Un taglio netto alle convenzioni anti-bibliche e pseudo-bibliche, all'ignoranza e alle speculazioni — Ein klarer Schnitt zu den anti-biblischen und pseudo-biblischen Konventionen, zur Unwissenheit und den Spekulationen — A clean cut to the anti-biblical and pseudo-biblical conventions, to the ignorance and the speculations — Une coupe nette aux conventions anti-bibliques et pseudo-bibliques, à l'ignorance et aux spéculations — Un corte neto a las convenciones anti-bíblicas y pseudo-bíblicas, a la ignorancia y a las especulaciones

La fede che pensa — Accettare la sfida nel nostro tempo

«Glaube gegen den Strom»: Für das biblische Unterscheidungsvermögen — «Faith countercurrent»: For the biblical discernment — «Foi contre-courant»: Pour le discernement biblique — «Fe contracorriente»: Por el discernimiento bíblico

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Offensiva intorno a Gesù 1

 

Cristianesimo giudaico

 

 

 

 

«Chi dice la gente ch’io sia?» — Offensiva intorno a Gesù 1: È ciò che dicono gli altri su Gesù.

Ecco le parti principali:
■ Gesù nei mass-media
■ Gesù fra teologia e filosofia
■ Gesù fra filosofia e ideologia
■ Gesù fra ideologie e religioni
■ Excursus: La via che porta a Dio

 

«E voi, chi dite ch’io sia?» — Offensiva intorno a Gesù 2: È ciò che la Bibbia dice su Gesù.

Ecco le parti principali:
■ Gesù nella Bibbia e nella storia
■ La questione giudaica
■ Aspetti conclusivi (Gesù e le donne, Il Gesù sacramentale, Interrogativi)
■ Dizionarietto dei termini

 

► Vedi al riguardo le recensioni.

 

 Offensiva intorno a Gesù 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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GESÙ, UN GIUDEO ALLINEATO O ANTICONFORMISTA?

 

 di Nicola Martella

 

 

1.  ENTRIAMO IN TEMA: Nel passato il giudaismo storico vedeva in Gesù di Nazaret l’eretico, il traditore della tradizione e quant’altro di negativo (cfr. il Talmud). Negli ultimi decenni del 20° secolo, alcuni rabbini e studiosi giudaici (p.es. Ben Chorin) cambiarono approccio e, recuperando Gesù nel giudaismo, dicevano ai cristiani all’incirca questo: «Voi non potete capire veramente Gesù di Nazaret e il suo messaggio, poiché egli è un figlio del giudaismo». In tal modo, cominciarono varie manovre per normalizzare il Gesù storico all’interno del giudaismo come uno dei suoi tanti figli, sebbene un po’ atipico e ribelle. Cavalcando l’onta del criticismo storico, affermavano che Gesù era uno dei tanti rabbini del suo tempo, senza alcuna pretesa di essere il Messia; solo i suoi discepoli lo avrebbero reso tale.

     Nel giudaismo storico si è quindi passati da un rifiuto e denigrazione di Gesù di Nazaret, durate secoli, a un suo «recupero» all’interno del giudaismo; ma ciò ha significato parimenti uno svuotamento di significato dal suo interno e un suo riempimento con elementi conformi al giudaismo del tempo di Gesù o addirittura medievali.

     Gesù era allora allineato o anticonformista? I Giudei cristiani certamente non vogliono svuotare Gesù di Nazaret del suo significato intrinseco di Messia. In parte però vorrebbero «recuperarlo» anche loro nella «normalità» giudaica (quale poi?) del suo tempo: un Gesù allineato alla tradizione dei padri e conformista rispetto alla devozione del tempo.

     Qui di seguito riporto il termine usata da Carlo Caruso per Gesù, ossia Yeshuà (y = i; sh = sci), ricordo però ai lettori che in ebraico è Ješûa` (j = i; š = sci; a` = ǎ + suono gutturale).

 

 

2.  GESÙ UN GIUDEO CONFORMISTA?: Leggendo l’intervista di Luca Rajna a «Carlo Caruso, il rabbino pastore» (Icn, era comparso anche sul sito di Edipi) si potrebbe avere proprio questa impressione. Carlo Caruso asserisce quanto segue: «I vangeli riportano in molti punti che Yeshuà e la sua famiglia erano giudei strettamente osservanti. La discussione di Yeshuà dodicenne al Tempio era condotta secondo la retorica farisaica: dava risposte facendo domande (Luca 2,46-47). Il Messia operava come un rabbino galileo khassid del suo tempo: pregava in modo carismatico. Difficilmente nella Bibbia esiste un miracolo che non possa essere ritrovato anche nella letteratura rabbinica dell’epoca. Yeshuà osservava la Legge e le feste, indossava le tzizitot, le frange che cadono dai quattro angoli del vestito (Marco 6,46; 14,36) e nessun fariseo legalista gli ha mai rimproverato di non indossare i tefillim sul capo e sul braccio per la preghiera (D’varim, Deuteronomio 6,8), il che indica che osservava anche questa usanza».

     Tutto chiaro? È un quadretto normalizzante e tranquillizzante… almeno per Rajna e Caruso, forse per l’Edipi e Icn (hanno pubblicato l’intervista senza obiettare in nessun punto!) e per quanti credono che se ciò viene detto da un «rabbino pastore», dev’essere anche vero.

 

 

3.  VINO NUOVO IN OTRI NUOVI: Il NT ci dà poche indicazioni riguardo alla vita di Gesù prima dell’inizio del suo ministero. Basarsi sul silenzio-assenso è una lama a doppio taglio, poiché le stesse cose possono essere lette in un modo e nel suo contrario. Tralasciamo quindi il periodo antecedente al ministero pubblico.

     Forse Carlo Caruso avrebbe dovuto spiegare che cosa sia un «rabbino galileo khassid». Il composito movimento dei Kassidim (= i devoti, i pii, gli ortodossi) si era opposto al re di Siria, Antioco Epifane IV (ca. 215-164 a.C.), quando cercò di paganizzare il giudaismo. Perciò si alleò con gli Asmonei (una famiglia sacerdotale) e diede man forte a Giuda Maccabeo, finché si ottenne l’indipendenza. Dopo che gli Asmonei assunsero il potere della Giudea e assimilarono essi stessi costumi ellenistici, il movimento dei Kassidim si separò dai Sadducei, il partito dei sacerdoti, e tornò a ricomporsi nei suoi vari movimenti e correnti, con i loro propri maestri e tradizioni particolari. Il movimento più conosciuto è quello dei Farisei (= i separati), il più integralista. Gli Zeloti erano l’ala estrema, politica, carismaticista e apocalittica del fariseismo. C’erano però innumerevoli altri movimenti religiosi (cfr. Esseni, Terapeuti, Sicari, Erodiani). Un po’ come le denominazioni odierne all’interno del giudaismo (cfr. anche il cristianesimo), ogni fazione religiosa aveva le sue specifiche.

     Il giudaismo al tempo di Gesù non era un fenomeno univoco e uniforme. È quindi difficile voler catalogare oggigiorno Gesù ad esempio come un «rabbino galileo khassid» e attribuirgli il fatto che pregasse «in modo carismatico» (i carismaticisti e apocalittici del giudaismo erano i Qannaim o Zeloti, ma Gesù non si può considerare tale, poiché non chiamava a una lotta contro i Romani, come invece facevano coloro che sostenevano ad esempio il partigiano Barabba).

     Per una panoramica rimando al seguente articolo: Nicola Martella, «Il giudaismo al tempo del NT», Dall’avvento alla parusia, Panorama del NT 1 (Fede controcorrente, Roma 2008), pp. 10-14.

     Quando Carlo Caruso parla della «letteratura rabbinica dell’epoca» a proposito dei miracoli biblici (intende quelli di Gesù?), dovrebbe citare tale letteratura per nome e con riferimenti. Se si riferisce forse alla Mišnah (dal 200 d.C. in poi) o addirittura al Talmud (5°-7° sec. d.C.)? Ciò non si può certo dichiarare «letteratura rabbinica dell’epoca» di Gesù. Certo si dirà che la Mišnah riporta ciò che hanno detto rabbini precedenti, ma chi ne può verificare la correttezza senza fonti scritte?

     Indossava Gesù le tzizitot o filatterie, le frange poste ai quattro canti del vestito? Lo si può presumere, ma difficilmente dimostrare. Gesù, criticando aspramente scribi e i Farisei, disse fra altre cose che essi, alfine di essere osservati dagli uomini «allargano le loro filatterie e allungano le frange dei mantelli» (Mt 23,5). C’è da presumere che qui Gesù non criticasse l’uso, ma solo l’abuso.

     Più critiche le cose stanno con i tefillim, le strisce di cuoio usate dai Giudei ortodossi per pregare. C’è da osservare che Dt 6,8 non comanda l’uso di tali tefillim, ma Mosè parlava qui dell’assimilazione della Torà che doveva essere presente nel pensiero e nell’azione dell’Ebreo. Dal linguaggio metaforico di Mosè fu tratto tale costume devozionale fra i Giudei ortodossi, di cui però nell’AT e nel NT non c’è traccia.

     Si noti che quando i discepoli chiesero a Gesù di «insegnare loro a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli» (Lc 11,1), già ciò indicava uno scostamento del Battista dall’uso dei Farisei (che egli chiamava «razza di vipere»! Mt 3,7), che erano abituati a pregare a ore fisse e a recitare preghiere. Nella richiesta dei discepoli a Gesù non si trattava solo di che cosa dire, ma anche come farlo. Gesù non impose l’uso dei tefillim. Al contrario, nella legge messianica del regno (Mt 5ss) Gesù, insegnando a pregare, prese posizione su vari abusi devozionali di scribi e Farisei, che si basava sull’estetica e sull’apparire dinanzi agli altri (Mt 6,1.5). È difficile dimostrare che Gesù «osservava anche questa usanza» e che l’avesse insegnata ai suoi discepoli.

     Creare un luogo comune e renderlo «ovvio» sulla base della convenzione di gruppo, non lo rende verità, ma rende responsabili e colpevoli. Ciò vale per sia l’immagine di Gesù sui santini, sia per quella conforme al giudaismo medioevale.

     L’immagine, che gli Evangeli diedero di Gesù, non fu quella di un pio Giudeo allineato a uno dei tanti movimenti giudaici, ma di un Messia anticonformista. Gesù si scontrò ripetutamente proprio con quella che Paolo chiamò «la più rigida setta della nostra religione» (At 26,5), ossia i Farisei, e apostrofò pubblicamente questi ultimi, unitamente ai loro rappresentati (scribi, dottori della legge, quindi rabbini) nei modi più disonoranti (Mt 23). Dopo la fine del tempio e il tramonto connesso dei Sadducei, proprio da scribi e Farisei nacque il giudaismo rabbinico, la cui massima espressione fu il Talmud. Gesù accusò scribi e Farisei di aver messo fuori uso la Parola di Dio mediante le loro tradizioni (Mt 15,6; Mc 7,13). È strano che si voglia «recuperare» Gesù proprio in tale devozione farisaica! Ed è altresì strano che i Giudei cristiani vogliano spesso usare proprio gli scritti dei rabbini farisei (Mišnah e Talmud) per interpretare la figura di Gesù e gli scritti del NT.

     Chi vuole cogliere la continuità con il vecchio patto e la tradizione, non può dimenticare la discontinuità. Gesù si presentò come un nuovo Mosè, non come un Messia accomodante che veniva a rattoppare le vesti lacerate o a riparare gli otri vecchi di un giudaismo, verso cui egli si pose in modo critico e anticonformista. La sua non era una riforma, ma una rivoluzione: «Ora nessuno mette un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio; perché quella toppa porta via qualcosa dal vestito, e lo strappo si fa peggiore. 17Neppure si mette del vino nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri si rompono, il vino si spande e gli otri si perdono; ma si mette il vino nuovo in otri nuovi, e l’uno e gli altri si conservano» (Mt 9,16). Luca andò anche oltre (Lc 5,36-39). Si vedano qui anche le norme sul sabato, sul mangiare con le mani non lavate, sul digiuno e così via. Non si può certo dire che Gesù era un Giudeo conformista.

 

Per l’approfondimento si veda la seguente letteratura:

     ■ Nicola Martella, Chi dice la gente che io sia? Offensiva intorno a Gesù 1 (Punto°A°Croce, Roma 2000), specialmente gli articoli: «Il giudaismo e Gesù», pp. 103-114; «Gesù e i giudei», pp. 115-124.

     ■ Nicola Martella, E voi, chi dite ch’io sia? Offensiva intorno a Gesù 2 (Punto°A°Croce, Roma 2000), specialmente l’articolo «Gesù Cristo negli Evangeli», pp. 26-33.

 

Interrogativi sul cristianesimo giudaico {Nicola Martella} (A)

 

I prossimi articoli, nati dall'analisi e dal confronto con tale intervista e scritti oramai da anni, verteranno sui seguenti temi:

► Occhio generoso o avaro?

► Sotto la legge o sotto la grazia?

 

► URL:

http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Gesu_allineato_anticonform_OiG.htm

10-12-2007; Aggiornamento: 04-09-2010

 

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