|
1. Qui di seguito
discutiamo l’articolo «Atti
16,31 e il pericolo delle interpretazioni spiritualistiche».
Tale verso recita così: «Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato tu e la
casa tua» (Atti 16,31). Abbiamo visto che l’applicazione generalista di
questa promessa personale porta con sé vari problemi, pericoli e conseguenze.
Voglio ricordo
in proposito la mia massima, che ripetevo ai miei studenti nella scuola
biblica, correggendo le loro interpretazioni allegoriche o spiritualistiche: «Un
testo senza contesto è un pretesto, che io contesto».
Aggiungo solo
un mio aforisma sulla arroganza degli spiritualisti: «Una delle cose
peggiori, che si possa fare contro la verità, è prenderne solo una parte,
trattarla come se il resto non ci fosse, assolutizzarla in sé e riempirla di
nuovi significati “spirituali”. Chi fa così, si sperimenterà “profetico” e
“ispirato” e si sentirà in obbligo di trattare in male modo chiunque tenterà di
riportarlo all’intera verità rivelata e a tutto il contesto specifico» (Nicola
Martella).
2.
La maggior parte delle conversioni di gruppi familiari avvennero fra i
Gentili. Al tempo di Gesù, un certo ufficiale reale di Cana di Galilea, quindi un Gentile, dopo che Gesù guarì suo figlio, «credé lui
con tutta la sua casa» (Gv 4,46.53; Lc 7,1s centurione di Capernaum). Anche Cornelio, centurione romano di Cesarea, era devoto, temeva Dio
«con tutta la sua casa» (At 10,1s) e fu disposto ad accettare Gesù quale Messia con tutti coloro che furono disposti ad esercitare la fede in casa sua (vv. 43-48).
Anche a lui fu rivolta la promessa: «Sarai salvato tu e tutta la casa tua» (At 11,14).
Similmente il carceriere di Filippi, anche lui un Gentile, dopo la conversione,
«giubilava con tutta la sua casa, perché aveva creduto in Dio» (At
16,34).
L'unico esempio di una conversione di un
Giudeo con tutta la sua casa
avvenne distante da Gerusalemme, a Corinto, dove «Crispo, il capo della sinagoga, credé nel Signore con tutta la sua casa»
(At 18,8).
Come vediamo, troviamo la promessa personale della salvezza di un uomo e della
sua casa solo due volte, ossia al centurione Cornelio di Cesarea (At
11,14) e al carceriere di Filippi (Atti 16,31). Quindi, la cosa è
possibile; tuttavia, non si tratta di promesse generalizzate, che valgono in
tutte le occasioni.
3. Perché
occasionalmente si convertivano interi nuclei familiari specialmente fra i
Gentili? Quanto alla
conversione di intere famiglie nel giudaismo, come vedremo sotto, il
radicamento nelle sinagoghe lo rendeva difficile, anche per la paura di essere
espulsi dalle stesse, perdendo così la stima altrui, i contatti con gli altri e
i privilegi acquisiti. Per questo, chi si convertiva a Gesù quale Messia, era
isolato dai suoi parenti, se non addirittura denunciato da loro stessi al
Sinedrio. In fondo, Gesù l'aveva preannunciato che «i
nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua»
(Mt 10,34ss).
Non era un caso che Dio fece tale promessa
personale a un Gentile in una particolare situazione (Atti 16,31).
Trarre da ciò una regola o una promessa per tutti i convertiti, creerà solo
equivoci dottrinali e delusioni nella pratica, poiché non potrà mai
adempiersi ciò, che Dio non ha promesso a tutti!
Quando uno si appropria di promesse, che non
gli appartengono, sarà solo confuso e ingannato, oltre che confondere e
ingannare altri. Nella Scrittura ci sono abbastanza promesse universali,
a cui attingere, invece di volersi appropriare di ciò, che non è stato detto a
noi personalmente.
Che cosa ne pensate? Quali sono al riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
Partecipate alla discussione inviando i vostri contributi al Webmaster (E-mail)
Attenzione! Non si accettano contributi anonimi o con nickname, ma solo quelli firmati con nome e cognome! In casi particolari e delicati il gestore del sito può dare uno pseudonimo, se richiesto.
I contributi sul tema ▲
(I contributi rispecchiano le opinioni personali degli autori.
I contributi attivi hanno uno sfondo bianco)
Clicca sul lemma desiderato per raggiungere la rubrica sottostante
1. {Ester Desiderio} ▲
■
Contributo:
Sono d’accordo. Faccio un esempio: Luca 1,15 dice di Giovanni Battista che era
ripieno di Spirito Santo fin dal seno materno; se non si tiene conto del
contesto, dell’unicità dell’evento, si può passare a credere, erroneamente,
che tutti i nascituri possono essere ripieni di Spirito Santo fin dal seno
materno, specialmente se figli di credenti. {10-02-2012}
▬
Risposta (Nicola Martella): È un’osservazione molto perspicace e adatta al tema in corso. Lo stesso dicasi
del seguente fatto. «E avvenne, mentre certuni stavano seppellendo un morto,
che scorsero una di quelle bande, e gettarono il morto nel sepolcro di Eliseo.
Il morto, non appena ebbe toccate le ossa di Eliseo, risuscitò, e si levò
in piedi» (2 Re 13,21). Isolando questo testo dal contesto concreto,
assolutizzandolo e infarcendolo poi d’idee spiritualistiche, può sedurre a
credere che, se se si seppellisce un morto nella tomba di un uomo di Dio
del passato, debba avvenire effettivamente avvenire qualcosa del genere anche
oggigiorno.
Questa
non è solo una supposizione, visto che anche in gruppi carismaticisti si ama peregrinare
verso le tombe di alcune persone ritenute particolarmente «potenti», per
ricevere sulla loro tomba una particolare benedizione, che essi falsamente
chiamano «unzione». È nato un certo turismo religioso intorno alla
tomba dell’antitrinitario W.M. Branham. Benny Hinn ricevette una tale presunta
«unzione» sulla tomba di Kathryn Kuhlman, discussa esoterista cristianizzata. [►
Benny Hinn e la sua «unzione sepolcrale»]
2. {Gabriele Puopolo} ▲
■
Contributo: Caro Nicola, concordo perfettamente con te. Quello della «versettologia [indebita;
N.d.R.]»
(come lo definisci tu) è un problema sempre più serio. Ermeneutica ed esegesi
vengono completamente trascurate, per dar posto a interpretazioni
spiritualistiche, che tendono a confondere il lettore della Bibbia e a
mettere sui credenti pesi, che in realtà non esistono. Purtroppo, se una
cosa non è biblicamente vera, per quanto possa sembrare spirituale e attraente,
rimane non vera e potrebbe far danni. Purtroppo da una cattiva teoria ne
deriva solitamente una cattiva pratica. Il problema è che la tendenza è
sempre più quella di lasciarsi «guidare dallo Spirito Santo»
nell’interpretazione delle Scritture (cosa molto comoda) senza voler trascorrere
del tempo nello studio
d’esse (questo richiede tempo e fatica). Lo Spirito Santo fa sempre la sua
parte; il problema è che spesso noi non vogliamo fare la nostra. Dico questo in
primo luogo a me stesso. Grazie per l’articolo e per tutto il lavoro che svolgi.
{11-02-2012}
▬ Risposta
(Nicola Martella): Lo Spirito Santo, per essere tale, non userà mai la
pigrizia dei credenti. Egli guida nell’esposizione corretta della Parola
specialmente coloro, che si preparano sufficientemente. Chi si sente
«ispirato» senza prepararsi con lo studio della Scrittura e con la
preghiera, a lungo andare immancabilmente strumentalizzerà la Parola di Dio,
confonderà i suoi sentimenti con gli impulsi dello Spirito, annoierà gli altri
credenti e pasturerà la chiesa di vento spiritualista, dandogli una parvenza
cristiana. Allora, qualunque sia il brano da cui partirà come trampolino o
pretesto, i suoi messaggi saranno sempre simili (evangelizzazione,
predicazione penitenziale, un certo pallino tematico, lunghe serie sullo stesso
tema, ecc.) e presto li si potrà numerare e contare sulle dita delle proprie
mani. Quando la polvere da sparare dal pulpito si è esaurita, allora spesso si
fa ricorso a lunghe liste di versetti tutti uguali o a usare i sermoni
altrui (trovati in libri, in Internet, ecc.) come propri messaggi; allora è
tragicomico vedere e sentire persone, cha a mala pena masticano l’italiano,
fare sfoggio di termini tecnici teologici o di ebraico e greco, chiaramente
spiritualizzando ogni cosa a proprio uso e consumo!
3. {Fortuna Fico} ▲
■
Contributo: Caro Nicola, sapessi quanti
superman spirituali si celano dietro al detto: «Dio si rivela ai semplici
di cuore». Essi si rinchiudono, in tal modo, dietro a convinzioni personali,
aborrendo termini come «esegetica», «ermeneutica», in quanto non ne
hanno bisogno, perché Dio ha reso
«follia» la scienza umana. Scontrarsi con questi credenti, che rifiutano ogni
studio approfondito della Parola, e che si fermano al versetto estrapolato
dal proprio contesto, è come cozzare la testa contro un muro! La loro
chiusura è totale! E la loro frase usuale è: «Mi attengo alla Parola»! Ma
mi verrebbe da dire: «Quale parola?». {11-02-2012}
▬
Risposta (Nicola Martella): Cucina ed esegesi sono più
vicine di quanto tu possa credere! Ecco un confronto illuminante.
Prendi due fette di pan
carré, taglia via tutti i bordi e farcisci il tutto con strati alterni, a
tua fantasia. Poi convinci i tuoi a mangiare la tua creazione, dicendo loro che
è l’interpretazione autentica della ricetta originaria, che un
intenditore ti ha confidato in segreto. Se fanno resistenza, di’ loro che non
capiscono nulla di cucina d’alta classe e della tua arte culinaria.
È proprio così che alcuni fanno con i brani della
Scrittura: sentendosi «ispirati», fanno dire al testo ciò, che vogliono,
infarcendolo a proprio arbitrio. E poi, se non ti convincono che stanno
presentando il pensiero autentico di Dio, ti rinfacceranno che non hai
«cuore», che non sai vedere con gli «occhi del cuore», che non sai
riconoscere una persona «ispirata», che non hai discernimento e — in crescendo —
che non capisci nulla della Parola di Dio e che stai contrastando lo
«Spirito» (quale?), e chi più ne ha, più ne metta.
4. {Vito Seppella, ps.} ▲
Pace Nicola, ho
appena letto il tuo articolo su Atti 16 e devo dirti che la mia caduta iniziò
proprio generalizzando questa promessa personale di Dio. Avevo buttato lacrime e
sangue per la conversione della mia famiglia. Però, non vedevo nessuno di
loro venire a Cristo, anzi la situazione a casa peggiorava ogni giorno. Così
iniziai pian piano a scoraggiarmi, fino a fare lasciarmi del tutto andare
per un certo periodo. Sono ancora convinto che Dio sia capace di salvare
un’intera casa, ma ho capito, sul mio duro collo, che Dio non lo ha promesso.
Inoltre un’interpretazione assolutistica del passo contrasta tutti i passi che
dichiarano che a ogni singola persona è data la possibilità di scelta.
{13-02-2012}
5. {Samuele Maodda} ▲
■
Contributo:
Sono pienamente d’accordo
con Nicola. Poi in questo caso specifico abbiamo degli altri casi biblici, in
cui chiaramente la Parola parla di divisione all’interno della famiglia.
Nel rapimento, per esempio, l’uno sarà preso e l’altro lasciato.
Certamente è compito e privilegio di ogni credente testimoniare e pregare per la
salvezza dei familiari, ma Dio non ha mai detto che avrebbe salvato tutta
la famiglia d’ognuno, che crede. Non so se nel passato ci siano stati questi
errori dottrinali… Il conforto è che Dio conosce i suoi e li protegge; al
riguardo usa anche il lavoro di coloro che, come Nicola, si prodigano affinché
questi temi siano dibattuti. Grazie. Dio vi benedica. {13-02-2012}
▬
Risposta (Nicola Martella): In effetti,
Gesù l’aveva annunciato ai suoi apostoli: «Non pensate che io sia venuto a
metter pace sulla terra; non sono venuto a mettere pace, ma spada. Perché sono
venuto a dividere il figlio da suo padre, e la figlia da sua madre, e la
nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia
più di me, non è degno di me» (Mt 10,34-37;
cfr. Mi 7,6). Questa era la regola. La promessa personale, che Dio fece
al carceriere di Filippi, conoscendo i loro cuori, era la grande eccezione.
Gesù avvertì i
suoi apostoli: «Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi, l'ora
viene che chiunque v’ucciderà, crederà di rendere un servizio a Dio»
(Gv 16,2). Nel giudaismo la gente, per paura di essere espulsi dalla
sinagoga a causa dei loro parenti divenuti seguaci di Gesù, erano essi stessi
che denunciavano i loro familiari al Sinedrio o ne prendevano le
distanze. «I Giudei avevano già stabilito che se uno riconoscesse Gesù come
Cristo, fosse espulso dalla sinagoga» (Gv 9,22s). Altri rimanevano
discepoli segreti di Gesù, infatti «a motivo dei Farisei non lo
confessavano, per non essere espulsi dalla sinagoga» (Gv 12,42s). Tutto ciò
rendeva difficile che de facto intere famiglie si convertissero nel
giudaismo; non a caso il carceriere e la sua la famiglia erano gentili.
6. {Benedetto Vincenzo Maniscalco} ▲
■
Contributo: Nella
propria famiglia può presentarsi una occasione molto buona per poter accettare il Signore come proprio personale Salvatore; ma la salvezza risulta essere sempre un fatto assolutamente
personale e mai automatico come invece succede per la trasmissione di una eredità naturale. {14-02-2012}
▬
Osservazioni
(Francesco Montemurro): La salvezza è personale; poi
è scritto: «Sarai salvato tu e la casa tua». Qual è la casa mia,
perche noi siamo 9 figli? {14-02-2012}
▬
Risposta (Nicola Martella): La «casa» era
rappresentato da tutto ciò, che viveva sotto lo stesso tetto.
«Non
concupire la casa del tuo prossimo; non concupire la moglie del
tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né
il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo prossimo»
(Es 20,17; Dt 5,21; cfr. Gs 24,15; Gdc 6,27).
Jotham, figlio di Gedeone parlò della «casa di mio padre» e dei «suoi figli,
settanta uomini», oltre ad «Abimelec, figlio della sua serva» (Gdc 9,18).
Quanti dei tuoi
otto fratelli e sorelle (con annessi e connessi) e dei tuoi figli sono nella
fede e seguono Cristo con fedeltà? Se tu applicassi (erroneamente) Atti
16,31 alla tua situazione, che cosa dovresti conseguirne?
7. {Rosa Battista} ▲
■
Contributo: Ho avuto il privilegio di
ricevere le prime conoscenze bibliche nella mia prima infanzia anche da mia
nonna, che era tra i primi cristiani evangelici del mio paese (negli anni
‘30); e da lei ho imparato la fede efficace e semplice. Senza sminuire tutto lo
studio del fratello Nicola Martella, ma per scelta personale voglio credere alla
Parola di Dio con la semplicità di un bambino e ricevere. Gesù è morto
per tutti gli uomini, ma la stragrante maggioranza dell’umanità non è salvata...
Abbiamo spiritualizzato troppo anche questo? Ripeto, io scelgo di credere in
modo semplice... ma non semplicistico! {15-02-2012}
▬
Risposta
(Nicola Martella): Rosa Battista, grazie del tuo contributo. Anch’io ho il ricordo di sante
donne anziane, che nella mia infanzia mi hanno aiutato nella fede (i maschi
erano perlopiù emigrati). È bello, quando entra la fede in una famiglia e
quando molti in tale famiglia ne vengono coinvolti; ed è altresì bello aderire a
una santa eredità della fede e tramandarla. Troviamo l’esempio di Timoteo
e di due donne: sua madre e sua nonna: «Io ricordo infatti la fede non finta
che è in te, la quale abitò prima nella tua nonna Loide e nella tua
madre Eunice, e, sono persuaso, abita in te pure» (2 Tm 1,5).
Tuttavia, dov’erano suo padre (greco; At 16,1ss) e suo nonno? E
perché «una donna giudea credente» (At 16,1) sposò un uomo greco, ossia
un gentile?
Anch’io voglio credere alla Parola di Dio con la
semplicità di cuore, ma solo dopo aver capito giustamente un testo nel suo
contesto. In Atti 16,31 c’è una promessa personale a un Gentile in una
situazione storica specifica. Altrove Gesù rivelò che i suoi seguaci sarebbero
stati traditi dagli stessi loro famigliari. Quindi, c’è la regola e poi
le eccezioni. Certamente ci auguriamo che intere famiglie si convertano al
Signore; tuttavia, Atti 16,31 non lo garantisce, non contenendo una
promessa generale come ad esempio Giovanni 3,16; Romani 10,9s; 1 Timoteo 2,4
Nella tua esperienza tra le «tribù» sannicandresi
ricordi che tutti membri di tali famiglie sono stati raggiunti dalla
fede, che salva, e sono entrati nel patto col Signore? E tra i «credenti» sono
stati tutti realmente «rigenerati» dallo Spirito di Dio, o alcuni, dopo aver
appetito la grazia, si sono allontanati dal Signore? Certamente conosci
anche tu le «rane cristiane», ossia coloro che non sono né carne e né
pesce...
8. {Vincenzo Motta} ▲
■
Contributo: Caro Nicola, ho letto questo
tuo scritto, penso che sia molto chiara la Scrittura, quando dice in Atti
16,31: «Credi nel signore Gesù e sarai salvato tu e la casa tua», se
letta nel suo contesto. Per essere salvati, bisogna prima pentirsi e
ravvedersi dai propri peccati. Questo significherà credere veramente, quando
questa salvezza arriverà a uno della famiglia; questa persona né parlerà per la
gioia ai suoi familiari. Essi, a loro volta, se accetteranno anche
loro di credere in Gesù, ravvedendosi dai loro peccati, saranno salvati; ma solo
se saranno rigenerati dallo Spirito Santo, per camminare in novità di vita,
saranno salvati! «Credi nel signore Gesù e sarai salvato tu e la casa tua»,
non significa che questi ultimi non dovranno fare la scelta, cioè quella
di nascere di nuovo, come disse Gesù a Nicodemo. Penso che sei d’accordo con
quello che dico. {17-02-2012}
▬
Risposta (Nicola Martella):
Sì sono d’accordo. Quando una pietra cade in uno stagno, crea intorno a
sé cerchi di varia grandezza e intensità. Dipende, però, da chi sta nello stagno
se farsi trasportare da tale onda di propagazione, se rimanere indifferenti o se
addirittura opporsi.
Gloria a Dio,
quando intere famiglie si lasciano coinvolgere dall’onda di propagazione
dell’Evangelo. Poi, è nostra responsabilità di sposare una persona, che è
nella fede e con cui trasmettere la buona eredità ai posteri.
Nella mia
esperienza di fede ho visto anche il contrario: famiglie di «credenti», che si
sono esposte alle onde di propagazione del mondo. I figli hanno sposato
non-credenti. Poi, della buona eredità della fede non è rimasta più nulla...
La fede biblica è personale.
Tuttavia, abbiamo il dovere di trasmetterla, dando un buon esempio
d’irreprensibilità; poi, starà a chi ci sta intorno, di accettarla, di esserle
indifferente o di contrastarla.
9. {} ▲
10. {} ▲
11. {Vari e medi} ▲
■
Pietro Calenzo: Purtroppo in certi
ambienti carismofili, la cultura biblica e la corretta esegesi testuale viene valutata come il frenare l’azione dello Spirito. L’antidoto più idoneo è 2 Timoteo 2,15, da te citato. Dio ti benedica, Nicola. Shalom. {11-02-2012}
■
Adolfo Monnanni: È sicuramente suggestivo
come messaggio, ma colui, che lo dichiara in questi termini, ha avuto questa
gioia in famiglia [ossia di avere tutti i suoi parenti convertiti; N.d.R.] o la
impone come forma? Grazie a Dio che non tutti sono cosi disavveduti, che il
Signore protegga i suoi da simili situazioni, un saluto fraterno. {11-02-2012}
■
Salvatore Paone: Sì, in effetti è così,
non è una certezza che, quando si converte un individuo, debbano convertirsi
tutti i famigliari; anche se in alcuni casi è capitato, ci sono anche casi dove
uno solo è convertito e gli altri no. Ricordo che la moglie di Lot non si
salvò, si voltò in dietro e sappiamo cosa successe. {11-02-2012}
■
Davide Incardona: Conosco qualcuno degli «alcuni», di cui hai parlato nell’articolo. In effetti, dicono quello che sanno, ma
non sanno quello che dicono. È proprio così che «alcuni» fanno con i brani della Scrittura. Sapere ciò, che dice un testo, magari a memoria, non basta per
capirne il significato profondo. Solo uno studio attento e umile può chiarire le tante lacune, che la superficialità oscura. {13-02-2012}
■
Armillotta Matteo: Sono perfettamente d’accordo
con il fratello Nicola Martella; così si dovrebbero esaminare sempre le
Scritture. Che il Signore preservi tutti coloro che fanno e continueranno a
farlo così. Saluti a Nicola nel Signore Gesù. {14-02-2012}
■
Nunzio Nicastro: Grazie, Nicola Martella, per
la corretta esegesi contestuale e una buona ermeneutica. Purtroppo ci
sono molti filosofi e seduttori di menti, che non usano il principio «la
somma della tua parola che è verità». «La tua parola è una lampada al mio
piede e una luce sul mio sentiero» (Sal 119,105). Maran-atha {14-02-2012}
12. {Vari
e brevi} ▲
■
Stefano Frascaro: Grazie, caro Nicola. La Parola di Dio insegna sempre. {10-02-2012}
■
Pierluigi Prozzo: Pace, Nicola, se t’interessa
qualche tempo fa risposi anche io a una domanda basata su Atti 16,31: «Salvezza
automatica per i familiari?». {10-02-2012}
■
Rossano Calderamo: Anch’io lo interpreto come dici tu, Nicola, ma è difficile farlo capire; sembra abbiano un
velo sugli occhi. {11-02-2012}
■
Liliane Vitanza Hoffer: Grazie, Nicola, per aver messo luce su questo inganno. {14-02-2012}
■
Antonio Boanelli: Di queste cose se ne dovrebbero parlarne di più; purtroppo c’è tanta confusione. Pace. {14-02-2012}
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_BB/T1-At16-31_interpreta_EdF.htm
13-02-2012; Aggiornamento: 17-02-2012 |