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Non è mia intenzione entrare in una discussione fra
fratelli all’interno di una realtà ecclesiale
locale, né prendere partito per qualcuno. D’altro
canto, è stata richiesta la mia opinione da un
lettore e uno dei servizi offerto dal sito «Fede
controcorrente» è di rispondere ai quesiti posti.
Confido nella maturità dei fratelli che quanto qui
detto non verrà usato in modo strumentale per
questioni e situazioni che non conosco. Le mie riflessioni vogliono rappresentare solo un
approfondimento biblico, su cui riflettere. |
La questione del lettore
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Caro Nicola, […] Alcune tue opere come «La
lieve danza delle tenebre» che possiedo da diversi anni sono nel complesso d’indubbio valore,
altre come «Carismosofia» sarebbero da
mandare al macero o da riscrivere correggendo le citazioni bibliche errate che
ti ho segnalato da mesi e dedicando almeno metà del libro a parlare bene del
movimento pentecostale e mettendo testimonianze di credenti che parlano in
lingue e ne sono felici e soddisfatti e non hanno nessun demone... […]
{Stefano Ferrero; 15-10-2007}
La risposta ▲
Aspetti preliminari
Partiamo da qualche premessa. Quanto
dico qui di seguito, non ha nulla di personale verso Stefano, ma rispondo
semplicemente a ciò che ribadisce in questa sua missiva. Di per sé avrei voluto glissare
su questo tema, poiché non mi edifica oltremodo, ma le insistenze del mio
interlocutore mi costringono a cercare di mettere un punto finale alla
questione… almeno spero, vista la sua militanza partigiana su tali temi, di cui
sembra averne fatta una specie di missione.
Ringrazio
Stefano
dell’apprezzamento
positivo quanto a «La
lieve danza delle tenebre». Quanto al suo disprezzo di
«Carismosofia», meno male
che questa è solo la sua discutibile opinione. Tanti altri lettori mi dicono
diversamente (cfr. anche la
recensione). Molti acquirenti sono fratelli pentecostali e addirittura pastori;
anche da loro ho ricevuto positivi apprezzamenti.
Sebbene
Stefano non abbia espressamente affermato che io nutra preclusioni
personali verso i pentecostali
in quanto tali, voglio prendere l'occasione per ribadire che le cose non stanno
assolutamente così, se mai fosse venuto il dubbio, anche perché lo spettro dei
cristiani pentecostali è molto variegato per fare di tutta l'erba un fascio. Fra di loro ce ne sono
tanti non carismaticisti e che vogliono solo essere fedeli e ubbidienti alla
Parola di Dio, esercitando vigilanza sulla sana dottrina e discernimento degli
spiriti. Anche fra i fratelli pentecostali ce ne sono di quelli che non credono
a qualunque «profeta» che si crede tale, né a qualunque chiaroveggente che si
spaccia per «profeta» di Dio, né a qualunque esercente di mesmerismo che si
spaccia per «unto di Dio», arricchendosi così per di più fuori ogni misura.
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Neopentecostali e neocarismatici sono «fratelli»? {Nicola Martella}
Quanto alle presunte «citazioni
bibliche errate» che Stefano mi avrebbe «segnalato da mesi», se esse fossero
state congruenti e non viziate dalla sua solita e ricorrente sovrastruttura
dogmatica carismaticista, ne avrei seriamente tenuto conto; ma non mi hanno per
nulla convinto perché si basano sia sulla versettologia (versi presi fuori
contesto), sia su preconcetti aprioristici, sia su interpretazioni dogmatiche
all’interno di una sovrastruttura ideologica dell’esperienza.
Glossolalia sempre d’origine demonica?
Qui affronto specialmente il tema di glossolalia e demonizzazione. Come
detto, lo faccio controvoglia perché non sono cose che mi edificano; preferirei
parlare di più del «frutto dello Spirito» (vero distintivo del cristiano) in
contrapposizione alle «opere della carne». Il mio interlocutore evidenzia
l’asserzione secondo cui «credenti che parlano in lingue […] ne sono felici e
soddisfatti e non hanno nessun demone»; egli lo esprime così come se io
l’avessi mai messo in dubbio per la stragrande maggioranza delle persone
credenti.
Infatti non ho mai detto che tutti coloro che parlano in lingue, siano
demonizzati. Come potrebbero mai esserlo?
Infatti la stragrande
maggioranza della glossolalia esercitata è di
natura psichica! Ossia la
stragrande maggioranza di coloro che esercitano la glossolalia non parlano
veramente in un’altra lingua; infatti una lingua, qualunque essa sia, si
distingue per una grammatica, un ricco vocabolario e una sintassi. La stragrande
maggioranza di coloro che esercitano la glossolalia recitano in effetti quello
che nella psicologia si chiama un «engramma». L’engramma psichico è definito
tecnicamente una «traccia perenne di impressioni psichiche». Nel caso della
glossolalia si tratta di una parola o frase chiave, continuamente ripetuta.
Questo fenomeno si trova pressoché in tutto il mondo, fra tutti i popoli e
religioni. Si tratta di una specie di «mantra» sempre uguale che si riceve
durante un’esperienza di «illuminamento spirituale» di tipo mistico. Ricordiamo
che il «mantra» proviene dalle religioni dell’India, dove significa una
«asserzione religiosa considerata efficace», perché si crede provenga dalla
trascendenza e la si riceva nel momento dell’illuminamento spirituale; per
estensione oggigiorno è usato per fenomeni religiosi simili, in cui viene
ripetuta continuamente una «locuzione chiave» per ottenere dei risultati
spirituali o mistici.
Anche in campo cristiano,
sia tra i mistici cattolici, ortodossi, eccetera, sia dentro ai tipici movimenti
pentecostali e neo-pentecostali (o carismaticisti) sia fuori di essi, ci sono
fenomeni mistici simili con fissazione di tale «engramma psichico» e sua
ripetizione devozionale.
Certamente esiste un
fenomeno di «engramma» anche all’interno dei fenomeni tipicamente occulti, ma
non sono da confondere
con quelli tipicamente mistici. Per l’engramma psichico in campo occulto cfr.
Nicola Martella,
La
lieve danza delle tenebre (Veritas,
Roma 1992), pp. 57 (nota 4), 96s, 103. Per la ricorrenza dell’engramma
psichico in campo carismaticista, cfr. Nicola Martella, Carismosofia
(Punto°A°Croce, Roma 1995), pp. 76s.
Nel momento di una
esperienza mistica
(poi interpretata magari con termini biblici o dottrinali), si riceve tale
«engramma psichico» (registrazione endogena). Poi, ogni qual volta che tale
«locuzione chiave» viene attivata con la prassi (ripetizione)», il detentore
dell’engramma fa nuovamente un’esperienza simile all’estasi vissuta durante
l’illuminamento.
Detto questo, bisogna tener presente quei casi in cui tale
«engramma psichico» o «locuzione
chiave» avviene realmente mediante uno spirito
demoniaco. In tali casi,
tale specie di «mantra» in altra lingua contiene invocazioni a demoni, a dèi, a
divinità, a spiriti o a patroni religiosi oppure contiene parole di bestemmia.
Ciò è stato verificato nei casi in cui in una riunione, in cui qualcuno ha
recitato tale mistica «locuzione chiave», si trovava qualcuno che parlava e
capiva tale lingua del suo paese natio. In altri casi si trattò di lingue
antiche che uno aveva studiato; io stesso ho avuto l’occasione di verificare una
donna che recitava una tale «mantra» in ebraico, cosa che poi abbiamo
approfondito insieme ad altri fratelli (si legga al riguardo in «Carismosofia»,
pp. 246-250).
Che dire in quei specifici
casi, in cui il contenuto di un engramma è contrario alla sana dottrina,
significa che tali persone sono demonizzate?
Tranne le eccezioni, in cui tali persone non sono veramente rigenerate, bisogna
rispondere di no. In questi casi, tali credenti fanno semplicemente «posto al
diavolo» (Ef 4,27) in quei particolari momenti e prestano così le loro membra al
servizio dell’ingiustizia e dell’iniquità (Rm 6,12ss.19). Ciò succede però a
tutti i credenti ogni qual volta che essi hanno una prassi di vita
peccaminosa, ad esempio, quando sparlano e calunniano, quando si comportano in
modo sleale o indecoroso. Come raccomanda la Parola di Dio per tali casi,
bisogna ravvedersi e abbandonare tale prassi peccaminosa, qualunque sia tale
peccato. Infatti una prassi d’iniquità, qualunque essa sia, impedisce la
comunione con Dio e, quindi, le sue benedizioni.
Un problema è che riguardo
ai peccati normali, essendo evidenti, possiamo riconoscerli da noi stessi o
possono avvertirci altri al riguardo; quando tale «engramma psichico» contiene
un messaggio moralmente disdicevole o un contenuto teologicamente scorretto,
chi ci avvertirà?
Infatti coloro che sanno interpretare veramente e correttamente il
contenuto della glossolalia, sono come l’ago nel pagliaio. Può succedere che
tali credenti sentano un’irrequietezza che non sanno spiegare o cominciano a
soffrire di oppressione o di depressione, ma non collegano tale situazione con la glossolalia,
convinti come sono che sia nel loro caso un carisma divino. In tali casi magari
cercano maggiore «unzione», pellegrinando da un «unto» a uno ritenuto più
potente; alla fine rischiano di diventare dipendenti dagli uomini, non
risolvendo per di più il loro vero problema.
Per
testimonianza
di credenti che erano in dubbio riguardo alla fonte della loro «locuzione
chiave», mi è stato riferito che hanno chiesto al Signore con serietà e onestà
quanto segue: «Signore, se questo carisma non è da parte tua, toglimelo; in tal
caso, io ci rinuncio e non voglio più averlo». E il Signore lo ha effettivamente
tolto per sempre. Un caso del genere è successo a me, quale curatore d’anime, e
alla presenza di testimoni fedeli, verso una credente che esercitava la
glossolalia, pur non essendo pentecostale né carismaticista (si legga al
riguardo in «Carismosofia», pp. 250ss). A tutt’oggi tale sorella in fede può
dare testimonianza di quanto le è accaduto in modo immediato e di come è
scomparsa anche la depressione che l’affliggeva da anni, motivo per il quale era
principalmente venuta nella cura d’anime.
► URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Glossolalia_demonizzazione_Car.htm
15-10-2007; Aggiornamento: 23-01-2008
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