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Nell'articolo
Pellegrinaggi al tempo
di Gesù Argentino Quintavalle aveva terminato
prendendo posizione sui pellegrinaggi mariani. Ciò ha creato
una reazione in un'affiatata lettrice cattolica del nostro
sito. Prima di mettere in rete il contributo di Fiorina, ho
chiesto ad Argentino di rispondere ed egli ha messo a fuoco
un solo argomento: Maria e il marianesimo.
Che dice il NT veramente di Maria? Come mai fuori dei fatti
della natività viene ricordata dagli scrittori del NT solo
pochissime volte? Perché ebbe un ruolo così marginale nel
libro degli Atti e nelle epistole? Perché i teologi dei
primi secoli ne parlarono così poco e solo marginalmente?
Come mai nel Medioevo specialmente nella religiosità
popolare e nel misticismo si sviluppò il marianesimo? Come
interpretare tutto ciò alla luce della sacra Scrittura?
Per l'approfondimento si vedano pure i seguenti temi:
►
Chi era Maria di
Nazaret?;
►
Il rapporto
fra Gesù e Maria.
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
Partecipate alla discussione inviando
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I
contributi sul tema
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Primo
{Fiorina Pistone} ▲
Penso che possiamo considerare il pellegrinaggio un momento
di festa. Di queste cose si è già parlato nell’articolo «Il travaglio del
natale» e io sono
d’accordo nel dire che è lecito aggiungere altre feste a
quelle indicate nella Bibbia.
Il pellegrinaggio biblico ha per scopo l’adorazione di
Dio. Il pellegrinaggio mariano è incentrato sull’adorazione
di Dio nella persona di Gesù, soprattutto nella celebrazione
della Cena del Signore.
Il culto mariano consiste nel lodare Maria e nel
chiederle di pregare per noi. Anche la parente Elisabetta
l’ha lodata, spinta dallo Spirito Santo (Luca 1,41s) e se le
chiediamo di pregare per noi non penso che ci sia nulla di
male. Io lo chiedo alle mie amiche: penso di poterlo
chiedere anche a lei.
Condivido in parte le vostre critiche col dire che a
volte ci sono grandi esagerazioni in questo culto,
soprattutto a livello popolare. Una signora che conosco mi
ha detto: «Io preferisco pregare i santi che Dio, perché Dio
è severo; i santi, invece...». Certi preferiscono pregare i
santi, perché Dio ci dà la legge, invece i santi fanno solo
i miracoli. Conosco un signore che è tutto pieno di fervore
per Padre Pio, da cui sostiene di aver ricevuto una
guarigione miracolosa, ed entra in chiesa solo per
accostarsi alla sua statua (ha anche litigato col parroco
insistendo per farle mettere un faretto). Gli ho detto: «Ma
è Dio che fa i miracoli». Lui mi ha risposto: «Certo, Padre
Pio mi ha miracolato per intercessione di Gesù Cristo». L’ho
guardato trasecolata, chiedendomi se aveva sbagliato a
livello verbale o a livello concettuale.
Però esiste anche l’esempio forte delle opere dei santi
che ci viene proposto nel loro culto, e chiedere la loro
intercessione è un esercizio di umiltà che ci avvicina a
tutti i nostri fratelli, per giungere alla carità attraverso
la verità: l’umiltà è solo il riconoscimento della verità
del nostro essere.
Non vorrei che questa discussione prendesse toni di
asprezza. Ho fiducia che tu, Nicola, ci aiuterai.
Io ho molta simpatia per gli evangelici: non ne conosco
nessuno personalmente, ma a volte mi commuove molto la
vostra fede. Mi vengono le lacrime agli occhi, trovando
tanta vicinanza in una così grande distanza. Non è
sofferenza per la distanza che ci divide, ma la commozione
di trovare qualcosa di così prezioso a una così grande
distanza.
Secondo
{Argentino
Quintavalle} ▲
Rispondo con piacere al ragionamento fatto da Fiorina
Pistone nel quale è stata molto chiara riguardo le sue idee.
Considero questa un’occasione per iniziare un discorso
proficuo ed edificante e per mettere in luce le basi del
pensiero evangelico su tale delicato argomento. Fiorina ha
toccato vari argomenti, devo quindi partire da uno di questi
e ritengo che il primo, in ordine di importanza, sia quello
della persona di Maria.
Ogni cristiano evangelico non può avere verso la madre
del Salvatore che sentimenti e parole di rispetto. Sono con
questo a respingere tutte le dicerie contro gli evangelici,
accusati di non onorarla.
Maria e il Nuovo Testamento
I cattolici devono però riconoscere che poco o nulla si sa
della vita di Maria. Era un’ebrea discendente di Davide,
cosa questa che viene abbastanza ignorata dal cattolicesimo.
Oltre che nei racconti della nascita e dell’infanzia di
Gesù, Maria viene menzionata soltanto in quattro brani degi
Evangeli e all’inizio del libro degli Atti.
■ 1) Gv 2,1-10. È l’episodio delle nozze di Cana, dove
Gesù disse a sua madre: «Che ho da fare con te, o donna?
Non è ancora giunta la mia ora».
■ 2) Mc 3,31-35. La famiglia di Gesù lo cercò,
ritenendolo un esaltato, ed egli allora disse: «Chi è mia
madre? e chi sono i miei fratelli… chiunque avrà fatta la
volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre».
■ 3) Lc 11,27s. Una donna tra la folla esclamò: «“Beato
il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il
latte!» Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano
la parola di Dio e la osservano”».
Nel leggere questi racconti sembra che gli evangelisti
vogliono sottolineare i rapporti d’indipendenza di Gesù
Cristo rispetto a sua madre.
■ 4) Gv 19,25ss. Qui siamo sul Calvario, quando Gesù
raccomandò sua madre al discepolo Giovanni.
■ 5) L’ultima menzione della madre di Gesù nel Nuovo
Testamento si trova in At 1,13s, dove è detto che, dopo
l’ascensione di Gesù, i credenti si riunivano in una stanza
a Gerusalemme: gli undici apostoli, le donne, Maria madre di
Gesù e i fratelli di lui. Questo è l’ordine in cui sono
ricordati i componenti del gruppo e che non lascia supporre
che a Maria fosse assegnato un posto di dirigenza nelle
assemblee dei primi cristiani.
Di lei non si dice più nulla nel resto del Nuovo Testamento.
Sembra strano, Paolo non fece mai il suo nome, nemmeno nei
brani in cui sarebbe stato naturale che la ricordasse, per
esempio in Gal 4,4, dove disse: «Dio mandò suo Figlio,
nato da donna…».
Eppure, in contrasto con i dati molto scarsi che ci
fornisce la Bibbia e col silenzio quasi totale dei primi
padri della chiesa (Clemente, Policarpo, la Didaché), Maria
è venuta a occupare un posto sempre di più eccezionale nella
Chiesa Cattolica Romana.
Il culto mariano
Il culto mariano non esisteva nei primi secoli della storia
della chiesa, ma si è molto sviluppato nel Medio Evo: non
solo la devozione delle masse popolari, ma anche la teologia
mariana.
La mariologia ha moltiplicato i suoi dogmi, non solo
nei secoli medioevali, ma soprattutto in quelli recenti.
Infatti i secoli 19° e 20° videro la definizione dei più
importanti dogmi, che hanno segnato la fase più acuta del
marianesimo.
La dottrina della Chiesa Cattolica Romana riguardo a
Maria può riassumersi sotto i dogmi seguenti:
■ Maria come madre di Dio.
■ La sua immacolata concezione.
■ L’esenzione di ogni sua colpa perché piena di grazia.
■ La sua perpetua verginità corporale.
■ La sua assunzione in cielo.
■ La sua opera mediatrice e corredentrice nella
redenzione del mondo.
Nessuno di questi dogmi è stato mai dimostrato con la Bibbia
in mano, e se sul primo si può discutere, gli altri sono
delle vere e proprie invenzioni. Mi soffermerò quindi
brevemente su «Maria come madre di Dio». Considerando la
natura divina di Gesù Cristo può sembrare molto chiaro al
teologi cattolici definire Maria come madre di Dio. Ma non è
possibile dire alla gente che Maria è la madre di Dio senza
creare dei gravi malintesi e idee false, dando libero corso
a ogni sorta di superstizioni. Se una creatura umana (Maria)
viene definita Madre di Dio, chi mai non si rivolgerà
la naturale domanda: Ma come è possibile una simile
enormità? Può una donna generare la Divinità?
Perché non limitarsi a dire con semplicità che Maria
ebbe l’alto privilegio di essere la madre secondo la carne
di Gesù Cristo? Nulla si toglierebbe alla sua dignità e
tutte le età la proclameranno ugualmente beata se — invece
di ripetere quella espressione impropria che ha dato origine
a tanti malintesi ed errori — la si proclamasse come la
madre di Gesù, che sarà chiamato Figlio dell’Altissimo (Lc
1,31s)
Ora, però, non si può non prendere atto del fatto che
ormai, si ripete quel titolo con uno scopo ben diverso: la
si proclama Madre di Dio con lo scopo preciso di
esaltarne la gloria.
Se veramente prendiamo atto che Gesù è figlio di Maria
soltanto secondo la carne, allora ogni pellegrinaggio fatto
in onore di Maria è un pellegrinaggio fatto in onore di una
creatura umana. E Dio dice: «Io non darò la mia gloria a
un altro» (Is 42,8).
Terzo
{Nicola Martella} ▲
Qui di seguito rispondo al contributo di Fiorina Pistone
seguendo l’ordine del suo scritto.
■ Maria è morta? Dall’accertamento di questa
verità dipende tutto il resto. È risaputo che di Maria
esistono ben due tombe: una a Efeso e una a Gerusalemme; un
dogma di un papa non può certo cancellare questa verità
storica. Esistono luoghi (anche in Italia), dove su
affreschi e quadri viene mostrato il momento della morte di
Maria. Un rapido sguardo in internet, mostra il seguente
quadro.
G. Claudio Bottini scrive: «I diversi testi sugli ultimi
giorni e sulla morte di Maria sembrano tutti riconducibili a
un documento originario, ad un prototipo giudeocristiano
redatto intorno al II secolo nell’ambito della Chiesa Madre
di Gerusalemme, per la commemorazione liturgica annuale
presso la tomba della Vergine. Nella redazione della
Dormizione attribuita a Giovanni il teologo si legge:
“...gli apostoli trasportarono la lettiga e deposero il suo
corpo santo e prezioso in una tomba nuova del Getsemani”.
In un altro testo conservato in siriaco si trovano
indicazioni topografiche ancora più precise: “Stamattina
prendete la Signora Maria e andate fuori di Gerusalemme
nella via che conduce al capo valle oltre il Monte degli
Ulivi, ecco, vi sono tre grotte: una larga esterna, poi
un’altra dentro e una piccola camera interna con un banco
alzato di argilla nella parte di est. Andate e mettete la
Benedetta su quel banco e mettetela lì e servitela finché io
non ve lo dica”. Secondo tale leggenda del 2° secolo,
dopo tre giorni il corpo di Maria sarebbe stato trasportato
in Paradiso. L’autore mostra anche un’immagine che raffigura
la morte di Maria.
Alfonso Maria de’ Liguori scrive: «La morte di Maria fu
tutta pace e consolazione, perché la sua vita fu tutta
santa».
Giovanni Paolo II ha affermato: «Pio
XII tuttavia non intese negare il fatto della morte, ma
soltanto non giudicò opportuno affermare solennemente, come
verità che doveva essere ammessa da tutti i credenti, la
morte della Madre di Dio. […] È possibile che Maria di
Nazaret abbia sperimentato nella sua carne il dramma della
morte? Riflettendo sul destino di Maria e sul suo rapporto
con il divin Figlio, sembra legittimo rispondere
affermativamente: dal momento che Cristo è morto, sarebbe
difficile sostenere il contrario per la Madre». E così via.
■ Un morto può intercedere per i viventi? Si può
chiedere in preghiera a una persona trapassata di pregare
Dio per coloro che sono ancora in vita? Può Maria ascoltare
e capire ciò che viene detto e le viene rivolto dalla terra?
La risposta biblica è chiaramente negativa. Per la Bibbia i
morti sono tagliati fuori dalla presenza di Dio fino alla
risurrezione dei morti. Essi non si trovano in cielo, presso
il trono di Dio, ma nel Paradiso in attesa del tempo della
fine. I morti, essendo, ritualmente impuri per la Legge, non
possono essere alla presenza di Dio, altrimenti renderebbero
impuro il santuario celeste. Solo alla risurrezione avranno
accesso presso Dio. Perciò l’Ecclesiaste afferma che «i
morti non sanno nulla» (9,5), ossia di ciò che avviene
sulla terra. Il re Ezechia diceva in preghiera: «Fra gli
abitanti del mondo dei trapassati, non vedrò più alcun uomo»
(Is 38,11), ossia di quelli ancora presenti sulla terra dei
viventi.
Israele aveva la profonda convinzione che qualunque
morto, meritevole che fosse stato in vita, era
impossibilitato a intervenire per i viventi, anzi a sapere
ciò che avveniva sulla terra. Il resto fedele d’Israele
riconobbe: «Nondimeno, tu sei nostro padre; poiché
Abrahamo non sa chi siamo, e Israele non ci riconosce. Tu, o
Eterno, sei nostro padre, il tuo nome, in ogni tempo, è
“Riscattattore nostro”» (Is 63,16). Qui basta sostituire
il nome di Abrahamo (il padre della fede d’Israele) o
d’Israele (ossia di Giacobbe, che diede il nome al popolo)
con qualunque persona considerata meritevole da parte del
cristianesimo e si arriva allo stesso risultato.
Nella rivelazione, che Gesù diede riguardo a Lazzaro e
al ricco (Lc 16), quest’ultimo espresse la convinzione che i
morti per sapere qualcosa dei viventi o per avvertirli
debbano recarsi sulla terra; ma Abramo (nel Paradiso è lui
l’autorità!) gli disse che Dio non manda morti sulla terra e
se avvenisse non servirebbe a nulla, poiché solo la Parola
di Dio può portare ravvedimento.
L’assurdo di rivolgersi a delle persone
trapassate per avere intercessione e soccorso fu considerato
da Isaia come spiritismo: «Se vi si dice: “Consultate
quelli che evocano gli spiriti e gli indovini, quelli che
sussurrano e bisbigliano”, rispondete: “Un popolo non deve
consultare il suo Dio? Si rivolgerà egli ai morti a pro dei
vivi?”. “Alla legge! alla testimonianza!”: Se il popolo non
parla così, non vi sarà per lui alcuna aurora!» (Is
8,19s).
Da tutto ciò si consegue che tutte le preghiere
rivolte a uomini e donne, ritenuti meritevoli, non hanno
nessun effetto, poiché non raggiungono i destinatari, i
quali — nel caso migliore — si trovano nel Paradiso, lontano
dal trono di Dio, aspettando la risurrezione dei morti. È un
esercizio di inutile devozione. Tutte le preghiere presenti
nel NT furono rivolte solo a Dio Padre e a Gesù Cristo.
Tutto ciò vale chiaramente anche per le preghiere rivolte a
Maria. A ciò si aggiunga un criterio di buon senso
teologico: qualunque creatura per ascoltare, capire,
ordinare razionalmente e presentare a Dio, dovrebbe essere
onnipresente e onnisciente… quindi Dio stesso. La Bibbia è
chiaramente contro il politeismo (Es 20,3).
Vi è quindi una grande
differenza per la dottrina biblica tra rivolgersi a una
persona vivente o a una persona morta perché interceda in
preghiera presso Dio. La prima possibilità è legittima (Es
8,28; 1 Re 13,6), la seconda è considerata una forma di
spiritismo religioso (Is 8,19s).
■ Bisogna fare ciò che ci aggrada o ciò che è
giusto? Bisogna rivolgersi a Maria o ai santi solo
perché li riteniamo «più umani»? Se abbiamo la patente,
siamo autorizzati a guidare un’auto ma non ad andare
contromano sull’autostrada! Per ogni cosa c’è un uso
legittimo e illegittimo; a decidere non possiamo essere noi,
ma una regola superiore che, nel nostro caso, deve trovarsi
espressamente scritta nella Bibbia, se vogliamo chiamarci
ancora «cristiani». Ciò che Dio disse mediante Osea vale
ancora oggi: «Il mio popolo perisce per mancanza di
conoscenza… poiché tu hai dimenticata la legge del tuo Dio,
anch’io dimenticherò i tuoi figli» (Os 4,6).
Ciò che gli uomini pensano (p.es. che i santi facciano
miracoli) non è importante per un cristiano, ma ciò che
afferma in modo chiaro la sacra Scrittura. Ad esempio: «Maledetto
l’uomo che fa un’immagine scolpita o di getto, cosa
abominevole per l’Eterno, opera di mano d’artefice, e la
pone in luogo occulto!» (Dt 27,15; cfr. Gr 17,5ss «Maledetto
l’uomo che si confida nell’uomo»). Per le persone che
vissero nel periodo descritto dalla Bibbia, solo Dio aveva
il potere di far morire e vivere, di colpire d’infermità e
di far guarire (2 Re 5,7; Sal 147,3; Is 30,26; Gr 30,17).
Il giusto atteggiamento fu mostrato da Pietro
dinanzi a Cornelio (ambedue viventi!): «E come Pietro
entrava, Cornelio, fattoglisi incontro, gli si gettò ai
piedi, e l’adorò. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: “Lèvati,
anch’io sono uomo!”» (At 10,25s). La Scrittura non
distingue fra adorare e venerare, poiché questo secondo
termine non ricorre mai nella Bibbia. Un atteggiamento
simile lo ebbe un angelo nei confronti dell’apostolo
Giovanni (!): «E quando le ebbi udite e vedute, mi
prostrai per adorare ai piedi dell’angelo che mi aveva
mostrate queste cose. Ma egli mi disse: “Guardati dal farlo;
io sono tuo conservo e dei tuoi fratelli, i profeti, e di
quelli che serbano le parole di questo libro. Adora Dio”»
(Ap 22,8s; 19,10).
■ Perché cercare le opere dei santi nel loro culto,
se Cristo ha meriti infiniti? Perché ricorrere a
bacinelle discutibili e biblicamente improbabili (Is 64,6;
Sal 143,2; Rm 3,23), se in Cristo si ha a disposizione un
fiume di grazia e di un mare di misericordia? (Eb 7,16
«potenza di una vita indissolubile»). Se in Cristo «sono
nascosti tutti
i tesori della sapienza e della conoscenza» (Col 2,3),
perché voler attingere ancora a cisterne rotte quando si ha
a disposizione «la sorgente d’acqua viva» (Gr 2,13)?
Se «la vita vostra è nascosta con Cristo in Dio» in
attesa della gloria (Col 3,3s), perché volersi assicurare di
più con meriti improbabili di uomini pur sempre peccatori?
Perché rivolgersi a uomini morti, quando si ha a
disposizione come «avvocato presso il Padre» il «giusto» (1
Gv 2,1) che è lo stesso «principe della vita» (At 3,15)?
■ Perché rifugiarsi in false forme di umiltà
devozionale? Chiedere l’intercessione di persone morte
non è un «esercizio di umiltà», come si crede, ma un’offesa
a Dio e un inganno di se stessi. Paolo metteva in guardia i
credenti così: «Nessuno a suo talento vi derubi del
vostro premio per via d’umiltà e di culto degli angeli,
affidandosi alle proprie visioni, gonfiato di vanità dalla
mente della sua carne» (Col 2,18). Molte delle dottrine
contrarie alla Bibbia sono nate proprio per questa via. Il
termine «angeli» è in greco angheloi «messaggeri,
inviati, guide, rappresentanti» e può intendere appunto il
culto della personalità di maestri e santoni.
■ E la simpatia per gli evangelici? È certamente
qualcosa di molto bello. La vicinanza è comunque dettata non
dai nostri sentimenti soltanto, ma dalla reciproca ricerca
di Cristo e della verità. Una massima recita: «Più siamo
vicini a Cristo e più saremo vicini a coloro che cercano
sinceramente Cristo». Ciò vale anche per la verità riposta
nella sua Parola.
Quarto
{Fiorina Pistone} ▲
Gli stimoli che ricevo mi spingono a consultare
continuamente la Bibbia. Ne sono assai contenta e ne
ringrazio Dio. So,conoscendomi, che, se non sono sempre in
ricerca, l’immagine di Gesù si sfoca nella mia mente e mi
ritrovo nell’oscurità. […] Se ho la Bibbia davanti a me, non
posso più fermarmi fino a quando non ho esaurito tutti gli
«agganci», confrontato le varie traduzioni tra di loro, e
magari anche con il testo greco, approfittando di quel poco
che ricordo di questa lingua (dopo averla per decenni, in
seguito agli studi classici, lasciata da parte) e non ho
trovato tutte le risposte possibili alle domande che la mia
mente si pone… È proprio impossibile per me dire: «No, ora
basta: ricomincio domani», fino a quando proprio non posso
farne a meno… […]
Per ora intervengo su un argomento connesso al
precedente: l’impurità dei morti. Secondo me il discorso
biblico sull’impurità rituale è strettamente circoscritto
all’Antico Testamento, perché la sua validità è stata
pienamente sconfessata da Gesù (Mc 7,18-23) e noi non
dobbiamo minimamente riesumarlo per dimostrare qualsiasi
cosa che non si riferisca alle credenze dell’Antica
Alleanza. Dice Paolo in Romani 14: «So con certezza, e ne
sono persuaso nel Signore Gesù, che niente è impuro di per
sé stesso...». E dice Pietro secondo Atti 10,28: «Voi
sapete che non è lecito, per un giudeo, unirsi o incontrarsi
con persone di altra razza, ma Dio mi ha mostrato che non si
deve dire profano o immondo nessun uomo». Io non penso
che Dio sia prigioniero di vincoli da cui noi, per opera sua
, siamo stati liberati. Sicuramente è un grande mistero il
modo di esistere dei morti prima della resurrezione, e, in
fondo, anche dopo (ciò che saremo non ci è stato ancora
rivelato), ma Dio è in ogni luogo: «Dove andare lontano dal
tuo spirito, dove fuggire dalla tua presenza?» (Sal 139,7s).
Non sono d’accordo, poi sulla tua interpretazione di
Isaia 8,19, perché Isaia non dice che non si devono pregare
i morti, ma che non si devono consultare. Certo, se li
consultassimo, chissà che risposte ci darebbero e magari
chissà chi o che cosa, quali entità o quali forze, dentro o
fuori di noi, parlerebbero in vece loro? Io non oso neppure
soffermarmi a pensarci, per non rabbrividire al pensiero
delle tenebre che ci minacciano.
Quinto
{Argentino
Quintavalle [+ N.d.R.]} ▲
ENTRIAMO IN TEMA
Ammesso e non concesso che Isaia 8,19 dica soltanto che i
morti non si devono consultare, non afferma però che essi
possono essere pregati. Dove sta scritto nella Bibbia che è
lecito pregare i morti? Da nessuna parte. Non c’è una sola
riga in tutta la Bibbia che incoraggi o autorizzi a pregare
per qualcuno che non sia il Dio vivente.
La verità è che il fenomeno di pregare i morti è legato
dapprima al culto degli eroi (uomini morti) e poi a quello
dei santi; a ciò si aggiunga che, se i seguaci di alcune
denominazioni cristiane pregano i morti, non è perché sta
scritto nella Bibbia. Quanto al cattolicesimo, il Concilio
di Trento ha dichiarato essere dottrina di fede quella che
insegna che i «santi» possono intercedere per noi e che è
bene invocarne l’intercessione. Se non ci fosse questa
necessità dottrinale, non ci sarebbe neanche quella più
generica di pregare i morti.
ALCUNI SVILUPPI STORICI
Fu durante il 4° secolo d.C., per l’effetto dell’entrata in
massa di popolazioni pagane nella chiesa, che il culto dei
«santi» ricevette il primo grande impulso. La massa rimaste
di mentalità e di abitudini pagane, anche dopo l’adesione
formale alla nuova religione ufficiale dell’Impero Romano,
quelle popolazioni conferirono agli eroi del cristianesimo
gli stessi onori che erano prima tributati agli dèi e agli
eroi della mitologia. Così glorificavano gli oscuri patroni
delle loro città insieme ai nomi illustri dei cristiani del
passato. [N.d.R.: Spesso avvenne un’identificazione
fra gli antichi protettori cittadini e i nuovi «santi
protettori». Sul culto dei primi si instaurò quello dei
secondi. Si veda ad esempio la chiesa «Maria sopra Minerva»
o il culto di Maria quale «Magna Mater» nei templi di quella
antica, ossia di Cibele, di Iside, eccetera.]
I responsabili delle chiese non compresero in tempo la
necessità di fermare fin dagli inizi l’invasione della
superstizione pagana, forse nella speranza che questa si
sarebbe gradualmente eliminata per forza di cose. E invece
successe quello che, purtroppo, avviene anche oggi, e cioè
che la dottrina, nella Chiesa Cattolica Romana, ha finito
col cedere, adattandosi ai culti popolari deviati in
pratiche superstiziose.
Anche nella preghiera si passò per stadi successivi.
All’inizio si pensò che Dio ispirava i defunti a pregare per
noi, poi li si pregò d’intercedere per noi (la formula «ora
pro nobis» è piuttosto antica) e infine si giunse a
pregarli di concedere le grazie, come se fossero delle
divinità capaci di farlo.
Dopo i martiri, quelli che hanno fornito il maggior
numero di santi furono i monaci e gli anacoreti. Non
essendoci ancora un tribunale di canonizzazione, il numero
dei santi si moltiplicò in maniera incredibile. Agli inizi
del 7° secolo Bonifacio IV trasformò il Panteon di Agrippa
in Panteon cristiano (sic!), consacrandolo al culto
della Vergine e di tutti i «santi». [N.d.R.: Il
termine greco pantheon significa letteralmente
«[luogo dedicato a] tutti gli dèi». Richiama per certi
aspetti la religiosità trovata da Paolo ad Atene (cfr. At
17,22s.29).]
PERCHÉ NON SI DEVONO PREGARE I SANTI O I MORTI?
■ 1) Il termine «santo»: Innanzitutto, alla luce
della Bibbia e della storia della chiesa primitiva, è errato
e anti-scritturale l’insegnamento che la Chiesa Cattolica dà
al significato della parola «santi». Secondo la Bibbia sono
santi tutti i cristiani nati di nuovo e che quindi hanno
iniziato un processo di santificazione (la parola era
sinonimo di discepoli, credenti, fratelli), mentre la Chiesa
Cattolica intende per «santi» una categoria speciale di
defunti, cui il papa conferisce questo titolo in
considerazione dei meriti che vengono loro attribuiti. Ciò è
contrario al Nuovo Testamento.
■ 2) Culto spurio: Il culto dei «santi» è un
vero e proprio culto religioso offerto a creature che vivono
nell’aldilà, e la preghiera a loro rivolta fa parte di
questo. Ora, il culto religioso rivolto a più persone
(morte) non è forse una forma idolatrica di culto? [N.d.R.:
Gesù contrastò le pretese di Satana, citando ciò «sta
scritto» nella Torà: «Adora il Signore, tuo Dio, e a
lui solo rendi
il culto» (Mt 4,10; Dt 6,13).]
■ 3) Il rifiuto della venerazione: Non soltanto
nel Nuovo Testamento manca il minimo accenno alla
venerazione dei defunti, ma in esso troviamo brani, in cui
vediamo gli stessi apostoli rifiutare con decisione di
accettare qualsiasi accenno di venerazione religiosa. Pietro
la rifiutò da parte di Cornelio (At 10,25s) e Paolo e
Barnaba da parte della popolazione di Listra (At 14,13ss). E
questo vale anche per le creature angeliche (Ap 19,10;
22,8s).
■ 4) Solo venerazione?: La Chiesa Cattolica
asserisce semplicisticamente che il culto dei «santi» non è
adorazione ma è venerazione. Ma la pratica della
gente ed anche quella ufficiale del culto dei «santi»
(preghiere, voti, feste, luoghi di culto a essi consacrati,
ecc.) dimostra chiaramente che si tratta di ben altro che di
una semplice venerazione! [N.d.R.: Si tenga presente
che nell’AT e nel NT non ricorrono mai i termini «venerare,
venerazione». Nei brani del punto precedente si trovano
sempre e solo i termini «adorare, adorazione», poiché
qualsiasi forma di culto non avente il Dio vivente come
oggetto era considerata adorazione e basta e, come tale,
idolatria, pratica contraria alla Scrittura, da essa
esecrata e sanzionata (Es 20,3ss) e degna di condanna eterna
(Ap 21,8). Chiunque e qualsiasi cosa erano innalzati a
oggetto di culto, erano chiamati nella Bibbia «dèi» e ogni
pratica religiosa rivolta loro era considerata «idolatria»
(Ez 6,13; Ap 9,20) e pratica degna di esecrazione (Ez
20,30s); ciò valeva per chi si riteneva profeta e parlava a
nome di tali entità (Dt 18,20).]
■ 5) I viventi e i morti: Mentre la Bibbia non
solo autorizza, ma esorta i cristiani a pregare gli uni per
gli altri, e quindi a sollecitare le preghiere dei fratelli
nella fede, non vediamo
mai che sia
comandato o permesso d’invocare i fratelli defunti,
chiedendo loro l’aiuto di cui abbiamo bisogno. Non esiste il
minimo indizio che lasci supporre che i morti siano in grado
di ascoltare le preghiere dei viventi. Anzi, è affermato
esattamente il contrario: «I viventi infatti sanno che
moriranno, ma i morti non sanno nulla; per loro non c’è più
alcuna ricompensa, perché la loro memoria è dimenticata»
(Ecclesiaste 9,5). [N.d.R.: L’affermazione «i
morti non sanno nulla» si riferisce a ciò che avviene
sulla terra dei viventi. Similmente è espresso in Is 63,16,
dove i credenti si rivolgono a Dio chiamandolo «nostro
Padre» e «riscattatore nostro», mentre dei loro antichi
padri umani (Abrahamo e Giacobbe) dicono: «Abrahamo non
sa chi siamo e Israele non ci riconosce»!]
■ 6) L’equivoco teologico: I teologi cattolici,
nell’impostare la loro argomentazione sul dovere
dell’intercessione reciproca, tentano di sfruttare un grosso
equivoco. Nessuno contesta che, secondo la Bibbia, è dovere
cristiano pregare gli uni per gli altri; ma ciò riguarda la
vita terrena. La questione che i morti continuano o no a
intercedere per i viventi sulla terra, è un argomento di cui
la Bibbia non tratta, e se non lo tratta è perché è un
argomento inesistente, il fatto non sussiste.
ASPETTI CONCLUSIVI
Stando così le cose, non è lecito invocare i defunti con le
preghiere, raccomandandosi a loro nello stesso modo in cui
chiediamo a un fratello in fede sulla terra di pregare per
noi. A ciò si aggiunga che una tale richiesta, oltre a non
essere contemplata dalla Bibbia, si è per di più snaturata
diventando un atto di culto.
Pregare i morti induce la persona a cercare di
stabilire con delle creature umane nell’aldilà quel tipo di
comunione spirituale (la preghiera), il cui oggetto può
essere soltanto Dio: «Adora il Signore, tuo Dio, e a lui
solo rendi il culto» (Matteo 4,10). E inoltre tale
pratica porta ad attribuire ai «santi» il potere di elargire
direttamente delle grazie, o almeno a ritenere che Dio le
concede per il loro tramite. [N.d.R.: Insieme a Paolo
esortiamo a non andare di là da ciò che è scritto (1 Cor
4,6). Da ciò dipendono il culto puro, la legittimità basata
sulla verità e la salute spirituale dei cristiani!]
Sesto
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Settimo
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Ottavo
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Nono
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Decimo
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Undicesimo
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Dodicesimo
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Aggiornamento: 07-04-07
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