangelo_pieno_Avv.htm
19-07-2008; Aggiornamento:
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