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1. ENTRIAMO IN TEMA: Ho ricevuto
innumerevole volte l’invito a unirmi al gruppo «Preghiere
sull’altare». Mi sono chiesto: «Quale altare, visto che il tempio di
Gerusalemme è distrutto da circa due millenni?». Sono andato a vedere di che
cosa si tratta. Ho capito che a gestire il tutto è Andrea Martina, che
gestisce in Rimini, insieme a un altro conduttore, una chiesa chiamata «Missionari
per l’Evangelo». Si propone pure come uno degli «Adoratori
di Gesù». Almeno la moglie Tahinà Rodriguez è
d’origine sudamericana, come si evince da un loro blog, e molte delle cose
proposte provengono da lì. Predicano l’assoluta necessità di dare la decima
o come essi dicono «essere decimista»; in genere questa è la richiesta dei
fautori del movimento della prosperità. [►
Decime e offerte volontarie;
►
È comandata la «decima» nel NT?] Anche per il resto, la dottrina è
tipicamente carismaticista.
Ammetto che
non ho creduto ai miei occhi, sia per ciò che viene offerto, sia per il modo
(versi fuori contesto) con cui si vuole rendere appetibile tale pratica. Quanto
qui segue, è ripreso dai loro vari scritti. I loro testi contengono vari errori,
perciò li correggo al meglio; la formattazione è redazionale.
2. L’INTENTO E L’INVITO
2.1. LA
PRESENTAZIONE: Nel presentare tale impresa, si afferma quanto segue:
«Raccolta di ogni richiesta di preghiera attraverso internet e altro tipo di
comunicazione. La lista delle preghiere verrà portata sul monte in offerta
sull’altare a Dio. Comunicate la vostra richiesta sia pubblicamente che in
anonimato, sarà rispettata la vostra privacy. Le richieste verranno presentate
al Signore ogni domenica pomeriggio sul monte Carpegna nella
regione Marche in provincia di Pesaro, per spezzare le catene del nemico sulla
nostra vita, per la guarigione da malattie, per ricevere unzione e forza per
resistere al peccato e avere comunione con lo Spirito Santo, per ricevere forza
e cura interiore per camminare come discepolo di Gesù Cristo, per difficoltà
finanziarie, indebitamenti, l’impegno nell’essere decimista, il lavoro.
Per ogni preghiera da presentare a Dio, la richiesta di ognuno verrà stampata
e portata sul monte all’altare del Signore».
2.2.
OSSERVAZIONI E OBIEZIONI: Tali iniziative sono ricorrenti nel mondo
carismaticista, si pensi a pratiche simili alla TBNE. Alla base di ciò c’è un
miscuglio fra interpretazione allegorica dell’AT, sacramentalismo e pensiero
esoterico, chiaramente tutto cristianizzato mediante un’indebita versettologia.
La prima
impressione che si comunica è che oggigiorno esista uno specifico «altare»
sopra un particolare «monte» (Carpegna). Se andiamo però alla
sacra Scrittura, è scritto di non farsi altari oltre a quello consacrato nel
santuario di Gerusalemme. È chiaramente espresso che «l’altare dell’Eterno»
si trovava «all’ingresso della tenda di convegno» (Lv 17,6); fu descritto
come farlo (Dt 27,6) e fu detto che esso si sarebbe trovato «nel luogo che
l’Eterno si sceglierebbe» (Gs 9,27), ossia Gerusalemme (cfr. Is 18,7).
Salomone fece fare poi l’altare legittimo per il tempio di Gerusalemme e lo fece
consacrare (cfr. 1 Re 8,22.54) e rendere operativo (2 Cr 8,12s).
Dio considera,
quindi, tutti gli altri altari come «abusivi» e abominevoli. Quando le
tribù della Transgiordania si costruirono un altare simbolico, Giosuè le mise in
guardia: «Non vi ribellate all’Eterno, e non fate di noi dei ribelli,
costruendovi un altare, oltre l’altare dell’Eterno, del nostro Dio» (Gs
22,19; cfr. vv. 28s). Col tempo nacquero i «sacerdoti degli alti luoghi»,
i quali sacrificavano non «sull’altare dell’Eterno a Gerusalemme», ma
dove volevano loro e praticavano qui riti esoterici (2 Re 23,9ss). I re
abominevoli si costruivano i loro propri altari, contaminando quello
dell’Eterno, ma ogni re timorato di Dio «ristabilì l’altare dell’Eterno,
che era davanti al portico dell’Eterno» (2 Cr 15,8), fece purificare gli
utensili (2 Cr 29,19) e ristabilire il culto legittimo dell’altare dell’Eterno
(v. 21; 33,16; 35,16). Così avvenne anche dopo l’esilio (Esd 3,2; Ne 10,34). Il
Salmista voleva andare «all’altare di Dio» per celebrarlo (Sal 43,4), non a
quello di uno degli «alti luoghi» posti su un monte qualsiasi o «a ogni capo
di strada» (Ez 16,25). Gli alti luoghi erano, come già detto, luoghi in cui
si commettevano una «tale abominazione, facendo peccare Giuda» (Gr
32,35).
Quanto al metodo,
si afferma che tali richieste vengono raccolte, stampate e portate su tale
altare, posto su tale monte, ogni domenica pomeriggio. Perché proprio lì e non a
casa propria? Perché proprio domenica pomeriggio e non in una riunione di
preghiera nella propria sala di culto? Si noti il luogo stabilito e il tempo
stabilito, cose tipiche del «pensiero magico». Inoltre si noti il metodo; ecco
cosa afferma Andrea Martina sulla bacheca del suo social network personale:
«Domani 11 luglio 2010 brucerò le richieste di preghiera che mi avete
mandato, stamperò la lista e brucerò il foglio sul monte in offerta a Dio,
Egli è fedele e risponderà dando la vittoria a ognuno di noi». Tutto ciò si può
anche vedere in un
filmato; chiamare «altare» quattro pietre messe per fare un piccolo falò o
un picnic, è certamente un
ironico eufemismo.
Eppure
pretende quanto segue: «Carissimi ringrazio per la fiducia dimostrata; con
certezza domani il grido di ognuno di Voi arriverà a Dio». Non poteva
raggiungere Dio il «grido di ognuno», se questi pregava a casa propria o nella
propria comunità? C’è bisogno di un «sacerdote» speciale e di un «rito»
speciale, che non ha confronti né esempio nella Bibbia, tanto meno nel nuovo
patto. Dove è scritto nel NT che per avere esaudimento e vittoria, bisogna
bruciare il foglio con le richieste «sul monte in offerta a Dio». Inutile
dire che riti del genere si trovano proprio in ambito magico-esoterico,
di cui qui abbiamo una forma cristianizzata.
Quanto
all’intento, essi ritengono che tale rito sacramentale sia effettivamente
efficace per spezzare, far guarire, ricevere «unzione» (che sarà mai?), forza e
guarigione interiore. Ciò permetterà in oltre di camminare come discepolo, di
superare difficoltà finanziarie e indebitamenti, di impegnarsi a dare la decima
e a trovare lavoro. L’idea sacramentale è quella cattolica dell’«ex opere
operato»: un rito funziona proprio perché viene esercitato, e Dio deve agire in
corrispondenza al rito.
Ciò si chiama
«pensiero magico». Infatti, simili toccasana universali sono proprio ciò,
che viene offerto da maghi, chiromanti, cartomanti, astrologi e altri operatori
dell’occulto mediante particolari riti.

3. MONTANARI ESAUDITI
3.1. LA
PRESENTAZIONE: Per rendere legittima tale pratica di salire sul monte
per bruciare qui i fogli con le richieste di preghiera, Andrea Martina fa
un’insalata russa di versetti (versettologia indebita), che nulla hanno a che
fare con tale pratica. Eppure egli afferma: «La preghiera sul monte è biblica lo
stesso Gesù ce lo insegna in Luca 6,12: “In quei giorni egli andò sul monte a
pregare, e passò la notte pregando Dio”»; poi segue una lista con i brani,
che qui riproduco, sebbene diversi sono doppioni dello stesso episodio.
■ Matteo
15,29: «Partito di là, Gesù venne presso il mare di Galilea e, salito sul
monte, se ne stava seduto lassù».
■ Matteo 17,1:
«Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello,
e li condusse sopra un alto monte, in disparte».
■ Marco 3,13:
«Poi Gesù salì sul monte e chiamò a sé quelli che egli volle, ed essi
andarono da lui».
■ Marco 6,46:
«Preso commiato, se ne andò sul monte a pregare».
■ Marco 9,2: «Sei
giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo, Giovanni e li condusse soli in
disparte, sopra un alto monte. E fu trasfigurato in loro presenza».
■ Luca 6,12: «In
quei giorni egli andò sul monte a pregare, e passò la notte pregando Dio».
■ Luca 21,37:
«Di giorno Gesù insegnava nel tempio; poi usciva e passava la notte sul monte
detto degli Ulivi».
■ Giovanni
6,15: «Gesù, quindi, sapendo che stavano per venire a rapirlo per farlo re,
si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo».
3.2.
OSSERVAZIONI E OBIEZIONI: La falsa impressione che viene qui comunicata
è che pregare su un monte abbia particolare valore. Inoltre si insinua che Gesù
abbia fatto un rito sacramentalista simile a quello di Andrea Martina, ossia
raccogliere richieste di preghiere e offrirle a Dio, bruciandone ritualmente i
fogli!
La realtà era
ben diversa. Gesù si recava sul monte per vari motivi, ad esempio, per
sfuggire alle masse e riprendere fiato; in Matteo 15,29 non si legge di
preghiera. In Matteo 17,1 si parla solo di trasfigurazione (= Mc 9,2; di
preghiera si parla però in Lc 9,28, ma non per i motivi di Andrea Martina). In
Marco 3,13ss non si parla di preghiera, ma di costituzione dei Dodici e
del loro mandato missionario. In Giovanni 6,15 non si parla di preghiera, ma di
sfuggire ai giochi politici delle masse. In vista del tempo della sua
fine e del fatto che i suoi avversari cercavano continuamente di catturarlo,
quando non c’era la folla, di notte «passava la notte sul monte detto degli
Ulivi» (Lc 21,37); di giorno, con la presenza di tanta gente non si
permettevano (v. 38). Qui non si parla esplicitamente di preghiera. Come si
vede, la maggior parte di tali versi non hanno nulla a che fare con la
preghiera, ma con altre necessità della vita. Per gli ideologi, però, tutto fa
brodo. Per motivi di praticità, Gesù sui monti (erano colline) insegnava ai
discepoli e alle masse (Mt 5,1ss), moltiplicò pani e pesci (Gv 6,3ss) e fece
tante altre cose consone col suo ministero.
Gesù non
andava a pregare su un monte? Certo che lo faceva, ma non per i motivi
addotti da Andrea Martina. Essendo in giro e non avendo una casa in loco, per
sfuggire alle masse e avere un momento di serenità e intimità col Padre celeste, si
recava in disparte. In Marco 6,46ss Gesù non tirò fuori liste di preghiera di
persone che non conosceva, ma pregò per i suoi discepoli, che erano in
pericolo sul lago e al cui soccorso poi andò. In Luca 6,12 Gesù andò sul monte a
pregare da solo, poiché dopo un miracolo i suoi avversari erano ripieni di
furore e complottavano contro di lui (v. 11). Quindi i versi, in cui viene
detto che Gesù andò a pregare su un monte sono pochissimi. E in essi non viene
detto che Gesù tirasse fuori liste di preghiere, che aveva raccolto
precedentemente, e che le bruciasse poi in tempi e in luoghi stabiliti.
Gesù non
pregava soltanto sulle colline, ma dove si trovava (cfr. Mt 26,53 arresto) e
riteneva opportuno. Pregò e benedisse i bambini, quindi in mezzo alla gente (Mt
19,13.15); lo stesso accadde per i malati (Mc 7,34). Andò a pregare in «luoghi
deserti» (Lc 5,16; Mc 1,35), in un «podere detto Getsemani» (Mc 14,32), presso
il Giordano (Lc 3,21), «in disparte» (Lc 9,18).
Gesù non solo
annunziò che del tempio di Gerusalemme non sarebbe rimasta pietra sopra pietra
(Mt 24,2); ma, quando fu interpellato dalla Samaritana riguardo al monte, su cui
pregare legittimamente (Garizim o Gerusalemme; Gv 4,20), egli non lasciò dubbi
per la prassi del nuovo patto: «Donna, credimi; l’ora viene che né su questo
monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. (…) Ma l’ora viene, anzi è già
venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre
in spirito e verità; poiché tali
sono gli adoratori che il Padre richiede» (vv. 21-24).
Egli aveva,
quindi,
insegnato a pregare non in un luogo specifico, ma in spirito e verità e
principalmente nella propria cameretta (Mt 6,6). Gesù suggerì per che cosa
pregare personalmente (Mt 9,38; 24,20; Lc 6,28; 11,1ss), per quali motivi (Lc
22,40.46), con quale atteggiamento (Mc 11,25), non dove farlo. Quanto
alla frequenza della preghiera, Gesù non insegnò neppure tempi stabiliti,
ad esempio domenica pomeriggio, ma a farlo del continuo e in ogni tempo (Lc
18,1; 21,36).
4. ASPETTI CONCLUSIVI: Leggendo
sulla bacheca di Facebook di
Andre Martina, prendo atto della fonte ispiratrice e dei modelli di
tale modo di fare: il carismaticismo che si è incendiato al «fuoco estraneo» di
Toronto, come Benny Hinn e la TBNE e altre organizzazioni.
Egli scrive:
«Non faccio da mediatore, ma semplicemente seguo l’esempio di Paolo e
altri apostoli e grandi ministeri contemporanei come «La
chiesa mondiale della potenza di di Dio» e «Benny
Hinn», che pregano sulle richieste scritte. Puoi anche vedere nella rete
televisiva T.B.N. Europa, quando presentano a Dio tutte le lettere con richieste
di preghiera. Non c’è nulla di anti-biblico in questo; ripeto è solo un
modo di presentare le preghiere altrui. “Pregate gli uni per gli altri affinché
siate guariti”. Non mi faccio assolutamente da intercessore». {11-07-2010}
Vorrei sapere
dove è scritto nel NT che Paolo e altri apostoli abbiano realizzato e
ingiunta una tale pratica di accatastare preghiere altrui, scritte su fogli, e
di pregare, imponendo le mani su tali pile di carta (come fanno alcuni personaggi della TBNE) o addirittura di bruciare tali fogli su un particolare monte,
dopo aver imposto loro le mani (come fa
Andrea Martina). Sono un conoscitore della Scrittura, ma non ho letto mai una
cosa del genere.
È scritto
invece che i credenti delle chiese del primo secolo, si radunavano
personalmente insieme per perseverare di pari consentimento nella preghiera
(At 1,14; 2,42). Ai credenti non fu consigliato di mandare richieste scritte a
qualcuno, per un rito particolare, ma che fossero personalmente «perseveranti
nella preghiera» (Rm 12,12). Paolo non insegnò a dare deleghe a particolari
«unti», ma ingiunse a fare uso della Parola di Dio, «orando in ogni tempo,
per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di suppliche; e a questo vegliando
con ogni perseveranza e suppliche per tutti i santi» (Ef 6,17ss; Col 4,2s, 1
Tm 5,5). Si noti inoltre la parte del verso citato sopra fuori contesto:
«Pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti» (Gcm 5,16); essa è
inserita all’interno di un brano che parla della cura pastorale diretta:
l’infermo chiama i propri conduttori ed essi pregano per lui (vv. 13s);
in tale occasione la confessione delle trasgressioni da parte dell’interessato e
l’intercessione da parte degli anziani, portano alla remissione dei peccati (vv.
15s). Tale parte del verso non c’entra quindi nulla con tale pratica singolare.
Si afferma che
non si vuole diventare una specie di intercessore, un mediatore fra Dio e
gli uomini. Difficile non diventarlo con simili modelli, a cui ci si ispira
(Benny Hinn, TNBE). Gesù, l’apostolo Paolo e gli altri apostoli spingevano i
credenti a pregare personalmente in ogni tempo, da soli e insieme altri credenti
del luogo. Andrea Martina si fa mandare tali richieste, comunicando così che
questo sarebbe il modo più efficace di fare. In tal modo, si farà credere che tra il
popolo di Dio ci siano persone più capaci di altre per pregare ed essere
ascoltate. Volenti o nolenti, si verrà visto come una specie di santone o
sciamano cristiano, che sa il «trucco giusto», l’artificio, il rito e la
cerimonia perché le preghiere vengano prese in considerazione da Dio. Ciò
alimenterà solo il «pensiero magico» della gente, la superstizione,
secondo cui pregando e bruciando poi la richiesta, si è fatto il «rito»
giusto, per costringere Dio a fare la nostra volontà. Basta poi
cercarsi soltanto il monte appropriato e recarsi lì con le richieste proprie e
altrui al momento più propizio, per diventare uno «sciamano» della preghiera.
Basta leggere la letteratura esoterica, per trovarci proprio le stesse cose.
►
Preghiere sull’altare? Parliamone
{Nicola Martella} (T)
►
Nuove rivelazioni carismaticiste: Lievito esoterico di false
interpretazioni {Andrea Martina - Nicola Martella} (T/A)
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Preghiere_altare_MeG.htm
29-07-2010; Aggiornamento:
06-08-2010 |