Un taglio netto alle convenzioni anti-bibliche e pseudo-bibliche, all'ignoranza e alle speculazioni — Ein klarer Schnitt zu den anti-biblischen und pseudo-biblischen Konventionen, zur Unwissenheit und den Spekulationen — A clean cut to the anti-biblical and pseudo-biblical conventions, to the ignorance and the speculations — Une coupe nette aux conventions anti-bibliques et pseudo-bibliques, à l'ignorance et aux spéculations — Un corte neto a las convenciones anti-bíblicas y pseudo-bíblicas, a la ignorancia y a las especulaciones

La fede che pensa — Accettare la sfida nel nostro tempo

«Glaube gegen den Strom»: Für das biblische Unterscheidungsvermögen — «Faith countercurrent»: For the biblical discernment — «Foi contre-courant»: Pour le discernement biblique — «Fe contracorriente»: Por el discernimiento bíblico

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Carismaticismo

 

 

 

 

In prima linea — Entrare nella breccia 1:

   Qui sono contenuti i principi di cura d’anime generale. Ecco le parti principali:
■ Gli aspetti generali
■ La consulenza
■ Gli aspetti dottrinali
■ I problemi della consulenza

 

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   Si tratta della consulenza specifica al problema dell’occultismo. Eccole parti principali:
■ Consulenza specifica
■ Approfondimento delle problematiche
■ Aspetti critici
■ Fatti, casi ed eventi
■ Dizionarietto dei termini
■ Fogli d’analisi
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RIFLESSIONE SULLO STILE D’UN CARISMATICISTA

 

 di Erik Benevolo

 

La lettura del testo di Corrado Maggia [► Lo stato del cuore di un carismaticista] m’ha fatto meditare sulla necessità di combattere secondo le regole», come ricorda Paolo a Timoteo. A prescindere dai suoi contenuti, che non credo utile controbattere perché tale lavoro è già stato effettuato, è la forma dello scritto che m’ha fatto riflettere.

     Innanzitutto, nonostante la tristezza di constatare tanto veleno in quelli che pensano di detenere l’esclusiva dello Spirito Santo, mi rallegro del fatto che diventa sempre più facile trovare la giusta via attraverso la giungla delle opinioni e delle visioni dottrinali. Forse si realizza la parola Gesù tramite l’angelo apocalittico: «Chi è ingiusto sia ingiusto ancora; chi è contaminato si contamini ancora; e chi è giusto pratichi ancora la giustizia e chi è santo si santifichi ancora» (Ap 22,11).

     Ricordo decenni fa, quando a fronte dei risultati che apparentemente venivano prodotti in seno a certe comunità carismaticiste, dove agivano credenti sinceri e seri, restava difficile capire perché una dottrina sarebbe stata errata se produceva del bene in risposta alla fede di figli di Dio umili e fedeli. Nello stesso tempo, quelli che rispettavano il «non oltre quel che è scritto» per mantenere il primato delle Scritture sull’esperienza, restavano a volte perplessi davanti al fatto che in loro la potenza di Dio sembrava voler serbare l’incognito, e pur agendo in profondità nei cuori e trasformando le vite, non mostrava la le stesse manifestazioni di potenza in risposta a una fede altrettanto sincera.

     Si sarebbe detto che in quegli anni, dal ‘70 fino al ‘90 all’incirca del secolo scorso, la potenza di Dio (o per lo meno, una certa forma di potenza: non quella della pietà che cambia il cuore, ma quella sovrannaturale che può cambiar le circostanze) si manifestava soprattutto là dove all’esperienza veniva riconosciuta un’autorità superiore alla Parola. In quel tempo la fede di molti evolse e s’approfondì, per certi nella Parola, per altri nei prodigi; per alcuni nel Signore, per altri nella propria fede... Mentre per altri ancora, instabili perché guidati dal loro sentire, il cammino divenne scabroso di dubbi e delusioni: molti «persero la fede», o meglio persero quel tipo di fede che non si fondava su una Persona, ma sui vantaggi che ne potevano derivare.

     Furono gli anni del dopoguerra, della ripresa economica dai lauti guadagni, e della contestazione globale, e dell’affrancamento dai divieti e dai limiti. Fu il tempo in cui s’iniziò a passare dallo scritto all’immagine, dal progressivo all’immediato, dal collettivismo all’individualismo... Era impossibile che tutto ciò non contaminasse la metodologia stessa del nostro credere.

     Infatti, molte cose s’invertirono. Se prima la fede sapeva che la verità produce prima o poi un frutto, da allora in poi quel che pareva produrre un frutto diventava subito vero; e se da sempre la speranza in Cristo s’era basata sulla fede in Lui, da quel tempo molti presero a basare la loro fede sulla realizzazione delle proprie speranze. Allora non ci fu più Cristo al centro, né le Scritture, né il ravvedimento; ma uno Spirito Santo che lo metteva in ombra, visioni e lingue soggettive, e una ricerca compulsiva d’autorealizzazione.

     In definitiva, dal centro del suo universo l’uomo tolse Dio, e mise se stesso.

     Chi opera nel campo della cura d’anime sa quanti credenti sinceri, dopo essersi infiammati in eruzioni d’entusiasmo, finirono delusi e muti come vulcani spenti. Parrebbe come una malattia dell’infanzia dei nati di nuovo, una specie di handicap spirituale. Si sbloccano solo quelli che riscoprono la liberazione della croce e la centralità di Cristo: quelli ripartono, e sono vaccinati a vita contro il misticismo cristiano di vario stampo.

     Chi opera nel ministero dottrinale e ha cercato di confrontarsi dottrinalmente con esponenti del movimento carismaticista, sa come a un certo punto il dialogo s’incrina e si spezza perché l’ultima parola per il carismaticista spetta ai fatti sperimentati e sentiti, e non alla Parola udita («Fatti e non Parola»: questo è forse un criterio accettabile nel mondo, ma non nel Regno di Dio; Gal 1,8; 2 Cor 11,14).

     Chi opera nell’evangelizzazione e ha cercato di cooperare con fratelli carismaticisti in nome del «solo Signore, sola fede, solo battesimo, solo Dio e Padre...», sa come diventa difficile camminare insieme quando lo Spirito Santo sembra dover far premio sulla Signoria di Gesù; la sensazione di pienezza, sulla fertile tristezza del ravvedimento; e le visioni profetiche e le lingue incomprensibili, sul chiaro testo delle Scritture.

     Molti, come me, vissero quegli anni un po’ in ritiro cercando di stare entro i limiti definiti dalla Parola, e nonostante le apparenze destabilizzanti — e una certa frustrazione di non vivere quelle sensazioni tanto alla moda — cercarono di camminare seguendo le indicazioni della Parola, «lampada al nostro piede» e non fuoco d’artificio.

     Perché l’artificio c’era: e secondo quel che è scritto, alla fine le cose iniziarono a mostrarsi nella loro vera luce. Come dice Paolo in 1 Tim 5,25-26, «di alcuni uomini i peccati si manifestano prima, e d’altri dopo; così anche le opere buone vengono alla luce, e quelle stesse che non sono tali non possono rimanere nascoste».

     Sono passati quasi cinquant’anni: ormai le cose si chiariscono. Dai movimenti dei segni e dei prodigi, attraverso la «benedizione» di Toronto, per giungere a certi deliri mistici del carismaticismo contemporaneo che attira ormai perfino l’attenzione del Governo e di chi lotta contro le sette, l’inganno non riesce più a nascondersi nelle pieghe della pietà discontinua d’uomini comunque fedeli; perché lo sono sempre meno. Basta ormai consultare internet, per accedere facilmente a fatti e verità che una volta erano terreno riservato ai soli specialisti: ormai la verità viene a galla da sola.

     E nel nostro caso, quel che la fa venire a galla qui, è lo stile stesso di Corrado Maggia, la cui arroganza mi rassicura perché in tutta quella lunga dimostrazione di carnalità nessun credente sincero riesce più a trovare l’eco della voce del Buon Pastore: anche a prescindere dai contenuti. E mi rassicura constatare che il contenuto e la forma convergono; per lo meno, riconoscere il frutto dello Spirito in un’opera o in uno scritto, diventa ormai un compito elementare.

     Che quindi ci sia dato di trarre insegnamento, a me e a tutti quelli che il Signore ha chiamato al ministero della Parola! Allora questa corrispondenza non sarà stata inutile. Anche a noi infatti, pur volendo essere fedeli al Signore, può succedere di scivolare verbalmente: vegliamo quindi ancor più sul nostro modo di dispensare la Parola e non solo sul suo contenuto! Ormai il compito di discernere non è più così difficile come lo era all’inizio poiché questo tipo d’invettive sono frequenti sul versante carismaticista.

     Quanto allo Spirito vero, quello Santo, ricordo che il suo frutto è «amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, autocontrollo»: eccolo, il formato autentico d’una vera «sana dottrina» secondo le Scritture.

     Sforziamoci d’essere trovati come «operai che non hanno da essere confusi», non solo in merito alla nostra fedeltà alla Parola, ma anche nel nostro modo d’esprimerci: «con dolcezza e rispetto» come ricorda Pietro (1 Pt 3,15). Allora sarà sempre più facile per chi, ancora instabile, stupisce davanti alle luci della seduzione e ai miracoli bugiardi degli Iannè e Iambrè d’ieri (2 Tm 3,8) e d’oggi, comprendere dov’è la verità del Dio che parla «con voce dolce e sommessa». Perché, com’è scritto in Ecclesiaste 9,17, «le parole calme dei saggi s’ascoltano più delle grida di chi domina fra i pazzi».

     Con infinita riconoscenza per Colui che, pur essendo il Logos Onnipotente, si presentò a noi come «mansueto e umile di cuore» (Mt 11,29).

 

Erik Benevolo è anziano di una chiesa dei Fratelli in Cannes La Bocca (Francia). Egli ha un ministero d’insegnamento e pastorato, con esperienze anche nel campo carismaticista.

 

Parlando del cuore di un carismaticista (1) {Nicola Martella} (T)

Parlando del cuore di un carismaticista (2) {Nicola Martella} (T)

 

► URL: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A2-Carismaticista_stile_EnB.htm

09-11-2007; Aggiornamento:

 

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