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1. PREMESSE:
Il 27 gennaio d’ogni anno ricorre la «giornata della memoria».
Ciò è, per molti versi, un conquista di civiltà, in un tempo nel
quale si fanno ricorrenti e insistenti le voci «negazioniste»,
che cercano di negare la realtà storica dell’olocausto, con le
sue circa sei milioni di vittime ebree, sacrificate sull’altare
del pregiudizio e dell’orgoglio razziale.
Ogni volta che ricorre questo giorno i media si mobilitano
per raccontare nei modi più disparati ciò che accadde in quei
terribili anni, nei campi di concentramento nazisti. È altresì
un’occasione per parlare d’Israele, il quale non ha certo
bisogno di tale ricorrenza per balzare continuamente agli onori
della cronaca. Anche noi vogliamo approfittarne per parlare
d’Israele, non da una prospettiva storica o rievocativa del
dramma della shoa, ma da una prospettiva sia biblica che
profetica, per cercare di capire quale sia il posto attuale
d’Israele nel piano di Dio.
Personalmente non avevo nessuno stimolo ad approfondire
quest’argomento, non perché avessi qualche riserva in merito. Mi
è capitato però d’osservare e ascoltare la posizione
diametralmente opposta di fratelli, che per altro verso
condividono la stessa identità teologica e questo mi ha molto
incuriosito e stimolato ad approfondire la questione. Mi è
capitato di vedere anche dei fratelli dividersi su questo tema e
ciò mi ha dato, nell’approfondimento di tale questione, anche un
senso di necessità e d’urgenza.
Ho cercato di documentarmi il più possibile, leggendo
quasi tutta la letteratura indicata nella bibliografia, in fondo
al presente scritto, oltre ad altri articoli presenti su vari
siti internet. Ho anche ascoltato diverse esposizioni audio
intorno alla materia. Ed è proprio nel mezzo di questa indagine
che, a un certo punto, ho esclamato fra me e me, una frase che
ho scelto quale titolo del presente contributo: «Israele? Che
confusione!».
Di seguito vorrei esporre la mia indagine, cercando
anzitutto di dar conto della confusione in atto tra i cristiani
su tale tema. Poi cercherò d’indicare le matrici teologiche, a
cui si può ricondurre il tutto, e da qui traccerò la via
scritturale, che può dare equilibrio e serenità alle
contrapposte fazioni. Forse, per alcuni, le mie conclusioni
suoneranno come esse stesse motivo su cui dividersi, ma è cosa
che metto in conto, perché, studiando la materia, mi sono
convinto che «Israele», è un tema che divide e continuerà a
dividere, malgrado gli sforzi tesi a ricomporre la questione. Se
non altro chiedo la pazienza di leggermi sino in fondo e
rispondere nel merito delle cose che dico.
2. UN PRIMO SGUARDO SU TALE
CONFUSIONE: In una conferenza tenuta diversi anni
fa a Mannheim (Germania) dal fratello Samuele Negri sul tema
«Israele nel passato, nel presente e nel futuro», a un certo
punto disse: «L’interesse che Israele suscita e deve suscitare
non dipende dalla superiorità morale di questa nazione...
mostrare interesse per Israele non significa adottare sentimenti
filo-israeliani o anti-israeliani, ma significa
prima di tutto essere attenti a quello che Dio vuol dire
attraverso questo popolo». Ci pare molto utile riprendere le
espressioni che Negri usa — filo-israeliani e anti-israeliani —
che ci danno la misura della contrapposizione in atto intorno a
questo soggetto, anche tra i cristiani e che alimenta la
confusione di cui stiamo parlando.
Che cosa pensano tuttavia gli uni e gli altri? Iniziamo con
gli anti israeliani. Prima, però, una precisazione.
Quando parliamo di «anti» e «filo» non parliamo d’un movimento
unitario, pro o contro Israele, ma di movimenti molto
diversificati tra loro, che presentano però una matrice comune
di tipo filo-israeliana o anti-israeliana. In alcuni di questi
casi, l’atteggiamento verso Israele è il solo elemento comune,
in movimenti tra loro molto distanti (p.es. il Vaticano e gli
evangelici che propugnano la teologia della sostituzione).
2.1. GLI ANTI-ISRAELIANI: Tra gli
anti-israeliani segnaliamo le seguenti posizioni.
■ 1. Chi pensa d’aver preso il posto d’Israele:
Il Vaticano crede d’averlo rimpiazzato come stato
teocratico. E forse nasce da qui la sua difficoltà a
relazionarsi con Israele. Sono noti gli incidenti
diplomatici tra Israele e la «santa sede», poi abilmente
ricuciti dalla diplomazia vaticana.
■ 2. Chi considera gli ebrei colpevoli di «deicidio»:
C’è chi li ha perseguitati pensando di vendicare Gesù.
Persino la propaganda nazista ha fatto leva su questo
sentimento antigiudaico, sapendo d’avere una certa presa
proprio nel mondo cristiano. Eppure i dati evangelici
mostrano anche le responsabilità dei Romani nella morte di
Gesù.
■ 3. Chi ritiene gli ebrei i fautori d’un complotto
mondiale: S’afferma con molta enfasi che loro siano a
capo delle grandi lobby internazionali, della massoneria,
del sistema finanziario e politico. È interessante che
questa sia un’accusa ricorrente, da Hitler a Hamas, senza
peraltro che siano mai state esibite prove chiare e
inconfutabili. Una lucida esposizione di questa teoria la si
può leggere nell’articolo 22 dello statuto di Hamas,
che recita come segue: «Il nemico ha programmato per lungo
tempo quanto è poi effettivamente riuscito a compiere,
tenendo conto di tutti gli elementi che hanno storicamente
determinato il corso degli eventi. Ha accumulato una
enorme ricchezza materiale, fonte d’influenza che ha
consacrato a realizzare il suo sogno. Con questo denaro ha
preso il controllo dei mezzi di comunicazione del
mondo, per esempio le agenzie di stampa, i grandi giornali,
le case editrici e le catene radio-televisive. Con questo
denaro, ha fatto scoppiare rivoluzioni in diverse
parti del mondo con lo scopo di soddisfare i suoi interessi
e trarre altre forme di profitto. Questi nostri nemici erano
dietro la Rivoluzione francese e la Rivoluzione russa, e
molte delle rivoluzioni di cui abbiamo sentito parlare, qua
e là nel mondo. È con il denaro che hanno formato
organizzazioni segrete nel mondo, per distruggere la
società e promuovere gli interessi sionisti. Queste
organizzazioni sono la massoneria, il Rotary Club, i Lions
Club, il B’nai B’rith, e altre. Sono tutte organizzazioni
distruttive dedite allo spionaggio. Con il denaro, il nemico
ha preso il controllo degli Stati imperialisti e li
ha persuasi a colonizzare molti paesi per sfruttare le loro
risorse e diffondervi la corruzione. A proposito delle
guerre locali e mondiali, ormai tutti sanno che i nostri
nemici hanno organizzato la Prima guerra mondiale per
distruggere il Califfato islamico. Il nemico ne ha
approfittato finanziariamente e ha preso il controllo di
molte fonti di ricchezza; ha ottenuto la
Dichiarazione Balfour***, e ha fondato la Società
delle Nazioni come strumento per dominare il mondo. Gli
stessi nemici hanno organizzato la Seconda guerra
mondiale, nella quale sono diventati favolosamente
ricchi grazie al commercio delle armi e del materiale
bellico, e si sono preparati a fondare il loro Stato. Hanno
ordinato che fosse formata l’Organizzazione delle Nazioni
Unite, con il Consiglio di Sicurezza all’interno di tale
Organizzazione, per mezzo della quale dominano il mondo.
Nessuna guerra è mai scoppiata senza che si trovassero le
loro impronte digitali» (grassetto nostro). *** La
Dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917 sostiene «il
diritto degli ebrei a costituire un focolare nazionale in
Palestina» e prende il nome dall’allora ministro degli
esteri britannico e già primo ministro Lord Arthur James
Balfour (1858-1930).
■ 4. Chi vorrebbe «ingentilirli» quando si convertono:
Questa è una posizione opposta a quella che i giudaizzanti
tentavano d’imporre nelle chiese gentili fondate da Paolo. Come
allora si pretendeva che un gentile convertito a Cristo
rinunciasse alla sua identità per diventare un proselito ebreo,
osservante della legge di Mosè, ora si vorrebbe che un ebreo
convertito a Cristo rinunci alla sua identità ebraica e a tutte
quelle feste veterotestamentarie, di cui tale identità è
intrisa. L’AT ha per gli ebrei anche un valore culturale e
nazionale e questo è un aspetto di cui tener conto quando un
ebreo si converte a Cristo.
2.2. I FILO-ISRAELIANI: Tra i filo-israeliani
segnaliamo le seguenti posizioni.
■ 1. Il sionismo cristiano: Ci sono varie forme di
sionismo cristiano. Nella versione più estrema esso promuove
l’adempimento delle profezie bibliche su Israele. Si crede che
assecondando Israele, cioè l’attuale Stato ebraico,
s’affretta l’adempimento profetico. Per questo motivo appoggia
quasi incondizionatamente la politica israeliana, soprattutto la
politica egemonica Israeliana. Così facendo, si spera che
Israele conquisti presto i confini loro promessi (Gn 15,18),
fatto ritenuto importante per il completamento del calendario
profetico.
■ 2. Gli «amici d’Israele»: Anche qui si riscontrano
varie forme. Nella versione più estrema si ritiene il giudaismo
messianico la miglior forma di cristianesimo. Si crede che i
viaggi in Israele portino particolari benedizioni. Si vorrebbe
«restaurare» la chiesa in senso giudaico, dando un particolare
valore alla lettura ebraica degli scritti sacri e alle feste
ebraiche, rivisitate in chiave cristiana.
Non è il caso di continuare con questo quadro, anche se
siamo consapevoli che queste poche note rappresentano un
fenomeno ben più complesso e stratificato. Del resto volevamo
solo dare un’idea della confusione che c’è in giro su Israele,
anche tra i cristiani, pur senza doverla descrivere tutta.
Riteniamo invece più proficuo cercare le matrici teologiche che
hanno dato luogo a queste posizioni differenti e trovare così il
bandolo della matassa, dove esso è nato e dove andrebbe risolto:
la Scrittura.
3. LE MATRICI TEOLOGICHE DI TALE CONFUSIONE: Un esame delle varie
posizioni teologiche ci ha convinti che esse possono essere
ridotte a tre ed esse partono tutte da una diversa
interpretazione del concetto di «ripudio», che Paolo esprime in
Romani 9-11 a proposito d’Israele, dopo che ha rinnegato il suo
Messia. Alcuni parlano di ripudio totale e definivo
d’Israele, altri parlano di ripudio parziale
d’Israele e infine c’è chi parla di ripudio temporaneo
d’Israele. Soffermiamoci brevemente su ciascuna d’esse.
3.1. RIPUDIO TOTALE E DEFINITIVO D’ISRAELE:
Secondo questa posizione, Israele sarebbe stato ripudiato
e questo sarebbe ciò che Paolo afferma, quando dice che «il
loro ripudio è stato la riconciliazione del mondo» (Rm
11,15). Poi però s’aggiunge che Israele non è più il popolo
di Dio. Israele avrebbe perso tutti i suoi privilegi di
popolo «unico». E per capire meglio la caratterizzazione
teologica di questa posizione, sono fondamentali le seguenti
affermazioni: ▪ 1. Tutto
Israele è stato ripudiato; ▪ 2. Israele è stato ripudiato
per sempre.
«Tutto» vuol dire che Israele è stato ripudiato come
nazione privilegiata dinanzi a Dio ed è stato sostituito dalla
chiesa, che ora è «il vero Israele». Questo è dunque il cuore
della cosiddetta «teologia della sostituzione». «Per sempre»
vuol dire che Israele è stato messo definitivamente da parte.
Non ha più un ruolo nei piani di Dio, neppure escatologico.
Ormai è capitolo chiuso. Questa è la posizione della chiesa
cattolica e di varie chiese riformate. Purtroppo questa matrice
teologica ha contribuito ad alimentare l’antisemitismo
cristiano.
3.2. RIPUDIO PARZIALE D’ISRAELE: Questa
posizione condivide con la prima il fatto del ripudio d’Israele,
ma diverge nel definire l’entità di questo ripudio. Essa afferma
che solo «una parte» d’Israele è stata ripudiata e anche
questo è ciò che Paolo afferma: «un
indurimento si è prodotto in una parte d’Israele
(Rm 11,25; cfr. v. 7). Quindi, questa
posizione rappresenta un superamento della precedente e una
rappresentazione più aderente ai dati biblici. Riconosce, di
principio, la realtà del ripudio d’Israele, ma non la confonde
con una improbabile sostituzione d’Israele da parte della
chiesa. Non dà valore assoluto a tale ripudio, come fa la prima
posizione, ma gli da quel valore «parziale» e limitato che la
Scrittura gli ascrive.
A prima vista parrebbe che questa è la miglior posizione
che si possa avere in merito alla questione d’Israele e del suo
attuale posto nel piano di Dio. Per un certo tratto abbiamo
seguito questa convinzione, condividendo alcuni passaggi, ma poi
ci è venuto un dubbio così rilevante che può pregiudicare la
legittimità di questa posizione: cosa s’intende per
«parziale»?
Seguiamo, però, passo per passo il ragionamento che questa
posizione teologia fa. Si parte dal dire che Dio ha ripudiato
«solo» gli ebrei «nemici... del Evangelo» (Rm 11,28). Si
dice che essi non rappresentano il
«vero Israele», pur essendone la maggioranza e si cita ciò che
dice Paolo: «Infatti non
tutti i discendenti d’Israele sono Israele; né per il
fatto d’essere stirpe d’Abraamo, sono tutti figli d’Abraamo...
Cioè, non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli
della promessa sono considerati come discendenza» (Rm
9,6-8).
A questo si lega poi il discorso che Paolo fa sul «residuo»
fedele. Egli afferma: «Al
presente, c’è un residuo eletto per grazia»
(Rm 11,5; cfr. v. 7). Essi sono i «figli della
promessa» (Rm 9,8 cfr Gal 3,29), cioè i Giudei che si
convertono a Cristo. Paolo, essendo un cristiano giudeo, era
uno di questi, come dice lui stesso: «Dio ha forse
ripudiato il suo popolo? No di certo! Perché anch’io sono
Israelita, della discendenza d’Abraamo, della tribù di
Beniamino» (Rm 11,1).
Dunque, secondo questa posizione, Israele continua nel
presente, a essere il popolo di Dio, con tutti i suoi
privilegi, in virtù di questo «residuo» (Rm 11,1). E si
può estremizzare questa posizione, dicendo che in realtà non c’è
«nessun ripudio», visto che l’Israele ripudiato, non è il «vero
Israele». Il «vero Israele» è questo «residuo eletto», il
quale continua a essere il «porta bandiera» della nazione,
dinanzi a Dio e dinanzi al mondo. Così, il significato che
assume il termine «parziale» in questa posizione rischia di
vanificare l’insegnamento, anch’esso biblico, che Israele è
stato realmente ripudiato, riducendolo soltanto a
un’affermazione «di principio», smentito dal resto del
ragionamento.
Questa è la matrice teologica del sionismo cristiano e di
quanti credono che Israele è ancora oggi fonte di benedizione
speciale, anche per la chiesa.
3.3. RIPUDIO TEMPORANEO D’ISRAELE: Questa
posizione condivide con le altre due il fatto del ripudio
d’Israele, però si discosta da entrambe, affermando che tale
ripudio non riguarda tanto la sua entità (totale o parziale), ma
la sua temporaneità: è limitata nel tempo. Essa afferma che
Israele è stato ripudiato solo per un tempo e pure questo
è cosa affermata dall’apostolo Paolo: «Un
indurimento si è prodotto in una parte d’Israele, finché
non sia entrata la totalità degli stranieri e tutto Israele sarà
salvato, così come è scritto: “Il liberatore verrà da
Sion”» (Rm 11,25-26).
L’espressione «la totalità degli stranieri» sembra
riprendere le parole che Gesù usa nel suo discorso profetico: «E
cadranno sotto il taglio della spada, e saranno menati in
cattività fra tutte le genti; e Gerusalemme sarà calpestata dai
Gentili, finché i tempi dei Gentili siano compiuti»
(Lc 21,24). Anche Gesù usa la particella temporale «finché»,
che indica in questi brani, la fine di un’epoca: quella delle
«nazioni». Questa è l’unica vera sostituzione che è avvenuta in
questo periodo: la nazione d’Israele è stata sostituita dalle
«nazioni». Questo tempo finirà però col ritorno di Cristo
per Israele (Rm 11,26). Allora sarà tutta la nazione a
essere reintegrata nei piani di Dio.
Questa posizione rappresenta un superamento della
precedente perché non riduce il ripudio d’Israele a una sola
affermazione di principio, ma afferma l’insegnamento biblico che
Israele è stato realmente ripudiato. È vero che
Paolo usa un linguaggio che pare ambiguo. Prima afferma: «Dio
non ha
ripudiato il suo popolo» (11,2 cfr. v. 11). Poi dice:
«il loro ripudio
è la riconciliazione del mondo» (11,15 cfr. v. 12). Questa
apparente ambiguità non deve tuttavia ingannarci. L’espressione
«non ha ripudiato» dovrebbe essere riferita alla
negazione di un ripudio assoluto e definitivo. Paolo però
sottolinea a più riprese il reale ripudio d’Israele,
ripudio che non è parziale ma «totale», sebbene non sia
definitivo ma temporaneo.
3.4. APPROFONDIMENTI: Secondo le parole che Paolo
usa, dobbiamo convenire sui seguenti dati di fatto: ▪ 1.
Israele è «caduto» dalla posizione che aveva (11,12); ▪
2. C’è stata una «diminuzione» dei suoi privilegi
(11,12); ▪ 3. C’è bisogno d’una «riammissione» d’Israele
(11,12); ▪ 4. Israele ha bisogno di «rivivere dai morti»
(11,15 cfr Ez 37). Se Israele fosse solo il «residuo» e
non c’è stato un reale ripudio, allora, che bisogno ci sarebbe
di parlare di «conversione» e di «riammissione»
d’Israele, oltre che d’un «rivivere dai morti»?
Si noti poi che, quando Paolo afferma che «un
indurimento si è prodotto in una parte d’Israele»
(Rm 11,25 cfr. v. 7), non si
riferisce al «ripudio», cioè al giudizio di Dio su
Israele, ma alla colpa, cioè allo «indurimento»
d’Israele, che è parziale, perché ci sono stati sempre degli
Ebrei che, come Paolo, hanno creduto nel Messia Gesù. Questo
però non toglie che il ripudio sia «totale», cioè
riguardi tutta la nazione, anche se limitato nel tempo. E, a
rischio d’apparire strano, debbo dire che questo «ripudio»
cade anche sul «residuo eletto», il quale non è il
«porta bandiera» dell’Israele nazionale e decaduto, né il
continuatore dei suoi privilegi e delle sue benedizioni.
Infatti, le benedizioni di cui gode, ora, un israelita che si
converte, sono quelle della «chiesa», della quale Cristo
è il «capo supremo» (Ef 1,22), nella quale si può «conoscere
oggi... la
infinitamente varia sapienza di Dio» (Ef 3,10) e dove ora
alberga la «gloria» di Dio (Ef 3,21). «L’elezione» di
questo «residuo eletto per grazia» (Rm 11,5) è diversa
dalla «elezione» dell’Israele nazionale (9,11; 11,28): «l’elezione
per grazia» opera solo mediante la fede in Cristo ed è
rivolta al singolo, mentre, «l’elezione… dei loro padri»
vale anche se essi sono «nemici dell’Evangelo» (11,28),
tant’è che per via d’essa «sono amati» e non ripudiati in
modo definitivo. Inoltre, questa è stata rivolta a Israele come
nazione.
Secondo l’insegnamento biblico, Israele è ora, nel suo
complesso, sotto il giudizio di Dio. Lo stesso Gesù
preannunziò questo, quando disse: «Il
regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a gente che ne faccia i
frutti» (Mt 21,43). E
Paolo ne dà la definizione più lucida: «I Giudei, i
quali hanno ucciso il Signore Gesù e i profeti, e hanno cacciato
noi; essi non piacciono a
Dio e sono nemici di tutti gli uomini, impedendoci di
parlare agli stranieri perché siano salvati. Colmano così senza
posa la misura dei loro
peccati; ma ormai li ha raggiunti
l’ira finale»
(1 Ts 2,14-16). In merito, René Pache ha giustamente detto: «Da
quel tempo la porta è chiusa a Israele, come nazione. Un Giudeo
che si converta e crede in Gesù Cristo, può raggiungere la
salvezza come l’abbiamo raggiunta noi. Ma il popolo eletto ha
attualmente perduto tutte le sue prerogative».
Tuttavia, Israele non ha perso la sua elezione.
Paolo né parla come una cosa ancora in vigore (Rm 9,4). Essa
opera indipendentemente dal loro operato (9,11). Essa ispira i
sentimenti e l’azione di Dio verso di loro (11,28), anche se
sono «nemici dell’Evangelo» e sotto «l’ira finale»
per via di questo loro rifiuto. Essa è «irrevocabile»
(11,29). Distinguere tra elezione e privilegi è molto importante
per avere un giusto approccio verso l’Israele attuale.
L’elezione rimane, anche se i loro privilegi sono stati sospesi.
In virtù della sua elezione permanente non dobbiamo
sottovalutare Israele, ma in virtù del giudizio che
attualmente pesa su d’esso, non dobbiamo sopravvalutare
Israele.
4. CONCLUSIONE: SUPERAMENTO
DELLA CONFUSIONE: Bisogna a questo punto
tracciare un sentiero che segua l’equilibrio biblico, per non
ricadere in posizioni faziose e di parte. E, vista la lezione
che ci viene dalla storia diciamo anzitutto che non dobbiamo
disprezzare Israele. Non assecondiamo l’antisemitismo in
nessun modo. Contrariamente a ciò che pensa il «sionismo
cristiano», pare che sarà proprio l’antisemitismo che accelererà
l’adempimento delle profezie bibliche su Israele. Sarà esso che
culminerà a Harmaghedon, quando Dio farà «di
Gerusalemme una coppa di stordimento per tutti i popoli
circostanti» (Zc
12,2). Sarà allora, quando l’antisemitismo raggiungerà il
culmine, che Israele si convertirà, «guarderanno… a colui che
essi hanno trafitto» (Zc 2,10), riconosceranno che la causa
di tutte le loro sventure non è solo la diabolica cattiveria del
mondo, ma anche il loro rifiuto del Messia promesso, Gesù
di Nazareth. Allora Cristo ritornerà per il suo popolo, Israele
e lo «salverà». Ma l’antisemitismo verrà giudicato nella più
grande deflagrazione della storia. Ecco perché, in quanto
cristiani dobbiamo prendere le distanze da ogni
pregiudizio e manipolazione sia diretta che mediatica contro
Israele.
Amiamo Israele come Dio lo ama. Dio ama Israele per via
della sua elezione (11,28) e, verosimilmente, in vista della
sua conversione. Così dobbiamo fare anche noi. Preghiamo per
Israele. Adoperiamoci per il bene spirituale di questo popolo.
D’altro canto non dobbiamo sopravvalutare
Israele. Non dobbiamo «assolverlo» in modo incondizionato.
La Scrittura non lo fa mai. Gesù disse: «Gerusalemme,
Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono
mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli... e
voi non avete voluto!»
(Mt 23,37).
Il compimento delle profezie sarà giusto. In tempi
meno sospetti, René Pache ha scritto: «Dio non è ingiusto e
quelli che si reclamano Suoi non possono non esserlo. Anche se
non sappiamo ancora come, il compimento finale del Suo piano
comporterà anche una giusta soluzione per i vicini d’Israele,
perché Egli li ama e anche per loro ha donato il Suo Figlio».
Non dobbiamo neppure dare alla terra
d’Israele
un valore che non ha più. Sempre Gesù disse alla Samaritana: «L’ora
viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre»
(Gv 4,20-23). Il «luogo sacro» che ora Dio predilige per essere
adorato è «in spirito e verità».
Inoltre, non dobbiamo «giudaizzare», cioè non
dobbiamo dare troppo valore a cose, come le feste ebraiche, che
ormai sono state superate in Cristo. Paolo ci ammonisce in
proposito dicendo: «Nessuno dunque vi giudichi quanto al
mangiare o al bere, o rispetto a feste, a noviluni, a sabati,
che sono l’ombra di cose che dovevano avvenire» (Col
2,16-17).
Infine c’è da chiedersi se la chiesa abbia
veramente una «missione speciale» per Israele? Oggi
s’insiste su questo fatto rispolverando la prassi della chiesa
primitiva di privilegiare Gerusalemme nella predicazione
dell’Evangelo. Bisogna però osservare che la priorità data a
Gerusalemme (At 1,8) era rivolta a missionari giudei.
Inoltre, se esiste una priorità per Israele esiste anche per i
Samaritani (At 1,8). E non bisogna dimenticare che la loro
conversione sarà il frutto d’eventi escatologici (Zc 12,10).
Credo che anche qui, lo zelo per Israele debba essere mitigato
da un sano equilibrio.
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Questo articolo è discusso qui:
►
Giudei già salvati? O per sempre ripudiati? Parliamone
{Nicola Martella} (T)
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{Giampaolo Natale - Nicola Martella} (A)
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Sionismo cristianizzato? Parliamone
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Sulla via di un «sionismo cristianizzato»?
{Nicola Martella} (A)
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URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A2-Israel_confus_equilib_Sh.htm
25-01-2010;
Aggiornamento: 28-01-2010 |