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Rispondo alle
questioni sollevate da Vincenzo Petrarca a mano a mano così da facilitare la
lettura e la comprensione. Egli inizia la sua lettera così: «Caro fratello
Martella, volevo chiederti delucidazioni in merito ad alcune tue affermazioni
fatte nell’articolo “Profeti
nel Nuovo Testamento” e “Profeti
del nuovo patto” che mi hanno lasciato un po’ perplesso».
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Vincenzo: Tu affermi che il termine profeta (prophetes) indicherebbe
una persona che parla in pubblico per «convincere con la Parola, ad esempio, il
non-credente e il principiante che viene al raduno, applicando la sacra
Scrittura alla sua situazione particolare».
Potresti
spiegarmi perché questo termine viene applicato anche a Giovanni Battista e a
Gesù (Matteo 21,26, Marco 11,32, Luca 20,6 – Luca 7,16, Luca 24,19)? È come mai
è da intendere come profeta di Dio (termine mai usato nel NT) per Giovanni
Battista, mentre come proclamatore per tutti gli altri incluso i brani
ministeriali in cui si parla anche del ministero di pastore?
■ Nicola:
Ringrazio Vincenzo per il «potresti spiegarmi perché», visto che spesso arrivano
missive piene di astio e aggressività. In ogni modo rischio di ripetermi
continuamente negli articoli su tale soggetto. Quanto a Giovanni Battista, Gesù
stesso affermò: «La legge e i profeti hanno durato fino a Giovanni; da
quel tempo è annunziata la buona novella del regno di Dio» (Lc 16,16). Io
credo a Lui. Giovanni fu l’ultimo profeta teocratico (Mt 11,14; cfr. Mal 4,5s) e
il primo predicatore dell’Evangelo (Mt 3,1s; Mc 1,4s.14s). Sulla «teocrazia»
(Stato retto da una legge religiosa) rimando all’articolo omonimo in
Manuale Teologico dell’Antico
Testamento, p. 350. Gesù
non chiamò mai direttamente se stesso un profeta. Al riguardo rimando
all’articolo «Gesù:
un profeta?».
Il
profetismo del NT non è un «ufficio» relegato a pochi e che possono essere
individuati come, ad esempio, un «profeta Isaia» o simili. [►
Profeta con nome nel NT]
Nel NT è una «funzione» espressa specialmente dall’apostolo (Ef 3,5; Ap
18,20 un solo articolo in ambedue i brani; cfr. Lc 11,49 senz’articolo: sono gli
stessi) e dall’insegnante (At 13,1 senz’articolo: sono gli stessi; cfr.
negativamente 2 Pt 2,1) e a cui nella chiesa locale tutti possono
aspirare (1 Cor 14,31; cfr. vv. 5.24; cfr. già Nu 11,29). Nei cosiddetti «brani
ministeriali» (1 Cor 12,28s; Ef 4,11) vengono elencate tali funzioni che si
trovano assortite in modo differente nei servitori del Signore (conduttori o
anziani [1 Tm 3; Tt 1], diaconi [1 Tm 3], missionari o «apostoli [= mandati]
delle chiese» [At 13,3s; 15,40]). Tali funzioni sono chiamati in 1 Cor 12,28
charismata «azioni della charis o grazia». Ciò è evidente anche in Ef
4,11 in cui, ad esempio, «pastore» non è una designazione per l’ufficio
di un conduttore di chiesa (come oggigiorno impropriamente si usa!), ma una
funzione pastorale che un conduttore può avere in modo più accentuato o meno
(così evangelista, insegnante). Un apostolos, ossia un inviato dalle
chiese, quindi un missionario fondatore, per essere tale — fondare una chiesa,
formare i discepoli, curare le anime, ecc. — dovrebbe riassumere in se la
maggior parte di queste funzioni. |
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Vincenzo: Tu affermi che Gesù rese chiaro che con il Battista si concluse
per sempre il ministero profetico teocratico. Eppure il passo da te citato parla
anche della legge: «La legge e i profeti hanno durato fino a Giovanni».
Se ciò fosse vero quindi dovremmo comprendere che anche la legge è terminata
allo stesso modo dei profeti? (Matteo 5,17-18; Luca 16,17).
Ti cito
testualmente Matteo 5,17-18: «Non pensate che io sia venuto per abolire la
legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento.
Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure
un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto».
■ Nicola:
Quando in uno Stato si cambia la costituzione (ad esempio da monarchia a
repubblica), nel momento in cui la nuova entra in vigore, la vecchia perde il
suo carattere ingiuntivo in tutti i suoi aspetti. È chiaro che fra la vecchia e
la nuova «carta costituzionale» ci sono aspetti di continuità e di
discontinuità; ma da quel momento in poi sono ingiuntivi del vecchio statuto
solo ciò che viene espressamente menzionato nel nuovo. Il vecchio ordinamento
rimane come un importante documento della storia di tale nazione. Lo stesso vale
per lo statuto di una ditta, di un’associazione e di una qualsiasi corporazione.
La relazione
fra l’antico patto e il nuovo patto è simile. La legge mosaica nel nuovo patto
non è più ingiuntiva o prescrittiva, ma solo descrittiva, ossia da essa si
possono trarre principi morali, dove sia opportuno. Ciò significa che cose che
nell’AT erano sanzionate (a volte anche con la morte), nel NT non lo sono più.
Ecco alcuni
esempi, che ho menzionato anche altrove. Dio aveva comandato che in Israele
ereditassero solo i maschi, ma quando nel caso concreto tutti i maschi di una
famiglia erano morti, Dio mutò la legge, permettendo anche alle donne in
tale circostanza di ereditare i beni di famiglia (Nu 27,1-11; 36,2). Nell’antico
patto c’era il dovere morale che, se moriva un uomo senza prole, il proprio
parente più stretto esercitasse il suo obbligo morale di sposare la vedova per
procreare al defunto una discendenza (Dt 25,5ss). Tale costume si
chiamava «matrimonio leviratico» (cfr. il libro di Rut). Esso esisteva
ancora al tempo di Gesù (Mt 22,25ss). Nel nuovo patto non c’è traccia di questo
obbligo morale né i cristiani lo praticano. Si pensi anche al costume di dare la
propria serva personale come concubina al marito in caso di sterilità
(cfr. Agar Gn 16,1s; Bilha Gn 30,3; Zilpa Gn 30,9). Nell’antico patto chi non
osservava il sabato, veniva messo a morte (Es 31,14s; 35,2). Nel nuovo
patto è scritto: «L’uno stima un giorno più d’un altro; l’altro stima tutti i
giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente» (Rm
14,5). E la lista potrebbe continuare ed essere lunga.
Dio ha
mutato il patto da quello vecchio a quello nuovo (cfr. Gr 31,31ss),
mettendo in quest’ultimo fuori uso il primo e la sua legge in tutti i
suoi aspetti legislativi (Rm 4,14; 8,1ss; 1 Cor 9,20s; Gal 3,10; 5,18; Eb 8,13); infatti la
chiesa non è una teocrazia (Stato con una legge religiosa). Quindi il suo
consiglio divino e il suo piano nella storia contengono diverse tappe, di cui
ognuna presenta aspetti sia continuità sia di discontinuità con lo status quo
precedente. Paolo e altri scrittori del NT affermano che i credenti del nuovo
patto non sono più sotto la Legge mosaica, ma sotto la grazia (Rm 6,14s). Nel
concilio interecclesiale di Gerusalemme fu deciso che i cristiani gentili non
erano obbligati a sottostare al «giogo della Legge» (At 15). Si capisce da sé
che, avendo il nuovo patto sostituito quello vecchio (Eb 8,13), la vecchia Legge
è stata sostituita dalla nuova Legge, chiamata «legge di Cristo» o «legge dello
Spirito» (Rm 8,2; 1 Cor 9,20s; Gal 6,2).
L’AT rimane
una fonte d’ispirazione spirituale e morale: «Tutto quello che fu
scritto per l’addietro, fu scritto per nostro
ammaestramento, affinché mediante
la pazienza e mediante la consolazione delle Scritture noi riteniamo la speranza»
(Rm 15,4). E ancora: «Ora queste cose avvennero per servire
d’esempio a noi, affinché non siamo
bramosi di cose malvagie, come coloro ne furono bramosi… 11Ora queste
cose avvennero loro per servire d’esempio,
e sono state scritte per ammonizione
di noi, che ci troviamo agli ultimi termini dei tempi» (1 Cor 10,6.11).
Per
l’approfondimento rimando in
Šabbât,
agli articoli «La questione della legge», pp. 51-56; «La questione della
domenica», pp. 57-69.
Quanto a
Matteo 5,17s, si noti che Gesù affermò di essere venuto per adempiere alla
legge e i profeti; e ciò Egli lo fece. Infatti, in questo Evangelo viene
ricordato, quasi fino alla noia: «…affinché si adempiesse quello che era
stato detto…» (Mt 1,22; 2,15.23; 4,14; 8,17; 12,17; 13,35; 21,4; 26,56).
Riguardo ai due discepoli delusi e affranti sulla via verso Emmaus, è scritto
che Gesù, «cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le
Scritture le cose che lo concernevano» (Lc 24,27).
Che cosa
rimane incompiuto? Rimangono incompiute tutte le predizioni relative al
regno messianico fatte dai profeti. Ciò accadde perché il popolo giudaico nel
suo complesso rifiutò Gesù come Messia, specialmente i capi, scartandolo come
una pietra inadatta: «Io vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà
dato ad una gente che ne faccia i frutti» (Mt 21,43). Egli era venuto come
Messia-Re ed era stato acclamato come tale (Mt 21,9), ma i capi s’indignarono
(v. 15). Perciò Gesù disse loro: «Ecco, la vostra casa sta per esservi
lasciata deserta. 39Poiché vi dico che d’ora innanzi non mi vedrete
più, finché diciate: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”» (Mt
23,39). Le predizioni profetiche, sebbene non invalidate, si sarebbero adempiute
secondo le direttive predizionali di Gesù stesso (Mt 24) e secondo quanto Dio
comunicò alla chiesa mediante lo Spirito Santo (1 Cor 15; 2 Ts 2; Ap). |
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■ Vincenzo:
Tu affermi che i profeti nel Nuovo Testamento non erano una categoria
particolare e appoggi questo a 1 Corinzi 14 dove sta invece parlando dei
carismi. Potresti spiegarmi perché in 1 Corinzi 14,31 dovremmo interpretare il
termine greco pántes con tutti ma proprio tutti?
«Infatti
tutti potete profetare a uno a uno, perché tutti imparino e tutti siano
incoraggiati». Non mi sembra che tutti imparino le cose proclamate...
Spurgeon
affermava: « “Tutto il mondo l’ha cercato”. Ha tutto il mondo cercato Cristo?
“Tutto il paese della Giudea andò, e fu battezzato da lui nel Giordano”. Fu
tutta la Giudea, o tutta Gerusalemme, battezzata nel Giordano? “Siete di Dio,
piccoli bambini, e tutto il mondo giace sotto il potere del maligno”. “Tutto il
mondo” qui significa tutti? Le parole “mondo” e “tutto” sono usate in sette o
otto sensi nelle Scritture, ed è molto raro che “tutto” significhi tutte le
persone in senso totale. Le parole sono usate generalmente per significare che
Cristo ha riscattato alcuni d’ogni genere di persone — alcuni ebrei, alcuni
gentili, alcuni ricchi, alcuni poveri, e che non ha ristretto la sua redenzione
solo agli ebrei o solo ai gentili» (C.H. Spurgeon da un sermone sulla Redenzione
Particolare).
■ Nicola:
La citazione di Spurgeon da parte di Vincenzo mi meraviglia per alcuni
motivi: ▪ 1) Ciò che dice qualcuno è da verificare con la Scrittura (un esempio
non è dimostrazione!); ▪ 2) Il fine del calvinista Spurgeon è qui di motivare la
doppia predestinazione. Tutto chiaro? Io ritengo che la cosiddetta «doppia
predestinazione» sia un falso sillogismo basato su un’erronea filosofia
dottrinale all’interno di una sovrastruttura dogmatica.
Prendiamo
invece «tutti» in 1 Corinzi (in 37 versi). 1 Cor 1,2 santi, con
tutti quelli; 1,10 tutti un medesimo parlare; 4,9 apostoli,
ultimi fra tutti; 4,13 spazzatura del mondo, come il rifiuto di tutti;
7,7 tutti gli uomini; 8,1 tutti abbiamo conoscenza (tutti possono
saperlo); 8,7 non in tutti è la conoscenza (non tutti ne fanno uso); 9,19
libero da tutti… servo a tutti; 9,22 ogni cosa a tutti; 9,24
corrono ben tutti; 10,1-4 nostri padri furono tutti sotto la nuvola, e
tutti passarono attraverso il mare… e tutti furono immersi… e tutti mangiarono…
e tutti bevvero; 10,17 partecipiamo tutti a quell’unico pane; 10,33
compiaccio a tutti in ogni cosa; 12,6 Dio… opera tutte le cose in
tutti; 12,13 noi tutti siamo stati immersi… e tutti siamo stati
abbeverati; 13,2 conoscessi tutti i misteri; 14,5 tutti parlaste
in altre lingue; 14,18 più di tutti voi; 14,23 se tutti parlano;
14,24s se tutti profetizzano… convinto da tutti, è scrutato da tutti;
14,31 tutti, uno a uno, potete profetare; affinché tutti imparino e tutti
siano consolati; 15,7s tutti gli Apostoli… ultimo di tutti; 1 Cor
15,10 ho faticato più di loro tutti (ossia dei servitori); 1 Cor 15,19
più miserabili di tutti gli uomini; 15,22 tutti muoiono in Adamo… tutti
vivificati in Cristo; 15,25 tutti i suoi nemici; 15,28 Dio sia
tutto in tutti; 15,51 non tutti morremo, ma tutti saremo mutati;
16,20 Tutti i fratelli vi salutano (ossia quelli che stavano con Paolo);
16,24 L’amor mio è con tutti voi (ossia con i Corinzi).
Eccezione fa 1
Cor 12,29s, ma qui sono poste delle domande; lo stesso vale quando è scritto
«non tutti». Si può dire che statisticamente s’intende proprio tutti coloro che
sono menzionati nel relativo contesto. Particolarmente in 1 Cor 14 non
c’è dubbio che «tutti» intenda una quantità globale, che è rafforzata da «tutti,
uno a uno» (14,31); la limitazione si doveva esprimere con «tutti, tranne (a
eccezione)» o «tutti coloro che hanno i seguenti presupposti», ma di ciò non vi
è traccia in 1 Cor 14.
È chiaro che
secondo 1 Cor 12,29s non tutti faranno le stesse cose sia per indole
naturale (p.es. non ci si espone pubblicamente) sia per ministero intrapreso
(p.es. un evangelista vuole stare sulla strada a far conquiste d’anime) sia per
accettazione da parte degli altri (p.es. età, capacità retorica, caduta morale,
ecc.). Tuttavia tale possibilità a parlare in modo ispirato nella chiesa sulla
base della Parola esiste per tutti. Similmente, per fare un esempio,
sebbene che uno possa aspirare «all’ufficio di conduttore», desiderando così
«un’opera buona» (1 Tm 3,1), non tutti si faranno avanti e ciò per diversi
motivi, ad esempio, perché non si ritiene di avere le qualità descritte (vv.
2ss), di non essere in grado d’insegnare agli altri o di riprendere i
dissenzienti, di non poterle mantenere nel tempo tale status morale, di dover
pagare un alto prezzo in famiglia, in chiesa e nella società, di poter fallire
squalificandosi, eccetera. Io conosco persone che si sono tirati indietro pur
avendo molte caratteristiche di conduttore. Eppure tutti possono aspirare a tale
«ufficio»; devono certo avere le carte in regola. |
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Vincenzo: Ti saluto con affetto nel Signore. Riconosco che oggi c’è un
dilagare di falsi profeti e di falsi servi di Dio che stanno purtroppo creando
una giustificata diffidenza verso il ministero profetico che è servito, serve e
continuerà a servire per l’edificazione del corpo di Cristo.
{www.lucedellenazioni.org; 10-11-2007}
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Nicola: Ricambio il saluto: Dio ti faccia prosperare nelle sue vie. Per il
resto mi trova d’accordo sul dilagare di falsi profeti e di falsi servi di Dio.
Anch’io vedo la necessità del ministero profetico, se con esso s’intende
l’interpretazione ispirata delle sacre Scritture, ossia la «proclamazione
ispirata» sulla base della lettura comunitaria della Bibbia. |
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URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Profeti_patto_mutato_GeR.htm
12-11-2007;
Aggiornamento:
02-07-2010
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