|
«L’isola del
Tesoro» è uno dei romanzi più avvincenti per i ragazzi di tutti i tempi.
Scritto dal romanziere scozzese Robert Louis Stevenson (The Treasure Island),
narra la storia d’un gruppo di pirati che, lasciato il porto inglese di Bristol,
s’avventurano in pericoloso viaggio verso un’isola remota del Mar dei Caraibi
alla ricerca d’un favoloso tesoro appartenente al pirata Bill Bones. Il romanzo
è spesso letto come un’allegoria morale, in cui è insegnata la frustrazione e la
futilità della ricerca delle ricchezze derivante dalla bramosia e dall’avidità
umane.
Per quanto
riguarda la parola «tesoro» e il suo insegnamento etico, il romanzo ci richiama
alla mente anche un’espressione di Gesù: «Non v’affannate ad
accumulare tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, dove i
ladri scassinano e rubano. Accumulatevi invece tesori in cielo, dove tignola e
ruggine non consumano né ladri scassinano e rubano. Infatti, dove è il tuo
tesoro, lì sarà pure il tuo cuore...». Questo testo costituisce la terza
parte del corpo centrale del discorso della montagna, dopo
l’illustrazione della «giustizia superiore» richiesta al discepolo con le sei
antitesi (Mt 5,17-48) e dopo l’insegnamento sull’autentica devozione (Mt
6,1-18). Si tratta d’una serie di detti del Signore, relativi al distacco dai
beni terreni (vv. 19-24) e al completo abbandono all’azione provvidenziale del
Signore, che esige dal credente la ricerca del Regno di Dio e la sua giustizia
(Mt 6,25-34).
In questo
testo Gesù mette in discussione il sistema dei valori dei «pagani», cioè di
coloro che vivono immersi nel secolarismo, ponendolo al centro della loro vita.
Gesù pone le alternative: vi sono due tesori (uno celeste e l’altro
terreno; vv. 19-21), due condizioni del corpo (luce e tenebre; vv. 22-23), due
padroni (Dio e Mammona; v. 24). I credenti non possono contare su due punti
d’appoggio. In che modo il cristiano è chiamato a scegliere? Le ambizioni
del mondo esercitano un forte fascino sul cristiano, che è il fascino
disincantato del materialismo. In questo testo Gesù attua nel credente una
volontà ferrea a fare una scelta radicale. In che modo? Inducendo il credente a
considerare ciò che è soggetto alla relatività del tempo e ciò che è soggetto
alla durevolezza, che oltrepassa il relativismo temporale.
Il tema in
questione è la ricerca della ricchezza. Gesù dirige la nostra attenzione
sulla durevolezza dei due tesori posti in paragone. Quello terreno è soggetto al
deterioramento e alla corruzione, nonché è oggetto dell’avidità dei ladri che
s’ingegnano a rubarlo. Quello celeste è incorruttibile e sicuro, non è soggetto
ai tentativi dei ladri d’impadronirsene. È d’obbligo a questo punto porsi una
domanda chiara! Cosa sta proibendo Gesù, quando dice che non bisogna accumulare
tesori per noi stessi sulla terra? Forse ci aiuta a considerare ciò che Gesù
non sta proibendo.
■ In primo
luogo, Gesù non vieta la ricchezza in se stessa. In nessuna parte la
Scrittura proibisce la proprietà privata.
■ In secondo
luogo, «il risparmio per i giorni piovosi» non è proibito ai cristiani. Al
contrario, la Scrittura loda la formica che accumula il cibo in estate
perché necessiterà d’esso in inverno, dichiarando che il credente, che non
provvede per se stesso e per la sua famiglia, commette un gravissimo errore (Pr
6,6; 1 Tim 5,8).
■ In terzo
luogo, non bisogna disprezzare, ma piuttosto gioire per le buone cose che
il nostro Creatore ci ha dato.
Quello che Gesù
proibisce ai suoi seguaci è l’accumulo egoistico dei beni, il modo di vivere
dispendioso e sfarzoso, l’insensibilità per la necessità della gente
appartenente alle fasce più deboli, la fantasia sciocca di considerare che la
vita, per essere pienamente vissuta, deve essere all’insegna dell’abbondanza
delle sue proprietà: in una parola, è il gretto materialismo che lega il cuore
umano alla terra. Gesù nei suoi detti ripetutamente parla del cuore, dichiarando
che esso segue il nostro tesoro, sia esso terreno o celeste. In altre parole, è
l’avidità e la bramosia umane, che produce il desiderio incontenibile
d’accumulare tesori in terra: da questa trappola Gesù vuole mettere in guardia
il credente.
Per quando
riguarda l’incorruttibilità del tesoro celeste, a che cosa fa riferimento
Gesù? Certamente, Gesù non sta parlando dei cosiddetti «tesori di merito», né
sta insegnando una dottrina di merito. Piuttosto sta riferendo quando segue:
sviluppare il carattere di Cristo; quello che possiamo portare con noi nella
vita meta-temporale: è noi stessi, lo sviluppo della fede, della speranza e
della carità, lo sviluppo della conoscenza di Cristo, il quale vedremo faccia a
faccia nel giorno di Dio, il nostro impegno indefesso con la preghiera e la
testimonianza a introdurre altri nel Regno; l’uso del denaro per la causa
cristiana, che è il solo investimento, le cui quote sono per sempre. Tutte
queste sono azioni temporali con conseguenze eterne. Questo «è il tesoro nei
Cieli» sottratto alla corruttibilità del tempo.
L’atteggiamento nei confronti del denaro, che il credente assume, ha
ripercussioni sulla sua condizione personale: a seconda della scelta, egli sarà
una persona illuminata dalla luce o una persona in preda al buio più totale.
Gesù, affermando che l’occhio è la luce del corpo, non sta usando un
linguaggio letterale, ma figurato o metaforico. Come il corpo quasi in ogni cosa
dipende dalla nostra abilità di vedere, una persona priva dell’organo sensoriale
della vista vive nel buio (sebbene in alcuni casi, le persone cieche vedono
meglio di quelle persone dotate del meraviglioso organo della vista): in genere
egli non può correre, non può guidare, non può saltare, non può attraversare la
strada, non può scrivere con i caratteri convenzionali né leggere, non può
ammirare le bellezze della natura, distinguere i colori. La grande differenza
tra la luce e il buio del corpo è dovuto a questo piccolo, prezioso organo, che
è l’occhio. Metaforicamente, nella Scrittura l’occhio è l’equivalente del
cuore, cioè porre il cuore e fissare gli occhi su qualcosa sono sinonimi. È
rilevante un questo testo che Gesù passi dall’importanza dell’avere il nostro
cuore al giusto posto all’importanza d’avere i nostri occhi in salute: come il
nostro occhio interessa il nostro corpo, così la nostra ambizione (dove noi
fissiamo i nostri occhi e il cuore) interessa la nostra vita; come l’occhio, che
vede, dà luce al corpo, così la nobile e determinata ambizione a servire Dio; e
l’uomo aggiunge significato alla vita e porta luce su ogni cosa che noi
facciamo. Di nuovo, come la cecità fa sprofondare l’uomo nel buio più completo,
così una ignobile ed egoista ambizione ci fa sprofondare nel buio morale: l’uomo
è intollerante, inumano, spietato e crudele.
Seguendo il
testo, Gesù evidenzia che dietro la scelta dei due tesori e le due visioni si
nasconde ciò che li determina, ossia la scelta tra due Signori, che il
credente sta servendo: è la scelta tra Dio e Mammona, che è in ultima analisi la
scelta tra il Dio vivente e un altro oggetto della nostra propria creazione che
noi definiamo «denaro». (Mammona è la traslitterazione d’una parola aramaica,
che è l’equivalente della nostra parola «ricchezza».) È tragico constatare che
diversi credenti o supposti credenti pensino d’adorare Dio la domenica, andando
ai culti domenicali e durante la settimana servono Mammona; o adorano Dio con le
loro labbra e Mammona con il loro cuore; o servono Dio in apparenza e Mammona
nella realtà. È questo popolare, diabolico compromesso che Gesù risolutamente
esige che non abbia diritto di cittadinanza nella vita del credente, perché il
Signore della Bibbia rivendica la sua assoluta unicità ed esclusività: «Io
sono il Signore, tuo Dio che ti ho fatto uscire dal paese dell’Egitto, dalla
condizione di schiavitù; non avrai altri
dei al di fuori di me. Non ti fare alcun idolo né immagine alcuna...»
(Esodo 20,2-4a)
Cercare di
condividere Dio con altre realtà, è idolatria. Ecco, che la Parola del Signore
ci raggiunge e c’interpella: Qual è il tesoro per il quale noi abbiamo posto
tutta l’intera affezione del nostro cuore?».
►
Il cristiano e la ricchezza
{Nicola
Martella} (T)
►
URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/2-Dove_tesoro_cuore_Mt.htm
05-10-2009;
Aggiornamento:
17-10-2009
|