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L'articolo «Il pastorato femminile?»
ha suscitato diverse reazioni da parte dei lettori. Abbiamo dato loro occasione per
esprimersi nel tema di discussione «Il pastorato femminile? Parliamone 1».
Essendo necessario ulteriore spazio per il confronto, lo offriamo qui di
seguito.
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
Partecipate alla discussione inviando
i vostri contributi al Webmaster
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I
contributi sul tema
▲
(I contributi rispecchiano le opinioni
personali degli autori.
I contributi attivi hanno uno
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desiderato per raggiungere la rubrica sottostante
1.
{Davide Crudo}
▲
Personalmente condivido il fatto che Dio abbia affidato
determinati compiti di responsabilità agli uomini (tra l’atro non mi permetterei
mai di contraddire ciò che dice la Parola di Dio); credo però che in alcuni casi
il Signore, per portare aventi il Suo proposito, non possa far altro che
«servirsi» d’alcune donne, consacrate a Lui. Nel libro dei Giudici viene
descritta la storia di Debora, leggendo tali parole si nota qualcosa di
«sconcertante»: a quel tempo non v’era esseri umani maschili consacrati e pronti
a rispondere alla chiamata di Dio per condurre il popolo d’Israele. Dio fu quasi
costretto a utilizzare Debora: il tutto dovrebbe fare riflettere noi maschietti
che continuiamo a dire: «Signore, usami!».... Siamo veramente pronti a
essere investiti dalla potenza Dio? Ci stiamo consacrando veramente a lui?
Ciao Davide {12-12-2007}
2.
{Mauro Bolognesi}
▲
È grave quello che
sta succedendo, ma ancor più preoccupante è che non si vuole ascoltare o
mettersi in discussione. Continua a parlare con franchezza, è questa la cosa
giusta. Che il Signore ti benedica!
{12-12-2007}
3.
{Guerino De Masi}
▲
«Che poi Dio
nella sua immensa misericordia “scriva dritto sulle riga storte” della nostra
vita e della storia, è altra cosa. Ma ciò non è una scusante per non riconoscere
e praticare la verità, rivelata nella Parola immutabile di Dio!». Questa è
la tua ultima frase nella risposta ad
Antonella
Valenti in «Pastorato femminile: tesi a confronto 1».
Ho letto i
vari interventi e vorrei innanzitutto affermare che, non trovo qui un tuo
particolare accanimento contro il ministero pastorale al femminile, ma
semplicemente un argomento (a mio parere interessantissimo), scaturito da
quell’invito a partecipare alla consacrazione pastorale d’una donna in Sicilia.
Non credo
d’errare interpretando l’opposizione di «Fratelli» alla preghiera della donna
perché da loro è equiparata all’insegnamento e dunque sentenziano: «Tacciansi la
donna».
Mi sono
trovato ultimamente a partecipare a un culto in Lombardia, (e non è né il
Tabernacolo e neanche Sabauti), dove il tempo d’adorazione con canti e preghiere
dei credenti presenti era condotto da una cara sorella, che amo nel Signore e
stimo per la sua buona testimonianza. La mia prima reazione fu stupore. Poi una
riflessione: Il Signore può fare parlare i «sassi» se s’impedisce alle bocche
dei bimbi di lodare Dio, e altrettanto gli «asini» quando gli uomini perdono di
vista il piano di Dio per il suo popolo.
Non ho mancato di esprimere a lei il mio apprezzamento,
in quanto ha detto delle
cose buone, bibliche, e apprezzabili, malgrado io sono in disaccordo sul fatto
che è stata lei a doverle dire. Ho poi espresso le mie opinioni nelle
conversazioni, dopo il culto, con i credenti con cui ho dialogato, ricordando
che l'intervento delle donne nel ruolo di conduzione e/o insegnamento, lo
considero al pari della storia di Debora: si capisce che laddove non ci sono uomini disponibili a servire o
in questo non vengono riconosciuti e incoraggiati i loro doni, si crea un vuoto;
allora c'è una «Deborah» di turno che cerca di colmarlo.
Ovviamente,
devo affermare che non mi discosto dalla posizione di Nicola, e che nel piano
del Signore per la conduzione della Chiesa locale, Paolo a Timoteo e a Tito
esige caratteristiche peculiari all’uomo soltanto.
Approfitto di
questo spazio per ribadire il mio apprezzamento per «Punto A Croce» e per la
gestione onesta e competente del fratello Nicola. {07-01-2008}
4.
{Marco Soranno}
▲
Prima d’esprimermi
riguardo il ministero pastorale femminile esordisco riaffermando l’importanza
del sacerdozio universale di tutti i cristiani. Uomini e donne sono chiamati a
essere discepoli di Gesù, e il discepolo è una persona attiva, che fa! Il nostro
discepolato non s’esprime solo durante la riunione di culto ma in ogni istante
della nostra vita. Il cattolicesimo romano e le chiese ortodosse orientali hanno
represso sistematicamente il discepolato delle donne cristiane in quanto
impediscono loro da secoli di dare un contributo alla congregazione locale,
lasciando loro le «briciole».
La forza del
protestantesimo è nel laicato, ed esso include anche le donne. Sono ostile a
qualsiasi forma di clericalismo e credo che bisogna porre enfasi sui doni che lo
Spirito Santo conferisce al popolo di Dio, ai fratelli e alle sorelle. Io non
parlerei di ministero ma di discepolato femminile: mentre le chiese acclamano o
condannano le donne pastore, io credo che bisognerebbe incoraggiare le sorelle a
essere discepole di Gesù nella testimonianza, nell’evangelizzazione, nella
diaconia… e nell’insegnamento? Personalmente non ho problemi a sentire una donna
predicare, dipende da ciò che dice e non credo sia un peccato «da girone
dantesco». So che queste mie parole saranno criticate, ma fratelli io esprimo il
mio pensiero. Ho conosciuto una donna pastore, e ho avuto un’esperienza molto
negativa per la boriosità con cui governava la chiesa locale. Questo però non
m’impedisce di riconoscere che Dio usa le donne investendole di potente unzione
quanto gli uomini. Le donne che predicano non commettono il peccato
imperdonabile.
So che in un
ambiente teologicamente conservatore incontrerò ostilità affermando la mia
apertura riguardo tale argomento, ma sono sereno perché m’esprimo con educazione
e spirito di condivisione. {26-01-2008}
5.
{Nicola Martella}
▲
Avendo già trattato
a sufficienza questo argomento, mi limito a sole poche osservazioni.
Il «sacerdozio
universale» di tutti i cristiani è una nobile cosa. Non deve diventare però
una coperta sotto cui nascondere altro. Anche il discepolato delle donne
cristiane, quantunque importante e non da reprimere, non deve poi nascondere
un’indifferenziata ideologia unisex che non tiene conto dell’esegesi, ma
asseconda solo le tendenze della società.
Io sono per un
forte impegno di uomini e donne. Ciò non deve avvenire però a discapito
dei precisi termini biblici, che solo una rigorosa esegesi può mettere in luce.
Anche il «laicato» non deve diventare un pretesto ideologico. Altresì i
carismi da soli non danno automaticamente diritto a un ministero di primo
piano all’interno delle comunità e fra di esse.
Tutto ciò può
diventare un pretesto per portare avanti un discorso fatto di sentimenti,
di gusti personali, di «non ho problemi con…», di preferenze culturali, di
tendenza, di consenso, di teologia dell’esperienza, di omologazione e così via.
Anche l’argomento «Dio usa le donne» (o gli uomini) può diventare un pretesto
per altro.
Poi che cos’è
una «potente unzione»? Mi sembra uno dei soliti luoghi comuni della
teologia dell’esperienza. Mai nella Bibbia si usa una tale terminologia. «Unti»
sono tutti i cristiani a prescindere (christianoi = unti).
Tutto viene
dialetticamente rigirato come si vuole. Invece di argomentare in senso
esegetico, si ammorbidisce la questione affermando cose del genere: «non
credo sia un peccato “da girone dantesco”»; «Le donne che predicano non
commettono il peccato imperdonabile». È questa la questione principale? Oppure
dobbiamo interessarci principalmente di ciò che piace al Signore e di ciò che ha
prescritto nella sua Parola?
Per gli uomini
e le donne cristiane in quanto discepoli del Signore bisogna distinguere
assolutamente fra carismi e ministeri. I ministeri pubblici o di primo
piano hanno sempre un carattere discriminante per uomini e donne. Per rivestire
cariche di primo piano nelle chiese, bisogna corrispondere ai prerequisiti
stabiliti in 1 Tm 3 e Tt 1 ed essi sono necessariamente discriminanti,
altrimenti tutti sarebbero conduttori di chiesa. Tra i punti richiesti esistono,
ad esempio, aspetti morali (irreprensibilità), sociali (non essere poligamo), di
maturità (non essere troppo giovane né novello nella fede), tecnici (capacità
d’insegnare), umane (calore, ospitalità)… Esiste però anche una discrimina
legata al genere: il conduttore dev’essere «marito
di una sola moglie». Le chiese apostoliche non conoscevano donne
conduttrici di chiese locali.
Alle donne è
riconosciuto un grande potenziale nell’evangelizzazione, nell’assistenza,
nell’educazione, eccetera, ma non quello di rivestire carice di primo piano
nelle chiese. Esse possono pregare e profetare nella comunità (1 Cor 11).
Possono discepolare insieme al marito in privato anche uomini, come mostra il
caso di Priscilla e Aquila nel caso di Apollo (At 18,26). Altra cosa è però
rivestire un ministero pubblico d’insegnamento.
Il NT non ne riporta nessun caso né tratta assolutamente questa
evenienza. La religione ebraica non conosceva sacerdotesse per il tempio, il
giudaismo non contemplava rabbinesse e le chiese del primo secolo non conosceva
apostolesse né conduttrici di chiese. In At 6 non furono consacrati a stretti
collaboratori degli apostoli uomini e donne, ma solo «sette uomini» (non
diaconi, ma futuri anziani della chiesa), fra cui spiccavano Stefano (At 7) e
Filippo (At 8). Un fratello di Gesù, Giacomo, divenne un particolare conduttore
della chiesa di Gerusalemme, ma non si parla mai di una sorella di Gesù o di una
qualsiasi donna in una posizione simile.
Non si fa bene
perciò ad andare oltre ciò che è scritto (cfr. 1 Cor 4,6), solo per gusti
personali o per consenso di gruppo.
6.
{Bruno Ippodulo, ps.}
▲
■
Contributo:
Ciao Nicola, da anni sento parlare «specialmente nelle
chiese carismatiche», della Pastora. Sembrerebbe che anche alcune chiese non
carismatiche credano alla Pastora (come conduttrice d’una comunità). La Bibbia
non ne parla e mi domando, come nasce questa moda? Come dobbiamo comportarci? {02-02-2008}
▬
Risposta:
Sul sito abbiamo dibattuto a sufficienza questo tema. Vedi ad esempio i seguenti
articoli e temi di discussione:
►
Donne conduttrici di chiesa?
{Giovanni Fogato} (A)
►
Donne e
loro ministero pubblico nelle chiese
{Nicola Martella} (T)
►
Il pastorato femminile? {Nicola Martella} (A)
►
Il pastorato femminile? Parliamone
{Nicola Martella} (T)
►
Pastorato femminile: tesi a confronto 1
{Antonella Valenti - Nicola Martella} (T/A)
►
Pastorato femminile: tesi a confronto 2
{Davide Casà - Nicola Martella} (T/A)
Dopo aver letto
tutto ciò, puoi anche formulare le tue osservazioni e mandarmele per un
contributo. {Nicola Martella}
7.
{Bruno Ippodulo, ps.}
▲
■
Contributo:
Anche io condivido
quello che dici tu sulla Pastora, anche perché la Bibbia non la menziona per
niente. Purtroppo molti fratelli ormai seguono questa corrente, riconoscendo la
Pastora come conduttrice di comunità.
Mi sono giunte
voci che anche all’IBEI alcuni riconoscono la Pastora, spero che siano solo
delle voci. {04-02-2008}
▬
Risposta:
Quanto a ciò che l’IBEI riconosce in questo momento, non posso dirlo con
certezza, non essendo più tra il personale docente. A me sembra strano che all’IBEI
«alcuni» (chi?) riconoscono l’eventualità che una comunità sia retta da una
«pastora», visto lo sfondo molto conservatore della maggior parte di loro. Per
conferme o smentite si fa bene a chiedere direttamente a loro. Infatti, mi ero
fatto carico di verificare la cosa per te; ma una richiesta di spiegazione, il
direttore degli studi mi ha risposto semplicemente così: «Caro
Nicola, non trovo sempre necessario rispondere alle provocazioni di ignoti. E se
qualcuno dicessi che io sono un nuovo Hitler?». {05-02-2008}
Io gli ho risposto come segue:
Rispetto la
tua libertà. Se uno lo scrive, altri lo pensano. Se metterò le sue dichiarazioni
in rete sulle voci, potrai ancora intervenire, se vorrai. Quanto alle eventuali
voci che tu saresti un «nuovo Hitler»,
potresti e dovresti smentirlo, essendo nel tuo interesse. Io certamente ti
aiuterei a smentire tali voci, a meno che tu non mi convinca che sono vere.
Avendo fatto
ciò che mi era possibile, ti consiglio quindi di rivolgerti direttamente all’IBEI
per spiegazioni. {Nicola Martella}
8.
{Nicola Martella}
▲
Segnalo volentieri un articolo di
Rosaura
Giamberduca dal titolo
«Signora Pastore?»,
presente nella sua rubrica
«parentesi
rosa». A tale domanda ella risponde col sottotitolo:
«NO
GRAZIE!!!».
Rosaura
comincia così il suo articolo:
«Questa meditazione nasce in seguito a diverse letture che trattano l’argomento
"predicazione al femminile",
in particolar modo nasce dal dispiacere di notare come
i cristiani di oggi invece di conformarsi alla Bibbia, conformano la Bibbia alle
proprie necessità e modernità». Poi argomenta in modo strettamente scritturale.
È un articolo che raccomando di
leggere. Vorrei trovare anche tanti uomini che argomentano così, ossia
basandosi esclusivamente sul chiaro insegnamento della Scrittura!
9.
{Stefano Fedrigo}
▲
■ Contributo:
Ciao, ti chiedo, per cortesia, un'opinione sull'articolo uscito oggi sul
Corriere della sera:
«Germania:
per la prima volta una donna eletta a capo della chiesa evangelica»
[N.d.R.: Segue copia dell'articolo, il cui cappello è il seguente: «Non
era mai successo dai tempi di Martin Lutero. Il Sinodo della Chiesa Evangelica
tedesca, riunito a Ulm, ha eletto come presidente il vescovo di Hannover, Margot
Kaessmann, una 51enne divorziata e madre di 4 figli. La nuova «papessa» è molto
nota in Germania, tanto per la sua grande abilità oratoria che per il suo
notevole talento mediatico»].
Ti chiedo un'opinione personale anche in rapporto ad un
periodo, in cui alle nostre Assemblee si chiede un ritorno a Lutero. Non è una
critica a Lutero sia ben chiaro, ma mi stupisce (o forse non dovrebbe stupirmi)
questa «nuova tendenza» della corrente che di Lutero porta il nome.
Probabilmente sono ignorante e bigotto e mi sono perso qualcosa, ma... Cordiali
saluti. {28 ottobre 2009}
▬
Risposta:
Il problema vero è il clericalismo latente nelle chiese a conduzione
piramidale, ossia a struttura episcopale. Una elite decide del destino
dottrinale e morale delle chiese affiliate. Il clericalismo è stato da sempre
uno dei mali maggiori delle chiese. Il «femminismo episcopale» è una conseguenza
di ciò, avendo portato lentamente a una trasformazione della consapevolezza
rispetto agli ordinamenti prescritti nel nuovo patto (cfr. 1 Tm 3; Tt 1)
mediante il liberalismo teologico e la dialettica. Lentamente ha occupato
posizioni sempre maggiori all'interno della piramide denominazionale delle
chiese a conduzione episcopale. L'esperienza insegna che il femminismo, dove
mette piede nelle comunità locali e nelle denominazioni, porta a un rilassamento
dei costumi morali, a causa del suo «mammismo» latente; gli aspetti di armonia e
misericordia ecclesiali (pur essi importanti) diventano in genere più importanti
della verità rivelata e dei principi scritturali; liberalismo teologico e
dialettica fanno il resto: la verità viene adattata ai bisogni e alle opinioni.
Quando il femminismo arriva alla conduzione delle chiese, partorisce in
genere l'accreditamento di conduttori omosessuali come ulteriore sviluppo.
L'episcopalismo femminista e l'accreditamento di conduttori e guide omosessuali,
quale ulteriore passo, sono il frutto del liberalismo teologico e del declino
cominciato da molti decenni fa; alla fine di tale evoluzione culturale, morale
ed ecclesiale
ci sarà la grande disaffezione dalla fede cristiana, chiamata apostasia.
Oltre a ciò, sull'episcopalismo femminista non ho altro da aggiungere a quanto già detto e
discusso nella sezione «Prassi di chiesa: Donne e ministeri».
{Nicola Martella}
10..
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11.
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12.
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URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/Temi/1-Pastorato_femminile_Parla2_S&A.htm
13-12-2007; Aggiornamento: 30-10-2009
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