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Le questioni dei lettori
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Primo lettore:
Sto leggendo il
libro di Corrado Augias - Remo Cacitti, «Inchiesta sul Cristianesimo» (2008). È molto
interessante l’affermazione di pag. 162, che dice: «Se Jahwè ha creato il mondo
in sei giorni, e il settimo si è riposato, dal momento che un giorno di Dio
vale mille anni, il mondo durerà seimila anni. L’ultimo millennio, quello
del regno di Cristo, sarà il luogo del riposo per chi lo ha meritato». Eccetera.
Tutto ciò è
molto interessante, visto che s’aspetta la nuova venuta del Cristo. Ora mi
domando: l’anno ebraico, mi sembra sia giunto al 5.650 più o meno. Ma quest’anno
ebraico parte dalla creazione? Se così fosse, mancherebbero circa 350 anni
fino al regno millenario, quindi sarebbe molto vicino. Gradirei ricevere conferma di
questa teoria. {Francesco Pecoraro; 09-10-2008}
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Secondo lettore:
Nel Talmud (vedasi Velikovsky, «In the beginning») sta scritto che i giorni della «creazione» corrispondono a 1.000 anni l’uno. Ora una domanda, cui una risposta era impossibile sino a due-tre
anni fa, è questa: cosa è successo nel primo di questi sette millenni? {Emilio Spedicato;
17-11-2008}
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Le risposte
La numerologia
millenarista dei presunti 6.000 anni della storia del mondo, desunti da una
lettura spiritualista dei sei giorni creazionali più uno, deriva dalle speculazioni
allegoriche del giudaismo. Da qui tale ideologia è entrata nel cristianesimo e
si è diffusa nei secoli, portando tante speculazioni dottrinali e sciagure esistenziali nelle chiese.
Qui posso solo
accennare alla questione, avendola abbondantemente affrontata altrove. Da
nessuna parte nella Bibbia è scritto che un giorno divino sia di mille anni. Il
tutto deriva da una lettura speculativa di Salmo 90,4; qui Mosè, paragonando la
fuggevole vita dell’uomo con la perpetuità di Dio (vv. 1-3), conclude dicendo: «Infatti
mille anni, agli occhi tuoi, sono come
il giorno di ieri, quand’è passato, e come
una veglia nella notte» (v. 4). Si noti che l’autore faceva solo un paragone
(«come») con «ieri» e con il turno di «veglia notturna», e non stava stabilendo una
sorta di matematica divina o una «teoria del giorno-era» (o day-age-theory).
Tale confronto
fra uno e 1.000 si trova anche altrove, ad esempio: «Un giorno nei tuoi
cortili vale meglio che mille altrove» (Salmo 84,10), ma è solo un paragone.
Mille indicava un numero alto e spesso spropositato (Isaia 7,23). Ciò valeva
specialmente se confrontato con «uno» o un altro piccolo numero: «Uno
solo di voi ne inseguiva mille»
(Giosuè 23,10). «Mille di voi fuggiranno alla minaccia di
uno solo; alla minaccia di
cinque vi darete alla fuga» (Isaia
30,17).
Anche nella
citazione a senso, che Pietro fece di Salmo 90,4, c’era la stessa logica. Alla
domanda retorica: «Dov’è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in
cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano nel medesimo stato
come dal principio della creazione» (2 Pietro 3,4) — egli rispose, facendo
riferimento alla pazienza di Dio (v. 9) e dicendo: «Ma voi, diletti, non dimenticate
quest’unica cosa, che per il Signore, un giorno è
come mille anni, e mille anni sono
come un giorno» (v. 8). Si noti
anche qui il paragone («come») e l’inversione dei
termini (1 e 1.000, giorno e anni). Il senso è che per Dio il tempo è
relativo, poiché non invecchia né viene meno nelle sue forze e nei suoi
obiettivi.
Mancherebbero
veramente circa 350 anni all’inizio del regno messianico? Se partendo dal
calendario ebraico si potesse calcolare l’avvento del Messia e la fine del
mondo, Gesù Cristo si sarebbe alquanto sbagliato, non seguendo tale concezione
giudaica!? Gli apostoli e le chiese erano degli sprovveduti ad aspettare il
Messia come un ladro che viene quando meno uno se l’aspetta!? Vediamo invece che
Gesù, concludendo il suo discorso escatologico, affermò: «Quant’è a quel
giorno e a quell’ora nessuno li sa,
neppure gli angeli dei cieli,
neppure il
Figlio, ma il Padre solo» (Matteo 24,36). Come si possono calcolare «i tempi
o i momenti che il Padre ha riservato alla sua propria autorità»? (Atti 1,7).
Lo stesso
Paolo dovette spesso correggere le idee malsane e speculative che certa gente
metteva in giro sulla base dei propri calcoli: «Vi preghiamo di non lasciarvi
così presto travolgere la mente, né
turbare sia da ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche epistola data
come nostra, quasi che il giorno del
Signore fosse imminente. Nessuno vi tragga in errore in alcuna maniera;
poiché quel giorno non verrà se prima
non sia venuta la disaffezione e non sia stato
manifestato l’uomo del peccato, il
figlio della perdizione, l’avversario…» (2 Tessalonicesi 2,3ss). Poi verrà
improvvisamente, come un ladro nella notte (1 Tessalonicesi 5,1ss).
La teoria «un
giorno uguale a 1.000 anni» è quindi mera speculazione allegorica del giudaismo.
L’ho affrontata in modo esegetico e l’ho confutata,
quanto agli aspetti della protologia (dottrina
delle origini), nella seguente opera:
Nicola Martella, Temi delle origini.
Le Origini 1 (Punto°A°Croce, Roma 2006): «Giorni, ere e genealogie», pp.
104-114.
Abbiamo affrontato
gli aspetti escatologici della questione nella seguente opera: Nicola
Martella (a cura di), Escatologia fra legittimità e abuso.
Escatologia 2 (Punto°A°Croce, Roma 2007): «Escatologia giudaica dei primi
secoli», pp. 28-32 (pp. 30ss numerologia speculativa nel giudaismo); «Il millenarismo
speculativo», pp. 39ss; «L’escatologia giudaica dal Medioevo in poi», pp. 50ss; poi tale discorso venne ripreso da varie correnti cristiane, che discuto in seguito: si vedano
al riguardo gli abusi e le amare conseguenze di una
tale malsana concezione nelle seguenti sezioni: «Escatologia e primo millennio»,
pp. 27-52; «Escatologia e secondo millennio», pp. 53-113.
La teoria «un
giorno uguale a 1.000 anni» è una delle tante «favole giudaiche» (Tito
1,14), di cui il Talmud e altre opere giudaiche sono pieni. Paolo aveva lasciato Timoteo a Efeso «per ordinare a certuni che non
insegnino dottrina diversa né si occupino di
favole e di
genealogie senza fine, le quali
producono questioni, anziché promuovere l’economia di Dio, che è in fede» (1
Timoteo 1,3s; cfr. 4,7). Ciò è un «vano parlare» di persone che vogliono «essere
dottori della legge, quantunque non intendano quello che dicono, né quello che
danno per certo» (1 Timoteo 1,6s; cfr. 2 Timoteo 4,3s).
Quanto alla domanda del professor
Emilio Spedicato: «Cosa
è successo nel primo di questi sette millenni?», bisogna rispondere: «Non è
successo proprio nulla, poiché non ci sono stati tali sedicenti "sette millenni"
durante la creazione». La velocità, con cui avvengono le cose, dipende dal
sistema, in cui esse al momento si trovano e dalla tecnica usata (si pensi ad
esempio alla pentola a pressione, in cui l'acqua bolle prima, e alla camera
isobarica, in cui le ferite rimarginano più in fretta). Il Dio onnipotente,
essendo tale, non ha avuto problemi a creare le cose in sei giorni creazionali
letterali, poiché «grande è il Signor nostro e immenso è il suo
potere; la sua intelligenza è infinita» (Salmo 147,5; cfr. Giobbe 11,6). «Il
Signore è Dio d’eternità, il
creatore degli estremi confini della terra. Egli non s’affatica e non si stanca;
la sua intelligenza è imperscrutabile» (Isaia 40,28; cfr. 42,5; 45,12.18). «Egli,
con la sua potenza, ha fatto la terra; con la sua sapienza ha stabilito
fermamente il mondo; con la sua intelligenza ha disteso i cieli» (Geremia 10,12;
51,15).
Questa è la testimonianza biblica. Come è successo all'acqua che si trasformò in
vino su comandò di Gesù (Giovanni 2,7ss) o come accadde ai pani e ai pesci, che furono
moltiplicati dinanzi agli occhi di tutti (Matteo 14,17ss; 15,34ss), così accadde
pure alle origini: «I cieli furono fatti dalla parola del
Signore, e tutto il loro esercito
dal soffio della sua bocca. [...] Poiché egli parlò, e la cosa fu; egli comandò
e la cosa sorse» (Salmo 33,6.9). «Egli comandò, e furono create» (Salmo
148,5). La fede di una persona timorata di Dio e sottomessa alla sua Parola non
può che associarsi a tale testimonianza biblica.
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Un giorno divino è di mille anni? Parliamone
{Nicola Martella} (T)
►
Da Isaia 54 a Gioacchino da Fiore {Nicola Martella} (A)
►
Uso improprio della Bibbia nell’escatologia speculativa {Nicola
Martella} (D)
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URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Giorno_divino_mille_Esc.htm
09-10-2008;
Aggiornamento: 03-03-2009
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