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Salmo 23

 

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Consultando l’indice, ci si renderà conto che, oltre alla trattazione punto per punto, esiste un lungo articolo dal titolo «Applicazioni risultanti». In esso i singoli punti portano gli stessi titoli della trattazione. In varie opere, che abbiamo consultato, le asserzioni sul testo del Salmo 23 (spesso poche, a dir il vero) erano soverchiate dalla mania dell’applicazione (spesso solo devozionali) per l’oggi. Alla fine la seguente domanda rimaneva spesso senza risposta: «Allora che cosa intendeva Davide con questa espressione?». È chiaro che se non si capisce bene il testo, così come l’intendeva l’autore, lo si applicherà anche in modo arbitrario e avventuroso.

  Separando la parte esegetica dalle applicazioni, c’è il seguente vantaggio: si semplifica la consultazione nel caso, in cui si vuol sapere soltanto ciò che sta veramente scritto in un punto specifico del testo biblico originale, senza doversi districare in una giungla di tante applicazioni per l’oggi. Per la lettura ci sono comunque due possibilità: 1) leggere il libro da cima a fondo; 2) leggere dapprima una parte esegetica e subito dopo la relativa applicazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SALMO 23

Esegesi contestuale sul testo originario

 

 di Nicola Martella

 

Nuova proposta editoriale

Prefazione all’opera

Indice

Ordinazione

 

 

NUOVA PROPOSTA EDITORIALE 

 

Anni or sono, Kurt Jost mi chiese di scrivere un libro sul Salmo 23. Gli dissi che lo avrei fatto ad alcune condizioni: 1. Doveva essere un opera che spiegasse tale Salmo nel contesto dei tempi dell’autore (Davide, 11°-10° sec. a.C.) e della sua cultura; 2. Bisognava spiegare il testo originale e non le traduzioni odierne; 3. Le eventuali applicazioni cristologiche (riguardo a Cristo quale pastore) e cristianologiche (riguardo ai cristiani quali pecore del Messia) dovevano stare alla fine e non pregiudicare l’esegesi contestuale di tale salmo, poiché solo così si sarebbero capite al meglio anche le applicazioni derivate.

     Quindi, feci molte ricerche. Mi resi conto che la letteratura, che consultai, oltre a non partire dal testo ebraico e dalla cultura del tempo di Davide, non era tanto interessata a capire il vero significato del salmo scrissi il libro, ma intendeva fornire subito un’applicazione cristologica.

     A un certo punto, misi in cantiere tale libro e vi dedicai molto tempo, aggiungendo i vari aspetti e lavorandoci anche durante i miei spostamenti in Italia e all’estero. Ovunque trovavo letteratura in merito, la consultavo; a volte trovavo degli spunti interessanti, altre volte tale letteratura trovava il mio disappunto, a causa delle varie «macedonie» fra spiegazione testuale e applicazioni soggettive, alcune delle quali del tutto arbitrarie.

     Infine, terminai l’opera e la mandai all’editore. Era l’agosto del 2009; c’eravamo accordati che sarebbe stato pubblicato all’inizio dell’anno nuovo. Poi, però, le difficoltà dell’editore fecero procrastinare la pubblicazione di un anno, e poi di un anno... Quando avevo oramai perso le speranze, alla fine di Aprile del 2014 Kurt Jost mi telefonò e mi disse che aveva pubblicato il libro e che, a giorni, mi portava personalmente una copia. Quando finalmente lo ebbi nelle mani, era come uscire da antiche nebbie ed entrare alla luce del sole, per fare mente locale, per trovare motivi per gioire per tale «pecora perduta» (per stare al tema) e ora ritrovata, e così via.

     Ora, quindi, dopo una gestazione così lunga, l’esegesi contestuale del Salmo 23 ha visto finalmente la luce. Chi lo ha letto finora, è rimasto positivamente sorpreso, mi ha confidato l’editore. La nostra speranza è l’opera che possa edificare tante persone, che cercano Dio, e anche i credenti, che già conoscono Cristo quale loro buon pastore.

 

 

PREFAZIONE ALL’OPERA 

Tante volte incontriamo nella Bibbia il pastore come simbolo della cura costante del Signore per i suoi devoti. Ciò non meraviglia, poiché i patriarchi erano stati pastori e lo stesso Davide fu preso dal Signore da dietro alle greggi per farne il re d’Israele.

 

Il percorso

     Quando mi fu proposto di scrivere un libro sul Salmo 23, trovai la proposta interessante. Riflettei su tale componimento, mi riportai alla mente il tema, pensai un po’ ai problemi d’interpretazione da risolvere e così via.

     Dapprima volevo scrivere qualcosa di leggero ai fini dell’edificazione e dell’incoraggiamento. Volevo resistere a un’analisi esegetica accurata, anche perché prende sempre tanto tempo e costa sacrificio. Dovevo però inevitabilmente partire da una traduzione precisa e letterale del Salmo 23. Infatti, bene presto, mi accorsi che, per poter interpretare in modo corretto il salmo, dovevo necessariamente consultare il testo ebraico. Tanto valeva tradurlo del tutto, per andare sul sicuro.

     Passando a commentare parte per parte, ho dovuto necessariamente spiegare perché son partito da tale traduzione e che cosa i termini significassero nel testo originario. Mi sono reso conto, ancora una volta, che spiegare il testo correttamente non è possibile senza una sua analisi attenta nell’originale. È stato quindi più forte di me: non ho potuto semplicemente deporre i miei panni di studioso e, perciò, mi sono messo a lavorare sul testo ebraico, pressoché parola per parola. I risultati sono però soddisfacenti e non mancano alcune sorprese. Da un lavoro così meticoloso, il primo ad averci guadagnato, quanto a conoscenza del testo e gratitudine a Dio per la sua opera, sono stato proprio io stesso.

 

Tagliare rettamente la parola della verità

     Visto che il Salmo 23 è un’allegoria, in cui le immagini del pastore (Dio) e della sua pecora particolare (Davide) si mischiano con la storia reale di questo re, ci vuole dapprima una certa conoscenza del mondo della pastorizia, una certa perizia a distinguere le immagini dalla realtà, che intendevano esprimere, e una certa disciplina per non cadere in un discorso di mero devozionalismo (applicazione spiritualista per l’oggi), ma per restare sulla base dei fatti storici nella vita di Davide e delle applicazioni presenti nello stesso AT e usate dai profeti per Israele. Solo un lavoro così basilare permette poi a ogni singolo lettore di applicare correttamente tutti questi fatti e tali dinamiche di base alla propria vita personale.

     Perciò, avendo lavorato direttamente sul testo biblico, a esegesi finita ho approfondito la materia consultando tutto ciò che ha a che fare specialmente con l’esperienza diretta di pastori con il loro gregge. Sono convinto che anche questa parte risulterà di grande arricchimento per i lettori così come la è stata per me.

 

Conoscere il pastore

     Tempo fa ho letto questo aneddoto, che mi ha fatto riflettere. Una volta, fu offerto un pranzo in onore d’un noto attore. Gli fu proposto di recitare una poesia a scelta, e un conduttore di chiesa espresse il desiderio di sentire recitare il Salmo 23. L’artista rimase visibilmente sorpreso e accettò dicendo: «Reciterò questo salmo, ma a una condizione: che lo reciti anche lei dopo di me». L’attore si mise a recitare il salmo di Davide: la pronuncia era perfetta, il pubblico era incantato e, alla fine della recita, applaudì. Quando tornò la calma, il conduttore iniziò a recitare il salmo con voce tremante. Quando ebbe terminato, non vi furono applausi, ma diversi invitati s’asciugarono le lacrime. L’artista gli s’avvicinò e gli disse: «Io ho incantato le orecchie, lei ha toccato i cuori. Perché questo? Io conoscevo il Salmo 23, ma lei conosce il Pastore!».

 

Il farmaco per l’esistenza

     Si può imparare e recitare il Salmo 23 a memoria, ma senza averlo preso a cuore. Allora è come una medicina, di cui si condivide e loda l’efficacia, dopo aver letto il foglietto illustrativo, ma che si trascura o rifiuta di prendere. Si può concordare con le affermazioni e le promesse bibliche, senza veramente credervi. Laddove la «fede» è mera adesione e non fiducia personale, si può condividere il fatto che la pecora del Salmo 23 non mancherà di nulla con un tale pastore, eppure nella situazione concreta si può temere che si soffriranno mancanze, perdite e penuria. Allora tale salmo può commuovere, senza che aiuti veramente in caso di necessità.

     Il Salmo 23 vuole incarnarsi nella vita reale e rinnovare il modo di pensare. Esso non promette una vita senza problemi, ma vuole guarire l’animo e la prospettiva delle cose: non sono le buone condizioni di vita a preservare dalla penuria, ma il buon Pastore. Al centro non c’è l’adempimento dei propri desideri, ma c’è la dipendenza dal Signore e dalla sua volontà, la fiducia in Lui, comunque siano le circostanze. Questo salmo non vuole affermare che tutti i problemi saranno risolti, che riusciremo in tutto, che saremo sempre sani ed efficaci o che tutti parleranno bene di noi. La cosa più importante è che, venga ciò che venga, nella buona e nella cattiva sorte, il buon Pastore è sempre con noi e ha un piano, una via, una prospettiva e un futuro per noi.

     Questo salmo è quindi una specie di cardiotonico, un farmaco per il cuore, da prendere e sperimentare nella pratica. Allora le tensioni, le paure, le ansie caleranno e anche i propri nervi potranno distendersi e guarire. È una questione di fiducia nel proprio buon Pastore.

 

Aspetti tecnici

     Consultando l’indice, ci si renderà conto che, oltre alla trattazione punto per punto, esiste un lungo articolo dal titolo «Applicazioni risultanti». In esso i singoli punti portano gli stessi titoli della trattazione. In varie opere, che abbiamo consultato, le asserzioni sul testo del Salmo 23 (spesso poche, a dir il vero) erano soverchiate dalla mania dell’applicazione (spesso solo devozionali) per l’oggi. Alla fine la seguente domanda rimaneva spesso senza risposta: «Allora che cosa intendeva Davide con questa espressione?». È chiaro che se non si capisce bene il testo, così come l’intendeva l’autore, lo si applicherà anche in modo arbitrario e avventuroso.

     Separando la parte esegetica dalle applicazioni, c’è il seguente vantaggio: si semplifica la consultazione nel caso, in cui si vuol sapere soltanto ciò che sta veramente scritto in un punto specifico del testo biblico originale, senza doversi districare in una giungla di tante applicazioni per l’oggi. Per la lettura ci sono comunque due possibilità: 1) leggere il libro da cima a fondo; 2) leggere dapprima una parte esegetica e subito dopo la relativa applicazione. (Tratto dalle pagine 5-8 dell’opera.)

 

 

INDICE 

 

  Prefazione 5
  Introduzione 9
  Mondo biblico e pastura 15
     
  01 L’Eterno è il mio pastore (v. 1a) 27
  02 Non manco di nulla (v. 1b) 33
  03 Egli mi fa sostare in sedi verdi (v. 2a) 39
  04 Mi guida alle acque calme (v. 2b) 45
  05 Egli ristora l’anima mia (v. 3a) 49
  06 Mi conduce in carreggiate diritte… (v. 3b) 55
  07 Quand’anche camminassi nella valle delle tenebre… (v. 4a) 61
  08 Il tuo bastone e la tua verga: essi mi confortano (v. 4b) 67
  09 Tu prepari davanti a me una mensa… (v. 5a) 75
  10 Tu hai unto il mio capo con olio… (v. 5b) 79
  11 Solo bontà e favore mi seguiranno… (v. 6a) 87
  12 E io ritorno nella casa dell’Eterno… (v. 6b) 91
     
  Applicazioni risultanti 95
  Excursus: Parodie e imitazioni del Salmo 23 122
  Bibliografia 130
  Abbreviazioni e osservazioni 133

 

 

ORDINAZIONE

 

Dati bibliografici: Nicola Martella, Salmo 23. Esegesi contestuale sul testo originario (Associazione Soli Deo Gloria, Piacenza 2014), pp. 135.

 

Ordinazione dall’editore: Rivolgersi a: Associazione Soli Deo Gloria, C.P. 113, 29100 Piacenza — Tel. 0523-453281 — E-mail: kurtjost@tin.it.

 

► URL: http://puntoacroce.altervista.org/Buch/L-Sal23_S23.html

01-05-2014; Aggiornamento:

 

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