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1. LE QUESTIONI: Premettiamo che secondo noi il monoteismo trinitario sia il cuore della rivelazione
del Nuovo Testamento. Riteniamo che senza la dottrina della Trinità non è
possibile comprendere e sperimentare pienamente tutti i molteplici aspetti della
redenzione del nuovo patto, poiché essi dipendono dall'azione personale e
sovrannaturale del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Eppure non tutti
credono che le cose stiano così.
Ad esempio, tempo fa un
lettore mi ha scritto, tra altre cose, quanto segue. «Cosa penso io della
Trinità? Cerco di non pensarci o mi viene il mal di testa. Credo in Dio Padre e
in Dio Figlio, ma quanto allo Spirito Santo lo ritengo una forma d’effusione
spirituale con cui Dio opera la sua volontà, ma non è una persona. Ho dei
dubbi su questa strana dottrina, sorta intorno al quarto secolo per motivi
politici che l’apostata Costantino utilizzò in funzione anti-ariana e di
riflesso per rafforzare la sua posizione imperiale. Nella Bibbia non parla in
modo esplicito della Trinità, i cristiani dei primi tre secoli non ne hanno
fatto menzione. Quindi non sono autorizzato a crederci solo su basi teoretiche
intuitive. Se la Bibbia lo dice, ci si crede. Se non lo dice, non ci si crede». {Gigi
Proletario, ps.; 21 aprile 2009}
E tempo dopo
ritornava sull’argomento della Trinità come segue: «La
Bibbia per certi aspetti rimane un libro ermetico. Riguardo alla questione
trinitaria, l’argomento è ancora più complesso e occorre scandagliare il
fondo dell’abisso, dove si è sviluppata questa teoria, che comunque non ha
espliciti [riferimenti] in nessun passo del Nuovo Testamento. Essa è una
dottrina suppositiva, ma non realistica. La divinità duale è ragionevole e documentata nel contesto neotestamentario,
quella trinitaria a mio avviso no. In latino persona significa «maschera» per
cui si può parlare d’aspetti caratterizzanti la Trinità, ma non della deità dei
tre presunti elementi costitutivi. Quanto allo Spirito Santo esso è un’emanazione
divina, ma nulla porta a credere che si tratti d’una persona, nemmeno
qualche sporadico riferimento paolinico, per me insufficiente».
{18 maggio 2009}
Risponderò a tutto ciò specialmente negli aspetti
conclusivi.
2. ENTRIAMO IN TEMA: In questa
ricerca mi limiterò dapprima specialmente ai libri storici del NT, ossia agli
Evangeli e agli Atti, poiché mostrano una concezione (non dottrinale) così come
viene presentata, narrando fatti accaduti. La questione è questa: Gesù e
gli apostoli trattarono lo Spirito Santo come una cosa, un’energia,
un’emanazione impersonale di Dio oppure come una persona munita di
consapevolezza, individualità, volontà e azione autonoma?
Sotto
trattiamo un atteggiamento tipico dei Sadducei d’allora, che si ritrova
oggigiorno in coloro che negano l’individualità
personale dello Spirito Santo. I Sadducei
avevano abbracciato il razionalismo ellenista, oltre alla cultura e ai costumi
ellenisti. Anche oggigiorno, coloro che negano allo Spirito Santo un’individualità personale, sono figli del razionalismo e del
positivismo.
Alcuni
oppositori dello Spirito Santo come persona sono scandalizzati dal fatto che
Egli (esso per loro) sia messo assolutamente al centro della fede e della
devozione da parte di alcuni gruppi pentecostali e specialmente di quelli
carismaticisti e dal fatto che tale atteggiamento ha prodotto un misticismo e
una religiosità esaltata e spesso parossistica, alimentando pericolose
commistioni dottrinali, devozionali ed esperienziali. Perciò, per contrappasso,
alcuni preferiscono spersonalizzare lo Spirito Santo
e renderlo una mera manifestazione impersonale e irrazionale (incontrollabile e
imprevedibile) di Dio.
Ad altri,
abituati a un pensiero magico, una visione solo energetica dello Spirito
Santo fa comodo, per potersene servire per i loro scopi taumaturgici (cfr.
Simone il Mago At 8,9.18ss). Nel pensiero magico lo
«spirito» è una specie di pericoloso fuoco, che l’esperto domina e se lo rende
utile per i propri scopi.
Infine altri
ancora, volendo essere ancorati all’AT e volendo filtrare il NT con l’AT,
credono di preservare il monoteismo (inteso non come unicità ma come
unica persona), negando l’individualità personale allo Spirito Santo e
rendendolo solo una manifestazione o tutt’al più un’emanazione temporanea di Dio
stesso (una specie di ologramma divino); usando tale discrimina (filtro,
paraocchi), non colgono a pieno la progressività della rivelazione divina e la
pienezza del nuovo patto. Come al solito, in tutto ciò il contrario di una
menzogna non è sempre la verità, ma può essere una menzogna di senso contrario.
3. LO SPIRITO NELL’AT: Nell’AT
Dio, oltre a manifestarsi indirettamente nella natura mediante fenomeni
particolari (Es 19,18; 1 Re 19,11ss), si rivelava specialmente mediante due
teofanie dirette: quella visibile nel cosiddetto «inviato dell’Eterno» e quella
invisibile nello Spirito dell’Eterno; a esse si
aggiunga anche quella nella «gloria dell’Eterno» (cfr. Ez 3,23). Sullo Spirito
dell’Eterno nell’AT quale manifestazione di Dio abbiamo parlato nel «Manuale Teologico dell’Antico Testamento» nell’articolo «Spirito
di Dio», pp. 336s; si veda qui anche l’articolo «Spirito Santo: collocazione»,
p. 340. Per l’approfondimento si vedano qui anche gli articoli «Manifestazioni
di Dio», pp. 224-227; «Teofania», pp. 351s.
Nell’AT si
trova raramente lo Spirito di Dio che parla a qualcuno: «Lo spirito
dell’Eterno ha parlato per mio mezzo, e la sua parola è stata sulle mie labbra»
(2 Sm 23,2 Davide). Qui intendeva probabilmente ancora che Dio parlò a qualcuno,
nell’atto dell’ispirazione, mediante la sua presenza invisibile (spirituale),
sebbene effettiva e diretta (cfr. 2 Cr 18,23 esce da un profeta per parlare a un
altro; Ez 2,2 entrò).
Verso la fine
dell’AT, lo «Spirito dell’Eterno» fu manifestato e compreso sempre più come una «grandezza» (o
ipostasi) che poteva stare, in qualche modo, anche accanto all’Eterno; questo è
verificabile ad esempio nel libro di Ezechiele. Ad esempio, dopo che Ezechiele
vide la gloria dell’Eterno e svenne, lo Spirito entrò in lui e lo fece rizzare
in piedi, mentre Dio gli parlava (Ez 1,28-2,1); si noti che l’Eterno era
distante sul trono, visibile e parlante al profeta, mentre lo Spirito era in lui
(cfr. 3,23s gloria, Spirito; 11,2.5). In Ez 37,9s Dio comandò a Ezechiele
addirittura di proclamare qualcosa allo Spirito, perché portasse vita negli
uccisi. Tale aspetto oggettivo dello Spirito rispetto all’Eterno si vede fin dal
Sinai, quando si legge: «E l’Eterno
scese nella nuvola e gli parlò;
prese dello spirito che era su lui, e lo
mise sui settanta anziani; e
avvenne che quando lo spirito si fu posato su loro, quelli profetizzarono…»
(Nu 11,25s; cfr. Gle 2,28; At 19,6).
Lo «Spirito
dell’Eterno» faceva già qui cose che erano tipiche di una persona nel senso di
un individuo, e non di una «forza attiva», energia, emanazione o quant’altro. «E
lo Spirito dell’Eterno cadde su di me, e mi disse: “Di’: Così parla l’Eterno:…”» (Ez 11,5); come
si vede lo Spirito dell’Eterno non solo poté esprimersi, ma parlò dell’Eterno in
terza persona.
Tutto ciò
mostra che una cosa è la realtà di qualcosa, altra cosa è la rivelazione di tale
cosa e l’assunzione di ciò come conoscenza acquisita (ciò vale anche per il
«mistero di Cristo»). È chiaro che ciò che fu accennato o rivelato in embrione
nell’AT, fu manifestato poi pienamente nel NT. Infatti la piena rivelazione
dello Spirito Santo come persona è stata data nel nuovo patto; per questo Egli è
la novità rispetto alla «lettera» dell’antico patto e il segno distintivo di
quello nuovo (Rm 7,6; 2 Cor 3,6).
4. IL CASO DI
GIOVANNI BATTISTA E DEI SADDUCEI: Una questione particolare
era rappresentata dalla concezione che Giovanni Battista
aveva dello Spirito Santo; egli lo accostò al fuoco (Mt 3,11) e lo vide scendere
come una colomba su Gesù per indicaglielo come Messia (v. 16); Luca aggiunse «in
forma corporea come di colomba» (Lc 3,22).
Probabilmente egli aveva una concezione energetica e non personale dello Spirito
di Dio. Anche il parallelo fra acqua e Spirito come luogo dell’immersione, fa
presumere una tale concezione più materiale che personale (Mc 1,8). Che ciò
fosse poi mutato nella chiesa, fu mostrato da Matteo subito dopo, quando disse
che «Gesù fu
condotto dallo Spirito su nel deserto» (Mt 4,1); oppure: «E subito
dopo lo Spirito lo sospinse nel
deserto» (Mc 1,12). Queste erano azioni personali di un’individualità
verso un’altra.
Tale
convincimento di Giovanni Battista era tutto nello stile del giudaismo sadduceo.
Infatti lui, essendo sacerdote, come suo padre (Lc 1,5.8), aveva avuto
un’istruzione da parte dei Sadducei. Questi ultimi
dicevano «che non v’è risurrezione» (Mt 22,23), ossia «non v’è
risurrezione, né angelo, né spirito; mentre i Farisei affermano l’una e l’altra
cosa» (At 23,6ss). È ovvio che i Sadducei non credessero neppure che
esistesse uno Spirito Santo. È probabile che dipendesse da tale istruzione
sadducea il turbamento e lo spavento del sacerdote Zaccaria, quando gli apparve
un angelo del Signore (Lc 1,11s), poiché successe ciò che non poteva essere;
perché egli non aveva creduto alle parole di Gabriele, fu reso muto fino alla
nascita di Giovanni (v. 20; cfr. vv. 59ss). Si noti a contrasto la reazione
della giovane ebrea Mariam di Nazaret (Lc 1,26ss). Poi è scritto: «In
quell’istante la sua bocca fu aperta e la sua lingua sciolta, ed egli parlava
benedicendo Dio… E Zaccaria, suo padre, fu
ripieno dello Spirito Santo, e profetò dicendo:…» (vv. 64.67).
Zaccaria stesso disse allora: «Io sono vecchio e mia moglie è avanti nell’età»
(Lc 1,18); perciò Giovanni, alla morte dei genitori, avrà avuto la sua
educazione religiosa nella parentela di stirpe sacerdotale (sadducea) e nella
scuola sadducea.
Tutto ciò
spiegherebbe perché, quando l’ex-fariseo Paolo chiese ai discepoli di
Giovanni Battista presenti in Efeso: «Riceveste
voi lo Spirito Santo, quando credeste?», essi risposero: «Non abbiamo
neppure sentito dire che ci sia lo Spirito Santo» (At 19,2). La cosa poi
cambiò, credendo in Gesù (vv. 5s).
5. LA
TESTIMONIANZA DI GESÙ:
Gesù non aveva dubbi che lo Spirito Santo fosse una persona; infatti lo trattò
come tale e l’annunciò come tale. Ad esempio, Gesù aveva «dato per lo Spirito
Santo dei comandamenti agli apostoli che aveva scelto» (At 2,1). Sarebbe
stata proprio un’affermazione poco sensata quella che fece Gesù nel grande
mandato a chiedere di battezzare coloro che avrebbero creduto «nel nome del
Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt
28,19; si notino le tre congiunzioni), se lo Spirito Santo fosse stato per lui
non una persona, ma solo un’energia.
Gesù disse ai suoi discepoli che, quando avrebbero
dovuto difendersi dinanzi alle autorità, «è lo Spirito del Padre vostro che
parla in voi» (Mt 10,20), ossia
«lo Spirito Santo v’insegnerà… quel che dovrete dire» (Lc 12,12). Secondo le
promesse di Gesù ai suoi discepoli, lo «Spirito della verità» lo si sarebbe
potuto conoscere, sarebbe stato con i credenti e avrebbe dimorato in loro (Gv
14,17). Sarebbe stato mandato dal Padre nel suo nome e
avrebbe insegnato ogni cosa ai discepoli e avrebbe rammentato loro tutto
quello che Gesù aveva detto (Gv 14,26). Tale «Spirito della verità» avrebbe
testimoniato di Gesù (Gv 15,26). «Quando sia venuto lui, lo Spirito della
verità, egli vi guiderà in tutta la
verità, perché non parlerà di suo,
ma dirà tutto quello che avrà
udito, e vi
annunzierà le cose a venire. Egli
mi glorificherà perché prenderà del
mio e ve l’annunzierà» (Gv
16,13s).
6. L’EPOCA APOSTOLICA: Neppure
gli apostoli aveva dubbi che lo Spirito Santo fosse una persona. A Pentecoste fu
lo Spirito a suo arbitrio a elargire ai discepoli la facoltà di esprimersi in
una delle tante lingue dei Giudei della diaspora (At 2,4).
Gli uomini, a
differenza delle cose e degli animali, possono essere testimoni. Pietro
non aveva dubbi riguardo allo Spirito: «E noi siamo testimoni di queste cose,
e anche lo Spirito Santo…» (At 5,32), come aveva già preannunciato Gesù (Gv
15,26). Lo stesso valeva anche per le decisioni storiche; alla fine del concilio
interecclesiale di Gerusalemme fu detto: «È parso bene allo Spirito Santo e a
noi di…» (At 15,28).
Stefano parlò
di contrastare lo Spirito Santo (At 7,51). Lo Spirito disse a
Filippo di fare una certa cosa (At 8,29); poi lo rapì da lì, ed egli si ritrovò in Azot
(vv. 39s). Si parlò della capacità dello Spirito Santo di consolare la
chiesa (At 9,31). Lo Spirito parlò a Pietro, lo avvertì che tre uomini lo
cercavano e gli comandò il daffare, dicendogli pure che era stato Lui che li
aveva mandati (At 10,19s; 11,12). Lo Spirito abilitò Agabo a predire una
carestia, che poi accadde (At 11,28).
Nella chiesa
d’Antiochia, quando la chiesa era alla ricerca della volontà di Dio, lo Spirito
Santo comandò che Barnaba e Saulo fossero scelti per
l’opera missionaria alla quale Egli li aveva chiamati (At 13,2), poi fu lo
Spirito a mandarli in missione (v. 4).
Lo Spirito
Santo aveva vietato a Paolo e alla sua squadra
missionaria «d’annunciare la Parola in Asia» (At 16,6), né permise loro
di andare in Bitinia (v. 7 Spirito di Gesù), poiché li voleva in Macedonia (v.
10). Paolo, salendo a Gerusalemme, affermò che «lo Spirito Santo mi
attesta in ogni città che legami e afflizioni m’aspettano»
(At 20,23). Egli ricordò ai conduttori della chiesa di Efeso che lo Spirito
Santo li aveva costituiti sorveglianti del gregge, per pascere la chiesa di Dio
(At 20,28). Lo Spirito muoveva i credenti a dire a Paolo di non salire a
Gerusalemme (At 21,4) e Agabo gli fece sapere un messaggio particolare: «Questo
dice lo Spirito Santo…» (v. 11).
Sia Pietro sia
Paolo affermarono addirittura che era stato lo Spirito Santo a parlare per bocca
di Davide (At 1,16; 4,25; cfr. Gesù in Mt 22,43) e per mezzo del profeta Isaia
(At 28,25).
7. APPROFONDIMENTI PARTICOLARI
7.1. SPIRITI
IMMONDI E SPIRITO SANTO: È proprio strano
che in genere non si ha nessun problema ad attribuire una personalità, una
volontà, un arbitrio e un’azione autonoma a ogni «spirito immondo» (Mt
12,43; Mc 1,23-26; 5,2.8; 7,25; 9,17-26; Lc 9,39.42…). Eppure alcuni vorrebbero
fare diversamente per lo Spirito Santo, sebbene il temine in greco (pneuma)
sia lo stesso. Eppure Spirito Santo e spirito immondo sono menzionati l’uno dopo
l’altro (Mc 3,29s) o nello stesso contesto (Lc 11,13.24). Gesù stesso cacciava i
demoni «mediante lo
Spirito di Dio» quale segno della sua messianicità (Mt 12,28). Gesù parlò
della «bestemmia contro lo Spirito» (Mt 12,31s). Similmente, non si ha
nessun dubbio che Satana sia una persona, ma alcuni la nutrono verso lo
Spirito Santo, sebbene nello stesso verso è scritto: «Anania, perché ha
Satana così riempito il cuore tuo da farti
mentire allo Spirito Santo…» (At
5,3, v. 9 «tentare lo
Spirito del Signore»). Gesù parlò di una generazione dallo Spirito, così
come si può essere generati dall’uomo (carne; Gv 3,5-8; cfr. Gv 1,13).
Ecco qui di
seguito una contrapposizione fra demonologia e pneumatologia che può essere
utile per il confronto e l’approfondimento.
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Spiriti
impuri, demoni, Satana, diavolo |
Spirito
Santo |
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1 Ts 2,18 Satana ce lo ha impedito |
At 16,5s vietò loro, non lo permise loro |
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Mt 4,5.8 il diavolo trasportò Gesù in alto |
At 8,39s rapì Filippo nel deserto, trasportandolo in Azot |
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Mt 4,3 il tentatore parlò a Gesù; Lc 22,3 |
At 13,2 Parlò alla chiesa circa Barnaba e Saulo |
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Gv 13,27 Satana entrò in Giuda |
Gv 14,17 dimora con voi, e sarà in voi; Ef 2,22 essere un
edificio di Dio per lo Spirito; 1 Gv 3,24; 4,13 (cfr. Ap 11,11) |
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At 5,3 Satana riempì il cuore di Anania |
At 4,8 Ne era ripieno Pietro; 13,9 Paolo |
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Lc 10,18 Satana cadrà dal cielo |
Lc 3,22 Egli scese su Gesù dal cielo |
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Lc 13,32 Gesù cacciava i demoni;
Lc 8,30ss; 11,14; Mc 9,25 |
Mt 12,28 Gesù cacciava i demoni mediante lo Spirito di
Dio |
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Gv 8,44 il diavolo è padre della
menzogna; 1 Re 22,22s spirito di menzogna |
At 5,3 Satana fece mentire Anania allo Spirito
Santo |
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At 19,15 lo spirito maligno rispose e disse |
At 8,29 parlò a Filippo; 10,19; 11,12 a Pietro; 13,2 alla
chiesa; 21,11 Agabo |
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Gd 1,9 Michele contese col
diavolo |
Ef 4,30 non contristate lo Spirito Santo di Dio; cfr. Is
63,10 |
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Gcm 4,7 resistete al diavolo |
At 6,5.8.10 i Giudei non potevano resistere allo Spirito,
con cui parlava Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, di
grazia e di potenza |
Come si fa, quindi,
a riconoscere ai demoni un’individualità personale e a negarla, allo stesso
tempo, allo Spirito Santo, sebbene Egli faccia le stesse cose o cose simili? Una
ricerca simile si potrebbe fare anche mettendo a confronto gli angeli (alcuni di
loro ci sono rivelati con nome e grado di autorità) e lo Spirito Santo. La
demandiamo ai lettori.
7.2. IL
DIFENSORE: Nel NT ricorrono brani, in cui il termine italiano
«consolatore» è una trasposizione del termine greco parakletos che
significava «avvocato, difensore». Nei seguenti brani evidenzio le tre Persone
in questione.
■ «E io
pregherò il Padre, e Egli vi darà
un altro Parakletos, perché stia con voi per sempre» (Giovanni
14,16).
■ «Il
Parakletos, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome,
v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto» (Giovanni
14,26).
■ «Quando
sarà venuto il Parakletos che io vi manderò da parte del Padre,
lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me»
(Giovanni 15,26).
■ «Eppure,
io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne
vado, non verrà a voi il Parakletos; ma se me ne vado, io ve lo
manderò» (Giovanni 16,7).
Nessuno ha dubbi
che Gesù sia una persona con una individualità e che sia il nostro
avvocato (greco parakletos) presso al
Padre: «Abbiamo un Parakletos presso il Padre, cioè Gesù Cristo, il giusto»
(1 Gv 2,1). Stranamente alcuni hanno dubbi che lo Spirito Santo sia una persona,
sebbene Gesù l’abbia annunciato come «l’avvocato» (Gv 14,26; 15,26; 16,7) e
addirittura come un «altro avvocato» rispetto a se stesso (Gv 14,16).
Secondo la Scrittura, come Gesù era il Logos o Parakletos rispetto al Padre (1
Gv 2,1), lo Spirito Santo lo sarebbe stato rispetto a Gesù (Gv 14,16 «un
altro Parakletos»). Tale Avvocato avrebbe avuto il compito di convincere
(come ogni procuratore fa con i giudici popolari) «il mondo quanto al
peccato, alla giustizia e al giudizio» (Gv 16,7s).
Resta
difficile credere che Gesù, essendo avvocato presso il Padre, sia
un’individualità personale, ma lo Spirito Santo no, pur essendo l’avvocato
presso i credenti e facendo per loro da tramite verso l’Alto (Rm 8,26s).
8. ASPETTI CONCLUSIVI:
Qui riprendo le questioni iniziali, proposte dal lettore e do una risposta.
Alcune questioni le abbiamo già affrontate e, perciò, le ripetiamo brevemente.
Conosco la teoria della Dualità del
lettore, il quale crede che lo Spirito Santo non sia una persona reale, ma sono
una manifestazione del divino. Essa è, ad esempio, tipica di Herbert W.
Armstrong (1892-1986) e della sua «La
Chiesa di Dio Universale», propaggine del sabatismo filo-giudaico.
Alla morte di Armstrong, però, la parte maggiore di tale chiesa passò alla
fede trinitaria della Riforma: «Le Scritture insegnano che c’è un
solo Dio, ma insegnano anche la divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo. Basandosi sulla rivelazione biblica, la chiesa crede nella dottrina della
Trinità, cioè che Dio è un Essere divino in tre Persone eterne, della stessa
essenza eppure distinte». Una parte scissionista permase nelle convinzioni di
Armstrong.
La Deità
duale (solo Padre e Figlio) parte da un grande
pregiudizio (si rimane nella rivelazione parziale dell’AT) e dal fatto che non
si accetta che la rivelazione sia progressiva. Che lo Spirito Santo sia una
persona nel NT, è mostrato da tutti gli atti individuali e personali che lo
distinguono chiaramente dal Padre e dal Figlio (cfr. Gv 14; 16); la Pentecoste
si rese necessaria come momento storico particolare (p.es. paragonabile al
battesimo di Gesù quale investitura e avvio al suo ministero messianico) per
rivelare lo Spirito Santo nella storia e nella chiesa come persona.
Sebbene il NT è necessariamente cristologico,
ritengo pregiudiziale e grave mettere agli atti i suoi molteplici contenuti (non
le postume etichette di teologi e concili), quindi anche lo Spirito Santo come
persona, definendoli come «dottrine create da uomini», ossia nei concili dei
primi secoli d.C. Un’analisi biblica attenta dà tutt’altri risultati. Abbiamo
visto che Gesù parlò di un «altro Parakletos (= difensore,
avvocato, rivelatore)» che avrebbe fatto le sue veci (Gv 14,16s; il primo
Parakletos era lui stesso, 1 Gv 2,1). Gesù ne parlò come una Persona reale:
«stia con voi» (v. 16), «dimora con voi» (v. 17), «v’insegnerà
ogni cosa e vi rammenterà tutto quello che v’ho detto» (v. 26); inoltre, «sarà
venuto… io vi manderò… procede dal Padre» (Gv 15,26; 16,7), «testimonierà
di me» (Gv 15,26), «convincerà il mondo quanto al peccato, alla
giustizia, e al giudizio» (Gv 16,8). Come abbiamo visto, anche nel libro
degli Atti lo Spirito Santo parlò (At 8,29; 10,19; 11,12), comandò (At 13,2),
impedì di fare qualcosa (At 16,7); a lui si poté mentire (At 5,3).
Di là dai
termini, una cosa è ciò che c’è effettivamente nel nuovo patto, una cosa è la
ricerca di spiegazioni (terminologiche, fenomenologiche, razionali) al riguardo.
Costantino e la chiesa del suo tempo non devono diventare un paravento per tutto
e il contrario di tutto. Bisogna quindi assolutamente distinguere la realtà
biblica delle cose (la sostanza) dalle etichette tecniche (p.es. Trinità =
tri-unità) che poi si è dato alle cose per distinguerle subito dalle altre; non
è la nomenclatura a creare le cose (qui le tre Persone divine), ma essa serve
solo per caratterizzarle in modo immediato. Bisogna osservare che l’ebraismo è
stato da sempre restio a coniare termini tecnici; ciò vale anche per la prima
chiesa e per i suoi missionari che erano in stragrande maggioranza Giudei. Chi
si attacca a questioni terminologiche per negare la sostanza delle cose, tenga
presente che nella Bibbia mancano tanti termini oggi usuali, ad esempio: devoto
e devozione, venerare e venerazione. Nell’AT mancano, ad esempio, i seguenti
termini: comunione, mediazione e mediatore, ravvedimento, natura e genitori.
Eppure la sostanza delle cose c’era (p.es. «realtà»), ma veniva descritta più
che formulata con un termine unico, sommando insieme varie cose («cieli e
terra»). La stessa cosa avvenne per le Persone divine: l’ebreo Gesù non inventò
un termine tecnico, ma descrisse tale realtà sommando insieme le tre Persone (Mt
28,19; cfr. Lc 10,21). Così fecero Paolo e gli altri scrittori del NT,
menzionandoli l’uno accanto all’altro in cosiddette formule trinitarie (2 Cor
13,13; 1 Pt 1,2) o insieme, in modo distinto l’uno dall’altro (At 7,55; 10,38;
Rm 8,9-17; 15,16.30; Gal 4,6; Eb 9,14; 1 Gv 4,1s; cfr. Ef 1,13.17; Eb 10,29).
Per
l’approfondimento si veda Nicola Martella,
«Lo Spirito Santo»,
Elementi della fede:
Dottrine fondamentali della fede cristiana
(Associazione Soli Deo Gloria, Piacenza 2009), p. 28.
►
Lo Spirito Santo è un’individualità personale? Parliamone 1
{Nicola Martella} (T)
►
Lo Spirito Santo è un’individualità personale? Parliamone 2
{Nicola Martella} (T)
►
Pregare
lo Spirito Santo? {Nicola Martella} (A)
►
Spirito Santo e preghiere a Lui rivolte
{Nicola Martella} (T)
►
URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Spirito-Santo_persona_EdF.htm
25-05-2009;
Aggiornamento: 04-06-2009
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