▼ 1.
Entriamo in tema
▼ 2.
Il reperto biblico
▼ 3.
Aspetti culturali etnologici
▼ 4.
Aspetti culturali attuali
▼ 5.
Valutazioni bibliche derivate
▼ 6.
Aspetti razionali
▼ 7.
Aspetti conclusivi
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1.
ENTRIAMO IN TEMA:
Lo scrittore Norman Vincent Peale ha raccontato: «In una via torta di
Kowloon, passai davanti a un negozio, in cui ci si poteva far fare tatuaggi.
Nella vetrina erano esposti alcuni soggetti: una sirena, una bandiera e il
motto: “Born to lose” (nato per perdere). L’ultima cosa mi stupì al punto che
entrai nel negozio e chiesi all’uomo, se qualcuno si sia mai fatto tatuare
veramente queste parole nella pelle. “Diversi”, replicò. E poi aggiunse, con un
inglese stentato, un saggio principio: “Prima del tatuaggio sul corpo, tatuaggio
nella testa”».
Il tatuaggio è
una pittura corporale che consiste nell’introdurre sostanze coloranti nelle
ferite prodotte da uno strumento incisorio o pungente.
Useremo questa
problematica per approfondire alcuni principi d’interpretazione della sacra
Scrittura e di valutazione razionale, che possono essere usati in altre
questioni etiche. Quando un
cristiano affronta un tema delicato come questo, si deve chiedere dapprima che
cosa dica la Bibbia al riguardo e se ciò valga per il giorno d’oggi. Dopo di
ciò, sia che essa dica qualcosa di direttamente esplicito o meno, il credente
può approfondire gli aspetti culturali etnologici, in cui il dato fenomeno è
sorto. Può darsi che il determinato problema, sebbene sorto in un contesto
specifico, abbia degli aspetti culturali attuali, che prescindano dalla loro
origine. Laddove per una data questione la Bibbia non abbia una risposta
diretta, bisogna approfondire le valutazioni bibliche derivate. Infine, si
possono apportare valutazioni di tipo razionale perché sia lecito fare o non
fare una certa cosa (pericoli, conseguenze ecc.). Infine, per determinate
questioni, bisogna ammettere che esistono valutazioni differenti, a cui sono
associate responsabilità personali (cfr. Rm 14).
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2.
IL REPERTO BIBLICO:
Valutando gli aspetti biblici d’una questione, si può correre il rischio di
evidenziarne solo una parte o di prescindere dal contesto originario, in cui
venne fatta una certa affermazione. Può darsi pure che si parta già da una
concezione specifica o da una convenzione su tale cosa, e che si vada alla
Bibbia solo per confermare tale opinione (uso strumentale). Bisogna tener
presente che il contrario di una falsità, che si intende combattere, non è per
forza la verità, ma può essere una menzogna di senso contrario. Nei seguenti
brani riportiamo una traduzione vicina al testo ebraico, e il lettore la può
confrontare con quella che usa abitualmente.
2.1. LA CONTESTUALIZZAZIONE:
Il primo brano aveva a che fare con un costume funebre: «Non vi farete nella
carne un’incisione per una [buon]anima, e non vi farete addosso una scritta
cauterizzata» (Lv 19,28). Si noti che l’incisione o la cauterizzazione (oggi
branding) avveniva in onore d’un morto, di cui s’intendeva conservare la
memoria.
Il secondo brano aveva a
che fare coi sacerdoti: «Essi non raderanno una tonsura sul loro capo, non
taglieranno il contorno della loro barba, e non faranno incisioni nella loro
carne» (Lv 21,5). Si noti che il contesto (vv. 1-6) parla del contegno che
essi dovevano tenere durante il lutto. Alle incisioni, si aggiungevano la rasura
del capo e il taglio della barba.
Il terzo brano aveva a
che fare con tutto il popolo: «Voi siete figli per Jahwè, il vostro Dio. Non
vi produrrete tagli a causa d’un morto e non vi radete una tonsura tra i vostri
occhi» (Dt 14,1). Quest’ultima espressione intendeva una tonsura sulla parte
frontale del capo.
L’incisione della carne
era un costume funereo, che era usuale presso i Cananei. Questi elementi
entrarono in Israele, e a essi se ne aggiunsero altri (cfr. Gr 16,6s). Come si
vede, il contesto particolare era quello funebre, e si trattava perlopiù di
tagli nella carne in onore del defunto e per prodursi afflizione durante il
lutto.
Un altro ambito delle
incisioni era, nella religione cananea, quello rituale. Durante la sfida di Elia
contro i sacerdoti di Ba`al, avvenne quanto segue: «Ed essi gridarono a gran
voce, e si incisero, secondo il loro costume, con coltelli e picche, finché il
sangue grondava da loro» (1 Re 18,28). Questo costume ricorreva anche in
alcuni movimenti penitenziali del cattolicesimo, ed è praticato ancora, ad
esempio, nell’islam. In genere ci si taglia la cute della testa o ci si
flagella, credendo d’attirare l’attenzione della deità di riferimento, oltre che
procurarsi la considerazione della gente.
2.2. ALCUNI BRANI DA
PONDERARE: Chi
è a favore dei tatuaggi, fa spesso riferimento al fatto che Dio «mise un segno
su Caino», cosa che viene interpretata in tale senso. Bisogna notare, però, che
Gn 4,15 recita letteralmente così: «E l’Eterno stabilì un
segno per Caino, affinché non
l’uccidesse chicchessia lo incontrasse» (Gn
4,15).
Due brani interessanti
riguardano il fatto che Dio fa suggellare i giusti, appena prima che giunga il
giudizio storico. In Ez 9,4 Dio ingiunse a un personaggio celeste, munito degli
arnesi d’uno scriba, di passare in mezzo a Gerusalemme e di segnare «un
contrassegno sulla fronte degli uomini» giusti. In Ap 7,3 un essere celeste
ingiunge ai suoi colleghi di trattenersi col giudizio, «finché abbiamo
suggellato in fronte i servitori del nostro Dio».
I seguaci della «bestia»
porteranno il suo «marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo
nome» (Ap 13,17). Mentre essi prenderanno il «marchio del suo nome» (Ap
14,11), i 144.000 porteranno «il suo nome [= dell’Agnello] e il nome di suo
Padre scritto sulle loro fronti» (Ap 14,1). In ambedue i casi si tratta d’un
contrassegno ben visibile e identificabile. Similmente si parla di «Babilonia» e
del nome esecrando che avrà scritto sulla fronte (Ap 17,5). Anche Cristo, quando
ritornerà, porterà scritto sulla veste e sulla coscia il nome della sua
autorità (Ap 19,12s.16).
Al conduttore della chiesa di
Filadelfia Cristo scrisse che scriverà su chi vince, quasi fosse simbolicamente
una colonna del tempio, il nome di Dio, quello della nuova Gerusalemme e il suo
nuovo nome (Ap 3,12; cfr. però 21,22). Infine, i suoi servitori staranno alla
sua presenza e avranno in fronte il suo nome (Ap 22,4). Per capire ciò, bisogna
sapere che nell’impero romano gli schiavi venivano caratterizzati, in
riferimento al loro padrone, con un segno nella carne, con una specie di
tatuaggio.
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3.
ASPETTI CULTURALI ETNOLOGICI:
I tatuaggi sono esistiti, fin dalle epoche più remote, fra quasi tutti i popoli
della terra. Essi hanno, secondo i casi, in genere le seguenti funzioni:
▪ 1) Sono un distintivo di clan familiari e tribù; ▪ 2) Sono un fregio, un
abbellimento; ▪ 3) Marcano una distinzione sociale; ▪ 4) Esprimono una devozione
religiosa particolare; ▪ 5) Nel contesto magico-religioso hanno un carattere
superstizioso e servono da talismano, nell’intento di propiziarsi gli spiriti e
di proteggersi dalle malie.
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4.
ASPETTI CULTURALI ATTUALI:
In Occidente, i tatuaggi sono diventati un fenomeno variegato, in cui
significato e mercato s’intrecciano. Accanto a vari aspetti culturali
antropologici, se ne trovano altri dovuti alla commistione interculturale.
Oggigiorno, i tatuaggi hanno in Occidente, secondo i casi, le seguenti funzioni:
▪ 1) I giovani si fanno tatuare perché va di moda, fa tendenza, è
in trend. È una forma di «maschera sociale» per non apparire diverso. È altresì
un modo per appagare il proprio narcisismo. ▪ 2) I tatuaggi sono stati
decontestualizzati rispetto al loro significato d’origine [→ sopra] e sono stati
ricontestualizzati secondo i bisogni odierni o l’ideologia
d’appartenenza. Si pensi alle «SS» che portavano un tatuaggio sotto l’ascella
(come una specie d’iniziazione d’elite) e alla serie numerica tatuata sul
braccio dei deportati nei lager. ▪ 3) Alcuni si fanno tatuare senza un motivo
ideologico, ma solo come fregio o abbellimento. ▪ 4) I tatuaggi sono
usati come segno peculiare di clan e di tribù metropolitane: chi
li porta, appartiene a tale «famiglia», che si abbandona solo con la morte.
Questo vale anche per certi gruppi politici estremisti. ▪ 5) I tatuaggi sono
usati anche in ambito magico-religioso, per esprimere la devozione a un
«santo», a una corrente religiosa, a una setta esoterica, o semplicemente per
motivi superstiziosi. ▪ 6) Esistono anche aspetti patogeni, paragonabili
a una dipendenza. Certe persone si fanno tatuare pressoché tutto il corpo, chi
in modo casuale e chi secondo un progetto specifico (p.es. rettile, supereroe,
mito). Alcuni passano poi ad altre forme più invasive (p.es. abbondanza di
piercing, branding, implantati sottocutanei).
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5.
VALUTAZIONI BIBLICHE DERIVATE:
Abbiamo visto che il contesto immediato, in cui nell’AT furono proibite
incisioni nella carne e cose simili, era quello funebre. Esse furono menzionate
pure nel contesto rituale dei Cananei. Per il futuro si parla dei giusti che
porteranno scritto sulla fronte il nome di Dio, di Cristo e della nuova
Gerusalemme. Sebbene in epoca apostolica i tatuaggi fossero praticati fra molti
popoli, gli scrittori del NT non affrontarono direttamente questo tema.
Al riguardo, come per
tutte le questioni bibliche derivate, bisogna mettere l’enfasi su quella che
chiamo «etica della libertà e della responsabilità». Come ti devi comportare, se
ti viene proposto di farti un tatuaggio, magari piccolo e grazioso? Che cosa
devi rispondere a chi ti chiede un consiglio al riguardo? ▪ 1) Per prima
cosa, si fa bene ad avere la massima chiarezza sull’argomento. Ciò
avviene, oltre che informandosi, chiedendo a Dio la guida del suo Spirito,
studiando la sua Parola. Si fa anche bene a chiedere consiglio a persone
spiritualmente mature. ▪ 2) Bisogna esercitare una libertà responsabile.
Sebbene tutto m’è lecito (ossia di ciò che non è espressamente proibito dalla
Scrittura), non ogni cosa
risulta essere poi veramente utile, anzi può creare in me uno stato di
dipendenza tale che mi renderà meno libero
(1 Cor 6,12). A ciò
s’aggiunga che ciò che m’è lecito, non contribuisce sempre all’utile comune e
all’edificazione (1 Cor 10,23). ▪ 3) Nel NT il corpo è presentato come un
tempio che bisogna mantenere puro: il contesto parla della fornicazione
(1 Cor 6,18s). È scritto che bisogna «possedere il proprio corpo in santità e
onore»: anche qui il contesto è quello della fornicazione (1 Ts 4,3ss). Far
riferimento al corpo quale tempio, non deve valere solo per la questione dei
tatuaggi: chi strumentalizza questo aspetto, analizzi prima la sua vita
(dipendenze p.es. alimentari, vizi ecc.). ▪ 4) L’uso del corpo è
importante: esso è assolutamente lo strumento strategico per esprimere un «culto
razionale» (Rm 12,1s) e la santificazione: «l’intero essere» in tutte le sue
funzioni dev’essere «conservato irreprensibile» in vista della «venuta del
Signor nostro Gesù Cristo» (1 Ts 5,23). ▪ 5) In questa questione, come in altre
simili, bisogna cercare il discernimento biblico, chiedendolo al Signore.
▪ 6) Non bisogna neppure dimenticare i messaggi d’onore o di disonore che
si possono dare del Signore mediante i tatuaggi (oltre che in altri modi).
Bisogna chiedersi se essi contribuiscano a una buona o a una cattiva
testimonianza, di cui bisognerà poi rendere conto.
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6.
ASPETTI RAZIONALI:
Riguardo ai tatuaggi e ad altre questioni simili non bisogna dimenticare, ai
fini d’una maturazione, d’affrontare anche argomenti di tipo razionale. Non
bisogna solo stigmatizzare, ma anche convincere. I tabù incutono timore, ma
affascinano proprio perché proibiti. Chi elabora una questione con criterio,
diventa maturo e libero. ▪ 1) Un tatuaggio non è esente da malattie.
Nelle direttive del Ministero della salute e negli studi scientifici
internazionali i tatuaggi, il piercing e altre tecniche simili sono
menzionate ai primi posti come fonte di trasmissione di varie forme d’epatite,
dell’Aids e d’altre malattie contagiose. Non poche persone, ritenendo ciò una
tecnica innocua, hanno pagato con serie conseguenze per la salute. Oltre al
contagio dovuto ad attrezzi non sterili, bisogna far conto delle eventuali
reazioni allergiche dell’organismo alle sostanze coloranti, che possono
risultare a volte anche tossiche. ▪ 2) Bisogna tener conto che le mode
passano, ma i tatuaggi restano. Ciò che oggi si fa per goliardia o seguendo un
trend, domani può essere fonte di vergogna. ▪ 3) I tatuaggi sono in genere
irreversibili o difficilmente reversibili. È vero che esistono tecniche per
eliminarli, ma dove non sono dolorose (p.es. il laser), sono costose. I
risultati sono discutibili e spesso al posto del tatuaggio rimane una brutta
cicatrice. ▪ 4) I tatuaggi col tempo diventano più scuri e, quindi, si
abbruttiscono. Può succedere che, dopo anni, rimanga solo una macchia
indistinta. Visto che l’unico rimedio efficace sarebbe l’eliminazione
chirurgica, l’alternativa resta quella di tatuarci sopra un’immagine con colori
ancora più scuri. ▪ 5) I tatuaggi si fanno spesso per dinamica di gruppo e non
sempre si bada ai messaggi che trasmettono. Non pochi segni, presenti nei
cataloghi dei tatuaggi, sono derivate dal mondo esoterico, occulto, pagano o
mitologico. Anche immagini sacre sono chiaramente in contrasto col Decalogo. Poi
ci sono anche immagini erotiche. Diventa più difficile evangelizzare e
testimoniare con tali stampi posti in evidenza sul corpo.
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7.
ASPETTI CONCLUSIVI:
Comunque s’interpreteranno i dati biblici evidenti e le valutazioni
bibliche derivate, la Bibbia ci esorta alla moderazione (Gal 5,22; Tt 2,12) e
alla sobrietà (1 Ts 5,6ss) in ogni cosa, quindi anche in questa materia, a
essere prudenti e semplici (Mt 10,16) e a praticare solo le cose accertatamene
nobili e buone (Fil 4,8). Sebbene su alcune cose ci saranno risposte
diversificate, dovute alla cultura in cui si vive
(cfr. Rm 14), la Scrittura ci esorta a
camminare «in modo degno
del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e
crescendo nella conoscenza di Dio» (Col 1,10). Qualunque siano le
convinzioni su alcuni punti controversi, bisogna studiarsi di conservare una
«buona coscienza» e di condursi onestamente in ogni cosa (Eb 13,18). Per
il resto, sul piano sia spirituale sia razionale, valga la massima: «Quello
che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà» (Gal 6,7s).
Ah, dimenticavo, vi
lascio qualcosa per l’approfondimento: Che significa «Mettimi come un sigillo
sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio» (Cc 8,6)?
Per una prima versione cfr. Nicola Martella, «Il
tatuaggio: fregio o peggio?», Oltre (Epamedia,
Aversa giugno 2006), pp. 8s.
14-09-07; Aggiornamento:
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