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La lettura del testo di Corrado Maggia
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Lo stato del cuore di un carismaticista] m’ha fatto meditare
sulla necessità di «combattere secondo le regole»,
come ricorda Paolo a Timoteo. A prescindere dai suoi contenuti, che non credo
utile controbattere perché tale lavoro è già stato effettuato, è la forma dello
scritto che m’ha fatto riflettere.
Innanzitutto, nonostante la tristezza di constatare
tanto veleno in quelli che pensano di detenere l’esclusiva dello Spirito Santo,
mi rallegro del fatto che diventa sempre più facile trovare la giusta via
attraverso la giungla delle opinioni e delle visioni dottrinali. Forse si
realizza la parola Gesù tramite l’angelo apocalittico: «Chi
è ingiusto sia ingiusto ancora; chi è contaminato si contamini ancora; e chi è
giusto pratichi ancora la giustizia e chi è santo si santifichi ancora» (Ap 22,11).
Ricordo decenni fa, quando a fronte dei risultati che
apparentemente venivano prodotti in seno a certe comunità carismaticiste, dove
agivano credenti sinceri e seri, restava difficile capire perché una dottrina
sarebbe stata errata se produceva del bene in risposta alla fede di figli di Dio
umili e fedeli. Nello stesso tempo, quelli che rispettavano il «non
oltre quel che è scritto» per mantenere il primato delle Scritture
sull’esperienza, restavano a volte perplessi davanti al fatto che in loro la
potenza di Dio sembrava voler serbare l’incognito, e pur agendo in profondità
nei cuori e trasformando le vite, non mostrava la le stesse manifestazioni di
potenza in risposta a una fede altrettanto sincera.
Si sarebbe detto che in quegli anni, dal ‘70 fino al
‘90 all’incirca del secolo scorso, la potenza di Dio (o per lo meno, una certa
forma di potenza: non quella della pietà che cambia il cuore, ma quella
sovrannaturale che può cambiar le circostanze) si manifestava soprattutto là
dove all’esperienza veniva riconosciuta un’autorità superiore alla Parola. In
quel tempo la fede di molti evolse e s’approfondì, per certi nella Parola, per
altri nei prodigi; per alcuni nel Signore, per altri nella propria fede...
Mentre per altri ancora, instabili perché guidati dal loro sentire, il cammino
divenne scabroso di dubbi e delusioni: molti «persero la fede», o meglio persero
quel tipo di fede che non si fondava su una Persona, ma sui vantaggi che ne
potevano derivare.
Furono gli anni del dopoguerra, della ripresa
economica dai lauti guadagni, e della contestazione globale, e
dell’affrancamento dai divieti e dai limiti. Fu il tempo in cui s’iniziò a
passare dallo scritto all’immagine, dal progressivo all’immediato, dal
collettivismo all’individualismo... Era impossibile che tutto ciò non
contaminasse la metodologia stessa del nostro credere.
Infatti, molte cose s’invertirono. Se prima la fede
sapeva che la verità produce prima o poi un frutto, da allora in poi quel che
pareva produrre un frutto diventava subito vero; e se da sempre la speranza in
Cristo s’era basata sulla fede in Lui, da quel tempo molti presero a basare la
loro fede sulla realizzazione delle proprie speranze. Allora non ci fu più
Cristo al centro, né le Scritture, né il ravvedimento; ma uno Spirito Santo che
lo metteva in ombra, visioni e lingue soggettive, e una ricerca compulsiva
d’autorealizzazione.
In definitiva, dal centro del suo universo l’uomo
tolse Dio, e mise se stesso.
Chi opera nel campo della cura d’anime sa quanti
credenti sinceri, dopo essersi infiammati in eruzioni d’entusiasmo, finirono
delusi e muti come vulcani spenti. Parrebbe come una malattia dell’infanzia dei
nati di nuovo, una specie di handicap spirituale. Si sbloccano solo quelli che
riscoprono la liberazione della croce e la centralità di Cristo: quelli
ripartono, e sono vaccinati a vita contro il misticismo cristiano di vario
stampo.
Chi opera nel ministero dottrinale e ha cercato di
confrontarsi dottrinalmente con esponenti del movimento carismaticista, sa come
a un certo punto il dialogo s’incrina e si spezza perché l’ultima parola per il
carismaticista spetta ai fatti sperimentati e sentiti, e non alla Parola udita
(«Fatti e non Parola»: questo è forse un criterio accettabile nel mondo, ma non
nel Regno di Dio; Gal 1,8; 2 Cor 11,14).
Chi opera nell’evangelizzazione e ha cercato di
cooperare con fratelli carismaticisti in nome del «solo
Signore, sola fede, solo battesimo, solo Dio e Padre...», sa come diventa
difficile camminare insieme quando lo Spirito Santo sembra dover far premio
sulla Signoria di Gesù; la sensazione di pienezza, sulla fertile tristezza del
ravvedimento; e le visioni profetiche e le lingue incomprensibili, sul chiaro
testo delle Scritture.
Molti, come me, vissero quegli anni un po’ in ritiro
cercando di stare entro i limiti definiti dalla Parola, e nonostante le
apparenze destabilizzanti — e una certa frustrazione di non vivere quelle
sensazioni tanto alla moda — cercarono di camminare seguendo le indicazioni
della Parola, «lampada al nostro piede» e
non fuoco d’artificio.
Perché l’artificio c’era: e secondo quel che è
scritto, alla fine le cose iniziarono a mostrarsi nella loro vera luce. Come
dice Paolo in 1 Tim 5,25-26, «di alcuni uomini i
peccati si manifestano prima, e d’altri dopo; così anche le opere buone vengono
alla luce, e quelle stesse che non sono tali non possono rimanere nascoste».
Sono passati quasi cinquant’anni: ormai le cose si
chiariscono. Dai movimenti dei segni e dei prodigi, attraverso la «benedizione»
di Toronto, per giungere a certi deliri mistici del carismaticismo contemporaneo
che attira ormai perfino l’attenzione del Governo e di chi lotta contro le
sette, l’inganno non riesce più a nascondersi nelle pieghe della pietà
discontinua d’uomini comunque fedeli; perché lo sono sempre meno. Basta ormai
consultare internet, per accedere facilmente a fatti e verità che una volta
erano terreno riservato ai soli specialisti: ormai la verità viene a galla da
sola.
E nel nostro caso, quel che la fa venire a galla qui,
è lo stile stesso di Corrado Maggia, la cui arroganza mi rassicura perché in
tutta quella lunga dimostrazione di carnalità nessun credente sincero riesce più
a trovare l’eco della voce del Buon Pastore: anche a prescindere dai contenuti.
E mi rassicura constatare che il contenuto e la forma convergono; per lo meno,
riconoscere il frutto dello Spirito in un’opera o in uno scritto, diventa ormai
un compito elementare.
Che quindi ci sia dato di trarre insegnamento, a me e
a tutti quelli che il Signore ha chiamato al ministero della Parola! Allora
questa corrispondenza non sarà stata inutile. Anche a noi infatti, pur volendo
essere fedeli al Signore, può succedere di scivolare verbalmente: vegliamo
quindi ancor più sul nostro modo di dispensare la Parola e non solo sul suo
contenuto! Ormai il compito di discernere non è più così difficile come lo era
all’inizio poiché questo tipo d’invettive sono frequenti sul versante
carismaticista.
Quanto allo Spirito vero, quello Santo, ricordo che il
suo frutto è «amore, gioia, pace, pazienza,
benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, autocontrollo»: eccolo, il formato
autentico d’una vera «sana dottrina» secondo
le Scritture.
Sforziamoci d’essere trovati come «operai
che non hanno da essere confusi», non solo in merito alla nostra fedeltà
alla Parola, ma anche nel nostro modo d’esprimerci: «con
dolcezza e rispetto» come ricorda Pietro (1 Pt 3,15). Allora sarà sempre
più facile per chi, ancora instabile, stupisce davanti alle luci della seduzione
e ai miracoli bugiardi degli Iannè e Iambrè d’ieri (2 Tm 3,8) e d’oggi,
comprendere dov’è la verità del Dio che parla «con
voce dolce e sommessa». Perché, com’è scritto in Ecclesiaste 9,17, «le
parole calme dei saggi s’ascoltano più delle grida di chi domina fra i pazzi».
Con infinita riconoscenza per Colui che, pur essendo
il Logos Onnipotente, si presentò a noi come «mansueto
e umile di cuore» (Mt 11,29).
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Erik Benevolo è anziano di una chiesa dei
Fratelli in Cannes La Bocca (Francia). Egli ha un ministero d’insegnamento e pastorato, con esperienze anche nel campo carismaticista. |
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Parlando del cuore di un carismaticista (1)
{Nicola Martella} (T)
►
Parlando del cuore di un carismaticista (2)
{Nicola Martella} (T)
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URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A2-Carismaticista_stile_EnB.htm
09-11-2007;
Aggiornamento:
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