|
1. FENOMENOLOGIA DELLA MILITANZA ED EFFETTO SALMÉ (Nicola
Martella)
Alcuni
retroscena
Nel prossimo punto principale, Tonino Mele prende posizione riguardo
all’articolo
«La «riforma strutturale» di Corrado Salmé:
Strutture ed etichette ci salveranno?», in cui faccio un’analisi critica dello scritto «Restaurare
la visione apostolica nella chiesa»
di Corrado Salmé. Per la discussione rimando al relativo
tema associato.
Prima di rendere pubblica questa mia analisi critica, avevo inviato il link a
Corrado Salmé, invitandolo a visionare l'articolo e a prendere posizione: «Prima
di renderlo pubblico, ho visto bene avvisarti quale persona coinvolta, per
permetterti — se vorrai — di spiegare il tuo punto di vista (se mal capito), per
fare inoltre osservazioni e obiezioni ed eventualmente una dichiarazione, il
tutto quale base per un ulteriore confronto che può ancora seguire».
Purtroppo egli ha declinato un confronto e neppure una sollecitazione successiva
ha sortito l'effetto desiderato.
Al posto suo, dopo parecchi giorni, ha preso la parola suo padre,
Giuliano Salmé, pastore della chiesa «giubileo» di Catania, lanciandosi in una
difesa paterna, passionale e
viscerale del figlio, tuttavia lasciando
il ruolo di giudice imparziale, a cui è chiamato come conduttore di chiesa;
inoltre nel suo
articolo egli non ha menzionato un solo argomento specifico dello scritto di
Corrado Salmé o della mia analisi critica. Tutto si gioca sul piano dei
sentimenti e delle emozioni e secondo lo schema: chi osa criticare mio figlio, è
mio nemico e, ancor di più, è dal «nemico». Inutile dire la problematicità
dottrinale, spirituale e morale di un tale schema di pensiero, visto il ruolo
che egli riveste. Tale «atto di tutela» di un padre anziano verso un figlio —
che non solo è adulto abbastanza, ma si propone come propugnatore di un
«manifesto programmatico» di una «riforma strutturale» tale da cambiare il volto
stesso delle chiese — è molto problematico e non è per nulla comprensibile
sul piano pedagogico, psicologico e pratico; e questo tanto più che Corrado
Salmé confronta la sua «rivoluzione» niente meno che con la Riforma di
Lutero. Così tale padre ha solo danneggiato il figlio agli occhi degli altri e
di se stesso. Avrebbe fatto meglio a mobilitare le forze interiori del figlio e
a spingerlo a spiegare le sue opinioni e le sue ragioni; così Corrado ne sarebbe
risultato rafforzata agli occhi di suo padre, degli altri e di se stesso.
Il lievito
lavora meglio in segreto
Ho ritrovato
una vecchia lettera di Corrado Salmé il quale, reagendo all’articolo «Worship,
unzione ed esperienze iperestetiche», mi scriveva tra altre
cose: «Non condivido una sola virgola di ciò che scrivi. Si capisce che sei
totalmente fuori dall’esperienza carismatica e da un rapporto personale con lo
Spirito Santo. Smettila di pubblicare queste cose» {27-05-2008}. (Si veda quello
che un lettore gli risponde nello stesso tema, nell’ottavo contributo!) Allora
non conoscevo ancora «l’effetto
Salmé»; ora però mi è tutto chiaro perché scriveva quelle cose. Si veda la
risposta che allora gli
diedi, pur non conoscendo tale suo manifesto programmatico.
Facendo un'analisi della storia delle chiese e delle ideologie politiche e
religiose, sembra che gli «ideologi»
preferiscano lavorare fra i loro seguaci, i «guru» fra i loro accoliti, i
«maestri» fra i loro discepoli. Essi temono che confrontarsi pubblicamente con i
propri critici potrebbe metterli in contraddizione e ciò farebbe perdere loro
prestigio, credibilità e smalto. Preferiscono screditare in segreto i loro
critici e continuare a lievitare la massa in occulto, appellandosi alle «visioni
della loro mente» e alla loro «pienezza di rivelazione».
Militanza
ideologica di tipo mistico
A causa delle ricerche,
che sottostanno alla stesura di alcuni miei libri, e al lungo lavoro di cura
pastorale, ho personalmente constatato in casi simili che, chi è
stato «trasfigurato» da un’ideologia religiosa, filosofica o politica, qualunque
essa sia, essa diventa in genere un «senso di vita», a cui si assoggetta ogni
cosa, anche le più nobili ed elementari. In alcuni casi di simile ideologia
religiosa militante ho assistito che le persone non sono più «normali». Chi è
stato travolto da una «idea forte» ed è entrato nella logica di una
«sovrastruttura dogmatica», diventa a sua volta parte militante della «slavina
ideologica» di riferimento. Ho assistito a tale fenomeno particolarmente in
frange militanti dei seguenti campi: carismaticismo, (iper-)calvinismo,
integralismo legalista (darbismo, avventismo) e nel giudeo-cristianesimo;
normalmente ciò è riconoscibile dal fatto che i seguaci militanti di tali «idee
forti» pongono la loro questione in modo continuo, insistente e come discrimina
principale di una ortodossia.
Qui di seguito ci
interessa soprattutto la dinamica della devozione carismaticista militante.
Sebbene ci siano, ad esempio, pentecostali non carismaticisti e carismatici
moderati che vivono per se stessi la loro devozione entusiastica, altri
diventano militanti. Essi si convincono sempre di più che agli altri manchi
proprio tale loro esperienza trasfigurante (unzione, abbattimento dello Spirito,
ecc.) e tale loro «idea forte», che sarebbe l’unica in grado di trasformare
l’intera chiesa nel senso di una rivoluzionaria «riforma dello Spirito». In tali
casi, perciò, dovunque tali carismaticisti militanti vengono in contatto con
altri credenti «normali» (anche pentecostali), ritengono di doverli conquistare
a tale «idea forte» e di doverli iniziare al loro cammino
entusiastico. In casi specifici, è del tutto impossibile parlare con loro
d’altro, poiché «la lingua batte dove il dente duole»; qualunque tema si possa
iniziare con loro, anche i più nobili della fede, essi devieranno su tale «idea
forte» e sulle loro sublimi esperienze entusiastiche. I
commutati
diventano in genere dei commutatori, gli iniziati diventano degli
iniziatori.
Da quanto mi è stato
riferito da più parti, alcuni hanno l’impressione che ciò succeda anche a chi è
stato contagiato dall’«effetto Salmé». Alcuni di
tali «iniziati» hanno pressoché tutto il giorno la sua musica come
sottofondo, una musica che contiene
invocazioni allo Spirito Santo, glossolalia, sedicenti predizioni e asserti dottrinali
particolari. Come si sa
dalla psicologia, una musica ritmica, ripetitiva e monotona induce in chi
l’ascolta un atteggiamento di passività o di semi-trance lucida, che porta ad
assimilare in modo subconscio le asserzioni trasmesse col veicolo musicale; chi
si espone per lunghi periodi a tale musica, senza averne prima controllati
biblicamente i testi, rischia senza volerlo una lenta e impercettibile
iniziazione devozionale e dottrinale. Chi visita chi è diventato oramai
militante, viene trascinato a danzare a tali ritmi e ad ascoltare «lezioni» di
devozione mistica e di «riforma strutturale», di trasformazione entusiastica e
di rivoluzione spiritualista.
Il contributo di
Tonino Mele
Lo stesso Tonino Mele ha
sperimentato quale effetto possano avere la musica e le idee di
Corrado Salmé, constatando la lenta «metamorfosi» mistica
di alcuni credenti particolari, che egli conosce e stima da molto tempo.
Interessandosi dell’«effetto Salmé», per capirne l’origine, i contenuti e
la dinamica trasformatrice,
ha letto il suo articolo «Restaurare la visione apostolica nella chiesa».
Discutendo con tali credenti, a
lui particolarmente cari, si rese conto che essi gli ripetevano
gli stessi concetti, addirittura alla lettera, che egli solo dopo lesse
in tale trattazione, e nella loro devozione si comportavano sempre più secondo «l’effetto
Salmé». Divenne allora consapevole che una pericolosa valanga mistica
stava iniziando ad
abbattersi su tali
particolari credenti col rischio di travolgere
anche altri.
Attenzione:
pericolo valanghe
Le valanghe
nascono sempre in modo impercettibili e per molto tempo sembra che non succeda
nulla, poi quando il dato equilibrio si spezza, corrono violente a valle e
travolgono tutto ciò che sta sulla loro strada. Così è anche «l’effetto
Salmé». La musica, i concerti, le «conferenze profetiche» sono il veicolo per
trasformare e commutare tanta gente, specialmente giovane, e instillare in loro
il bisogno di una «riforma strutturale» e di una metamorfosi mistica della
devozione. Intanto, come fa ogni «rivoluzionario», bisogna prima screditare e
scardinare l’esistente, per poi accreditare la propria restaurazione.
Chi ha
studiato la storia delle chiese, sa che così è stato già tante volte in passato,
quando altri «mistici», appellandosi a rivelazioni divine particolari, sono
stati strumenti deleteri per portare sulle chiese pericolose valanghe, che tanti
danni hanno arrecato all’opera di Dio e alla testimonianza. Quindi non c'è niente di
nuovo sotto il sole. C’è solo da temere che «l’effetto
Salmé», se non fermato a tempo, travolgerà tanta gente sincera, oltre che lui
stesso. Come in altri casi, rimarranno solo macerie…
2. IL LIEVITO E LA VALANGA (Tonino
Mele): Caro Nicola, ti ringrazio per aver aperto questo tema di
discussione sullo scritto di Corrado Salmé che a suo tempo ho sottoposto alla
tua attenzione, con una mia preliminare lista d’osservazioni. Io non conosco
personalmente Corrado Salmé, per cui non ho niente di personale contro di lui.
Ho iniziato a sentir parlare di lui quando ho visto circolare tra alcuni
fratelli della comunità, di cui sono responsabile, alcuni suoi CD «Infuocati
per Dio», dove in mezzo a tanta «bella» musica si parlava in lingue,
s’invocava lo Spirito Santo, si chiedeva in modo ossessivo che l’unzione dello
Spirito scendesse, ecc. Questo era per me già un segnale d’allarme.
Ma l’allarme è
diventato tanto più forte quando ho potuto constatare, purtroppo, che la casa
d’altri cari e stimati fratelli era diventata il pulpito continuo di chi, cioè
Corrado Salmé, canta, predica e danza a spese della Verità. Purtroppo ho
potuto notare anche i frutti di questa continua esposizione al suo messaggio di
«riforma», un messaggio dolcemente confezionato con la sua «bella» musica, un
messaggio per il quale, in molti siamo affetti da uno «spirito di religiosità
evangelica». Il carismatico Salmé prende a schiaffi la chiesa evangelica
italiana, pentecostale e non, cantando e danzando. Ha ragione chi dice che ha un
grande talento musicale, infatti «le suona a tutti».
Certamente,
mai mi sarei aspettato che a monte di tutto questo ci fosse pure un «manifesto
programmatico», tanto ambizioso quanto biblicamente e teologicamente infondato.
Tu sei stato bravo Nicola, a fare un’analisi chiara e inequivocabile dei suoi
errori teologici, ecclesiologici, escatologici, missionologici e versettologici.
Già questo dovrebbe bastare per capire che tipo di «riforma» può mai venire da
tutto questo, non certo una riforma basata sul principio della «sola Scrittura»,
ma sull’arbitrio di «ultime rivelazioni». Ciò che dice sullo «spirito di
religiosità evangelica» è solo un pretesto per accusare fedeli servi del
Signore, che hanno faticato e faticano nell’opera dell’Evangelo, e per
promuovere l’attesa di particolari rivelazioni dello Spirito, di modo che
facciamo solo «le opere di Dio e non le nostre opere». Per lui la Bibbia non
basta per capire la volontà di Dio per il nostro servizio, ma abbiamo bisogno di
queste «rivelazioni su misura». E chi non ha queste rivelazioni, malgrado tutto
il suo scrupolo per capire bene la volontà di Dio e la sua fatica nel ministero,
è afflitto da uno «spirito di religiosità evangelica». Ecco cosa dice nel suo
libro: «Non esiste un’ultima rivelazione, un’ultima visione o un’ultima
soluzione di Dio per la Sua Chiesa o per questo mondo… È il ministero
apostolico, insieme a quello profetico, ad avere la rivelazione del fondamento,
che è pur sempre Cristo, ma che va adattato alle esigenze del luogo, della
tempistica e della metodologia da applicare, su una rivelazione chiara e
specifica dello Spirito Santo» (pp. 3.5).
Per questo
lui insiste sulla restaurazione dei cinque ministeri d’Efesini 4. E basta
guardare il suo sito per vedere scritto nero su bianco come lui stesso abbia
queste rivelazioni speciali. Cito quello che dice: «Nel mese di settembre del
1999, durante un tempo di preghiera con il Signore, la stanza nella quale stavo
pregando si riempì della presenza di Dio in maniera tangibile. Lo Spirito Santo
mi parlò e mi disse: “Nel mese di maggio dell’anno prossimo Io ti parlerò e la
tua vita cambierà”. Alla fine del mese di maggio dell’anno successivo, lo
Spirito Santo mi disse di passare quella notte in preghiera. Lo Spirito Santo
cominciò a parlarmi in maniera così chiara che potei scrivere su un foglio ciò
che mi stava dicendo… mi diede anche una visione. La visione riguardava un
Centro d’Evangelismo. Il Signore mi mostrò questo centro come un posto dove
affluivano centinaia di giovani da tutta la nazione e oltre, che venivano a
imparare come evangelizzare. In quel centro si insegnava tutto ciò che riguarda
l’evangelizzazione: dal come predicare a come cantare, dal come usare le arti
(danze, mimiche, scenette, musical) a come pregare per i malati e cacciare i
demoni».
Quella che
tu, Nicola, hai dato a Salmé era una bella occasione per dimostrare, come Lutero
fece a Worms, tutto il valore della sua «riforma», ma invece si è limitato a una
risposta, più sarcastica che «cortese», dove s’evince il suo concetto di
«avanzamento del Regno di Dio», un concetto dal quale la «Sacra Scrittura…
un’esegesi contestuale… la progressività della rivelazione biblica», ecc. sono
banditi. C’è da chiedersi cosa insegnerà nel suo «Centro d’Evangelismo» ai
«centinaia di giovani da tutta la nazione».
Se vogliamo
parlare di ministeri prioritari per la chiesa d’oggi, è meglio porre in evidenza
quei ministeri che c’espongono esattamente la Scrittura rivelata, ponendo un
argine all’arbitrio dei novelli profeti e apostoli. Non è questo che fa
l’apostolo Pietro quando dice che «abbiamo [già ora] la parola profetica più
salda» alla quale «farete bene prestare attenzione» (1 Pt 1,9)? Non è
questo che fa l’apostolo Giovanni quando prende le distanze da ogni «nuovo
comandamento» e riafferma il «comandamento vecchio che avete fin da
principio» cioè «la parola che avete udita» (1Gv 2,7)?
Oggi viviamo
nel tempo in cui «lo sposo è stato tolto» (Lc 5,35; 9,51). Questo è il
tempo in cui «un uomo nobile se ne andò in un paese lontano» e diede ai
suoi servi «dieci mine», dicendo: «Fattele fruttare fino al mio
ritorno» (Lc 19,12s). E la valutazione che riceveremo per questo tempo avrà
molto a che fare con la fatica e l’impegno profuso per il Signore (Lc
19,15-26 cfr. 1 Cor 3,8; 15,58; Ap 2,2). Se uno sente una particolare chiamata a
una vita contemplativa faccia pure. Ma dire che il servizio che tanti servi
di Dio hanno fatto e fanno con enormi sacrifici, fatiche e affanni è solo frutto
di religiosità evangelica, questo è diabolico. L’Apocalisse è stata scritta
«per mostrare ai suoi servi… le cose che devono avvenire»
(Ap 1,1) e, tra queste cose, come verrà «gettato
giù l’accusatore dei nostri fratelli, colui che giorno e notte li
accusava davanti al nostro Dio» (12,10). Chissà se prima o poi Salmé
riceverà la rivelazione del giudizio che pesa su di lui (1 Cor 4,5)!
Ho visto
come nella discussione si tenti d’assolvere il cantautore, il musicista, il
maestro di lode, ecc. E in questo periodo mi sono sentito ripetere la stessa
cosa in un modo diverso, più biblicizzato: «Esaminate ogni cosa e ritenete
il bene» (1 Ts 5,21). Cioè a dire: «Non importa le eresie che dice, non
importa le accuse gratuite che fa ai fratelli e servi del Signore, scartiamo
questo e teniamoci la sua lode, la sua musica; ascoltiamo i suoi CD, mandiamo
avanti dove parla in lingue o dice qualche «profezia», ma teniamoci il resto,
perché è bello ed edificante». Intanto, «qualcosa» è cambiato anche in chi usa
queste precauzioni. Ma poi chiediamoci, il «bene» di cui parla questo imperativo
è la differenza che deriva da una mescolanza di bene e male, verità e
falsità, oppure parla del «bene» che ha dimostrato d’essere tale al 100%? «Esaminate»
traduce il verbo greco dokimazete, che vuol dire «provare, testare,
mettere alla prova, saggiare la perfetta integrità e idoneità». E lo scopo di
questo imperativo era provare se le profezie (v. 20) che venivano
enunciate nella chiesa locale venivano dallo Spirito o meno (cfr. v.19).
Persino un’apparenza (eidous) di male (cfr. v. 22) doveva
mettere in allarme e portarli ad «astenersi». «Astenetevi» (v. 22) pare
riferirsi all’incertezza di certi casi, dove non è così certa la presenza del
male, ma per prudenza è meglio astenersi. In 1 Gv 4,1 è usato lo stesso verbo
dokimazete: «Non crediate a ogni spirito, ma provate [dokimazete]
gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti
sono sorti». «Non crediate» allude al fatto che uno spirito
dell’errore e un falso profeta si nascondono spesso dietro un’apparenza di
spiritualità e d’ortodossia, e con Corrado Salmé abbiamo ancor più motivo per
essere allarmati.
Certamente,
ognuno è libero d’ascoltare la musica che vuole e leggere i libri che vuole,
però, è forse bene iniziare a prendere in considerazione il fatto che, come
dietro a certe profezie del tempo apostolico, così anche oggi, dietro a certi
libri e certa musica ci può essere uno spirito che «non è da Dio». Poi
bisogna capire che l’ordine di 1 Ts 5,21 non è dato all’individuo, tanto meno a
quei credenti che non hanno «per via dell’uso… le
facoltà esercitate a discernere il bene e il male»
(Eb 5,14) e a chi non ha il carisma del «discernimento degli spiriti»
(1 Cor 12,10), ma era un imperativo che riguardava la chiesa riunita (1 Cor
14,29-38). Addirittura, le donne erano precluse da questa valutazione (v. 34s).
Sono queste le «precauzioni» che bisogna seguire per astenersi da certe
«falsità rivestite di spiritualità». Nelle cose di Dio non può esistere
mescolanza tra verità ed errore, e da tale mescolanza non può venire alcun
«bene», neppure quello della lode.
Ricordiamo
che «un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta» (1 Cor
5,6). Ricordiamo che «tutto ciò che è menzogna non ha niente a che
fare con la verità» (1 Gv 2,21). Ricordiamo che lo Spirito Santo è «lo
Spirito della verità» e guida i credenti «in tutta la verità»
(Gv 16,13), non in una mescolanza di verità e falsità. Nel caso di Salmé, il
«bene» non è dato dalla sua lode, ma dal suo ravvedimento. Poi sta al Signore
stabilire come e con quali doni lo deve servire e la chiesa non mancherà di
riconoscerlo e d’esserne benedetta. Nella teocratica Israele, un profeta che non
diceva la verità, non aveva nessun tipo d’attenuante, neppure canora, e sappiamo
che fine faceva (Dt 18,20). Oggi siamo in un tempo di grazia, dove anche per chi
usa indebitamente il nome del Signore c’è speranza. Io spero che Salmé sappia
avvalersene, prima che il Signore abbia a dire, a lui e ad altri: «Io non vi
ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori» (Mt 7,22). Che Dio
benedica Corrado Salmé. {28-08-2008}
►
Corrado Salmé e la riforma strutturale delle chiese
{Nicola Martella} (A)
►
Effetto Salmé: una faccenda di famiglia?
{Nicola Martella} (T)
►
Mali ecclesiali e soluzioni strutturali
{Eliseo Paterniti - Nicola Martella} (A/T)
►
Supervisione di apostoli sui conduttori di chiesa? 1
{G. Cappellini - N. Martella} (T/A)
►
Supervisione di apostoli sui conduttori di chiesa? 2
{G.
Cappellini - N. Martella} (T/A)
►
URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Effetto_Salme_valanga_Esc.htm
28-08-2008;
Aggiornamento: 08-02-2009
|