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Decidere è recidere
Decido, non decido…
Come ieri così oggi.
Decido!
Ho bisogno che cambi gente
e torni a esser intraprendente.
Non decido!
Chi lascia per la nuova la via
vecchia,
ansia o paura è ciò che lo soverchia.
Decido, non decido…
Decido di non decidere.
Come oggi così domani?
Che abbia già deciso?
{Nicola Martella} |
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Decidere. Stabilire le cose importanti e le svolte da fare.
Per me non sono cose facili, visto che preferisco vivere
alla giornata e non prendere grandi decisioni. Decidere è
un’arte che s’impara in famiglia; e se nessuno te l’ha
insegnato a fare e a esercitare, sarà difficile realizzarlo
all’improvviso. Quando si decide, rimane sempre un’incognita
e un resto di rischio. Per le decisioni importanti, si
aggiunga a ciò l’impossibilità di annullare tutto o la
grandissima difficoltà di tornare indietro alla situazione
di prima, senza molti costi e sofferenze.
Quindi, si preferisce non decidere. Ci si aspetta che
Dio dia un «enorme» segno o che si crei una situazione
dall’esterno. Magari si aspettano anni e non succede niente.
Si vive come chi sta sempre per partire e non parte mai,
rimandando la decisione finale a domani, a un domani.
Tempo fa, ne parlavo con Lello, un mio caro amico. Mi
scrisse, tra altre cose, quanto segue: «Una volta lessi un
testo in cui si affermava che l’essenza della scelta è
precisamente quella di lasciar fuori qualcosa. La parola
decisione viene da decidere che in latino sembra
significhi “tagliare”. La decisione è un atto chirurgico, ed
è questo a renderla dolorosa... ma salutare».
Mi è piaciuta tale riflessione sul «decidere». In ogni
modo, nel decidere bisogna distinguere fra coloro che
vogliono metterti pesi addosso e coloro che voglio trarre il
meglio da te, coinvolgendoti.
Facendo un po’ di ricerca, ho scoperto che decidere
in latino significa effettivamente «togliere via» (de
+ caedere «tagliare»). È la stessa radice di
«recidere» e «incidere». Mi viene da dire che per
decidere, bisogna cominciare con l’incidere in
una certa situazione, per poi recidere, troncare.
Tutto chiaro. Chi però come me ha difficoltà di
decidere / recidere, si chiede: È la cosa giusta? È la
volontà di Dio? Le circostanze sono mature? È il momento
opportuno per farlo? Che faranno gli altri che sono
coinvolti nella questione? Quali sono i costi, i pericoli e
le perdite? Dopo sarà veramente meglio?
Intanto, il tempo passa… Che io abbia deciso di
non decidere?
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
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Primo
{Jonathan Froehlich} ▲
Secondo me, decidere è un rischio molto grande. Ogni giorno
siamo messi davanti a delle decisioni, che possono essere
grandi, o piccoli. Tante volte prendiamo decisioni
inconsciamente durante la giornata che non ci pongono tante
difficoltà. Poi ci sono quelle più grandi, dove addirittura
dobbiamo mettere per iscritto i pensieri su un foglio, per
vedere quanto è positivo e quanto è negativo.
Oggi giorno a causa del modernismo, si va incontro alle
cose in modo superficiale, perché siamo abituati all’usa e
getta e inconsciamente applichiamo ciò a tutte le cose, che
sia il matrimonio, un’amicizia o alle cose più semplici; ma
questo ci porta a non adempiere mai la certezza dentro di
noi e resteremo sempre vuoti. Quando però una decisione
difficile viene ben studiata a fondo sia nel bene che nel
male e viene portata a compimento, la situazione ci permette
di continuare a crescere e a oltrepassare degli altri
ostacoli (decisioni) con più saggezza.
Ora nella Bibbia ci sono migliaia di esempi su
decisioni, ma non penso di essere la persona adatta a
riepilogarli nei loro valori, ma, di una cosa ne sono certo:
oggi, quando qualcuno ha accettato Gesù nel suo cuore, ha
fatto una grande decisione nei confronti di tutto quello che
il mondo ci offre. Non è finita qua, da quel momento tante
decisioni le superiamo già con un’altra saggezza e altre
decisioni possiamo vedere che si sono già adempiute.
Davanti ad altre decisioni veramente difficili, il
Signore ci può anche dare solo la pace e la forza di
affrontarle.
Dio con una decisone (in Gesù), ha adempiuto e
completato il suo amore per noi.
Inoltre, essere capaci di prendere decisioni, porta a essere più
di parola, e ciò porta a essere accettati di più; infatti,
si fa sempre bene a pensare prima di parlare troppo a
vanvera.
Secondo
{Stefano Frascaro} ▲
Mio padre era un militare, un militare tra l’altro
«operativo» ovvero abituato a missioni. Prendere quindi una
decisione in maniera rapida era una sua caratteristica (in
questo caso vitale). Posso dire senz’altro che, tra le altre
cose, mio padre mi ha trasmesso questo «dono» (perché penso
proprio che di dono si tratti), ovvero di poter prendere
decisioni in maniera rapida. Non sto dicendo di prendere
decisioni giuste, solo in maniera rapida.
Cerco di essere assoggettato in maniera totale a quello
che il Signore ci dice attraverso la Parola e ogni mia
decisione, da quando ho Gesù come personale Salvatore, è
messa in preghiera e attendo con pazienza che il Signore mi
dia una risposta.
Ma una cosa la posso dire con certezza: finora il
Signore non mi ha mai fatto attendere mesi per darmi una
risposta per le decisioni da prendere.
Effettivamente mi viene da pensare come mai «ritengo»
che il Signore sia così rapido nelle risposte. Certo che non
sempre quanto avevo deciso, si è poi accertato come giusto,
ma ho visto pure decisioni sbagliate prese dopo mesi di
preghiere!
La mia paura è che dietro al «cercare il volto di Dio
nelle decisioni», (cosa che ritengo di fondamentale
importanza) e all’attendere questa risposta per mesi e mesi,
si nasconda la sensazione di «non aver capito bene» la
risposta di Dio, e quindi avere la sensazione di sbagliare,
ho paura che queste persone vogliano vedere scritta in cielo
la risposta per essere certi che quella sia la volontà di
Dio.
Procrastinare, allungare a dismisura i tempi e
fondamentalmente non prendere decisioni, nasconde, a mio
parere, questa paura atavica nel prendere decisioni.
Personalmente però ritengo che l’importante sia prendere
una decisione. Non credo che se messa in preghiera e
intimamente convinti della risposta di Dio, poi una
decisione possa essere sbagliata. Semplicemente i risultati
che scaturiscono da essa possono non piacerci. Sono
intimamente convinto che se la decisione è importante, il
Signore sappia anche i tempi necessari per darci la
risposta, andare oltre significa non voler accettare la
volontà di Dio; infatti in Pr 16,33 dice «Si getta la
sorte nel grembo, ma ogni decisione viene dal
Signore».
E ancor più grave è che dietro questo voler cercare per
mesi la risposta, si nasconde un immobilismo che può nuocere
gravemente anche alla chiesa locale. Pregare per mesi e mesi
su quello che è meglio fare, significa poi non fare nulla e
questo nuoce alla comunità e alla testimonianza.
Terzo
{Giacomo Pastorino} ▲
Decidere non è sempre
facile, ma possibile…
Come è assodato, non è
facile e a volte arduo — anche per l’uomo comune oltre che,
a maggior ragione, per la persona dalle doti e dagli impegni
eccezionali — prendere una decisione perché ciò può essere
influente nell’aprire altre infinite soluzioni impreviste o
alternative.
E non è detto che non
possano esserci altre sperimentazioni per rivedere una
importante decisione, una volta presa, e l’elenco potrebbe
continuare. L’importante è assicurarsi che si sia mantenuta
la possibilità di ritornare, di rientrare, di ripensare e
che le probabilità rientrino negli ordinari calcoli delle
«umane possibilità».
Anche nei piccoli
calcolatori sono previste queste funzioni; una fra tutte è
«annulla» e serve per tutte le variazioni. «Annulla»
supplisce alla scarsa conoscenza del problema e annulla la
precedente decisione, compresa la errata digitazione. Ci si
può quindi tranquillizzare e provare i vari comportamenti del
settore da studiare rispondendo alle domande sulle cose da
fare e su quelle invece da non fare!
Quella cosa è da
cambiare ? Fallo prima di firmare! Spremi le meningi prima
di andare al tuo funerale; del doman non v’è certezza: è una
spiritual antica poetica saggezza.
Anche se la tua salute
è buona e ti sostiene, l’ora viene che anche l’esperienza
della età (non voglio dire della vecchiezza) più non
servirà. Chi ci sarà allora, deciderà!
Quarto
{Immauel Martella}
▲
Secondo me bisogna distinguere tra decisioni che richiedono
chiaramente risposte del tipo «sì o no», «vero o falso», «bianco o nero»
(variabili booleane), da decisioni nelle quali
rientrano tante variabili e di cui non conosciamo i vari possibili sbocchi.
Nel caso di decisioni del primo tipo credo la situazione sia vicina a
quello che ha sperimentato Stefano e di cui egli parla... un vantaggio di questo
tipo di soluzioni è che in molti casi sono chiaramente deducibili da un attento
discernimento biblico.
Nel secondo caso invece credo che a priori non sia propriamente una
decisione ciò che serve ma sia una incertezza di fondo e una scarsa chiarezza
della situazione, delle quali bisogna prima venire a capo. Certo, non è sempre
facile razionalizzare. Ma credo che spesso sottovalutiamo quanto Dio utilizzi il
nostro intelletto stesso, la nostra ragione, per parlarci e per farci tirare le
somme.
Non sto dicendo che sia facile. Ma, una volta mi è stato detto che il 90%
delle cose, di cui ci preoccupiamo, non si avverano!
Credo inoltre che Dio spesso non abbia
una sola via, ma che a volte lasci a noi la scelta di
decidere. Quella che sceglieremo, lui la benedirà... o comunque, se proprio non
vorrà, c’impedirà di fare quella scelta (vedi Giona).
Sempre nell’ambito di queste decisioni con più variabili, una volta esclusi
i casi interpretabili con gli strumenti di discernimento biblici che abbiamo
(escluso quindi p.es. decidere tra peccare e non peccare) — se dovessimo
comunque decidere in modo sbagliato, ci sono due scenari:
■ 1. Probabilmente non sapremo mai se abbiamo sbagliato veramente o meno.
Quindi tanto vale non preoccuparsi troppo.
■ 2. Sarà comunque per il nostro bene, visto che Dio tiene tutto sotto
controllo!
Inoltre bisogna tener presenti i seguenti aspetti:
■ A volte la decisione sbagliata è il non decidere.
■ A volte non decidere è mancanza di fede.
■ Essere in grado di decidere significa aver imparato a lasciare e
abbandonare dietro di sé alcune cose, per poterne acquistare di nuove, ossia
l’incisione e la recisione di cui parli.
■ A volte Dio ci dice di prendere una decisione anche senza mostrarci una
meta precisa. Le sue promesse devono bastarci.
■ È possibile guidare un’auto solo mentre è in movimento.
Qualcuno ha detto: Dio si è preso cura del tuo ieri, dagli il tuo oggi ed Egli
si preoccuperà del tuo domani!
Quinto
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Sesto
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Settimo
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Ottavo
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Nono
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Decimo
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Undicesimo
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Dodicesimo
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08-02-07; Aggiornamento:
06-08-07
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