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Da parte dei
seguaci di certi santoni (come W.M. Branham, Kenneth Hagin, ecc.) si
strumentalizza Ebrei 1,1s e si abusa d’esso, per affermare che Dio ci
parlerebbe ancora oggigiorno per mezzo di Gesù, come ai tempi in cui Egli era
sulla terra. Inoltre, si pretende di confermare ciò, abusando di Ebrei 13,8.
E tutto ciò avviene per accreditare i messaggi di tali santoni gnostici come
«parola attuale di Dio», come presunta «rhema» e cose del genere. Sono tutte una
buona scusa per spacciare i propri messaggi o quelli di tali «guru»
cristianizzati (viventi o spesso da tempo defunti) e le loro singolari, se non
false dottrine, come provenienti da Dio.
1. IN QUESTI ULTIMI GIORNI?
(Eb 1,1s): Ciò che affermò l’autore dell’epistola agli Ebrei in tale
brano, era quanto segue.
1.1. Lo sguardo
al passato rispetto a se stesso: «Dio, dopo aver in molte volte e in
molte maniere parlato anticamente ai padri per mezzo dei profeti…» (Eb 1,1).
1.2. Lo sguardo
ai suoi giorni: «…in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del
suo Figlio» (v. 2).
■ Dal punto di
vista esegetico, la locuzione «in questi ultimi giorni» intendeva
i tempi dell’autore, il suo presente. La locuzione «[Dio] ha parlato»
intendeva che lo aveva già fatto in quel tempo, quando l’autore scriveva.
■
Contestualmente, la locuzione «ha parlato a noi» intendeva a
quella specifica generazione, a quella del tempo dell’autore, ossia agli
apostoli e ai credenti d’allora.
■ La locuzione
«mediante il suo Figlio» intendeva per l’autore che Dio aveva
parlato ai suoi seguaci al tempo della sua presenza sulla terra.
Dopo
l’ascensione, Gesù andò alla destra del Padre e mandò lo Spirito Santo, ma
Cristo stesso non era (e non è) più sulla terra per parlare direttamente da
parte di Dio Padre.
Lo stesso
Paolo, che ebbe una visione di Gesù (At 9; una visione è cosa differente da una
presenza storica e fisica sulla terra!), affermò: «Se anche abbiamo
conosciuto Cristo secondo la carne, ora però noi non lo conosciamo più così»
(2 Cor 5,16). Il Signore Gesù Cristo non poteva più essere sperimentato
storicamente, come si fa personalmente e direttamente per ogni altro essere
vivente.
1.3. L’autore
evidenziò tre contrasti
■ Il primo
contrasto era fra «anticamente» e «in questi ultimi giorni»,
il tutto rispetto al primo secolo e all’esperienza dell’autore e di quella sua
generazione.
■ Il
secondo contrasto era fra «[ha parlato] ai padri» e «[ha parlato]
a noi», intendendo qui la sua propria generazione.
■ Il terzo
contrasto era fra «per mezzo dei profeti» e «per mezzo del suo
Figlio». È evidente che Dio parlò per mezzo dei profeti, fintantoché essi
erano in terra; la stessa cosa evidenziò l’autore per Gesù Cristo: Egli,
quand’era in terra, parlò a quella generazione da parte di Dio Padre.
2. CONTINUITÀ DI CHE COSA?
(Eb 13,8): Per cercare di rendere plausibile che Dio parli (o operi
prodigi) ancora oggigiorno allo stesso modo come ha fatto allora che Gesù era in
terra, si cita volentieri Ebrei 13,8. In effetti tale verso non vuole
sostenere una cosa del genere, ma è un’asserzione cristologica e recita
letteralmente così: «Gesù è lo stesso
Cristo ieri, oggi, e in perpetuo». Anche qui si rispecchia la
testimonianza dell’autore rispetto al suo tempo.
■ «Gesù è
lo stesso Cristo ieri», ossia quando era in terra.
■ «Gesù è
lo stesso Cristo… oggi», ossia al tempo in cui l’autore scriveva.
■ «Gesù è
lo stesso Cristo… in perpetuo», ossia anche in futuro rispetto a
quell’oggi dell’autore.
Tale verso intende
dire semplicemente che Gesù, da quando iniziò il suo ministero terreno (Mt 3s),
non ha smesso di essere il Messia-Re e di svolgere tutte le funzioni
legate al suo ufficio alla destra di Dio Padre, né ha rinunciato alla sua
pretesa di svolgere tale suo mandato un giorno sulla terra come Re universale.
Tale verso intende, quindi, la continuità del ministero di Gesù quale
Messia, dal giorno in cui fu battezzato in avanti, ossia dal tempo in cui
assunse il suo compito di Messia-Re in poi.
Non bisogna
abusare di tale verso per altri scopi, come ad esempio per accreditare se stesso
(o un santone) e i presunti messaggi propri o altrui, a cui si vuol dare un
carattere particolare o trascendentale. Conviene seguire il consiglio
dell’autore, che segue appena un verso dopo: «Non siate trasportati qua e là
da diverse e strane dottrine…» (v. 9). Di tali dottrine ne nascono
continuamente come funghi, strumentalizzando spesso cose secondarie nella sacra
Scrittura per accreditare se stessi o tali santoni come qualcosa di particolare
(Branham e altri pretesero, ad esempio d’essere il profeta Elia redivivo). Essi
colano spesso il moscerino e inghiottono il cammello, introducendo presunte
«nuove rivelazioni» (spesso si tratta di vecchie dottrine gnostiche riscaldate),
generando confusione, aggiogamento e dipendenza.
La cura a
tutto ciò si chiama esegesi contestuale della Parola di Dio.
■ «Ora,
fratelli, a causa vostra queste cose le applicate a me stesso e a Apollo,
affinché per nostro mezzo impariate il “non oltre quello che è scritto”»
(1 Cor 4,6).
■ «Studiati
di presentare te stesso approvato dinanzi a Dio: operaio che non debba essere
confuso, che tagli correttamente la parola della verità» (2 Tm 2,15).
■ Alle pretese
di tali santoni, che si presentano con asserzioni tipo «Dio mi ha rivelato…»,
«Così parla il Signore…», ecc., bisogna contrapporre lo «sta scritto»,
usato dai profeti, da Gesù e dagli apostoli.
►
In W.M. Branham si è manifestato Cristo nella sua seconda venuta?
{Vincenzo Ragusa - Nicola Martella} (A)
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Per
l'approfondimento:
►
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Linguaggio diretto di Dio nella falsa profezia? Parliamone {Nicola Martella}
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Logos e rhema: sotto l’ideologia niente! Parliamone {Nicola Martella} (T)
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Voglia di nuove visioni {Nicola
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► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Ebrei1-1s_13-8_Car.htm
07-06-2011; Aggiornamento: |