Nel primo contributo
Vincenzo Russillo ha voluto provocarci con Babbo Natale,
perché riflettiamo su tale figura che, da tempo, è entrata
nell'immaginario collettivo col suo presunto «spirito del Natale».
Nelle inchieste natalizie, che si fanno, relativamente poca gente,
specialmente nelle nuove generazioni, sa che cosa significhi
veramente il Natale. Invece di pensare alla rammemorazione della
natività di Gesù Messia, grandi e piccoli pensano a tutt'altro:
regali, famiglia, cenoni, party, Babbo Natale...
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni? Partecipate alla discussione inviando
i vostri contributi al Webmaster (E-mail) Attenzione! Non si
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▲ (I contributi rispecchiano le opinioni
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desiderato per raggiungere la rubrica sottostante 1. {Vincenzo Russillo} ▲
Entriamo in tema
Si avvicina il giorno di Natale e, come da
tradizione, i bimbi d’ogni paese s’affrettano a scrivere le
loro letterine a Babbo Natale. Ricordo che, da più piccolo,
lo facevo anche io molto spesso. Spesso sento dibattere dei
genitori credenti, se sia giusto o meno far entrare il
proprio figlio in questa logica. Io posso dire la mia da
figlio; partendo dalla libera scelta d’ogni credente, spero
si possa vivificare il dibattito per raggiungere dei punti
comuni.
Chi è questo Babbo Natale?
La
tradizione ci racconta di un certo vescovo Nicola, vissuto
nel 4° sec. d.C., nato da famiglia cristiana e fatto santo
dal cattolicesimo. Ci viene raccontato che era un uomo molto
compassionevole e generoso, infatti l’eredità lasciata dai
suoi genitori la distribuì sotto forma di doni alla sua
morte.
Negli anni che
seguirono la sua morte, si diffusero numerosissime leggende:
«Una tra le più famose e confermata da Dante nel Purgatorio
(XX, 31-33) è quella delle tre giovani poverissime destinate
alla prostituzione. Nicola, addolorato dal pianto e commosso
dalle preghiere d’un nobiluomo impossibilitato a sposare le
sue tre figlie perché caduto in miseria, decise
d’intervenire lanciando per tre notti consecutive,
attraverso una finestra sempre aperta dal vecchio castello,
i tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote
delle ragazze. La prima e la seconda notte le cose andarono
come stabilito. Tuttavia la terza notte San Nicola trovò la
finestra inspiegabilmente chiusa. Deciso a mantenere
comunque fede al suo proposito, il vecchio dalla lunga barba
bianca s’arrampicò così sui tetti e gettò il sacchetto di
monete attraverso il camino, dov’erano appese le calze ad
asciugare, facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre
figlie. In altre versioni posteriori, forse
modificate per poter essere raccontate ai bambini a scopo
educativo, Nicola regalava cibo alle famiglie meno abbienti
calandoglielo anonimamente attraverso i camini o le loro
finestre. Secondo altre leggende, questo santo sarebbe
entrato in possesso d’un oggetto mitico, il Sacro Graal,
che, oltre a essere responsabile della sua capacità di
“produrre in abbondanza” da regalare, fu anche causa del
trafugamento delle sue spoglie per volere di papa Gregorio
VII. In ogni caso San Nicola divenne nella fantasia popolare
“portatore di doni”, compito eseguito grazie a un asinello
nella notte del 6 dicembre (S. Nicola, appunto) o
addirittura nella notte di natale».
Nel 12° secolo era diventato
santo patrono dei bambini e in suo nome venivano fatti
regali ai più piccini durante la vigilia o il giorno della
sua festa. I bambini lasciavano fuori dalla finestra o dalla
porta le scarpe o le calze. Nel 16° secolo i riformatori
religiosi si scagliarono contro l’eccessiva devozione, di
cui godeva il santo, e nelle aree protestanti San Nicola
finì per perdere il ruolo di portatore di doni natalizi.
Nel 19° secolo fecero la loro
comparsa, nelle sembianze di benevoli vecchietti che portano
i doni ai bambini, Père Noel (Francia), Father Christmas
(Inghilterra) e il Weihnachtsmann (Germania).
Agli inizi del 1900 Santa Claus
era un elemento onnipresente nelle celebrazioni natalizie:
la sua immagine era sulle cartoline e nella pubblicità; era
il protagonista di storie, compariva nelle rappresentazioni
teatrali e nei nuovi spettacoli cinematografici; figure
vestite da Babbo Natale si trovavano in tutti i grandi
magazzini, agli angoli delle strade a raccogliere soldi da
evolvere in beneficenza, e in testa alle sfilate in suo
onore.
Vediamo perciò che il Babbo Natale nostrano è arrivato
nelle nostre case come segue: «Il Babbo Natale d’oggi
riunisce le rappresentazioni premoderne del portatore di
doni, d’ispirazione religiosa o popolare, con un personaggio
britannico preesistente. Quest’ultimo risale almeno al XVII
secolo, e ne sono rimaste delle illustrazioni d’epoca in cui
è rappresentato come un signore barbuto e corpulento,
vestito d’un mantello verde lungo fino ai piedi e ornato di
pelliccia».
Babbo
Natale, così come lo conosciamo noi, risale all’anno 1823,
quando Clement C. Moore scrisse «A Visit from St. Nicholas»
(= Una visita da San Nicola) dove lo descrive come un
«vecchio elfo paffuto e grassottello».
L’ultima e
più importante incarnazione di Babbo Natale la si ha dal
1931 al 1966 quando Haddon Sundblom disegnò la famosa
immagine di Babbo Natale per la pubblicità della Coca Cola.
Questo è il Babbo Natale che anche noi conosciamo, con la
sua lunga barba bianca, il suo inconfondibile abito rosso,
degli stivali, la cinta di cuoio e un immancabile sacco
carico di doni.
Una figura
leggendaria
Con il tempo Babbo Natale ha assunto, quindi, in sé
varie figure mitiche. In ogni bambino questa figura buona ha
portato all’attesa della gioia. Infatti la vigilia di
Natale, quest’omone panciuto dovrebbe portare i regali solo
ai bambini buoni. Ricordo che da piccolo, iniziavo
già i primi di dicembre a spedire la letterina per ricevere
dei doni. In me c’era l’attesa per un momento di riunione
familiare, ma soprattutto per aprire i doni. Col tempo
questo desiderio andò ad affievolirsi, a mano a mano che le
verità venivano a galla. In me c’era un rifiuto totale verso
il consumismo dettato da questa festa. Guardo sempre con
«candida nostalgia» i bimbi che chiedono alla propria mamma
o papà: «Che cosa mi porta quest’anno Babbo Natale?». Ed
allora dentro me riaffiora questo contrasto, è giusto
«ingannare» dei bambini oppure bisogna farli crescere con
questa innocente attesa?
Il mio punto di vista
Facendo un salto nella mia infanzia,
all’apertura dei regali ricordo che raramente li condividevo
con mio fratello o con i miei cugini. S’era instaurata in me
una forma d’attaccamento agli oggetti, ero diventato molto
materialista. Ripensandoci oggi, mi lascia anche l’amaro in
bocca che i miei genitori abbiano dovuto fare dei sacrifici
per regalarmi qualche giocattolo. Inoltre ricordo che un
anno, per far fronte a una difficoltà economica mi
regalarono del carbone (dolce, da mangiare), dicendo che non
ero stato buono. Con gli occhi da bambino, vedevo tutto
molto confuso e per me era più importante il regalo.
Oggigiorno per me i doni scambiati in questo giorno
rappresentano un spreco, preferisco non riceverne.
Dal punto di vista biblico
La storia, secondo cui questo superman vestito di rosso
giri il mondo con la sua renna e scenda dal camino, ha
soppiantato Gesù. Lo «spirito natalizio», se così si può
chiamare, ha preso il posto di nostro Signore. Alcuni
genitori per quieto vivere, continuano a ingannare i propri
figli con questa storia. Tuttavia la Bibbia ci dice: «Chi
vuole amare la vita e vedere giorni felici, trattenga la sua
lingua dal male e le sue labbra dal dire il falso» (1
Pietro 3,10). Molti bambini appena capiscono l’inganno,
dimostrano risentimento verso i propri genitori, andando a
perdere quel rapporto di fiducia che avevano in tenera età.
Tutto ciò, a mio modo di vedere, è deleterio se non viene
accompagnato dalla verità per Cristo, infatti fu proprio il
nostro Signore a dire: «Lasciate che i bambini vengano a
me, e non glielo vietate, perché il regno di Dio è per chi
assomiglia a loro» (Luca 18,16).
Conclusioni
Non voglio essere troppo «massimalista»; al contrario
ritengo che ognuno di noi abbia libertà di comportarsi come
meglio crede. Ritornando alla questione dei doni, non sono
contrario al fatto che nelle chiese si potrebbero scambiare
dei regali. Magari perché no costruiti personalmente dai
bambini con l’aiuto dei più grandi. Sarebbe anche un modo
nel stimolarli e responsabilizzarli. Poi una cosa sudata è
molto meglio. In conclusione direi che non è giusto forse
nemmeno privarli della gioia della fanciullezza, ma bisogna
insegnare principalmente la verità su Gesù. {20-12-2009}
2. {Nicola
Martella} ▲
Questo scritto
rappresenta una provocazione alla discussione. Quanto Vincenzo
afferma nelle conclusioni, si realizza già in molte scuole domenicali che,
per la fine dell’anno, preparano recite e lavoretti per i genitori e spesso
ricevono e/o fanno anche doni.
Il
cristianesimo biblico non ha bisogno di figure mitiche, né di «favole
giudaiche» (Tt 1,14) o di «favole artificiosamente composte» (2
Pt 1,16), né di miti pagani cristianizzati, né di un’agiografia
addomesticata in senso favolistico (santi quali figure eroiche), né di
romantici stereotipi commerciali per far suonare le casse. Ecco alcuni brani
in merito, su cui riflettere.
■ «Se
perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; e conoscerete
la verità, e la verità vi farà liberi»
(Gv 8,31s).
■ «Schiva
le favole profane e da vecchie;
esèrcitati invece alla devozione» (1 Tm 4,7). «Verrà il tempo che non
sopporteranno la sana dottrina, ma per prurito d’udire si accumuleranno
insegnanti secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla
verità e si volgeranno alle favole»
(2 Tm 4,3s).
■ «E
non siate conformi a questo mondo, ma siate trasformati
mediante il rinnovamento del senno, affinché siate in grado di provare quale
sia la volontà di Dio: quella buona e gradita e perfetta» (Rm 12,2).
■ «…non cessiamo di pregare per voi e di domandare che siate ripieni
della profonda conoscenza della volontà di Dio in ogni sapienza e
intelligenza spirituale, affinché camminiate in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa,
portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio»
(Col 1,9s).
3. {Sara Iadaresta
Esposito} ▲
Io ho deciso che ai miei figli non
dirò delle bugie riguardo al Natale e all’esistenza di Babbo Natale.
Davanti a Dio il peccato è tutto uguale, cioè chi ruba 1000 € è pari
a chi ruba 1 cent. Il rubare è rubare, e allo stesso modo non
esistono bugie bianche o a fin di bene. E poi non capisco perché
insegnare ai figli di doversi fare dei regali proprio in questo
periodo. L’anno è fatto di 365 giorni, tra cui ci sono compleanni e
anche giorni semplici dove potersi fare dei regali inaspettati, che
a mio parere sono i più belli. Tutti questi problemi nascono (a mio
parere) perché non vogliamo che i nostri figli si sentano diversi
dagli altri, e magari rimangono senza amici per la loro «diversità».
Tuttavia io ringrazio il Signore che i miei genitori, nonostante
tutto, mi avevano sempre detto le cose come stavano, anche se io non
volevo accettarlo; ciò mi è servito, perché ora posso dare lo stesso
insegnamento ai miei figli. Il Signore vi benedica. {23-12-2009}
4. {Guerino
De Masi} ▲ ■ Contributo:
Ciao, Nicola. Mi
dispiace ma io e te abbiamo finito per sempre! Mi hanno detto cosa
hai fatto! Non ce la faccio più a far finta di niente! Non ti
permetto di dire queste cose! Da te non me lo sarei mai aspettato...
io mi fidavo di te, e cosa ho ottenuto? Cosa vai a dire in giro? Che
Babbo Natale non esiste?! Buon Natale!... {23-12-2009}
▬
Osservazioni:
Sono d’accordo con te Guerino, Babbo Natale
l’ho visto proprio sta mattina, altro che non esiste! No, aspetta,
forse era il mio vicino che smontava dal turno di notte.
Buon Natale!!!!!!
{23-12-2009} {Silvano Creaco}
▬
Risposta:
Confesso d’essere un grande peccatore. Alle altre colpe s’aggiunge
anche quella d’aver dissacrato «Babbo Natale»! Ora «Mamma Natale»
sarà disperata e sconsolata. Come farà a spiegare a suo figlio
Natalino, chi è il suo vero padre?
Tutta colpa mia!?
Beh, un po’ ce l’ha Vincenzo Russillo, che ha seminato il profondo
dubbio in me. Tuttavia prendo su di me tutte le colpe, avendo
pubblicato il suo contributo. Se non mi vedete e non mi sentite più,
mi sono ritirato nel deserto in penitenza e mistica meditazione... {Nicola Martella}
5. {Pietro Calenzo} ▲
Nota redazionale: Questo lettore reagisce qui
all’articolo «Babbo Natale è morto, la Befana è a rischio».
Babbo Natale è morto, ma purtroppo ritornerà, magari
sotto mentite spoglie e con la benedizione delle grandi
multinazionali, magari in abiti talari, color rosso (che è
molto vicino alla porpora di un altro grande ingannatore)
per la gioia di aziende dolciarie, di rivenditori di
strumenti elettronici; la gioia nefasta di un tenebroso
principe di questo mondo è grande al riguardo, poiché
riuscirà (ma ancora per poco) ad allontanare piccoli e
grandi dal vero senso del natale di Cristo Gesù, vera vita e
verità in noi.
Ascoltavo, ieri che nel periodo natalizio, le
depressioni in Italia aumentano esponenzialmente, gli
psicologi conseguentemente hanno un gran lavoro e una
iperattività. È altresì in tale periodo che le liti o
contese familiari sono in aumento, sempre perché, nel
cosiddetto «spirito del natale», molti dei doni ricevuti
risultano essere poco graditi, o doppioni, e pronti a ogni
buon conto, al riciclaggio di Capodanno, o al prossimo
«santa Klaus» con un grazie sentito, del ministro di turno,
che esorta alla sobrietà.
La Befana, tra mille pensieri, attende
speranzosa. Dio benedica nel Messia Gesù, Unto Re, tutti i
fratelli di «Fede Controcorrente» e di «Punto°A°Croce».
6. {Lucia Vitangeli} ▲
A casa
nostra Babbo Natale morì per cause naturali, quando mia figlia (al
tempo aveva appena 8 anni), venuta a sapere che Babbo Natale era pura
fantasia, ci accusò d’averla trattata da sciocca e che non trovava giusto
che le raccontavamo bugie. Ella diede pure la notizia al fratello minore, al
quale al momento interessavano solo i giochi e non chi glieli portava...
Sciocchi ci sentivamo noi che avevamo portare i nostri figli a credere a
favole commerciali. Dopo qualche anno, alla nascita del terzogenito, sebbene
chiacchierati da tutti, abbiamo sempre detto la verità, andando incontro a
non so quanti sgradevoli episodi. Ad esempio, mio figlio a tre anni
raccontava all’asilo che il fantomatico Babbo Natale non esiste; immaginate
le maestre. Tuttavia, pur non essendo credenti a quel tempo, non ci siamo
mai pentiti. Una bimba di 8 anni c’insegnò che la verità è sempre la
cosa migliore. Mia figlia ora ha un bimbo, lo cresce nella verità
assoluta e per questo sono grata a Dio. {30 dicembre 2009}
7. {Murgo Tabita} ▲
Mia figlia Lea a 3 anni era già consapevole che Babbo natale era
un'invenzione per divertire i bambini. Quando qualcuno le chiedeva che cosa
le avesse portato Babbo Natale, lei rispondeva che Babbo Natale non le aveva
portato niente... ma la zia le aveva regalato questo, la nonna quell'altro,
ecc.
Le favole devono rimanere tali, senza confonderle con la
verità! Mi si stringe il cuore vedere bambini di 10 anni che ancora sono
mentalmente e moralmente confusi sull'esistenza di Babbo Natale. Le favole
mantengono il loro fascino proprio perché sono irreali... {01-01-2010}
8. {Claudio Tirenni} ▲ ■ Contributo
1:
Babbo
Natale è una favola, una bella favola. Nella vita si vive
anche di favole, di belle favole. Adesso le favole stanno
morendo, ed è un guaio, perché mia nonna non me le racconta
più. Stiamo diventando tutti virtuali, ma almeno cerchiamo
di sfruttarla in bene questa tecnologia. Diffondendo Amore,
e perché no, anche fantasia creativa. {1 gennaio 2010}
▬
Osservazioni 1:
Non ho nulla contro la «fantasia creativa» né contro le
favole (se dichiarate tali fin dall’inizio), visto che le racconto alle mie
nipotine e io stesso ne ho scritte. Il problema sono le favole spacciate per
verità, su cui la Bibbia ha alquanto da dire. Fintantoché le favole
rimangono tali, non c’è problema; così per parabole e allegorie. La gravità
della cosa nasce laddove si usa tutto ciò come verità o fonte d’essa. Paolo
raccomandò ai suoi collaboratori di schivare «le profane ciance» (2
Tm 2,15ss); e denunciò le «favole profane e da vecchie» (1 Tm 4,7;
cfr. 2 Tm 4,3s). Pietro mise i cristiani giudaici in guardia dalle «favole
artificiosamente composte» (2 Pt 1,16), e cioè quelle spacciate per
verità. Babbo Natale è oramai la personificazione di un mito religioso e di
mercato, di cui si fa realmente credere l’esistenza ai bambini. Alcuni
preferiscono essere devoti a tale «fantasia creativa» imbrogliona, a tale
favola dei chierici (identificata con san Nicola, a cui offrono un culto) e
a tale mito dei mercanti (per vendere, una volta facevano altrove tempietti
di Diana, oggi Babbo Natali di cioccolata) — io personalmente preferisco la
verità che rende liberi. {Nicola Martella}
■ Contributo
2:
Io ho letto dei tuoi libri, e mi sono stati anche utili, in
certi momenti e in certi argomenti che tu affronti scritturalmente.
L’argomento che hai proposto adesso è Babbo Natale. Ora il punto è questo:
la cosa che io ho voluto evidenziare maggiormente su questo discorso, non è
tanto il Babbo Natale, se era vero o meno, perché non ci vuole molto a
capire che è stata un’invenzione, certamente. Ma un’invenzione può
essere anche una poesia, che non deve essere necessariamente basata sulla
realtà, però rimane bella, come le favole inventate possono rimanere
belle. Ora la cosa che io ho voluto evidenziare, è il fatto che molte
persone che dicono che Babbo Natale è solo un’invenzione, a cui non bisogna
credere, alla fine, sono le stesse persone che ci propongono filosofie di
morte e distruzione (che non sei ne tu ne io, e nemmeno i fratelli).
Quindi non devo credere a Babbo Natale, ma devo credere alle loro ideologie
di morte? Perché questo è ciò che offre il mondo. Allora io mi chiedo:
perché preoccuparsi tanto di Babbo Natale, se ci sono cose veramente gravi
nel mondo?
Io, per
esempio, da piccolo ero contento nel credere che Babbo Natale mi
portava i doni, anche se poi sapevo (dopo a una certa età) che erano i miei
genitori a farlo. L’atmosfera del Natale era bella, tempo fa; invece oggi si
è persa, questo è il dramma. Ed in questo non ti do torto, se tu dici che il
Natale è diventato solo un pretesto per divertirsi. Sinceramente io
preferivo quando un bambino credeva in Babbo Natale, piuttosto che stare 24
ore davanti a un PC o alla Playstation, dove c’è tanta
virtualità ma assenza di valori reali. Da premettere che io non condanno la
tecnologia, ma la priorità che gli si da.
Ma veniamo
alla Bibbia. Tu porti dei riferimenti, e se è scritto, cosa posso
dirti? È così, se è scritto, è scritto. Non ho problemi a riconoscere ciò
che è scritto, perché credo nella Scrittura. Ma lasciami dire questo:
Timoteo nel citare le favole, si riferiva specificatamente a Babbo Natale?
Si riferiva al Natale? E cosa dire del Capodanno? Certo la Bibbia non può
trattare nei dettagli ogni singolo argomento, ma si capisce che qui siamo
nel campo del paganesimo. Ma allora perché ci facciamo gli auguri?
Perché diciamo: «Buon Natale»; e perche diciamo: «Buon anno»? Togliamo
tutto? Oppure non togliamo nulla?
Nicola, io
ti rispetto e ti voglio bene come fratello, perché in un modo o nell’altro
tu diffondi la Parola di Dio, Shalom. {Claudio Tirenni;
2 gennaio 2010}
▬
Osservazioni 2:
Il termine greco mythos, che ricorre nel NT ed
è tradotto con «mito» o «favola», intende proprio le invenzioni sia dei
pagani (1 Tm 4,7), sia dei Giudei (Tt 1,14). Non ho nulla contro le fiabe,
poiché si dice subito che esse sono tali, ricorrendo in esse animali
parlanti e immagini di fantasia (cfr. «Alice nel paese delle meraviglie»,
«Pinocchio»).
Altra cosa
è Babbo Natale, poiché si fa credere ai bambini che esiste realmente;
questo è semplicemente un imbroglio. Inoltre nel cattolicesimo c’è un vero
culto di san Nicola, da cui si fa derivare; questa è idolatria. Ritengo
perciò che, come bisogna rifiutare le «filosofie di morte», come il
lettore le chiama, bisogna rigettare anche le invenzioni idolatriche (e
commerciali) che si sostituiscono a Gesù Cristo.
Inoltre la
dipendenza da PC e da Playstation non rende più accettabile la
dipendenza da un surrogato religioso e commerciale, che prende l’onore che
spetta soltanto a Cristo. Perciò «distruggiamo i ragionamenti ed ogni
altezza che si eleva contro alla conoscenza di Dio, e facciamo prigioniero
ogni pensiero traendolo all’ubbidienza di Cristo» (2 Cor 10,5).
Al
riguardo non c’entrano nulla gli auguri di Natale o di Capodanno,
riguardo a cui lascio a ognuno di rispondere alla sua propria coscienza,
tanto più che parliamo qui di «Babbo Natale» e non d’altro.
Non è un
buon modo di ragionare, mettendo altra carne a cuocere e cercando cose
peggio di tale figura favolistica, venduta per reale.
{Nicola Martella}
9. {} ▲ 10. {} ▲ 11. {} ▲ 12. {} ▲
►
Babbo Natale è morto, la Befana è a rischio {Nicola Martella - Stefano Gotta} (A)
►
Crisi di Natale e Natale con la crisi
{Tonino Mele} (A)
►
L’albero di Natale
{Nicola Martella} (D)
►
Natale fra dubbi, attese e contorno
{Nicola Martella} (T)
►
URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Cul/T1-Babbo_natale_Mds.htm
21-12-2009; Aggiornamento: 03-01-2010 |